Archive for aprile 2016

Autocritica.

aprile 28, 2016

L’idea originale doveva muovere nelle intenzioni (almeno le mie) su due piani tra loro connessi.

Il primo.
Farsi strada tra l’astensionismo critico nell’elettorato del PD, che s’era manifestato in modo eclatante alle regionali, e la obiettiva, peculiare, debolezza del M5S. Quest’ultima confermata da sondaggi recenti.
Insomma . Possibilità reale di andare al ballottaggio con una lista civica di tipo nuovo.

Il secondo.
Dare luogo ad un esperimento/progetto largamente trasversale, da radicare nella comunità bolognese, corrispondente ad una alleanza tra cittadini di diversa provenienza politica , esperienza sociale , tradizione culturale.
Un motore a sinistra ma un cuore gettato oltre l’ostacolo della sinistra conosciuta.

Insomma. Una risalita alla politica per vie inedite raccogliendo umori e senso comune diffusi molto oltre il chiuso cerchio della sinistra a sinistra del PD.
Per dirla con Malvaldi sfuggire finalmente “all’errore di campionamento” , errore che si fa comunemente quando crediamo che le persone che conosciamo siano un campione rappresentativo del mondo reale.

Ebbene la missione impossibile non è riuscita.

La ragione principale va ricercata nella mancanza di interpreti , nell’evidente indisponibilità di tanti ad esporsi in prima persona. Un sindacalista novecentesco direbbe a “spendersi”per un progetto politico tanto ambizioso quanto poco attraente nel clima di sfiducia, passività e disincantata rassegnazione che caratterizza da molto tempo il paesaggio bolognese. Nel quale peraltro l’inerzia conservatrice rispetto ai fasti di un passato ormai remoto s’impone quasi sempre e quasi ovunque oltre la cerchia del mille.

Per rompere il muro del TINA a Bologna la condizione necessaria, seppur non sufficiente, era proprio sfuggire all’errore di campionamento.

A tal fine ebbi a dire che : PRIMA il candidato. Cioè una persona in grado di interpretare il progetto.
Grande scandalo tra i benpensanti del programma, ovviamente. Da discutere, ovviamente, in tanti e diversi tavoli.
Stile Leopolda.
Con tutto il resto del mondo fuori, naturalmente.

Ma PRIMA anche la manutenzione in senso lato. Manutenzione fisica e civile, pedagogia pure.
Empatia da conquistare sporcando le proprie radicate convinzioni nel sudato , rozzo, contatto con larghi strati di umanità in vari gradi dolente. Compresa quella che vota Salvini.

Per me, nella post democrazia renzista, a Bologna: un’unica rivoluzione, manutenzione.
Dettagli di vita quotidiana, da recuperare e su cui proporre soluzioni parziali e praticabili in un ascolto non passivo e paraculo dando luogo ad un’alleanza tra cittadini.

Un primo importante passo per la traversata del deserto.
A Bologna fino al settembre dello scorso anno, mi pareva di scorgere un’oasi, una prima tappa seppur lontana e indistinta.
Era un miraggio.

E’ prevalsa infatti un’altra più realistica idea: testare anche a Bologna la forza elettorale di un Possibile nuovo partito della Sinistra Italiana.
L’opposto di un Podemos in salsa felsinea.

Probabile fosse inevitabile.

Non attribuisco colpe ad alcuno se non a quanti (pochi) assieme a me si sono illusi per un breve momento di poter contare sul potenziale di militanza della sinistra morente e nascente.

Niente da fare.

Questa neosinistra parla spesso inglese, legge fumetti, (non come i vecchi marxisti del novecento rimasti a Tex Willer e ad altre meno amene e più aggiornate letture)si avvale di una fisicità prorompente , si nutre di simboli e narrazioni post moderne e, volente o nolente specie nella sua parte avanguardista, s’appresta all’inevitabile cooptazione complice anche la contaminazione con gli ex sostenitori di Merola.

Sul piano nazionale se non ci fosse una tal sinistra Renzi dovrebbe inventarla, nel momento in cui comincia a rinverdire la stagione degli opposti estremismi, corollario più che necessario al suo partito della nazione.

Tuttavia , fallita l’ipotesi civica non resta molto altro in campo.
Ergo fate voi.
Non chiedete a me. Non sono credibile dato che indicai un disegno per il quale, evidentemente, non esistevano i presupposti minimi.

PS. Adesso vedo gente che m’accusa di trattativismo dopo aver insistito alla morte,invocando anche ragioni di democrazia interna (interna a che?), per la trattativa ad oltranza. Ancora una volta la merda si rivolta al badile. Ed emana un fetore insopportabile.

PPS. Non esiste controprova, ma se non fossi caduto per sopraggiunti guai della vecchiaia, la famosa trattativa si sarebbe di colpo interrotta non per proseguire un cammino ormai compromesso, ma per dichiarare apertamente il non luogo a procedere. Avrei preso pubblicamente atto di un fallimento. I veri trattativisti lo avevano intuito da tempo.

Occasione perduta.

aprile 8, 2016

E’ trascorso quasi un anno da quando cominciammo a pensare ad una lista di larga coalizione civica in vista delle prossime elezioni.

Sembrava a me che tale fosse la strada per collegarsi alle migliori e antiche radici di Bologna con un approccio innovativo (civismo democratico) per risalire dall’astensionismo ormai cronico ad una partecipazione in forme inedite alla vita pubblica.

Si trattava di lasciar indietro tutte le vecchie esperienze comprese quelle di una sinistra più o meno radicale e/o riformista che aveva da tempo dichiarato fallimento.

E’ storia lunga.

C’è ancora da scavalcare il cadavere insepolto del centro-sinistra (come ho notato altre volte) ma c’è (c’era) anche da seppellire quello di una sinistra imbelle, parolaia, litigiosa e del tutto incapace di mettere l’orecchio a terra per rendersi empatica rispetto ai bisogni della città per interpretarne anche i silenzi assordanti.

In sostanza l’idea era quella di un progetto politico da far crescere come alleanza tra cittadini.

Le cose sono andate in direzione opposta e contraria.

Si è dato vita ad un’alleanza tra partiti.
Quelli morenti e quelli (forse) nascenti.

Inutile adesso discettare di responsabilità.
Non m’interessa più di tanto.
E poi , in questi casi tutto si confonde , specie nel clima di campagna elettorale.

Magari in seguito si potrà fare una piccola cronistoria di un esperimento fallito.
Rintracciare le cause e le responsabilità perfino individuali (tra cui le mie) di una drastica torsione partitica di ciò che nacque il 21 settembre 2015 come Coalizione Civica Bologna.

Quel che è certo è che quel disegno non c’è più.

L’occasione è perduta.
In favore di uno schieramento di sinistra a vocazione minoritaria che però è risultato vincente rispetto a quanti (io tra questi) ritenevano di dover far avanzare un disegno civico e democratico di tipo nuovo.

Non si presenterà dunque alle elezioni un’ alleanza tra cittadini ma una sinistra arcobaleno composta da Sel, Sinistra Italiana, Possibile con l’aggiunta, in funzione di coordinamento e regia politica, di un centro sociale come il TPO.

Come negli anni settanta del secolo scorso gli eredi ideali di quelle esperienze hanno preso la testa del corteo e proclamano adesso, avanguardisticamente : “noi avanti”.

Bene.

E’ giusto che nella lista Martelloni/De Pieri stiano avanti coloro che hanno prevalso.
Io non seguirò quel corteo.

So già dove va.
Va a far vincere Merola al primo turno.
Temo.

Ed io in ogni caso, come ho già chiarito ma giova ripeterlo, non covo le uova dei cuculi.

Se e quando si avrà il coraggio politico di chiarire che la Coalizione Civica non c’è più e ad essa si è sostituito, legittimamente, uno schieramento di partiti, allora e solo allora , potrò prendere in considerazione di votare per un tale schieramento.

Secondo la logica del male minore.

Viceversa : cuculo rosso non avrai il mio voto.

LA PROCEDURA.

aprile 3, 2016

Cammino sulle uova.

Le ultime due esperienze ospedaliere mi hanno alquanto stressato.
Sempre , ancora in attesa della terza.
Oh mica è cosa straordinaria. Succede a tanti verso una certa età. E a molti anche prima.
D’altro canto sembra che la mia pompa di alimentazione abbia risentito di una sedimentazione progressiva di … emozioni. Risalenti molto indietro nel tempo. Più che altro incazzature , TIR di sigarette e pantagrueliche abbuffate nel cuore della notte.
E così dopo la FA, è arrivata la TPSV. (vedere wikipedia). E son iscritto d’ufficio alla onorata lega dei NOA. Nuovi anticoagulanti orali.

Forte eh?
Mica da tutti.

Mi piacerebbe descrivere per il lungo e per il largo il reparto di cardiologia del Maggiore. Ma dato che associo da sempre la scrittura al fumo devo essere sintetico.
Mi ha fatto una buona impressione per quanto l’ospedale, come la caserma , resti pur sempre un’istituzione totale.

Personaggi e interpreti.

1. La mia dottoressa preferita/macchina da guerra. Me l’aveva detto dopo il primo ricovero: “gli tornerà, se ho capito il soggetto”. Avevamo avuto un piccolo e franco dialogo.

2) Il primario . Che arriva la mattina presto e se ne va molto tardi la sera: “mi piace molto il mio lavoro ”.
Uomo che va al sodo: “La lascio andare in permesso sabato e domenica se lunedì mattina è di ritorno alle otto in punto”. Già, perché lui ed io dubitiamo assai che l’ultima TPSV non abbia provocato un danno alle coronarie. Ci son pure enzimi nel sangue. Un piccolo infarto insomma.

Invece no.

Il “tecnico” emodinamico, che più bravo non si può, in soli 35 minuti mentre mi svaga con la politica mi assicura che le coronarie son a posto.

E questo un lunedì.
Ergo posso andarmene a casa dopo un paio di nottate insonni.

3) A quel punto interviene “l’Elettrico”.

Uno che t’ infila un catetere nel cuore e agisce sui circuiti elettrici della pompa per interrompere con successo statistico del 96% la TPSV.
La FA è più complicata.
“Un elettrocardiogramma così è una singolarità da presentare ad un congresso”, dice.

Cazzo che culo!

E’ spalleggiato da macchina da guerra e da un dottore mio omonimo che mi segue da qualche tempo.

Insomma stanno intorno al mio letto a dirmi che dato che son in ballo tanto vale restare anche il giorno dopo per tentare la PROCEDURA.

Sinistra definizione da film dell’orrore.

Una manica di bastardi.
Glielo dico rivolto al mio omonimo il quale prontamente : “sì siam proprio bastardi dentro”.

Che fare?
Classico interrogativo.
Dico che ci penso.
E, intanto mi cago sotto perché mi son appena entrati nel cuore e ci vogliono rientrare ad horas.

Mi han quasi convinto e resto. Salvo decidere in extremis la mattina dopo.

Macchina da guerra nel salutarmi la sera m’affida il compito di intrattenere (fare coraggio) ad un ragazzo di 23 Anni che anche lui deve sottoporsi alla PROCEDURA.
Deve esser anche laureata in psicologia. Per la serie : dato che hai una paura fottuta fai coraggio ad un altro che così ti passa almeno un po’e comunque sei già adulto da un pezzo ormai.

Obbedisco.
Con lo stesso spirito di Garibaldi all’ingiunzione di La Marmora.

La mattina dopo passa l’Elettrico sbocconcellando un grissino, mi guarda e mi fa: “mi sembra un condannato a morte”. E’ un tipo sicuro di sé il ragazzo. Uno che: i farmaci contano un cazzo , ci penso io con la PROCEDURA. Fatti e non pugnette.
Più tardi, tradendo un barlume di compassione, mi dirà che “cuor di leone non ne ho mai visti”.

Fa del suo meglio, ne son sicuro, ma non riesce a provocarmi artificialmente la TPSV e dunque non può colpirla con precisione (la troia) con una bella scarica elettrica in mezzo alla fronte.
Immagino che la PROCEDURA sia alquanto più complessa di così.

Comunque mi dice che : “sarei disposto a puntare un bel po’ di soldi sulla riuscita”, spalleggiato dal primario che me la dà all’ottanta per cento.

Meglio di niente.

Resto sulle uova.

Più avanti spero di poter tornare a parlarvi di politica. Dato che, alla luce dei fatti, ho qualche essenziale rettifica da fare a quel PS del mio ultimo post.