Sette.

Mannaja è un lungagnone calabrese .

Testa a pera . Non riesce ad imprimere al fez il necessario effetto sturacessi che lo tiene incollato alla nuca.
Se lo piazza dritto in cima alla testa. Se ne frega dei continui cazziatoni.
Lo incontro mentre ritorna dall’officina. Assegnato alla manutenzione dei mezzi.
Manovale meccanico.
Giustamente. Nella vita fa il falegname.
Razionalità imperscrutabile dell’E.I.

-mannaja la madonna come sei pallido.

In effetti non mi son del tutto rimesso. Poco appetito. Fiatella con sentore di ruta.

Parliamo.
M’è simpatico con quel suo intercalare.

Sa tutto ciò che bisogna sapere intorno alla sopravvivenza in ambiente militare ostile.
Non a caso è riuscito ad imboscarsi subito.
Un suo conterraneo, è ugualmente riparato. In fureria. Nientemeno.

-mannaja, il mio amico ieri sera è andato alla stazione.
-a far che?
-mannaja a farsi caricare in macchina.
-Prego?
-mannaja la madonna , ha trovato uno con un sacco di soldi. Dice che ci torna anche stasera così manda qualcosa a casa.

Capito.

Chiedo.

-ci vuoi andare anche tu?

-non so, mannaja. A casa mia non va bene. Mio pàtri s’è rotto una gamba . Caduto da un’impalcatura. Tu sei fortunato , mannaja, in trentasei ore puoi arrivare a casa e tornare.

-già ma come faccio a farmi dare un trentasei ore?

-fai la corvée reggimentale una domenica e poi lo chiedi. Ti spetta. Come premio.

-sei sicuro?

– faccio chiedere al maresciallo. Dall’amico mio. Se non ci son puniti e ti offri volontario vedrai che te lo danno.

Verifico per la domenica prossima. Alla mortai da 120 c’è un solo punito destinato alla corvée reggimentale. Servono due bersaglieri . C’è un posto libero.

Il punito lo conosco. Lo conoscono tutti.
Un napoletano. Il reietto della compagnia.
Sta in punizione . A vita.
Per scelta. Si direbbe.
Manda a far in culo sergenti e caporali. Guarda gli ufficiali di sguincio. Un permanente sorrisetto ironico trapela da una faccia velata di tristezza antica.
La sua indipendenza gli rende la vita difficile.
Lo vedo sempre in tutta mimetica. Tenuta da lavoro/ combattimento.
Nell’esercito di leva non esiste una tenuta da fatica. Fai tutto con la mimetica.

M’informo.
Conferma che per avere un permesso breve ci son quelli che s’offrono volontari per “spalar la munnezza”.

-se lo chiedi, quel ricchione del maresciallo un trentasei ore non te lo può rifiutare.
Ma son cazzi tuoi. Caso mai ci vediamo domenica .
Rinto a’ merda.

Buon viatico .

Domenica. Si parte.
Io e Napoli. Nel cassone di un CL.
CL.
Facile. Fantasia dell’E.I : camion leggero.
E CM o CP?
Lascio indovinare.

Comunque il nostro è un CL adibito alla raccolta dei rifiuti. Lo s’intuisce. A naso. Già da una certa distanza.
Facciamo il giro del settore della caserma a noi assegnato.

Dietro la mensa.
Un maresciallo capo s’incazza subito con me.
Ho la pessima idea di cercar di vomitare la colazione che non ho fatto.
Alla sola vista di una montagna di teste e zampe di pollo che ivi giacciono dal lunedì scorso. All’ombra spessa di una nuvola di mosche feroci.

-non fare la fighetta prendi su e carica.

-con cosa carico? Dico.

-la tua mamma era troppo impegnata altrove e s’è dimenticata di farti le mani?
Prendi questi.

Mi getta in faccia un paio di guanti di tela cerata. A giudicare dal lezzo che emanano son stati usati per la prima volta nella guerra di Crimea.

Carichiamo il CL.
Cassone stipato.

Finalmente andiamo. M’accingo a salire in cabina. Mentre Napoli mi guarda con quel suo ghignetto triste.

-oh ma dove credi d’andare ?
Mi fa l’autiere.

Capito.
C’è un posto riservato per me e Napoli in mezzo alle teste di pollo ed altre indistinte frattaglie.

Viaggiamo.
Rinto a’ merda.
Fino alla discarica.

Cerco di tenere la testa in presa d’aria.
Non serve.
Conati più che altro.

Il CL ha il ribaltabile. Perché Dio forse esiste.

Torniamo .

Scopro che per gli eroi della munnezza è prevista una doccia straordinaria la domenica pomeriggio.
Sì. Dio c’è.

Solita procedura.
La conoscete . Immagino.

Primo urlo.
-Acqua!

Secondo .
-sapone!

Terzo ed ultimo.
-togliersi il sapone!

Doccia finita.
Quattro minuti. Precisi.

 

Domani vado in fureria a pretendere il permesso.

 

Ci sono .
Dal maresciallo maggiore F. Uomo di mezza età, brizzolato, decisamente sovrappeso. Tratto ambiguo. Penso.

-vieni avanti bersagliere. Vuoi un permesso m’hanno detto.
Spiego che mi son offerto volontario con tutto ciò che segue.

– Ma certo, vieni qui. Non aver timore . Non stare lì impalato.
S’alza da dietro la scrivania e mi prende per un braccio. Mano diafana.
Su mettiti comodo che parliamo un po’.

– Mi scusi Maresciallo ma son di servizio di guardia . Devo andare. O sarò punito.

Saluto e rinculo con un dietrofront tutt’altro che impeccabile. Precipitosa fuga per le scale.

A mezzo incontro Fanara.
Cazzo.
Freno di colpo.
Saluto sbattendomi sull’attenti.

Ricambia il saluto. Passa oltre poi si ferma. Si volta verso di me.

-bersagliere, qualcosa non va?

-No signor Tenente. Ero andato dal maresciallo a chiedere un permesso dopo la corvée di ieri…

– Ah eri in punizione.

Faccia rabbuiata.

-no signor tenente. Mi son offerto volontario. Per un trentasei ore.

Mi guarda come fossi l’ultimo degli imbecilli.

– Sei andato dal maresciallo hai detto?
-Signorsì.

Smorfia tipica di disapprovazione. Appena un’increspatura all’angolo della bocca.

– Bersagliere, per avere un permesso breve non c’è bisogno di fare corvée volontarie. Né altro. Basta fare il proprio dovere.

Esibizione gratuita di una chiostra di zanne bianche. Il sorriso della tigre.

-Domani trovi il tuo trentasei nella bacheca della compagnia.
Buon viaggio.

 

Mannaja!

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8 Risposte to “Sette.”

  1. Giovanni Says:

    Mauro,ho compulsato Gerhard Rohlfs. Sei sicuro che mannaja uscisse dalla bocca di un calabrese e non da un furbo napoletano che faceva il calabrese :mannaggia e’un espressione napoletana non più in uso da tempo

  2. maurozani Says:

    Sicurissimo. E’ tipica espressione calabrese. Verificato.

  3. maurozani Says:

    In ogni caso è il mio esatto ricordo. Tanto basta. Al neo scrittore del cazzo…

  4. Milli Says:

    A Napoli si dice ‘ Mannaggia ‘a Maronna ‘ ma anche Mannaje la Madonna. Il primo modo è molto plebeo, L’altro è appena più pulito. In Calabria non so

    • Giovanni Says:

      L’altra sera ,mi pare su canale 5 ho visto una trasmissione du Eduardo De Filippo
      Non sapevo che fosse figlio naturale del “mitico”Scarpetta
      Certo è che l’idioma di Eduardo è di una eleganza ineguagliabile

  5. Giovanni Says:

    Mauro,tu sai che non sono aduso a salamelecchi,perciò se ti dico che non sei uno scrittore del c. devi crederci
    Questa la mia opinione personale per quanto possa valere

  6. maurozani Says:

    Giovanni anch’io non lo sapevo di Eduardo. Crediamo sempre di sapere tutto. Grazie per la tua opinione personale.ma insomma son alquanto incerto, tremolante. Da tempo sto scrivendo in terza persona un lungo racconto sugli anni sessanta. Mi vergognerei come un ladro a farlo leggere persino a mia moglie.
    Magari lo lascerò ai …posteri.

  7. Milli Says:

    Sì, Eduardo De Filippo era figlio di Scarpetta. Tra le altre cose ha anche tradotto in un magnifico napoletano seicentesco ‘ La Tempesta ‘di Shakespeare. Quanto a Mauro, lo dico e lo ripeto, dovrebbe pubblicare. Mi piacerebbe andare in libreria e chiedere del lungo racconto degli anni sessanta e di altro ancora

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