Postumanità.

Guardie giurate si fanno un selfie davanti a cadaveri deposti in bare aperte.

Poi si scambiano le immagini e ne sghignazzano tra loro.

Potere del selfie.

Gli animali in questione non riescono , grazie al potere del selfie ,neppure ad immaginare di poter esser (si spera tra breve) deposti in quelle bare ed oggetto anch’essi dell’estremo oltraggio.

Potere del selfie.

Ci può essere qualcosa di più vile e disumano del divertirsi a compiere un atto così ignobile?

Non credo.

Il potere del selfie ci riporta  al un tempo antico quando si faceva scempio del cadavere del nemico.

Teste sulle picche.

Con la differenza che quelle povere teste avevano un potere simbolico. Venivano esibite dopo una dura sanguinosa lotta.

Voi, bestie immonde, invece infierite su cadaveri che non poterono combattere e difendersi di fronte a voi.

 

Ma tale è il potere del selfie.

Sempre più sovente reca non solo innocua esibizione ma   vigliaccheria e morbido, progressivo  incanaglimento.

 

Qualsiasi cretino ormai si selfizza ad ogni istante.

Tanto per illudersi d’esser qualcuno. Da mostrare a qualcun altro.

L’idiotismo selfista ha ormai raggiunto un punto di non ritorno.

C’è chi avvicina la star del momento per immortalarsi insieme ad essa.

C’è che si selfizza assieme al proprio gatto e chi lo fa mentre sta al cesso o mentre brutalizza qualcun altro.

 

Puoi tirare il fiato con i denti, lavorare come uno schiavo per un pugno di voucher, ma ti resta sempre quel telefono tuttofare.

Un po’ di credito e qualche giga.

Tanto ti basta.
Idiota del XXI secolo.

E così puoi arrivare persino  ad esibirti insieme a cadaveri che furono persone, che ebbero vita umana , passioni , affetti.

E magari in futuro potrai pure farti fare un piercing o un tatuaggio capace di connetterti h24 al cloud.

Povero stronzo.

Sarai sempre più formica in un formicaio, ape in un alveare.

E penserai d’esser vivo e protagonista.

Ma resterai per sempre uno zombie.

Un numero infinitesimale entro il potere di calcolo detenuto da chi ti vuole proprio così: idiota.

Incapace di qualsiasi reazione anomala rispetto al dettato di tecnologie che ti sovrastano e t’insegnano ad esistere  come pecora nel gregge nella nuova epoca.

La post umanità prossima ventura.

 

Annunci

9 Risposte to “Postumanità.”

  1. Milli Says:

    L’identificazione con lo strumento tecnologico è totale. Al di là dell’idiozia e della profanazione, la morte fotografata deve sembrare alle guardie giurate più reale della morte stessa. Preferisco di gran lunga l’umanità dell’alieno di Blade Runner che piange i suoi ultimi istanti di vita. Neanche Philip Dick avrebbe potuto immaginare un tale degrado dei viventi.

  2. Laura Veronesi Says:

    La sovrapposizione virtuale/reale (in tutti i campi) annulla ciò che è simbolico banalmente perché assolve il compito domanda/risposta in maniera contingente, autosufficiente e soprattutto autoreferente.
    L’ accanimento su dei cadaveri in fondo dimostra che non si ha neanche più bisogno di una vittima in vita, per renderla vittima.
    È atroce, ma l’ annullamento della trascendenza tale è.
    Esiste (già) una disoccupazione tecnologica strutturale che diventerà sempre di più una disoccupazione tecnologica degli immaginari.
    Il problema che ci vedo è che sarà impossibile tornare indietro.

  3. maurozani Says:

    Laura, ho qualche dubbio sul il termine trascendenza. A parte ciò condivido.
    Quanto all’oggetto del post.
    Beh , forse mi ha particolarmente colpito dato che non sto passando un bel periodo.
    Mi servirebbe una dose in più di semplice coraggio.

    PS. Sì credo proprio che indietro non si torni. Da questa “normalità” agghiacciante.

  4. claudiopagani Says:

    Mauro , intanto mi spiace per “ il non bel periodo” che stai passando a da cui ti auguro di uscire in fretta.
    Quanto al merito , come non essere d’accordo!. A tale proposito mi è tornato in mente il concetto marxiano straordinariamente attuale di “falsa coscienza” . E , anche , l’idea freudiana del “vivere come se “ cioè vivere come si fosse altro da quello che si è perchè quello che si è è troppo deprimente .. Spesso sui giornaloni compaiono dotti articoli sull obsolescenza del pensiero di Marx e/o della grande teoria della psicoanalisi di Sigmund Freud , ma questi 2 giganti restano imperituri nell’antropologia moderna quelli che piu ci hanno insegnato la necessita di vivere sempre da ADULTI , sia nella dimensione individuale , sia in quella collettiva/politica.. Oggi è il tempo degli eterni adolescenti che rifiutano pervicacemente di assumere la responsabilita delle proprie e delle altrui vite e , proprio per questo , sentono il bisogno compulsivo di selfie in qualsiasi condizione come dimostrazione , anche solo per un attimo, della propria “esistenza in vita “ di cui dubitano continuamente . Capisco la invettiva civile che tu rivolgi verso costoro, ma essi , al fondo , fanno pena come tutti coloro che provano un debole senso di realtà . Ecco , per me , non c’è niente di piu GRATIFICANTE che vivere dentro il reale , per quanto deludente o , addirittura doloroso , possa essere. E’ una grande conquista. E molti /moltissimi di questi “signori dei selfie “ , non riescono proprio a permetterselo…

    • Milli Says:

      Claudio, quelli dei selfie con gli estinti sono poco più di un robot. Se fai loro un taglietto ne vedrai sotto pelle i circuiti. Niente più anima, sangue e coglioni. Postumani per l’appunto. Mentre invece gli umani…

  5. saint-just Says:

    Senza offesa per nessuno. Ma quest’atteggiamento da apocalittici mi sembra più dettato da un legittimo scoramento che da una riflessione.
    Riflessioni non molto diverse erano fatte da grandi scrittori reazionari nel pieno della modernità, penso a Celine e poi al nostro Pasolini,
    Invece la storia non finisce e la politica nemmeno….magari non nel senso che piace a noi, ma il mondo è nel pieno di una radicale tradformazione politica, non solo antropologica.

    • ilario Says:

      Leggere che Pier Paolo Pasolini era “un grande scrittore reazionario” mi procura un indicibile tormento. Mi permetto di invitare l’autore di siffatto giudizio alla riflessione, su ciò che Pasolini è stato e ha rappresentato per tutti noi. In riferimento al post di Zani non posso che, a collo torto, concordare. A quanto pare l’unica possibilità di rinnovamento sta nell’aprire gli occhi e vedere l’attuale sfacelo.

  6. saint-just Says:

    Mi spiace di provocarti tormento. Ma la “sublime” critica della modernità che emerge dai suoi film e dalle sue pagine non riesco a leggerla in termini progressivi.
    E questo non toglie nulla alla grandezza dell’autore. anzi.
    Dal punto di vista politico e di visione del mondo trovo però più consonanza con il Calvino delle “Lezioni Americane”.
    Critica del presente, ma senza mai cedere nulla del proprio illuminismo e senza nulla nulla concedere a visioni apocalittiche.
    E con questo approccio dovremmo leggere il presente…scorgere tutti i pericoli ma vedere anche tutti gli elementi politici ( e sono tanti) che consentono di muoversi tra le rovine.

  7. dbuzzetti Says:

    Mauro scrive: «Sarai sempre più formica in un formicaio… numero infinitesimale entro il potere di calcolo detenuto da chi ti vuole proprio così: idiota». Questo vale non solo per quelli dei selfie, ma anche a livelli non proprio subumani.

    Mi riferisco alla capacità di riconoscere la strumentalità dell’informazione. In un sito americano, “Democracy Now” [ https://www.democracynow.org ] certamente non allineato con l’establishment USA, Stephen Cohen (professore emerito di Russian Studies a Princeton e alla New York University) e Jonathan Steele (già corrispondente del Guardian a Mosca e ora capo redattore del sito Middle East Eye, http://www.middleeasteye.net/ ) hanno dovuto faticare a convincere gli intervistatori che a beneficiare dell’attacco americano alla Siria è “il complesso militar-industriale di Washington… lo ‘stato profondo’, per usare un’espressione di Eisenhower, cioè l’alleanza tra le alte sfere militari, l’industria bellica e le agenzie di intelligence, preoccupate che Trump stesse in qualche modo andando fuori controllo, instaurando buone relazioni con la Russia, e desiderose di riportarlo sul binario tradizionale della contrapposizione con la Russia” (Jonathan Steele). Ai dubbi degli intervistatori, Stephen Cohen replica: “Non credo che non si debba tenere in considerazione ciò che dice Jonathan Steele e cioè che forze molto influenti stiano operando per fare in modo che non ci sia un miglioramento nelle relazioni con la Russia». A un’ulteriore domanda Steele risponde che i russi continueranno a sostenere Assad, perché per lui “andrebbe senz’altro bene togliere di mezzo un leader autoritario», ma perché i russi si chiedono e chiedono agli Stati Uniti «che cosa succede dopo?… che cosa si può fare per evitare il caos come in Iraq e in Libia?». E Cohen aggiunge che il problema non è sostenere Assad, ma il fatto che in realtà «Assad è lo stato siriano» e che se si togle di mezzo Assad «lo stato siriano crollerebbe».

    [ traduzioni mie dal sito di Democracy Now: https://www.democracynow.org/2017/4/13/russia_vetoes_un_resolution_on_syria?utm_source=Democracy+Now%21&utm_campaign=691bd6b6fa-Daily_Digest&utm_medium=email&utm_term=0_fa2346a853-691bd6b6fa-191127309 ]

    Il punto che con tutto ciò intendo porre in discussione è come mai voci come quelle di Cohen e Steele faticano ed essere accettate anche in un ambiente come quello di Democracy Now, che è tra i più aperti e progressisti nel panorama americano? Figuriamoci da noi…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: