Cose dell’altro mondo.

Sull’ Europa ho già avanzato un paio di pensierini, nel post “Alla buon’ora”.
Prendendo spunto dalla scissione nel PD.
Giusto per segnalare la necessità di ri-studiare, guardare al mondo, avanzare un progetto alternativo tanto alla globalizzazione made in USA quanto alla parziale de-globalizzazione che , a sentire Trump,  dovrebbe muovere sempre dal grande paese  scontando un duro scontro interno all’establishment americano.

Sull’esito di questo scontro sono alquanto confuso , lo ammetto.

Una cosa penso di poterla affermare con certezza.

Vada come vada mi par difficile che i nordamericani smettano di pensare sé stessi come il popolo eletto da Dio a guidare il resto del mondo.

L’eccezionalismo americano.

La città sulla collina.

Non s’ammette per ragioni “morali”, che comportano una sorta di superiorità razziale (peraltro a maggioritaria  etnia tedesca) un possibile declino, una “normalità” nel contesto internazionale  o quantomeno un riconoscimento delle ragioni e degli interessi statali degli altri.

 

Obama ha cercato di posticipare la resa dei conti. Cominciando a prendere atto del pur relativo indebolimento  dell’Impero e cercando di gestirlo morbidamente e alla lunga, per via politica.

In attesa di tempi migliori.
Con l’aggiunta di qualche drone e, a suo tempo, con la rivendicazione dell’omicidio extragiudiziale di bin Laden. Il tutto circonfuso dalla trita retorica sui diritti umani che l’Impero ha promosso tramite l’organizzazione delle rivoluzioni colorate laddove aveva interessi strategici da imporre. Ma, soprattutto con l’artificiosa ri-creazione di un bipolarismo con la Russia di Putin dopo la breve parentesi dell’unipolarismo dell’epoca Bush.

Impazza la russofobia tanto in Europa che in USA.

I principali siti di stoccaggio del materiale bellico USA sono In Estonia, Lettonia, Lituania,. Polonia, Ungheria, Bulgaria.
La cortina di ferro si è di molto spostata.

Adesso corre non più da Stettino ma  da Tallin fino a sud. Ad un lancio di sasso dal mar nero, fatto salvo  l’ostacolo della Crimea tempestivamente posto da Putin.

Fallito il tentativo d’inclusione/sottomissione  dopo la fine dell’URSS ,l’America della dinastia dei Clinton scopre d’aver sempre bisogno di un grande nemico .

Trump sembra  invece scorgere  la competizione per la supremazia globale laddove essa può in effetti essere.

Pericolo giallo.

Non rosso antico.

 

Cina, insomma.

 

Xi Jinping lo sa.

E , ormai riconosciuto come “nucleo” del PCC ( attributo che fu concesso solo a Mao e a Deng Xiao Ping),  va a Davos a spiegare che , certo vi son stati degli eccessi nella globalizzazione, ma resta pur sempre la via da seguire.

Già perché il suo disegno è quanto di più ambizioso e forse velleitario sia mai stato pensato da diversi secoli a questa parte.

Le nuove vie della seta. Posto che quelle vecchie sia davvero esistite.

Una rete di infrastrutture capaci di collegare l’impero di mezzo con tutto il resto del mondo: Eurasia, America latina, medio oriente, Africa.
Per via terrestre e marittima.

Un modo per investire la sovrapproduzione cinese e per riportare la Cina nel mondo , laddove non è mai davvero stata. Con l’effetto collaterale (ma non poi tanto) di investire i profitti ricavati, nel  medio e lungo termine, nella costruzione di un più ampio mercato interno.

Una rete.

Che ovviamente ha, inevitabilmente, qualcosa a che fare con l’egemonia, con lo stabilirsi progressivo di relazioni non solo economiche e commerciali, ma politiche e culturali.

Il “nucleo” chiarisce, non a caso,  che tutto ciò è interno ad una pacifica logica win-win.

Vincono tutti.

Naturalmente non c’è nessuno, che non sia afflitto da pacifismo cronico e da buonismo demente, in grado d’immaginare una realtà storica concreta, in cui tutti vincono.

Propaganda, più che altro.

Ma tutto sommato buona propaganda.

 

Limes nel suo editoriale del fascicolo dedicato alla sfida tra Cina ed USA svela “l’inganno” facendo l’esempio del reziario che con la rete da pescatore e il tridente combatte contro il secutor pesantemente armato e ben protetto da corazza ed elmo.

Insomma la reti delle vie della seta dovrebbero servire, in primo luogo  ad avvolgere la potenza economica e commerciale USA.

Poi, magari in futuro, arriva il tridente.

Solo che a me , quest’ultimo, nella Cina attuale non par disponibile a confronto con l’arsenale bellico degli USA che Trump vuole aumentare.

Apprendo infatti, che la Cina può contare, per proteggere le rotte navali della vie della seta, di ben una (una) portaerei dismessa e comprata dall’Ucraina. Di contro alle sette (sette) flotte navali degli USA disponenti di ben 10 portaerei operative e quasi 600 basi aereo navali dislocate in tutto il mondo.

Quanto alle terrestri vie della seta.

E’ ben vero che i cinesi son costruttori di ferrovie ma devono attraversare i luoghi più impervi da un punto di vista geografico e politico. Luoghi spesso impestati  da conflitti d’ogni sorta.

Comunque dalla Cina del “nucleo” s’avanza una visione che abbraccia almeno i prossimi 30 anni.

 

Dal canto suo il Presidente del consiglio di difesa e di politica estera russo dice che :
“la deterrenza nucleare che ha salvato il mondo durante la guerra fredda -e continua ad   iniettare sobrietà nei circoli politici dei principali paesi – è una soluzione e deve essere rafforzata . Spero sia quello che Putin e Trump hanno in mente , rifiutando il romanticismo reazionario del disarmo nucleare”.

Il tutto per concludere con una visione che contempla un multipolarismo tra Russia /Europa, Cina e USA in vista di un inclusivo “concerto delle nazioni” , come al Congresso di Vienna.

Mi par complicato.

Oltre all’eccezionalismo americano c’è anche quello arabo , tanto per dire.
Oltre alla grande Russia c’è l’intrico medio orientale.
E c’è la crescita, demografica dell’India e dell’Africa.
E ci sono i nazionalismi dell’est europeo… e un sacco di altre cose.

Il nuovo ordine mondiale vagheggiato dalle guerre del texano  petroliere e amico di famiglia della famiglia bin Laden non è mai arrivato.
Ma del resto lui, il Bush giovane, non sapeva neppure dove cazzo esattamente stava sulla carta geografica l’Afghanistan.

Il multipolarismo postulato dalla Russia non mi par troppo fattibile per quanto forse desiderabile.
Ma è pur sempre anch’esso una visione che può tatticamente incontrarsi con le nuove vie della seta. Ma, a quel punto, scontrarsi con Trump.

La vedo dura, ad esempio, quando Trump dovesse davvero mettere in discussione l’accordo sul nucleare in Iran come afferma di voler fare.

Non credo che Putin possa lasciar correre, abbozzare, sputtanandosi in tutto il medio oriente dopo aver conseguito un successo notevole con l’intervento contro l’ISIS al fianco del governo siriano. Piuttosto continuerà a trescare con la Turchia cercando di farne , sempre più,una spina nel fianco sud della Nato con cattiva sorte dei curdi.

 

Resta che ognuno cerca di imbastire un modo per guardare al mondo prossimo venturo mentre l’UE vive alla giornata sull’orlo di una crisi che può presto rivelarsi come un vero e proprio crollo.

In mezzo a queste visioni diverse possono intrecciarsi alleanze , stabilirsi convenienze statali, compromessi temporanei nei quali l’Europa rischia di essere il classico vaso di coccio, salvo lasciarsi trainare da una più grande  Germania.

Alla fine ne vien fuori un disequilibrio sempre precario ma bene o male controllato?

Può darsi.

Tra l’altro esistono forti attori non statali in grado di condizionare ogni visione di nuovo ordine mondiale.
Se è vero, come ho letto da qualche parte che ,  al netto dei grandi gruppi della finanza globale (sempre convitati di pietra)  a Taormina assieme ai G7 ci saranno anche Google, Facebook e Amazon.

E qui inizia un’altra più compiuta e completa “visione” sul futuro assai travagliato del pianeta che deve comprendere gli sviluppi esponenziali della tecnologia informatica.

Personalmente, nel mio piccolo, mi son fatto l’idea che inseguire un ordine mondiale sia solo una consolatoria chimera.

Di tutto ciò forse bisognerebbe discutere per fondare una sinistra , o chiamatela come vi pare : comunque una forza antagonista alla globalizzazione finanziaria americana nel XXI secolo ma anche frontalmente contro l’idea che si possa tornare indietro.

 

Sentiero stretto.

Trump dovrebbe esser  “utilizzato” per percorrerlo elaborando un progetto di combattimento sociale a partire dall’Europa per scavare una trincea a difesa .

Intanto.

A difesa della maggioranza.

Al contrattacco altri potranno pensare in futuro.

Utopia?

Sempre meglio che discutere di cazzate , come in Italia.

 

 

PS. La variabile intelligenza artificiale , la potenza di calcolo (ormai  centro nevralgico del potere)e i suoi effetti sulla struttura del mondo meritano una riflessione (sempre modesta  ovvio) che mi propongo nel mio sconfinato ego di delineare prossimamente. E chiedo scusa fin da ora.

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5 Risposte to “Cose dell’altro mondo.”

  1. Giovanni Says:

    Non vi è mai stata alcuna scienza umana in grado di prefigurare scenari futuri globali,tanto meno la geopolitica
    L’unica cosa che possiamo predire con un grado di approssimazione pari a zero é l’ulteriore declino irreversibile dell’Italia
    Ecco perché tutti vogliono parlare di Pd e sinistra futurile ,mentre le cose dell’altro mondo suscitano scarso interesse

  2. Alessio Says:

    Beh la politica in Italia è dominata da discussioni straccione, da piccole guerre per piccoli poteri, a difesa della “roba” in senso verghiano. Ecco dunque un grande discussione su Renzi e il Pd, (non) partito che rappresenta ad andare bene un 20% di quelli che vanno a votare. E poi l’ ineffabile Enrico Letta, persino peggiore di quanto non si racconti, che licenziato dal Governo ha immediatamente trovato un ben retribuito incarico parigino (mica lascia i dati in un’ agenzia di lavoro interinale lui), se ne esce con un libro, che più che un’ operazione editoriale ed economica (chi volete che lo compri?) rappresenta un’ operazione politica, un modo per cercare di tornare in campo. Con sponsor forti e la piccola eccezione di non avere voti (e chi volete che lo voti?). Ma a quelli, nella testa dei fini strateghi, ci devono pensare Bersani e soci. Secondo costoro bisogna “riprendere” il mal partito, metterci Orlando e poi incoronare Letta, che torna dall’ esilio parigino, sacrificandosi ancora una volta per il nostro bene. Già si vedono i sermoni su Repubblica e il resto del gruppo De Benedetti, le benedizioni di Prodi “per Enrico”, e l’ imprimatur dittarolo di Bersani. Con tanto di ritorno di un altro “grande” messo in freezer per tempi migliori: l’ Esarca bizantino, il subcommissario Vasco. Progetto miserabile, fuori dal tempo e dalla realtà, destinato a finire miseramente, come misera è la visione e gli interessi che lo sostengono. Che dire? Gli Usa hanno scelto lo sconto frontale con la Cina. Ora, che ancora dispongono di una certa superiorità militare ed economica rispetto ai cinesi. Da qui il disimpegno verso la Russia, che non costituisce un reale competitor al loro primato. Quando Trump dice che la difesa se la devono pagare gli alleati, sapendo benissimo che non sono in grado di farlo, è un modo carino per dire “non mi interessa dei Paesi Baltici o dell’ Ucraina. Si arrangino, non sono strategici (per gli Usa). Se Putin vuole se li prenda, la vera battaglia per gli Usa è nel Pacifico contro i cinesi”. Contro la Cina e contro la Germania. La Merkel lo ha capito benissimo, da qui la storia dell’ Europa a 2 velocità. Tradotto: “gli Usa ci minacciano (a noi tedeschi), bisogna costruire una rete di alleanze per difenderci dall’ offensiva trumpiana”. Cos’ altro è se non una minaccia il discorso sulle troppo Mercedes in giro per New York e le troppe poche Chevrolet in giro a Berlino? La Merkel capisce al volo e si regola di conseguenza. E ciaone alla Ue, ad Adenauer, Schuman, De Gasperi e a tutto il resto della retorica. Nel frattempo Erdogan mostra sempre più il suo vero volto. Dopo aver (forse definitivamente) sconfitto la P2 turca, il Feto di Gulen, una rete al servizio degli angloamericani operante in Turchia da dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale che pose fine all’ Impero Ottomano, si lancia in disegni da Sultano. Ma è quello che vuole il popolo turco e ridicoli tentativi di vietare comizi in Europa non fanno altro che renderlo più forte. Erdogan invita platealmente a fare figli, a vivere nei posti migliori e girare con le auto migliori. Che volete, resta pur sempre un uomo di destra, il cui partito è nell’ alveo del Ppe, mica poteva parlarvi di uguaglianza e giustizia sociale!!!! Ma nel Bel Paese per tutto questo non c’ è tempo e spazio. No, meglio preoccuparsi della gazebata del 30 aprile, dopo aver posto fine a velleità di elezioni anticipate con una brutale azione giudiziaria verso Renzi e famiglia. Finita ormai nel dimenticatoio, esaurito il compito di far venire il rignanese a più miti consigli. Dunque, la road map prevede: proseguimento il pià possibile del Governo Gentiloni, che garantisce io proprietari della roba. Poi si spera che vinca Orlando, ma non succederà. Quindi riabilitazione di Berlusconi, grazie anche alla vergogna su Minzolini dell’ altro giorno, e poi a elezioni con una legge rigidamente proporzionale. Con lo scopo di avere ancora come oggi un bel Governo Pd-Forza Italia, magari guidato da Calenda, uomo che gode di grandi sponsor tra quelli che contano ed è un volto (finto) nuovo. La sinistra, assente, rischia di far la fine dei greci del Pasok o dei loro indegni compari olandesi

  3. Giovanni Says:

    Tornerà l’uomo della provvidenza.Draghi
    A difendere gli interessi dell’europa plutocratica
    La solita giostra

  4. arlo Says:

    E’ chiaro da un po’ che la competizione vera è solo quella con la Cina (e in questo Trump è in piena continuità con Obama che aveva inaugurato il “pivot to Asia” già nel 2009). Tutto il resto, credo anche la questione Russia, nel lungo termine è tutto sommato marginale. Per quanto mi riguarda la vera domanda è se siamo di fronte al declino di un’egemonia alla quale seguirà quella cinese, o piuttosto all’inizio di un nuovo equilibrio, e quindi ordine, bipolare. Come dici tu Mauro, un terzo polo potrebbe essere solo UE/Russia non esiste alcun fronte UE per concretizzare questa prospettiva.

  5. Giovanni Says:

    Bipolarismo economico Usa/Cina,bipolarismo militare Usa/Russia per i prossimi vent’anni
    Non dimenticate che che gli Usa soffrono un grave gap militare nei confronti della Russia nel settore dei missili supersonici nucleari.
    Cannoniere,portaerei,aerei ,cannoni servono soltanto per guerre regionali
    Il redde rationem é affidato ai missili strategici

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