Fidel.

Sono andato a Cuba una volta sola.
Onestamente non apprezzai né la propaganda , né l’ipocrisia del regime.
Constatai tuttavia una cura particolare verso il benessere della gente di Cuba, pur perseguita sotto la forca del più lungo embargo che la storia ricordi.
Fidel Castro non era comunista quando sconfisse il regime del dittatore Batista , emerito puttaniere e sanguinario sicario degli USA.
Lo diventò per necessità.
Lo restò, coerentemente fino a ieri.

Oggi s’apre un’altra epoca.
Il fratello Raoul del quale già al tempo (30 anni addietro) si
vociferava , sommessamente, a mezza bocca, fosse un corrotto o comunque debole contro i corrotti del regime, subentra a tutti gli effetti.

Facile che Cuba torni ad essere il bordello dei ricchi nordamericani in memoria di Frank Sinatra.

Esultano i cubani della Little Habana.
Quelli i cui nonni o padri parteciparono allo sbarco nella Baia dei porci e furono ricacciati in mare.
Prima di tutto dal consenso popolare.
Fascisti o parafascisti, insomma.
Accuratamente premiati e protetti dai vari presidenti USA del cui voto sempre hanno avuto gran bisogno.
Per questo adesso festeggiano per le strade mentre i cubani piangono la morte di un uomo che , solo nel mondo, ha avuto il coraggio d’opporsi al Grande Paese.

Se negli USA vi fosse ancora qualcuno provvisto di senso dell’onore , dovrebbe togliersi il cappello di fronte alle spoglie mortali del grande nemico.

Ma non c’è.
E tale assenza la dice lunga sul destino dell’impero americano.

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30 Risposte to “Fidel.”

  1. andreaventura (@andreaventura01) Says:

    Ricordi su Fidel Castro.
    Mi ricordo quando Valerio Riva, unico socialista a lavorare nella cerchia di Giangiacomo Feltrinelli, raccontò l’attesa di sei ore in anticamera per essere ricevuti, un giorno, all’Avana, all’inizio dell’avventura di governo.
    Saverio Tutino, comunista di sinistra, fu tra i disillusi dell’esperienza castrista, e lo raccontò molto bene, pubblicando da Feltrinelli “L’occhio del barracuda”: l’ultima volta a Cuba lo avvisarono con efficacia che non era ben visto, facendogli fischiare attorno, molto vicino, delle pallottole.
    Il caso Arnaldo Ochoa mi fece allontanare definitivamente da Fidel Castro.

  2. andreaventura (@andreaventura01) Says:

    Sono d’accordo con te, Mauro: l’impero è finito, moralmente finito da un bel pezzo.

  3. claudio pagani Says:

    Mi inchino davanti ad un uomo che , tra mille contraddizioni, assicuro al suo popolo servizi sanitari e scuola da paese civile. Un altro non-comunista costretto a diventarlo per dare dignità alla sua azione politica.Sia come sia fu un esempio per tutti quelli che in sudamerica hanno lottato per il riscatto dei loro popoli a partire dall’eroico Salvador Allende abbattuto da un golpe yankee guidato da Kissinger

  4. maurozani Says:

    Mah il giudizio su Castro non può che esser espresso alla luce , abbagliante in questo caso, del contesto storico.

    Quanto all’impero forse (dico forse) è finito nel momento in cui Obama nella sua seconda campagna elettorale, (se ben ricordo) vantò: “ho ucciso bin Laden”.
    Nel momento in cui cioè l’omicidio “internazionale” fu definitivamente sdoganato.
    Alla faccia di Abramo Lincoln che si espresse in modo chiaro contro questo modo di procedere.E qualcuno gli sparò in testa.
    Non ci fu, infatti, una Norimberga per bin Laden.
    Sarebbe stato imbarazzante. Molto imbarazzante.
    Come tutti sappiamo.

  5. maurozani Says:

    Già, Kissinger. Premio nobel per la pace. Come Obama.

  6. Atos Benaglia Says:

    Bell’articolo, Mauro . Buon viaggio e basta siempre, Comandante Fidel .

  7. Laura Veronesi Says:

    L’unica “colpa” di Castro è di non avere condotto una transizione socialdemocratica, dentro tuttavia ad una complessità fatta di attentati, colpi di stato ed un embargo pluridecennale in cui ha realizzato, come già si è detto, il migliore stato sociale del centro e sud America (e non solo). In definitiva chi critica oggi Castro lo fa con la categoria politica del democraticismo neoliberale. Sovente disponibile a tollerare torsioni autoritarie purché occidentalmente ben apparecchiate. Tra qualche decennio, temo che Castro verrà rimpianto. Anzi: ne sono certa.

  8. Milli Says:

    http://contropiano.org/interventi/2016/11/27/omaggio-a-fidel-086380
    A me è piaciuto. Vedere un po’ voi

  9. Giovanni Says:

    Grande stratega,oratore eccezionale.Un uomo che ha vissuto fino in fondo la sua vita senza mai arretrate o scendere a compromessi
    Sono stato a Cuba per la prima volta nel natale del 1990.L’anno dell’opzione zero
    Eppure i cubani festeggiarono l’anno nuovo con la solita allegria.In Italia la gente si era già intristita
    Oggi alcuni piccoli uomini(Napolitano e Saviano)opportunisti della prima ora, sputano sentenze su Fidel .Il primo parla di” luci e ombre”,roba da riviste di terza categoria,il secondo di dittatura. Saviano non sa neppure cosa sia una dittatura,é troppo ignorante.E’ diventato milionario parlando di camorra dopo aver saccheggiato il lavoro di un giornalista del Mattino
    Ps per Andrea:
    Ocha fu fucilato per una triangolazione di droga che avveniva sotto i suoi occhi Può darsi che non fosse implicato direttamente.Non lo sappiamo.Ma la sua responsabilità oggettiva é fuori discussione.Lui avrebbe dovuto vigilare per impedire il traffico .Non poteva invocare a sua scusante la negligenza.Almeno secondo il mio modo di valutare la responsabilità,e cioé secondo il metro greco-romano.
    Diversamente da te che sei cattolico per me contano i fatti e non la colpa,sub specie di negligenza

  10. Andrea Says:

    No, Giovanni, non si fucilano gli eroi della Rivoluzione, dopo averli mandati pure in Angola. Cuba ha vissuto anche di traffico di droga, in accordo con le Farc colombiane, e Ochoa ubbidì, da soldato politico. Accettò pure di essere fucilato, comandando egli stesso il plotone d’esecuzione. Fu un messaggio a Gorbaciov: non metterci nel paniere dei tuoi accordi con gli Stati Uniti e non tentare di insidiare il mio potere con uomini che furono miei. Fu il Rommel del regime castrista. Il fatto che io sia un cattolico tradizionalista non c’entra; sono anche un nazional-comunista, che, paradossalmente, suona meglio,molto meglio, di nazional-socialista. Magia e disgusto del politicamente corretto.

  11. Alessio Says:

    Laura Veronesi, ma quale transizione socialdemocratica??? Parliamoci chiaro, Castro è stato prima di tutto un patriota cubano. Sulle banconote cubane compare la scritta “Patria o muerte”, non socialismo o muerte. In fondo chi lo accusa di essere stato un dittatore a capo di un regime sanguinario non contestualizza. Castro non era un santo (aveva pur sempre studiato dai gesuiti…) e la Cuba castrista non è il migliore dei mondi ma è il migliore dei mondi possibili. Purtroppo i cubani hanno la fortuna di vivere in uno dei posti più belli del mondo e la sfortuna di essere vicini di casa del popolo più avido e potente del mondo. La storia di Cuba è da sempre e da secoli la storia di una colonia, un popolo schiavizzato e derubato nel peggiore dei modi, prima dagli spagnoli, poi dagli inglesi e infine dagli americani, addirittura la Costituzione cubana prima di Castro prevedeva esplicite autorizzazione e interventi degli Usa nel Governo dell’ isola. E’ dunque la forza che da forma al mondo non la giustizia. Perciò, ma di quale transizione socialdemocratica parliamo??? Non era, non è e non sarà mai nella realtà delle cose possibili a Cuba. Castro si è trovato per 50 anni a fronteggiare la più grande potenza mondiale dai tempi di Roma imperiale. In una situazione di rapporti di forza così sfavorevoli che poteva e doveva fare? In un primo momento (dal 1962) appoggiarsi ai sovietici, i quali non è che volevano bene ai cubani perché comunisti, ma solo perché avevano degli interessi in comune, cioè quelli di tenere sotto il tiro dei loro missili gli Usa. Finita l’ Urss Castro ha dovuto aprire Cuba al turismo, seppur questo ha significato il ritorno della prostituzione di massa (non è vero che a Cuba era stata abolita la prostituzione, la prostituzione non muore mai, al massimo può essere ridotta o fatta esercitare in modo più discreto), allo spaccio di droga, etc..Il Fidel Castro capo di Stato cubano non esitò a cercare l’ appoggio del Papa, nello specifico Giovanni Paolo II, il quale non era né un buono, né un tenero e che per l’ appoggio della Chiesa pretesi prezzi altissimi dal Governo cubano, anche se queste cose restano dietro le quinte. Castro per il bene del suo popolo si tolse la mimetica e accolse il Santo Padre in giacca e cravatta, ringraziandolo pubblicamente. In concreto a Cuba fu rimossa la dizione Stato ateo per tornare a quella di Stato laico, la Chiesa ottenne la restituzione di diversi edifici, scuole, terreni e beni confiscati da Castro dopo la rivoluzione, furono autorizzate le cerimonie religiose, prima di allora tollerate, purché discrete, lo Stato cubano doveva rinunciare ad ogni ingerenza e veto sulla nomina del nunzio apostolico cubano, a cui solo spettava la nomina dei parroci e del personale ecclesiale senza più obbligo di vaglio dello Stato. Il Papa voleva anche un’ apertura sulle scuole, la possibilità per la Chiesa cubana di aprirne di proprie ma su questo Castro rinviò il tutto a future intese. Fu richiesto inoltre la compartecipazione dello Stato cubano al trattamento stipendiale e pensionistico del clero, una roba sulla falsariga di quanto avviene in Italia (e altrove) con la gestione speciale Inps e Inail del Clero e la compartecipazione statale al sostentamento del clero. Fu pretesa la segretezza delle comunicazioni e il divieto di assumere personale ecclesiastico nei servizi di spionaggio, fu richiesto l’ accesso dei parroci alle carceri, ufficialmente per portare conforto spirituale ai detenuti, nella realtà per far arrivare la longa manus della Chiesa dentro le carceri, per poter portare comunicazioni da e verso il carcere tutelati dal segreto confessorio e dall’ insequestrabilità dei propri effetti. Il Vaticano voleva fosse aperto anche loro anche l’ accesso all’ Esercito e alla Polizia, con l’ istituzione in pratica dei cappellani militari. Ma anche su questo Castro fu irremovibile accettando che al massimo, chi voleva, potesse liberamente accedere alle funzioni religiose, purché privatamente. Castro accettò molte di queste cose per avere l’ appoggio del Vaticano, esercitato tramite i partiti cattolici nei Parlamenti di mezzo mondo, specie in occidente. Poi si riavvicinò alla Russia e soprattutto alla nuova potenza emergente, la Cina. Sapeva benissimo che i cinesi di comunista hanno ormai solo il nome. Ma Cuba è per la Cina ciò che Taiwan è per gli Usa: un isolotto con cui tenere sotto tiro il principale avversario a livello mondiale. E infatti la Cina cancellò miliardi del debito cubano verso di loro (cosa che fece anche Putin). E infine il riavvicinamento agli Usa, con tutta la diffidenza del caso. Castro è stato prima di tutto un patriota cubano, poi un socialista. Ma non bisogna dimenticare che il socialismo sudamericano, il bolivarsimo, è diverso dal socialismo e dal comunismo europeo o asiatico e non può essere paragonato. In definitiva c’ era già tutto nella straordinaria arringa difensiva che Castro scrisse per sé stesso al processo, dopo l’ arresto per il fallito golpe. Un testo straordinario, attualissimo anche nell’ Italia e nel mondo di oggi. La storia lo assolverà.

    • Laura Veronesi Says:

      Ti ringrazio Alessio, credo di essere stata il pretesto per sviscerare la storia di Castro. Hai fatto bene. Personalmente erano tutte cose che conoscevo. L’opinione sulla socialdemocrazia è mia e per di più virgolettata. Quindi rimane tale e va letta così.

  12. Giovanni Says:

    @Andrea
    Mi spiace che tu mi prospetti la vulgata secondo cui Ochoa fu fucilato per mandare un segnale a Gorbaciov
    Gorbaviov,l’Uomo di Vuitton,si é venduto ne !989,Ochoa fu giustiziato dieci anni dopo,nel !999.
    Come sai l’anacronismo é il primo dato che si espunge dalla storia
    Ancora la droga che veniva fatta transitare su Cuba appartenevano ai cartelli colombiani
    Ad ogni buon conto allego il discorso(in realtà una relazione)di Fidel sul tema del narcotraffico,dove vi é una puntuale ricostruzione dei fatti,affinché tutti possano formarsi un’opinione a ragion veduta:www.cuba.cu/gobierno/discursos/1999/ita/n260799t.html

  13. andreaventura (@andreaventura01) Says:

    Controlla… fu eliminato nel 1989: almeno le date, Giovanni!

    “Arnaldo T. Ochoa Sánchez (1930 in Cacocum, Cuba – July 13, 1989) was a prominent Cuban general who was executed by the government of Fidel Castro after being found guilty of a variety of crimes including drug smuggling and treason.” (Wikipedia in inglese)

    • Giovanni Says:

      Non ho difficoltà a riconoscere il mio errore sulla data,ma…il discorso non cambia
      La perestoika di Gorbaciov non ha nulla a che fare con il processo a Ochoa
      Nè Gorbaciov,venduto ma non stupido,poteva pensare di vendersi agli americani anche Cuba,utilizzando Ochoa
      Perciò delle due l’una:o Ochoa era un “folle”oppure semplicemente non ha fatto quello che doveva fare contro i Narcotrafficanti

  14. andreaventura (@andreaventura01) Says:

    Da: “L’occhio del barracuda. Autobiografia di un comunista”, di Saverio Tutino.

    “Arnaldo Ochoa era il più importante degli alti ufficiali spediti in Angola dopo il 1975. Forse lo avevano mandato laggiù proprio per tenerlo occupato nella sua professione: perché non gli venisse voglia di darsi alla politica. Ma, in Angola, Ochoa era diventato il più popolare dei generali cubani (…). Per evitare un suo ritorno in patria troppo imbarazzante, quando ormai si era delineato il ritiro delle truppe cubane, Ochoa – insieme con altri, tra i quali i fratelli De la Guardia – era stato adibito a compiti speciali, spesso legati a operazioni economiche illegali. Droga e altri traffici.

    Il governo cubano sapeva, così come quello di Washington. Ma il segreto venne svelato da Cuba, perché nel frattempo i servizi di Raul Castro si erano accorti che stava nascendo una fronda tra i militari. La sorveglianza dei servizi segreti aveva permesso di registrare una sera una conversazione, a cena, fra alcuni alti ufficiali e alti funzionari del governo. I personaggi più importanti erano Ochoa e Diocles Torralba, ministro dei Trasporti. Si parlava della fine del regime sovietico e ci si chiedeva che cosa si sarebbe potuto fare a Cuba, in quella prospettiva ormai certa. (…) Uno disse: “Y del loco qué hacemos” (E del matto, cosa facciamo?). Il matto era Fidel. Queste cose le ho sapute da una fonte dei dei servizi d’intelligenza cubani.

    Al processo si decise di fucilare Ochoa e qualcun altro del gruppo. Si è detto che Castro abbia voluto anticipare una denuncia di Washington sui traffici di droga che passavano per l’Avana. Ma Washington ormai da molti anni non aveva un reale interesse a far cadere Castro. Anzi, il regime castrista serviva a stabilizzare la situazione nei Caraibi e nell’America centrale. Qualche invettiva ufficiale contro Fidel da parte di Washington mirava soprattutto a mantenere il controllo sui voti degli ispano-americani negli Stati Uniti.

    In mezzo a questi equilibri corrotti, nel luglio 1989, è stata schiacciata la testa di Ochoa. Lo hanno convinto a confessare, insieme con Tony e Patricio De la Guardia e altri ufficiali dei servizi speciali. Forse, in cambio, avevano promesso loro che li avrebbero fatti emigrare in altri paesi, con un’altra identità. Ma dopo la confessione li hanno fucilati. Il ministro degli Interni, José Abrantes si prese vent’anni di prigione, per incuria – si disse – nell’espletamento delle sue funzioni. Forse per incuria, nello scontare la pena, due anni dopo morì in prigione. D’infarto, si disse. Ma il corpo non fu mostrato ai parenti. Era il più giovane del gruppo dirigente.”

  15. Remo Tedeschi Says:

    Alessio, il bilancio storico è a favore di Fidel Castro, certamente,
    però non bisogna omettere aspetti inutilmente negativi.
    Mi chiedo , perché se lavori onestamente per il “popolo”, fai delle riforme senza eguali nel continente latino, hai bisogno di reprimere opinioni diverse, giusto perseguitare provocatori, agenti cia, delinquenti ecc, ma lascia la società libera, libera di parlare, di scrivere, di essere omosessuale, e poi non trasformare una rivoluzione in Monarchia, prima Fidel, poi Raoul, adesso il figlio di quest’ultimo, insomma hasta la famiglia Castro siempre?

  16. Giovanni Says:

    L’Avana, Anno dell’agricoltura [31 marzo 1965]

    Fidel,

    mi ricordo in questa ora di molte cose, di quando ti conobbi in casa di Maria Antonia, di quando mi proponesti di venire, di tutta la tensione dei preparativi.

    Un giorno passarono a chiedere chi si doveva avvisare in caso di morte e la possibilità reale del fatto ci colpì tutti. Poi scoprimmo che era vero, che in una rivoluzione si vince o si muore (se è vera). Molti compagni sono caduti lungo il cammino verso la vittoria.

    Oggi tutto ha un tono meno drammatico perché siamo più maturi, ma il fatto si ripete. Sento di aver compiuto la parte del mio dovere che mi legava alla rivoluzione cubana nel suo territorio, e mi congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo, che ormai è il mio. Rinuncio formalmente ai miei incarichi nella direzione del partito, al mio posto di ministro, al mio grado di comandante, alla mia condizione di cubano. Nulla di legale mi unisce a Cuba, solo vincoli di altra natura, che non si possono rompere con le nomine.

    Facendo un bilancio della mia vita passata, credo di aver lavorato con sufficiente lealtà e dedizione per consolidare il trionfo della rivoluzione. Il mio unico errore di una certa gravità è stato di non aver avuto maggiore fiducia in te fin dai primi momenti della Sierra Maestra e di non aver compreso con sufficiente rapidità le tue qualità di dirigente e rivoluzionario. Ho vissuto giorni meravigliosi e al a tuo fianco ho provato l’orgoglio di appartenere al nostro popolo nei giorni luminosi e tristi della crisi dei Caraibi. Poche volte come in quei giorni uno statista ha brillato tanto; e sono orgoglioso anche di averti seguito senza esitazioni, identificandomi con la tua maniera di pensare, di vedere e di valutare i pericoli e i princìpi. Altre terre del mondo reclamano il contributo dei miei modesti sforzi. Io posso fare ciò che a te è negato per le tue responsabilità alla direzione di Cuba, ed è giunta l’ora di lasciarci.

    Si sappia che lo faccio con un misto di allegria e di dolore; qui lascio la parte più pura delle mie speranze di costruttore e i più cari tra i miei cari…e lascio un popolo che mi ha accolto come un figlio: ciò lacera una parte del mio spirito. Sui nuovi campi di battaglia porterò la fede che mi hai inculcato, lo spirito rivoluzionario del mio popolo, la sensazione di compiere il più sacro dei doveri: lottare contro l’imperialismo ovunque esso sia; ciò riconforta e cura ampiamente qualsiasi lacerazione.

    Ripeto ancora una volta che libero Cuba da qualsiasi responsabilità, tranne quella che emana dal tuo esempio. Che se l’ora definitiva mi raggiungerà sotto altri cieli, il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo e specialmente per te. Che ti ringrazio per i tuoi insegnamenti ed esempio e che cercherò di essere fedele sino alle estreme conseguenze dei miei atti. Che mi sono sempre identificato con la politica estera della nostra rivoluzione e che continuo a farlo. Che ovunque andrò, sentirò la responsabilità di essere un rivoluzionario cubano e come tale agirò. Che non lascio a miei figli e a mia moglie niente di materiale, ma ciò non mi preoccupa e mi rallegro che sia così. Che non chiedo nulla per loro, perché lo Stato darà loro quel che è sufficiente per vivere ed istruirsi.

    Avrei molte cose da dire a te e al nostro popolo, ma sento che non sono necessarie: le parole non possono esprimere ciò che vorrei e non vale la pena di imbrattare altra carta.

    Fino alla vittoria sempre.

    Patria o Morte!

    Ti abbraccia con tutto il fervore rivoluzionario.

    Che

  17. maurozani Says:

    Alessio la prossima volta che scrivi un commento come quello qui sopra, mi piacerebbe ospitarlo a tua firma come post.

    PS. Già anni addietro chiesi a chi voleva di postare direttamente, previa mia visione/ approvazione. Ovvio.
    Adesso che scrivo poco e male, (son svogliato e provato)a maggior ragione ospiterei post documentati e intelligenti. Per tener vivo un dibattito in questa enclave.

  18. maurozani Says:

    Ah , per i quattro gatti che stanno qui. Io non conosco Alessio.
    Non importa chi vuol scrivere mi mandi il post in email.

  19. andreaventura (@andreaventura01) Says:

    Ciao Mauro, tanti auguri per tutto: per la salute prima di ogni altra cosa, per il “No”, per la sinistra come la vorresti tu… Buon Natale e buon anno nuovo. Scomparirò per molto tempo. Grazie.

  20. claudio pagani Says:

    INTANTO PRODI ANNUNCIA IL SUO SI. SI CONFERMA COSI ; COME SAPEVO da TEMPO; CHE LUI é IL VERO AVVERSARIO DELLA SINISTRA DAI TEMPI DELL’ULIVO e RENZI E IL SUO “DEGNO EREDE” . VERGOGNA!!!!

  21. Alessio Says:

    Beh, io non avevo molti dubbi in proposito. In fondo Prodi si è sempre mosso se c’ era qualcosa per lui. Vuoi che non gli abbiano trovato qualcosa? Il problema è che è Santoro o Lerner, gente con cui te la cavi con un contratto in Rai. Comunque Claudio ha ragione. Ma adesso pensiamo al referendum di domenica, poi ci sarà tempo per il resto, per alzare un velo di verità su 20 anni di menzogne nel nome dell’ Ulivo. Spero che anche i più militonti di sinistra capiscano, dopo 20 anni accidenti, che la loro icona non può mai essere un consulente di Goldmann Sachs come il Professore. Ma ne riparleremo. Ora tutti per il NO

  22. claudio pagani Says:

    Strano silenzio di Mauro Zani sul GRAVISSIMO pronunciamento di Prodi ( tra l’altro si dice che anche OCCHETTO sarebbe propenso)

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