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Terremoto contro scisma.

agosto 29, 2016

Il terremoto, che in tivvù si ostinano a chiamare scisma, resta pur sempre una tragedia umana.
Non rimediabile con la propaganda.
Solo con la prevenzione.
La quale è tanto invocata ex post quanto del tutto ordinariamente ignorata.
Una componente maggioritaria della prevenzione è la manutenzione costante, ordinaria e straordinaria.
Ma viviamo da molto tempo nell’epoca dei grandi progetti.
Dalla TAV al ponte sullo stretto di Messina, alle varie arterie stradali.
Stracci che volano nell’aria rarefatta della politica politicante.
Poca fantasia, nessuna utilità sociale , scarso impegno tecnologico, molto profitto.
Qualche tangente.
E’ storia patria.
Se avanzano 10 miliardi si regalano agli imprenditori in cambio di nulla com’è stato il caso del Jobs Act.
Conta il consenso a breve.
Frega nulla della prevenzione.
Non porta voti.
La quale tuttavia avrebbe in sé grandi potenzialità, tecniche , sociali, occupazionali per contrastare un ciclo economico letteralmente disastroso.
Insomma cose che sappiamo.

Il Renzi anche in quest’occasione si dimostra, al di là e al di sopra di considerazioni prospettiche di tal misera fatta, uomo politico accorto anche in vista del referendum costituzionale.

Mentre sui giornaletti della destra è partito il solito inverecondo sciacallaggio lui guarda al futuro prossimo.

Il suo futuro, dico.

Infatti mentre fa e dice tutto ciò che bisogna necessariamente fare e dire in questi casi, (nulla da obiettare in proposito) non dimentica di essersi posto volontariamente sulla graticola referendaria.
Salvo il voltafaccia dell’ultim’ora laddove rinnega ciò che aveva dichiarato a reti unificate : se perdo me ne vado dalla politica.

Adesso ha bisogno, vitale, urgente – anche mentre D’Alema , il rottamato, pare richiamare un certo seguito alla sua battaglia per il NO alla controriforma – di dividere le forze timidamente avverse interne al suo partito.

Ergo coglie al volo l’occasione del terremoto per evitare lo scisma interno.

Terremoto contro scisma.

Chi meglio di Errani?
Nessuno.

Mossa pregevole sotto il profilo del combattimento politico che , come più volte ho sostenuto, non si differenzia dalla guerra.
A parte il sangue.

Errani infatti è stato dalemiano di ferro da giovane, poi bersaniano pro tempore e poi semplicemente esarca.
La sua vera natura.
Uomo di mediazioni estenuanti, paziente , tenace,  realista, alieno da pindarici voli e pensieri troppo lunghi, o per meglio dire astratti , pragmatico , alla mano, non inviso a nessuno e ovviamente amico di tutti e, al caso , di nessuno.

Insomma un politico puro.
Per quanto puro possa essere un politico fatto e finito.
Cioè neppure un pochino.

Confesso che a me resta simpatico per quel suo essersi fatto largo nel gulag ravennate.

E Renzi ,ritornato sveglio dopo l’egocentrica dilettantesca cazzata del “se perdo me ne vado”, ha pensato bene di pensare a lui guardando con un occhio al terremoto (tutto sommato meglio Errani del solito tecnico da strapazzo) e con un altro alla lotta interna al suo partito.

E così un danno collaterale del terremoto fa tremare la terra sotto i piedi del tiepido Bersani.
Dato che si deve sapere Errani sta con Renzi .
E vota SI.

Votando anche contro tutta la sua esperienza al governo di una regione, dato che le autonomie locali e regionali vengono messe col culo per terra dalla controriforma del titolo V della costituzione.

Ma si sa.
L’acqua passata non macina più.
E il potere logora chi non ce l’ha.
In effetti.

Considerazioni agostane.

agosto 19, 2016

Claudio Pagani mi ha fatto un “regalo” di ferragosto inviandomi la recente intervista di D’Alema. La trovate in un commento in calce al mio Body Count.

Il senso del “regalo” è : la pensate allo stesso modo.

Colgo l’occasione per chiarire il mio, sempre modesto, pensiero ad uso ( ed eventualmente consumo) di quei quattro gatti che ancora seguono questo pseudo blog.

In verità non la pensiamo allo stesso modo da molto tempo.

Adesso non avrei molto da obiettare nel merito al ragionamento di D’Alema sulla “porcheria” della riforma costituzionale.
In effetti trattasi di una boiata pazzesca volta a prendere per il culo gli elettori.

Si tratta come al solito solo di un volar di stracci per far contenti ambienti finanziari globali che da tempo hanno dettato la linea.
Basta con queste costituzioni democratiche.
Basta con questo eccesso di democrazia.

Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere , dato che il tempo storico della democrazia è ormai agli sgoccioli. Più che altro un pallido simulacro ideologico volto a consolidare un dominio “pieno e incontrollato”. Uso quest’ultima definizione non a caso. Quella che usò Aldo Moro dalla sua prigione brigatista.

Oggi siamo tutti sotto il dominio assoluto di un “liberismo liberato” da ogni vincolo democratico.

Ho da obiettare invece sul fatto che la cialtronata “riformista” s’inscriverebbe, tutta intera -secondo D’Alema – in una degenerazione del PD renzista dove è in vigore la personalizzazione che ha sostituito il dibattito.

In sostanza nel PDR si colpiscono le persone e non le idee.
E’ vero, ma anche no, come direbbe quello che ha ideato il progetto politico del PD.
Va tenuto conto che le idee non si separano dalle persone. E anche in passato chi dissentiva veniva colpito.
O con la classica promozione(fuori dalle palle) o con la emarginazione silenziosa (sempre fuori dalle palle).

Un metodo meno cruento della rottamazione pura e semplice.
Anche più civile dato che in qualche caso dopo un periodo di decantazione dello scontro si poteva tornare sulla scena in altri ruoli.

Tuttavia ciò che non s’avverte in questa denuncia della rottamazione ad personam è l’origine , la fonte primaria dell’attuale stato di cose.

Si ha ben ragione nel dire che Renzi ha bisogno di far fuori i vecchi protagonisti della sinistra italiana dato che fanno ostacolo. Ma, attenzione , non fanno ostacolo ad una persona ma di fatto costituiscono intralcio ad un progetto: quello del PD.

Il PD, infatti, nasce per andare via per sempre da tutto ciò che concerne la sinistra, del passato, del presente, e anzitutto da un sempre (forse) possibile futuro.
Al PD in quanto tale fu, costitutivamente, affidato questo compito.
E tanti della sinistra trapassata aderirono sulla scorta di una subalternità al pensiero unico e con la presunzione , infondata, di poter in qualche modo continuare ad influire nel processo politico che s’apriva.

Pura illusione.

Il PD di Veltroni aspettava Renzi.
Non altri.

Perciò, l’ho già detto e lo ripeto, nei documenti fondativi del PD la parola “sinistra” non ricorre mai. Per la semplice ragione che nel PD la sinistra comunque connotata non può essere evocata , pena il fallimento del progetto.

Che poi venga strumentalmente richiamata , alla bisogna, per tener a bada i pochi militanti rimasti a cuocere salcicce è tutt’altro paio di maniche.
Così come ai media di regime serve accreditare il PD come centrosinistra.

Dunque per venire ai minimi, sostanziali, cogenti termini, chi attacca Renzi è mio amico, ma se pensa di salvare il PD con la folle illusione di prenderne il comando ,prima o poi, è un mio avversario.

E’ uno che fa finta di non aver capito l’errore originario: l’adesione ad un partito nato per far fuori qualsiasi idea , vecchia o nuova, di sinistra.

E se è nato un partito così vi saranno pure delle cause non contingenti.
Nei DS in molti pensavano che la sinistra fosse ormai un ferrovecchio nella nuova epoca aperta dopo il 1989.

Un’idea incubata da molto tempo.

Da quando si tessevano le lodi al gran bugiardo Tony Blair e si voleva fare l’Ulivo mondiale con il principale rappresentante delle lobbies finanziarie , Bill Clinton.

Un’idea maturata nel disarmo unilaterale , quando negli anni novanta del secolo scorso si cominciò a mutuare il linguaggio perverso del Grande Mercato Globale contro lo statalismo, contro le rendite , contro quei vecchi maiali di operai che andavano in pensione dopo soli 35 anni, quando s’accreditava la tesi idiota di arcigni vecchietti che toglievano il pane di bocca ai giovani.
Quando la flessibilità era un valore pienamente accettato, quando ci si spiegava che fare un lavoro per tutta la vita non era certo gradito ai giovani che si volevano fare imprenditori di sé stessi.

Quando nella giungla della new economy s’accettava l’idea che un giovane dovesse esporsi senza paura al dolce vento liberista , col coltello tra i denti, a combattere solo contro tutti.
E vinca il migliore.
Ai peggiori una residua carità.
E peccato se i “peggiori” sono maggioranza in qualsiasi angolo del mondo.
Sfiga per loro.
Da qui ,il famoso Merito, le Pari opportunità,l’Equità.
Astuzia ingannevole delle parole.
Altro che giustizia sociale.

E’ qui, esattamente qui, che la Politica ha perso progressivamente terreno e consenso mentre s’acconciava a combattere il famigerato statalismo.
Ed è sempre in quest’ambito ( maleodorante fogna) che i democratici hanno votato ogni sorta di nequizia : dal Jobs act , al pareggio di bilancio in Costituzione, alla liquidazione del sistema previdenziale pubblico.

Oggi tutta quella merda ideologica vi si rivolta contro cari democratici di sinistra.
Contro tutti voi che pensavate d’orientare il corso delle cose, al margine, molto al margine, dei processi reali prodotti dal neocapitalismo di rapina.

Era davvero possibile opporsi con qualche speranza di successo?
Debbo dire onestamente che forse non era possibile.
Altrettanto francamente devo dire che bisognava provarci .
In ogni caso.

Costituirsi come opposizione ideale, politica, programmatica con un lungo e faticoso lavoro di analisi nel tentativo di elaborare adeguate categorie concettuali per comprendere e far comprendere le nuove coordinate per condurre una vecchia lotta.
Quella della maggioranza dei “peggiori” contro il potere assoluto dei “migliori”.
Tanti di voi (tanti?) erano provvisti dell’intelligenza e della cultura politica per farlo.
Ma avete messo a tacere l’intelligenza in favore di un poco di potere. Qui ed ora.
Avete fallito anche in questo miserevole obiettivo.

Adesso è tardi come dimostra la disastrosa esperienza di Sinistra Italiana e la totale inconsistenza, persino ridicola dell’opposizione interna. Inutile aggrapparsi a Speranza caro D’Alema, persino un pochino puerile. Renzi se lo mangia in un sol boccone.

Quanto ai tre punti di riforma proposti in quell’intervista nella mia idea di contrapposizione radicale sarei ancora più incisivo in sole tre righe.
1) Via il Senato.
2) 400 deputati alla Camera.
3) Legge elettorale proporzionale con sbarramento al 5%.

Ma per fare questo bisogna essere fuori e contro senza mezze misure, senza inseguire altro che un obiettivo: educare (mi scuso per il termine desueto) una nuova generazione alla lotta. E non lo si fa (lo dico per inciso) concedendo un qualche sussidio per i “peggiori”.

Per il resto D’Alema usa parole calibrate al millimetro per quanto riguarda la situazione in Siria.
Del tutto condivisibili.

E’ ben per questo, e D’Alema doveva saperlo, che Renzi doveva mandare uno scartino , tecnicamente parlando, a fare l’Alto commissario per la politica estera nell’UE.
Andava bene a Renzi che certo non affiderebbe a nessun altro che a sé medesimo la politica estera e andava strabene ai governi dell’UE che, del pari non delegano a nessun altro se non a loro stessi un tale ruolo.
Dato che l’Europa è ormai una pura e semplice espressione geografica.

PS. Estrinsecamente. Il caos geopolitico attuale con epicentro nel medio oriente può essere, almeno in parte, fronteggiato solo da un accordo tra USA e Russia.
La storia che doveva finire con la fine dell’URSS e il conseguente unilateralismo americano si prende la sua rivincita. Ma questo, appunto è altro discorso, molto interessante, sul quale magari cercherò di sproloquiare in seguito.

PPS. E tu dov’eri? Sento già l’obiezione dei renzidi. Beh io nel 2007 non ho aderito al PD contro ogni previsione. E nel 2009 ho terminato volontariamente a 59 anni la mia carriera politica. Ne soffro ancora adesso. Ma posso mandare in culo tutta questa manica di bulimici politicanti da strapazzo della loggia toscana e dintorni.
Come dissi una volta ad un giornalista che mi chiedeva perché mantenevo le distanze da D’Alema pur essendone il principale collaboratore: “non son aduso ad infoltir codazzi”.
Non lo ero allora e non lo son adesso.
La sola parola leader mi fa venir l’orticaria.