Archive for gennaio 2015

Noi antirenzisti.

gennaio 31, 2015

Non è il momento di analisi sofisticate.
Che peraltro non sono alla mia portata.
Anzi ho sempre temuto le analisi.
A partire da quelle del sangue .
Soprattutto il mio.
Mi piace scrivere a caldo, come avrete compreso da tempo.

L’elezione di Mattarella era del tutto scontata.
Solo taluni “analisti” di mestiere avevano disegnato retroscena alternativi, fantasiosi , assolutamente improbabili, tanto per giustificare il loro salario.

A loro dico che solo un cretino integrale poteva pensare che Renzi avesse vocazioni suicide.
Poiché tale sarebbe stato il risultato di un fallimento su un nome come quello di Mattarella.
Bastava questa semplice, banalissima considerazione politica per capire e dire apertamente che il Presidente lo avevamo già , fin dalla prima chiama.
E per la verità anche da prima.
Almeno da quando il fiorentino ha annunciato il voto del PD alla quarta votazione.

Adesso si apre un’altra fase nel PD e nel governo.
E s’impone una riflessione rigorosa anche tra noi: antirenzisti ad oltranza.

Il PD.
Fermiamo finalmente un punto.
L’opposizione interna non ha mai pensato neanche alla lontana alla scissione.
Era solo un grazioso vezzo del grazioso Civati.
E un modesto bluff mostrato a tratti nel volto scuro di Fassina.

Adesso, immagino, tutti insieme proveranno ad ottenere qualche sconto sulla svolta post democratica incarnata dal combinato disposto della riforma elettorale e costituzionale. E forse (anche se ci credo poco) un qualche aggiustamento di facciata in tema di mercato del lavoro.
In attesa di scomparire nel nulla di qui alle prossime elezioni.

Deciderà Renzi quando farle.
Al momento non ha deciso.
Anche se, Mattarella qualche problema potrà darglielo.

Nel frattempo si esauriranno lentamente d’inedia tutti gli ex ds post-comunisti .
Giustamente.
Dato che hanno volenterosamente insaponato la corda che doveva sospenderli per il collo con la nascita del PD.

Del resto pensavano seriamente che l’epoca della sinistra era finita e l’unica possibilità restava un’affannosa e disordinata corsa verso il centro , sub specie centrosinistra.
Un centro sociale anzitutto.
Esattamente quello che non esiste più da tempo.
Fatto fuori dalla destra neoliberista.

Le classi medie come le abbiamo conosciute sono ormai di fatto residuali in molti paesi dell’occidente sviluppato.

Non a caso Renzi, che lo ha capito, procede sempre sui binari di una politica demo populista.
Ottanta euri verso il basso e quel tre per cento verso l’alto a premiare la grande criminalità fiscale dei grandi imprenditori.

In mezzo c’è ormai poca roba sociale e dunque poca materia elettorale.

Il Centrosinistra ha avuto un senso per un breve periodo storico a noi vicino.
Oggi non lo ha più.

Serve solo, in Italia, a coprire un disegno politico e un embrionale progetto sociale di tipo ( ben che vada) liberaldemocratico con venature populistiche, guidato dagli eredi in linea più o meno diretta della vecchia DC.

Dunque per venire a noi antirenzisti , è inutile contare su di una qualche rottura nel PD.
E meno che mai dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.

A noi resta, senza farci troppe illusioni di poter fare come in Grecia o in Spagna, da ripensare la Sinistra.

A volte m’è capitato di alludere ad una traversata nel deserto.

Ne sono ancora convinto poiché le condizioni italiane sono del tutto diverse da quelle che hanno consentito la rapida vittoria della sinistra in Grecia.

Non sto neppure a spiegare perché.

Tuttavia nel deserto ci son anche oasi , dotate di frondosi palmizi, di acqua da bere.

In sostanza (non vorrei metaforizzare alla Bersani) è possibile procedere per tappe successive.

A patto che ci si liberi di ormai troppo pesanti fardelli.
Antiche appartenenze, ataviche inimicizie, settarismi di partiti e gruppi politici di fatto inesistenti.
A patto che qualcuno s’occupi non solo di dibattere ma di agire.

Si può agire , anche in Italia, per andare incontro a domande, sofferenze, bisogni.
Per comprendere e cercar d’interpretare la vasta e differenziata realtà da cui può ripartire il conflitto sociale per risalire alla dimensione della politica.

Certo non lo si può fare alla rinfusa, volontaristicamente.
Non vedo scorciatoie.

E’ utile, per non dire obbligatorio costruire , insieme, una capillare rete di contatti e rapporti vecchi e nuovi.
Una trama organizzativa sulla quale poter contare per accogliere tutti quanti tra coloro che fino ad ora non hanno alternativa alcuna ai social network o allo sporadico voto o non voto di protesta fine a sé stesso.

Poi , i più giovani tra noi potranno forse dar vita alla Sinistra.
Al partito della Sinistra.

Tra queste tappe nessuna deve esser mancata.

In vario modo una sinistra deve sempre essere presente in ogni elezione.
Una sinistra all’inizio civica per esempio.
Ma chiaramente connotata, anche ideologicamente e frontalmente contro l’ideologia di cui è intriso il progetto renzista.

Tutti i temi li conoscete.
Non c’è bisogno di continuare a fare la lista programmatica.

Ciascuno agisca nel suo particolare contesto locale.
Tutti sotto la stessa bandiera.
Rossa.

La sinistra del XXI secolo.
Larga, democratica sul serio, coerentemente radicale.
Non la può delineare nessuno a tavolino.
Men che meno la posso fare io.

Importante è cominciare.
Potremmo partire da Bologna preparandoci fin d’ora a mettere in campo un alternativa civica di sinistra al governicchio del PD.

“Per Bologna”, intanto.

Altri potranno e dovranno farlo altrove.
Possibilmente per ogni dove.

Quanto al governo di Renzi.
Io non vedo particolari ripercussioni negative su Renzi dalla scelta unilaterale sulla presidenza della Repubblica.

Angelino è un cane morto. Ma lo era anche prima.
Berlusconi potrà dibattersi sulla seconde letture di leggi elettorali e costituzionali.
Ma non può fare più di tanto.
L’ho detto tanto tempo addietro, Berlusconi è (politicamente parlando) un morto che cammina.
Camminerà ancora un pochino.
Non so se Renzi gli concederà quel tre per cento, Mattarella permettendo. Comunque qualcosa d’altro si troverà.
Ma anche se non si troverà (come forse direbbe Viperetta/Crozza) non fa eccessivo problema.
Il patto scellerato del Nazareno ha già dato i suoi risultati incardinati in Parlamento.

Tornare indietro mi par difficile.
Salvo referendum.
Si vedrà a suo tempo.

Morale della favola .

E’ ora di smettere di giocare di rimessa limitandosi alla sacrosanta denuncia dei fatti e misfatti del perfido Renzi.

Certo , a maggior ragione, dopo il buon colpo portato a segno con l’elezione del Presidente, la strada è del tutto in salita.

Persino la vittoria di Tsipras mette un pochino di vento nelle vele del vascello renziano.

Calma però.

Si capirà molto presto la radicale differenza – mi rivolgo a chi, incredibilmente è già deluso della vittoria della sinistra greca- tra un liberista e un uomo della nuova sinistra europea.

Non resta che mettersi in cammino.

Chi ha più energie e sangue fresco , davanti a tutti a segnare la strada.
I più anziani dietro a costituire l’intendenza.

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Il Presidente Sergio Mattarella.

gennaio 29, 2015

A caldo.
Inizia la prima chiama.
Il presidente c’è già.
“Uno dei nostri” , come Renzi aveva detto fin dall’inizio.
Un democristiano a tutto tondo.
Mattarella.
Un colpo da maestro.
Di Renzi.
Non che l’abbia ideata lui una tale proposta.
L’aiutino è giunto da Napolitano.
Mi ci giocherei quel poco che mi resta della mia virilità.
Cui peraltro tengo molto.

Il merito di Renzi è di aver capito al volo.
Non è poco.

Noi, antirenzisti della prima ora, (almeno quelli tra noi che non hanno mai avuto l’anello al naso come i tori) dobbiamo rendere il dovuto e realistico omaggio all’abilità politica del giovanotto di Firenze che combattiamo e combatteremo da qui a sempre.

Non foss’altro perché siamo di sinistra e non liberisti.

Ma anche perché non potremo mai e poi mai aderire all’idea espressa da Renzi di un partito come “comunità di destino”.
Definizione sua all’assemblea dei parlamentari PD.

Non so se Renzi ha piena contezza (spero per lui di no) di un tal concetto di partito.
Allude, storicamente, ad una comunità organica .

Il peggio del peggio della storia passata e della contemporaneità presente in molti luoghi e disgraziati luoghi del pianeta.

A parte ciò la candidatura di Sergio Mattarella è semplicemente perfetta.

Basta rileggere la sua biografia.

Trattative stato mafia?

Beh Piersanti, suo fratello, uomo dalle palle d’acciaio( mi scuso per l’espressione volgare) dalla mafia è stato assassinato.

Berlusconi?

Beh, la visione politica, attestata dagli atti e dai fatti, di Sergio Mattarella è sempre stata strenuamente agli antipodi del berlusconismo.

Democristiano di sinistra, scalfariano (a suo tempo) abilissimo mediatore, uomo mite fino ai limiti dell’esasperazione (per uno come me) , paziente all’estremo, passi felpati in pantofole di velluto a celare cingoli d’acciaio temprati.

Vedi alla voce mattarellum che oggi si prende paradossalmente la sua rivincita di fronte tanto al porcellum quanto al maialone ideato da Renzi.

Un vero democristiano che ha saputo restare, calmo e impassibile, nelle seconde e anche terze file fino a raggiungere l’obiettivo.

Uno di quei democristiani dai quali ho imparato molto.
Le poche volte che ho interagito , alla lontana, con lui.
Ma messo a frutto molto poco , dato le mie inestirpabili, sanguigne origini plebee.

E’ palermitano, Mattarella, mica emiliano.
E neppure catanese come la Finocchiaro.

La quale comunque aveva contro l’esser stata in un tempo ormai remoto comunista e dalemiana.
E dunque (scusa Anna) a nulla poteva valere il suo rapporto d’amorosi sensi con la destra berlusconiana e leghista.

Renzi è uno che fa sul serio.

Siete tutti segnati.
Avete una specie di stella gialla/rossa.

Festa finita.

Detto ciò, se fossi (noi ex comunisti statalisti non pentiti ci mettiamo sempre nei panni degli altri) parlamentare Mattarella lo voterei.

Renzi oggi incassa.
Alla grande.
E anche i berluscones in attesa di quel tre per cento, alla fine se ne faranno una ragione.
In un modo o in un altro.
Insomma lo lasceranno passare.

Domani vedremo.
Del doman non c’è certezza.
Renzi pensa giorno per giorno.

Tanti giorni devono ancora venire.
Non so se andranno nel senso voluto da Renzi.
Un democristiano doc, che non è un boy scout, ne sa una più del diavolo.

PS. Chiedo formalmente e pubblicamente scusa a Romano Prodi.

Scusa Romano ma essendo tu democristiano, dopo l’incontro con Renzi a Palazzo Chigi avevo pensato male.
Del resto lo sai son di origini comuniste , complottista sofisticato e a volte un pochino paranoico.

Eppure me lo avevi detto: “ questo qui è peggio di Blair”.

Sinistra post – socialdemocratica.

gennaio 26, 2015

Sarà lunga, difficile e controversa, con avanzamenti e arretramenti, ma la partita che la vittoria di Tsipras ha aperto in Europa si può finalmente giocare.

Lo slogan di Syriza cita non a caso la speranza.

Allude ad una nuova possibilità avversa alle politiche ottuse e corruttive dell’austerità.

Tutti dovranno giocoforza confrontarsi con questo dato di fatto.
Non per caso alle elezioni per il parlamento europeo in non pochi votammo per la lista Tsipras.
Sembrava un atteggiamento velleitario, una pura testimonianza.

No.
Per quanto mi riguarda vedevo allora la possibilità di aprire una strada nuova e diversa in Europa.

Oggi lo si può fare a partire dalla Grecia.

In Grecia è nata una sinistra di governo di tipo nuovo.
Voglio sottolinearlo : una sinistra post socialista e post centrosinistra.

Una sinistra che non ha intenzioni di perdersi nei meandri e nei miasmi di un riformismo parolaio e imbelle capace solo di amministrare una rendita di posizione sempre più erosa in logiche del passato, ai margini di un’asse politico neoliberista che impronta di sé le larghe intese europee.

L’idea è chiaramente espressa dal suo leader e dal suo gruppo dirigente.

Lo scontro con il neoliberismo degli ultimi cinque lustri si deve fare e deve essere frontale .

Solo a partire da questa irrinunciabile necessità, direttamente politica, si potranno stabilire in corso d’opera compromessi e punti di caduta relativi ai reali rapporti di forza.

Sulla base di questa consapevolezza è nata in Grecia la nuova sinistra europea.

Una visione strategica, comprensibile e condivisa da larghi settori sociali (classi medie comprese) che indica una via d’uscita da un intollerabile stato di cose.

Nessuno si scandalizzi a sinistra se per perseguirla Tsipras ricorrerà alle armi della diplomazia tra stati e a quelle della politica tra governi. E se in Grecia , come sembra, si allea con forze di centro-destra avversarie della Troika, che saranno peraltro assai poco influenti dati i rapporti di forza.

Si tratta della possibilità, finalmente concreta , di costruire in Europa un campo d’alleanze , sociali, politiche e statali.

Sarà dura.
E’ in gioco nientemeno che la democrazia in Europa.

A riprova basti ponderare quanto detto dal responsabile della politica estera della CDU.

Dice il crucco : “ i greci hanno votato senza ragionevolezza economica, nasce il problema di come varare riforme in democrazia”.

Come a dire che la democrazia forse non è il regime politico più adatto alle “riforme” all’insegna del liberismo economico.

E’ vero.

Il liberismo economico quando assume il potere di decidere ogni sorta di massacro sociale per il proprio sempre più esclusivo profitto – cosa che fa parte della sua intima natura – diventa inevitabilmente nemico della democrazia.

Vecchio problema.

A me sembra  chiaro da molto tempo a questa parte che il capitalismo finanziario di rapina postula una società post-democratica.

Ha bisogno di democrature più che democrazie.
E nella storia recente, non ha certo disdegnato anche le dittature.

Per questo la vittoria della sinistra europea in Grecia, volenti o nolenti, mette il dito in una piaga aperta, consistente nella tensione insita da sempre nel rapporto tra democrazia e capitalismo.

Una tensione divenuta via via drammatica dopo i (tanto rievocati in questo periodo) trenta gloriosi anni che caratterizzarono il secondo dopoguerra del novecento.

In conclusione con l’avvento del governo di sinistra in Grecia tutta l’Europa è costretta a interrogarsi criticamente a partire dalle forze che costituiscono il campo socialista e democratico.

E stavolta non basteranno le parole, i documenti, le vaghe promesse di crescita.

Presidente.

gennaio 14, 2015

Chi segue anche solo distrattamente questo blog – in realtà un lungo e solipsistico sproloquio che prosegue ormai dal 2009 – avrà certamente notato una mia certa cautelosa ritrosia nell’esprimere apertamente giudizi trancianti sulla figura di Giorgio Napolitano.

Ora non ci vuol molto a capire che, tra la mia modesta biografia politica da topolino di campagna e quella grondante storia patria dell’ex Presidente della Repubblica,  è da sempre aperto un abisso incolmabile.

Insomma a me , Napolitano non è mai stato simpatico.

In genere non son mai andato d’accordo con i miglioristi e prima ancora con la destra PCI, salvo la stima istintiva per un uomo di ferrea dirittura morale come Giorgio Amendola.

E non sto parlando di sensazioni ricevute da letture più o meno ponderose.
Piuttosto da fortunose conoscenze dirette.

Napolitano invece, per usare un gergo anglo, da sempre : is not my cup of tea.

Però uno come me ha, e sempre avrà, un rispetto formale e sostanziale per le massime cariche istituzionali , anche e soprattutto in questi tempi di sputtanamento populistico della politica.

Lo dico nonostante io mi senta a tratti un populista e anzi un grezzo popolano rispetto alla maestà istituzionale di Napolitano.

Lo dico in chiaro.

Io non mi sono mai emancipato dalla mia classe di appartenenza.
E me ne vanto.
Dato che non si tratta di soli limiti culturali, che pure riconosco.

Nell’originale, straordinario melting pot costruito con grande lungimiranza dal PCI togliattiano, la mia classe restava pur sempre “oggettivamente” opposta a quella di Giorgio Napolitano.

Dunque ho sempre diffidato, razionalmente e istintivamente di uomini come lui.

Calma e gesso.
Lo so che il razionale non s’associa con l’istintuale.
Trattasi di contraddizione.
Feconda tuttavia.
Va mo’ là.

Dopodiché parliamo di politica.

Napolitano , nel 2011, invece di mandare Berlusconi di fronte alle camere a ricevere la meritata e formale sfiducia, e poi sciogliere – per logica e costituzionale conseguenza – il parlamento decise , in accordo con ben noti circoli europei, di installare a viva forza Monti nel governo dell’Italia.

Il risultato si è dimostrato semplicemente disastroso.
Tanto sul piano economico e finanziario che su quello sociale.

Se saremo obbligati a votare il referendum di Salvini contro la legge Fornero/Monti sulle pensioni, lo dobbiamo a quella scelta.

Sciagurata.
Politicamente avventurosa e irresponsabile.

Scelta peraltro costituzionalmente dubbia, anche se legittimata pienamente da un parlamento imbelle tenuto per le palle.

Tutta l’attuale merda, nasce da quella scelta.

Renzi compreso.

Anche se , nella fattispecie la colpa non può esser attribuita unicamente alla spregiudicata scaltrezza di Napolitano che per la prima volta si chiamò (apparentemente) fuori : “decida il PD”.

Il PD nella sua supposta e supponente autonomia decise di : Letta stai sereno.

E insieme a lui e prima di lui fu serenizzato anche il suo sodale di sempre , Bersani.

In quel caso il capolavoro non fu né di Renzi , né di Napolitano , ma piuttosto di Bersani stesso che pur di raggiungere Palazzo Chigi… non lo raggiunse.

Andò in streaming da Grillo per chiedere tutto e offrire niente.

E rimase alla guazza.

Con Napolitano fermo nella sua richiesta di avere certezza di voti in parlamento.

Ineccepibile , in quel caso.

Caro Bersani , mica mi posso sputtanare mandandoti in parlamento allo sbaraglio.
O cerchi i voti da Grillo o li cerchi da Berlusconi.

Già.

Renzi li prese da Berlusconi.

Al Nazareno.

Potenza di Gesù Cristo.

E li prenderà anche per l’elezione del nuovo presidente della repubblica.

Tutto si può dire di Renzi.
Ed io lo dissi e lo dirò.
Non però che sia cretino.

Tutt’altro.

Con l’elezione del presidente della repubblica il cerchio renzista si chiude.

“Sarà uno dei nostri”.

Cioè uno che decido io.

Lo può fare.

Berlusconi, ancora ristretto (si fa per dire) a Cesano Boscone, non può che acconsentire.

Quella proporzionalità inversa del 3% di franchigia sul penale in relazione all’evasione fiscale ,inventata e rivendicata da Renzi con il 19 bis gli potrebbe medicare il culo dolente e reinserirlo addirittura in parlamento.
Dato che si puniscono severamente col penale i piccoli evasori ma si premiano alla grande i grandi.

E’ una legge a favore della grande criminalità.

Sfido chiunque a dimostrare il contrario.

Solo che la legge a favore della grande criminalità Renzi l’ha sospesa fino a dopo l’elezione del Presidente.

Rinviata.
Non cambiata.

Il concetto è chiaro.
Tenere il coltello dalla parte del manico.

Com’è altrettanto chiaro che prima si fa una scelta, con voti in parlamento (con buona pace di SEL) sulla riforma elettorale e dopo, solo dopo opportuna prova di “lealtà” si elegge il nuovo presidente.

E chi sarà sto’ presidente?

Giocoforza un uomo di Renzi.

Un arbitro che vede solo i fuori gioco che vede Renzi.

Comunque : “uno dei nostri”.

Cioè un democristiano.

O magari un comunista pentito.

Veltroni l’africano?

Comunque un presidente che anche simbolicamente metta fine alla lunga stagione post comunista.

E che aiuti a mettere una pietra tombale su ciò che resta della sinistra italiana.

Molto poco peraltro.

E così un presidente del consiglio mai eletto in parlamento e che non parteciperà all’elezione della presidenza della repubblica deciderà le sorti del paese per un bel pezzo a venire.

PS. Se poi Renzi potesse eleggere Romano Prodi, quel cerchio che comunque si chiude sarebbe di ferro temprato.

Un anno interessante

gennaio 13, 2015

Ho l’impressione che il 2015 sarà un anno interessante.
E come tale non necessariamente desiderabile.
Guardando agli affari domestici e alla vicenda internazionale penso che sarà un anno di transizione veloce.
Un passaggio d’epoca come si diceva un tempo ad ogni piè sospinto, con propagandistica enfasi.

Al nostro tempo però, quell’espressione sembra giustificata.

Tutti i nodi sono ormai venuti al pettine.
In Italia certamente, ma anche altrove nel mondo.

Le stragi terroristiche di Parigi s’inseriscono anch’esse in un nuovo possibile scenario.
La terza guerra mondiale, come s’è detto da più parti.
Una guerra a bassa intensità, ma non perciò meno cruenta.

Può essere.
O meglio, anzi peggio, potrebbe avvenire.

S’è criticato Obama e prima ancora , a caldo Putin, per non aver partecipato alla marcia repubblicana.
La Casa bianca ammette l’errore.

Tuttavia a me pare che sia almeno nel novero delle cose possibili che quella scelta sia stata ponderata.
Freddamente.

In primo luogo perché gli USA , come anche la Russia , hanno ragioni di stato e di status di potenze mondiali da salvaguardare rispetto a ciò che s’è definita, un tanto al chilo, come “fortezza europa”.

In secondo luogo perché si ha presente la estrema complicazione dello stato di fatto creato con l’emergere dei califfati e consimili: Irak, Siria, Libia, e in parte in Nigeria, Mali e Somalia.

Prima di opporre un compatto blocco occidentale a questa nuova e variegata carta geopolitica in itinere, è d’uopo decidere come procedere, dopo l’effimera stagione delle primavere arabe.

Qualcuno starà magari pensando che dalla fine della guerra fredda, e con la sconfitta del progetto unipolare USA , a presidiare il medio oriente restino in campo, alla vecchia maniera, potenze come l’Egitto del dittatore Al-Sisi , l’Arabia Saudita e il Quatar cui s’aggiunge la variante scita costituita dall’Iran.

Ma sostenere tutti costoro insieme, alla lunga appare difficile se non proibitivo anche tendendo conto del ruolo d’Israele nella regione.

Un ginepraio che al momento appare  inestricabile.

Poiché se si può contare sul silenzio assenso dell’Iran per eventualmente muovere guerra al califfato di Mosul, non si può certo mettere a repentaglio l’alleanza storica con il regno dei Saud che quel califfato sostiene spudoratamente, seppur nascostamente,  in vario modo.

Al contempo resta difficile anche solo pensare di mettere a repentaglio i rapporti con un paese della Nato, strategicamente assai rilevante, come la Turchia che continua a giocare su più tavoli di fronte alla resistenza opposta dai curdi all’avanzata dello stato islamico.

Un ginepraio, appunto.

Obama lo sa  e lo dimostrò con quel suo discorso “storico” al Cairo all’inizio del suo mandato e che non ebbe alcun seguito.

Forse anche per questo incarica il novantaduenne Kissinger di prendere contatti con Putin al fine di allentare la tensione costituita dall’affaire ucraino , condizione per non pestarsi troppo i piedi nell’intrico mediorientale.

Come che sia, al momento si cerca solo di non prendere formalmente atto di una guerra in corso con il mondo dell’islam che sarebbe solo il modo per legittimarla e persino inverarla.

Inutile adesso tornare a spiegare perché e come si è giunti a questo punto.
Lo si sa.
Dall’Afghanistan in poi.

Quel che conta è che non c’è attualmente alcuna strategia seria e credibile per fronteggiare con efficacia una più che probabile escalation di tipo terroristico anche nel cuore dell’Europa, degli USA e nella stessa Russia.

Da qui la pericolosità della situazione nel vuoto creato dalla fine del bipolarismo.

Un vuoto che quando ci si propose di colmare con l’invasione dell’Irak e più recentemente con l’attacco alla Libia, ha provocato esattamente quello di cui oggi ci si lamenta.

Una sostanziale assenza della maggioranza dei cittadini di fede islamica nella contesa in atto .
Una moltitudine di persone che sono contro ogni forma di terrorismo ma che tuttavia dopo la fiammata delle primavere arabe, sono oggi come sospese in un limbo.

Spettatori e non soggetti sociali in grado di far valere proprie ragioni di giustizia e progresso civile.

In quest’ambito immagino che in settori più o meno ampi dell’opinione pubblica in molti paesi di religione islamica valga il vecchio e sciagurato slogan italico: né con Lo Stato né con le BR.

E’ il risultato dell’assenza di visione politica anche di quell’Europa schierata in prima fila alla manifestazione di Parigi che porta oggi, in un’ampia area del mondo, gli interessi e gli appetiti statali a celarsi dietro il velo della religione.

In particolare è in corso una aspra contesa per ridisegnare, in termini di confini e poteri statali, la mappa medio orientale dopo il fallimento dell’intero occidente .

Ognuno porta cinicamente acqua al suo mulino tramite la religione chiamata a sorreggere la critica delle armi.
E a giustificare in verità ogni sorta di crimine.

Intanto in Italia, mentre Renzi non trova di meglio che affidarsi al ruolo di gendarme del dittatore egiziano, nasce un nuovo quotidiano fondato da un pasdaran del PD che si chiama LA CROCE dal significativo sottotitolo: “contro i falsi miti di progresso”.

Siamo già un bel pezzo in là.