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Il partito liberaldemocratico.

dicembre 9, 2013

 

A caldo.

Mettiamola così: è nato in Italia un partito liberaldemocratico .

Tale partito fu già confusamente indicato da Veltroni nel 2007.

 

Sponsorizzato da Prodi e dalla Margherita in chiave di continuità con L’Ulivo.

 Sostenuto a spada tratta da quasi tutto l’ex  gruppo dirigente dei Ds convinto di torcere il generico progetto in direzione di un nuovo centro riformista, moderno  sulla scia di Blair proprio mentre il rottamatore della vecchia sinistra inglese era già sul viale del tramonto.

Si trattò, come ognuno sa, di una fusione di gruppi dirigenti.

Un partito mai davvero…partito.

 

 

Adesso la novità in effetti è arrivata.

 

L’equivoco si è sciolto.

 

Ha ragione Civati: “ questo è il vero momento fondativo del PD”.

 

Ha torto ,e lo sa naturalmente,  lo scaltro Renzi   quando afferma che : Oggi non è la fine della sinistra, è la fine di un gruppo dirigente della sinistra.”

 

Torto perché il PD nato ieri chiude a tempo indefinito la lunga esperienza della sinistra italiana per giungere , alfine all’agognato approdo liberaldemocratico.

Torto perché il gruppo dirigente della sinistra era già morto e malamente sepolto da tempo , dopo la lunga agonia conseguente alla deriva almeno decennale verso un riformismo all’acqua di rose.

Qualcuno ricorda la perorazione insistente verso  il Center-Center- Left?

 

Del resto quando si varò il primo PD i DS avevano raccolto dopo sei anni di indiscussa segreteria di Fassino(il quale diceva di sé , ho vinto tutto) solo un misero 17% .

 

 

Per conto mio avanti così non si poteva andare.

 

Per questo non fu affatto sbagliato impegnarsi per dar vita ad un nuovo progetto politico all’altezza della grande sfida neoliberista.

 

 

Si fece il contrario aderendo nella sostanza, pur tra tanti distinguo ad uso e consumo di una base inquieta, ai dis-valori  dominanti.

 

 Valga un solo esempio, per me paradigmatico: i peana innalzati senza ritegno alla flessibilità.

 

Flessibilità nel mercato del lavoro e flessibilità sociale come adattamento progressivo alle tendenze dominanti.

Tante volte, mentre già incombeva una gravissima crisi occupazionale  ci fu spiegato che un lavoro per tutta la vita , corrispondeva in realtà ad una condizione sociale avvilente.

Che si trattava di dotare le persone della capacità di competere nel mercato e nella società col coltello tra i denti.

L’un contro l’altro armato.

E che , naturalmente in seguito si sarebbero modificati e resi più efficaci meccanismi di protezione per chi soccombeva.

In seguito.

 

Tutto questo avveniva dopo che s’era ampiamente teorizzata l’idiozia secondo cui  era finita per sempre l’epoca dell’industrialismo e dunque avanti col meraviglioso  e luccicante settore del terziario avanzato.

 

Era la smaterializzazione, bellezza.

 

Mentre la Germania irrobustiva , tanto per dirne una, il suo tessuto industriale in Italia la sinistra s’incaricava di educare le masse agli imperativi della globalizzazione.

 

Per farla corta risale a  questa grande sbornia della sinistra italiana quel  PD che è alfine nato, e stavolta per davvero , ieri.

 

Adesso però non ci venite a raccontare ancora una volta  la rava e la fava di una sinistra nuova e via cantando.

 

 

In politica , lo so, non bisogna mai esser troppo apodittici.

 

E poi nessuno , adesso è in grado di prevedere gli sviluppi conseguenti alla nascita , a furor di popolo, del partito liberaldemocratico.

Gli apprendisti stregoni raccolgono comunque il risultato delle primarie aperte oltre che della strada da loro stessi imboccata.

 

In tal contesto, credo  di non esser cattivo profeta se affermo che l’idea di metter su in un tal partito, una sorta di correntone di minoranza capace di opporre una qualunque resistenza da sinistra corrisponde ad una pia illusione.

 

La battaglia d’arresto condotta da una parte del gruppo dirigente ex DS ha clamorosamente fallito. Non c’erano , già da tempo truppe disponibili per la difesa delle vecchie trincee. Che infatti sono state aggirate dalla guerra lampo (sia detto senza offesa) del giovane Renzi.  

Inutile adesso costruire una sorta di ridotto per un’estrema resistenza.

 

 

Coloro che lo facessero sarebbero facilmente additati e presto dimenticati come semplici conservatori.

 Ironia della sorte i conservatori odierni furono un tempo non troppo remoto coloro che si proponeva come  puri e duri  innovatori riformisti.

 

A tal proposito è emblematica la sconfitta subita da D’Alema ad opera di una nullità come Scalfarotto.

 

L’onda è troppo alta. Non ci sono mercoledì da leoni. L’han ben compreso gli ex dalemiani romagnoli che son passati armi e bagagli dalla sera alla mattina dalla parte del grande timoniere insieme alla Emilia-Romagna tutta.

 

A questo punto se qualcuno ancora spera in una ricostruzione a sinistra lo potrà fare solo fuori dal PD.

 

Nuove generazioni comunque.

 

In un tempo non breve.

 

Poiché potete giurarci,  il fiorentino batterà il ferro fin che è caldo ottenendo in breve tempo quei risultati (riforma elettorale e del parlamento) che non si son ottenuti in tanti anni di chiacchiera.

 

E questo va pure bene.

In seguito il confronto democratico (of course) si farà aspro sul terreno dell’economia . E lì,  forse, si potrà scorgere qualcosa che rinasce a sinistra.

 

 

 

 

PS. Altra e ben diversa cosa è la questione del governo.

Destinato comunque a durare fino al 2015.

Un  patto in tal senso si farà.

Renzi, adesso forte del  suo 70%  può permettersi d’ attendere mentre riforma, dal Parlamento, il sistema politico.