Archive for luglio 2016

Body count.

luglio 31, 2016

M’imbatto in Platoon alla TV .
Un vecchio film sulla guerra del Vietnam.
Più obiettivo  e onesto di quello di Cimino, puttanesco e bugiardo e tuttavia tecnicamente perfetto.
Ricordate il rombo delle pale dell’elicottero mentre De Niro cerca di salvare i suoi amici e , prima ancora quei maiali vietcong che giocano alla roulette russa con i prigionieri americani?
Ma certo che sì.
Poi venne svelato l’orrore.
Il cuore di tenebra con Apocalypse Now .

Beh l’orrore stava da una parte sola.
Si chiamava body count.

Non lo sapevo, quando da giovane sfilavo in corteo gridando Johnson boia e poi anche Nixon Boia , immancabilmente seguito da : Adreotti è la tua troia .

Non lo sapevo.

Almeno non nei termini documentati che descrive Nick Turse nel suo “Così era il Vietnam”. Titolo originale : “ Kill Anything that Moves”.

Ma funzionava così: ammazzamento a cottimo.
Più ne trucidavi più aumentava il premio di produzione.
Taylorismo applicato alla guerra seguendo i dettami del tecnocrate McNamara

Secondo le testimonianze riportate da Turse in una ricerca accurata durata un decennio , infatti “il tuo successo si misurava sulla base della conta dei morti accertati, era del tutto secondario rendere sicura una zona rispetto ad uccidere un po’ di gente. Nella nostra unità, dei ragazzi che avevano uccisioni confermate si beccarono tre giorni di R&R , riposo e ricreazione. Li mandarono al mare , sulle spiagge di Vung Tau”.

Nel corso della guerra alcuni misero insieme un body count personale molto alto, qualcuno arrivò a superare il migliaio.
E naturalmente , secondo le migliori dinamiche del mercato, le diverse  unità erano messe in competizione tra loro , al punto che i vari punteggi erano affissi in apposite tabelle nelle mense.

In questa gara mortuaria accadeva spesso che si assassinassero civili, vecchi e bambini pur di aumentare il body count.
Gli si lasciava addosso un AK 47 per evitare eventuali inchieste, che comunque si risolvevano in regolari assoluzioni.( Non mancava mai un AK 47 agli americani , sia dell’esercito che dei marines, dato che non si fidavano di quella ciofeca d’ordinanza dell’M16.)

Facile no?

Quante Mi Lay (500 civili liquidati in un mattino) ci sono state in Vietnam?

Moltissime.

Era ordinaria amministrazione nelle missioni di “cerca e distruggi “ incendiare stuprare e ammazzare a man salva.

Si sparava a tutto ciò che era animato: uomini, donne, bambini, galline e maiali.

Era normale.
Nessuna differenza con Marzabotto.

Robert Gray , mitragliere. “ quando arrivammo , trovammo bambini ,morti e feriti”. Così descrisse la scena il soldato Louie. “ cinque o sei bambini ammucchiati uno sull’altro, qualche metro più in là altri bambini feriti, raggomitolati”.

Già.

I massacri fruttavano licenze, casse di birra e puttane nei luoghi della ricreazione. E ai graduati un sicuro avanzamento nel ruolino di servizio.
La sporca guerra fu soprattutto uccisione, en masse, di popolazione civile.
Lo ricordai una volta all’Università di Boulder in Colorado quando mi si chiedeva conto del mio passato comunista.
58.000 morti contro tre milioni e mezzo.
Non ebbi successo.
Per gli americani il loro sangue conta più, molto più, di quello degli altri.
Di tutti gli altri.
Forse è anche questo l’eccezionalismo americano.
Chissà se Alexis De Tocqueville lo aveva intuito quando individuava le potenziali debolezze della democrazia americana.
E , nel prossimo novembre chiunque eleggano , il grande paese continuerà a ritenersi al di sopra di qualsiasi legge e convenzione.
Con la sola , ma ragguardevole differenza, che oggi il mondo s’avvia ad esser multipolare.
Non credo sia un male per le periferie dell’impero.

Annunci

Tempi interessanti.

luglio 27, 2016

“Che tu possa vivere in tempi interessanti”.
A quanto mi risulta è un antico detto cinese. Suona come una sorta di maledizione, per avvertire che è sempre meglio vivere in un tempo noioso.
Fatto sta che viviamo tempi interessanti.

1) Il Papa.

Dice che c’è guerra ma che non è guerra di religione bensì lotta per il potere “ per gli interessi, per i soldi, per le risorse naturali”.
E’ per questo accusato di marxismo da un foglio della destra cristiana xenofoba e integralista.
Forse ha ragione la destra. In effetti, non sempre, ma è accaduto, accade e accadrà che la religione assuma la funzione di oppio dei popoli.
In questa febbrile transizione post-capitalistica verso non si sa dove, la religione è impugnata come un’arma affilata per sgozzare preti ultraottantenni in Francia e per stabilizzare svolte autoritarie in Turchia.
La verità storica, non negabile in buona fede, è che il vaso di Pandora è stato aperto dall’occidente nel suo infingardo proposito di esportare democrazia volendo incamerare potere , risorse , dominio globale e suffragi elettorali in patria.
S’è fatto bollire a lungo e poi s’è di colpo scoperchiato il calderone in Afghanistan, Irak , Libia , Siria e in molte parti dell’Africa.
I risultati erano scontati in partenza. Schizzi bollenti ci arrivano in casa.
E sarà lunga.

2) Erdogan.

Il sultano democraticamente eletto fa piazza pulita.
Qualche considerazione sarebbe da svolgere intorno alla democrazia al tempo del potere assoluto della finanza. Mi limito a dire, postdatando, che , purtroppo Berlinguer aveva torto quando affermava che “la democrazia è un valore storico universale”.
Mica vero. Mai stato vero e meno che mai in questo terzo millennio.La democrazia non pare compatibile col capitalismo mutante del terzo millennio e con il caos geopolitico conseguente alla caduta di quel muro a Berlino.

Adesso ricordo la notte del “golpe” in Turchia.
Carri per le strade e gente che applaude. I media dicono che la gente sembra gioire. In effetti così sembrava anche a me.
Intanto il portavoce della NATO chiarisce che non è prevista alcuna riunione dell’alleanza atlantica.
E’ in atto un colpo di stato in un paese NATO e voi neppure prevedete di riunirvi?
Gatta ci cova.
Kerry e Lavrov sono a colloquio proprio in quelle ore a Mosca.
La gatta continua imperterrita a covare.
Nel mentre Putin s’affretta a chiarire che “non siamo stati informati”.
La gatta cova e fa le fusa.

Ad un certo punto c’è un netto cambio d’immagine.
Su uno dei ponti del bosforo si spara , qualcuno cade, e arriva Erdogan sul telefonino a chiamare i turchi a scendere in piazza. Non scorgo nelle immagini tanta gente.
Ma domani è un altro giorno.

Infatti.
Velocità della luce.
Il sultano arresta migliaia di persone e li esibisce nudi e crudi ai media mondiali.
Il silenzio speranzoso dell’occidente durato lunghe ore viene interrotto a denti stretti da manifestazioni di soddisfazione per il fallito golpe.
Mustafa Kemal Ataturk è lontano alcuni parsec mentre l’Europa s’affretta a garantire al sultano i sei miliardi di euro promessi a suo tempo per contenere alla turca, of course, l’immigrazione dalla Siria.
Putin se la ride sotto i baffi che non ha, perché dopo che Erdogan gli ha porto formali scuse e adeguati indennizzi per il provocatorio abbattimento del MIG ed ha fatto mancare la corrente elettrica alla base di Incirlik s’allenta momentaneamente il cerchio di ferro che gli USA gli stringono al collo portandogli la Nato sotto al culo.

Come dargli torto. E’ la geopolitica bellezza!
Resta che il presidente turco , democraticamente eletto, è una carogna della peggior specie. Per conto mio preferivo, pardon , consideravo meno peggio tanto Saddam , quanto Gheddafi. Ma è la democrazia bellezza!

 

3) Hillary.

 

Ha vinto le primarie la moglie di Bill che le aveva perdute contro Obama.
La Hillary.
Uno dei peggiori , incompetenti, segretari di stato che gli USA abbiano mai avuto.
Una dei maggiori rappresentanti dell’establishment e della finanza di Wall Street , una che incarna una sorta di democrazia dinastica.
La prima donna americana presidente che rischia di non diventarlo di fronte al peggiore Trump.
“Bernie o nessuno”. Ha detto un sostenitore di Sanders.
Ha ragione.

Scheda bianca.
Anch’io voterei in tal modo, tanto più che Sanders avrebbe avuto migliori possibilità di battere il cialtrone miliardario.
Anzi lo avrebbe battuto senza tema.

Ma in USA le cose vanno così.
Ci si prenota per la presidenza.
Prima Bush padre, poi il figlio cretino.
Poi pausa d’immagine imposta dai disastri del suddetto Bush junior teleguidato dalla banda neocon.
Adesso si torna alla normalità, Trump permettendo, con la moglie del grande Bill.

Ma già s’avverte che, magari dopo il giro della signora Clinton, spetterà alla signora Obama che ha fatto un così bel discorso.
E teniamo conto che ci son vari figlioletti/e che intanto cresceranno.

Mah.

E’ una democrazia non più inclusiva da tempo. Nella quale, in un presente arduo sul piano sociale in tutto l’occidente e con la grande Unione in Europa ormai a pezzi in virtù di uno sconsiderato allargamento e di politiche funzionali solo alla finanza globale, s’accrescono reazioni violente  e irrazionali sotto la falsa bandiera dell’Islam. E non mancano i rigurgiti nazionalisti e anche qualcosa di più. Non a caso il povero bastardo che ha sparato con quella Glock in Germania s’ispirava al neo nazista che fece strage dei giovani socialdemocratici ad Utoya.

 

Tempi interessanti.

Illuminati e populisti.

luglio 13, 2016

Nel pieno di un’estate torrida e all’indomani della Brexit rispunta Mario Monti a rinnovare lo scontro fuorviante tra Illuminati e populisti.

 

Gli Illuminati (qualsiasi riferimento alla setta fondata in Baviera nella seconda metà del settecento è da ritenersi puramente casuale) sono quelli che sanno.

Tutto.

Dunque spetta a loro ogni decisione, accuratamente posta al riparo da interferenze irrazionali del popolo bue .
Ombrosi summit di competenti , ricchi , tecnocrati , in rappresentanza del capitalismo finanziario dirigono (o credono fermamente di farlo) le sorti dell’intero orbe terraqueo.

 

 

I populisti, d’altro canto non son più quelli contro cui polemizzava aspramente, nel particolare contesto russo dell’inizio del secolo scorso , il Lenin del “Cosa sono gli amici del popolo”.

I populisti del terzo millennio, per dirla nel loro gergo , son piuttosto quelli che vanno a filmare un poveraccio che caga dove può, nei pressi della stazione di Milano.

 

Così va il mondo.
In fin dei conti illuminati e populisti son due facce della stessa medaglia.

 

In quest’ambito sento Monti dire che non se ne può più di questo “abuso di democrazia”.
E mi confermo nell’idea, a suo tempo molto contestata su queste pagine, che erano molto meglio le elezioni di quel Monti, fatto senatore a vita in un battito di ciglia e poi insediato alla presidenza del Consiglio dei ministri con monocratica decisione.

Ma Mario Monti, con tutto il rispetto, fu ed è soltanto un esecutore.
Uno che dalla sera alla mattina ha liquidato del tutto ciò che un tempo in Italia era solito definirsi come il sistema pubblico della previdenza sociale.

Fu il battistrada di Renzi, subentrato anch’esso , col solito metodo “democratico” all’esangue Letta e coi voti raccolti dal PD di Bersani.
Insomma, un colpo di mano servito in bianco, (gli italiani ma anche gli europei hanno stomaci deboli) composto di un paio di fasi ben studiate e imposte dal più alto colle.

Tutto secondo le regole , naturalmente.
E tra applausi e lodi smisurate di media totalmente asserviti.
Quegli stessi che adesso dopo la batosta elettorale subita dal partito della nazione avanzano suggerimenti in forma di critica al fiorentino.

 

A quest’ultimo è ora affidato un arduo compito.

Dopo aver scardinato le residue regole del mercato del lavoro e aver impinguato le tasche dei “datori” di lavoro, i quali da sempre in Italia più che dare prendono quel che c’è , (di soldi pubblici) poco o tanto che sia, si pone infatti a Renzi il problema di come accreditare una sorta di terza via tra illuminati e populisti.

Cosa può fare il giovane premier se non proseguire ed anzi intensificare, superandosi, la sua straordinaria abilità di prestigiatore?

Non basta più apparire un giorno illuminato, “noi non violiamo le regole europee” e il giorno dopo populista “non può essere solo l’Europa dell’economia”.

Ci vorrebbe qualche cosina di più per superare la percezione che i cittadini comuni hanno rispetto al loro incertissimo futuro a partire da un presente reale che fa schifo.
Lo zero virgola uno in più non serve a cambiare una tale , ben fondata, percezione.

Da qui l’idea che si sta rivelando rischiosa di indire il plebiscito.
Infatti , il Fiorentino cerca di correggere la rotta verso il suo personale spiaggiamento.
Aveva detto: se perdo vado a casa , cambio mestiere.

Bravo.
Così si parla populisticamente alla pancia del popolo , ex classe media compresa che essendo nella cacca non può che aggrapparsi , tanto non costa niente, ad una qualche speranza di cambiamento se non altro nello stile dei governanti.

Adesso però  dice che resterà comunque segretario del PD e in ogni caso non vuole più parlare del suo personale destino.
E men che mai rinunciare a quell’Alfano con tutto il suo immenso corteo di parentele.

 

A tal proposito mi consento una piccola digressione.
Ricordo gente che si è dimessa per ragioni di mera opportunità politica per molto, molto meno, in Italia come altrove.
La lista è lunghissima.

Ma Angelino è prezioso per Renzi, anche perché il suo sodale toscano non è uno che si accontenta di un tozzo di pane. Verdini è un tipo tosto.
Assai.
E Formigoni non è da meno.

 

Situazione difficile, dunque.

 

Ci vorrebbe un ulteriore colpo di genio o di …culo.
Ad occhio e croce non basterà un margine di flessibilità, magari a margine del bail- in.
Ci vorrebbe (ancora) una terza via.

Già.

Solo che non è contemplata nell’agenda del capitalismo finanziario ( a Giddens piacendo) e per ciò stesso non può esser inserita – quand’anche se ne avesse la visione e la capacità di sintesi- nell’agenda politica di governanti, tutti , nessuno escluso, diventati ormai da tempo pallidi od abili (non importa) “comitati d’affari della borghesia”.

 

E’ il terzo millennio , bellezza! Corre il tempo del “liberismo liberato” come dice Alain Badiou.

 

Il vaso di Pandora è stato aperto da ormai 30 anni, con la sinistra riformista a rigirarsi i mollicci pollici insieme ai sindacati, di fronte alla straordinaria opportunità geopolitica servita su di un piatto d’argento ai rapinatori della finanza dopo l’inevitabile crollo del campo del socialismo reale.

A rinchiuderlo serviranno , l’impegno , i sacrifici le lacrime e forse il sangue di almeno un paio di generazioni.

Intanto i “politici” navigano sotto costa , a vista. Senza alcun strumento atto a captare, non tanto la possibilità di invertire la rotta, quanto piuttosto di cambiarla a viva forza verso altri possibili lidi, prima che la spietata guerra di classe della finanza globale riduca in schiavitù ciò che ancora è rimasto libero.

 

Morale riassuntiva.

 

Per me il NO al referendum /plebiscito di Novembre è obiettivamente carico di valenze che vanno molto oltre la sorte del Fiorentino .

E’ una prova di forza residua di ciò che resta della democrazia contro  il combinato disposto della riforma del Senato e dell’Italicum.

Se vince il NO rimane aperta qualche sia pur ridotta possibilità di risalire la china e affermare che c’è democrazia solo se c’è rappresentanza politica.
E c’è forza politica vera , solo se quest’ultima torna a rappresentare bisogni, domande, diritti dei cittadini.

A partire, sissignore, dall’enorme crescente massa di poveri e “semi poveri” che popolano ormai trasversalmente non solo il sud del pianeta ma l’intero occidente.

E senza forza politica vera, in grado di cominciare ad opporsi agli illuminati quanto ai populisti, comincio a pensare che coloro che verranno dopo di noi si troveranno a rimpiangere i tempi della relativa sicurezza dell’ormai lontana epoca della guerra fredda.

 

 

PS. Avevo avanzato un dubbio rispetto alla posizione del M5S sull’Italicum. Mi sa che , almeno stavolta, non ho sbagliato.

il nostro male viene da più lontano.

luglio 1, 2016

Quel giorno del 1978.
Le “idi di marzo” preannunciate da Mino Pecorelli.
Via Fani. Vengono sparati 91 colpi in sessanta secondi.
Sette armi diverse . Una sola ha sparato ben 49 colpi. Quelli che vanno a segno uccidendo i cinque uomini della scorta di Aldo Moro e lasciandolo illeso.
Il tiratore viene descritto da un testimone: “sparava come Tex Willer tenendo la mano sinistra guantata sopra la canna dell’arma.”
A qualcuno, tra cui chi scrive, bastò questa dinamica dell’agguato per capire che qualcosa non andava.
La decantata “geometrica potenza delle BR” parve subito una solenne puttanata.
Chi spara in quel modo non può che provenire da un ambiente militare.
Un killer professionista.

Anni dopo, mi capitò, in quanto membro della Commissione bicamerale di Palazzo San Macuto ( credo di averlo già scritto in questo blog) di chiedere la perizia balistica sulle armi impiegate in via Fani, tanto per darmi conto dell’impossibilità tecnica di sparare 91 colpi in un minuto con le armi ufficialmente repertate dopo il massacro. Tra cui figuravano due mitra di fabbricazione belga risalenti alla seconda guerra mondiale , uno dei quali con la canna completamente liscia.
Roba da mercatino dell’usato per amatori senza soldi da spendere.

Mi fu detto che la prima perizia era risultata imperfetta e che non valeva granché.
Poi subentrarono altri pressanti impegni , come spesso accade in politica, e non me ne occupai più di tanto.

La mia idea me l’ero fatta.

Le BR avevano realizzato un’alleanza di fatto con settori dello stato e la criminalità organizzata.

Infatti, da subito, uno dei ricercati come probabili membri del commando di via Fani era Giustino De Vuono.
Un calabrese proveniente dalla ndrangheta con una esperienza nella Legione straniera dalla quale venne espulso per eccesso di violenza e politicizzato in carcere, nientemeno, dalle BR.
Solo che in seguito lo Stato, in tutti i suoi apparati , compreso il potere giudiziario sembrò rinunciare del tutto a ricercare il killer conosciuto negli ambienti criminali anzitutto per la sua stupefacente destrezza nell’uso delle armi.

A me è tornata in mente questa figura grazie al recente libro inchiesta “Morte di un Presidente” di Paolo Cucchiarelli appena edito da Ponte alle Grazie.
L’autore , passo dopo passo, arriva molto vicino a dimostrare che l’esecutore materiale della sentenza di morte emessa per conto terzi dalle BR fu proprio il De Vuono che , nelle more, è sparito da ogni orizzonte.
Del resto anni addietro, quando l’assassino di professione fu fermato in Paraguay, le autorità italiane risposero che nulla risultava a carico del suddetto.

Ma a parte ciò che più mi ha colpito,  in quanto convalida un’idea che corrisponde in me  ad una certezza, il libro di Cucchiarelli andrebbe letto (capisco che è faticoso) da quanti s’affacciano alla politica ai tempi nostri.

Vi è il rischio di non capire nulla della storia patria ma anche della geopolitica attuale (in sostanza del nostro presente) se non si ritorna a quel fatidico 9 maggio del lontano 1978.

Non a caso Cucchiarelli chiarisce che : “ l’omicidio di Aldo Moro è l’atto finale di una storia orribile, impresentabile e senza onore,neppure quello dovuto tra ex avversari che si sono duramente combattuti con le armi. E’ uno dei pochi eventi che dividono la storia recente tra un prima e un dopo. E il dopo è questo tempo in cui viviamo. Ecco perché quella del Presidente è una morte che riguarda tutti, anche e soprattutto i giovani.”

Ed ecco perché io non mi sono mai liberato, se non a tratti, di quella storia orribile pensando alle conseguenze, storiche , politiche e morali che da allora hanno sempre pesato sull’intera nazione.

“Il mio sangue ricadrà su di voi” , scrisse Aldo Moro consapevole della condanna a morte.
E così è stato.
Anche in senso concreto.
Basti pensare alla sequela di omicidi che seguirono alla sua scomparsa, tutti collegati ad un’ indicibile verità: Da Pecorelli a Dalla Chiesa passando per molti altri “giustiziati” direttamente dalle BR in nome di una congiura del silenzio che dura ancora oggi.

Il libro in questione che, effettivamente presenta qualche difficoltà di lettura a chi non vissuto quel periodo oscuro, ha il merito di avanzare alcune verità relative e alternative.

Non a caso inizia con “La sabbia”.

Sì la sabbia che fu trovata nei risvolti dei pantaloni di Moro cadavere.
Ah , i dettagli.
Laddove s’annida il diavolo.
E quanti dettagli trascurati scientemente.
Quante bugie criminali, quante omissioni, quante viltà.

Un delitto “lasciato accadere” .
Già.
E qui risiede l’attualità .

In questo XXI secolo quanti delitti, massacri e stragi sono stati “lasciati accadere”?

Dovrebbe essere una domanda che assilla tutti a partire da quella guerra infinita al terrorismo che fu proclamata da un bifolco texano impregnato di petrolio all’inizio di questo terzo millennio.

Una guerra riproclamata solennemente, a mento in su, da quel faccione di Hollande.

Quante cose nefande potranno esser “lasciate accadere” dietro lo schermo di questa guerra?

Conviene chiederselo per tempo se davvero si vogliono combattere i fascisti dell’ISIS.

A quest’ultimo proposito , già che ci sono , consiglierei anche la lettura del testo del discorso di Alain Badiou dopo le stragi di Parigi : “Il nostro male viene da più lontano”.