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Machete.

maggio 17, 2016

Vi avevo detto che avrei scritto diffusamente , argomentando per il lungo e per il largo, sulla necessità di sbarrare il passo con il referendum di ottobre alla resistibile ascesa del giovane duce fiorentino e delle loggie/lobbies interne ed esterne che lo appoggiano.

Ma non ne ho mica voglia.

Dopo la sciagurata esperienza di Coalizione Civica opto decisamente per il politicamente scorretto.

Se c’è qualcuno che non ha capito ancora dove va a parare il combinato disposto riforma del Senato e Italicum, beh è un cretino.

Punto.

Alla mia semiveneranda età non ho intenzione di perdere tempo a lavar la testa ad una moltitudine di asini.

Basta.

L’ho già fin troppo generosamente fatto illo tempore (vedi sempre alla voce Coalizione Civica), adesso , per me è definitivamente trascorso il tempo delle mezze misure.

Frega nulla a me della sinistra da apericena, discendente diretta degli happi hour degli sciagurati anni ottanta del secolo scorso.

Mi facevano cagare i padri.
Figuriamoci i figli di sinistra.

Se volete comprendere l’enorme vaccata della riforma del Senato informatevi. Leggetevi Settis, ascoltate Rodotà, etc.

Ma ci vuol poco a capire che il Capo del governo mai eletto vuole un plebiscito per costruire il Partito della Nazione bypassando persino il suo stesso , attuale partito/non partito e tutti i residui militonti ex comunisti che ancora credono in una continuità PCI/PDS/DS/PD.

Non vi sto a raccontare per filo e per segno quanti nella storia italiana , europea ed extra europea vollero il plebiscito. Farei torto alla vostra intelligenza.

Adesso il ragazzone dice che no, in fondo non vuole personalizzare , dopo che ha detto in chiaro “ se perdo il referendum me ne vado dalla politica”.

Balle per poveri gonzi.

Attenzione però naviganti socialnetworkizzati.

Il ragazzone è sveglio.

Molto sveglio.

Ergo conviene stare in campana.

Lo dico anche alla sinistra sovrastrutturale e dematerializzata.

Quelli che spaccano il capello in quattro.
Quelli che si fanno seghe mentali senza  raggiungere l’orgasmo.
Quelli il cui ego impedisce di vedere al di là del proprio centro.
Magari storico.
Quelli che… fa schifo dar via un volantino stampato su vile cartaccia nel terzo millennio, manco fosse una pergamena.

Li conosco.
Li ho conosciuti di recente.

Al netto degli schizzati ci son quelli che in perfetta buona fede rischiano di cadere nel gioco del ragazzone.

Ma non c’è solo la Sinistra ad egemonia sellina, (caro Fassina) ci son tanti altri ai quali bisogna parlare.

Ai quali va fatta una proposta.

Non basta dire no.

Altrimenti il giovin fiorentino post democristiano , avrà buon gioco a intitolare la Festa nazionale della ex Unità all’Italia che dice sì.

Va avanzata una proposta.

Semplice .
Chiara.

Non è tempo di fioretto.

Meglio il machete.

Il popolo peraltro ne sente giustamente, (dal suo punto di vista l’unico che gli é dato avere), l’assoluta necessità.

Dunque è tutto molto semplice.

I comitati per il no dicano all’unanimità: noi vogliamo una riforma costituzionale del titolo quinto.
La vogliamo eccome.

Via il Senato.

Monocameralismo.

Una camera dei deputati di 400 membri.

E una legge elettorale rigorosamente proporzionale.

Dato che non esiste la democrazia maggioritaria.
E’ un ossimoro.
Anticamera della democratura.

Non esiste. Semplicemente cessa di esistere la democrazia senza rappresentanza.

Ecco , è una proposta semplice, ragionevolissima, razionale , fattibile, risparmiosa assai.

Votiamo NO per dire un sì a questa proposta.

Se facciamo così.

Beh ragazzi si vince.

Se invece stiamo al gioco di Renzi ,  si sappia almeno che tutti i plebisciti una volta indetti son stati vinti.

E si sappia anche che dopo la festa è finita.

Del tutto e a tempo (storico) indeterminato.

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