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Madama la marchesa.

giugno 28, 2015

In attesa che arrivi il gran caldo e con esso i funghi, compulso le cronache cittadine della domenica.

Lettura incrociata di Repubblica e del Corriere.
Istruttiva.
Si apprezzano differenze.
Di poco conto.

Madama la marchesa: da quando si parla di una lista di coalizione civica per il 2016, a Bologna va tutto bene.

“Non vorrei peccare di eccesivo ottimismo” esordisce Aldo Balzanelli (ciao Aldo), per poi lanciarsi arditamente in una lode alla città del sole.

Utopia realizzata in poche righe.

La fulgida figura di mecenate della Seragnoli, la cui famiglia ha offerto a Bologna un contributo straordinario, giustamente riconosciutale dall’università ancora per poco dionigiaca.

Golinelli che ha presentato “il suo regalo” alla città con l’opificio nell’area ex Sabiem.

E , infine, ciliegina sulla torta, “il matrimonio d’interesse” (cui anche chi scrive ha contribuito) di Morgantini con il suo progetto , come sempre coerentemente rivolto ai poveri.

“Sarebbe bello che anche altri” seguissero l’esempio dedicandosi alla beneficienza, conclude Aldo.

Già.

Sarebbe bello.
Persino moralmente doveroso.

Per quanto , come approccio ai problemi sociali, si torni all’inizio del secolo scorso.
Dopo aver liquidato ogni diritto costituzionalmente sancito, si torna alla beneficienza e alle opere di carità.

Ma che bella città.

Una città com’è scritto nell’editoriale del Corriere dove “Bologna è ancora Bologna, dove la vetrina infranta ogni volta trova il modo di rimettere insieme i suoi pezzi ricombinandoli con nuove forme”.

Evvai.

Una città dove il Mast e l’Opificio sono i “due solidissimi pilastri su cui investire , in cui credere , da cui partire per fare in modo che quest’onda cresca e non si fermi più”.

Quale onda esattamente?

Non si scorge da una periferia sempre più degradata. Laddove vive la maggioranza dei bolognesi.

Non si scorge nel deserto di solitudine e spesso di disperazione della popolazione anziana.

E neppure tra i più giovani costretti a lavori servili spesso umilianti e lesivi d’ogni umana dignità.

Non la vedo nel bar sotto casa mia alla Casaralta. Dove non si parla di Mast , né di Opificio, ma solo degli interminabili tempi di attesa per accedere alla sanità pubblica sempre più inefficiente. E dei conseguenti sacrifici per ricorrere a quella privata.
O dove si discute del costo degli asili nido, delle bollette del gas, dell’acqua e del rusco.

Forse una permanenza di qualche mese in alcune vaste zone della periferia di Bologna sarebbe utile a capire che non c’è onda di benessere da surfare allegramente.

E’ piuttosto palude stagnante.

Di povertà.
Sissignore.
Normale povertà.
Dignitosa, ancora.
Ma povertà.

La faticosa povertà di tante famiglie che sbarcano il lunario per arrivare a fine mese.

Fatto questo stage, beninteso gratuitamente, si potrebbe forse arrivare a capire che a Bologna da troppo tempo con una mano si regala e con l’altra si prende.

Semmai dovesse davvero nascere una lista di Coalizione civica bisognerà presentare bene i conti nel dettaglio.
Tra il dare e il prendere.

Si tratterebbe di un calcolo costi benefici che nulla toglie al merito di chi ha dato, ma che forse potrà illuminarci su chi ha preso senza mai dare.

E forse coloro che han preso e prenderanno, che non sono quelli che han dato, azzereranno di gran lunga il generoso contributo di questi ultimi.

Basti citare l’operazione “treno volante” che, tanto per gettar sabbia negli occhi ai cittadini si denomina People Mover. Progetto totalmente inutile ma di forte valenza simbolica innovativa. Partito, grosso modo, all’insegna del project financing.

Quando trovate queste due paroline anglo diffidate , cittadini. Diffidate.

In Italia vuol dire soldi pubblici e ricavi privati.

Un po’ come il FICO. Anche se l’acronimo non parla inglese.

Un momento.
Dietro la foglia del FICO c’è pur sempre Eataly World. Come al mercato di mezzo.
Può mancare il renzista Farinetti a Bologna?
Certo che no.

Sembra abbia detto: “datemi 100 milioni di euro e vi porto nell’area ex Caab milioni di persone, la Disneyland del cibo”.

Va mo’ là.

E , infatti i 100 milioni son arrivati.

Più della metà dal comune di Bologna. A Bologna, da qualche tempo a questa parte, Pantalone paga sempre . Il resto da Fondazioni e coop, fondamentalmente.

C’è da domandarsi se con quei soldi l’amministrazione cittadina avrebbe potuto alleviare almeno in parte la fatica del vivere quotidiano della popolazione più svantaggiata.

Penso di sì.
Ma vuoi mettere? FICO è meglio.

E Farinetti nel FICO?

Beh lui ci ha messo le ossa della polenta.
Figurativamente un milione ma forse molto meno.

Dice, dicono, che al FICO si presenteranno dai sei ai dieci milioni di visitatori paganti all’anno.

See… coda lunga.

Un po’ come tutti quei passeggeri del treno volante che nel frattempo son stati ridimensionati assai.

Ecco questa in breve, è solo una parte dell’altra faccia della luna .
Quella dei Grandi Progetti per Grandi Cittadini.
La minoranza che conta.

Ma l’elenco è lungo assai.
E forse in campagna elettorale sarà illustrato da chi ne sa molto più di me.

Me lo auguro.
Per quel bene comune che non può essere affidato solo alla carità privata.

Bensì ad una decisa ripresa di ruolo del sistema pubblico al totale e pieno servizio dei cittadini. Quelli piccoli e normali.

Non dei vari potentati.