Archive for luglio 2013

la nave dei folli.

luglio 25, 2013

E’ ora di tirare i remi in barca.

“ Perché si vede sorgere d’un tratto la sagoma della nave dei folli e il suo equipaggio insensato che invade i paesaggi più familiari? Perché dalla vecchia alleanza dell’acqua con la follia è nata un giorno, e proprio quel giorno questa barca?”

Già perché? Perché è nato il PD?

Bisogna fare un passo indietro.

Correva l’anno 1989 quando decidemmo di intraprendere la perigliosa traversata. Altro non potevamo fare se non dibatterci nei marosi e poi miseramente annegare.

Solo che il naviglio costruito allora non resse la sfida di un mare tempestoso.
Alla fine ci si trovò presto in acque calme .
Troppo.

Era la morta gora in cui galleggiavano materie fecali d’ogni sorta, mentre i migliori tra noi ( i miglioristi) continuavano a passar le acque sul mar nero ospiti di un regime che da molto tempo aveva perso la sua “spinta propulsiva”.

Vent’anni dentro quella sacca stagnante ad inseguire legittimazione a cercare salvezza dal naufragio aggrappandosi disperatamente alla murate dei legni tradizionalmente nemici.

Molti furono accolti e tratti in salvo.

Poi rieducati alla democrazia occidentale.
Sveglia all’alba e ginnastica di riformismo, sul ponte di coperta con i maitre à penser della globalizzazione a scandire il ritmo.

Quella lunga fase d’apprendimento incubò l’idea del PD.

Adesso , dopo Monti che ci ha portato al 130% di debito sul PIL siamo al decreto del Fare.

S’è mai visto?

Se hai bisogno di sancire in un decreto il tuo voler fare vuol dire che sai già che non farai un bel nulla.
Del resto la camicia di forza europea è stata cucita da Maastricht in poi con filo sempre più robusto.
Il denaro comanda su tutto e ovunque in Europa.
La politica s’è ridotta al rango di mera propaganda.

Magari vari una legge contro omofobia e transfobia.

Lodevole.

Ma certo non incide sugli assetti di potere sovranazionali che gravano sul destino dell’Italia.
A suo modo il politicamente corretto dei democratici e della ex sinistra serve ottimamente come foglia di fico per coprire una vergognosa subalternità culturale che ha eretto il nuovo mercato della finanza a dominus della vita umana.

Non era mai avvenuto , nella storia, che si stabilisse un tale totalitario potere: di vita e di morte.

Intanto però la politica può tornare utile dopo che i poteri dell’economia finanziaria hanno proclamato pubblicamente la necessità ,urgente ed assoluta, di riformare le vecchie costituzioni nazionali a partire da quella italiana concepita nel quadro della Resistenza antifascista.

La P2 era qualcosa di più di quel sodalizio di funzionari statali, politici e manager in cerca di promozioni, protezioni e prebende.

Ergo si procede speditamente alla riforma delle riforme con procedura che è ancora poco definire impropria.

Una sorta di golpe bianco delle larghe intese.

Le larghe intese.
Napolitano dice che alternative non ce ne sono.
Ah beh, con l’attuale legge elettorale certo è difficilmente attuabile un’alternativa di governo.
Peccato che nessuno se ne occupi.
Peccato che sia stata messa in coda alle riforme costituzionali in modo da mettere al sicuro il governo Letta and Letta: il giovane e il vecchio.

Governo di contoterzisti in perfetta continuità con quel Super Mario le cui doti di grande statista furono decantate anche da insospettabili vecchi guru della sinistra-sinistra affascinati da tanta sobrietà.

Intanto sulla nave dei folli impazza (giustamente) il dibattito democratico.

Letta o Renzi?

Frega niente a me.

Dove sarebbe esattamente la differenza?

L’uno è fin da piccolo un insider ben collocato nei vertici europei che contano a partire dalla Trilateral e vari altri esclusivi club , l’altro è un outsider amico di Marchionne e dei maggiorenti della finanza privata con relativi santoni accademici al seguito.

Nel merito (come un tempo dicevasi) non si scorgono differenze.

Letta parla poco , anzi cinguetta, per non dire nulla.

Renzi ha straparlato l’altra sera fino a notte fonda da Mentana e non s’è capito un’acca di quel che andava proclamando con sospetta sicumera.

Per contro i maggiorenti intensificano le loro manovre per capire come e dove collocarsi in vista di un congresso le cui coordinate programmatiche sfuggono del tutto sol perché non ci sono.

Frega niente a nessuno.

Il Partito è definitivamente ..partito.

Inutile commentarne ulteriormente la triste deriva.

Resta solo un sentimento di pietas per quanti iscritti ed elettori ancora sperano in un Partito, vuoi aperto, chiuso o socchiuso.

Niente protagonismo, né partecipazione.
Massa da manovrare all’uopo piuttosto.
Ancora con le primarie magari.

Spiace ma è rimasto solo un gruppo di potere.

Senza sogni di sorta e quel che è più importante (per me) senza progetti per il futuro.

Eterno presente alla deriva.

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Post democrazia.

luglio 4, 2013

1)Il governo USA chiarisce che “se è un colpo di stato non l’appoggeremo”.

Surreale.

L’esercito revoca con la forza il risultato delle elezioni in Egitto, dopo che la primavera araba aveva aperto la strada ai Fratelli Musulmani rimasti in semi clandestinità per oltre 40 anni.

Non c’è bisogno della lente d’ingrandimento per capire che si tratta di un classico colpo di stato.

Claro che sì.

Certo con l’appoggio entusiasta di quanti hanno dato vita , con la sorveglianza attenta dei militari, a quella primavera che cacciò il dittatore Mubarak nello stesso momento in cui il potere illuminato della casta militare aveva deciso la sua fine.

E così un’alleanza tra esercito e piazza ha cancellato un risultato elettorale che era stato avallato da tutti gli osservatori internazionali.

Adesso si andrà a nuove elezioni ,che dovranno necessariamente ottenere un risultato opposto.

Una nuova concezione pragmatica e funzionale della democrazia.

Va bene la democrazia se dà luogo al risultato che vogliamo altrimenti può essere derogata.

Con la forza.

Avvenne già in Algeria dove l’esercito abolì le elezioni in vista di una scontata vittoria del Fronte Islamico di Salvezza.

L’occidente, esportatore di democrazia, applaudì.

Come applaude oggi il liberale El Baradei al colpo di stato che consente, secondo lui, alla primavera egiziana di ripartire da dove era stata interrotta da un libero risultato elettorale.
Illuso o paraculo.
Propendo per l’ultima che ho detto.
E’ ovvio che El Baradei, dopo aver ottenuto un deludente risultato elettorale, è adesso ben piazzato per proporsi alla guida del paese…. sotto la guida dei militari.

Si sancisce così, platealmente, che la democrazia non è affatto un valore storico universale ma solo uno strumento che se non ottiene il risultato voluto può esser buttato ad arrugginire al sole come un qualsiasi ferrovecchio.
Un insieme di regole e convenzioni storicamente determinate.
Superate del tutto, ovvero largamente spiazzate nel tempo attuale.

E’ l’epoca della post democrazia ovvia conseguenza di una globalizzazione economica i cui principali interpreti guardano ai risultati non all’osservanza delle vecchie regole novecentesche, gli orpelli ormai anacronistici dello Stato di diritto.

Post democrazia.

2)Intanto un capo di stato , Morales viene bloccato al suolo senza tanti complimenti e spiegazioni. Al suo aereo è impedito di sorvolare i cieli di Francia, Spagna , Portogallo e Italia in base al semplice sospetto che potesse ospitare Snowden l’uomo che ha scoperto l’acqua calda rivelando, con relativa documentazione, il ruolo di spionaggio sistematico dell’onnipotente NSA.

Post democrazia.

3) In Italia si riunisce il Consiglio superiore di difesa presieduto dal presidente della repubblica per chiarire l’incompetenza del Parlamento sulla questione degli F35.

Ancora post democrazia.

Cui s’aggiunge , molto in piccolo, l’esempio di un partito che si definisce democratico. Nel quale si convocano primarie che incoronano candidato premier Bersani contro Renzi e adesso il premier è Letta e si cambiano le regole per incoronare colui che aveva perso la “grande prova di democrazia diretta.

Bello vero?
Conta il risultato.

Così va il mondo , altro che primavere: la democrazia diretta viene invocata e torta a sostituire (o comunque a condizionare) la democrazia rappresentativa in alleanza con un potere , politico , economico, militare, che ha vitale bisogno di saltare gli ostacoli costituiti da autonomi poteri costituzionali e dalle forme e regole della democrazia rappresentativa .

Con buona pace delle nuove forme di democrazia primariesca e reticolare.
Roba buona per i gonzi.

E’ la post democrazia che si traduce in un’abile eterodirezione di quanti, generosamente, riempiono piazza Tahrir al Cairo e in una più modesta presa per il culo di coloro che vanno a votare alle primarie in Italia sulla base di “mai con Berlusconi”.

Così è .
Se vi piace.

PS. Ciò naturalmente nulla toglie alla mia e vostra antipatia per i regimi integralisti islamici o cristiani che siano. Solo bisognerebbe batterli nelle vecchie e care urne elettorali. Sempre più disertate, in Italia, da quanti han capito che il risultato viene regolarmente interpretato ,manipolato e persin rovesciato da una politica completamente autoreferente.