Quattro

Vado all’ospedale dei matti.

Policlinico militare di Padova.

Due mesi dopo la scampagnata al Cellina-Meduna.

Trascorsi in sequenza.

Tromba. Sveglia cinque e trenta. E’ estate.
Voglia di cagare. Tuta ginnica. 15 minuti. Flessioni e corsa leggera.
Colazione. Fetta di pane . Una. Caffelatte. Quanto ne vuoi. Al bromuro. Dicono.

Dieci minuti di sosta. Compreso cambiamento “d’abito”. Anfibi e normale vestizione da marcia. Ritiro Garand dall’armeria. Allineati e coperti all’appello.

Tre ore d’addestramento formale. Marcia, batti il passo, cadenza, e poi : bersaglieri di coorsa!

Consegna armi.
Ti cade il fucile.
-raccogli e bacia l’arma. Venti flessioni.

Vuoi ammazzare il sergente firmaiolo diciassettenne.
No. Prima lo vuoi torturare a lungo.
Te l’immagini. Nei crudi , sanguinosi dettagli.
Torture immaginifiche. Al punto tale che, non avendo mai sopportato la vista del sangue altrui, ti gira la testa.
Eviti lo svenimento. Vai a pranzo. Lunga fila.

E’ estate. Ve l’avevo già detto ma lo ripeto .Nel caso l’aveste dimenticato. Distratti come siete.

Perciò è concesso un riposo postprandiale di ben 45 minuti.

Adunata del pomeriggio per pulizia armi.
Si smonta l’arma e la si rimonta.

Al solito malcapitato cui è toccato un Fal (Fucile automatico leggero) più complicato del Garand rimane, inesplicabilmente, un pezzo che non sa dove mettere.

-questo lo tieni da parte per ficcartelo in culo stanotte?

Tempestivo . Il solito Fanara.

Prende il Fal , lo rismonta e lo rimonta in un minuto e mezzo.

Quattro in punto del pomeriggio. Sole , pioggia o vento. Corsa di battaglione. Quaranta minuti. Al suono della fanfara.

Ritornello.
Ossessivo.

Dai, dai/ fai morir, fai morir , fai morir/ Signor tenente mi butti a terra/ sono una cappella/ non ce la faccio più… e così via di seguito.

Alternanza di corsa veloce e leggera. Ettolitri di acido lattico. Crampi. Dolorosi.
Torna , irresistibile l’impulso umano, troppo umano.
Uccidere un ufficiale. Prima ancora un sergente firmaiolo.
A mani nude.
Agli AUC (allievi ufficiali di complemento) solo spezzar le gambe, o le braccia . Magari entrambi gli arti .
Inferiori e superiori.

Due mesi così. Passati non all’ombra di un cortile ma al sole in piazza d’armi.

Uno normale o s’incazza o si deprime.
Tutt’e due. In un alternato melange.
Bestemmie e singhiozzi repressi.

Ho un nuovo amico , oltre a Lamberti , il mio ebreo preferito.

Mattia Mattei.
Di Tempio Pausania.
Fine intellettuale cattolico.
Ci scambiamo impressioni sui libri letti.
Io Hemingway, London, Steinbeck, fino a Kerouac, e Faulkner, qualcosa di Moravia (che Noia) , Verga , Berto, e il mio super preferito d’allora: Paolo Volponi con il suo
“La macchina mondiale”. Anni dopo preferirò il più noto “Sipario Ducale”.
Un frullato misto.
Con qualche goccia /doccia di Stato e Rivoluzione.

Lui Sant’Agostino, e non so cos’altro. Forse Elias Canetti.

Punto d’incontro Tolstoj.

Insisto sugli aspetti militari .

Tipo Borodino e la marcia parallela di Kutusov per accompagnare Napoleone alla frontiera. La sua idea che francesi aggressori e i consiglieri inglesi pari sono.

Lui insiste sul significato profoondo del pippone finale di guerra e pace che io avevo bellamente saltato dopo due pagine.

Mattia serve messa la domenica e fa lo sciaquino (leggi attendente) al cappellano militare che è anche laureato in medicina oltre ad avere i gradi di Maggiore.

Me lo fa incontrare.

A messa io non c’andavo. In cambio della corvée della domenica. Pulire i cessi della compagnia o spazzare cortili insieme ad altri puniti e/o atei impenitenti.

-la vita militare non ti piace eh?
-mica tanto.
-quando hai avuto l’ultima licenza?
-non ho mai avuto la prima , Signore.

-Se vuoi un consiglio, devi staccare . Andare a casa per un po’.
-Quando torni vedrai le cose sotto una diversa luce.

-Facciamo così. Ti faccio un biglietto per l’ospedale militare di Padova. Ti fai visitare da un Tenente Colonnello medico che conosco. E’ persona comprensiva.

Bene. Penso e dico.

Inizia l’avventura che mi riconcilierà con la “vita militare”.

Muovo da Sacile con foglio di viaggio per Padova la mattina. Arrivo verso sera.
Non posso sbagliare. Policlinico, padiglione numero B o A o C. Insomma una lettera maiuscola.

Guardiola .Mi presento.

Comme il faut.
Saluto, attenti : bersagliere tal dei tali inviato dal 182° Garibaldi.

Un caporal maggiore mi strizza l’occhio e mi indica dove devo andare.

Arrivo.

Una suora.

-Entra e togliti la cintura e i lacci degli scarponcini. ( Gli scarponcini son da viaggio di servizio da non confondere con gli anfibi).

Eseguo.
Docile. Ancora tranquillo.

Entro nell’antro.

Una stanza rotonda. Diametro circa dieci metri.
Otto brande addossate alla parete. In circolo.
Qualcuno dorme , un altro piscia contro il muro.
Cappella  sconsacrata.
Prima il policlinico era un convento.

Son già meno tranquillo.
La location è inquietante.
Due brande vuote. Ne scelgo una.

La porta, di ferro si chiude con uno sferragliar di chiavistelli.
Realizzo.
Se non è una prigione è un manicomio.

Non son più tranquillo.

-Aprite questa porta. C’è un errore , sono qui per una visita col tenente colonnello medico.

La suora.
– fate un’ iniezione a questo se continua ad agitarsi.

Mi calmo in un millisecondo.

Istantanea dell’ambiente.
Clic. Quattro continuano a dormire. Due son svegli.
Altra istantanea.
Clic. A quello che sembra più disponibile.

-Cazzo è sto’ posto?
-Se ci sei venuto lo sai.
– Visita. Dico.
-Beh se resisti un paio di mesi poi ti danno il congedo illimitato.

-Ma tu sei matto.
-No , ma l’importante è che loro lo credano.

Ah , è così che funziona.
Mi preparo a chiarire che son sano.
Poi ci ripenso. E’ noto che i matti non ammettono mai d’esserlo.

Merda, merda, merda.

Quel maiale d’un prete mi ha fottuto.

Notte insonne.

Domenica mattina .

Passa la suora. Demoniaca. Tutto compreso. Figura rattrappita, mani adunche e sguardo crudelissimo.

-Sveglia si va a messa.

Non mi muovo. Ovviamente. E’ una questione di principio. Un mio diritto astenermi da pratiche esoteriche.

-Chi non partecipa alla Santa Messa non avrà la dispensa.

Importa nulla a me della dispensa. Penso.
Penso. Ma non realizzo subito.
Non si tratta di una sorta d’indulgenza più o meno plenaria.
Solo rancio. La dispensa è il rancio. Coglione!

E così niente colazione. Niente pranzo . Niente cena.

Passo la domenica leggendo le scritte di cui è pieno il muro.

Tipo. “Son stato qui 45 giorni e adesso vado a casa. E non torno più”.
Eroe.
Altre scritte oscene, con particolare riferimento alle pratiche sessuali della suora che, in epoca di animalisti, non ho cuore di riferire.

Seconda notte insonne.

Per la verità un pochino di sonnolenza mi coglie a tratti.
Tratti interrotti. Un tale ulula di quando in quando. Regolarmente. Si finge una sorta di lupo mannaro.
Oddio, magari a forza di fingere lo è diventato. Mi ritrovo a pensare.
Ripenso a quel che ho pensato.
Se resto qui divento matto.

Lunedì mattina. Colazione nisba. Sempre per via della faccenda “dispendiosa”.

Però mi chiama un maresciallo e mi accompagna dal famoso Colonnello medico.
Colonnello, perché un Tenente Colonnello non si poteva appellare come tale.
Non sarebbe stato militarmente corretto. Chiaro che poi diventava colonnello.

(Sembra una digressione inutile. Anzi lo è. Il mio editore etereo Web me la casserebbe)

Attendo su una panca.
So già cosa dirò.
In due notti insonni mi son preparato a dovere.

– Allora, ironico. Bersagliere cosa ti affligge?
– La mancanza del mio reggimento Signor Colonnello.
– Ah sì . Allora ti ci rimando a piedi e di corsa.
– Signorsì , signore, non chiedo altro, SignoRe.

– Quindi ti senti bene , vedo che sei arrivato solo sabato. Evidentemente le nostre cure ti hanno giovato.

– Signorsì Signore. Molto. Mi sento pronto a riprender il mio servizio.

– Vedo dalle tue note che ti rifiuti di cantare , che non hai spirito di corpo, bersagliere.

– Signore son stonato come una campana e mi vergogno come un ladro. Non so neppure ballare.

– Mmh. Neanch’io bersagliere.

Comincia a scrivere.

Mi consegna il foglio .

-Togliti dalle palle.

Due settimane di licenza.

Gli faccio un saluto battendo i tacchi che neanche Fanara…

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2 Risposte to “Quattro”

  1. Giovanni Says:

    Eh,Mauro,ti prendesti un gran scago
    Non c’è cosa peggiore di un manicomio nelle mani di monache sado-lesbo

  2. maurozani Says:

    Scago è ancor poco.

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