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Calma e gesso…

febbraio 14, 2015

Lo stato islamico ha preso Sirte.

Gentiloni dice che siamo pronti a combattere.

Un ex capo di stato maggiore della difesa chiarisce che fu un’emerita cazzata partecipare, seppur controvoglia, al rovesciamento di Gheddafi insieme agli anglo-francesi andando contro i nostri interessi nazionali.

Renzi, da qualche tempo, per coprire la malefatta dell’abbandono dell’operazione umanitaria Mare Nostrum a favore di quel nulla denominato Frontex Plus (Triton) batte sul chiodo della Libia.

Tanto il primo che il terzo, forse non hanno tempo a disposizione per cercar di capire almeno all’ingrosso ciò che sta avvenendo dalla nascita del cosiddetto califfato ad oggi.

Usano tutto a fini di politica interna e si rendono ridicoli agli occhi degli alleati del mondo occidentale.

Per esempio non capiscono (o fan finta) di non aver seguito la dinamica che ha portato le bandiere nere sulla riva del mediterraneo in faccia a Lampedusa.

Tutto è partito dalla Siria e dalla rivoluzione democratica contro il regime di al Assad.

Subito ci si è sbilanciati , anglo-francesi e Obama in testa, a chiedere la resa e l’espatrio del dittatore alawuita.

Adesso sappiamo che il Free Syrian Army che s’intestò quella rivoluzione non è altro che un gruppo di saccheggiatori cui fanno riferimento 1200 bande di “ribelli”.

E sappiamo anche che molte di queste bande “democratiche” hanno rivenduto all’ISIS il grande stock di armi a loro gentilmente concesso dalle democrazie occidentali mentre le monarchie del golfo persico, ( con la complicità della Turchia la quale ha interesse a picchiare sui curdi) alimentavano tramite adeguati finanziamenti gli arsenali di al-Nusra filiale di Al –Qaeda.

Lo sa anche Obama che , infatti, pur non potendo sputtanarsi , dopo aver chiesto la caduta di al Assad, lo avvisa tutte le volte che l’Air Force bombarda le posizioni dello stato islamico in Siria.

Anche gli USA hanno capito che il califfato nasce in Siria, grazie alla sollevazione “democratica” della quale s’è impossessato in men che non si dica estendendosi in buona parte dell’IRAK.

E , adesso arriva a Sirte.
Lo sbocco al mare.

Trattasi d’intricato contesto geopolitico anzitutto , molto prima di guerra di religione.
Per questo è apprezzabile l’editoriale di Limes significativamente intitolato : “Calma e gesso”.

Appunto.

Conviene pensare , e pensare bene prima di invocare l’opzione militare.

Abbiamo a che fare con un ginepraio irto di velenose spine.

Qualcosa che non può esser ridotto alle , pur comprensibili emozioni viscerali di un Quirico (Vedi il suo “Il grande califfato) che scambia il sedicente califfo al Baghdadi per Lenin e il fondamentalismo islamico per il comunismo.
Secondo Quirico non esistono musulmani moderati, così come non potevano esistere comunisti democratici.

Calma e gesso , appunto.

Nel ginepraio c’è un nuovo grande gioco  che coinvolge USA-Russia e Cina con l’Europa a seguire.

Ma non solo.

C’è uno scontro per il dominio del medio oriente e dell’intera mezzaluna fertile tra sunniti e sciiti.

E c’è anche uno scontro interno al campo arabo –sunnita.

Insomma un variegato casino.

Nel quale va sempre tenuto fermo un punto: la guerra di religione è solo un mezzo per ridislocare poteri e forze in relazione a risorse e ricchezze di determinati territori.

Non si può fare a meno di individuare i vari interessi in campo.

A partire dal  regno dei Saud che ha di fatto sostenuto e promosso il colpo di stato contro i Fratelli Musulmani in Egitto.
Da notare che i Fratelli potevano forse (sottolineo forse) evolvere verso quell’Islam politico in grado di arginare le suggestioni – oggi purtroppo già tradottesi in effetti concreti – alla costruzione del grande califfato.

Epperò i sauditi avevano forte interesse a destabilizzare l’Irak a comando sciita per tener a bada la crescente influenza iraniana sulla regione.

Inoltre una persistenza al potere dei fratelli musulmani avrebbe messo comunque a dura prova l’egemonia dei Saud nel vasto campo sunnita.

Egemonia indispensabile a trattare da posizioni forza o di minor debolezza con gli USA proprio nel momento in cui si stabilisce, con paradossale e momentaneo rovesciamento di fronte , un’alleanza clandestina sul campo tra iraniani e americani di fronte all’avanzata fino ad ora non resistibile dell’ISIS.

Come scrive Limes: “parrebbe che in Siria i pasdaran siano la fanteria degli Stati Uniti o l’Air Force l’aviazione di Teheran”.

Già, come cambia il mondo.

Fino all’altro giorno la polarizzazione dello scontro sunniti e sciiti incentrata su Siria e Irak vedeva una guerra per procura tra L’Arabia Saudita e le monarchie del golfo appoggiate dagli USA da una parte, e l’Iran e la Siria sostenuti dalla Russia dall’altra parte.

Adesso tutto si fa più nebbioso.

Forse Obama dovrebbe tenerne conto, quando tratta la questione Ucraina considerando che fu Putin ad opporsi alla cacciata di al-Assad.
Quel cattivone che, oggi, sostiene l’impatto maggiore del califfato.

Cose vecchie che ritornano.
L’ISIS nasce per iniziale impulso della galassia denominata Al –Qaeda e poi la fagocita rapidamente.
Vedi alla voce Al- Nusra in Siria.

Qualcuno (Patrick Cockburn) ha scritto che i genitori adottivi di Al –Qaeda sono l’Arabia saudita e il Pakistan.

Direi che è storicamente esatto.

E dato che Arabia saudita e Pakistan sono strategici alleati USA da sempre si potrebbe anche dire che i figli, più o meno bastardi, di Al-Qaeda hanno nonni adottivi a stelle e strisce.

Quei figli ormai non possono esser strozzati nella culla.

Son diventati adulti e vanno in giro ad ammazzare sotto le insegne dello stato islamico.

Vanno combattuti anzitutto isolando il cosiddetto califfato.

Con il consenso e la partecipazione dei sunniti.

Non basta armare gli sciiti.

E neppure i curdi, i quali peraltro ben oltre la retorica pelosa sulla resistenza a Kobane, godono già di un’ampia autonomia e sono tra i più corrotti (vedi alla voce Barzani) dell’intero Irak . Almeno alla pari con i satrapi sciiti che governano Bagdad.

Bisogna far leva su tutta quella gente (sunnita) che a Mosul è perfettamente consapevole che il governo dell’ISIS è solo un male minore rispetto alle persecuzioni subite dagli sciiti governativi.

Scommetterei che a loro non piacciono i fascisti neri del califfato.

Solo che han visto e subito persin di peggio da parte del governo sciita e bisogna pur campare.

Ergo tutta la politica dell’occidente va ripensata.

Non si può rimanere indifferenti al colpo di stato in Egitto e anzi plaudire al ruolo di al –Sisi come fa Renzi.

Tutto è lì a dimostrare, con montagne di cadaveri, che tanto l’esportazione della democrazia , quanto il sostegno ai soliti dittatori mostrano ormai la corda in un contesto medio orientale che non tornerà più allo status quo ante.

Che fare?

La via principale, consiste nell’adoprarsi a fermare il contagio tramite la lenta , difficile costruzione di un Islam politico.

Avendo memoria del passato.

Risalendo persino (1953) al colpo militare sponsorizzato dagli anglo-americani che destituì il liberale Mossadeq in Iran. E che molto tempo dopo aprì la strada a Komeini.

Anche in seguito, in anni a noi più vicini, si teorizzò la possibilità di una democrazia islamica.

Ora io dico, se esiste una democrazia cristiana perché non può esistere una democrazia islamica?

Salvo che la democrazia la preferirei democratica e basta.

Per le leggi coraniche?
Non credo.
Idem per le leggi bibliche.

In conclusione bisogna assolutamente non mettere i piedi dentro la trappola predisposta da chi fa il furbo religioso per non pagare il dazio.

Certo si sbaglierebbe a sottovalutare il fattore religioso.

Mobilita, sostiene, fanatizza, motiva.

Persino in campo militare può fare una certa differenza dato che è complicato minacciare di morte chi la invoca.

Anche se son mica certo che vogliono andare tutti in paradiso di corsa.

Non va dimenticato che la prima cosa che arriva a questi aspiranti al paradiso è uno stipendio sicuro, per loro e per le loro famiglie.

Il vil danaro è cosa ancor più motivante laddove si vive in assoluta povertà.

Lo dimostra anche il fatto che per entrare nello stesso esercito “regolare” iracheno bisogna pagare una mazzetta.

Dopodichè se ne può pagare un’altra per restarsene a casa a riscuotere il magro stipendio. E ciò spiega almeno in parte la caduta di Mosul in soli quattro giorni.

Più che soldati quelli iracheni sono dipendenti statali per di più assenteisti.

Precisati questi necessari dettagli, dalle guerre di religione del passato storico dovremmo pure aver imparato qualcosa.

Non conviene , non è utile è anzi un grave errore farsi ottenebrare da ciò che dicono di sé i credenti nel vero Dio, al netto di una moltitudine di sanguinari pazzoidi che pur credono in quel che dicono.

Di sicuro il misterioso Califfo al- Baghdadi non è tra questi.

In verità nella sanguinosa partita a scacchi tra i vari e storici attori della regione mediorientale: Arabia Saudita, Iran, Egitto e Siria in primo luogo, lo stato islamico cerca di rendersi autonomo e di costituire una nuova e stabile potenza regionale e ci sta riuscendo.

Il solito esito provocato dagli apprendisti stregoni.

C’è qualcuno nel vasto mondo in grado di imporre uno stop?
Certo non L’ONU.
La parola torna, in quest’ordine, a USA, Cina (gatta morta) e Russia.

E temo che il contenimento del califfato possa venire solo da un accordo, o meglio un compromesso globale tra queste potenze statali e i loro clienti/alleati nella regione.

Non me lo auguro certo, ma non è escluso che alla fine toccherà convivere con una nuova realtà statale entro una mappa geopolitica alquanto cambiata.

Non è semplice.

Da mandar giù.

Mentre abbiamo ancora negli occhi le immagini di un uomo bruciato vivo.

Ma son certo che l’opzione militare secca , una guerra totale contro l’ISIS è esattamente la prospettiva peggiore.

A maggior ragione bisogna lavorare di buona lena per offrire un’alternativa a quanti sostengono lo Stato Islamico sol perché non vedono altra realistica via d’uscita da una condizione di insicurezza e precarietà esistenziale che dura ormai da troppo tempo.

A tal fine ,per quel poco che ne capisco, bisogna interloquire direttamente con le popolazioni sunnite stremate da una guerra infinita, mantenendo aperta al contempo la via del negoziato con l’Iran.

E intanto manteniamo la calma.
Gli Scud libici, lo abbiamo già visto, arrivano corti a Lampedusa.
Il pericolo è semmai il terrorismo.
Per prevenirlo l’opzione militare non serve.

E per dirla tutta , pensando a Copenaghen, non è utile neppure raffigurare Maometto con la faccia da cane.

Siamo tutti per la libertà d’espressione.
E gli assassini vanno neutralizzati.
In un modo o in un altro.
Non mi scandalizzo.

Ma è opportuno e saggio porsi la domanda.

Come reagirebbero i cristiani dell’occidente se gli islamici raffigurassero in tal modo o in modo analogo un qualsiasi santo cristiano?

Insomma : calma e gesso.

Per le crociate c’è ancora tempo.

PS. Devo precisare che rileggendo l’articolo oggi,  m’accorgo che il passaggio sulla retorica pelosa sulla resistenza di Kobane ha lasciato indietro una considerazione che può generare equivoco: un conto è il Kurdistan Iracheno, altro conto sono i curdi siriani combattenti  che  (cosa che i servizi giornalistici non dicono mai) sono in molta parte costituiti dalla frazione siriana del Partito curdo dei lavoratori , il PKK.

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