Archive for marzo 2014

Voto politico.

marzo 29, 2014

Dopo la lunga e circostanziata intervista /monologo del Presidente del Consiglio al compiacente Mentana si staglia chiaramente il progetto politico-istituzionale di Renzi.

La sua idea è quella , per sua stessa ammissione, di andare verso un sistema bipartitico come negli USA.

Con la sola , ma stravolgente , differenza che non esisterà più il Senato che negli Usa costituisce il più autorevole ed elettivo contrappeso al sistema presidenziale. Insieme alle elezioni di mezzo termine.
E varie altre cosette.

In buona sostanza Renzi, sulle ceneri di una classe politica sputtanata, immagina e persegue con tenacia e coerenza un disegno presidenzialista de facto in continuità col preclaro sistema già immaginato e indicato nel piano di Rinascita democratica.

E non mi s’accusi di complottismo fuori stagione senza prima aver riletto il piano che fu attribuito a Licio Gelli.
Un piano in sé non scopertamente eversivo, semplicemente e modernamente tecnocratico e presidenzialista all’italiana con suggestioni sudamericane anni ‘70/’80 del secolo scorso.

Un piano che Renzi persegue con granitica determinazione senza che ciò assuma il significato di una contiguità con quello originario.

Renzi è un pragmatico. Si tratta di “eliminare” (il termine è suo , più volte ripetuto) una parte della classe politica togliendo di mezzo oltre al senato anche le Provincie .

La parte residua è destinata a votare a furor di popolo, sovrano e incazzato, i provvedimenti del premier, il cui nome sarà stampato sulla scheda elettorale.
Alla Camera i deputati saranno eletti sulla base della nomina del premier e del suo comitato elettorale costituito dall’attuale PD.

Quello che all’imprenditore Berlusconi (con tessera P2), non è riuscito riuscirà a Renzi politico.

Avremo dunque in Italia un quadro istituzionale assolutamente originale , quale non esiste in alcun paese al mondo.

Ci s’accorgerà dell’irrimediabile malanno a cose fatte.

Ma sarà tardi alquanto.

Una prima prova generale avverrà il 25 maggio, laddove nel duello Grillo/Renzi il primo è inevitabilmente destinato a soccombere.

Forza Italia infatti sta rapidamente e rovinosamente slittando verso Renzi come già è avvenuto con l’abbondante contributo alle elezioni primarie aperte.

Per il resto Renzi marcia spedito, contro gufi, rosiconi, e disfattisti.

Spiega, senza assumere alcun concreto impegno sul fiscal compact (roba che gli italiani non capiscono e cambiano canale, dice Lui), che le politiche d’austerità non hanno evidentemente funzionato se è vero , com’è vero, che dopo i due governi Monti e Letta il debito pubblico non ha fatto che aumentare.

Come dargli torto?

Non lo farò certo io che ho argomentato per il lungo e per il largo contro il fiscal compact e il pareggio di bilancio in costituzione.

Certo non possono farlo tutti quei democratici che accolsero Monti con le fanfare come il Super Mario salvatore della patria.

Puri e semplici opportunisti senza visione alcuna che si credevano furbi e che si vedono oggi piegati sotto il tallone di Renzi che spiega loro quanto furono fessi.

E ben gli sta .
Per quanto mi riguarda.

Renzi è bravo ed è giusto che infierisca su quella masnada di ipocriti che misero le ali ai piedi, in fuga da ogni sinistra, per approdare al PD. Personalmente , solo su questo aspetto , lo applaudo pur senza calore.

Il monologo di cui m’occupo è poi proseguito con il Premier Presidenziale che glissa abilmente sugli F35 .

L’uomo della nuova provvidenza s’inceppa solo un pochino quando deve giustificare l’enorme aumento della precarietà attuato con il decreto a tutele decrescenti sull’apprendistato sottoscritto dal volenteroso Poletti.

Poletti , il quale è stato reclutato apposta in virtù della sua paciosa, rassicurante facciona emiliana.
Renzi dixit, peraltro.
Bisogna coltivare i rapporti umani.
Non è vero?
E ci vuol la persona adatta.
Certo non lo era, lombrosianamente, l’arcigna Fornero.
Del resto l’imolese è uno che ha cominciato a lavorare a 6 anni, come non manca di ribadire ogni due per tre.
Mica cazzi.

Cerca poi , il Presidentissimo, di riprendersi – complici giornalisti, stonati dal profluvio monologante- (vero Damilano?) sviando il discorso sul famoso e ancora mai visto contratto unico a “tutele crescenti”.

Roba che si vedrà con apposita legge delega.
Quindi in un non prossimo futuro.

Per la serie : prendiamoci un pochino di tempo per vedere come predisporre un utile grimaldello per scassare definitivamente un sindacato che già non appare in grande forma.

Ben gli sta .
Anche alla Camusso che, con rispetto parlando, arriva dopo la puzza.

Insomma il ragazzo è sveglio assai.
Sa quel che vuole e lo dice apertamente.
Qui comando io.
Punto.

Perché voi , sottinteso democratici del mio partito, fate schifo, siete sepolcri imbiancati, lo ha detto anche il Papa, dunque non cercate neppure di mettervi di traverso o il popolo, su mio suadente suggerimento, vi travolgerà.

Un po’ tranchant.
D’accordo.

Ma a me sembra che così stiano le cose.
All’osso.

Non vedo opposizione intelligente capace di raccogliere il guanto di sfida che Renzi ha ormai lanciato , a suon di sonori schiaffoni, quasi il perseguimento di una soluzione finale, verso una classe politica composta di pelandroni e incapaci e per di più dediti a conservare annose rendite.

Esemplare la vicenda del Senato.

Nessuno, con un minimo d’attributi, che s’alzi a spiegare che la soluzione Renzi è un’immonda cazzata funzionale esclusivamente al suo disegno.

Nessuno che cerchi di spiegare che forse una Camera alta con compiti ben definiti, di indirizzo e magari d’indagine sociale, priva di funzioni legislative vere e proprie non configurerebbe affatto un bicameralismo perfetto ma semmai la continuità di una nazione e di una Repubblica della cui costruzione storica e retroterra culturale va mantenuta e tramandata memoria. Nel bene e nel male.

Oppure qualcheduno che s’opponga alla stupidaggine assoluta di sostituire le provincie con aree metropolitane guidate dal sindaco eletto nella sola città capoluogo e che dunque non avrà alcun interesse ad occuparsi del resto del territorio dove risiedono cittadini che non avranno alcuna voce in capitolo.

Una roba che grida vendetta all’efficienza amministrativa, al buon governo e tout court all’intelligenza.

Vabbè , questo in sintesi.
Estrema e rozza.
Ma che volete, non sarò certo io a indossare guanti bianchi di fronte all’estrema franchezza , persino lodevole , promanante dal Renzi pensiero.

Intendiamoci.
Renzi, a bocce ferme, è destinato a vincere su tutta la linea.
Solo che a me la linea non piace.
Né tanto né poco.

Ergo?
Resta, nel breve, un’unica possibilità : provare con Tsipras alle europee.
E vedere se da cosa nasce cosa.

Molto difficile .
Inutile negarlo.
Quella lista che non a caso non viene neppur citata di sguincio nell’appecoronamento di tutta la stampa italiana.

Certo non aiuta l’accapigliarsi sui social network su pinzillacchere (direbbe Renzi) tipo le candidature o l’apertura , più che opportuna, al M5S.

Manica di deficienti.

A questo punto bisogna solo sperare in una resipiscenza pre- mortem di Forza Italia di cui già s’avverte qualche segno, per sbarrare il passo a Renzi?

Ma siam pazzi?
Direbbe quello.

Almeno si ingaggi una battaglia politica per un’altra Europa incalzando Renzi sul suo stesso terreno, quello appunto della politica, in vista del semestre europeo.

Questo va fatto.
Al resto si penserà dopo.

Sì, perché il Premier/Presidente, furbo di tre cotte, per non pagar dazio afferma che non son importanti i numeri (del fiscal compact) bensì riportare la politica alla guida dell’Europa.

Beh , allora conviene dare un voto politico par exellence: IL GRECO.

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Voto utile.

marzo 26, 2014

Non credo di esagerare se affermo che la prossime elezioni europee avranno, forse per la prima volta, un peso rilevante del definire il destino stesso dell’attuale Unione Europea.

Nel passato in Italia come altrove i temi europei sono sempre passati in secondo piano nelle contese elettorali europee.

Stavolta invece , in virtù (si fa per dire) delle politiche austeritarie in vigore che hanno messo in ginocchio a tempo indefinito le economie di molti paesi e che di fatto mettono in discussione l’intero processo politico di costruzione dell’edificio europeo, l’attenzione dell’opinione pubblica appare assai più elevata.

Il rischio evidente e concreto è che si attui, insieme ad un forte astensionismo, una sorta di referendum pro o contro l’Unione Europea in quanto tale.

Se l’Europa è questa beh allora è meglio affossarla, magari insieme all’Euro.
Tale è lo stato d’animo, purtroppo ben giustificato, alla luce dei disastrosi risultati, di settori assai rilevanti dell’elettorato dei paesi dell’Unione.

L’unico modo per arrestare un euroscetticismo ormai dilagante caratterizzato in Francia come altrove da un ritorno di fiamma dei nazionalismi e, specie nell’est europeo, da suggestioni autoritarie e parafasciste è quello di ammettere un fallimento.
Come condizione per ripartire.
Precisamente il fallimento del lungo processo che iniziò con la dichiarazione di Laeken, in Belgio sul “futuro dell’Unione” nel 2001 e che proseguì l’anno successivo con la Convenzione Europea per le riforme istituzionali.

L’Idea era quella, nientemeno, che di dare una Costituzione all’Europa, consapevoli che un’unione economica tramite la costruzione di un mercato europeo e l’avvento della moneta unica unitamente all’allargamento previsto dopo la riunificazione tedesca presupponeva una riforma profonda delle istituzioni europee.

Quel processo è miseramente fallito.

Un fallimento sancito dal trattato di Lisbona nel quale anche l’asse Franco –tedesco, che più aveva trainato speranze e illusioni sul nuovo assetto istituzionale, s’era da tempo reso latitante.

La situazione attuale è troppo nota perché vi si debba ritornare nel dettaglio.

La si riassume comunque in una totale quanto stupefacente subalternità dell’intera classe politica europea alle politiche neoliberiste e monetariste giunte fino a imporre quell’aberrazione economica e sociale che va sotto il nome di fiscal compact.

Una camicia di forza imposta su qualsiasi prospettiva di crescita e sviluppo a medio e lungo termine.

L’esatto opposto di ciò che s’era solennemente dichiarato in termini di obiettivi a Lisbona 1, laddove si proclamava l’obiettivo di fare dell’Europa lo spazio economico più competitivo al mondo , con nuovi e migliori posti di lavoro e con uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile.
Parole,che si son rilevate pura propaganda.

L’attuale andazzo guidato dagli interessi della Germania, basato esclusivamente sul rigore di bilancio, dettagliato in folli regoli di austerità tradotte in ulteriore deregolazione del mercato del lavoro, in tagli costanti e progressivi alla spesa pubblica, s’è tradotto in bassa crescita,alta disoccupazione , netto aumento del debito pubblico , redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto, impoverimento di tutta la classe media.

L’opposizione a queste politiche non c’è di fatto stata per la semplice ragione che fallito il processo di costituzionalizzazione dell’Europa ogni governo, non solo del nord Europa, pensava di trarne un qualche vantaggio marginale sulla scia della centralità della Germania .

Insomma ad un certo punto s’è verificata una sorta di tana libera tutti.

La Germania ne ha giustamente , dal suo punto di vista , profittato facendosi pagare a caro prezzo la rinuncia al marco tedesco.

Si rischia così, grazie anche ad un allargamento improvvisato e frettoloso fortemente consigliato dagli USA che hanno interesse ad espandere la Nato verso est, di tornare indietro nel tempo , all’epoca della vecchia Europa delle nazioni.

Faccio quest’affermazione apparentemente azzardata – permanendo comunque una rete fitta di legami intergovernativi sanciti nei trattati e tradotti nella pratica da un’altrettanto fitta trama di relazioni istituzionalizzate – poiché ho ben pochi dubbi, che dopo una avanzata delle forze di destra, euroscettiche e nazionaliste, diventa inevitabile la discesa su di un piano inclinato in fondo al quale non si troverà nulla di buono.

Il primo atto sarà la chiusura a difesa dell’Europa che c’è da parte delle principali forze europee: PPE e PSE.

Una grande coalizione corrispondente ad un arrocco senza serie prospettive di cambiamento dati i rapporti di forza tra i singoli stati. Vi sarà una certa dose di maquillage. Nulla più.
La Germania e il PPE avranno sempre la forza politica e la “potenza” per diluire , come fino ad ora è avvenuto, le richieste di allentamento delle politiche austeritarie da parte del PSE.

Un PSE che non ha contestato in radice e per tempo queste politiche e che anzi le ha di fatto supportate troppo a lungo sulla base di una divisione interna esattamente coincidente con gli interessi delle varie nazionalità.

E’ in una tale impasse che la Germania ha potuto dettar la propria legge quasi avesse prevalso anche nella psicologia della sua classe dirigente una sorta di Quarto Reich economico tedesco.

Guardiamo all’Italia in questo contesto.

Solo adesso che s’avvicinano le elezioni ci s’accorge che il patto fiscale è un anacronismo da superare. Si chiude la stalla, a parole, quando ormai i buoi sono in libertà.

Intanto , senza batter ciglio, s’è messo in costituzione il bilancio in pareggio e prima ancora s’è distrutto il sistema pubblico di previdenza sociale, col bel risultato d’aver portato la disoccupazione e la povertà (relativa e assoluta) a livelli intollerabili con un contemporaneo e netto aumento del debito pubblico.

Un capolavoro d’idiozia sullo stile montiano.

A questo punto c’è bisogno di provare ad affermare un’alternativa all’Europa che c’è, per salvare la stessa idea di Europa.

Una terza via, tra distruzione di qualsiasi possibile patto sociale e ri-avvento dell’Europa delle nazioni.

Questa strada la vedo descritta nei dieci punti che formano la piattaforma politica per la candidatura di Tsipras alla presidenza della Commissione europea.

Non la vedo altrettanto nettamente altrove.

Lo stesso PSE ha bisogno di un’alleanza europeista a sinistra se davvero ritiene di rovesciare indietro le politiche neoliberiste.

Così come, in Italia il M5S ha bisogno di tradurre in risultati, anche in termini di più vaste alleanze europee, le proprie istanze di cambiamento. E bene ha fatto Barbara Spinelli ad aprire una tal prospettiva ,e comunque andare a vedere le carte di Grillo.

Non capisco dove stia lo scandalo, dopo che Grillo ha rifiutato il reiterato invito della Le Pen.

Non vedo perché la lista italiana di Tsipras dovrebbe rinunciare a far politica , a cercare di produrre risultati politici relazionandosi con una forza magmatica come il Ms5 che, al di là della propaganda, non ha ancora imboccato una sua via per l’Europa.

C’è bisogno di mettere in campo una massa critica sufficiente ad influenzare il PSE e tutte le altre residue forze europeiste, nel momento in cui un intero ciclo europeo s’è concluso e un altro, inevitabilmente dopo molte convulsioni, s’aprirà.

Si tratta di vedere quale sarà la direzione di marcia.

Ad influenzarla è necessario un voto utile.

Non ne vedo uno più utile di quello per la lista del greco.

Renzi chi? 2

marzo 13, 2014

Ieri grande spettacolo.
L’ho seguito in diretta.
Fantastico, l’esordio.
Legge elettorale: fatto.
Mica vero. Deve andare al senato laddove anche secondo molte voci del PD deve essere migliorata. Già, vedremo. Poi tornerà alla camera , che magari la migliora ancora.
Dunque siamo  di là da venire. Per quanto il patto con Berlusconi a mio avviso reggerà. Se parte del PD verrà a mancare arriverà il soccorso azzurro. Il che vale peraltro anche per tutti gli altri provvedimenti che al momento sono, in gran parte, solo intenzioni.
Il cosiddetto job acts, ad esempio ha bisogno di una legge delega. Chi ha un minimo di consuetudine con il lavoro parlamentare sa che i tempi necessari son piuttosto lunghi.

Ma non è importante.

L’importante è stupire.
Colpire l’immaginazione collettiva e mobilitarla contri cattivi disfattisti.

I “cento giorni di lotta durissima” contro tutti i pantofolai conservatori son riassunti in quella Katana retta da mani, evidentemente femminili, che ricordano l’eroina di Kill Bill.

Per la serie lasciatemi lavorare o vi faccio il culo a strisce.
Ancora fantastico.
I disfattisti d’ogni colore , foggia e dimensioni, son avvertiti.

D’ora in poi c’è una “profonda sintonia” non solo con Berlusconi, ma direttamente con quel popolo che riceverà in media 80 euro netti al mese.
Sempre che la revisione della spesa e il rapporto deficit /Pil lo consentano effettivamente.
E qui siam nella nebbia più fitta: 3% o 2,6%.?

Ma anche questo conta il giusto.
L’impeto renziano è tale da scaraventare il cuore oltre ogni ostacolo.
Insomma: marciare non marcire.
Intanto verso le elezioni europee.

E’ questo volontarismo radicale che piace, e piace molto dopo la lunga stagione, caratterizzata da un riformismo puramente declamatorio e in fin dei conti teologico, nella quale non si muoveva foglia nella morta gora della politica italiana.

La Katana calerà sulle teste imparruccate senza pietà.
Operazione d’igiene pubblica.
Robespierre.
Altro che Grillo.

La fanatizzazione dei propri seguaci , tanti e diversi, in buona e cattiva fede, farà il resto.

Disfattismo e sabotaggio, appunto non devono esser tollerati nei “cento giorni di lotta durissima”.

La critica viene assimilata, quasi spontaneamente di fronte al ciclone Renzi, al suo coraggio superumano e alla sua impavida tenacia, nei termini del tradimento in zona di guerra.

Taci. Il nemico t’ascolta.

L’altra sera ho rivisto Contarello in tivvù.
Diverso nei toni e nei modi da quel che avevo notato con interesse nel mio ultimo post.

Molto diverso.

L’intellettuale ormai iscritto alla lista dell’arruolamento volontario nella guardia nazionale abbandona i toni dialoganti e il fare analitico e chiede al povero malcapitato, volontario anch’esso nell’esercito di Grillo, di rispondere a una semplice domanda con un sì o con un no:
“Ma tu vuoi governare?”

Il poveretto la prende alla larga e mal gliene incoglie.

Eh sì.
Tale è il climax suscitato dall’apparizione del giovane leader su di una scena politica devastata da gran tempo.

Signori, qui si fa l’Italia o si m-u-o-r-e.

Son Renzi: l’ultima spiaggia.
O mi seguite o muoia sansone con tutti i filistei.

Insomma il solco è tracciato.
Non resta che difenderlo dai parassiti che possono infestarlo.

In primo luogo dai nemici interni , da coloro che non hanno ancora capito che il PD è un comitato elettorale sempre più trasversale , reso tale dall’enorme boiata delle primarie aperte. Vero grimaldello per concludere, alfine, la triste e breve storia del PD come partito.

Il partito son io. E voi non contate un cazzo.

Tale è il leader che vi siete scelti cari democratici.

E adesso siete tutti indistintamente ostaggi della sintonia tra leader e popolo. Fin che dura.

E il leader , a mio avviso è bravo,molto abile nell’interpretare il suo ruolo.

D’altra parte la breccia è stata aperta proprio dalla totale , umiliante acquiescenza del PD , della sua classe dirigente all’intero, nell’accogliere a capo chino e senza colpo ferire i dettami di un’austerità a senso unico.
E’ il governo Monti che ha disboscato la giungla del Welfare con l’aiuto del PD e dei sindacati smantellando d’un colpo il sistema previdenziale e costituzionalizzando dalla sera alla mattina il pareggio di bilancio.

Dopo la Thacher, oltre la destra e la sinistra, venne Blair. Dopo Monti e Letta arriva Renzi con un’autostrada aperta davanti alla propria “smisurata” ambizione.

E al momento non ci son santi.

L’ascesa è irresistibile.

O qualcuno ha in animo d’opporsi ai dieci miliardi da distribuire ai dieci milioni? O magari d’opporsi alla tassazione della rendita finanziaria e poco importa che vi sia dentro anche il risparmio.

Tra il nulla di Letta e il poco ma subito di Renzi non c’è gara alcuna.
A parte che 80 euro su meno di 1500 non son percentuale irrisoria.

Che poi Renzi raschi il barile sul quale altri prima di lui avevano appena cominciato a deporre un leggerissimo strato di grasso, non rileva.
L’acqua passata non macina più.

Poi vedremo quanto grasso vi sarà in concreto.

Ripeto che a questo punto importa poco.

Si procede a tappe forzate vincendo ogni inerzia.
Ad annuncio segue annuncio. Si batte il tamburo dei cento giorni.
Qualcosa rimarrà.

Nell’ambito di una situazione sociale disperante per tantissimi quel qualcosa, per l’intanto, basterà .

E poi?
Poi si vedrà.

Il leader è uomo politico di razza nuova.

Affonda il coltello nel burro di una lunghissima stagione di riformismo imbelle. Nel lungo declino di una sinistra disossata nei suoi principi , valori e ideali di riferimento.

Passo dopo passo.

Non ha pretese di progettualità, di visioni del mondo, di politica intesa come capacità d’antivedere le potenzialità e le concrete possibilità che pur s’aprono nella conclamata crisi delle politiche austeritarie.

Tutta roba vecchia.
I balocchi di una sinistra d’antan che s’è auto rottamata aderendo nei fatti alle politiche neoliberiste.

Nessuno speri di battere o anche solo mettere in difficoltà il Leader sul suo stesso terreno.

Nessuno però s’illuda che su quel terreno , oltre ogni destra e ogni sinistra, si possa anche solo lontanamente riscattare il destino di un paese da troppo tempo avviato su di un piano inclinato.
Nessuno s’illuda, ancora una volta dopo Berlusconi, che un uomo solo al comando possa incidere su modelli di governo sempre più caratterizzati dalla loro natura tecnica e contoterzista.

Lo si vedrà tra non molto. Dopo il semestre europeo che, se non sbaglio, Renzi cercherà di gestire all’attacco, stupendo ancora una volta ciò che resta(molto poco) di sinistra nel PD.

Poi a fine anno si tireranno le reti in barca.
Non sarà una pesca miracolosa.

E forse si comincerà a capire che un leader col piglio da amministratore delegato alla Marchionne , per quanto abile, non basta.
Si comincerà, almeno lo spero, a capire che senza un progetto politico alternativo all’Europa attuale non è semplicemente possibile, neppure adottando una prospettiva di medio-lungo periodo, cavarsi dai guai.

A meno che, tanto per dirne una, non vi sia qualche folle che ritiene realistico raggiungere entro il 2020 l’obiettivo del 60% tra debito e Pil imposto dal fiscal compact.

Tanto più, aggiungo, lo si capirà se la lista Tsipras otterrà un successo non meramente di bandiera avanzando l’idea che un’altra Europa è non solo possibile ma necessaria e urgente, specie in Italia.
In Italia dove s’è pestata tanta acqua nel mortaio, e dove adesso non ci si può accontentare di dar calci al vento. Per quanto spettacolari.