Archive for aprile 2015

Il libro.

aprile 27, 2015

Mi dicono in tanti che dovrei scrivere un libro.
Una sorta di testimonianza politica.
L’hanno fatto in molti.
Quanto a me .
Capisco.
Un prete spretato potrebbe rivelare gli arcana imperii.
Di Botteghe Oscure. Per quel che può.
Non posso farlo.
Non voglio.
Certo se scrivessi come parlo e penso, il libro andrebbe a ruba.
Cose che voi umani…
C’è però un dovere di lealtà. Da non confondersi con l’omertà.
Meglio che tutti quei ricordi si perdano come lacrime nella pioggia.
Ma dato che s’insiste.
Messaggi. Telefonate…

Vabbè v’accontento .
Come pare a me.

Per mio puro divertimento.

A pezzi e bocconi.
Deludendovi.

1970.

Aspetto da tempo la cartolina gialla. Leva militare. Ormai siamo a marzo .
L’ho scampata. Evidentemente sono tra quelli in soprannumero.
Invece no.

Torno dalla SIFTA. (cosa diavolo volesse dire questa sigla non l’ho mai saputo) Lavoro a turni di otto ore per h24 (come direbbe Maroni/Crozza). Natale e capodanno compresi. I forni non si possono spegnere.
E’ una fabbrica di trattamenti termici dei metalli.

Agreable. Temperatura costante. Cinquanta gradi sia d’estate che d’inverno.
Mia madre dice che è arrivato un carabiniere. Con la cartolina. Gialla.
Vabbè. Buona occasione per accomiatarsi dal girone infernale.
Leggo. Destinazione Avellino. Specialità . Bersaglieri. Brigata Folgore.

Boh. Mi vien in mente La Marmora e la guerra di Crimea.
Son quelli con le piume sul cappello.
Ah, era bersagliere anche Mussolini. Cazzo. Però anche Longo. E con grado da ufficiale.

 

Andiamo.

Ad occhio e croce , per uno che al massimo era andato a Rimini, Avellino e Salerno sono al sud .

Mooolto a sud .Fa caldo.

Quindi camicia e giacchetta. L’unica. In finta pelle.
Arrivo. Nevica fitto. Freddo boia.
Fanculo al sud.

Entro all’indirizzo.
Sbagliato. C’è un sacco di gente in piazza d’armi con in testa un cappuccetto cremisi cui è appesa una treccina che finisce in un fiocco blù.
Ridicolo pon pon.
Saprò poi a mie spese che i turchi regalarono il fez ai bersaglieri inviati da Cavour in Crimea per il valore dimostrato sul campo. Infatti caddero come mosche.

Riguardo l’indirizzo.
Esatto.
Mah.

Arriva un tale. Alto, tuta mimetica. Sono in un film. Non faccio in tempo a dirgli che ho sbagliato indirizzo che mi prende la cartolina e mi fa cenno di andare a registrarmi.

Esito. Mi sferra un calcio in culo. Leggero. Non cattivo. Solo per accompagnamento.
Capisco che l’indirizzo è giusto.
Son ragazzo di campagna , ma intelligente.

Capisco, sempre perché son intelligente , che sono in transito.
Dormicchio in piedi. Vicino al cesso.
La mattina parto. Da solo per Salerno.
L’esercito si fida.
E mi paga pure il biglietto del treno.

 

Caserma tal dei tali. Controllo . E’ quella. Bene.

Ai lati del monumentale ingresso son situate due statue con cappello piumato.

Son perfette. Sembrano vive.
Passo e scattano sull’attenti.

Madonna. Professionisti che neanche in Piazza Rossa.

 

E così inizia il mio CAR.

Trentacinque giorni. Calo di peso. 17 chili. Ottima dieta. La bistecca è targata argentina fornita da manzi trapassati da una ventina d’anni , forse più.
La frutta. Mele. Ammonticchiate ai quattro angoli della mensa. Marce perlopiù.

Mi rifiuto di mangiare. Piango invariabilmente quando la mattina la musichetta per la corsa di battaglione è perfettamente, inequivocabilmente, intonata ad “Allarmi siam fascisti”.
Per la serie . “allarmi/allarmi bersaglieri/ tremendi e fieri/.

 

Mi nota un ragazzo di Rieti col quale mi confido.

 

-Ma qui son tutti fascisti , dico.

-Macchè fascisti, io son fascista. Loro son stronzi. Ci vogliono spezzare, ma tu che sei comunista e io che son fascista non ci faremo mettere sotto da questi burocrati.

-E adesso mangia.
-Non posso proprio ma la senti la puzza di merda?

E così , m’imboccò, letteralmente. Con la sua forchetta mi faceva mangiare ben 12 maccheroni al giorno.
La bistecca era fuori discussione. Inattaccabile anche con la baionetta.

-Mangia che poi se passiamo la rivista per la libera uscita ti porto a puttane.
Obiettai che comunque non avevo soldi.
Al che: – non ti preoccupare , ci penso io.

Ma passai la rivista solo una volta.
Mi fregavano sempre con la lunghezza del pezzo regolamentare di carta igienica.
Una volta era troppo corto. L’altra troppo lungo.
Di puttane neanche l’ombra.

 

E , finalmente, tradotta militare per Sacile del Friuli. Destinazione reggimentale.
Ventisette ore di viaggio.
Si piscia in corridoio.
Cessi intasati dopo poche ore. Durante le soste proibito scendere dal treno.
Si caga in cartocci che poi si lanciano dai finestrini.

Tutti contenti comunque perché si va alla caserma Garibaldi e non al leggendario /famigerato Quarto di Pordenone. Da tutti temuto.

 

Arrivo.

Compagnia riunita. Compresa di vecchi congedanti e reclute. Di fronte al capitano Quitadamo. Tutt’e due le braccia ingessate. Un incidente di ginnastica.

 

Andiamo bene.

 

Il discorso lo fa il vice. Un tenente a due stelle. Raimondo Fanara che imparerò a conoscere fin troppo bene.

 

Dice : difendere la patria dovere sacro e tutto il seguito di retorica patriottarda.
Poi esemplifica, interrogativo: – se le vostre donne, le vostre sorelle venissero violentate dai marocchini voi cosa fareste?

Risposta di un congedante pisano: – beh , bisogna vedere signore … se son contente loro ….

S’ebbe cinque giorni di cella di rigore che gli allungavano la ferma di altri cinque.
Quando si dice il gusto della battuta.

 

Grazie al toscanaccio la mia depressione era superata.
Era possibile resistere come diceva il fascista.

 

E così quando fui convocato dall’UI (ufficiale informatore) perché m’avevano trovato nel corso della rivista zaino una copia (la prima) della rivista Il Manifesto, superai brillantemente l’interrogatorio.

Discutemmo dell’articolo di Lucio Magri che verteva sul ruolo delle sezioni nell’organizzazione del PCI.

Voleva sapere (era un intellettuale) perché avevo sottolineato questo o quel passo.

Mi congedò adombrando un possibile trasferimento al carcere militare di Peschiera del Garda.
Trascorsi solo ventiquattrore in cella di rigore.

Mi liberò il tenente Fanara portandomi a fare una “corsetta” in pista carri.
Nell’entusiasmo di farmi fuori la milza il tenente cadde sul brecciolino.
Si rialzò con scatto felino, il viso sanguinante e gli occhiali rotti.

Continuò a correre con me al fianco: – bersagliere come va con i gialli? .
C’era allora la sindrome cinese.
-frega niente a me dei gialli.
-Sei rosso.
– signorsì, signor tenente .
– Continua a correre, più veloce bersagliere o debbo pensare che ti è rimasto un pezzo di cazzo nel culo?

Favoloso Fanara.

 

 

Fine del primo capitolo.

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Bologna.

aprile 25, 2015

Il contesto appare caratterizzato da una propensione astensionista, che si va consolidando ,dopo il voto regionale, al limite (Anderlini), di “una condizione esistenziale”.

Non mi pare una diagnosi molto distante dalla realtà bolognese.

Se si tiene fermo questo punto, necessariamente di partenza, allora conviene riflettere bene sul da farsi. Sempre che qualcuno ancora abbia voglia di fare. Che si voglia agire politicamente nel momento in cui l’impasse dell’amministrazione cittadina è sotto gli occhi , per quanto svogliati , di tutti.

A tal fine, fosse per me , beh andrei rapidamente oltre gli ormai tradizionali metodi per formare liste civiche che per solito ottengono come risultato una dignitosa ma poco incisiva rappresentanza testimoniale. Ciò non dovrebbe bastare a noi della sinistra.

A Bologna si è già ottenuto con l’Altra Europa al tempo delle europee un buon risultato che però s’è assai ridimensionato , com’era del resto prevedibile, alle regionali.

Resta comunque una non disprezzabile base di partenza.

Non basta. Lo sappiamo bene tutti.

Non basta se si vuol rendere credibile un’alternativa al governo del PD.

Non basta se si vuol vincere in Comune.

Si tratta di vedere se è possibile , realistico, mobilitare il consenso di almeno una parte dell’elettorato democratico che disertò le urne alle regionali.

Dico almeno una parte dato che un’altra parte , versa con buona probabilità nella condizione esistenziale sopracitata ed è del tutto aliena dall’esprimere un voto o persino una larvata preferenza politica. Resterà a tempo indeterminato, alla finestra, se non nel sottoscala.

Tale è la condizione psicologica generalizzata al tempo di Renzi.

E proprio su ciò conta molto il giovin fiorentino per restare a lungo a Palazzo Chigi. Frega nulla a lui e al suo PD se governa attualmente con il consenso di poco più del 20% degli aventi diritti al voto.

Per ragioni che sono persin troppo ovvie ormai, nello sfascio del sistema politico più cresce l’astensionismo più cresce la percentuale di voti al partito unico della Nazione.

Per cui a Bologna si tratta d’impostare una campagna elettorale nel tempo di Renzi.

C’è poco da fare. Le logiche del passato servono solo a mettere la testa sotto la sabbia.

Al contrario di ciò che si può legittimamente pensare, il “tempo di Renzi” non va ignorato per timore di subalternità.

Non va esorcizzato , né solo criticato.

Va assunto come un dato politico di partenza.

Non prescindibile in alcun modo.

Dobbiamo dunque fare come lui?

No. Ma nel concepire e poi sostenere una lista civica a sinistra, non possiamo neppure permetterci il lusso di tornare a destreggiarci abilmente in dibattiti senza posa sui famosi punti programmatici.

Un programma serio e rigoroso , articolato fin nei minimi dettagli, posto che non rechi con sè la fissione dell’atomo tra di noi, (noi genericamente di sinistra) non fa oggi la differenza per un elettorato che di programmi ne ha visti tanti e tanti ne ha visti inattuati. E che per di più è stato a lungo istruito a credere che sia ormai definitivamente abolita, superata, dissolta ogni differenza tra destra e sinistra. Anche al netto dell’obiettivo sputtanamento della parola “sinistra”, cui in modo diverso, forse anche noi (compreso chi scrive) possiamo aver dato un qualche involontario e ingenuo contributo, comunque colpevole.

E neppure ci si può permettere un lungo dibattito che finirebbe presto in diatriba inconcludente e persino velenosa sui metodi , o sul metodo migliore per scegliere il candidato/a a sindaco.

La dico tutta e brutale.

Tanto per venir giù dal pero.

Per non dire bugie, per pietose che siano.

Fosse per me , partirei dall’alto e non dal basso.

Partirei dal candidato/a.

Ciò non abolirebbe affatto il dibattito interno ad una o più liste civiche.

Semplicemente , mentre si discute e si partecipa giorno e notte, e si redigono programmi, e s’enunciano propositi, mi metterei alla ricerca col lanternino di un unico candidato indipendente nel quale ogni sinistra , bella o brutta stretta o larga , possa bene o male riconoscersi insieme ai democratici delusi dall’andazzo pieddino e dalla sua scialba e stanca amministrazione.

Dobbiamo essere avvertiti.

Nei circoli bolognesi che contano si discute alacremente SOLO del candidato con cui sostituire in corsa Merola all’insegna di una continuità di potere garantita da una discontinuità d’immagine.

A costoro importa una sega del programma .

Quello lo faranno dopo.

Cammin facendo.

Dopo che avranno eletto uno di cui si fidano.

Beh, anche noi dobbiamo puntare su uno o una di cui ci fidiamo.

E magari mettere le ali ai piedi per arrivare prima di “loro”.

Capisco che un tal modo di procedere, per qualcuno inverte e perverte letteralmente il rapporto tra programma e candidato. Prima il primo e poi il secondo. Tale è il nostro tradizionale modo di pensare e a volte, ma solo a volte, di operare. Salva l’ipocrisia che spesso s’è palesata in questo giusto modino , così politicamente corretto e pulito che non fa una grinza.

Salva l’ipocrisia non è sbagliato in sé.

In una situazione normale.

Solo non fa i conti con il contesto assai mutato.

Con la politica e i partiti così malridotti , conta la credibilità delle persone.

La fiducia che esse possono o non possono instaurare con un elettorato sgamato, stanco, sfiduciato che non leggerà mai e poi mai , credetemi , nessun programma, di nessun tipo.

Piaccia o non piaccia questa è la situazione.

L’anomalia della situazione.

I puristi del programma , serio e rigoroso, i puristi dell’etnia e della razza secondo cui bisogna sempre stabilire a priori che la sinistra, “la vera sinistra sono io”, e nessun altro, dovrebbero riflettere criticamente , per una volta sull’opportunità che si presenta pur nella difficoltà.

L’anomalia del tempo presente , specie a Bologna contiene in sé una potenzialità , la possibilità di una vera e propria rottura.

A meno che non scatti la logica stringente del puro che epura.

Mi è capitato di dire, e impunemente lo ripeto, che il programma consta di un solo punto: la manutenzione della città fisica e della società civile.

Significa , per me , che si va, si deve andare senza mezze misure, all’attacco di tutte le vulgate correnti.

Niente privatizzazioni nei servizi pubblici e sociali essenziali.

Riportare dentro il Comune ciò che gli è stato sottratto con l’idea malsana che i privati fanno sempre e comunque meglio.

E’ una clamorosa balla.

Si può dimostrare.

Bisogna dirlo.

Bisogna dire che non basta il controllo esterno di gestione ma che quando si tratta di rapporto tra pubblico e privato , il primo deve partecipare anche alla gestione operativa in posizione preminente.

Se così non avviene il controllo pubblico, dall’esterno, è solo un sacco vuoto.

E lo si può dimostrare.

Inoltre, piantarla con tutta l’attenzione, tanto spasmodica quanto inconcludente di questi lunghi anni, al centro storico ristretto peraltro in una piccola area ad alta redditività non solo simbolica intorno alle due torri . Questo proprio mentre s’abolisce l’elezione della Provincia e s’installa quel nulla istituzionale di una città metropolitana non elettiva. Alla pari con quell’ircocervo di un Senato composto di consiglieri regionali cui s’estendono le prerogative costituzionali dei parlamentari.

Indirizzare invece tutte le risorse possibili alla parte più svantaggiata e assai più larga della città. Ciò significa scontrarsi , tutte le volte che risulta necessario con poteri, salotti, consorterie , logge , insomma : il felpato, immarcescibile, conservatore establishment bolognese.

Gente cui frega nulla del degrado “esterno” delle periferie, che non frequentano e che non vedono mai. Le periferie sono solo territori nei quali esternalizzare costi e depositare, lontano dagli occhi e lontano dal cuore, una marginalità sociale crescente.

Crescente nei fatti prima ancora che nella coscienza dei singoli: reddito e lavoro. Senza un minimo sindacale di benessere e sicurezza sociale.

Manutenzione significa questo: tornare in qualche modo a rilanciare il buon governo di Bologna.

Smetterla di ideare progetti che nulla , ma proprio nulla hanno mai avuto a che vedere con le necessità primarie e urgenti dei cittadini: dal Metro, al Civis alla colpevole idiozia del treno volante. C

Certo nel passato migliore di Bologna vi furono anche grandi progetti urbanistici e risultati rilevanti in campo culturale, ma oggi rinverdire la stagione migliore della città significa anzitutto, se non esclusivamente, restaurare e in parte ridefinire secondo giustizia l’intero assetto dei servizi pubblici e sociali. Ergo ridistribuire, nei limiti delle possibilità di un’amministrazione comunale, le risorse a disposizione.

Bene.

Se si trova un uomo o una donna (e chi cerca prima o poi trova), disposti a lavorare su questo , noi della sinistra, noi che comunque voteremo una lista civica fuori e contro l’attuale ceto politico del PD bolognese, potremmo partecipare per vincere.

Questo mi pare un buon programma.

Ho in mente qualcuno? Forse. Sì e no. Insomma non son sicuro.

Comunque non ho mezzi (rapporti, relazioni) per interloquire, ne autorevolezza e tampoco autorità per proporre.

Il mio invito, compagni ,compagne ed amici tutti è a cercare SUBITO il candidato sul quale confluire mantenendo ognuno la propria più o meno forte identità

. Cercate, dunque.

Mentre si continua a discutere. Naturalmente.

Ma tenete a mente, se volete, che prima lo si trova e meglio è.

SE SI VUOL VINCERE .

PS. Per i cercatori. A scanso di equivoci.

Cercate ovunque, (continuerò a farlo anch’io) anche nelle zone limitrofe alla città con l’esclusione della frazione di Amore sull’appennino. Qui siamo in 22 residenti più un domiciliato permanente. Non mi risulta nessuno disponibile.