Archive for febbraio 2017

La crepa. (sottotitolo: sempre lo stesso articolo)

febbraio 26, 2017

Errani.

“ Vado dentro una nuova avventura . Sono sicuro che non si tratta di un addio ma di un contributo per ritrovarci in un progetto diverso dall’Ulivo e dal PD ma con quella ispirazione.”

Conoscendo Errani non posso credere, neppure per un nanosecondo, che questa frase chiave non sia stata rimuginata e studiata a lungo.
Ogni parola ha un senso preciso.
Anche quella che chiarisce: “non vado in un altro partito”.
Che, tuttavia contraddice la “nuova avventura”.
Non si ci avventura da soli.
Si aspetta, semmai.

Io attendo dal 2007 per esempio.

Non che non mi sia pesato l’isolamento di tutti questi anni, accompagnato da uno sputtanamento strisciante, silenzioso di puro stampo staliniano.
Anzi pur di spezzarlo m’avventurai in un progetto bolognese che, in cuor mio, sapevo fallito in partenza.

Ma è affar mio.

Nessuno di noi cambia mai.
Santoni e preti e figli di puttana a parte.

Qui siamo di fronte comunque ad una decisione rilevante, al di là degli sviluppi futuri.

Segnala a tutti coloro che per passività, opportunismo e posticini di piccolo, miserabile, potere che il PD è morto.

Un progetto , “appunto diverso dall’Ulivo e dal PD”.
Cosa diavolo può essere non lo so io (almeno non del tutto) e non lo sa Errani.

Una cosa la so , la penso da sempre.

“L’ispirazione” era sbagliata e già spiazzata dal contesto generale.
Dato che si trattava di una resa senza condizioni al pensiero unico dominante.
Il PD , nell’idea di Veltroni e di Fassino e di D’Alema e di Rutelli doveva ispirarsi al Partito democratico USA, al PT nel Brasile e la partito del Congresso indiano.
(Andate a vedere i documenti)

Si trattava  di far indossare la maschera di sinistra ad un partito di centro.

Operazione sofisticata in realtà.

Mentre la democrazia declinava in tutto il mondo si blaterava di “vocazione maggioritaria” , di democrazia capace di assicurare governabilità anche tramite il governo di un’infima minoranza.
La rappresentanza e il consenso erano roba novecentesca.

Un progetto che si tradusse, linearmente e inevitabilmente nell’Italicum.
Una scorciatoia demo-autoritaria per incentivare l’astensionismo ormai cronico e per poter vincere facile. Senza tuttavia poter davvero governare. Bensì accompagnare processi post democratici in atto.

Un’enormità, di fatto respinta al mittente con quel NO al referendum costituzionale.

Per inciso, forse era meglio e assai più comprensibile, erga omnes, la scissione in quell’occasione, quando l’aspirante ducetto chiedeva un plebiscito per sé senza disporre della forza militare di un Napoleone.

L’ispirazione era quella, fondamentalmente post-democratica. In Renzi potenziata al massimo grado.
Un golpe bianco.
E Renzi aveva ad ha tutt’ora consenso nel PD sostenuto dalle ali peggiori dell’establishment economico e finanziario.

Non so in quale”nuova avventura” s’indirizzi Errani, uomo cui il sol termine avventura avrebbe, un tempo fatto rabbrividire.
Dice che non è un addio.
Già.
Cos’è non è dato sapere.

Io , al momento non m’imbarco in alcuna “nuova avventura” fino a che non saprò con assoluta certezza di prove che non s’è inteso fare tutto sto’ casino solo per rimuovere Renzi da Rignano.

Ripeto il problema non è Renzi ma il PD.

E’ la sua “ispirazione.
Da cui è derivato il suo compito , assegnatoli in primis dai capofila padroni di Repubblica: fare quello che la destra non ha potuto compiutamente fare. E farlo persino peggio. Un’operazione sotto copertura.

Insomma il PD è nato sulla base di un progetto vecchio di vent’anni.
Quello di Blair il gran bugiardo. Ma assai più abile e intelligente di Renzi.

Per cui o si tagliano e poi si diserbano (per maggiore sicurezza) queste cattive radici o non se ne viene a capo.

Vincerà il nuovo partito di centro : il M5S.
Quello che s’è  appena venduto  ai palazzinari in quel di Roma per un piattino di lenticchie.

Vaffa.. Grillo . Raccontala ai tuoi questa porcata.

 

 

“Non è un addio ma un arrivederci”. Dice sempre Errani.

Ah sì?

Sarei d’accordo, non sapete quanto, se nello zoccolo duro e pur tremolante del PD si mettessero all’opera per Pensare.
Un nuovo progetto radicalmente alternativo, all’altezza dei nuovi tempi.

Non sono d’accordo se quelli che si son chiamati con fantasia assai scarsa e debole Democratici e Progressisti aspettano solo di andare a votare, en masse, per Orlando.

Ragazzi : “la mucca è in corridoio”.
O no?

Ragazzi, è un toro!
Non c’è niente da fare .
Non c’è alternativa va preso per le corna.
Con tutto il rischio che ciò comporta.

 

Detto ciò, una crepa s’è aperta.
E con Errani s’è allargata.
Non ci speravo.

 

Purtroppo al momento vedo grande manovra, tattiche, riposizionamenti.

A me non basta.

Tuttavia da cosa può nascere cosa. Le crepe possono allargarsi e le dighe possono collassare.

PS. Comunque siamo davvero in tanti.
Fateci conto.
Se volete.
Oppure ce ne faremo una ragione.

Politicanti?

febbraio 24, 2017

Il solito ingenuo.
Forse nella vita dovevo fare un altro mestiere .
Ma la politica resta la mia vita.
La politica riempie una vita.
La dota di senso.
Adesso più che mai.
Mentre tutto cambia con una velocità assolutamente incomparabile rispetto al passato.
La politica deve “divinare” il futuro.
Ma di questo ne riparlerò in seguito , come promesso.

Adesso m’interessa chiarire un punto.
Dopo che ho esultato per la scissione nel PD.

Se la missione è quella di costruire nel tempo un’alternativa al partito di centro concepito da Veltroni con la opportunistica complicità di coloro che, oggi, si sono scissi.
Beh mi avrete con voi.
A prescindere dal mal passato.

Se invece l’obiettivo consiste nel ri-scalare con un’operazione dentro/fuori il PD, allora potete pure
andare a fare in culo.
Ve lo dico con tutto il cuore.

E mi scuso per il francesismo.

Ma la chiarezza è necessaria per esser credibili mentre si gioca sulla pelle della gente in buona fede .
Militonti compresi.

Cari ex compagni la storia è molto corta.
O lavorate ad un progetto radicalmente contro (vedi post precedente se vuoi) l’andazzo attuale, oppure a me non frega proprio nulla di chi comanda nel PD.

Il problema Renzi non è scindibile in alcun modo dal problema del PD.

E’ il PD che, non privo di un progetto, nacque per far fuori per sempre l’idea stessa di sinistra.

Se a quest’obiettivo si dedicherà in futuro Orlando, in nome dell’unità, è anche peggio.
Dato che provenendo dalla ex pallida sinistra ha maggiori possibilità di ricomporre le sparse membra di un riformismo imbelle e imbellettato volto a far ingoiare medicine amarissime ai brandelli d’opinione che residuano della sinistra italiana.

Insomma pure ragioni di potere.

Se le cose dovessero stare così, non mi avrete.

Frega nulla a nessuno.
Ovvio.

Ma attenzione , tanti, tantissimi la pensano come me.

Se state lì a far la solita manfrina, in molti se ne accorgeranno.
E avrete perso l’occasione di capire come va (e andrà) il mondo assieme alla possibilità di salvaguardare in extremis la vostra pur residua, gracile e macilenta dignità.

E chi vuol capire capisca.
Anche senza far nomi.

Tanto tuonò che non piovve?
Allora è molto , molto meglio Renzi, che almeno si sa chi è e per conto di chi lavora.
Lui e il suo papà?
Vedremo.

Per me Renzi non vale una messa.
Genuflessi a Napolitano e ai soliti noti.

PS. A pensar male si fa peccato…
Forse.

Alla buon’ora.

febbraio 22, 2017

Non ho mai creduto che la politica potesse prescindere da un saldo riferimento progettuale.
Da un’idea forza su come possa esser organizzata, secondo principi di giustizia sociale la comunità degli esseri umani.
I politici che prescindono da questo legame tra idee e comportamento politico concreto non possono pretendere dì esser creduti.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La politica da gran tempo (almeno da Bill Clinton in poi) ha pensato di poter scambiare diritti civili e retorica sui diritti umani (guerre comprese) in cambio di mani libere nella macelleria sociale per agevolare la potenza della finanza.

E’ una delle cause della crescita della destra in tutte le sue nuove forme.
Vedi alla voce Trump.
La nuova destra sovranista e protezionista avanza nel mezzo di una condizione sociale insostenibile mentre la sinistra s’è sfatta , perduta nelle nebbie di un pallido riformismo al traino del cosiddetto pensiero unico.

Il PD nacque con un compito assegnato: portare acqua in Italia al mulino di un “mondo piatto” che implicava e tutt’ora implica, moderne schiavitù e un divario crescente nella distribuzione della ricchezza a livello globale.
La stessa missione dei democratici nordamericani al netto del socialista Sanders.

Si tratta di vedere se ora, dopo la tranvata di quel No si possa , faticosamente ricominciare a pensare in modo autonomo a sinistra senza rincorrere il populismo della destra come fa Renzi.

Esulto, insieme a tanti altri di fronte alla cosiddetta scissione nel mal partito.

Poi vedremo.

Adesso bisogna che ci si rimetta a pensare.

Prima di tutto l’Europa.
Dopo la vittoria di Trump.
Dopo la Brexit.

Tutto cambierà in un breve volger di tempo.
Già la Merkel incalzata da Schultz e dall’altro lato da Trump s’appresta a proporre un’Europa a due velocità. Salvo confusa rettifica.
Cosa pensino nel PD non è dato sapere.
Non credo ce lo dirà il “socialista”Pittella.

Dunque se non si vuole che la deriva centro-destrorsa dei democratici premi una destra ultra nazionalista ,cialtrona e pericolosa sarebbe ora di chiarire se c’è un progetto a sinistra.
Fuori e oltre il PD.
E tale pensiero deve , appunto, necessariamente muovere dall’Europa.

L’UE se non è ancor morta versa in gravi condizioni.
Si tratta di non lasciare sola la destra e i grillini a denunciarne l’agonia in atto.
E non mi venite a parlare di Ventotene.
Dato che se mi parlate di quel documento significa che non l’avete letto neppure di sfuggita. E’ sempre stato anacronistico . E non poteva non esserlo nel mezzo di una guerra mondiale.
Doveva valere solo come generoso orizzonte ideale.
Renzi ed altri pseudo federalisti l’hanno usato, sia pure in modi e con scopi diversi, come foglia di fico.
Tattica per non pagare il dazio dovuto al fiscal compact e al pareggio di bilancio in Costituzione.

La costruzione Europea ha cominciato a morire nel momento in cui sembrava nascere in quella cittadina olandese dove si decise di costruire la casa comune partendo dal tetto.
Una pura e semplice follia.
Prima la moneta e poi le istituzioni politiche comunitarie.
Poi il mercato unico liberalizzato senza alcuna armonizzazione fiscale.
L’antico esempio della CECA rese tutti orbi .
La riunificazione tedesca rese tutti timorosi di un quarto Reich dal Marco forte.
Così abbiamo una moneta unica che -com’è stato detto- “batte” Stato e non uno Stato che batte moneta.

Un mondo alla rovescia.

Ad errore seguì errore.

L’allargamento a tappe forzate.

Una boiata pazzesca fortemente voluta dagli USA.
Vero cavallo di troia per l’attuale insostenibile dumping sociale entro l’occidente europeo e per favorire il nuovo concetto strategico della Nato: portare l’alleanza militare fin sotto il culo della Russia per intenderci.

Tutto questo fu approvato con entusiasmo dalla sinistra anche in Italia.

Ergo tabula rasa.
Ripeto: deserto di idee.

Per iniziare c’è comunque una regola aurea per una sinistra all’altezza dei tempi che corrono.

Le persone, le classi sociali impoverite, i giovani ridotti (se lavorano) in stato di moderna schiavitù hanno bisogno di un’attenzione “totalitaria”.
Sì proprio così.
Non si deve pensare ad altro se non a farsi carico di una sofferenza sociale inaudita.

Un primo forte segnale consiste nel dare rappresentanza ai cittadini che non si sentono più tali.
In altri termini la democrazia in questa fase storica non deve essere “maggioritaria “,come ebbe a dire un esponente di punta del PD , o “decidente” come scrisse un furbastro.
La democrazia o rappresenta o non è.

Una democrazia della rappresentanza non è il ritorno alla cosiddetta prima repubblica bensì la precondizione per sbarrare il passo alla destra e restituire fiducia.
Da qui nasce la possibilità di governare e non di far finta di governare come ha fatto il pagliaccio di Rignano e prima di lui tutti gli altri che , peraltro pagliacci non erano.

I premi di maggioranza non servono ormai a nulla o quasi.
Siamo da tempo in un’altra e diversa fase storica.

Ci vuole un consenso reale, convinto, se si vogliono affrontare le sfide del presente e del futuro prossimo.

Per averlo, il consenso attivo, serve dire la verità.
I cittadini la sanno già ma non l’ ascoltano da nessuno.
A sinistra c’è qualcuno che proclami che il Re è nudo?
Nudo come un verme?
Che prenda atto che l’Euro è un esperimento che rischia il fallimento?

Sarebbe già un buon modo per ripartire.

Ciò non significa accodarsi alla destra nostrana ed europea che reclama un’uscita immediata e unilaterale dalla moneta unica.
Sarebbe un disastro.
Significa però assumere responsabilità sulla base di una consapevolezza politica sorretta da un’analisi concreta della situazione concreta.
Preparare attivamente un’altra possibilità che contempli un altro Euro.

Un piano B nel quale riconoscere apertamente la crisi del progetto europeo.

L’Euro doveva combattere l’inflazione e adesso Draghi è impegnato a farla salire almeno al 2%.
Qualcosa di intrinsecamente sbagliato deve esservi.

E qui viene il difficile.

Non si cambia nulla in Europa con la “riforma” , sempre peggiorativa, dei Trattati.
La storia recente lo dimostra in modo inequivocabile.
Smontare l’architettura barocca e infingarda sedimentata da trattati dettati dalla finanza globale per poi rimontarla a tavolino non è semplicemente possibile.
L’ircocervo costruito nel sotterraneo laboratorio europeo è animale difficile da modificare.
Non c’è il pulsante dell’autodistruzione, ammesso che lo si volesse premere.

Conviene procedere secondo un disegno frontalmente alternativo sulla via dell’abolizione degli assurdi parametri dettati dal trattato di Maastricht fortemente voluti dalla Germania.

Il primo passo è la presa d’atto che l’ammontare dei debiti pubblici (a partire dall’Italia) non sarà mai ripagato.
Dico mai.
Da qui all’eternità.
Solo un cretino può davvero pensarlo.

Sottrarsi al ricatto del debito è fondamentale.

Esistono le possibilità tecniche per alleviare anche di molto il peso del debito.

Lo si può fare se in un’Unione ristretta all’area dell’Euro a partire dai soci fondatori, si comincia a mutualizzare il debito considerandolo “in comune” (almeno in un modo relativo da contrattare duramente) e a finanziare lo sviluppo (eurobond o altri marchingegni) in un progetto politico solidale per far fronte alla competizione globale con la cooperazione economica e sociale entro un’area relativamente omogenea.

Dice, il solito laureato alla Bocconi : “ma l’Italia non può proporre nulla dato l’alto debito.”
Errore.
Idiota.
Sappi che senza l’Italia l’UE non esiste più. Si dissolve.

Dopodiché è anche del tutto ovvio che nessuno si salva da solo, al di là delle farneticazioni della destra reazionaria e fascistoide dell’ovest e dell’est Europa.
Neppure la Germania può pensare di competere da sola nel medio periodo.
Dovrebbero pensarci bene i tedeschi.
Ma dove andate senza l’Italia cui magari s’aggiunge qualcun altro?
Vi rifugiate nel freddo Nord esportando nuovi tipi di pesca al merluzzo? O cercate un lebensraum ad est in faccia ad un tipo come Putin?

Quanto agli inglesi ormai è chiaro: vanno dove li porta il cuore… e la City.
Polo anglosassone con Trump.

Tutto sommato senza la spina nel fianco del Regno Unito conficcata dagli USA nel corpo dell’Unione si potrebbe aprire una fase di ricostruzione europea nella quale magari in un futuro (non vicino) gli spocchiosi inglesi ci ripensano.
Staccare vagoni è condizione per far ripartire la locomotiva dell’UE e per mettere in comune non una moneta ma, molto prima di questa, un modello sociale.
Altrimenti vincerà la destra e il bilateralismo di Trump.

Conosco le obiezioni.
La prima, fondata almeno ad occhio e croce, riguarda in fatto che la crescita economica dell’occidente nel mondo globale non potrà mai più raggiungere i livelli del passato.

D’accordo.
D’altro canto è giusto e comunque inevitabile che anche altri mangino in questo vasto mondo globale.
A maggior ragione il piano di Trichet è un mero pannicello caldo.
C’è bisogno di un formidabile stock d’ investimenti pubblici a forte guida statale ed interstatale per aumentare il denominatore tra debito e PIL.
Prima pensiamo allo sviluppo e dopo al debito.
Peraltro non c’è bisogno d’esser forti i matematica delle frazioni per capire che solo la crescita garantisce il debito.

Ma non basta.

C’è una rivoluzione da innescare contro il capitale finanziario predatorio.
E qui c’è ben poco da riformare .

Esempio.
Non aver timore di aumentare, nel medio periodo, il debito finanziando in deficit lo sviluppo, che non è necessariamente (quest’ultimo) crescita economica pura e semplice ma anche e anzitutto aumento e valorizzazione del capitale sociale in termini di lavoro, scienza, tecnologia, cultura.

Sento già i soloni della triste scienza avanzare obiezioni radicali.
Son quelli che non ne hanno mai indovinata una. Neppure per caso.
Gente che dovrebbe andare in giro a chieder l’elemosina tanto si son dimostrati incapaci.
Io non gliela farei.

Col puro buon senso penso che una massiccia operazione di investimenti pubblici non lo può fare un paese solo ma una Europa politicamente coesa sì.

Ma come si fa ad ottenerla una tale coesione?

Solo comprendendo le ragioni , le cause evidenti del successo delle destre.
Solo smettendo di tacciare di populismo ogni manifestazione di ribellione ad uno stato di cose che non lascia speranza alla maggioranza dei cittadini.
Solo facendosi carico di una protesta che sale da ogni angolo di quest’Europa ormai morente.
Prendere in carico i motivi della destra nazionalista e populista e volgerli a favore di un progetto di ricostruzione dell’Europa che sarà comunque sempre Europa di popoli e di Stati nazione.
Inutile inseguire chimere: qualcosa di meno degli Stati Uniti d’Europa e qualcosa di più di una semplice e lasca confederazione.
Serve la Politica al primo posto e nuove classi dirigenti.

Arduo assai ma ancora possibile.

Quel Scuhltz (che non mi è mai stato simpatico) ha detto che il suo programma è vecchio di 150 anni.
Naturalmente fa il furbo..
Ma così cerca di dare certezze.
Per la serie : tutto è cambiato ma noi siamo sempre gli stessi. Non ci siamo fatti travolgere e stravolgere dai nuovi padroni del vapore. Al netto di Schroder .

Attenzione . Il messaggio per quanto paraculo (visti i vergognosi precedenti della SPD) non è del tutto sbagliato.
Ha una sua forza intrinseca mentre manca il terreno sotto i piedi a tanta gente.

Si possono persino vincere le elezioni in questo semplice modo.

Poi bisogna però immaginare un’alternativa globale di sistema.
Poi implementarla giorno dopo giorno con tenacia e coerenza.
Al di là della vecchia sinistra riformista e della vecchia destra nazionalista.
Con il famoso popolo che comprende e ti sostiene , ti sospinge mentre ti critica.
Per un rinascimento europeo che presuppone la costruzione di alleanze politiche nel mondo globale e non solo mercati integrati.
Insomma il ritorno della politica.
Tutt’altro che scontato.
E certo non indolore.

Non so se gli “scissionisti” alla buon’ora, condividano questi semplici pensierini.
Se sì, allora smetterò di ricordargli che essi furono tra gli artefici passivi di quel PD di Veltroni dal quale non poteva che nascere un Renzi.
E gli fu detto e ridetto.
Voltiamo pagina?

 

PS. E poi certo c’è il nuovo mondo tecnologico che incalza, qualche cospirativo parla già di post umanità pensando all’intelligenza artificiale. Grandi dilemmi etici. Ci sono. Poi c’è la Cina, la Russia, L’india , l’Africa , insomma la nuova geopolitica. A beh, magari un’altra volta…

Politicamente scorretto/sinistra.

febbraio 15, 2017

E’ una lunga storia. La deriva della sinistra.
In Italia l’inizio della fine fu sancita in un congresso del PDS a Roma (1997) poi ratificata nei cosiddetti Stati Maggiori della sinistra a Firenze(1998) dove nacquero i DS.
Complice l’antipartitismo diffuso da tangentopoli in poi, si abolì (vade retro) la parola partito.
Ma ad esser del tutto onesti la deriva iniziò con la caduta di quel muro a Berlino.
La forza della volontà non bastò a ricollocare la sinistra entro un contesto geopolitico del tutto cambiato.
All’etica della convinzione di Occhetto (cui il sottoscritto aderì) anche per istintiva/volontaristica reazione alla vecchia nomenclatura, (che Dio l’abbia, oggi, in gloria) subentrò il realismo dalemiano più aderente ai nuovi tempi. Mi parve.
E così aderii, anche a quello.
Fino a Roma laddove -per dirla con Leopardi- si vantarono le “sorti magnifiche e progressive” della globalizzazione.
S’inaugurò il riformismo. Parola fino ad allora impronunciabile.
Abile strategia adattiva, secondo D’Alema, resa senza condizioni, secondo me.
In questo dilemma , confermato da risultati elettorali men che modesti, si fece strada dopo gli stati generali (dove c’erano appunto solo generali) l’Ulivo come “soggetto politico”. La prima onesta versione aveva già vinto per il tramite di un’ alleanza politica tra diversi nel 1996.
Vinse ancora in seguito “uniti nell’Ulivo” e poi morì repentinamente il “soggetto politico”.
Non paghi i DS decisero di passare dalla improbabile Unione riunita sotto il non più tanto frondoso Ulivo, alla fondazione di un nuovo partito.

L’uovo di Colombo.
IL PD tanto a lungo perorato da Veltroni e da Prodi come sbocco necessario al tortuoso percorso ulivistico.
Basta con coalizioni , alleanze politiche ed elettorali , via tutta la vecchia merda e avanti verso un sistema politico bipartitico con un partito a “vocazione maggioritaria”.

Tutti d’accordo.
Quelli che oggi vengono letteralmente asfaltati da uno che ha “straperso” il plebiscito sul suo progetto politico sono gli stessi che aderirono entusiasti nel 2007 al varo del PD. Dal quale veniva espunta per sempre la parola sinistra. Infatti non la si trova mai in nessuno dei “documenti” (carta da culo in verità) fondativi del PD.

Il risultato non poteva che esser il golpe di Renzi .
La definitiva cancellazione di tutto ciò che, malamente residuava della sinistra italiana in favore di un partito di centro post democratico e neo democristiano con chiara tendenza al peggior populismo.

Peggiore perché ipocrita e senza principi.

Infatti adesso Renzi per contrare (termine pugilistico) i grillini in difficoltà punta a sfidarli su : commissione d’inchiesta sulle banche (compresa quella in cui contava il suo papà) e abolizione dei vitalizi.
Un programma a tutto tondo come ciascuno può apprezzare.
Particolarmente incisivo sulla sorte dell’Italia e dell’Europa e dei giovani disoccupati e degli anziani in difficoltà.

Una commissione d’inchiesta non si nega a nessuno e conta meno di zero e l’abolizione dei vitalizi serve solo a far volare stracci in faccia al popolo considerato bue e a compiere un altro passo verso una plutocrazia all’americana.
Già oggi, dopo che sono liquidati i partiti, chi non ha un solido reddito e soldi da spendere non può neppur lontanamente aspirare a diventare parlamentare della Repubblica se non leccando (a lungo) il culo di un capo.
Questo vuole il boy scout di Rignano.

Dunque adesso , cari amici e compagni dissidenti è ora di decidere.

O ve ne andate, sia pur allo sbando , senza garanzie del futuro o restate a fare da comparse, burattini o servi sciocchi del Capo.
Il quale con un congresso in due mesi vi rende del tutto inessenziali.
E lo sapete.

Vi attende una traversata nel deserto.
Sempre meglio intraprenderla in cerca di qualche oasi a sinistra in attesa che qualcuno, dopo di voi, si spinga più avanti che stare lì a mangiare merda tutti i santi giorni.
D’altronde tutto è in forte movimento in Europa e nel mondo .

Non durerà per sempre quel “mondo piatto” preconizzato dalla globalizzazione egemonizzata dal capitale finanziario di rapina.

Molta gente reagisce.
Va a destra.

Sta a voi raccogliere e ricollocare in altra e ben diversa prospettiva i motivi stessi della destra che si alimentano della sofferenza e della disperazione di larghi strati delle società europee.
Lo potete fare  sol che usciate dal paradigma culturale al quale vi siete appecoronati per più di cinque lustri.
Se non lo fate , beh allora non avete la stoffa per rivendicare alcunché.

Siete zombies. Morti che camminano.
Il riformismo al margine della grande rivoluzione del capitale globale ancora in atto serve come l’aspirina contro il cancro.
Io qualche ideuzza alternativa e praticabile l’avrei, anche e soprattutto in rapporto alla attuale agonia dell’Unione Europea. (Ve la descriverò per sommi capi non appena varò un PC funzionante).

Intanto mi chiedo : possibile che nelle vostre testoline non vi sia ancora qualche neurone vitale?
Non ci posso credere.
Ma forse m’illudo.

 

PS. Naturalmente questo mio non troppo gentile invito non è rivolto a quanti hanno votato SI’ . Loro stanno bene dove stanno.