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Lavori in corso.

luglio 10, 2015

Guardo ai lavori in corso in campo nazionale per una alternativa da sinistra al PD con molto interesse.

Del resto l’ho auspicata da molto tempo a questa parte.
Tanto tempo.
Appunto.
Forse troppo.

Nel tempo trascorso , da quando è nato il partito malnato, la disaffezione nei confronti dei partiti e della politica ha raggiunto una soglia critica.

Per molti, addirittura un punto di non ritorno.

Conviene riflettere con attenzione su questo inedito stato di fatto.

Inedito. Anche alla luce dell’enorme astensione elettorale che si è verificata in Emilia-Romagna.
Da nessuno prevista in quelle dimensioni.

Conviene misurarsi con uno stato d’animo assai diffuso e con convinzioni profonde , sedimentate in un tempo lungo,  intorno all’irriformabilità della politica che vanno a costituire un humus psicologico, tutt’altro che passeggero.

Troppe e ripetute le delusioni del passato.
Grande lo scetticismo , quando non l’aperta sfiducia anche nei confronti di tutta la sinistra che residua. Dopo la subalternità culturale e politica al cosiddetto pensiero unico che ha dominato almeno gli ultimi vent’anni.

Una sfiducia che in molti si traduce in aperto, amaro dileggio, se non disprezzo, di fronte all’attuale pessima prova dell’intero socialismo europeo sulla questione greca.

S’ è fatto tardi. Molto tardi.

Il rischio che qualsiasi nuova operazione nazionale a sinistra sia considerata come parte di un vecchio mondo è elevatissimo.

Bisogna per questo rinunciare?
Penso di no.

Ma c’è modo e modo.

Il modo sbagliato è dare l’impressione di voler unire quel poco che è rimasto al quell’ancora poco che risulta dalla diaspora nel PD.
Non ci son pezzi da appiccicare in un affrettato puzzle.

C’è da ricostruire.
Con un lavoro di lunga lena le ragioni attuali, la cultura politica, gli ideali e gli imperativi etici(sissignore) di una sinistra del XXI secolo.

E se certo vanno riscoperte e in parte curate e ripiantate alcune radici troppo in fretta divelte nella furia iconoclasta di un nuovismo tanto ipocrita , quanto imbelle alla prova dei fatti e dei misfatti.

E’ utile sapere che non basta.

Va immaginato, progettato e infine realizzato nel tempo, ciò che ancora , in Italia, non è mai stato immaginato, progettato e tantomeno realizzato.

E’ affar nostro.
Ne Greco , né spagnolo.

La peculiarità della nostra vicenda nazionale, sotto il profilo storico e politico , si erge tutta intera davanti a quanti intendono costruire un nuovo soggetto politico: un partito della sinistra, insomma.

Qui e ora non c’è da gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Si sbatterebbe la testa contro l’alto muro di una diffidenza aspra.
Del tutto giustificata.

A vincere la quale son necessarie prove concrete.
Atti politici dirimenti e radicali.
E, prima di tutto comportamenti coerenti e rigorosi che dovranno essere progressivamente e personalmente incarnati dal primo nucleo di un nuovo ceto politico.

Se diamo ancora una volta l’impressione che c’è un passato che non passa nella sinistra, beh allora la festa finisce prima ancora di cominciare.

Forse una tale consapevolezza ( ma mica lo so per certo) spinge Landini a perorare la “coalizione sociale”.

Ciò che so per certo e che qui, a Bologna, ci è venuta in testa l’idea di ripartire da un’altra parte.
In un altro modo.
Con altro approccio.
Con altre modalità.

 

La gente – mi scuso per questo spregevole termine populista così alieno dall’esprit de finesse che ha caratterizzato tanti leader della sinistra – la gente normale che fatica a sbarcare il lunario non ne vuole mezza di operazioni salvifiche che appaiano cadute dall’alto.
Dall’empireo della politica.

Il disincanto che comincia a dilagare nei confronti del bullo fiorentino lo dimostra appieno.

Da qui l’idea di riconsegnare nelle mani dei cittadini , politica e amministrazione del bene comune.
Condizione oggi imprescindibile per risalire alla politica.
La politica : pre-condizione per una cosa che si chiama sinistra.

Scelta demagogica, proposta populista, propensione grillesca, la nostra?

No.
Non credo proprio.

Consapevolezza piena piuttosto di un contesto ormai profondamente cambiato. Segnato  da una sfiducia dura.
Col conseguente e coerente tentativo di far appello alle tante energie vitali di una città che fece della partecipazione alla politica e alla amministrazione un modello di governo (non di governance) da imitare.

Passatismo, nostalgia?
Ancora una volta no.
Semmai rinascita.
Da cercare per vie nuove.

Una coalizione civica è questo essenzialmente.
L’ho già detto. Ma ripetere forse può giovare.

Una lista di coalizione civica è oggi un  mezzo per forzare il nostro passaggio a nord- ovest.
Per risalire la corrente impetuosa della antipolitica a partire dai territori.

Dal loro carico di storia. Dalla loro esperienza sociale ed umana. Dalle attuali condizioni di sofferenza. Dalle recenti disillusioni. Dalla fatica della vita quotidiana che riguarda la stragrande maggioranza delle persone.
Dai più giovani, alla popolazione anziana, alle famiglie.

A me sembra un passaggio , quello dell’alleanza tra cittadini, indispensabile per poter anche solo immaginare una sinistra degna di questo nome negli anni a venire.

 

Par quasi che a Bologna , noi della coalizione civica, facciamo un passo indietro.
Già.
E se in un futuro non lontano ne facessimo due avanti?

 

Chi vuol capire , a sinistra, capisca.
Sarebbe d’uopo.
Anche al fine di non ripetere gli errori del più recente passato.

 

 

 

PS. Mi piacerebbe che a Bologna dove è in atto questo nostro progetto, volto a riscattare la politica dalla miseria in cui versa da tanto tempo, coloro che lavorano per ricostruire la sinistra in Italia ne comprendessero tutte le potenzialità. Ai loro stessi fini. E interagissero , positivamente con esso. Del resto (mi scuso per la sommaria e ineducata conclusione) a Bologna , altra strada non c’è.