Un anno interessante

Ho l’impressione che il 2015 sarà un anno interessante.
E come tale non necessariamente desiderabile.
Guardando agli affari domestici e alla vicenda internazionale penso che sarà un anno di transizione veloce.
Un passaggio d’epoca come si diceva un tempo ad ogni piè sospinto, con propagandistica enfasi.

Al nostro tempo però, quell’espressione sembra giustificata.

Tutti i nodi sono ormai venuti al pettine.
In Italia certamente, ma anche altrove nel mondo.

Le stragi terroristiche di Parigi s’inseriscono anch’esse in un nuovo possibile scenario.
La terza guerra mondiale, come s’è detto da più parti.
Una guerra a bassa intensità, ma non perciò meno cruenta.

Può essere.
O meglio, anzi peggio, potrebbe avvenire.

S’è criticato Obama e prima ancora , a caldo Putin, per non aver partecipato alla marcia repubblicana.
La Casa bianca ammette l’errore.

Tuttavia a me pare che sia almeno nel novero delle cose possibili che quella scelta sia stata ponderata.
Freddamente.

In primo luogo perché gli USA , come anche la Russia , hanno ragioni di stato e di status di potenze mondiali da salvaguardare rispetto a ciò che s’è definita, un tanto al chilo, come “fortezza europa”.

In secondo luogo perché si ha presente la estrema complicazione dello stato di fatto creato con l’emergere dei califfati e consimili: Irak, Siria, Libia, e in parte in Nigeria, Mali e Somalia.

Prima di opporre un compatto blocco occidentale a questa nuova e variegata carta geopolitica in itinere, è d’uopo decidere come procedere, dopo l’effimera stagione delle primavere arabe.

Qualcuno starà magari pensando che dalla fine della guerra fredda, e con la sconfitta del progetto unipolare USA , a presidiare il medio oriente restino in campo, alla vecchia maniera, potenze come l’Egitto del dittatore Al-Sisi , l’Arabia Saudita e il Quatar cui s’aggiunge la variante scita costituita dall’Iran.

Ma sostenere tutti costoro insieme, alla lunga appare difficile se non proibitivo anche tendendo conto del ruolo d’Israele nella regione.

Un ginepraio che al momento appare  inestricabile.

Poiché se si può contare sul silenzio assenso dell’Iran per eventualmente muovere guerra al califfato di Mosul, non si può certo mettere a repentaglio l’alleanza storica con il regno dei Saud che quel califfato sostiene spudoratamente, seppur nascostamente,  in vario modo.

Al contempo resta difficile anche solo pensare di mettere a repentaglio i rapporti con un paese della Nato, strategicamente assai rilevante, come la Turchia che continua a giocare su più tavoli di fronte alla resistenza opposta dai curdi all’avanzata dello stato islamico.

Un ginepraio, appunto.

Obama lo sa  e lo dimostrò con quel suo discorso “storico” al Cairo all’inizio del suo mandato e che non ebbe alcun seguito.

Forse anche per questo incarica il novantaduenne Kissinger di prendere contatti con Putin al fine di allentare la tensione costituita dall’affaire ucraino , condizione per non pestarsi troppo i piedi nell’intrico mediorientale.

Come che sia, al momento si cerca solo di non prendere formalmente atto di una guerra in corso con il mondo dell’islam che sarebbe solo il modo per legittimarla e persino inverarla.

Inutile adesso tornare a spiegare perché e come si è giunti a questo punto.
Lo si sa.
Dall’Afghanistan in poi.

Quel che conta è che non c’è attualmente alcuna strategia seria e credibile per fronteggiare con efficacia una più che probabile escalation di tipo terroristico anche nel cuore dell’Europa, degli USA e nella stessa Russia.

Da qui la pericolosità della situazione nel vuoto creato dalla fine del bipolarismo.

Un vuoto che quando ci si propose di colmare con l’invasione dell’Irak e più recentemente con l’attacco alla Libia, ha provocato esattamente quello di cui oggi ci si lamenta.

Una sostanziale assenza della maggioranza dei cittadini di fede islamica nella contesa in atto .
Una moltitudine di persone che sono contro ogni forma di terrorismo ma che tuttavia dopo la fiammata delle primavere arabe, sono oggi come sospese in un limbo.

Spettatori e non soggetti sociali in grado di far valere proprie ragioni di giustizia e progresso civile.

In quest’ambito immagino che in settori più o meno ampi dell’opinione pubblica in molti paesi di religione islamica valga il vecchio e sciagurato slogan italico: né con Lo Stato né con le BR.

E’ il risultato dell’assenza di visione politica anche di quell’Europa schierata in prima fila alla manifestazione di Parigi che porta oggi, in un’ampia area del mondo, gli interessi e gli appetiti statali a celarsi dietro il velo della religione.

In particolare è in corso una aspra contesa per ridisegnare, in termini di confini e poteri statali, la mappa medio orientale dopo il fallimento dell’intero occidente .

Ognuno porta cinicamente acqua al suo mulino tramite la religione chiamata a sorreggere la critica delle armi.
E a giustificare in verità ogni sorta di crimine.

Intanto in Italia, mentre Renzi non trova di meglio che affidarsi al ruolo di gendarme del dittatore egiziano, nasce un nuovo quotidiano fondato da un pasdaran del PD che si chiama LA CROCE dal significativo sottotitolo: “contro i falsi miti di progresso”.

Siamo già un bel pezzo in là.

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5 Risposte to “Un anno interessante”

  1. claudiopagani Says:

    D’accordo Mauro, ma la Germania ( al cui potere economico è asservita la UE) che vantaggi ha a non esercitare minimamente la leadeship politica connessa e quindi a non porsi come fattore di dialogo e di pacificazione ad ampio spettro nei confronti del mondo arabo-palestinese e come freno all’avventurismo dei governanti israeliani in stretta connessione ai sauditi? Questo per me è un mistero.

  2. claudiopagani Says:

    23 gennaio 2015
    ROMA “Alexis Tsipras. La mia Sinistra”

    alle ore 17.00 presso l’Associazione della Stampa Estera
    (via dell’Umiltà 83/c) la presentazione del libro

    ALEXIS TSIPRAS. LA MIA SINISTRA
    Intervista con il leader di Syriza.
    di Teodoro Andreadis Synghellakis
    (Ed. Bordeaux)

    saluti istituzionali MAARTEN VAN AALDEREN
    intervengono MASSIMO D’ALEMA e STEFANO RODOTA’

  3. maurozani Says:

    Vi son ragioni storiche che non militano a favore di un impegno tedesco avverso l’avventurismo israeliano.

  4. claudiopagani Says:

    Sono convinto che la politica internazionale ; a partire da quella mediterranea, sia il terreno di elezione dove potrà misurarsi la forza politica di una nuova sinistra di governo , per ora solo annunciata. E infatti è proprio su questo terreno che si misurano per intero i limiti di una classe dirigente europea del tutto mediocre e , ancora di +, di un governo italiano, privo di un qualsiasi disegno strategico e , sostanzialmente, d’accordo di affidare in outsourcing la politica mediterranea al governo di Tel Aviv interessi che , guarda caso, spesso collidono con i veri interessi europei: Tanto + che sullo scenario mediterraneo stanno maturando le novità finalmente ” a sinistra” di Syriza e Podemos. Si sarebbe detto ,una volta, la dove + forti e acute sono le contraddizioni del capitalismo finanziario basato in Europa. Non credo che la fuoriuscita dalla persistente recessione , sia possibile senza uno scossone molto forte dell’attuale costruzione europea , a partire , magari , da una nuova idea di Europa che , su basi consensuali, decida di ristrutturarsi in 2 macroaree con un Euro del Nord e un Euro del Sud per un periodo transitorio che preveda , alla fine , magari tra10 anni ,una convergenza su basi + solide e consensuali . Bisogna prendere atto ,infine che l’Europa fondata sull’Euro, cosi come è stata architettata , a partire dagli anni ‘ 90 , in Italia sotto l’impulso degli Andreatta e dei Ciampi, è stata una fuga in avanti che , come tutte le fughe in avanti, rischia di danneggiare per sempre l’idea assolutamente ineludibile di una Europa federale e , con un motore economico non liberista. Su questo punto la Sinistra italiana tutta,deve fare autocritica e soprattutto elaborare il lutto in fretta ed attrezzarsi per una nuova fase di lotta non breve , per spostare gli equilibri in avanti. E’ quindi essenziale , da subito, costuire , un fronte con Podemos e Syriza che si ponga in posizione di dialogo con il PES , soprattutto con le sue componenti + avanzate , che soffrono lo spostamento a destra imposto dai mediterranei Walls , lo spagnolo e Matteo Renzi; Comunque è solo su questa dimensione che si puo intravedere una ripartenza positiva anche per l’ Italia. Va preso atto , anche e purtroppo che le voci di Spinelli e Maltese non si sono quasi mai avvertite in Europa e hanno dato lustro , al + , ai loro protagonisti.

  5. maurozani Says:

    Ho già detto più o meno tutto quello che so sull’Europa. Torno a rilevare solo l’effetto boomerang , devastante, di un allargamento mal concepito e del tutto intempestivo. Comunque non conservo dubbio alcuno sulla necessità di una costruzione europea a due velocità. Geometria variabile insomma. C’è chi sta nell’eurozona e chi no. Ed è dall’eurozona attuale che deve muovere la riforma economica in senso antiliberista.

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