Archive for maggio 2014

Partito unico.

maggio 26, 2014

L’analisi del voto la farà qualcun altro.

Domani i giornali ne saranno pieni.

A caldo , vado al grosso .
Senza neppure aver preso visione nel dettaglio dell’andamento elettorale contrada per contrada.

Lascio agli specialisti questo compito.

La mia previsione per le elezioni europee è confermata.
In Europa Schulz sarebbe arrivato secondo , e così è stato.
In Italia Grillo sarebbe arrivato secondo , e così è stato.

In Europa si sarebbero riprodotte le larghe intese a fronte del populismo di destra montante , e così sarà.
Non è affatto detto che Schulz non sarà presidente della Commissione.
Anzi.
Ho già spiegato che il trattato di Lisbona, secondo cui bisogna tener conto del risultato del voto, può esser interpretato con larghi margini.
Così sarà.
Secondo me.

Alla Merkel Schulz fa gioco.

E lo giocherà abilmente insieme a Renzi l’azionista di maggioranza nel PSE e l’unico , per comune fede ex democristiana e per il plebiscito ottenuto in Italia , in grado di interloquire autorevolmente con la Cancelliera.

Situazione complessa e del tutto nuova ,comunque.

Nella quale si tratta di vedere quanto e come potrà giocare le sue carte una sinistra europea che globalmente ,con Tsipras , ha ottenuto un buon(relativo) risultato.

Ma veniamo all’Italia.

Renzi ha vinto al di là delle sue aspettative .
Hanno concorso più fattori.

1)L’idiozia di Grillo.
E non la sto ad illustrare.
Non ce n’è bisogno.

2) Il patto di ferro raggiunto al Nazzareno che immagino concepito così: “Caro Silvio con tutta la stima, il massimo che posso fare di fronte ai tuoi numerosi guai, è non interferire, astenendomi da un qualsiasi giudizio e attacco politico diretto; dirò semplicemente e sempre che non mi occupo di queste cose che sono di esclusiva competenza della magistratura. A maggior ragione lo farò dato, che tu appoggerai in parlamento senza troppo interferire la mia proposta di riforma costituzionale. Su quella elettorale puoi sempre mugugnare un pochino , ma insomma … Ci siam capiti.”

Risposta: “sai che ti ho sempre stimato, fin da quel primo incontro ad Arcore, mica sei un erede dei comunisti, cerca di capire la mia situazione , ho tutti i PM di sinistra alle calcagna, e comunque la tua proposta di riforma, in fondo, è sempre stata più o meno anche la mia. E poi , ormai quel che potevo fare l’ho fatto , adesso è in gioco il mio personale destino”.

Insomma ,oltre all’idiozia di Grillo , Renzi ha potuto contare su un trasloco ,”en masse”, di elettori di Forza Italia(gli stessi che gli hanno consentito di vincere le primarie aperte) con il tacito silenzio/assenso dello stesso Berlusconi che lo considera a torto o a ragione il suo erede. E comunque gli conviene considerarlo così. Dato che deve salvarsi il culo.

Anche se le cose non stanno esattamente così.

Renzi non è banalmente l’erede di Berlusconi.

Ne ho già scritto a lungo.

Renzi è qualcosa di qualitativamente nuovo: un interprete del nostro tempo, (maltempo), uno che non ha le remore morali di Berlusconi che magari soffre (si convince egoicamente di soffrire ) se qualcuno l’abbandona.

No, Renzi è uno che pugnala Letta dalla sera alla mattina (nottetempo) , rottama malamente il riformista col cacciavite Bersani e va per la sua strada .

Dritto come un fuso.

Grillo, il pollastro starnazzante, col suo appello populistico non ha fatto altro che tirargli la volata.

Non immagino Renzi senza il Grillo parlante e urlante.

Il populismo grillesco non è nulla a fronte del più perspicuo e venefico populismo di governo di Renzi, il quale non conosce ritegno, se è vero che nei cedolini delle buste paga c’è la voce “bonus Renzi”.
Non so se sia effettivamente vero perché mi sembra un’enormità.
Ma sembra di sì.

Resta che Renzi è uno che ci mette la faccia.

Faccia come il culo.
Ma sempre faccia.

Tra l’altro adesso ogni politico italiano dice: ci metto la faccia.
A dimostrazione che Renzi docet.

La verità è che Renzi è giunto al momento clou .
Al giusto punto di cottura.

Un paese estenuato, disgustato da una classe politica indecente e decrepita, che cerca, laicamente, un affidamento.

Dopo il voto di ieri non c’è più bipolarismo o bipartitismo.

C’è il partito unico di Renzi. Perché così hanno voluto gli italiani , almeno in maggioranza, al netto della moltitudine di elettori che non vota più.

A confronto il partito personale di Berlusconi gli fa una pippa al Renzi.

Uno che nella lunga notte elettorale si nega alle telecamere e manda i suoi tutti compresi: gli ex oppositori come Fassina, giovani turchi barbuti , e bersaniani come il calabrese Stumpo (che si sforza d’apparire in seconda fila) a rappresentare l’unità del partito di Renzi .

Tutti schierati , allineati e coperti spalla a spalla come in caserma dietro ai due vice : la Serracchiani e quell’altro di cui al momento non ricordo il nome.

Poi questa mattina si presenta ai giornalisti con la statura di uno statista pur senza rinunciare al linguaggio accattivante di uno di noi, per la serie ringrazio tizio che “s’è fatto il mazzo”….

Un capolavoro d’immagine e di abilità politica.

Tono falsamente dimesso.

Parla sempre agli elettori.

Poi parla alla classe politica, con l’approccio di Alberto Sordi nel Marchese del Grillo: “io sono io e voi non siete un cazzo”.

E dice che :
– Ogni angolo del parlamento deve prendere atto del risultato del voto e della necessità delle riforme(sottinteso , le Mie riforme).

Ogni angolo, chiaro?

Chiaro a te che povero fesso d’Alfano che puoi ripararti solo sotto le mie ali?

Chiaro a te Brunetta e compagnia di giro che o state aggrappati al sottoscritto oppure son cazzi amari per il vostro pseudo leader di Cesano Boscone, ma anche per voi tutti che se vi porto a votare vi asfalto definitivamente?

– Rottamazione?

– Mi chiedete se la rottamazione è finita, beh : “direi che adesso possiamo iniziare”.

Già.

Dopo Blair, il gran bugiardo, ancora la terza via.

Rottamazione dello stato sociale a favore dei bonus concessi dal Capo.

Rottamazione della democrazia rappresentativa a favore di ciò che un tale di nome Faraone ha chiamato stanotte, “democrazia maggioritaria”.

Rottamazione a favore del privato contro il sistema pubblico origine di tutti i mali.

Rottamazione a favore del merito, sub specie decreto Poletti, dove il merito è quello dei leccaculi…e potrei proseguire.

Insomma a me par tutto chiaro.

L’era di Renzi è ufficialmente e legittimamente iniziata, a furor di popolo.

Durerà a lungo.

Poco importa se quasi la metà del popolo ha rinunciato ad esprimere la propria volontà.
Chi non ha volontà (vedi alla voce volontarismo, con quel che segue e consegue ) non ha diritto di parola.

Renzi ha realizzato il suo masterpiece.

Non mi piace , ma è così.

Adesso resta da vedere se la sinistra che in modo omogeneo , su tutto il territorio nazionale, ha fatto capolino con L’Altra Europa con Tsipras è in grado di iniziare la lunga traversata del deserto.

Resto a vedere.
In attesa.

Se s’andrà oltre le vecchie sigle, se si terrà ben in conto del contributo di quanti hanno abbandonato la coltivazione dell’orto personale e son tornati a far politica; se si terrà conto dei movimenti organizzati e d’opinione sui beni comuni; di quanti controcorrente in condizioni proibitive hanno deciso di tornare all’impegno civile e sociale, beh allora possiamo metterci insieme in cammino , vecchi e giovani, insieme. Sapendo, i vecchi, che non vedranno il traguardo, ma che comunque ai giovani resterà almeno una possibilità.

Se ciò accadrà, io ci sono.
Ci resto.
Combatto.
Me lo auguro.

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Appello.

maggio 22, 2014

Mi sono impegnato, anzi semplicemente esposto in questa campagna elettorale dopo una lunga parentesi nella quale mi son improvvisato blogger in erba. (2009- 2013).
Riprenderò a scribacchiare del più e del meno (muoverò dall’Ucraina) subito dopo il risultato elettorale.

Adesso vorrei fare un ultimo appello, a quanti non hanno ancora deciso ( uno su tre) per chi votare domenica prossima.

Non a tutti loro: mica son Mandrake.

Solo a quelli che ritengono , in cuor loro, che la sinistra non sia un mero ,polveroso , lascito del novecento: un ferrovecchio inservibile nel nuovo millennio. E a quelli che ancora pensano, sinceramente e onestamente, che via sia ancora sinistra nel PD.

In verità, prima del varo della lista “L’altra Europa con Tsipras” anch’io , per la prima volta , non mi sarei recato alle urne.

E non mi sarebbe piaciuto.
Per niente.

Al punto che pur di recarmi alle urne e turandomi il naso con tutte e due le mani , avrei votato per il meno peggio: il PSE.

Però , partiti europei non esistono.
Non ancora.
Si tratta della somma dei partiti nazionali.
O forse qualcuno sa chi è il segretario del PSE, o del PPE, o Dell’Alde e così via?

Ben pochi.

Dunque, alla fin della fiera non avrei potuto votare, neppure al netto della smaccata subalternità dei partiti socialisti europei di fronte a brutture (in verità crimini sociali) come il fiscal compact con tutto il seguito delle politiche austeritarie.

Perché per votare il PSE, pur obtorto collo, avrei avuto un solo mezzo : il PD.
Il PD di Renzi.

Avrei dovuto sfidare il paradosso di dare il mio voto ad un partito liberal democratico di centro con tendenze pericolosamente populiste che sta mietendo consensi a destra.

Mai e poi mai.

Poi è arrivato Tsipras.

Di cosa si tratta?

Si tratta della possibilità concreta, “razionale” direbbe Tsipras, di condizionare seriamente il PSE, di entrare con tutti i partiti socialisti nazionali in un rapporto di serrata dialettica.

Ora , io continuo, fino a prova contraria e quale che sia il risultato elettorale, a dar per scontata una larga intesa tra i due tedeschi, il Signor Schulz e la Signora Merkel.

Ma , per ragioni attinenti anche al mio precedente “mestiere” , ritengo di sapere che le cose possono cambiare.

Che ci possa esser nel tempo un’evoluzione nel rapporto tra le varie forze della SINISTRA europea e il PSE.

Dati obiettivi relativi all’insostenibilità di scemenze antipopolari e antidemocratiche come il Fiscal Compact , e dati politici , come l’avanzata di forze euroscettiche e in vario modo parafasciste, possono incidere nell’orientamento dei partiti socialisti.

Lo dimostra la campagna di Schulz che appare tutta orientata a prendere le distanze in extremis dalle politiche del rigore a senso unico.

In tal contesto, una affermazione della SINISTRA, può incidere più di quel che si crede.

In particolare le proposte , radicali e razionali, di Tsipras avranno a mio parere un impatto tutt’altro che secondario nel dibattito e nell’eventuale evoluzione del campo socialista europeo.

Ma occorre un risultato positivo dell’Altra Europa.

Senza di questo il PSE sarà naturalmente portato a cercar di fronteggiare l’ondata euroscettica della destra populista e nazionalista, nel modo peggiore: prendendo , nei fatti, sempre più le distanze dall’idea di governare politicamente e democraticamente il processo di costruzione politica dell’Europa dando piena rappresentanza alle istanze sociali, democratiche, e civili dei suoi cittadini.

Da qui il voto utile.
Per chi ancora non si rassegna a gettar il manico dietro la zappa.

In particolare per quegli elettori del PD che auspicano un’evoluzione positiva nel PSE ai quali mi par che Tsipras abbia parlato, anche a Bologna, rimarcando la necessità di una politica volta a costruire vaste alleanze.

A loro dico che non hanno nulla da temere per la tenuta del PD-R.
Saranno ampiamente rimpiazzati dagli ex elettori di Forza Italia.
Né avranno nulla da temere per le sorti del governo in carica.
Non solo perché si vota per L’Europa.
Io stesso ritengo giusto che un voto europeo non debba esser determinante per le sorti di un qualsiasi governo nazionale.
Ma anche, e soprattutto perché Renzi è a Palazzo Chigi.
Tranquilli : lì resta.
L’establishment lo ha scelto e lo sostiene.
In seguito chi vivrà vedrà.

Adesso cerchiamo di imboccare la lunga strada per ribaltare , in Europa, le politiche dell’austerità, il predominio dei poteri finanziari, l’arroganza dei governi collusi o imbelli.

Mi sbaglierò ma questa è una delle ultime occasioni.

Va colta nel modo migliore.

L’Altra Europa con Tsipras.

SINISTRA

maggio 20, 2014

Beh , non è andata male .
La manifestazione di ieri sera, dico.
L’altra Europa con Tsipras ha riportato in piazza la sinistra.
Forse una nuova sinistra.
Lo auspico e lo spero.

Qualche ingenuità.
Tipo annunciare 15000 partecipanti, quando un tempo con una piazza così se ne sarebbero annunciate 20000.

Altri tempi.

Secondo la mia esperienza eravamo 10-12000.

Ma insomma , tenendo conto della partecipazione di circa 1000 persone affluite dal nord Italia e altre 1000 dalla regione diecimila bolognesi si sono radunati sotto le bandiere rosse dell’altra Europa.
Bandiere rosse.
Sinistra e basta.
Sinistra senza aggettivi.
Era ora.

Va dato atto a Sel di aver rinunciato a segnare una presenza partitica e poco importa se qualcuno è riuscito a trovare ben una, dico una, bandiera di rifondazione comunista.

Va dato anche atto a Repubblica locale di aver riconosciuto il risultato. Ieri aveva chiarito che per riempire la Piazza Maggiore sarebbero occorse ben 18000 persone.
Per la serie provateci.
Ci abbiamo provato e ci siamo riusciti.

Il Resto del Carlino invece , come sempre, sta con la questura: 8000 partecipanti.
Sempre meglio del Corriere che scrive di alcune migliaia.
E meglio del TG regionale che ieri ha dato parole e immagini a tutti fuorchè all’evento serale, con massimo sprezzo di qualsivoglia minimo criterio di libera informazione.

In verità al di là della consueta guerra delle cifre , ieri sera la sinistra bolognese s’è ritrovata nell’Altra Europa.
E’ un fatto.
Ed è un fatto nuovo.
Rilevante.

Oggi intanto il Presidente della Repubblica, cui va il mio rispetto istituzionale, torna ad indicare , con ciò intervenendo nella campagna elettorale a piedi pari, di pericoli derivanti dai populismi e dai nazionalismi.
Lo fa invocando la solita trita e triste retorica europeista.

Quell’insulsa e furba retorica che ha gonfiato le vele di tutti i populismi e consentito una ripresa in grande stile dei nazionalismi.

Nessuno che parli dell’Europa.

Delle cause profonde , lontane e annose che hanno portato alla situazione attuale.

Non lo fa anzitutto Schulz che oggi su Repubblica si spertica a lodare l’articolessa di domenica scorsa di Scalfari. Il quale chiarisce, in lunga premessa, che Renzi è il peggiore dei mondi possibili ma che votare lui significa votare lo stesso Schulz.

E cioè l’uomo che con ogni probabilità, è il prediletto dalla Merkel.
Sissignore.

La cancelliera del quarto Reich economico , nei giorni scorsi , ha chiarito che ci vorrà tempo per interpretare l’esito del voto europeo, “molte settimane” e che il parlamento europeo dovrà esser consultato.

Consultato?

Ma non s’era detto a Lisbona (vedi trattato) che era il parlamento ad eleggere il presidente della Commissione dopo che il Consiglio europeo lo aveva indicato “tenendo conto del risultato del voto”.

Ma la Signora Merkel sa come va il mondo.
Sa che il PSE arriva secondo.
Sa però anche che la sua miglior carta, in tempi di euroscetticismo, è proprio il signor Schulz che oltre ad essere tedesco e a governare con lei in Germania può proteggere i suoi fianchi proseguendo quel governo di larga intesa austeritaria che è tutt’ora in vigore in Europa.

Non è Schulz forse genericamente critico delle politiche d’austerità?
Tanto basta.

Certo. Molto genericamente critico.

Tanto genericamente e vagamente che non se ne conoscono proposte alternative. Anzi proprio oggi loda apertamente Mario Draghi l’uomo che (per statuto naturalmente) foraggia le banche e non i governi degli Stati in difficoltà.

Schulz e il PSE .

Coloro che non hanno battuto ciglio di fronte all’imposizione del pareggio di bilancio in Costituzione , o comunque nella legislazione ordinaria. Con l’effetto come ha più volte reiterato un premio nobel (Paul Krugman), assieme a vari altri, di liquidare per sempre lo stato sociale: “ L’inserimento del pareggio di bilancio nella legislazione o peggio nelle Costituzioni porta inevitabilmente alla dissoluzione dello Stato Sociale”.

Già.

E’ questo il risultato che si prefigge il Signor Schulz, tedesco di Germania prima che socialista?

Sembra di sì.
Nei fatti .
A parte qualche operazione cosmetica che anche a loro appare indispensabile.
Dato che i socialisti non si son opposti a quel fiscal compact che L’altra Europa con Tsipras propone invece di sospendere per indire una conferenza europea per la ristrutturazione del debito costruito nel tempo dal pagamento degli interessi in buon a parte dovuti alla speculazione finanziaria.

Né si son particolarmente distinti nel porre rimedio a quel “deficit democratico” dell’Europa di cui in tempi assai lontani parlava, ogni due per tre, anche Napolitano quand’era presidente della Commissione del parlamento europeo per gli affari istituzionali.

E adesso , a parte Tsipras, nessuno segnala più l’urgenza di democratizzare le istituzioni europee.

Renzi, tanto per fare un esempio, non ne sa mezza e niente ne vuol sapere.

Eppure vi fu un tempo , nel Dicembre del 2001 in cui si varò a Laeken in Belgio una Dichiarazione solenne per convocare una Convenzione Europea con il compito di riunire in una sorta di testo unico i trattati in vigore verso un Trattato per “una Costituzione Europea”.

S’era consapevoli che dopo il mercato unico e la moneta bisognava correre ai ripari e dotare l’Europa dell’Euro di una forte governance economica e politica.

Seppur in modo non esplicito si prendeva atto che il metodo funzionalista dei padri fondatori a partire da Jean Monnet, secondo cui passo dopo passo sarebbe venuta al traino dell’economia anche l’Europa politica, era giunto al suo esaurimento.

Occorreva un salto di scala.

Si trattava di potenziare enormemente il carattere democratico dell’Unione. Rimediare al deficit democratico accentuato con il “Patto di stabilità e crescita” firmato a Maastricht nel lontano 1992.

Ma era tardi.

Le case non so costruiscono dal tetto.
La mancanza di solide fondamenta politiche, democratiche e di governo comunitario dell’economia, aveva ormai suscitato un distacco di larghi settori sociali, dall’idea stessa di un Europa coesa e solidale.
I referendum di qualche anno dopo in Francia e in Olanda confermarono ciò che oggi si definisce comunemente euroscetticismo.

Una bocciatura dell’intera classe dirigente europea, peraltro appena in via di formazione.

E così si è giunti dopo una “pausa di riflessione” durata un biennio al Trattato di Lisbona che ha affondato ogni residua speranza.

A ciò ha contribuito anche , e in modo determinante, il grande e accelerato allargamento all’est europeo effettuato in modo scriteriato per ragioni anzitutto ideologiche.

La maggioranza di quei paesi non volevano certo sentir parlare di cessione di sovranità dopo che non ne avevano goduto per oltre un quarantennio. Volevano la Nato (prima) e L’Europa (dopo) per avere maggiori opportunità di competere nel mercato unico senza cedere di un millimetro nelle proprie prerogative statali.

Anche per questo l’Europa politica ha fallito fino al punto da divenire totalmente subalterna alle ragioni del pensiero unico neoliberista.

Fino al punto da votare e imporre un “patto fiscale” nell’eurozona i cui contenuti sono semplicemente irrealizzabili.

Che in vent’anni sia possibile portare il rapporto debito/Pil sotto la soglia del 60% è una pura scemenza.

Se davvero si pretendesse di attuare questo percorso il risultato sarebbe semplicemente la dissoluzione di ciò che resta dell’Europa e forse una nuova guerra civile europea.

Qualche buontempone che si fregia di una laurea in economia ci vien a dire che tutto sommato sto’ fiscal compact, che allo stato attuale vale per l’Italia dai 40 ai 50 miliardi di euro ogni anno, si potrebbe pur affrontare senza colpo ferire: basterebbe aumentare il denominatore.

Insomma con una crescita del 2,5% ogni anno per vent’anni, tenuto conto che si parla del Pil reale più l’inflazione, andremmo in carrozza.

Trattasi di persone da TSO (trattamento sanitario obbligatorio) dato che , intanto siamo in piena deflazione e poi una crescita di quel tipo non è neppur lontanamente alla nostra portata.
In più se si guarda all’universo mondo, tassi stabili di crescita in Europa e in occidente di quel livello non son ipotizzabili se non dopo una terza guerra mondiale.

Quel che viene in campo prepotentemente , come questione di storica attualità è semmai una redistribuzione della ricchezza e il progetto generale di nuove politiche pubbliche tali da dar luogo ad una ritrovata coesione sociale.

Il resto è solo becchime per gonzi.
Ovvero politiche demagogiche e populiste alla Renzi volte a sbarcare i lunari elettorali, come la grande bellezza degli 80 euro.
Si capirà presto che metterti soldi in una tasca e sfilarteli con destrezza dall’altra non è poi così commendevole né troppo desiderabile.

A dimostrazione , in questi giorni arriva un avviso ai cittadini che recita così: “Informiamo che dal 1° gennaio la vecchia tassa di smaltimento rifiuti (TARSU) è stata sostituita dalla nuova Tassa sui rifiuti(TARI) che, insieme all’Imposta municipale propria(IMU) e al tributo per i servizi indivisibili (TASI) , è una componente dell’Imposta unica comunale(IUC)”.

Ergo intanto paga un acconto TARI in attesa della definizione della normativa e poi pagherai successive rate di TARI nei prossimi mesi.

Tutto chiaro?
Mica tanto.

E’ solo chiaro che Renzi scarica, con molta abbondanza, sugli enti locali il costo degli 80 euro.

E per quanto riguarda l’Europa , frega niente a nessuno, né a Renzi , né a Grillo, loro giocano solo il loro smisurato ego in campo nazionale.

Peccato che il destino delle nazioni , oggi più che mai dipenda strettamente, dal resto del mondo e dalla possibilità di bloccare e poi invertire le politiche d’austerità in Europa insieme ad un pensiero unico che ha fallito clamorosamente in ogni sua promessa.

Solo Tsipras ne parla.

Solo l’Altra Europa avanza idee nuove, proposte realistiche e praticabili e al tempo stesso radicali.
Che vanno cioè alla radice dei problemi.
Tsipras: “ siamo radicali nell’approccio con l’Europa , perché la realtà è radicale”.

Già.

Tutto il resto è fuffa: nella versione di una decrepita retorica europeista , in quella di un nazionalismo , razzista e xenofobo , e in quella di un populismo tanto becero quanto cinico che non disdegna affatto i motivi della reazione nazionalista.

Vedete un po’ voi.

Secondo me c’è bisogno di SINISTRA, in Italia e in Europa.
E i tempi cominciano ad esser maturi.
A SINISTRA , adesso con IL GRECO, domani si vedrà.