Cinque

Torno dalla licenza straordinaria.
Con l’animo in spalle.
Si son aggiunti dieci giorni all’ospedale militare dell’Abbadia.
Altro antico convento. Suore arcigne. Maligne. Cattive. Proprio Cattive d’animo. Qualcosa vorrà pur dire.

Tonsillite acuta. Quaranta di febbre.
Siringoni di penicillina. Dotati di agoni. Diametro inverosimile.
Volenterosamente impugnati dal solito imboscato.
Lo chiamano infermiere.
Nella vita civile fa il trattorista.
Non Trattore. Come dal francese traiteur.
Solo trattorista.
Se ne sta sui motori. Ad arare.
Lui traccia il solco. La spada acuminata lo difende.
Colpo di baionetta.
Manona.

Fatto male?
Macché.

Comunque son di nuovo qui. Alla Garibaldi.

In verità la caserma sarebbe intitolata allo scrittore triestino, irredentista Scipio Slataper. Ma non lo sa nessuno. Garibaldi , dalla tomba di Caprera, sotto il suo masso di granito bianco, se ne fotte dell’irredentismo. Immagino.
Ci ripenso. Non ne son del tutto sicuro.
Anzi.

Al netto di Garibaldi.
Resta un personaggio interessante.
Slataper. Dico.

Non tanto per esser morto giovane sul carnaio del Podgora col grado di Sottotenente.
Quanto per la sua tesi di laurea su Ibsen.

Va bene. Va bene. Chiedo umilmente scusa come direbbe il “Buon soldato Sc’vèik” . Quello di Hasek Jaroslav.
Non l’avete letto? Capisco e assolvo. A malincuore.
Digressione, inevitabile per un vecchio amante di vecchie scartoffie.
Cose di carta. Libri.

Nel frattempo son qui .

“Carri al passo , bersaglieri di corsa.”
Reca la scritta MAIUSCOLA all’entrata.

Corro.
In pellegrinaggio dal cappellano. Per ringraziarlo.

E’ uomo fine. Colto. Tratto gentile. Parliamo. A lungo.
Di cosa non lo so più. Ma parliamo. Ci son militari in grado di farlo.

-Sei rinfrancato adesso?

In effetti sì. La vita , là fuori esiste.
In attesa.

Insieme a quella cosa che mi manca dippiù …
Anche quella continua ad esistere.

Umbratile. Pudica. Ipocrita. Scaltra. Generosa. Magnanima. Accogliente. Saggia .
Accenna sorniona al mio e all’altrui futuro.

Un altro mondo è possibile.
L’ho percorso in lungo e in largo durante la licenza.

C’E’.

Non è poco.
A vent’anni.
Beh anche oltre per la verità.

E poi tra non molto arriverò in cima alla naja.

Dopo, come tutti, conterò i giorni. Smetterò d’interrogare. “Sentinella a che punto siamo della notte”?

Va bene. Di nuovo . Lo so che la citazione biblica è assai più complessa.
A me, qui e ora , interessa solo: “ quanto manca all’alba?”

Intanto però chi rientra da una licenza paga dazio.
Il mio consiste nella guardia alla polveriera di Fossa Merlo.

Diverse e contrastanti versioni.

Chi dice che quatto giorni e notti in polveriera costituiscono una rottura di coglioni inaudita. Pericolosa . Anche.
Chi la considera una vacanza. A patto che ci si organizzi.

Si sta di guardia due ore. Due ore si riposa.

Ma si può riposare . E basta. O quasi.

Si dorme vestiti di tutto punto. Anfibi compresi. Fucile accanto. A turno si sorveglia l’unico ingresso da dove un correo caporal maggiore, che ricopre anche il ruolo di capoposto, avvisa non appena arriva l’ispezione.

Dall’alloggio della guardia alla garitta saranno cento metri.

Notte .

Lamberti mi scuote.
-Sveglia. Tocca a noi. Sta arrivando l’ispezione.

Fucile, elmetto. Di corsa. Cuore a mille. Raggiungo la mia garitta.
M’installo.
Sotto una luna che spacca le pietre.

Due minuti , tre o dippiù. Non so. L’ufficiale d’ispezione è a trenta passi. Circa.

I cani lupo latrano furiosi. Son quattro e fanno buona guardia alle montagnole che ricoprono i depositi di munizioni. Nella vasca in basso. Entro l’alto muro di cinta.

Correva voce che gli ufficiali giocavano brutti scherzi alle sentinelle. Ti rilassi. Ti prendono il fucile. Stai punito. Verosimile. Tutto è verosimile nella compagnia Tigri.

Lo fermo con urlo isterico.

– Chi va là. (cazzo)

-Capoposto accompagna ufficiale per ispezione.

So tutto. Memorizzato.

-Ispezione avanti per riconoscimento.

A distanza regolamentare urlo. Ancor più isterico.

– Parola d’ordine! (cazzo)

– I ciliegi son fioriti stanotte.

– Daranno buoni frutti. Ispezione riconosciuta . (cazzo)

Urlo. Di nuovo.

Urlare è sempre importante nell’esercito.

Ti presenta bene.

 

L’ufficiale, cinto dalla fascia azzurra di picchetto, tenente o più probabilmente sottotenente, non ricordo , sale i gradini della garitta.

Il bersagliere è teso.
Classica corda di violino.
Insomma magari è uno di quelli che tira a fregarti.
Tengo il buon vecchio Garand ad altezza coglioni.
I suoi.

Lui sa che il fucile è armato.

– Abbassa l’arma bersagliere.

Niente. Sempre altezza coglioni. Fucile stretto. Con forza. Convulsamente. Nocche sbiancate sul calcio.

Si guarda intorno. Niente mozziconi di sigarette. Niente cacca , niente piscia entro la garitta. Niente carta della cioccolata (buonissima ) delle razioni K.

Mette il dito indice due centimetri sopra la canna del Garand.
Un tipo coraggioso. O più probabilmente comprensivo.

-Bene bersagliere. Calmo. Son qui per servizio come te. Buona guardia.

Saluto.
Ricambio.
Se ne va.

Aspetto buona mezz’ora prima di tornare a dormire.
Per sicurezza.

Intanto , fumo una sigaretta via l’altra.

I cani continuano ad abbaiare. Si slanciano. Invano eccitati. Verso la mia elevata postazione.

Penso alle istruzioni formali e informali che il sergente firmaiolo aveva illustrato per i compiti di guardia e di pattuglia.

Regolamento.

Se dopo il “chi va là” non viene pronunciata la parola d’ordine, va imposto a voce alta “l’altolà”.
Se ancora l’entità non riconosciuta avanza verso di voi si intima, sempre a voce alta “alt o sparo”.
Infine si spara .

Due colpi.
Il primo in aria e il secondo al bersaglio.

-Però dovete sapere che è sempre meglio sparare prima al bersaglio e solo dopo un altro colpo in aria. Nessuno potrà mai stabilire la sequenza temporale degli spari.

Capito?

Capito.

Per conto mio. Se fai tutta quella manfrina prima di sparare sei un bersagliere morto. Anche perché, giustamente l’esercito , ad evitare incidenti ti forniva il caricatore del Garand privo di un colpo.

Non otto .Sette. In modo da non fare entrare automaticamente in canna il proiettile. Far scattare l’otturatore ti fa perdere quei due tre secondi decisivi.
Differenza micidiale. Tra vita e morte. La tua.
In una ipotetica guerresca realtà,solo un mentecatto sarebbe avanzato verso una guardia armata seguendo quella diritta procedura .

E’ fuffa . Più che altro.
Scenografia di naja.
Nell’esercito devi pararti il culo anzitutto dagli ufficiali.

Stanotte. Missione compiuta.

Salvo che un paio di colpi o più a quei cani li avrei volentieri indirizzati.

Sì lo so. Adesso siete tutti animalisti.
Non avete visto sbavare quei lupi.

E neppure il suo padre padrone.
Il custode di Fossa Merlo.

Un civile di mezza età. Ex militare ed ex artificiere.
Presumo.

Scontato presumere che non sempre gli sia andata bene.
Vista la ragnatela di cicatrici che gli solca la faccia.
Non si fa vedere se non quando va a dare il sanguinolento pasto ai cani.
Li chiama per nome.
I nomi.
Non li ricordo.

Satana, Belzebù, Diavolo. E il quarto, La Marmora?

No . Non credo. L’uomo non pareva dotato d’ironica vena.
Un tipo, il cui ritratto abbozzato a carboncino , nei western americani avrebbe senz’altro recato la scritta: wanted dead or alive.

La moglie , santa donna , cucinava però un ottimo rancio.

Si stava bene a Fossa Merlo.

Al netto di belve tetragone. Insensibili al nostro fascino di tigri piumate.

En attendant il rientro alla Garibaldi.

E Fanara.

PS. Ho chiesto amicizia su FB al Generale Fanara. Qualificandomi come bersagliere comunista. Il mio Tenente a due stelle non ha risposto. Mi sa che mi vuol riportare in pista carri. Mi sa che anche oggi mi fotterebbe. Infarto letale . Il mio.

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7 Risposte to “Cinque”

  1. roberto Says:

    Gazzetta n. 259 del 7 novembre 2001
    MINISTERO DELLA DIFESA
    COMUNICATO
    Conferimento di onorificenze al merito dell’Esercito
    Con decreto ministeriale 8 marzo 2000 sono state concesse le seguenti onorificenze:
    Croce d’argento al merito dell’Esercito:
    Al col. Raimondo Fanara, nato il 18 agosto 1945 a Tangeri (Marocco), con la motivazione: “Vice comandante della brigata multinazionale nord, impiegato nell’operazione “constant guard in Bosnia-Herzegovina dal 7 giugno al 14 ottobre 1997, forniva un rendimento di assoluto ed impareggiabile valore, dimostrandosi collaboratore insostituibile e di eccezionale spessore professionale. Di grande caratura si rivelava il suo contributo in occasione delle innumerevoli attivita’ di carattere operativo ed umanitario in cui esprimeva determinazione, spiccata iniziativa ed impareggiabile senso pratico. Bellissima figura di soldato, si caratterizzava immediatamente per le sue straordinarie doti umane e per la sua preparazione, quale elemento di riferimento per tutto il personale della brigata riscuotendo ammirazione e stima anche dagli altri contingenti presenti in Bosnia. Pienamente cosciente della importanza della missione, esprimeva costantemente un impegno personale qualificatissimo, che si traduceva in attivita’ ed azioni risolute e decisive o in studi di elevatissima valenza. Professionista di spicco, riusciva in sostanza, con la sua straordinaria determinazione, il suo raro senso del dovere e la sua eccezionale abnegazione, ad emergere nettamente tra il personale della grande unita’ ed a esercitare una fortissima azione carismatica e di sprone nei confronti di tutti gli uomini della brigata.
    Ufficiale e comandante di rango, che ha contribuito in maniera determinante ad accrescere il prestigio del contingente italiano e a dare lustro all’Esercito italiano”. – Sarajevo (Bosnia-Herzegovina), 30 maggio-14 ottobre 1997.

    http://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2001/20010259/01A11634.htm

  2. maurozani Says:

    Non avevo dubbi. Sulla carriera di Fanara. Trattasi di un militare puro. Secondo me persona retta.

  3. Giovanni Says:

    “una fortissima azione carismatica e di sprone nei confronti di tutti gli uomini della brigata.”
    Mi pare che il decreto di conferimento dell’Onorificenza sia in questa parte conforme al ritratto che Mauro ci ha fatto del suo Leutnant

  4. Giovanni Says:

    Mauro,da immodesto cultore della parodia ho letto le “Vicende del bravo soldato Svejk-durante la guerra mondiale-
    E in proposito vorrei ricordarti che nell’ultimo e incompiuto capitolo Hasek fa uscire dalla bocca del cadetto Biegler:”Un soldato deve sapere già in tempo di pace quello che esige la guerra,e in guerra non deve dimenticare ciò che ha imparato sulla piazza d’armi”
    Un buon banale precetto per non perdere “pezzi”

  5. maurozani Says:

    Mi fa piacere che tu l’abbia letto. E come sai Hasek è personaggio particolarissimo. D’altri tempi. Detto questo cosa vuoi dire con quel “non perdere pezzi”. A cosa ti riferisci?

  6. Giovanni Says:

    Non tralasciare nel tuo racconto i pezzi apparentemente più banali,i più quotidiani,i meno straordinari
    Questo volevo dire

  7. maurozani Says:

    capito. giusto suggerimento.

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