Archive for agosto 2015

Il Sindaco.

agosto 7, 2015

1)Il sindaco a volte m’invitava a colazione. Difficile rifiutare.
Più che un invito , una convocazione.
Bisognava andare preparati all’evento.
Erano colazioni di lavoro. Ma l’ordine del giorno spuntava, rapido e sornione, solo al momento del caffè.
Prima di alzarsi dal tavolo.
Zangheri (non mi è mai venuto di chiamarlo Renato) era una buona forchetta. A volte spazzolava tra una chiacchiera e l’altra anche il mio piatto.

Mauro ….cominciava . Mmh, se ti chiamava confidenzialmente per nome vuol dire che ti proponeva qualcosa che non ti sarebbe del tutto piaciuto. Ma che avresti comunque fatto.

Noi ragazzi del ’49 facenti parte del Comitato cittadino del PCI rivendicavamo sull’esempio di Aroldo Tolomelli – cui indegnamente subentrai per ragioni che non ho mai capito del tutto – una certa autonomia del Partito nei confronti dell’amministrazione .

Eravamo spesso in rotta di collisione anche con i membri della giunta comunale. Quasi sempre sollecitati da questo o quel problema sorto in questo o quel quartiere, che ci veniva proposto da militanti, elettori, e sezioni di partito.
Ditelo a Zangheri.
See, facile…

Ci si poteva anche provare, ma il Sindaco dirottava con autorevole abilità il discorso su altri lidi.
O magari ti avanzava lui la proposta di fare una riunione sul tema chiarendo, con breve ,conciso giro parole quale doveva essere il risultato.

2) Le riunioni di segreteria federale , quando raramente arrivava Zangheri.

Dovevano sempre concludersi con un comunicato ufficiale da diffondere alla stampa.
Zangheri non amava perdere tempo.
Si discuteva per il lungo e per il largo e poi il Sindaco tirava fuori la penna.
“Potremmo dire così” e cominciava a scrivere lentamente ,con quella scrittura ordinata ed essenziale. Un piccolo foglietto con l’intestazione del Comune di Bologna sul quale vergava, rigorosamente fronte e retro, il pensiero del Partito.
Mica il suo.

Annunciava ciò che scriveva in modo che alla fine potevamo esser tutti soddisfatti di quel lavoro collegiale.
Poi , immancabilmente aveva un altro impegno, pubblico, e s’alzava lasciando con studiata nonchalance il foglietto su quel tavolo rotondo , attorno al quale imparammo i farci il culo quadro fin da giovani.

3) Una lunga notte del 1974 la passammo in casa del partigiano Leo.
Doveva, poteva esserci il “golpe democratico” di Edgardo Sogno?
Forse.
O forse no.
Ma all’epoca non si trascuravano le indicazioni di Botteghe Oscure.

Non ricordo in quanti eravamo , forse dieci o dodici.
Non descriverò quella graziosa villetta fuori Ozzano all’uopo organizzata in piccola fortezza. Taluni dettagli vanno consegnati ormai, se non alla storia patria, alla memoria dei sopravvissuti.
Né è necessario ricordare tutti i nomi e le cariche dei convenuti.
Cenammo a base di un’enorme varietà di cacciagione nella tavernetta di Leo.
Tolomelli sereno pronto alla battaglia, Zangheri ironico e sorridente a gustare la libagione.
Io giovane sovraeccitato e sconsiderato: finalmente si esce dalla routine.
Poi c’era un altro che s’aggirò nervosamente tutta la notte spiando porte e finestre.
Il sindaco fu il primo a mettersi a letto.
Svegliatemi se è proprio indispensabile.
Due minuti dopo russava beato.

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