Messaggio in bottiglia.

Intervista a Repubblica di Bersani venerdì 1 marzo.

“E’ innegabile che la necessità di non rompere con Monti ci ha condizionato…”

Alla buon’ora.

Ma dove stava questa necessità? Forse nella convinzione che altra strada non fosse possibile rispetto ai patti sciagurati firmati con l’Europa delle destre tecnocratiche?

“La democrazia rappresentativa ha dimostrato di non padroneggiare l’avvitamento in atto tra austerità e recessione”

Alla buon’ora.

Al netto però di quel “rappresentativa”.

Troppa grazia.

Non ne conosco di altre(di democrazie) a meno di non vagheggiare democrazie ateniesi (sulla quali converrebbe leggersi Canfora) o democrazie del web quali quelle preconizzate nell’incubo fantapolitico dell’ormai celebre video su Gaia di Casaleggio.

“L’austerità da sola ci porta al disastro. In sede europea tutti devono mettersi in testa che il rientro dal deficit e dal debito è un tema che va spostato nel medio periodo”.

Alla buon’ ora.

Complimenti.

Ma per quale strana ragione non avete fatto tutta la campagna elettorale contrastando apertamente, senza mezze misure, queste politiche austeritarie?

Sì austeritarie: revoca della democrazia a favore della tecnocrazia, culo e camicia con il capitale finanziario. Il mediocre Monti col quale ci si voleva alleare ad ogni costo non era nient’altro che il rappresentante, mediocre, di queste politiche in Italia.

Invece avete votato l’invotabile a partire da quella riforma delle pensioni che grida vendetta. Sociale . E della quale Grillo, pour cause, non parla granché.

Vabbè sapete come la penso.

Fin dal primo momento.

Vi siete così separati dal comune sentire, dalla “sofferenza sociale “ come ha detto Fassina a caldo e come ha ribadito oggi(sempre dopo la puzza) l’illustrissimo Professorissimo bolognese Carlo Galli neo eletto sulle macerie.

Vi siete limitati a rinchiudervi nel maso chiuso(accuratamente ) delle primarie.
Come sempre farlocche.

Uno doveva vincere e l’altro era contento di perdere(ma bene) per attendere il cadavere sulla riva del fiume.
Il suo turno insomma.

Peccato il turno non arriverà.
Caro Renzi.
Scusa eh , ma sembra che anche tu abbia la “faccia come il culo” a sentir l’uomo mascherato.

Il vaso di Pandora è aperto.

Come mi ha opportunamente fatto notare un elettore di Grillo.

A questo punto non c’è altra strada che quella indicata da Bersani.

Colui che ha trascorso la campagna elettorale a non dire, anzi urlare, ciò che ha detto ex post nell’intervista sopra citata.
Gigioneggiava e basta.

Va dato tuttavia atto a Bersani di aver detto a caldo anche un’altra verità: “la campana suona anche per l’Europa”.

Esatto.

Il contagio è destinato a dilagare.

Fosse per me, lo diffonderei con tutte le mie residue forze.

Mi aprirei senza riserve a quel contagio.

Sfidando Grillo.

Tema per tema.

Problema per problema.

Lo prenderei di petto.

Travaglio ha dettato il decalogo ( o quel che è) che Grillo dovrebbe sottoporre al PD.

Bene.
Io son d’accordo.
Su tutto.
Compreso il ritiro delle truppe dall’Afghanistan che peraltro Obama s’appresta a ritirare l’anno prossimo.

Naturalmente Travaglio conclude che accettando tutti quei punti il PD esploderebbe.

Insomma la linea è far fuori il PD come condizione per togliere di mezzo i partiti.

Son mica convinto.
O meglio non lo auspico.

Potrebbe essere anche possibile, in extremis, che il PD prenda atto del fallimento di un progetto politico (partito riformista senz’altri aggettivi), insomma partito di centro progressista che si richiama a De Gasperi. (vedi documenti fondativi)

Roba da mezzi scemi.
Ciechi che s’appoggiano ad orbi.

Potrebbe anche essere che il PD , dopo l’inevitabile fallimento della proposta Bersani (che appoggio) ripensi sé stesso.

Ma non c’è che un modo.

Mollare le zavorre moderate(sono in effetti solo zombies) e apprestarsi, virilmente, ad una lunga traversata nel deserto. Anche scontando l’opposizione, per arrivare a definire un nuovo progetto politico.

Un partito radicale , di massa e popolare per la Sinistra del terzo millennio.

Conto fino all’ultimo su questa , pur residua possibilità.

Perché, sia chiaro la società che mi è proposta da Casaleggio/ Grillo, non mi sconquinfera….. voce del verbo sconquinferare.

Non mi convince neppure un pochino.

C’era una vecchia canzone del servizio d’ordine dei katanghesi dell’ MS o forse MLS (non ho voglia di verificare) che recitava così: “E non si parlerà di sindacati , ma di socialismo e punizioni…”

Ma va affanculo! Non m’aggrada neanche un po’.

Un “socialismo” comunitario come questo seppur aggiornato telematicamente io lo combatto.

Non voglio caserme.
Punto.

Però.

Però, il PD deve mettere in causa sé stesso.

Le sue tronfie e ottuse convinzioni secondo le quali per andare oltre il novecento bisogna approdare ad un passato ottocentesco: il famoso e a questo punto, famigerato, riformismo.

Riformismo sta’ minchia!

C’è un rivoluzione civile in atto.

Capito?

Pronto?

Siete collegati?

Sì va bene, lo so che Napolitano non condivide la linea radicale (alla buon ‘ora) di Bersani.

E so anche che Bersani su questa linea si gioca collo e carriera.

Lui pensava di produrre una svolta morbida, passo dopo passo, verso la socialdemocrazia europea.
Un pochino di questo e un pochino di quello.

Quasi come Kerenskij.

Solo che la socialdemocrazia europea, nel giro di pochi anni (dal 2007) è divenuta anch’essa anacronistica sotto l’incalzare del finanzcapitalismo. (vedi bel libro di Gallino che ho già “recensito” su queste pagine).

Roba del novecento.
Bisogna immaginare qualcosa di nuovo.
Per questo è dirimente aprirsi senza riserve mentali alle istanze , alle domande radicali del movimento cinque stelle.

Ma senza mai arrendersi sull’IDEA di società.

I socialisti, o come li vorremo chiamare del terzo millennio, non possono accettare l’idea stessa di Stato/ Comunità.

Dopo l’esaurirsi dello Stato dei partiti , va costruito lo Stato dei cittadini che non abolisce i partiti ma li riconcepisce sullo sfondo di un mondo diverso.

C’è qualcuno nel PD che è disposto a mettere in gioco tutto (compreso il proprio personale destino) per ripartire su altri e ben diversi presupposti?

Se non c’è. Facile che s’arriverà ad una guerra civile, più o meno strisciante.

Tale è la situazione.

Fossi animato da rancoroso risentimento (di cui sempre nel PD mi s’accusa, conosco i miei polli come le mie tasche) a questo punto, di non ritorno, ballerei sulle macerie.

Ma sarebbe una danza macabra.

Bersani: al punto in cui sei giunto, dopo tutte le comparsate giaguaresche, meglio cadere in piedi.

Te lo dico sinceramente dopo che ti dissi una volta ,in quel lugubre bar moquettato del parlamento europeo: “cosa aspetti a prendere in mano sto’ partito del c….”

Non dar retta ai Letta 1-2-3. (codice che non voglio svelare).

PS . Per Zoia.
Incaricati in nome dei vecchi tempi , ammesso che tu lo possa ancora fare, di inviare il messaggio in bottiglia.

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12 Risposte to “Messaggio in bottiglia.”

  1. claudiopagani Says:

    GRANDE MAURO ZANI E BEN TORNATO TRA NOI IN BATTAGLIA! MA NON AVEVO DUBBI

  2. mauro zani Says:

    Claudio, al tempo.
    Come si diceva durante la naia.
    Non son tornato.
    Resto sulle mie.
    Ma non posso fare a meno di dare qualche suggerimento “tecnico” , Come avrebbe detto , un tempo, quel tale.

  3. Massimo Frascarello Says:

    Non saprei, il desiderio di riaggregare il centro è già partito. E magari la sinistra lo farà come sua consueta azione in differita, ovvero per usare una tua espressione “alla buonora”. Ma a quel punto, ritorneremmo a pascolare tutti nelle comode e sicure praterie dei vocati al minoritarismo. Alla buon’ora? Non ne sono convinto.

  4. giuliano Says:

    sempre piacevole leggere lo Zani ! però anche lui poteva dirle prima le cose che dice adesso , il m5s non è nato con le elezioni politiche, la sua vittoria era scontata come la sconfitta del PD. non so per quale associazione mentale, ma le parole di Zani mi hanno fatto venire in mente il crollo della terza repubblica francese. fu chiamato al capezzale il generale De Gaulle e con buona pace dei retrogradi comunisti fece rinascere a nuova vita la morta politica dei nostri cugini oltralpe. ecco, mi vien da dire che il PD avrebbe bisogno di un analogo commissario esterno , di uno che torni dal suo esilio. magari non uno ma tre, una specie di triumvirato a cui dare PIENI POTERI per cacciare tutti i legulei infestanti e i proci che si sono mangiati il partito. non li chiameranno mai, si dirà. è vero, ma presto si sentiranno soffocare e, in punto di morte (perchè è chiaro che hanno solo questa prospettiva ) forse a qualcuno potrebbe venire l’idea. tieniti pronto Zani !

  5. Mario Bovina Says:

    Pur sapendo che la situazione di quello che viene definito “il Paese reale” è tragica, non riesco a essere spaventato; o meglio, le opportunità mi attizzano più di quanto le criticità mi atterriscano. Vedo il PD infilato in un cul de sac senza uscita. Ma veramente senza uscita. O, almeno, senza uscita onorevole.
    A mio parere Bersani deve lasciare che a governare sia Grillo (consegna del cerino acceso), sfruttando l’energia del M5S che il PD deve appoggiare per la realizzazione dei molti obiettivi comuni; potrebbe addirittura essercene per un quinquennio intero. E potrebbe uscire qualcosa di buono.
    Questo appoggio implicherà tre rivoluzioni: 1. l’addio (finalmente) dei centristi liberisti e dei cattolici che non riconoscono la necessaria laicità dello stato; 2. un allontanamento drastico del partito dagli interessi economici che ne hanno pesantemente condizionato l’azione politica; 3. un non rinviabile rinnovamento di classe dirigente, avendo cura di non buttar via il bambino con l’acqua sporca.
    Ovviamente dal cul de sac non uscirà il PD, progetto mai decollato e per me sbagliato all’origine, ma qualcosa di finalmente nuovo.

  6. mauro zani Says:

    Mario. Grillo, attualemente, non ha nessunissima voglia di governare alcunchè. Vuole solo fare il pieno alle prossime elezioni. Per il momento vuole salvaguardare accuratamente la Sua comunità(art 67 da abolire) nell’attesa che il contagio si estenda. Poi si vedrà.Se son rose fioriranno (e questo è l’impulso sincero di chi l’ha votato) se è la solita “vecchia merda”, allora andremo in trincea. Grazie all’incredibile insipienza del PD.

  7. mauro zani Says:

    Caro Giuliano s’è fatto tardi.
    Anche per me.
    Certo con la mia visione “eroica e romantica” della politica, come dice un mio illustrissimo detrattore,(un modo non tanto gentile per dire reazionario) m’immolerei.
    A gratis.
    Ma tutto è già compiuto nè io potrei evitare il compimento.
    Vecchio, stanco, acciacato .
    Un grammofono stridente.
    Continuo a suonare, sempre la stessa musica. Su queste pagine elettroniche solo per via della mia incredulità.
    Incredulo di fronte a tanta ottusa arroganza.

  8. Giovanni Says:

    @Giuliano ,lo vedi Bersani armato di arco e frecce abbattere Renzi,Letta,Fioroni,Zampa, Lenzi e 200 ancora.La rivoluzione civile e’soltanto agli inizi,A meno che Napolitano dia l’incarico senza maggioranza precostituita,facendo macchina indietro rispetto alle ultime dichiarazioni.
    Dopo aver subito Monti ,Bersani dovrebbe mostrare “i maroni”all’uomo del colle

  9. Bersani ha ragione, per questo ha sbagliato tutto | PUTA. A QUEER INVADER Says:

    […] Insomma hanno seguito lo schema del “riformismo col cacciavite” (copyright di Mauro Zani), aggiustando qui e là, rassicurando i nuovi poveri con una paterna pacca sulle spalle, convinti […]

  10. Remo Tedeschi Says:

    Il paese dopo il voto è avviato ad un magnifico avvenire, finalmente
    un nuovo partito/movimento risolverà ogni,ribadisco, ogni problema
    il sol dell’avvenir già ci scalda, complimenti, agli elettori.
    siamo passati dal cacciavite ,all’ombrello di Altan

  11. mauro zani Says:

    Macchè l’ombrello di Altan sta lì ben infisso da molto tempo.Se poi qualcuno non se n’è accorto, beh si posson fare solo supposizioni….

  12. claudiopagani Says:

    Caro Mauro ti invio ,per ogni possibile commento , lo scritto del Prof. Parisi uscito sull’Unità di oggi.
    A me pare ,potrei sbagliarmi , che sia la + esplicita teorizzazione della “democrazia senza partiti” che tu ,e concordo ,nei giorni scorsi dichiaravi semplicemente NON PUO ESISTERE
    Poichè il Prof Parisi sostiene ,con grande coerenza, queste cose da almeno 20 anni io DIREI CHE LUI é IL VERO FONDATORE DELL’ ANTIPOLITICA ( ALTRO CHE GRILLO ADDIRITTURA POTREBBE ESSERE IL SUO ” CONSIGLIORI” POLITICO)
    Siccome Parisi è stato sempre la guida di Prodi NON POTEVA NON ESSERE IL PDS ( ULTIMO VERO PARTITO) il suo avversario mortale , ed infatti alla fine è riuscito ad annientarlo con la fondazione del non -partito PD e ,quindi gli errori soggettivi ( e sono stati tanti e anche alcuni gravi ) del gruppo dirigente PDS/DS NON SONO STATI COMUNQUE DECISIVI
    RESTO PERO’ IN ATTESA DELLE TUE VALUTAZIONI:

    ” Più che il tradizionale unanimismo, della prossima direzione Pd temo che, magari solo in corridoio, a finire imputato per la mancata vittoria sia soprattutto Bersani. Nulla sarebbe più ingiusto, nulla più fuorviante. Guai se qualcuno pensasse che ad uscire sconfitta dal voto sia stata la persona di Bersani e non invece la linea del Pd.

    Ancor peggio, se qualcuno pensasse che su questa linea il partito disponga di un segretario migliore di lui. Sento il dovere dirlo proprio perché di questa linea sono stato e resto un avversario convinto, un dovere ancora più esigente alla vigilia di una Direzione che segna per me la conclusione di una fase del mio rapporto col partito. Se sulle «politiche» Bersani ha preferito per onestà esprimersi con una voluta approssimazione, sulla «politica», sulla idea della democrazia e del partito mai nessuno prima di lui è stato così nitido e chiaro.

    L`identificazione della democrazia con i partiti, la rivendicazione del loro primato e protagonismo nella società e nelle istituzioni ha guidato le sue parole e i suoi passi come una stella cometa. Con questa idea Bersani ha conquistato nel 2009 la segreteria. Su questa linea ha guidato il partito, con coerenza e continuità, nella società e nelle istituzioni. Con questa linea si è contrapposto a Renzi nelle primarie per la premiership.

    Grazie a questa linea e all`imposizione delle regole che riteneva dovessero da essa derivare le ha vinte col sostegno convinto del corpo centrale del partito che, nella sua dorsale organizzativa e nel personale che la governa, è di questa linea prodotto e allo stesso tempo riproduttore. È a questa linea che Bersani ha prestato il suo volto amico.

    La stessa che, nonostante adattamenti e dissimulazioni, è stata ed è da lui perseguita con determinazione. Una determinazione guidata dall`intenzione di restaurare, dopo la stagione che lui intesta al populismo, il ruolo dell`intermediazione partitica e perciò la centralità del Parlamento e la rappresentanza proporzionale più o meno corretta. Una determinazione alimentata allo stesso tempo dall`illusione di poter contrastare la domanda di democrazia diretta delle nuove generazioni ad alta scolarizzazione, alle quali i nuovi «media» prospettano, per la prima volta nella storia a livello di massa, la possibilità di passare dall`esercizio di una competenza solo passiva ad una competenza politica attiva, rendendo quindi non più giustificata e sopportabile l`intermediazione estesa e costosa ereditata dal passato.

    Ma questa non è la linea di Bersani. È la linea che è da sempre la linea del partito. Il partito che Bersani dice di aver trovato. Lo stesso che assicura sarà dopo di lui. È appunto in nome della fedeltà al partito e alla sua linea che Bersani ha aperto le sue Feste, ma non appoggiato né sottoscritto il referendum contro il Porcellum. È per questo che, pur restando agli atti ufficiali la preferenza per il doppio turno, Violante ha perseguito a suo nome il disegno di una rappresentanza ad impianto proporzionale.

    È per questo che della Francia ha accettato tutto all`infuori del semipresidenzialismo. È per questo che ha introdotto il finanziamento pubblico ai partiti, mentre riduceva la quantità dei rimborsi elettorali. E per questo che ha accettato di correre il rischio di restare a quel proporzionale troppo corretto che si chiama Porcellum, dando ad intendere di aver ripulito le nomine con le dolorose primariette di fine d`anno. È solo una linea come questa, la linea del partito, che può spiegare la scelta che ha guidato Bersani alla mancata vittoria.

    Da dove può mai venire infatti una tattica del tipo «io organizzo i progressisti, voi organizzate i moderati» e poi ci incontreremo dopo il voto in Parlamento? Da dove la scelta di parlare solo ai «nostri» invece che a tutti, decidendo di lasciare una parte nelle mani dei centristi, e un`altra alle piazze di Grillo, col rischio che anche una parziale tenuta del Cavaliere trasformasse il sorpasso all`indietro del Pd da una mezza vittoria in una totale sconfitta?

    No. Con questa linea, la linea del partito, il Pd avrebbe potuto solo raggiungere il primato che ha cercato. Forse con misure diverse. Ma non di più che una vittoria di minoranza perché guidata da una ispirazione identitaria minoritaria. È infatti difficile trovare voti che non si sono cercati. Il problema non è quindi la scarsa comunicativa di Bersani o i limiti della sua leadership e perfomance, non i suoi difetti, ma la sua virtù.

    Non è Bersani il problema ma la linea del partito. Ma può questo Pd avere una linea diversa da questa? Questo è il problema. Dice bene Renzi e tutti quelli che ancora scommettono sul Pd: sfidare Grillo. Purché sia chiaro che sfidare Grillo significa raccogliere la sfida che viene dall`esterno, sfidando questo Pd dall`interno.

    Le scelte troppo a lungo rinviate sono ormai di fronte. Questa volta non è più consentito decidere di sbagliare assieme per paura di aver ragione da soli.”

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