Archive for maggio 2013

Gli straccioni di Valmy.

maggio 27, 2013

Guardo la locandina del Carlino che recita : flop del referendum.
Leggo le prime cronache a caldo del mainstream cittadino e nazionale supportate da dichiarazioni di “autorevoli” dirigenti PD secondo cui ha votato una infima minoranza.
Inutile replicare.
Se non per ricordare che il contesto generale registra un netto e preoccupante calo dell’affluenza alle urne anche nel voto amministrativo.
E’ l’evidente conseguenza del governo Letta-Alfano costituito in aperto, colpevole e ottuso disprezzo dell’opposta domanda degli elettori.
In un tal devastante contesto un elettore su tre non è , affatto un dato di per sé negativo.
Eppure si continuerà a batter la grancassa sulla scarsa affluenza alle urne.
Come leggo su Repubblica , house organ del PD, ha vinto l’A ma in realtà anche il B stante la bassa affluenza ai seggi.

Singolare approccio.

Eppure il PD, il PdL, la Lega , la Curia, CL, avevano lanciato l’allarme e chiamato alla mobilitazione generale senza risparmio di forze contro quella piccola folla di Vip, comici, intellettuali, sinistrorsi, laicisti e mangiapreti.

Contro gli straccioni di Valmy avrebbe forse detto il compianto Cossiga.

Già, Marescotti andava bene ed era anzi innalzato sugli scudi allorché presentava la mozione Fassino contro quella sostenuta dal sottoscritto.
Diventa un semplice “comico” quando sta in campo ,in prima fila per condurre una battaglia politica e di principio.

Adesso cinquantamila cittadini , contro ogni previsione , hanno aperto una breccia nel blocco conservatore raccolto attorno alle ormai lacere e stinte bandiere del PD.

Il merito va anche agli elettori del PD che hanno fatto in gran parte orecchie da mercante all’appello accorato a salvare il pluralismo “paritario” contro l’assalto a palazzo D’Accursio da parte di una variopinta canaglia motivata solo da un ideologico laicismo.

La verità – e qui risiede anche una speranza , comunque una potenzialità direttamente politica- è che l’intero gruppo dirigente del PD non è stato considerato credibile , né tantomeno autorevole, da parte degli elettori democrat .

Questa è la prima lezione che i dirigenti del PD dovrebbero trarre dalla clamorosa sconfitta di ieri.

Non lo faranno, naturalmente.
E mal gliene incoglierà.
Poiché la vittoria dell’art 33 è destinata a fare la sua strada.
Non era, non è mai stata, una battaglia contro le scuole private e confessionali.
Non un impulso negativo l’ha motivata.
Ma l’idea, recuperata alfine, di un rilancio riformatore nella scuola pubblica.

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Buon voto.

maggio 23, 2013

L’argomentazione principe del fronte del B a favore del finanziamento pubblico delle scuole paritarie ruota intorno all’accusa di ideologismo.
Torna in campo , la brutta bestia dell’ideologia.
Chi sostiene la scuola pubblica è un ammalato terminale irrimediabilmente condannato dal virus dell’ideologia.

Per conto mio chi ragiona così è o un ingenuo o un infingardo.
O ci sei o ci fai.

Primo, perché qui si tratta di decidere dove e come impiegare le scarse risorse pubbliche. Una scelta pragmatica in un evidente stato dei necessità e urgenza.
Ciò che s’è potuto fare in passato, entro l’istituzione delle scuole cosiddette paritarie, è messo in discussione nei fatti in un’epoca di risorse calanti.
Si deve dunque optare sulla base di ciò che si ritiene in questa fase storica prioritario.

Secondo, perché , in un tal contesto, ci si può far guidare da due principi diversi e tra loro contrastanti.
Ed è ipocrita far finta che non vi sia anche un tal contrasto.
I sostenitori del B al quesito referendario ritengono , con ogni evidenza, che proprio perché le risorse pubbliche vengono a mancare è giunta l’occasione ulteriore per proclamare un pluralismo dell’offerta formativa che diventa imprescindibile nel superamento tendenziale di una libertà d’insegnamento affidata (secondo costituzione) ad uno stato non etico , né ideologico, garante del pluralismo culturale e rispettoso degli orientamenti religiosi.

In sostanza i sostenitori del B usano , volenti o nolenti, consapevolmente o no, la difficoltà del sistema pubblico come un ariete per aprire una breccia anche ideologica verso e contro la chiara indicazione e scelta dell’art 33 della nostra costituzione repubblicana.

Lo possono fare sulla scorta della legge Berlinguer.
E non a caso nella propaganda del B si cita , dopo i B di bambini e il B di Bologna, il B di Berlinguer.
Operazione quest’ultima che a me , personalmente suscita una leggera nausea.

Insomma , lo si voglia oppure no, a Bologna sono in campo anche due opposte visioni del pluralismo formativo.

Ideologie?

Naturalmente, è in campo anche qualcosa di concreto, dato che dietro l’etichetta della scuola paritaria v’è , in effetti, la scuola confessionale.
Prova ne sia l’enorme spiegamento di forze allineato dalla Chiesa.
Del resto stiamo parlando di 27 scuole “paritarie” di cui 25 cattoliche.

Anche allargando lo sguardo oltre i confini municipali , tutto si può dire ma non che in questo periodo d’austerità alla Chiesa manchino le risorse per mandare avanti il proprio sistema formativo.
E tutto si può dire ma certo non che in Italia siano emarginati, sottovalutati o depressi i valori cattolici entro il sistema pubblico.
Chi pensa questo, in buona fede è evidentemente persona bisognevole di cure appropriate.

Per farla corta, Domenica si gioca una partita che si compone di interessi concreti e di principi.
Contemporaneamente.

Gli interessi attualmente in grandissima parte prevalenti sono quelli della Chiesa, ma in futuro riguardano anche soggetti privati che intendono, legittimamente sulla base dell’apertura “riformatrice” di Berlinguer (Luigi) – vero sbrago ideologico aperto nel sistema pubblico- competere nel mercato educativo e formativo così come in qualunque altro mercato.

Da qui l’enorme schieramento di truppe a Favore dei Bambini, di Bologna e di Berlinguer(Luigi) che va da CL alle cooperative d’ogni colore passando per la Lega , per il PdL , per il PD, arrivando fino alla CEI.

In più si mobilita il ministro dell’Istruzione del governo delle resistibili larghe intese.
Eh certo perché l’estrema debolezza del governo di Letta, il giovane non consente il benché minimo scarto. Evidentemente ritengono basti una pietruzza per fermarne gli ingranaggi.

Comunque cari amici e compagni sostenitori della scuola pubblica, viviamo tempi difficili.

Tutto ancora una volta si gioca sulle ragioni del mercato, al di là dei volenterosi slalom argomentativi a quattro mani che leggo oggi su Repubblica.

Roba che serve a celare il nocciolo della questione dietro lo schermo- immancabilmente complesso, articolato,diramato e arzigogolato, fino a divenire emicranico- della necessità di tener aperto il dialogo e il confronto.
Con la Chiesa, essenzialmente.

Dialoghiamo, confrontiamoci.
Personalmente non ho mai mancato di farlo.
Rispettosi di ogni confessione religiosa.
E diciamo che ogni confessione può farsi la scuola che vuole : basta che se la paghi.
Di una cosa si può star assolutamente certi e lo ripeto : non sono le risorse che mancano, in Italia, alle confessioni religiose e in particolare alla Chiesa cattolica.

Ma perderemo, credo.
E’ già schierata l’artiglieria pesante, aviazione compresa.

E se si dovesse , putacaso, vincere la deriva “paritaria” del PD proseguirebbe .
In un modo o nell’altro.

Potete scommetterci.

Il PD intransigente capofila dello schieramento conservatore bolognese ha bisogno assoluto di una vittoria schiacciante nel suo prediletto laboratorio nazionale per arrivare alfine, dopo la confusa parentesi bersaniana, a definire sé stesso come partito compiutamente moderato di centro/ tenuamente progressista/degasperiano assumendo, in un ineluttabile futuro post berlusconiano, anche significative istanze dell’attuale PdL.
Ci penserà il Renzi(in buona compagnia) cui non fa certo barriera lo stralunato e straniante intermezzo di Monsieur Epifani.

Tuttavia ci son battaglie che vanno date anche a futura memoria.
A prescindere.
Il tempo a volte è galantuomo.
Buon voto.

Che figata!

maggio 13, 2013

Saltabeccando tra i canali m’imbatto in Rete 4.
Berlusconi arringa i selezionati teleutenti/onti.
Spiega che è vittima della persecuzione giudiziaria.
Niente di nuovo.

Poi l’obiettivo conduttore, Paolo Del Debbio, lo richiama alla dura realtà: Presidente ma qui siamo gente concreta le faccio vedere una signora che dorme nel suo negozio da mesi , strozzata dalle tasse etc…

Penso: “sta a vedere che Berlusconi gli dà soldi in diretta tivvù.”

Ripenso: “ma no troppo spudorato…..”

Sbagliato.

Il Berlusca infatti gli assicura un “aiuto” per qualche mese.

Poi riprende il comizio da mandare direttamente in vena ai teleutenti/onti.

Del Debbio, però (noto giornalista indipendente) lo richiama  severamente e per la seconda volta alla concretezza.

Ospita in studio una coppia campana.

Marito e moglie.

Si tengono per mano e nonostante il loro reddito mensile di 600 euri restano saldi in quella che chiamano la loro fede.

Fede senza la quale non riuscirebbero ad andare avanti.

Tengono entrambi il capo chino, mano nella mano (su cui indugia la telecamera), invocando la fede che sta per mutarsi una volta ancora in concreta manifestazione della divina provvidenza.

Il cavaliere miliardario infatti gli assicura che interverrà a far presente la loro disgraziata situazione al coordinatore del PdL della Campania e anche al Presidente della regione.

Ma intanto: “vi invierò un supporto”.

Un supporto.

Già.

Eleganza, da  iena ridens.

Mentre quelli del Pd s’arrabattano a spiegare l’inspiegabile lui va a voti.

Costantemente.

E ci mette del suo.
Mano al portafoglio.

Chissà perché m’incazzo ancora.

Fatto è che arrivo perfino a capire la “necessità” di comprare puttane.
Non mi scandalizza.
E’ persino umano, per un vecchio che se lo può permettere.
Al netto della minore età e del giudizio che non mi permetto di esprimere nei confronti di chi sceglie , più o meno liberamente, il mestiere più vecchio del mondo e si fa chiamare escort.

Ma comprare la disperazione delle persone è qualcosa di assolutamente lercio.

Rivoltante.

Qualcosa che grida vendetta anche di fronte ai democratici che diventano governo insieme a Lui.

Lui, l’uomo che compra la disperazione un tanto al chilo.

E mentre Epifani and company spiegano alla famosa base lo stato di necessità, Lui pensa : li ho fottuti ancora una volta nonostante sei milioni di voti in meno.

Che figata!

 

 

 

PS. Tanti auguri alla famosa base e soprattutto ai nativi del PD che han protestato in meno di sessanta alla Fiera di Roma esibendo uno striscione che recava: siamo più dei 101.

Sbagliato cari ragazzi : con i vostri reset e occupy PD siete meno di zero.
E così resterete.

 

Spiacente.

Denti da latte.

No, non è la DC.

maggio 7, 2013

Adesso le cose sono in chiaro.
Qualcuno , più d’uno per la verità, fa notare che è rinata la Dc dalle macerie del “partito nuovo”.
Certo il nucleo dirigente del governo è senz’altro a denominazione d’origine democristiana, garantita e controllata, a partire da Letta e Alfano.

In verità a me appare più ambizioso il piano che ha portato Letta il giovane alla presidenza del consiglio dopo il suicidio del PD di Bersani e proprio nel momento in cui in Europa comincia a farsi timidamente strada l’idea di una correzione delle politiche d’austerità , in attesa delle elezioni tedesche.

Al PD è toccata la pars destruens nel sostegno acritico al governo Monti.
La solita carne da cannone.

Al bilderberghiano Letta spetta di riaprire ,in Italia, sulle macerie del PD e della sinistra una via diversa.

Le lobbies che contano dopo aver attaccato i pilastri del modello sociale europeo , erodendone le fondamenta, puntano adesso a creare le condizioni per il completamento di un nuovo sistema di relazioni sociali cui deve,necessariamente, corrispondere una riforma del sistema politico.

E così, sul piano sociale si dovrà procedere a togliere di mezzo ciò che resta di un complesso di diritti e conquiste risalenti al secolo scorso per aprire la strada ad un originale sistema di welfare.
Non si tratta più di dare forma giuridica e forza di legge a diritti ottenuti di volta in volta entro il conflitto sociale e la normale dialettica sindacale, quanto piuttosto di far calare dall’alto misure volte a scongiurare il pericolo (paventato da Draghi) di forme estreme di protesta sociale.

Ciò comporta, almeno a parole, un limitato contenimento della voracità distruttiva insita nel capitalismo finanziario (Capitalesimo , secondo Paolo Gila o Finazcapitalismo secondo Luciano Gallino) e di mettere in campo un insieme di politiche assistenziali spacciate, di volta in volta, per premialità al merito, infingarde politiche di pari opportunità, e pura e semplice carità verso le ormai vaste zone di emarginazione sociale.

In questo ambito va intesa la foga con la quale Letta il giovane, giura sulla priorità della lotta alla disoccupazione giovanile.

Nel frattempo si dirà che questo strano Welfare è tutto ciò che ci possiamo consentire in virtù dei nostri vizi passati e in attesa di una ripresa economica che viene regolarmente spostata all’anno successivo da ormai più di un lustro.

No, non è la DC . E’ sempre e ancora il governo dei tecnici.

Letta ha il vantaggio , a differenza di Bersani d’esser credibile , per nascita, a condurre in porto un progetto tecnocratico di livello europeo.

A completare il quale deve corrispondere una riforma del sistema politico che rechi stabilità e governabilità.

Per questo abbiamo un ministro alle riforme Costituzionali.
Una vera e propria aberrazione dato che tali riforme riguardano la prerogativa costituzionale del parlamento e non dei governi.

A ciò s’aggiunge l’idea del tutto strampalata di una Convenzione da eleggere nel parlamento e non tramite il libero voto dei cittadini.
Dunque non una Convenzione ma semplicemente l’ennesima bicamerale il cui dominus , ancora una volta risponde al nome di Berlusconi.

Tanto è vero che il ministro Quagliariello s’affretta a chiarire che la riforma elettorale non potrà precedere bensì seguire il completamento della riforma costituzionale.

Il tutto col beneplacito di un PD che voleva aprire un confronto con le istanze rappresentate dal M5S e che è approdato, dalla sera alla mattina, al governo con Berlusconi che pure aveva esorcizzato in mille modi durante tutta la campagna elettorale.

A questo punto si nota un evidente paradosso: a contrastare per ragioni personali(incombono processi) un tal disegno tecnocratico potrebbe essere proprio il Berlusca che passando dal terzo al primo posto nei sondaggi elettorali tiene il coltello dalla parte del manico, ben al di là dell’IMU, e può decidere d’andare a votare quando più gli aggrada. E con il porcellum.

Insomma o stai nella padella del progetto tecnocratico o cadi sul braciere del populismo berlusconiano dopo aver rifiutato un serio confronto (vedi vicenda Rodotà) col populismo grillino.

Tale è il destino del partito mal nato.
Al quale non si vuol sottrarre, a quanto pare neppure in extremis e marginalmente.

La vicenda delle commissioni parlamentari di garanzia grida vendetta a tal proposito.

Ma come, volete dare il comitato di controllo sui servizi ad una minoranza (La Russa) che vanta un 2% e anche meno e la negate alla “minoranza” del M5S che ha ottenuto il suffragio di un terzo dell’elettorato?

Vi sentite più garantiti da La Russa?

Bah, così stanno le cose.
Ciò che resta del PD si rinchiude nel palazzo (del governo) in una posizione assolutamente marginale.

Fuori s’agitano attivisti, militanti, minacciando fuoco e fiamme.

Con particolare generosità e inaudita ingenuità (al netto del figlio di Prodi) i “nativi”, a partir dalla Bolognina, salgono sulle barricate a difendere un partito che non c’è più, mentre sulle sue povere spoglie intrecciano manovre sul futuro a partire dalla complementarietà rivendicata da Barca con Renzi.

E così mentre il vero confronto si gioca tra Letta e Berlusconi nel post partito si continua cianciare di nulla, tra primarie e congressi.

E in ciò che resta della sinistra dopo la rottura dell’alleanza col PD s’aprono i soliti laboratori/officine/ateliers, nei quali fanno capolino figure nuove…. per tutte le stagioni.

Cofferati, yes!