OTTO. (Poi si torna alla politica.Cose da fare a Bologna)

Trentasei ore . Viaggio compreso. Un battito di ciglia nella naja.

Lavo la mimetica. Con un pezzo di sapone di Marsiglia. Grazie a Mannaja che me l’ha procurato.
Il minimo. Dopo avermi spedito dal maresciallo F.
Ma siam sempre in buoni rapporti.
Proletario e lumpen.
Lana caprina. Roba da studenti fighetti.
Fa poca differenza . Qui.

Ho altro cui pensare.
Lavo e rilavo.
Puzza sempre.

Fortuna che si parte. A far prendere un po’ d’aria. Alla mimetica.
Per la temuta “marcia celere”.

Ingiustamente temuta.

Si viaggia leggeri. Quaranta chilometri. Andata e ritorno.
Niente cappello piumato. Solo fez. Mimetica. Fucile a spallarm.
Fila indiana al margine della strada. Fossi . Odore d’erba. Alberature.
Mondo esterno. Trattori. Contadini. Massaie in bicicletta. Galline nei cortili.
C’è vita. Scorre qua fuori.

Unica sfiga. Il transito dai centri abitati. Di corsa. Fucile a bilanciarm . Al suono della fanfara.

Fanara  in testa. Si volta correndo all’indietro. Sua specialità. Per incitare i “suoi uomini”.
Grido di battaglia: Tigri, tigri, tigri.
Ma va bene.

A parte i cani da pastore. A sorvegliar le tigri.

Sergenti coi controcazzi. Secondo loro.  Ti abbaiano nelle orecchie appena rallenti il passo.
Odiamo i sottoufficiali molto più degli ufficiali.

Li prendiamo per il culo. Dapprima mormorando e poi intonando, a voce a tratti udibile, il nostro inno.

Senti che puzza che c’è per la via/ dev’esser passata la fanteria / della marina ce ne freghiamo un anno prima ci congediamo/ passo di corsa siam bersaglier/ gente che non fa niente che non ha voglia di lavorar/ specialità dell’arma sotto le piante a far l’amor.

Subito seguito da un altro must .

Questa è una corsa di resistenza/chi non resiste non va in licenza/ e chi resiste è un grande fesso/perché in licenza non va lo stesso…

I cani si sguinzagliano lungo la fila cercando d’azzannare qualcuno.
Impossibile per i kapò firmaioli selezionare i reprobi.

Siam solidali.
Solidarietà felina. Contro aggressività canina.

Vogliono farci cantare Il reggimento di papà.

Una puttanata.
Inizia così.

Parte il reggimento , il reggimento di papà/ alto il vessillo al vento che un dì la gloria bacerà…

E finisce così. Più o meno.

Torna il reggimento/ma non torna più papà.

E chissenefrega. Stronzi. Mica siamo in colonia. Siam grandicelli. Duri perfino. Ormai. E la fila è troppo lunga da governare.

Partono mugugni all’unisono.

-state tutti puniti.

See. Un’intera compagnia…
Vallo a dire a Fanara che fa finta di non sentire.

E’ spirito di corpo. Coglioni.
Non vale il testo. Quanto il contesto.

E il contesto siamo noi. Qui a marciare. Celeri. Ginnici. Adrenalinici. Contenti perfino.
Non la daremo vinta alla fatica.
Non perché ce lo dite voi. Perché lo vogliamo noi.
Per far il culo a voi.

Siete stanchi di correre abbaiando?
Noi no.
Pronti ad andare in capo al mondo.

Dopo otto mesi di corsa , per andare al cesso, allo spaccio, in camerata, alla mensa . Al netto della corsa del mattino e del pomeriggio. Cazzo frega a noi?

Noi , a differenza di voi, corriamo verso l’alba.

E infatti i “politici” dell’Alta Italia ’68 intonano a tratti la sempreverde, mutuata dal ritorno delle mondine.

Macchinista, macchinista del vapore/metti l’olio agli stantuffi/ della naja siamo stufi/ ed a casa vogliam andar…

E noi a casa c’andremo.
Voi no.

Voi , firme, dovete morire.

Tu, in particolare. Sergente firmaiolo della 120 .

Corre voce abbia solo diciassette anni. Alto un metro e un cazzo. Sdentato.

A te, sergentucolo l’alba è preclusa.
Sei morto.
Peggio. Sepolto vivo .

E non lo sai.

Non lo sai quando mi urli in faccia spruzzandomi di saliva.
Figlio di grandissima vacca. Dopo tutte le flessioni che mi hai fatto fare potrei strozzarti con la mano sinistra.

E invece, saprò che lo sai.

Me lo dirai tu stesso.

Quando avrò già preparato lo zaino alpino per andarmene in “congedo illimitato ”.

Mi vien il magone , bastardo, mentre mi racconti la cruda vicenda umana che t’ha imposto quella firma.
Mi rimprovero di razzismo quando mi stringi la mano prima di valicare con l’ultima corsetta la porta della Garibaldi.

 

M’auguro ti sia andata bene. Sergente.

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3 Risposte to “OTTO. (Poi si torna alla politica.Cose da fare a Bologna)”

  1. Gianni Says:

    Il finale mi fa venire in mente Pasolini e la sua comprensione sui poliziotti. Col senno di poi si comprendono quegli aspetti della vita che di primo acchito, soprattutto quando si è molto giovani, non verrebbero mai in mente.

  2. Giovanni Says:

    Giannni@
    Sto riordinando i miei diari e qualche giorno fa ho riletto ho riletto un appunto sul l’articolo di Pasolini dopo i fatti di Vallegiulia
    C’è un commento irripetibile
    Pasolini e’stato sicuramente un grande regista,ma la sua idea sui fascisti in divisa era fortemente condizionata dai suoi rapporti personali con i giovani proletari e lumpem
    Nulla dunque a che fare con la rappresentazione icastica del “”Sergentuccio”di Mauro

  3. maurozani Says:

    In effetti no. Niente a che fare con Pasolini. In questo caso.

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