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Considerazioni post estive.

settembre 27, 2013

Osservo in modo sempre più svagato l’involversi di ciò che un tempo solevasi definire come il quadro politico.
Del resto tutto sta andando com’era ampiamente prevedibile allorché si optò per la sciagurata scelta delle larghe intese.
Si sapeva che Berlusconi contava sullo scudo del governo unicamente per cercar di sfangarla ancora una volta o comunque d’attenuare di molto l’impatto politico elettorale delle sue pendenze giudiziarie.

Il PD non poteva non sapere .

C’erano però, gli unni alle porte , anzi già entrati nel palazzo, e si preferì optare per il patto scellerato che, per quanto mai scritto né in alcun modo reso esplicito, era tuttavia sottinteso e doveva garantire a Berlusconi immunità almeno parziale.

Adesso il nodo è venuto al pettine grazie alla doppia stretta sul PD operata dall’interno con l’arrembaggio di Renzi, e dall’esterno con la strenua autodifesa del cavaliere il quale pur dovrebbe sapere che non esiste alcun ridotto in Valtellina.
Forse per questo s’è deciso a organizzare la difesa tramite un attacco frontale.

Paradossalmente questa doppia azione può consentire però al PD di uscire da quella trappola per topi nella quale si è volonterosamente ficcato.

Letta, il giovane infatti mostra i dentini.
L’aveva detto: mica ho scritto giocondo in fronte.

Infatti cerca di prendere i due proverbiali piccioni con una sola fava.
Per carità non si parli di verifica , solo un chiarimento in parlamento prima del fatidico 4 ottobre.
Una sfida a Berlusconi nella,(secondo me) fondata, speranza che la pistola messa gansteristicamente sul tavolo risulti quasi del tutto scarica e cercando nello stesso tempo di bypassare il casino nel PD rinviando nel tempo l’ambizione del giovanotto di Firenze.
In caso di elezioni mi par difficile che , primarie o non primarie, il PD possa sostituire in corsa letta con Renzi, senza implodere del tutto.

E comunque c’è sempre Napolitano che : “nessuno s’illuda che io sciolga le camere”.

Già.

Dato che ho citato il ridotto in Valtellina con altra citazione “storica” dirò dunque che in effetti il Berlusca stavolta piscia contro vento provocando una crisi di governo non sull’Imu né sull’Iva ma sul suo destino personale.

Non è una mossa disperata è una valutazione del tutto errata delle forze in campo.
Ho la netta impressione che con tutte quelle lettere di dimissione consegnate dai parlamentari ex PdL ai capigruppo potrà , in futuro , solo far scorta di carta igienica per i suoi lussuosi bagni.

Posso esser smentito dai fatti ma non me li vedo i suoi parlamentari dimettersi in blocco senza defezione alcuna.

Più probabile che dopo l’eventuale crisi s’inauguri un Letta bis con l’appoggio di un congruo numero di transfughi.
Mi par questo il possibile e realistico disegno.
Ancora una volta sbagliato nel caso in cui non si allenti il cordone sanitario opposto ai e dai grillini. I quali comunque non hanno interesse, a questo punto, a sostenere alcunché, ma solo a premere per elezioni anticipate con il porcellum anche sapendo che non ci saranno.

Come che sia la situazione resterà in perfetto stallo.
Ma non c’è problema dato che Letta ha spiegato agli operatori di Wall Street che “l’Italia è un paese giovane e affidabile.”

Ma certo, come no.

Un paese che sta andando letteralmente in malora, ormai senza alcun asset strategico, privo del tutto di un disegno generale di rilancio della propria base produttiva e industriale.

Non è solo la svendita di Telecom o dell’Alitalia a preoccupare.
Quasi tutto è già stato venduto in omaggio al libero mercato e per la fortuna speculativa e parassitaria di un gruppo di capitani coraggiosi quanto Schettino.
E nessuna seria iniziativa imprenditoriale negli ultimi vent’anni ha fatto capolino grazia alla totale assenza di un progetto nazionale di sviluppo. Una politica “modernamente” debole ha enormemente accentuato il carattere tradizionalmente parassitario del capitalismo italiano. Non basta più, in queste misere condizioni, denunciare l’aggressività della Germania.

Chiedo venia per la caduta repentina e domestica, ma quest’estate mentre m’aggiravo per la mia modesta attrezzeria da hobbista mi capitava di guardare i marchi.

Abbastanza impressionante.

Niente di costruito in Italia o su licenza o brevetto italiano. Chi possiede una motosega o un decespugliatore , o un trapano a mano o a colonna di marca italiana costruito in epoca recente alzi la mano.
Chi ha un tagliaerba che non monti un motore Honda , m’informi.

Non è sempre stato così.

Poco più di vent’anni addietro un congruo numero di aziende piccole e medie stavano con un certo successo sui mercati esteri con una miriade di prodotti industriali di questo tipo. Si tratta a tutt’oggi di un mercato vastissimo in costante espansione ben oltre i confini europei.

Ma noi siam qui a osservare il “quadro politico” , ad appassionarci alle beghe interne del PD, a spiare le mosse di un anziano miliardario , a cambiar nome alle tasse per tenerlo buono, a tirare avanti rinviando quel dibattito nazionale che andrebbe aperto a tutto campo per ricollocare dignitosamente l’Italia in un Europa che non è più quella immaginata un tempo né mai lo sarà.

E ci si continua ad accontentare di un europeismo retorico e di facciata, en attendant che la Mutti , vinta la gara elettorale, allenti la stretta rigorista sulla periferia dell’UE.

Insomma : zero idee, zero iniziativa, zero preoccupazione vera per il futuro di un paese ormai ridotto in mutande dopo la sbornia liberista inaugurata con la forzatura della nascita accelerata della moneta unica.

Non vedo possibilità che una riedizione del governo Letta possa affrontare e cominciare a sciogliere nodi irrisolti da troppo tempo.

Ci vorrebbe un alternativa di sistema. Non di sistema democratico o meramente politico ma relativa al modo di concepire lo sviluppo economico in funzione dello sviluppo sociale.

A questo doveva servire quell’Europa “con nuovi e migliori posti di lavoro” , e persino con “ uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile” di cui si parlò nella prima Lisbona all’alba del duemila.

Roba d’altri tempi.
Roba per gonzi.

Oggi sappiamo ch’era solo una concessione ad una sinistra europea subalterna da rendere definitivamente innocua. Lo si è visto anche in Germania.

E in Italia ovviamente da molto tempo si è oltre destra e sinistra.
Roba che non ha più alcun significato concreto.
Si tratta solo di gestire l’esistente con una classe dirigente democratica che tira a campare per non tirare le cuoia.

Ecco perché ben poco m’appassiona la tenzone politica in atto.
Ed ecco spiegate anche le ragioni per la mia attuale scarsa propensione a commentare avvenimenti quotidiani che hanno ben poco a che spartire con una sofferenza sociale che rischia sempre più di rendere devastante l’attuale disimpegno civile.

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