Due.

Adunata della Compagnia.

La prima con le divise del battaglione.

Ieri ho ritirato anche gli anfibi. Nuovi di zecca. Numero 44.

Porto il 45 Abbondante. Dico.

Dice il furiere – Questi son perfetti. Poi s’allargano.

Vero. Me ne accorgerò a mie spese.

Presiede Fanara in assenza del comandante di compagnia. Convalescente a tempo indeterminato. Troppa ginnastica.

Fanara.

Piccola statura. Compensata dalla testa gettata virilmente all’indietro.

Compatto. Fascio di muscoli chiavi in mano. Sorriso da tigre assassina.

D’altro canto siamo nella compagnia, mortai da 120 . Nickname : Tigri.

Da gridare tre volte prima del sciogliete le righe.

Uniforme impeccabile. Guanti neri stretti nella mano sinistra. Occhialini rotondi senza montatura.

Himmler. Praticamente.

Lo odio già. Anzi lo odiamo all’unanimità.

La conferma mi viene dal commilitone alla mia destra cui sussurro , circospetto,la definizione.

Mordecai Lamberti, pellicciaio milanese da sette generazioni . Blando anticomunista per tradizione familiare.

Il mio miglior amico per tutta la durata della naja. Lo sporco ebreo.

 

 

Contrappasso .

 

Dato che Dio , forse esiste.

 

 

Himmler è costretto a sfoggiare una sgargiante cravatta rossa. Come tutti noi. Del 182°.

182° reggimento fanteria corazzata Garibaldi formato dall’XI battaglione bersaglieri e dal XIII battaglione carri. Lascito della Divisione partigiana Garibaldi che combattè nella resistenza in Montenegro e inquadrato nella divisione Folgore. Da qui la cravatta rossa. In sostituzione del fazzoletto rosso dei garibaldini.

Missione.

Sorvegliare i confini pronti a dislocarsi nella pianura di Gorizia per contrastare l’invasione delle truppe del patto di Varsavia.

Medaglia d’oro al valor militare. Conferita nel 1953. Per : “ Degni eredi delle tradizioni militari e del sublime eroismo delle divisioni “Taurinense” e “Venezia”, duramente provate prima e dopo l’armistizio, i reparti di fanteria della Divisione Italiana partigiana “Garibaldi”, dai resti di quelle unità derivati, si forgiavano in blocco granitico ed indomabile, animato da nobili energie e da fede nei destini della Patria…

La trogloditica sintassi non è mia. Per il resto vedi Wikipedia. Se sei masochista.

Il motto. Importante. Simbolico. Ovvio.

OBBEDISCO.

 

Fanculo alla patria.

 

Penso. Mentre noi, ragazzi del contingente fine ‘49 inizio ’50, ci apprestiamo a trascorrere una notte di tregenda.

Da giorni i nonni ci promettono ogni sorta d’angheria.

Siamo rospi. Come dicono qui.

I rospi. Si sa. Amano l’umidità.

Gavettoni .

La maggioranza di noi, provenienti dal centro nord , è reduce dal ’68. Chi più chi meno. Ma il clima è quello.

Un paio di milanesi han fatto parte del servizio d’ordine del MS di Capanna.

Per la verità anch’io ho capeggiato lo SDO degli studenti medi della FGCI . Per un giorno. Quando partecipammo, pulcini, alla contestazione del congresso di medicina del lavoro a Palazzo Re Enzo a Bologna.

Mi dimisi in serata dall’oneroso incarico. Dopo che un caramba, crudelissimo , mi atterrò col calcio del moschetto.

Scagazza.

Non avevo più una gamba. Non la sentivo proprio. Svenni. Più per il timore d’esser paralizzato a vita che per il dolore.

Figura di merda.

Ma siamo pur sempre quelli del ’68.

Ergo stabiliamo turni di guardia per non farci sorprendere nel sonno. Facile.

See.

Dopo una giornata a portare a spasso il Garand (4,7 kg) a bilanciam arm correndo come dementi in piazza d’armi, il sonno prevale sull’ideologia.

Inevitabile.

Inevitabile il gavettone arriva.

Acqua mista a piscio.

Con netta prevalenza del secondo.

Se lo prende un sardo.

Niente a che vedere col ’68. Il maggio non era arrivato, se non come pallida eco, nella Sardegna interna dalla quale proveniva il pastore.

Taciturno. Calmo. Solitario. Faccia scavata nella roccia d’Aspromonte.

Charles Bronson da giovane. Mentre spacca ceppi quando arriva Yul Brinner a reclutarlo nei magnifici sette.

Come Bronson. Non fa una piega.

Va a lavarsi scansando il piantone alla camerata che dovrebbe eccepire. (Per andare al cesso di notte va chiesto il permesso).

Torna . Prende le lenzuola e va a lavarle. Il piantone , recluta anch’ esso, continua a far finta di niente.

Per questo starà punito l’indomani.

Gli ufficiali hanno bisogno che la tradizione nonnesca prosegua.

Stabilisce e consolida la gerarchia militare.

Conta l’anzianità.

Noi del ’68 solidarizziamo alla meglio.

Il malcapitato ci guarda come se non ci vedesse.

Tira fuori la mimetica dallo zaino alpino(si chiamava così) da non confondersi con lo zainetto tattico. Ci si stende sopra. Sul pavimento. Si rimette a dormire.

L’operazione defense night ‘68 non è riuscita.

Bronson fa per conto suo.

Uno dei nonni al contrappello serale mostra una faccia devastata.

In infermeria constateranno la rottura del setto nasale e “lo spezzamento”’con conseguente necessità di “eradicazione ” di un incisivo superiore.

Son trascorsi due giorni e due notti insonni.

Vedo Bronson sistemare le sue cose con meticolosa cura.

Trasferimento a Gorizia. Solo guardie. Giorno e notte. Sempre. Per tutto il tempo che resta all’alba.

A lui, come a tutti noi, restano più di trecento giorni prima di vedere le rosee dita dell’aurora.

Cazzi amarissimi.

Lo avvicino. Tallonato dal senso di colpa . Quella notte dormivo.

-Vai a Gorizia. Mi spiace.

-Gorizia o Sacile. E’ la naja.

Sei parole.

Solo io. Si sa . Son fine. Riesco a divinare un facsimile di sorriso.

In quella faccia d’argilla.

(fine del secondo capitolo, semmai ce ne sarà un terzo)

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7 Risposte to “Due.”

  1. Remo Tedeschi Says:

    complimenti, ritmo e dettagli non comuni, tocca continuare.
    lo dico da ex “cavaliere corazzato”, il car(tc) fatto assieme a carristi e bersaglieri, in quel di Miano (Napoli).
    Da una parte correvano i bersaglieri ,dall’altra marciavamo noi, e scappava qualche ..chicchirichì guardando le piume che svolazzavano sui volti arrossati dalla corsa.

  2. gianni guagliumi Says:

    Qui è peggio di un feuilleton, ci tocca stare incollati alla mail per vedere se c’è la puntata successiva.
    Ciò che sorprende è la freschezza dei ricordi, che, a quanto pare sono ben impressi nella memoria. Pensa che io non mi ricordo nemmeno quello che ho fatto due giorni fa!
    La mia naja di10 anni più tardi, nel 1980, una vita, ebbe a che fare con un mondo militaresco già più edulcorato e prossimo ad un’ulteriore “democratizzazione”. Cmq il CAR da alpino in luglio a Salerno come feci io è un’esperienza indimenticabile, soprattutto per le marce con gli scarponi da montagna sotto il solleone…

  3. Giovanni Says:

    Avevo sentito di questi racconti dai miei compagni un pò piu anziani e in particolare che i sottufficiali ce l’avevano con i comunisti
    Si diceva peraltro che la “squadra politica”della questura mandava la scheda personale ai carabinieri
    Non so quanto fosse vera quest’ultima circostanza,perche allora i giovani comunisti di tutte le chiese erano davvero tanti,anche se il sottoscritto aveva piu di una capo pendente in tribunale per manifestazioni non autorizzate,lesioni ai fascisti e mancate comparizioni in questura
    Per non sbagliare e per non farmi fare il culo per 15 mesi decisi di fregarli
    Ci voleva un “Maresciallo”,lo trovai e cosi mi sono risparmiato la naja

  4. maurozani Says:

    E’ vero. Di solito era un maresciallo. Uno in un posto chiave , non in vista nell’amministrazione militare. Ma spesso decisivo.
    Coloro che si rivolgevano a parlamentari rimanevano sempre delusi e fregati.
    E comunque le informative c’erano. Magari non per tutti ma c’erano.

    PS. Non ho descritto ,per non fare una solfa il mio colloquio con l’UI nei dettagli. Ma lui aveva una cartellina su di me.

  5. Giovanni Says:

    Ali inizi del 1970.i compagni che tornavano dal Friuli,sostenevano che il compito dell’Esercito italiano era quello di resistere almeno per 4 ore ad un’eventuale attacco russo Poi sarebbero stati rimpiazzati dagli americani
    Molti di noi erano molto perplessi su questa eventualità
    I Russi sarebbero dovuti passare per la Jugoslavia,un paese non allineato,e perciò non eravamo molto convinti che l’esercito Italiano avrebbe avuto davvero un ruolo in un eventuale confronto militare
    Ci sembrava più plausibile che i russi avrebbero puntato direttamente al cuore dell’Europa,cioè nella pianura tedesca,partendo dalla Polonia,dalla Cecoslovacchia e dall’Ungheria,condiderata la preponderanza in termini di forze corazzate
    Cosi rassicuravamo quelli che venivano in concedo
    L’unico vero problema per i compagni di leva,in fin dei conti, era la “sbobba”
    Alcuni potevano andavano in pizzeria durante le libere uscite
    Non so cosa servivano i friulani nei loro locali,ma probabilmente doveva trattarsi di qualcosa di più commestibile
    E’ un fatto che chi tornava ci appariva terribilmente smagrito

  6. Remo Tedeschi Says:

    Poco tempo dopo il terremoto nel Friuli, andammo a Gemona come
    Q. Marconi e Pci, missione, gemellaggio e soldi raccolti.
    I compagni della fed. di Udine ci accompagnarono nelle zone colpite e anche in luoghi “strutturati” a difesa da una eventuale invasione delle armate del “patto di Varsavia.
    Alle spalle di un ponte strategico sul Tagliamento, una parete di montagna, racchiudeva un cannone pronto a farlo saltare , impedendo il passaggio.
    Quindi, i tuoi amici dicevano il vero.
    Cosa dici lo teniamo efficiente,? qualche cirillo del donbass ?

  7. maurozani Says:

    Già , Giovanni smagrito. Adesso vedo se ho il coraggio di scrivere il terzo capitolo. Per spiegare. certo ci vuol un’assoluta assenza di vergogna per farlo. Dato che si fa presto a capire che non son un narratore…certo coi tempi che corrono si può pure fare.

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