intermezzo

C’era una volta un tizio.
Primo comizio a 16 anni.
Al termine di un corteo di quartiere contro la guerra in Vietnam.
Fiaccole, bandiere e slogans : Johnson boia, Vietnam libero etc..
Qualche rado “Vietnam vince perché spara” subito zittito dalla folla di militanti.

Diamo la parola a ** segretario del circolo Dimitrov della FGCI.
Andiamo bene.
Gambe tremule.
Foglietti con appunti scritti e riscritti.
Poca luce e autoparlante gracchiante posto sopra una cinquecento.

Compagne, compagni, lavoratori e studenti..e poi via a declamare il come e il perché i vietcong avrebbero immancabilmente vinto.
Infine il momento più temuto, la chiusura.
– Siamo certi d’interpretare il sentimento e la volontà della stragrande maggioranza del popolo italiano, operai , studenti, ceti medi e ….e chi altro perdio?

Vabbè: “eccetera, eccetera”.

Così concluse il tizio.
Vergognandosi come un ladro mentre la stretta di mano, pietosa e consolatoria, della funzionaria di zona del partito cercava d’attenuare lo smacco.
“bene, hai fatto bene”.

Altro comizio. 23 anni.

Tutto scritto dalla A alla Zeta.
Un buon terzo di una risma.
Fogli come lenzuoli.
Speriamo non s’alzi il vento.
Prinz ferma, in una cavedagna, nei pressi del paese mezz’ora prima dell’orario canonico.
A leggere e rileggere.
Soprattutto la conclusione.
Un immondo,involuto , burocratico pastone stracolmo di luoghi comuni universalmente conosciuti.
Gente annoiata visibilmente.
Certo è giovane ma parla come un vecchio.
E’ come leggere l’Unità.
Si deve.

Anni.

Anni che passano prima di impadronirsi dell’arte del comizio.
Sostanza+teatro popolare+ spontaneità+improvvisazione.
Ma anzitutto sincerità: “lo so che vorreste capire meglio l’arcano della nostra posizione sull’argomento in questione ma lo sto ancora studiando, più o meno come voi”.
Così funziona.
Sempre.

Con l’avvertenza che si tratta di affare totalizzante.
Via i foglietti.
Oppure aggrappato ad essi come mera coperta di Linus.
Non dici mai quello che hai scarabocchiato.
Bensì quello che avevi a lungo pensato in previsione del teatro-comizio.
Conta solo il training precedente.
Per cui non sei mai libero.
La tua dedizione è semplicemente completa.
H 24.
Tesa all’obiettivo.
Una roba faticosa.

E poi adrenalina pura.
Quando capisci di aver centrato il bersaglio senza esserti troppo inerpicato sui sentieri della pura demagogia /propaganda.

Quando, il tizio capisce che chi l’ascolta apprezza il suo impegno , la volontà e la fatica , se non l’intelligenza, che lo sorregge percependolo come autentico.

Mais òu sont les neiges d’antan?

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12 Risposte to “intermezzo”

  1. Valerio Giatti Says:

    mi piace da matti … eh .. la nostalgia

  2. Andrea Says:

    E’ un bel ricordo; mi sei piaciuto. Sono anche miei questi ricordi: Lino Borgatti mi adorava; poi mi chiese di fare un bel po’ di tessere… e anche quelle furono fatte; mi chiese di farne ancora alla Casa Gialla, una specie di Casa della Gioventù o centro giovanile: non era più tempo… Tutto si svolse fra 1972 e 1976: anni decisivi prima della rottura insanabile, generazionale, estetica e impolitica del 1977.

  3. Giovanni Says:

    La nevi di un tempo sono nella nostra memoria individuale e collettiva Incancellabili.
    A volte penso che in qualche modo sono anche le nostre catene.Una sorta di coazione del pensiero.Ricordiamo e pensiamo alle nevi e non la vediamo più .Un’idea ,soltanto un’idea.

  4. mauro zani Says:

    Può essere. Anzi forse è poprio così.Anche se questa nostalgia “disperata” è in qualche modo dinamica.
    Polemica e critica, nelle mie intenzioni, contro la leggerezza odierna .
    Postula una ri-politicizzazione della politica. Non nelle stesse modalità storiche ma con la stesssa fatica.

  5. Giovanni Says:

    Polemica e critica e’quello che facciamo tutti i giorni per aiutare a prendere coscienza dei fatti e ,come ben dici,ri-ripoliticizzare.Ma rispetto al passato manca un quid. L’azione politica concreta che incide nella determinazione delle scelte degli altri.
    Abbiamo vinto mille volte e poi perso altre mille battaglie.Tu hai investito tutta la tua vita.Io e milioni di altri la meglio gioventù
    Volevamo cambiare il mondo e in parte ci siamo riusciti.Siamo stati sconfitti perché abbiamo ceduto il passo ai peggiori
    La peggiocrazia e’nata per fatto a noi imputabili e anche chi ha trovato nel lavoro una funzione sociale significativa oggi sconta un’enorme prezzo.
    Anche in questo senso il dolce e anche disperato ricordo.
    Ma andiamo avanti

  6. Anna Grattarola Romano Says:

    Quasi una letterina prenatalizia. Adesso è diverso?

  7. mauro zani Says:

    Già, forse hai ragione.Con l’età si rischia d’apparir patetici/nostalgici.
    Ma era in logica continuità con un’invettiva che ho postato su FB, dando per scontato (troppo) che chi legge qui ,legga anche là.
    Perchè effettivamente una volta era diverso. Non s’approffitava della propria posizione per mangiar cioccolatini a sbafo e altri generi di conforto.

  8. Giovanni Says:

    Mauro,non puoi dare ragione a tutti.Vabbe’che hai 47 anni di politica sul groppone pero ……

  9. mauro zani Says:

    Mestiere, caro Giovanni..mestiere…..

  10. Nicola Battistoni Says:

    Puro vangelo.
    Alla tenera età di anni 41 non ho di certo appreso l’arte del comizio, ma la fase del foglietto l’ho superata senza troppi rimpianti.
    Se ci metti passione, la passione “passa” e le facce degli uditori son quelle giuste. Io poi ci metto – tipicamente – un po’ di cabaret romagnolo.
    Il resto son solo chiacchere e Barbare d’Urso…

  11. Rudi Says:

    Ricordi vividi, me ne hanno innescati di personali.
    Certo, la tua/nostra retorica è stata pesante, pedagogica, persino autoritaria, ma oggi la modernità ci costringe ad assistere a “bagni di democrazia” mentre si giocano le primarie… Meglio, molto meglio i partiti di massa, con tutta la zavorra di cui sarebbe stato giusto liberarsi in tempo, prima di affondare nel partito “leggero”.

  12. mauro zani Says:

    Concordo Rudi.
    Aggiungo solo che ci si provò a liberarsi della zavorra.
    Non ci si riuscì.
    Anzi si fu spesso odiati per un tal prometeico tentativo.
    Adesso non restano che i “bagni di democrazia”.
    In una fangosa pozzanghera.
    Non s’affonda, però.
    Ci si sguazza, leggeri, come anitre selvatiche in uno stagno.
    Anitre sotto tiro.
    Selvaggina.
    Nient’altro che selvaggina.
    In ,inconsapevole attesa, di divenire presto nient’altro che cacciagione.

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