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Renzi ,chi?

gennaio 23, 2014

Prendo spunto da un’affermazione non banale di Umberto Contarello secondo cui Renzi è “un uomo che abita il suo tempo”.
Non essendo sospetto di renzismo dico subito che non mi è piaciuta la reazione altezzosa e stizzita di Freccero.

Muovo da qui per svolgere alcune considerazioni sparse.

La sola cosa che so fare, più o meno.

Non si può pretendere un saggio da un ragazzo di campagna, naturalmente.

E poi se c’è una cosa che condivido con Renzi è che anche a me, durante tutta la mia attività in politica non mi son mai piaciuti i seminari.

Forse cominciai ad odiarli (scusate la nota biografica) proprio all’inizio. Correvano i primi anni settanta e mi fu proposto dalla temuta sezione Universitaria comunista (SUC) un seminario su Karl Korsch nell’ambito di una revisione critica di Karl Marx.

Roba da portare la mano alla pistola con tutte le cose pratiche che dovevo fare e dimostrare essendo appena diventato segretario della FGCI bolognese dopo aver sbarcato il pallido lunario famigliare facendo da ultimo il netturbino.
Dovetti aggiungere, per riequilibrare in ortodossia, un altro seminario sul marxismo italiano degli anni sessanta. Badaloni and company.

Più avanti dovetti affrontare altri seminari compreso uno di due giorni presso la direzione nazionale dell’allora PCI sulla riforma del partito. Dove nonostante una lunghissima preparazione (libri e manuali) fui massacrato da quella che allora era una vera, robusta nomenclatura . Proponevo , come forse è noto ad alcuni, un partito federale e federativo anche come robusto contraltare territoriale alle logiche correntizie del tempo e al contempo un’apertura ai movimenti di allora tramite patti federativi pro-tempore.

Dopodiché decisi di mandare a cagare i seminaristi e anche tutte le occasioni in cui mi si voleva spedire in quell’istituzione totale che era la Caserma delle Frattocchie.
Per quanto forse sbagliai dato che i più svegli di me c’andavano di buon grado per “cuccare”, come si sarebbe detto più tardi in un gergo giovanile.

Ma questa è solo una prima digressione introduttiva .

Dunque siate avvertiti.

Non sarò brevissimo.

Sono brevi(solo alcune volte) coloro che hanno, non solo il dono della sintesi, ma anche studi sistematici alle spalle e dunque solide formazioni e forti (forse troppo forti ) convinzioni più o meno accademiche.

Io son solo uno che legge moltissimo e troppo e troppo in fretta dunque non affidabile come tutti gli autodidatti.

Comunque potete anche leggere dalla fine.
Dato che tendo ancora e sempre, per antico mestiere a trarre conclusioni.
Magari avventate.

Bene.

Quando si dice di Renzi che abita il suo tempo è probabile si voglia dire una cosa un pochino più fine sul suo conto che va al di là del suo essere un politico –pop, uno scaltro giovinotto che riesce a monopolizzare i media senza esclusione alcuna dopo aver citato Goldrake o come c…. si chiama.

La caratteristica del nuovo segretario va individuata , inquadrata e compresa , su di un più vasto terreno.

Non gli si può semplicemente rispondere sul piano del metodo e del merito senza aver chiara nozione del tempo attuale.

Esempio non lo si può mettere in difficoltà con i soliti metodi, peraltro largamente invisi a un sacco di gente da un sacco di tempo.

Cuperlo e la minoranza interna ancora in condizioni semi-vitali faranno benissimo a condurre una lotta politica per cambiare in qualche punto questo schifo di legge elettorale, (vedi post precedente).

Ma le battaglie d’arresto non servono se non a preparare truppe fresche, ripeto fresche , in vista di un contrattacco su tutta la linea del fronte in attesa di un’offensiva generale che non può che far perno proprio sulla critica , la più spietata , del tempo presente in cui abita Renzi , per di più senza indulgere in visioni nostalgiche/reducistiche.

Quell ’eterno presente artatamente stabilito da una post politica presuntamente anti ideologica che si traduce in una semplice amministrazione delle cose tramite governi, invariabilmente contoterzisti.

Qui , muovendo da una sinistra eventuale  forse possibile in futuro, è il punto d’attacco centrale.
Qui van radunate le forze.
Fuori dal PD.

Chiarendo che: tutti eguali, da Berlusconi a Monti, a Letta.

Calmi, non voglio riattualizzare il comitato d’affari della borghesia.

Ma certo Il tempo presente è quello della “costituzione di Davos” come ricorda la Spinelli citando Gallino.

Un tempo pienamente vissuto senza ombra di critica in tutto il PD quando si votò a mani basse sul fiscal compact e si continuò ad accettare senza batter ciglio il presupposto di Maastricth, cioè un’Europa al servizio, armi e bagagli , degli interessi pressoché esclusivi del capitale finanziario globale.

Qui cascano tutti gli asini del PD.
Nessuno escluso.

Tutti comodi ad attendere riprese, a perorare cause europeistiche perse da gran tempo nella nebbia del passato e perfettamente contrastanti con uno stato d’animo diffuso di sacrosanto scetticismo a fronte di sempre peggiori esiti sociali; comodi e pigri a cercar di scorgere lumicini in fondo al tunnel, perorando virtù e pazienza e sacrifici per abbattere il mostro del debito.

Insomma mani in mano.
Stallo totale.
Foresta pietrificata.

Da qui, da questa incredibile insipienza, da questa vergognosa inerzia politica, di pensiero e di cultura, origina il fenomento Renzi.

Del Tempo in cui, revocata la politica ci si limita ad amministrare,  Renzi è il più autentico interprete.

E’ lui il post-politico-amministratore che tuttavia per reggere sul piano dell’immagine, in Italia , come in tutta Europa deve avere ed esibire un lato accentuatamente Pop.

Non a caso il Renzi insiste alla noia per spiegare anche ai suoi detrattori che lui fa il Sindaco, s’occupa di trovare soluzioni ai problemi e poi via a snocciolare dati , numeri, proposte, obiettivi sempre invariabilmente a breve.
Subito.
Qui ora e non domani.
Molta fuffa certo.

Ma uno così non lo incastri rompendo le palle con la solita melopea sui problemi che son sempre, invariabilmente, più complessi.

E certo non la fai neppure con una semplice guerriglia parlamentare sulla legge elettorale.
La risposta/ricatto è infatti chiara e puntuale: allora andiamo a votare .
Perso per perso vi rompo il culo. (parole mie, libera interpretazione del Renzi pensiero).

Al suo sfoggio amministrativo , al suo piglio decisionista , non si può neppur rispondere, tradizionalmente, che la politica Nazionale è un’altra cosa.

Già ma che cosa esattamente è la politica nel tempo presente possono legittimamente chiedersi i cittadini sempre più incazzati?

Incazzati o depressi ma del tutto consapevoli.
Fare attenzione su questo punto.

Non v’è chi non veda i limiti strutturali (sorry per il gergo antico) di un presente eternizzato dalla costituzione di Davos, ma è ormai da tempo subentrato una sorta di “cinismo ideologico” che funziona più o meno così: “si posso capire che forse mi stai a prendere in giro , ma ne sono avvertito e accetto di venir a vedere le tue carte perché altre sul tavolo proprio non ce ne sono.”
Neppure una.

A meno che non si pensi che ciò che ho altrove e più volte definito come “riformismo col cacciavite” affascini e trascini granché mentre la disoccupazione galoppa insieme alla deflazione.

La verità, per quanto amara, risiede nel fatto incontestabile che gli oppositori di Renzi sono irrimediabilmente e pienamente coinvolti in una logica lettiana(zio e nipote) del tutto interna ad una politica di piccoli passi che rende plasticamente l’idea di un basso profilo.
Nullafacenti, in buona sostanza.

E così anche coloro che, alla fin fine, hanno liberato il genio della lampada oggi ben poco possono fare per farcelo rientrare.
Sono stati letteralmente presi d’infilata da una guerra lampo (alla quale peraltro hanno aperto un corridoio esaltando la stupenda trovata delle primarie) che li ha lasciati storditi e attoniti a cianciare di partito-comunità (cosa aberrante ai tempi del mio seminario e del tutto pericolosa ancor più oggi) o appellandosi –come ha subito fatto un giovane turco – al bene supremo dell’Unità del Partito.
Ma vai a ca……

Niente da fare.

Niente da fare dentro il Partito liberaldemocratico.

La scissione è in atto ma è silenziosa e i vuoti (anche se non ho la certezza assoluta) saranno presto riempiti da altri. Da quanti vedono nel giovane rottamatore non un semplice imitatore di Berlusconi prima maniera (ci saran anche parte di quelli) ma semmai un innovatore alla Blair in più rassicurante salsa fiorentina.

Non a caso Renzi va presso i socialisti europei in rapida tappa, paradossalmente oltre le cautele degli ex DS.
E scommetto che i democristiani del PD non avranno un bel nulla di serio da obiettare questa volta.
Un pochino di manfrina , nulla più.

Difficile fermare un treno in corsa.

Tale è il fenomeno Renzi. Che dopo tanta ammuina, può permettersi un approccio sbrigativo verso i vecchi parrucconi della politica, coloro che in queste ore stanno, verosimilmente, ordendo disegni che saranno spazzati via corum populo. Perché son anche loro dentro il presente di Renzi, ma lo abitano assai peggio, a disagio e a malincuore per via che son già o rottamati o stanchi , o , onorevolmente (chi più chi meno) han già dato tutto quello che potevano dare nel tempo ormai trascorso prima di questo.

Eh sì “prima del momento non è mai il momento e dopo il momento non è più il momento”.
In guerra , come in amore , come in politica.

Il loro momento è passato, come il mio: veloce, bruciante.

Solo che io lo so.
Loro, la maggioranza di “loro” ancora no.

Che fare?
Come diceva quel tale; beninteso un grand’uomo.
Non certo insufflar vita ad una sinistra fighetta o peggio ancora stalinista quest’ultima perorata da un matto che si crede furbo e che cerca di stupire forse illudendosi in modo del tutto subalterno , caricaturale e ridicolo di adottare in sedicesimo il metodo Renzi.
Ma questo lo dico solo per parare finte stoccate da parte di qualche cretino che non manca mai nei seguitori di blog per quanto modesti come il mio.

Si tratta di predisporre (l’ho già detto altra volta ma lo ripeto) con pazienza e molta tenacia una traversata nel deserto.

Non lo possono certo fare, in alcun modo, coloro che son dentro l’eterno presente e che vorrebbero agirlo ma non sono in grado di competere con Renzi.

L’abito di un tal presente Renzi lo indosserà sempre meglio di voi, cari ex compagni.
Che avete voluto il PD.

Fatevene, virilmente, una ragione.

Le tare del vostro passato (che è stato parzialmente anche il mio) non vi consentono d’immaginare un qualche straccio di futuro.
Siete prigionieri di un presente da altri interpretato.

In più c’è un’aggravante.
Voi avete anche da portare il fardello di tare recenti.
A differenza di me.

Voi siete “fuori” come direbbe Crozza/Brigliatore.
Non siete al Top del Pop.

Siete rimasti in una sacca fangosa dopo che l’acqua dell’alluvione che avete provocato volendo legittimarvi agli occhi di ciò che chiamerei “il mondano europeo” s’è ormai ritirata.

Poco ossigeno.

Quasi niente.

Calci nei coglioni . Magari sì.

Fatto male?

Ma no.
Non tanto .
Giusto un pochino.

Tattica perdente.
Il “ragazzo” vi fotte.

Ergo bisogna solo confidare, ed io confido in effetti, in una offensiva che a partire dalle prossime elezioni europee comprenda una resipiscenza popolare che respinga , almeno in prospettiva, tanto la logica amministrativante(parola inventata) dello stato di cose presente, quanto la deriva populista.

Una logica contro la governabilità nel quadro di banditesche, truffaldine compatibilità.
Contro la stabilita dei cimiteri sociali.
Contro un paradigma liberale e democratico che ha clamorosamente fallito alla prova dei fatti e della storia recente.

Lasciare quest’approccio alla destra populista è peggio che un crimine , è un errore politico e strategico di portata drammatica.

Non perché fummo comunisti (Veltroni a parte, ca va sans dire) dobbiamo accettare di rinunciare ad ogni critica radicale alla democrazia.

Prima di ogni altra cosa significherebbe abbandonare ogni idea di democrazia.

Infatti ,ecco l’autodidatta : “ Se come suggeriscono le riflessioni di Spinoza e Tocqueville, le democrazie tendono cateconticamente verso dei principi antitetici alla democrazia, allora un esame critico di questi principi e delle formazioni politiche animate da essi è cruciale per il progetto di una rifondazione o di una riscoperta della democrazia”

Appunto di ciò ero convinto quando ancora pensavo di poter aderire ad un partito nuovo che si definiva, alfine : democratico.

Capii presto che si trattava solo di una vulgata liberale per fuggire dalla sinistra.

Una pura e semplice volgarità.
Dippiù . Per molti una mera , strumentale viltà.

Adesso si tratta di fare dell’antipolitica rispetto alla post politica attuale (il tempo di Renzi), con un progetto e una teoria di sostegno.
Sissignore.
Teoria.
Teoria critica della democrazia.

Di nuovo l’autodidatta, vi ricorda con parole non sue ma con totale umiltà/ presunzione, che sempre le teorie: “sono imprese antipolitiche nella misura in cui ciascuna di esse destabilizza il significato senza proporre codici o istituzioni alternativi, ma possono svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere un regime democratico esistente, ringiovanendolo.”

In altri termini può accadere ( a mio avviso sta accadendo) che la democrazia possa “richiedere da parte della teoria una scorta di critiche irrealizzabili e ideali irraggiungibili”.

Chiaro?
No?

Beh , mettiamola così: non perché si è sbagliato si deve rinunciare al rischio di sbagliare ancora. Poiché per questa via (mia irriducibile convinzione) si rende possibile un futuro migliore rispetto ad un oppressivo presente anche se questo è certamente denso di possibilità per una minoranza del corpo sociale e per quei leader post politici che si pongono all’altezza di razionalizzare a posteriori e raccogliere ampio consenso intorno a conglomerati d’interesse antisociali in assenza di opinioni consapevoli ,aggiornate , critiche e contrarie.

Conclusione provvisoria corrispondente ad una prosaica caduta.

O si cambia ,con un progetto popolare da sinistra democratica  non liberal/liberista e non populista (sissignore: si può fareeee!) il campo di gioco, oppure Renzi e non più Renzi.

O chi per lui, dopo di lui.

PS. Dato il versamento di sangue necessario all’impresa consiglio di non usare guanti bianchi.
PS1. Sangue metaforico , ovvio. Si sa mai…qualche cretino….

(fine prima puntata)

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La grande bellezza.

gennaio 20, 2014

Premetto che non leggo un quotidiano da qualche tempo.
Oggi, tuttavia, il dolce e asprigno veleno della politica mi ha ricontagiato.
Confesso che ho seguito tramite yuodem la direzione del PD.
Un vero spettacolo.

Renzi esordisce in modo chiaro: “o così o pomì”.

In effetti dopo aver ricevuto un mandato aperto (tre ipotesi) a trattare un progetto di riforma elettorale e costituzionale dalla stessa Direzione di qualche giorno addietro è ovvio e normale che oggi si doveva decidere l’intero e completo pacchetto su cui c’è l’accordo non solo di Berlusconi ma anche di Alfano e rimasugli vari dopo che Grillo ha fatto il favore di emettere il suo niet.

Per ciò Cuperlo nonostante obiezioni fondate non aveva , in partenza , alcuna seria possibilità.

Per la verità non le ha mai davvero avute.

Anzi con la sua candidatura non ha fatto altro che legittimare la “dittatura” di Renzi.

Insieme a tutti quelli che si sono inchinati (gradi novanta) alla logica fuorviante , anzi democraticamente devastante delle primarie.
Che mai , dico mai, hanno funzionato se non in forma plebiscitaria.

Non voglio fare riferimenti storici , ma basterebbe poco a dimostrare la corruzione civile , etica e morale delle logiche plebiscitarie.

Ma così è andato il mondo del PD.

Partito liberaldemocratico-liberista con forte propensione decisionista e qualche sfumatura autoritaria almeno in nuce.

Inutile, anzi patetico, che alla venticinquesima ora Cuperlo sollevi il velo dell’ipocrisia primariesca chiedendosi a cosa serve la Direzione.

Caro Gianni ma è del tutto evidente (come dite sempre voi da gran tempo alla Direzione) che la Direzione non serve a nulla.

Dopo le primarie Renzi può tutto.

Salvo nuove primarie.

Che peraltro stravincerebbe.

Non a caso una tipa in chiusura di discussione esordisce al modo tipico (chiedo scusa per la rozzezza) del popolo bue : “anche un moscerino come me sta qui grazie a Matteo”.

Eh già.

Molti moscerini corrispondono a un vuoto di classe dirigente.
Ad un vuoto di confronto rigoroso su contenuti/ programmi / progetti /visioni.
Un vuoto riempito da una leadership (o uomo) forte.

Punto.

Comunque chapeau a Renzi.

La sua guerra lampo ha avuto , al momento, pieno successo.
Al punto che sfida Cuperlo a votare contro. Con violenta e crudele arroganza.

Ma non c’è stato alcun voto contrario.
Festa finita.
E, francamente a questo punto, ben gli sta alle vecchie oligarchie abbarbicate ad un tempo che non ha più alcun tempo.

Mi resta piuttosto da capire cosa voglia Alfano.
Le preferenze?
Bah.

Come direbbe Crozza/Razzi : “ma non credo… anche perchè”…

Anche perché una legge elettorale così concepita resiste abbastanza alla logica delle preferenze che peraltro personalmente aborro.

Non a caso il furbo fiorentino spiega che si può parlare di collegi plurinominali.

Dunque : cazzo volete?

Tra l’altro Angelino alle prossime politiche non andrà giocoforza con Berlusconi. Pensa, evidentemente (ammesso che pensi) ad una coalizione di centro inevitabilmente destinata a slittare, in un modo o in un altro, verso il PD renziano assieme a pezzi dell’attuale Forza Italia.

Insomma cari democratici non più di sinistra , il faro è Renzi.
In un modo o in un altro.

Quanto al resto dell’argomentazione di Cuperlo, l’ho trovato dignitoso ma anch’esso inefficace.
Perché non puoi agitare troppo lo spauracchio della Corte Costituzionale devi dire la tua in modo netto. Ma lo devi dire in tempo utile.

Esempio è una vera indecenza che si attribuisca un sostanziosissimo premio di maggioranza raggiungendo solo il 35%.
E allora togli, tempestivamente (se ci riesci) dal mandato a trattare questa percentuale.

Ma indecenza ancor più grande e grave e gravida di conseguenze è liquidare qualsivoglia autonomia politica all’infuori del bipolarismo ferreo che in realtà diventa bipartitismo puro e duro.

Tale è la logica di uno sbarramento all’8%.

Quanti sono gli elettori tagliati fuori da qualsiasi rappresentanza politica sia pure ipotetica?
Tre o quattro milioni?
Tanti comunque.
Troppi, insieme a me.

Su questo solo punto chi si ritiene ancora uomo /donna di sinistra avrebbe dovuto porre un ferreo veto fin dall’inizio.

Ma in realtà il dado è tratto nel PD.
Per sempre.

Lo ha spiegato bene Veltroni.
Serve una democrazia che decide .
Punto.

Frega niente la rappresentanza politica.

Ed è proprio da qui, da questo realismo/spiritualismo ultramaggioritario che è destinato a proseguire lo sfaldamento della democrazia.

La corruzione del regime democratico tuttavia ha cause ben più profonde e lontane nel tempo ormai.

Roba di cui, per definizione non si può discutere nel partito liberaldemocratico.

Risale al tempo in cui si dichiarò la morte delle ideologie lasciando in campo una sola ideologia.

Il totalitarismo ideologico che ci ha accompagnato negli ultimi vent’anni.

Puoi fare la legge elettorale che vuoi in vigenza del pensiero unico.

Cambia nulla nella fiducia dei cittadini nella politica se non sono in campo contrapposte visioni del mondo.

Ed è questo il grande vuoto di , e per, Renzi.

La sua “grande bellezza” che risalta a fronte dei pallidi riformisti provenienti dai DS che oggi s’appecoronano con il consueto , bavoso opportunismo di fronte al giovane leader.
NdA. Chi ha seguito la discussione odierna può intuire di chi parlo.

Il paradosso, e non a caso, è che solo un vecchio democristiano come Marini che pur appoggiando, con pragmatico realismo, la proposta complessiva di Renzi sulla legge elettorale intuisce il vero enorme problema: l’assenza di un disegno politico in grado di risollevare speranze e fiducia a partire dall’economia, e non, aggiungo io, dalle geometrie elettorali.

Tutto alquanto triste.
In attesa del job acts.

PS. Beninteso Renzi a parte la Grande bellezza è un gran bel film.