Archive for novembre 2013

Previsioni….

novembre 28, 2013

Adesso è tutto un rincorrersi di previsioni.
Qualcuno mi chiede di avanzare anche la mia.
Lo faccio in modo schematico.

Intanto non credo affatto al miracolo della resurrezione di Berlusconi.
I sondaggi attuali sulla nuova Forza Italia non sono troppo significativi.
Potrà esservi una tenuta alle elezioni europee, a ferita ancora parzialmente aperta, ma la vicenda berlusconiana è sostanzialmente chiusa.

Un lungo ciclo politico è finito.

Coloro che pensano ad una sorta di gioco delle parti o almeno ad un qualche futuro riavvicinamento in termini di alleanza elettorale tra Forza Italia e Nuovo centro-destra non mettono nel conto il tempo che passa.

Il fattore tempo, in politica come in guerra, è fattore essenziale.
Decide di vittorie o sconfitte.

E il tempo gioca contro qualsiasi possibilità di un revival forza italiota e di un’alleanza tra i due tronconi dell’ex PdL.

Anche perché , a mio parere, le elezioni politiche non sono affatto dietro l’angolo.
Si veda anche la maggioranza numerica che si è espressa nel voto sulla legge finanziaria, pardon di stabilità.

Stabilità da cimitero dice il Wall Street Journal.

Certo. Lo credo anch’io.

Solo che la stabilità politica in Italia, è parte essenziale ed integrante dell’affidavit concesso a Letta dall’Europa.
Dai suoi poteri formali e informali.

Potrà, il giovine Letta, alzare un pochino la voce durante il semestre europeo.
Ha già cominciato a farlo.
Ma le parole non hanno mai fatto troppo male a nessuno.

E, del resto , oggi in Europa ben si comprende che qualche concessione alla crescita della periferia bisogna pur farla.
Poca roba naturalmente.
Dato che la linea del rigore viene comunque fortemente ribadita.
La grande coalizione in Germania indica un rapporto deficit /Pil pari a zero per il 2017.
Tanto per tracciare la rotta.
Dunque non c’è trippa per gatti.

A meno che non si considerino trippe quei 40 milioni all’anno stanziati in Italia per il cosiddetto reddito minimo garantito.
Un’elemosina indecente.

La verità è che il governo delle intese più ristrette garantirà massima affidabilità nei confronti della gabbia di ferro del fiscal compact .
Non la forzerà in alcun punto.

Ergo, non disturbando più che tanto i manovratori, Letta può andare avanti o meglio continuare a battere il passo relativamente indisturbato.

Né lo disturberà più che tanto la preannunciata vittoria primariesca di Renzi.
Non prima comunque della fine del 2014.

Da qui ad allora molta acqua sarà passata sotto i ponti e nessuno può esser certo che non dilaverà anche le ambizioni del fiorentino.

Da qui ad allora anche altre dinamiche , oggi non visibili ad occhio nudo, potrebbero mettersi in movimento.
Alludo a qualcosa di inedito che può assomigliare ma non coincide con l’idea mai del tutto abbandonata di un nuovo grande centro.

Immagino piuttosto un processo che progressivamente slitti verso un “centro-centro- poca sinistra-quasi niente” , spazzando via per sempre le velleità di riscossa sub-specie sinistra democratica che albergano ancora nel PD.

Immagino cioè, fuori da ogni equivoco, il vero PD.
Quello che non riuscì a nascere mai del tutto e che domani, nella stabilità lettiana, potrebbe infine venire alla luce e consolidarsi anche con il volenteroso concorso di Renzi, il quale dovrà in ogni caso venire a patti con il sistema relazionale( lo chiamo così per tutto comprendere) che intanto Letta avrà ulteriormente consolidato all’interno del paese e in Europa.

L’unico fattore destabilizzante potrebbe venire in campo da una spaccatura del PD in conseguenza di una vittoria risicata del “baccaglione” (espressione bolognese italianizzata) di Firenze.

Da qui potrebbe innescarsi una dinamica politica nuova.

Ma ci credo poco.

Conosco i miei polli.

L’intendance suivra.

E se così sarà, allora la stabilità dei cimiteri sociali aprirà vasto spazio elettorale non solo ai grillini ma anche ad una nuova destra il cui nome oggi non conosciamo .

Una destra populista capace non tanto di mettere in piedi un cartello elettorale ma piuttosto di rifondere in un unico crogiuolo parte dell’ eredità berlusconiana, vari spezzoni delle destre attuali e forse persino pezzi del M5S allo stato brado.
Il tutto alimentato dal vasto braciere di una disperazione sociale destinata a crescere esponenzialmente in chiave antieuropea.

Non Forza Italia, non NCD sono da temere.
Né la loro alleanza eventuale.

Ma una Cosa nuova, che non sarà di sicuro la tanto vagheggiata e anelata destra moderna europea in guanti bianchi. Quest’ultima peraltro non è mai esistita in natura.

Su cosa baso questa previsione?

Due elementi di fatto vi concorrono alla pari: la stabilità lettiana anche nell’era di Renzie, il quale al massimo potrà spalmarci sopra un pochino di vernice parolaia e l’assenza , drammatica,di una forza popolare di sinistra.

Tutto questo sempre auspicando, naturalmente, la sinistra di governo del futuro.

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Nassiriya

novembre 12, 2013

Andammo in Irak a guerra ufficialmente finita.
Ricordo lo sguardo pietrificato, tipico dell’alcolista, di Bush junior mentre dichiara dal ponte di una portaerei “mission accomplished”.
Andammo ufficialmente con una missione di peacekeeping ,definizione infingarda e sviante quant’altre mai.
Andammo a “mantenere” una pace che non c’era.

E non c’è tutt’ora.

“Antica Babilonia” si volle denominare una missione di polizia militare in zona di guerra.
Neanche si trattasse di una spedizione archeologica che peraltro s’effettuava nel sud del paese ben distante dal luogo dove ancora si trovano (se li cercate bene e se siete provvisti di molta immaginazione) i resti dell’antica città dei giardini pensili.

Ricordo i giorni precedenti la strage alla Base maestrale.
Militari e Carabinieri con bambini tra le braccia a convalidare lo stereotipo storicamente del tutto infondato e bugiardo secondo cui : “italiano brava gente”.

Andammo a Nassiriya a svolgere la nostra azione umanitaria sotto comando britannico. E come spiegherà l’organizzatore dell’attentato ponemmo la base maestrale proprio sulla strada principale in prossimità del centro del paese , strada che quindi non poteva esser chiusa.

Un fortino esposto ai quattro venti.
Non protetto in alcun modo da quei muri alti (fino a cinque metri) di prefabbricati in cemento armato che ,invariabilmente proteggevano le basi angloamericane.

Insomma andammo a mani basse a farci ammazzare per ragioni elusivamente politiche di sudditanza becera e servile all’amico americano, all’idiota texano.

Ricordo ancora,in seguito, la riunione drammatica del gruppo DS alla Camera quando mi trovai a rompere definitivamente consolidate amicizie opponendomi a quella follia sotto forma di una richiesta di voto contrario al rifinanziamento della missione.

D’Alema arrivò per tempo accompagnato dai suoi : Cuperlo e (l’oggi renziano , mi dicono) La Torre.
Sbottai : “ti sei portato la forza!”
In seguito chiesi scusa , doverosamente, a Cuperlo e la Torre (non ricordo se a tutt’e due o a uno solo) per averli maltrattati alla stregua di bassa forza.

Adesso si commemorano i morti mandati cinicamente al macello.
“Tranquilli con noi non se la prendono di certo : siamo italiani.”
Questa era la propaganda politica cui anche gli alti gradi militari si acconciarono venendo meno alla loro responsabilità.

Furono svolte ben due inchieste , addomesticate come al solito, e tutti andarono assolti.
Giustamente perché strappare le spalline alle gerarchie militari ,come ogni Stato che si rispetti avrebbe dovuto fare, comportava il portare allo scoperto la responsabilità , morale, di una politica cialtrona .
Di fatto bipartisan.

La deputata del M5S ha commemorato anche l’attentatore marocchino.
Ha fatto male. Roba che serve per far parlare di sé.
Altro cinico atteggiamento. E ciò al netto di un ragionamento del tutto condivisibile in ordine alla critica ad una politica occidentale che ha enormemente accresciuto il pericolo del fondamentalismo più radicale e terroristico con le sue missioni di “peacekeeping”.

Intanto, mentre rendiamo omaggio ai caduti di Nassirya restiamo in Afghanistan a distanza di dodici anni dall’inizio di una guerra che doveva essere una semplice e rapida operazione di polizia internazionale.

Esposti e servili come in Irak.

E alla fine ce ne andremo al seguito degli americani lasciando il campo agli afghani (non solo ai talebani o ai terroristi ma anche a tutta un’altra serie di corrotti signori della guerra), e non godremo di maggior onore dell’Armata Rossa stremata e vinta, né degli inglesi superstiti (assai pochi) che transitarono dal Kyber pass ponendo fine alla terza guerra afghana.

Balls of steel,

novembre 11, 2013

Continuo a non capire.
Si fa per dire.
Dopo tutti salassi sociali imposti dalle politiche di austerità in omaggio all’algoritmo teutonico di Maastricht , i famigerati numeretti del 3% e del 60%, la situazione economica peggiora.

In Italia la disoccupazione raggiunge il suo record storico dal 1970 del secolo scorso e ben il 15,8% della popolazione versa in condizioni di povertà relativa e la metà di questa in condizioni di povertà assoluta, il debito pubblico intanto raggiunge e supera la soglia psicologica (?) del 130% sul PIL.

A dimostrazione che la ricetta dell’austerità è semplicemente folle anche nella media dell’eurozona il rapporto tra debito e Pil passa dal 90,6% della fine del 2012 al 92,2% del primo trimestre del 2013 (dati Eurostat).
La pressione fiscale in Italia si mantiene a livelli semplicemente intollerabili , per chi le tasse le paga o è comunque obbligato a pagarle in automatico, alla fonte.

La deindustrializzazione ha raggiunto ormai la soglia del non ritorno per la felicità dei vari Farinetti che inneggiano ad un’Italia agro-turistico-alimentare ,(vino libero e varie gozzoviglie e affascinanti amenità) o dei Della Valle che propugnano un made in Italy nel quale campeggia il Colosseo simbolo della tradizione imperiale /potenza/ cultura/intraprendenza delle italiche genti arrivando così a risolvere, felicemente e per la gioia di tutti, l’antico dilemma tra burro e cannoni.

Un Italia che opta per il burro, come nell’Ultimo tango a Parigi, proprio mentre il presidente del consiglio si definisce un “uomo con gli attributi” che solo per idiomatica traduzione ( dice lui) è scambiato per un tipo “balls of steel”.

Sia come sia non fa poi molta differenza.

Chi così definisce evidentemente autodenuncia un deficit, per così dire: strutturale.

E buon per noi : paese sub specie Farinetti/Della Valle che opta per il burro pur senza disdegnare una robusta dotazione di F35 che risalgono al proto industrialismo di guerra mentre gli USA in un solo decennio hanno aumentato la loro dotazione di Droni da poco più di un centinaio a ben settemila.(7000).

Vabbè , le riserve del buon vecchio acciaio qualcuno le dovrà pur smaltire. Dopo averle comprate a caro prezzo beninteso.

Restiamo pur sempre, in tendenza , burrosi e dunque pericolosamente esposti.

Ma l’uomo con gli attributi, per la serie televisiva “Ci pensa Rocco”, ci tranquillizza : “agganceremo la ripresa alla fine del 2014”.

E qui, seriosamente, m’incazzo.

Ho iniziato sto’ misero blog nel 2009 epoca in cui preso dallo sconforto “democratico”mi autopensionai per la felicità dei più, liberi ormai di farsi finalmente largo passando velocemente ,senza autocratiche verifiche, dalle file dell’ultimo alle prime del partito nuovo e finalmente “democratico”.

Ebbene da allora ogni anno che il buon Dio manda in terra c’è una testa di c…. che c’avverte che alla fine dell’anno prossimo ci agganceremo.

Ma dove? A che cosa?

E qui la questione è davvero seria perché non c’è (o non ci dovrebbe essere) remissione dei peccati a chi è troppo furbo , a chi mente sapendo di mentire senza fare assolutamente nulla di benchè minimamente concreto per reagire alla triste contingenza attuale.

Ma tu cosa faresti?

Le sento già le prefiche del partito nuovo e democratico con tutto il loro carico di costruttivismo da caserma.

Beh .

Semplice: balls of steel, cari compagni, pardon amici, pardon democratici.

Siamo un paese fondatore dell’Unione, con 65 milioni di abitanti e con una ricchezza nazionale ancora (anche procapite) assai rilevante.

Non possiamo fare a meno dell’UE, checché ne dica Grillo e qualcun altro da sinistra e dall’estrema destra.

Ma solo un emerito cretino può non sapere che l’Europa senza di noi semplicemente cessa d’esistere.

Ergo decidiamo unilateralmente(molti altri l’hanno già fatto) di andare oltre il famoso 3% del Pil, denunciando così, de facto, il banditesco patto del fiscal compact e puntiamo in cinque anni ad accrescere di molto il denominatore (Pil) tramite un piano nazionale d’investimenti opportunamente calibrato su tre , quattro settori dell’economia reale.

In questo modo abbattiamo il debito pubblico nell’unico modo possibile: tramite la crescita.
Altro che 4 miseri miliardi da recuperare tramite la svendita di pubblici beni! Altro che la querelle merdosa e infingarda sull’IMU risolta tramite un cambio di acronimo!

In altre parole ci dotiamo di un disegno/progetto generale per la crescita nelle condizione date, con un’ Europa dell’austerità che ha già fallito.

Reagiamo alla crescita esponenziale del debito invece che inseguirla invano , anno dopo anno.
E così apriamo la strada anche ad una verifica puntuale dello stock del debito , parte del quale andrà mutualizzato a lunga scadenza.
Insomma apriamo , nei fatti, un confronto su altre e nuove basi.
Sarà giovevole all’Europa intera oltre che a noi.
E non pochi ci seguiranno su questa strada.

A questo punto però davvero : cercasi balls of steel.