Intermezzo.

Vado a funghi.
E’ noto.
Com’è pure noto, da quando frequentavo i social network, che non ne trovo mai granché.
C’è un tale , persona simpatica, che ne trova in quantità industriali.
La settimana scorsa decido d’aver capito dove li trova, il marrano.
Inforco la Panda e m’avvio su per la cavedagna rocciosa.
Proseguo a piedi e m’inerpico come capra in cima al monte incriminato.
Devo arrivare in vetta per poi scendere in un crepaccio che termina in una valletta dove trovasi il luogo da me supposto.
Un cazzo di niente.
Se non qualche boleto aureo (non è il nome scientifico) che è buono quanto il classico porcino ma che i locali schifano.

Son passate intanto un paio d’ore.
Miraggio: aggrappato all’erta che dalla valletta scende (presumibilmente) al sentiero c’è un bel porcino.
Penso e ripenso.
E’ praticamente irraggiungibile.
Lascio perdere. Sempre meglio che rompersi una gamba.

Saggio , vero?
Un istante e son per terra. Incespicato in una radice su di un terreno piano .
Stinco dolorosamente battuto su di una roccia affiorante.

Smadonno e proseguo nella ricerca.

C’è ancora tempo per trovare qualcosa d’altro penso, mentre avverto come uno sgocciolìo lungo una gamba.
Strano il bosco è quasi secco.
Già. Non è acqua , solo sangue.

Cazzo, il mio.
Guardo: pantalone impregnato , un bel rosso vivo.
Il piede sciaguatta nel sangue che ha riempito lo scarpone.
Tiro su la braga destra per valutare il danno. Esce un fiotto veloce, zampillante.
Roba da matti.

Delle due l’una o mi do una mossa o capace che ci resto.
Ovvio.
Mi do una mossa.
Fazzoletto stretto sopra la ferita , come nei film.
Capisco che s’è rotta una delle varici che non ho ancora provveduto a far sistemare e che solca (solcava ) lo stinco.
E corro. Verso il punto dove , verosimilmente, ho lasciato la Panda.
Ma, mica son del tutto sicuro che sia meglio ripercorrere all’inverso la via seguita all’andata.
Troppo lunga, dovrei risalire e poi ridiscendere.
Quindi taglio di traverso per una macchia spinosa assai, pur accorciare la strada.

Una corsa contro il tempo, insomma.

Son da solo in mezzo al nulla.
Vedi mai che mi dissanguo o che comunque perdo forze.
E magari svengo.

Col cazzo.
Svenire mai.
All’ospedale di Vergato piuttosto.
La macchia è maledettamente fitta, tenace, ma la strizza dippiù.
Un paio di caprioli saltano via impauriti.
Stronzi toglietevi dalle palle! Penso e (forse)urlo.
Poi via lungo un pratone che son quasi certo mi porta all’auto.
La scorgo con sollievo (parziale) la reinforco e innestando il 4×4 mi dirigo a tutta birra a Vergato.
Non guardo la gamba. Si sa mai che m’impressiono.
Dopo circa un’ora dall’incidente son già al pronto soccorso .
Entro dal retro in macchina , scendo e arrivo davanti all’accettazione.
Mi guardano come fossi un marziano.
Sono infatti imbrattato persino in faccia. Lascio impronte sul pavimento tirato a lucido.
Fatto sta che non sanguino quasi più. Un impasto di foglioline, erba e terra ha impastato e cauterizzato la ferita.

Un gentile volontario del 118 mi fa : “ si stenda subito”.
E poi : “motosega eh?”
Macché dico, solo una caduta.
-“Cacciatore?”
-No, cercatore.

Il resto è tutto in discesa.
M’affanno a scusarmi per l’incursione spiegando che assumendo un anticoagulante ho pensato utile etc…

Bravi.
Mi ricuciscono a puntino in mezz’ora con tutto il corredo di antitetanica e antibiotici.
Poi torno verso casa.
Guidando scalzo e rimpiangendo i miei scarponi migliori ormai inutilizzabili.

PS. Due giorni dopo con le sole scarpe da tennis, ritorno (in realtà mi trascino penosamente ) sul luogo del tentato delitto (contro di me) e trovo oltre 30 belle mazze di tamburo (Lepiota Procera).

E vaffanculo!

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3 Risposte to “Intermezzo.”

  1. Rudi Says:

    Formidabile il tono horror. C’è qualche metafora che mi sfugge?

  2. maurozani Says:

    Nessuna metafora. Era solo il raccontino delle disavventure di un anziano che cerca i boschi per non reincontrare la politica. Alla fine c’è un rischio in tutto.

  3. Milli Says:

    Anche il rischio della poesia:

    ” Il tempo del congedo
    è coltello giusto
    la sua lama più evidente
    della mia pelle –
    rotta –
    ……….
    ……….
    un adulto di spalle
    ti fa vedere l’anima ”

    Da ” La bambina pugile ” di Chandra Livia Candiani

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