Autocritica.

L’idea originale doveva muovere nelle intenzioni (almeno le mie) su due piani tra loro connessi.

Il primo.
Farsi strada tra l’astensionismo critico nell’elettorato del PD, che s’era manifestato in modo eclatante alle regionali, e la obiettiva, peculiare, debolezza del M5S. Quest’ultima confermata da sondaggi recenti.
Insomma . Possibilità reale di andare al ballottaggio con una lista civica di tipo nuovo.

Il secondo.
Dare luogo ad un esperimento/progetto largamente trasversale, da radicare nella comunità bolognese, corrispondente ad una alleanza tra cittadini di diversa provenienza politica , esperienza sociale , tradizione culturale.
Un motore a sinistra ma un cuore gettato oltre l’ostacolo della sinistra conosciuta.

Insomma. Una risalita alla politica per vie inedite raccogliendo umori e senso comune diffusi molto oltre il chiuso cerchio della sinistra a sinistra del PD.
Per dirla con Malvaldi sfuggire finalmente “all’errore di campionamento” , errore che si fa comunemente quando crediamo che le persone che conosciamo siano un campione rappresentativo del mondo reale.

Ebbene la missione impossibile non è riuscita.

La ragione principale va ricercata nella mancanza di interpreti , nell’evidente indisponibilità di tanti ad esporsi in prima persona. Un sindacalista novecentesco direbbe a “spendersi”per un progetto politico tanto ambizioso quanto poco attraente nel clima di sfiducia, passività e disincantata rassegnazione che caratterizza da molto tempo il paesaggio bolognese. Nel quale peraltro l’inerzia conservatrice rispetto ai fasti di un passato ormai remoto s’impone quasi sempre e quasi ovunque oltre la cerchia del mille.

Per rompere il muro del TINA a Bologna la condizione necessaria, seppur non sufficiente, era proprio sfuggire all’errore di campionamento.

A tal fine ebbi a dire che : PRIMA il candidato. Cioè una persona in grado di interpretare il progetto.
Grande scandalo tra i benpensanti del programma, ovviamente. Da discutere, ovviamente, in tanti e diversi tavoli.
Stile Leopolda.
Con tutto il resto del mondo fuori, naturalmente.

Ma PRIMA anche la manutenzione in senso lato. Manutenzione fisica e civile, pedagogia pure.
Empatia da conquistare sporcando le proprie radicate convinzioni nel sudato , rozzo, contatto con larghi strati di umanità in vari gradi dolente. Compresa quella che vota Salvini.

Per me, nella post democrazia renzista, a Bologna: un’unica rivoluzione, manutenzione.
Dettagli di vita quotidiana, da recuperare e su cui proporre soluzioni parziali e praticabili in un ascolto non passivo e paraculo dando luogo ad un’alleanza tra cittadini.

Un primo importante passo per la traversata del deserto.
A Bologna fino al settembre dello scorso anno, mi pareva di scorgere un’oasi, una prima tappa seppur lontana e indistinta.
Era un miraggio.

E’ prevalsa infatti un’altra più realistica idea: testare anche a Bologna la forza elettorale di un Possibile nuovo partito della Sinistra Italiana.
L’opposto di un Podemos in salsa felsinea.

Probabile fosse inevitabile.

Non attribuisco colpe ad alcuno se non a quanti (pochi) assieme a me si sono illusi per un breve momento di poter contare sul potenziale di militanza della sinistra morente e nascente.

Niente da fare.

Questa neosinistra parla spesso inglese, legge fumetti, (non come i vecchi marxisti del novecento rimasti a Tex Willer e ad altre meno amene e più aggiornate letture)si avvale di una fisicità prorompente , si nutre di simboli e narrazioni post moderne e, volente o nolente specie nella sua parte avanguardista, s’appresta all’inevitabile cooptazione complice anche la contaminazione con gli ex sostenitori di Merola.

Sul piano nazionale se non ci fosse una tal sinistra Renzi dovrebbe inventarla, nel momento in cui comincia a rinverdire la stagione degli opposti estremismi, corollario più che necessario al suo partito della nazione.

Tuttavia , fallita l’ipotesi civica non resta molto altro in campo.
Ergo fate voi.
Non chiedete a me. Non sono credibile dato che indicai un disegno per il quale, evidentemente, non esistevano i presupposti minimi.

PS. Adesso vedo gente che m’accusa di trattativismo dopo aver insistito alla morte,invocando anche ragioni di democrazia interna (interna a che?), per la trattativa ad oltranza. Ancora una volta la merda si rivolta al badile. Ed emana un fetore insopportabile.

PPS. Non esiste controprova, ma se non fossi caduto per sopraggiunti guai della vecchiaia, la famosa trattativa si sarebbe di colpo interrotta non per proseguire un cammino ormai compromesso, ma per dichiarare apertamente il non luogo a procedere. Avrei preso pubblicamente atto di un fallimento. I veri trattativisti lo avevano intuito da tempo.

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36 Risposte to “Autocritica.”

  1. cristina Says:

    Zani , scusi l’ignoranza, ma potrebbe spiegare cos’è il ” Muro del TINA” ?

  2. Laura Veronesi Says:

    …Forse sbaglio, ma credo si tratti di un acronimo: there is no alternative. A significare l’assenza di alternative al neoliberismo…

  3. Milli Says:

    There is no alternative, (T.I.N.A) era una delle formule più spesso usate da Margaret Thatcher, primo ministro conservatore del Regno Unito. In politica e in politica economica ha assunto il significato che “there is no alternative” (non c’è alternativa) allo status quo del sistema economico e alle politiche neoliberali. Il principale argomento del liberalismo economico sostiene infatti che il libero mercato (free markets), il libero commercio (free trade), e la globalizzazione economica (capitalist globalization) sono l’unico modo in cui le società moderne possono funzionare, così che qualunque deviazione dalla sua dottrina conduce necessariamente al disastro.
    La frase ha assunto il suo tono enfatico nel lessico del filosofo liberale Herbert Spencer.
    Possiamo considerare l’effetto TINA il perfetto opposto dell’utopia. Infatti, come questa rappresenta l’apertura di possibilità senza la quale nessun cambiamento è possibile (e del tutto indipendentemente dalla sua realizzabilità), TINA ne costituisce la chiusura pregiudiziale.

    Quindi si tratta di questo?

  4. Paolo Soglia Says:

    Mi sfugge dove sia “l’autocritica”… Attendo fiducioso il prossimo post.

  5. maurozani Says:

    Chiedo scusa Cristina , erroneamente non ho voluto scrivere per intero l’acronimo , peraltro famigerato.

  6. maurozani Says:

    Ah ecco Paolo!
    Caro, ti sfuggono molte cose.
    O forse NO.
    Questo lo sai solo tu.
    Quanto all’autocritica sta nell’utopia collegata all’idea.
    Tu ne sei la vivente e spero benestante (nel senso di star bene con te stesso) espressione.

  7. Massimo di mascio Says:

    A me pare che il testo sia congruente con il titolo.
    dopo il 5 giugno però, conclusa la vicenda elettorale di Coalizione Civica, si può ricominciare liberi da scadenze elettorali ravvicinate.
    Il “giocattolo” peraltro verrà abbandonato per disinteresse.
    Sarà il tempo di ripartire.
    Non perdiamoci di vista.

  8. paolosoglia Says:

    La tua Mauro è un’analisi che contiene anche delle critiche. Ma non a te stesso. Quindi nulla a che vedere con l’autocritica. Tutto legittimo intendiamoci, a parte il titolo.
    ps
    Quanto a me tutto bene, grazie…

  9. maurozani Says:

    Mah giudichi ciascuno, Paolo. Io penso che la missione impossibile da me ed altri avanzata si è dimostrata appunto impossibile. Nei fatti, e al netto dei misfatti. In politica non ci può essere autocritica più radicale. Un miraggio più che una proposta politica. Tuttavia non son pentito d’averlo inseguito.

  10. maurozani Says:

    D’accordo Massimo, non perdiamoci di vista.

  11. milli Says:

    Paolo, se dai inizio alla rivoluzione mandami una sms. Prego astenerti nei giorni festivi, prefestivi e nelle ore notturne. Grazie

  12. paolosoglia Says:

    Non capisco bene cosa c’entri la Rivoluzione con quel che ho detto, ma nel caso non mancherò, contaci.

    • Milli Says:

      È il tono dei tuoi interventi che lo suggerisce. Evidentemente voi della Coalizione non più civica ritenete prossima la Comune di Bologna entro le Mura del Mille. Aspetto trepidante il fischio d’inizio per scegliere l’abito adatto e precipitarmi con il 27 in centro. Dovessi perdermi lo spettacolo! Come sai il sabato e la domenica i mezzi pubblici si fermano alle porte e la notte poi è meglio lasciar perdere. Mi raccomando: bevande analcoliche e frullati.

  13. claudiopagani Says:

    Mah , a mio modesto avviso, oggi sulla strada di qualsiasi cambiamento , locale e/o nazionale, civico e/o “di sinistra” , c’è un grande inciampo che è il Partito Democratico Di Renzi e cioè il partto unico dell’establishment che , davanti ad una crisi di Sistema di cui non si vedono sbocchi, cerca di far pagare i costi solo alla parte + debole e di salvaguardare , appunto l’establishment, economico/finanziario , anche nei suoi aspetti + obsoleti e non competitivi non promuovendo una vera innovazione , per cui sono necessari grandi investimenti innanzittutto pubblici, ma operando dal lato dei costi, operazione palesemente senza respiro strategico , perchè ci sarà sempre una Serbia che costa meno . Esemplare , in questo contesto, anche l’ultima vicenda della Presidenza di Confindustria è esemplare ;davanti ad un possibile presidente innovatore ( Alberto Vacchi) che ha un’azienda competitiva e basata , guarda caso, sulla concertazione con il sindacato, si è preferito un piccolo industriale campano alleato con tutte le aziende che una volta si sarebbero dette “parastatali , e , comunque, con managers di nomina pubblica , in pratica governativi. Questo è il blocco di forze , STRUTTURALMENTE avverse al vero cambiamento che ha sempre governato il paese nei suoi momenti peggiori. Se questo è vero , come credo, allora VA COMBATUTTO con l’alleanza di tutte le forze possibili, questo BLOCCO di POTERE che , in prospettiva, affonderà ancora + l’Italia e soprattutto la sua democrazia , perchè la Democrazia , ahimè, funziona decentemente solo dove ci sono prospettive di sviluppo per le masse. Questo Sistema di potere va combattuto in forme di “guerriglia” o di scontro frontale a seconda delle circostanze; e la prima battaglia VITALE su cui impegnarsi con tutti i mezzi e , ripeto, senza dividere il campo degli oppositori, è il prossimo Referendum/Plebiscito di ottobre. DOPO SOLO DOPO la sconfitta di questo , ciascuno potra tornare a coltivare autonome e legittime prospettive politiche.

  14. cristina Says:

    L’idea originale era eccellente . Il consenso pubblico che ha trovato l’Appello prova la bontà dell’idea. Ma era per l’appunto un’idea . Tradurre in pratica un’idea è un compito difficile che richiede una elaborazione preliminare prima di tradursi in progetto politico.
    La prima difficoltà da affrontare credo sia proprio l’individuazione dei soggetti ,”cittadini di diversa provenienza politica , esperienza sociale, tradizione culturale “ con cui elaborare l’idea , ovvero l’ “esperimento /progetto trasversale “ .
    Una causa di tale difficoltà risiede nella struttura socio-economica della città stessa. Bologna è una città frammentata in miriadi associazioni , gruppi che ,pur avendo la pretesa di essere rappresentative di interessi civici e politici , sono in realtà essenzialmente chiuse al diverso .
    Questa frammentazione di “eccellenze politico-civiche” chiuse in se stesse crea una realtà di apparente apertura sociale che col tempo e con le crisi inevitabili si è trasformata in ristagno politico-economico-culturale. Di più , in una “comunità “ così frammentata , composta da soggetti chiusi nella propria cerchia di frequentazione , poco usi a confrontarsi con cittadini che la pensano diversamente da loro , si accumulano fragilità e arroganza. O inerzia conservatrice , come dice lei .
    In definitiva una situazione in cui dall’esterno è facile praticare manipolazioni di vario tipo .
    Forse sbaglio , ma temo che questa sia la vera causa della missione impossibile . I potenziali interpreti del progetto non mancano , è mancata la fase di elaborazione attiva e positivamente conflittuale del progetto . Sono mancati i luoghi e gli strumenti per elaborarlo in modo serio . Sono mancati gli spazi e luoghi di libera comunicazione tra liberi cittadini .

  15. Rudi Says:

    Per me il passaggio cruciale è questo: “La ragione principale va ricercata nella mancanza di interpreti, nell’evidente indisponibilità di tanti ad esporsi in prima persona. Un sindacalista novecentesco direbbe a “spendersi” per un progetto politico tanto ambizioso quanto poco attraente nel clima di sfiducia, passività e disincantata rassegnazione che caratterizza da molto tempo il paesaggio bolognese”.

    Manca una spiegazione a questa mancanza di interpreti. Manca un’analisi del perché tanti sono indisponibili ad esporsi in prima persona. Manca, infine, una nuova forma della politica, di come farla in modo davvero democratico, ora che i partiti sono indicibili ma nessuno sa inventare qualcosa di meglio.

    Ero fra quelli che speravano che Zani cavasse un coniglio dal cappello, e per mesi mi sono chiesto come mai non accadeva. In 3-4 occasioni pubbliche mi sono morso la lingua, perché ci si stufa a fare i grilli parlanti e si arriva a pensare che altri saranno capaci di smentirti, nel prevedere il peggio. Poi, non succede.

    Ora è in campo un soggetto decente, ma decisamente ambiguo, e assai distante da quel che trovo necessario. Nelle ultime 4-5 occasioni in cui un piccolo progetto politico è stato infine partorito, ha lasciato macerie più alte della volta precedente. macerie da sgombrare, la volta dopo: ma ci si accorge che è quasi impossibile, in un clima di inimicizia, rancore, solipsismo, narcisismo. Persino autismo, in certi casi.

    A me piacerebbe discutere di quale sia, oggi, l’obiettivo politico primario che ognuno di noi vorrebbe raggiungere. Per esempio, mandare a casa Renzi… Forse daremmo risposte diverse a questa domanda, ma capiremmo qualcosa di come andranno le elezioni del 5 giugno.

  16. Roberto Says:

    Gentile Cristina, soprattutto è mancato il tempo. Con più tempo ci sarebbero stati più incontri, più banchetti, maggior interazione con i cittadini.
    Sono d’accordo con Claudio Pagani che per ridare vita ad un “progetto eccellente” sia indispensabile “impegnarsi con tutti i mezzi e senza dividere il campo degli oppositori, per votare NO al referendum/plebiscito di ottobre.

  17. maurozani Says:

    Mi ritrovo in molte spunti analitici/interrogativi qua sopra avanzati.
    Adesso è vano proseguire nella critica a sé stessi e agli altri. Conviene concentrarsi sull’obiettivo principale: battere l’ipotesi neoautoritaria del combinato disposto riforma costituzionale e Italicum E’ molto difficile. Sono pessimista. Forse troppo. Ma diventerò di nuovo attivista per l’occasione. Anticipo (prossimo post) la mia idea. Mentre Renzi chiamerà gli italiani a votare contro quelli che dicono sempre no, noi dobbiamo , a nostra volta, semplificare.
    Smascherare una falsa riforma e avanzare la nostra proposta di riforma: abolizione vera del Senato e riduzione a non più di 400 membri nella Camera dei deputati. Non si deve giocare in difesa.
    per nessuna ragione al mondo! Radicalità nella nostra proposta positiva compresa la proposta di un ritorno al sistema proporzionale appena corretto da una soglia di sbarramento.

    PS. Temo molto una sorta di neutralità mascherata del M5S.

  18. claudiopagani Says:

    Condivido la tua proposta , ma io mi spingo ancora+ in la . Adozione tramite assemblea costituente , costituita su base rigorosamente proporzionale e con non + di 75 membri ( come nell’assemblea costituente del ’46) di Sistema “alla tedesca” compresa legge elettorale che non è come si dice, un proporzionale, ma una specie di mattarellum, con la parte proporzionale a circa il 50% : con la soglia di sbarramento al 5 e la “sfiducia costruttiva” si eleggono parlamenti rappresentativi e governi PARLAMENTARI stabili; ma per me “sistema alla tedesca” non significa pasticciare una soluzione italiana , bensì proprio quello schema lì ; l’assemblea dovrebbe avere una durata di max 2 anni. E voglio proprio vedere chi ci accusasse , nella campagna referendaria di volere solo dire no! Comunque su un punto bisogna essere fermissimi; non farsi rinchiudere nella ridotta dei nostalgici , ma presentarsi con una proposta in postivo in luogo di quella porcheria della riforma Renzi/Boschi

  19. Alessio Says:

    Zani ha ragione. Bisogna cercare di essere alternativi, sapendo che da qui a ottobre partirà una gigantesca operazione mediatica per far vincere il sì, con tutte le televisioni, tutti i giornali e un certo numero di maitre a pensier, della complicità di una parte del mondo universitario ansioso di ingraziarsi il nuovo padrone e tanto altro. Non volendo rischiare viene pure chiamato da oltre oceano il consulente per la campagna elettorale di Obama, uno che certo non presta i suoi servizi per un blocchetto di voucher….Chi gli salda l’ onorario? Vabbè, tanto non importa. Aggiungiamo che Renzi ha messo in palio la sua leadership (“se perdo il referendum mi ritiro”), cosa a cui nessuno può credere veramente, ma che suona come un appello al suo partito, specie all’ alta dirigenza nazionale e soprattutto locale: muovete il culo, il referendum deve passare o mi dimetto. E se mi dimetto io la festa è finita per tutti. Ma conoscendo i suoi polli ha cercato di dare un ulteriore stimolo promettendo ricchi premi: dal comitato del Sì uscirà la nuova classe dirigente del Pd, dice. Tradotto: datevi da fare e ci sarà un posto per voi nel futuro Parlamento o altrove. Naturalmente non ci saranno abbastanza posti per tutti, ma molti non lo capiscono e irretiti dalla promessa, si scanneranno in una logica ipercompetitiva, dando il massimo illusi dal miraggio di una vita migliore. Che non avranno. Quindi la classica domanda: che fare? Muovere il culo. Sapendo di aiuti ce ne saranno pochi. Le minoranze Pd sono una carcassa inutile che si trascina nella vita politica italiana, prostituite da tempo a Renzi nella speranza che dal tavolo gli lanci un tozzo di pane o anche solo qualche briciola. Dopo essere state più e più volte umiliate si sono definitivamente inginocchiate col voto al ddl Boschi e da qui ad ottobre saranno conseguenti. Sì, abbaieranno un po’, ma non morderanno e alla fine si metteranno a cuccia. Come sempre. Ricordate cosa successe l’ anno scorso durante la discussione della legge elettorale? Furono buttati fuori dalla commissione Affari Costituzionali senza troppi complimenti, come un ubriacone viene sbattuto fuori dal bar quando da fastidio. Ma almeno l’ ubriacone di solito ha la dignità di reagire, loro nulla, niente. Bersani dice che ha ricevuto la busta arancione dall’ Inps, ma quelli sono solo conteggi, speriamo che arrivi presto la sua messa a riposo, che non possa più continuare a fare danni, oltre a quelli immensi già fatti. Forza Italia? Hanno votato tutto, magari mandando Verdini a fare il lavoro perché ai militonti Pd non fosse evidente il fatto che Berlusconi è in maggioranza fin dal primo giorno del Governo Renzi. A lui va benissimo tutto, il sistema delineato dall’ italicum perché comunque eleggerà 80-100 deputati, quelli che gli garantiranno come oggi la sua rendita politica per salvare le aziend, un numero di deputat che basterà per neutralizzare eventuali dissidenti Pd (più De Luca ed Emiliano che non quelli di Bersani e Cuperlo, destinati a sparire) e soprattutto per modificare la Costituzione senza passare dal referendum popolare, per eleggere il futuro presidente della Repubblica, i membri del Csm e della Corte Costituzionale. A lui va benissimo così, non ci aiuterà, né tanto meno lo faranno le sue televisioni o i suoi giornali. Il M5S fa finta di opporsi, ma in realtà gli va bene tutto perché chiusi nel loro splendido e assurdo isolamento l’ italicum è l’ unico modo con cui possono sperare di vincere presentandosi da soli. La pantomima sull’ elezione dei giudici della Corte Costituzionale, dice più di tante parole. Una mano verrà dalla Lega (e da Fratelli d’ Italia). Va bene, questo è il quadro. Quindi che fare? Muovere il culo. Ha ragione Zani, non basta dire no, ma bisogna avere una proposta alternativa e uno, massimo 2 messaggi, chiari, brevi e semplici che possano confrontarsi con gli slogan del comitato del sì. Non è il tempo di articolati discorsi ,ma bisogna essere più radicali e populisti di loro, cominciando col dire che queste sono le riforme di un signore di 90 anni a cui le riforme non sfiorano nemmeno mezzo dei suoi osceni privilegi. Queste riforme puntano alla stabilità, si dice, addossando a 63 governi in 70 anni tutti i mali d’ Italia. Va ricordato che il Governo più stabile nei 155 anni di storia italiana è stato quello di Mussolini…..Che bisogna bocciare queste riforme e per farlo bisogna canalizzare la rabbia diffusa in Italia, e il disincanto e la disillusione di chi ormai non va più a votare. Sono stato anche troppo lungo, più avanti parleremo come si possono mettere in campo i comitati del no. Zani si dice pessimista ma non si parte mai pensando i avere già perso. L’ ottimismo della volontà. Come Davide contro Golia o come il Leicester di Ranieri

  20. cristina Says:

    Gentile Roberto , non è mai solo un problema di tempo. I banchetti non servono per schiarirsi le idee , servono – o dovrebbero servire -alla convivialità ( o all’autofinanziamento). Nemmeno le riunioni servono se non ci sono idee chiare . Ma per avere idee è necessaria la fatica del pensiero e dello studio. Si è soli quando si pensa e ” insieme” quando si comunica il risultato del pensiero e dello studio ; quando le idee vengono recepite e discusse .
    Credo che Mauro Pagani abbia impostato troppo superficialmente il problema del PD .
    Il PD può sì essere considerato l’inciampo sulla strada di qualsiasi cambiamento , a patto che tra questi cambiamenti si contempli anche la vittoria di un nuovo centrodestra alleato a Salvini e alla Meloni , o una vittoria del Movimento Cinquestelle.
    E’ sbagliato fissarsi sul PD , non perché “il paradosso” del partito unico della nazione non sia importante , ma perché questo partito esprime qualcosa di più e di diverso dal partito politico nel senso tradizionale . E’ l’espressione di un coagulo di forze complesse e contraddittorie che preme sul corpo debolissimo della politica intesa come forza dialettica di governo del paese, dotata di autonomia e capacità di ergersi a guida e mediazione tra istanze sociali diverse ,antitetiche e conflittuali. Questa debolezza della politica è il vero problema politico che dovremmo affrontare.
    Allo stesso modo Forza Italia era qualcosa di profondamente diverso dai partiti della cosiddetta prima repubblica . Rappresentava la forma partitico-mediatica della rottura del “patto politico” tra i partiti , sotto la spinta di un nuovo blocco di interessi e di forze economiche preesistente ( comprese quelle della criminalità organizzata ).
    Non a caso è stato da più parti sottolineato che Berlusconi era a capo dell’ultimo governo della guerra fredda, dopo la fine della guerra fredda.
    La situazione attuale deve essere vista da diversi angoli prospettici : 1) quello della storia italiana di cui i partiti politici fanno parte. 2) quello della “ globalizzazione” e della nuova divisione del lavoro e della produzione a livello mondiale . 3) Quello del quadro geopolitico in cui si posiziona oggi l’Italia. Non v’è realtà locale italiana che non sia attraversata da questi tre campi di forza.
    Ciò detto credo che la proposta di Zani sia molto intelligente e praticabile, ma solo in un contesto progettuale più ampio .
    Il guaio è costituito proprio dalla inconsistenza e pochezza di ciò che la politica come strumento del cambiamento ( non di carriera personale) sociale può oggi concretamente offrire ai cittadini italiani .
    Per questo è necessario reinventare non solo l’agire politico ma i contenuti stessi di questo agire.
    A tal uopo non servono né i banchetti , né le riunioni di volenterosi , serve solo riunirsi ( secondo un metodo deciso) allo scopo preciso di fare ciò che si è stabilito di voler fare.

  21. Milli Says:

    Qualche comitato del no già funziona qui a Bologna. Sembra che ci siano stati litigi furibondi e per quel che mi risulta gente di SI e CCB si dia da fare a raccogliere firme. La situazione sarebbe tragica se non fosse ridicola. Anzi siamo ben oltre. Comunque Davide potrebbe sconfiggere Golia senza troppe boiate e narcisismi vari. Per il momento buone amministrative a tutti voi

  22. Milli Says:

    Si dà da fare

  23. michele Says:

    Leggo con interesse questo blog per capire la genesi del partito-lista-associazione a cui per caso mi sono imbattuto da bravo cittadino ignorante della gran parte delle dinamiche politiche, soprattutto a sinistra. Partecipo alla campagna elettorale il più attivamente possibile. Abbiamo creato un gruppo di quartiere abbastanza numeroso dal nulla. Mi pare di aver visto e partecipato a quella fase di gemmazione politica civica e civile tanto auspicata. Tutto quello che si denuncia pertanto non corrisponde al vero nel senso che non descrive al 100% la dinamica interna di coalizione. Che sia stato troppo prematuro il break politico della cosiddetta area non partitica? Nel senso che le dinamiche politiche non sono così lineari e che non un po’ di pazienza in più si poteva minimizzare il danno è auspicare un risultato elettorale soddisfacente? Lo chiedo cn massimo rispetto

  24. maurozani Says:

    Caro Michele, io mi son impegnato ad una sola condizione: andare al ballottaggio. Ho mollato quando ho capito che alla maggioranza di chi s’è impegnato nell’impresa bastava avere un “buon risultato”.
    Ve lo auguro naturalmente.
    Temo però che abbiamo idee diverse sul buon risultato.
    In sostanza penso che si possa replicare il risultato bolognese dell’Altra Europa per Tsipras. Poco. Per me. E poco per poter incidere nel governo della città. Specie quando e se, si porrà il dilemma di scegliere tra PD e Lega.
    Fortunatamente non si porrà a me. Io tra i due non scelgo proprio.

  25. maurozani Says:

    Ho ben poco da aggiungere a ciò che ha scritto Alessio qui sopra.
    Claudio l’assemblea costituente la proposi orsono vent’anni. D’Alema se ne convinse per una sola serata (Da Costanzo) poi si mollò. Adesso è tardi. Come dice Alessio dobbiamo essere, semplici, radicali e populisti. E poche pugnette. Una proposta positiva da descrivere con massimo quattro parole, Si potrebbe fare.
    Si deve fare.

  26. maurozani Says:

    Mi par di condividere (per quel che può valere) anche ciò che scrive Cristina. Come sempre non banale. Aggiungo solo che adesso , pur essendo io molto interessato, per formazione, a più ampi scenari, in particolare ad una geopolitica in rapido sviluppo, adesso bisogna sfrondare col machete. Da qui l’idea di sfidare quel sì con un altro sì ad una proposta semplice , chiara, che ci porta a votare NO.

  27. maurozani Says:

    Laura, noi siamo noi: io te, Milli, Roberto, Claudio, Cristina, Alessio . Noi che abbiamo almeno una mezza idea di dove vuol andare a parare il Renzi. E ci mettiamo di traverso. Poi si vedrà. Altrimenti non si vedrà perché non ce ne sarà per nessuno.

  28. maurozani Says:

    Occhei: nel noi c’è anche Massimo… Of course.

  29. cristina Says:

    Perché tanti sono indisponibili ad esporsi in prima persona ? La risposta è già stata rimarcata varie volte : sfiducia , disincanto , mancanza di “una nuova forma della politica”… Come dicevo Il guaio è costituito proprio dalla inconsistenza e pochezza di ciò che la politica come strumento del cambiamento ( non di carriera personale) sociale può oggi concretamente offrire ai cittadini italiani.
    Per questo è necessario reinventare non solo l’agire politico ma i contenuti stessi di questo agire. Cosa significa reinventare l’agire politico ? Non volendo scrivere un trattato , mi limiterò ad indicare una premessa- condicio sine qua non, per qualsiasi “ reinvenzione dell’agire politico “- e a fare una piccola esemplificazione di ciò che potrebbe costituire un caso di “ reinvenzione dell’agire politico”.
    La condicio sine qua non è un’analisi corretta della realtà contemporanea . Ovvero la situazione attuale deve essere analizzata da diversi angoli prospettici : 1) quello della storia italiana di cui i partiti politici fanno parte. 2) quello della “ globalizzazione” e della nuova divisione del lavoro e della produzione a livello mondiale . 3) Quello del quadro geopolitico in cui si posiziona oggi l’Italia. Infatti non v’è realtà locale italiana che non sia attraversata da questi tre campi di forza.
    Un’esemplificazione di ciò che si potrebbe intendere per “ reinvenzione dell’agire politico “ può essere individuata nell’ambito delle occupazioni causate dall’emergenza abitativa e dell’utilizzo di spazi ed edifici dismessi. Il caso Làbas e le pratiche di comodato d’uso dell’associazione “ Planimetrie Culturali” per essere chiari.
    Il primo è un caso di occupazione di un bene di proprietà dello Stato causato da una molteplicità di concause , la seconda ha sviluppato una pratica di utilizzo di proprietà dismesse in comodato gratuito, largamente diffusasi sul territorio nazionale ma ben presente in tutta Europa .
    Per essere in grado di incidere politicamente occorrerebbe preliminarmente fare un lavoro di analisi ( con coloro che conoscono bene queste realtà) al fine di estrarre gli elementi di natura costituzionale , giuridica e progettuale che consentano di sintetizzare e concettualizzare un determinato “programma” o “ parola d’ordine “ . Se ci si ferma ai proclami o alla vuota fraseologia di richiamo generico alla lotta , queste esperienze e “il sapere” che possono contenere sono destinate o a perdersi con gli sgomberi o a venire privatizzati dalle associazioni , che potrebbero paradossalmente farne un’ uso clientelare.
    Questa esemplificazione è anche una piccola indicazione di metodo e, ovviamente , solo un esempio parziale di ciò che potrebbe davvero significare “reinventare l’agire politico” dopo aver analizzato la situazione attuale da vari angoli prospettici .

    • Milli Says:

      Se dovesse mai interessare, copio e incollo. Comunque per quel che si profila a Bologna alle prossime amministrative è tempo perso. La delibera del Comune di Napoli si applica anche nei casi di emergenza abitativa

      Spazi comunitari. La lezione di Napoli
      Paolo Cacciari | 21 marzo 2016 | 0 commenti

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      I primi quattro anni dell’ex Asilo Filangieri di Napoli hanno dimostrato che è possibile riempire l’espressione beni comuni di vita e di significati nuovi. Anche l’amministrazione comunale ha accolto questa grande lezione

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      Titanic. The End (di Antonio Neiwiller) all’ex Asilo Filangieri di Napoli (2014)

      di Paolo Cacciari*

      La comunità aperta degli operatori dello spettacolo e della cultura che gestisce in regime di autogoverno l’ex Asilo Filangieri come polo culturale e centro di produzione artistica non poteva festeggiare meglio i suoi primi quattro anni di attività (www.exasilofilangieri.it). Dopo lunghi mesi di serrato confronto, la giunta del Comune di Napoli ha approvato (delibera n.893 del 27 dicembre 2015) un inedito strumento amministrativo per la gestione partecipata e condivisa del grande complesso immobiliare che nella sua nuova vita ha ospitato migliaia tra eventi e attività permanenti coinvolgendo decine di migliaia di cittadini partenopei. In concreto l’amministrazione comunale ha accettato e fatto proprie le norme di autoregolamentazione elaborate dal collettivo dei lavoratori e delle lavoratrici dell’arte e della cultura contenute nella “Dichiarazione di uso civico e collettivo urbano”, allegata alla delibera.

      L’immobile era già stato incluso tra i beni del patrimonio comunale abbandonati o parzialmente utilizzati e “percepiti dalla comunità come beni comuni suscettibili di fruizione collettiva” (delibera di consiglio n.7 del 9 marzo del 2015). Ora l’Asilo ha visto riconosciuti i suoi sperimentati organi di autogestione: l’assemblea di indirizzo, i gruppi di lavoro tematici e un nuovo Comitato di garanzia composto da personalità indicate anche dal Comune. L’assemblea è libera e aperta a tutte e a tutte, non richiede registrazioni particolari, se non la partecipazione assidua ad almeno quattro riunioni nell’arco di tre mesi e la sottoscrizione di un impegno di “corresponsabilità”. Il tutto autocertificato nel “Quaderno de l’Asilo”.

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      L’assemblea, così determinata, costituisce la comunità democratica degli “abitanti” dell’Asilo. Oltre a loro vi sono gli “ospiti” (i vari gruppi culturali e le compagnie che partecipano con le loro attività alla programmazione de l’Asilo) e i “fruitori” (i frequentatori e gli spettatori). Nell’Asilo – lo ricordiamo – sono stati creati un teatro con laboratori di scenografia, studi di montaggio e suono, una biblioteca, sale espositive per mostre e conferenze, spazi di coworking e incubatori di progetti artistici, oltre a un orto urbano nel giardino, un campetto di calcio e un mercato settimanale biologico.

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      Laboratorio di carnevale (febbraio 2016)
      La rivoluzionaria delibera è il frutto di una scrittura collettiva del “tavolo autogoverno” in cui confluiscono giovani giuristi, ricercatori universitari, filosofi e artisti. Un progetto per dare una nuova definizione e un fondamento costituzionale alla categoria dei beni comuni: l’articolo 42 che riconosce la proprietà “solo se ha finalità sociali”; l’articolo 43 che prevede che le “comunità di lavoratori o di utenti” possono gestire servizi pubblici che abbiano un carattere di interesse generale; l’articolo 118 riformulato che inserisce il principio della “sussidiarietà orizzontale”. Ma l’Asilo è solo l’apripista di un percorso che il Comune di Napoli intende proseguire lungo la linea per il riconoscimento giuridico dei “beni comuni” avviato dalla Commissione Rodotà quasi dieci anni fa, la cui proposta di legge è arenata nelle secche del parlamento.

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      Luigi de Magistris ha recentemente detto: “Oggi a Napoli c’è un sistema di autogoverno, di autogestione. Se ci sono associazioni, comitati, studenti, disoccupati… che prendono luoghi abbandonati, vuoi di proprietà pubblica, vuoi di proprietà private, io non do l’ordine di sgombro, mi prendo una denuncia, li vado a ringraziare perché stanno liberando la città” (Cosmopolitica, 27 febbraio 16). Il sindaco non si riferisce solo alla formalizzazione del sistema di gestione dell’ex Asilo Filangeri (con la delibera che recepisce la “Dichiarazione di uso civico e collettivo”, di cui abbiamo scritto la settimana scorsa), ma a un vero e proprio piano di rigenerazione urbana di spazi, immobili e terreni, pubblici e privati abbandonati o non utilizzati da destinare ad attività a carattere sociale, culturale, educativo e ricreativo. A causa della mancanza di risorse o della colpevole negligenza della proprietà, le città sono costellate di aree degradate, fonte di pericoli e di costi per la collettività. La giunta de Magistris ha quindi avviato un percorso che parte dall’inserimento della fattispecie dei beni comuni nello Statuto del Comune e dall’istituzionalizzazione di un assessorato ad hoc, per giungere alla costituzione di un Osservatorio e di una Unità di progetto per la “Individuazione e valorizzazione degli spazi pubblici e privati suscettibili di essere individuati come beni comuni”. Con alcune delibere di consiglio e di giunta il Comune di Napoli ha iniziato un’opera di ricognizione partecipata con l’ausilio delle comunità interessate, delle situazioni dove esiste una concreta possibilità di realizzare Piani di gestione degli immobili che abbiano le caratteristiche della funzione sociale e della autosostenibilità economica. Oltre all’Asilo sono in corso incontri a Villa Medusa, Lido Liberato, all’ex Opg-je so pazzo, allo Scugnizzo di Salita Pontecorvo, a Santa Fede, al Giardino liberato di Materdai e altri ancora.

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      Assemblea “La costituente dei beni comuni” (maggio 2014)
      Una strada che supera le consuete modalità di relazione tra movimenti che “occupano” e pubbliche amministrazioni che “concedono e assegnano”. Pratiche ambedue, a lungo andare, vicendevolmente deresponsabilizzanti. E inaugura invece la prassi, più faticosa e complessa, della costruzione di spazi comunitari di interesse pubblico con un modello di governo partecipato. Non res nullius – direbbero i giuristi – , ma res communes omnium. Non “terre di nessuno”, ma luoghi auto-normati e autogestiti da collettivi operanti aperti che si costituiscono con il fine di restituire alle comunità di riferimento ciò di cui hanno bisogno e che decidono di gestire assieme.

    • Milli Says:

      È triste notare la totale ignoranza di chi, candidandosi ad amministrare la città, non abbia l’accortezza di leggere una delibera frutto di un processo giuridico collettivo diventato un caso di studio in Italia e in Europa, da Roma a Torino, da Parigi a Vienna e che a giugno parteciperà all’Urban Commons di Weimar.
      Parlo di Napoli, dico a Bologna.
      Siamo tutti responsabili del fallimento de La Coalizione civica per Bologna, nessuno escluso. La deriva era inevitabile. Non era assolutamente possibile gestire un’idea geniale con le modalità della vecchia politica. Amen

  30. maurozani Says:

    Rileggo Cristina sulla necessità (vaste programme) di reinventare l’agire politico, con riferimento alla fattispecie occupazioni e dintorni.
    Mi sembra un buon approccio. Solido. Ma ci vorrebbe gente di buona volontà e disinteressata a qualsiasi rendita di posizione per “sintetizzare” e ancor prima “concettualizzare”.
    PS. Nelle breve esperienza compiuta con la nascita di coalizione Civica Bologna ad esempio io non ho trovato alcuno in grado anche solo di pensare ad un approccio di tal fatta.

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