Archive for novembre 2015

Emozioni.

novembre 16, 2015

Non volevo aggiungere il mio sproloquio analitico al cumulo di più o meno sofisticati esami geopolitici compiuti in questi giorni dopo la mattanza di Parigi.

Non voglio farlo neppure adesso.

Però.

Mi son commosso guardano le immagini delle persone che uscivano dallo stadio cantando la marsigliese.

Però.

Prima, nel corso della notte di venerdì, mi son ritrovato a immaginarmi un linciaggio, lungo e doloroso, dei fanatici maiali che hanno fatto il tiro al bersaglio contro una folla inerme.

Però.

Son poi rimasto deluso perché i maiali si son fatti saltare privandomi della possibilità di farli fuori seppur per interposta testa di cuoio.

Dopodiché “l’attacco al nostro modo di vivere” (Renzi ma non solo) , l’attacco alla nostra civiltà (Mattarella ma non solo) mi portano a ricordare.

Come cominciò e perché cominciò la mattanza.

Storia lunga.

L’epoca dei neoliberisti.

Quando.

Uno dei principali guru dei think tank repubblicani made in USA spiegava che: “siamo in grado di condurre due guerre contemporaneamente a distanza di duemila chilometri”.

Quando.

“ E’ nostra responsabilità tener in ordine il mondo” .

Quando.

Prima ancora, i missili stinger abbattevano gli elicotteri sovietici facendo la differenza e portando al potere i talebani. Quelli che, dopo vent’anni, son destinati a ritornarci, in un modo e nell’altro. E se non loro, di certo gli antichi signori della guerra trafficanti di droga e di armi.

Quando.

Dopo l’11 settembre, Colin Powell dal podio dell’ONU agitava una fialetta contenente una polverina di borotalco spacciandola in diretta mondiale per antrace.

Quando.

Due capi di stato e criminali di guerra , facevano impiccare in differita planetaria il dittatore Saddam Hussein dopo aver esposto i corpi dei suoi due figli su di un banco di macellaio previa accurata cosmesi post mortem . Su quest’ultima macabra rappresentazione scrissi pure un articolo per l’Unità.

Quando.

Ad Abu Ghraib soldatesse americane si facevano fotografare mentre tenevano al guinzaglio arabi nudi come vermi.

Quando.

Obama annunciò : “abbiamo ucciso Osama bin Laden, adesso il mondo è un posto migliore”.
Già. Solo che prima la CIA, lo aveva foraggiato e sostenuto con ogni mezzo.

Quando.

Più di recente il mondo esultò di fronte ad un altro dittatore ucciso e poi sodomizzato con un manico di scopa. In Libia.

 

 

Ma questa è solo una breve , sommaria sintesi.

Dicevo allora, assieme a tanti altri e se ne trova più di una traccia nell’archivio di questo blog , che tutto questo avrebbe dato fuoco ad una prateria d’odio.

Un odio che, nel mondo globale, ci sarebbe tornato in casa , con violenza inaudita.

Scrissi anche, dopo averci pensato, che il giorno in cui saremmo stati “noi” contro “loro”, non restava che combatterli e ucciderli fino all’ultimo uomo. Anche perché i fondamentalisti non fanno differenza tra fini analisti, progressisti e di sinistra, e cittadini comuni.
Se possono, ti tagliano la gola a prescindere.

 

 

Solo che.

M’ostino a pensare che quel giorno non è ancora arrivato.

 

 

Solo che.

Nella trappola allestita, con evidente concorso di colpa, (chi più chi meno) nella geopolitica afferente al medio oriente non è obbligatorio cadere.

Non ancora.

 

 

Dopo il massacro di Parigi mi pareva si fosse compreso che il nodo siriano deve esser sciolto e non tagliato.
Da Obama e da Putin.

Oggi però Obama appoggia i bombardamenti di rappresaglia dei francesi su Raqqa.

Pessima idea .

Tutto rischia di tornare in alto mare dopo che Assad ha fatto chiaramente capire(mi sa su consiglio di Putin) di potersi , morbidamente, togliersi di mezzo previo accordo.

 

 

Solo che.

C’è poco da fare , udite, udite, la democrazia è sempre stata affare esclusivamente occidentale.
Fino ad ora. Nella storia.
Bisogna farsene una ragione.

Chi vinse le elezioni in Egitto , monitorate da tutte le istituzioni sovranazionali e dichiarate legittime?
Un tale che oggi è in galera e che ci morirà. E al potere c’è una dittatura militare, con piena soddisfazione di tutte le cancellerie occidentali.

 

E , udite, udite, c’è anche il caso che tra Irak e Siria uno stato islamico sia destinato a sopravvivere e consolidarsi e magari ad aprire ambasciate in giro per l’Europa.

E questo sarà il risultato delle guerre “occidentali” volte a rendere permanente l’intollerabile asimmetria di un mondo plasmato dagli interessi delle signorie del mondo globale.

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Imbastardirsi bisogna.

novembre 1, 2015

Il momento è cruciale.

Dal primo luglio ad oggi seicento persone hanno promosso una coalizione civica per Bologna in vista delle elezioni del prossimo anno.

Il 21 settembre scorso una folta assemblea di cittadini ha approvato la proposta, avanzata in quella sede , di costituire un’associazione di scopo denominata Coalizione Civica Bologna per partecipare alle elezioni comunali del prossimo anno.

L’idea dei promotori è semplice. Apprestare uno strumento in grado di accogliere tutti coloro che individualmente e a prescindere da ogni passata appartenenza politica, vogliono rimboccarsi le maniche per costruire un’alternativa al governo del PD.

Un’alternativa civica.

Un’alleanza tra cittadini per risalire dalla rassegnazione e dall’indifferenza attuale alla dimensione della politica e del governo.

Ebbene, a me pare, che quest’idea sia in pieno movimento. Ha acceso speranze, indicato una inedita prospettiva che non ha nulla in comune con le solite liste civiche. E ancor meno con le liste civetta volte a dare una mano al PD in difficoltà.

Cittadini di varia e diversa provenienza e di ogni ceto sociale vogliono inaugurare una nuova stagione per Bologna.
Discutendo insieme un progetto di governo, un’idea di città, poche e chiare linee programmatiche.

Cittadini che non accetterebbero mai e poi mai di rendersi strumento delle vecchie e fallimentari pratiche della sinistra del tempo che fu.
E ancor meno di insufflare un alito di vita nel cadavere insepolto del centrosinistra.

A questo punto , per quanto mi riguarda ogni promessa è debito.

Un debito che anche personalmente sento come un fardello di responsabilità nei confronti di quanti si sono subito impegnati in questa impresa.

Un debito che qualora non potessi saldare con coerenza, chiarezza e lealtà, mi porterebbe a ritornare a curare gli acciacchi tipici della vecchiaia non più incombente ma ormai ahimè sopraggiunta.

Lasciando ad altri l’onere di portare avanti il progetto civico.

Ovvero affossarlo con la costituzione di una bella lista arcobaleno/arlecchino. Alleanza tra mozziconi di morenti e nascenti esperienze politiche.

L’ipocrisia com’è noto non è il mio terreno d’elezione.

E dunque dirò , a tutte e tutti, che sì, ho risposto ad inviti privati , a numerosi colloqui personali (chiedo scusa a quanti non ho ancora potuto incontrare), e anche ad incontri con gruppi, più o meno organizzati, interessati alla proposta di Coalizione Civica.

Bene.

A questo punto il ghiaccio si fa sottile.

Era ed è ancora giusto, logico, necessario parlare con tutti.
Pazienti, tenaci.
Non ingenui.

Ma, cari Koalizzati , accedere alla vecchia pratica delle trattative tra gruppi, considerando la Coalizione come un soggetto politico già costituito tra vari altri, questo no.

Significherebbe negare l’idea stessa di passaggio civico.

Significherebbe solo travestirsi da “civici” per approdare rapidamente ai vecchi giochi politici.

Lo dico io che fui esperto di trattative all’epoca in cui esistevano partiti strutturati a volte persino dotati di una visione del mondo, di peculiare cultura politica, e di organizzazioni largamente rappresentative di forti interessi sociali.

Nel contenitore Coalizione Civica Bologna , giova ripeterlo, non c’è una sola parte ma tante , diverse parti, un pluralità effettiva di cittadini che nulla vogliono sapere di vetuste pratiche.

Io con loro.

Ciò non significa non considerare le ragioni, le idee e le proposte di altri, magari strutturati in gruppi omogenei.

Anche questo non sarebbe giusto e comunque non sarebbe realistico.

Ma c’è un limite invalicabile. Come è scritto sui muri delle caserme.

Per me almeno.

Mi spiego meglio.

Cosa succederebbe della Coalizione Civica se gruppi omogenei decidessero, putacaso, di far valere le proprie identità dentro la Coalizione?

Nel migliore dei casi la campagna elettorale diventerebbe un percorso di guerra interno.

Nel peggiore la Coalizione si dissolverebbe all’istante con somma soddisfazione del PD.

Dunque , riconosciute ed accolte le ragioni di tutti coloro che, singoli o gruppi, mostrano attualmente interesse per la proposta civica si tratta di fare insieme qualcosa che non s’è ancora mai visto, mai fatto.

Mischiare il sangue.

All’aperto.

Fuori dai masi chiusi.

Imbastardirsi.

Senza timore d’infettarsi reciprocamente.

Il futuro è nel meticciato.

O , non è.