Archive for luglio 2017

Il giorno storico.

luglio 26, 2017

Oggi è un giorno storico dicono i telegiornali.

Il popolo ha avuto la sua libbra di carne (ormai avvizzita) con l’abolizione retroattiva dei residui vitalizi.

Poi qualcuno dice che no.
Dato che al Senato sopravvissuto, prima che a Renzi a Canne – dove fu anch’esso decimato sul campo assieme a otto legioni dal genio militare di Annibale – se ne riparlerà.

Invece sì.

Rischia davvero d’essere  un giorno storico.

Anche se pochi lo vedono e lo percepiscono.

Tra questi pochi c’è Maino Marchi, ex segretario DS di Reggio Emilia attualmente relatore PD in commissione bilancio della Camera.
Un testone come dicevasi al tempo.
Ma persona seria e perbene.

Spiega infatti che con lo storico risultato di oggi si crea un precedente pericolosissimo: la macelleria sociale (auspicata da Boeri) relativo all’ovvio ricalcolo delle pensioni a tutte le professioni.

In sostanza la rottura definitiva del patto civile tra cittadini e Stato.

I quali cittadini prima o poi non potranno scorgere più alcuna differenza tra un sistema di previdenza pubblico e uno privato.

Stesso andazzo della sanità. Quella pubblica per i “meno abbienti” quella privata per i benestanti.

Par chiaro fin d’ora che  venendo meno un principio di ripartizione solidale viene meno anche la previdenza pubblica.

 

Ma c’è di più.

 

Con l’abolizione dell’autodichia del Parlamento la democrazia costituzionale del dopoguerra del secolo scorso è definitivamente liquidata.

E’ anche il risultato della meschina guerra elettorale tra PD e M5S dopo la lunga deriva che ha imposto la governabilità contro la rappresentanza.

Ceti politici della peggior specie , entrambi, che rinunciano ad essere classe dirigente per farsi strumento delle oligarchie che, loro tramite, comandano sulla vita di tutti e di ciascuno.

Insomma , povere merde.

Le quali  sanno benissimo di far solo volare stracci in faccia al popolo (che disprezzano) assumendo un provvedimento di legge palesemente incostituzionale.

 

Però.

Però, mettiamo che la Corte non dovesse obiettare.

Beh allora l’autonomia del parlamento costituzionalmente garantita cesserebbe di esistere.

 

C’era un altro modo per concedere quella libbra di carne e per incontrare disagio e protesta, per altro fomentata ad arte come arma di distrazione di massa, al solo fine di cercare quei consensi che non possono avere in altro modo.

 

Bastava assumere una delibera dell’ufficio di presidenza della Camera facendone salva l’autonomia.

Del resto già due volte lo si è fatto.

Contributo di solidarietà per tre anni.
Rinnovato per altri tre nel maggio scorso.

 

Vogliamo andare anche oltre e dimezzare i vitalizi in essere esattamente come avverrà, sciaguratamente, declassando i parlamentari a dipendenti statali  ergo dipendenti dal governo di turno?

 

Semplice.

Si prende la via diritta con autonoma decisione  e non si mette in discussione la principale istituzione della democrazia costituzionale.

 

Poveri dementi.

Che peraltro col metodo retroattivo del contributivo premiate quasi duecento ex parlamentari di lunghissimo corso aumentandogli l’attuale vitalizio.

 

Il vostro comune problema, grillini e renzisti,  è che avete una paura matta del popolo e dunque lo vellicate illudendolo al sol fine di continuare a fotterlo.

Pane e circo insomma.

Più circo che pane.
Visto che con l’abolizione dei vitalizi potrete, sempre che lo vogliate, concedere ben 68 centesimi al mese a coloro che sopravvivono con la pensione minima.

 

Altro che classe dirigente.

I rottamatori toscani /emiliani , quanto i giacobini grilleschi.

Due facce della stessa identica medaglia.

L’uno rottama chi gli obbietta e cautamente dissente gli altri ci sparano la cazzata dei due mandati.
Alla Putin.
Per la serie : faccio due mandati , salto un giro e me ne faccio altri due.

Li voglio vedere questi movimentisti leopoldini e grilleschi, senza terra senza partito e senza ideologie .

Questi pragmatici.

Né di destra  né di sinistra.

Li voglio vedere mollare la presa.

Sono voraci.

Mica considerano la politica come vocazione e professione. La pensano come Berlusconi.

Macché scelta di vita!

Solo un mezzo per esser in seguito altrove assoldati a far bella vita.

Insomma: mercenari al servizio di oligarchie economiche e finanziarie.

Quelle stesse che da tempo hanno indicato le democrazie del sud Europa come un ostacolo al dispiegarsi del libero mercato.

Gente che ha in odio tanto il popolo, quanto necessariamente, il parlamento che dovrebbe rappresentarlo.

Sempre con dignità ed onore.

Quella dignità e quell’onore che Renzi /Grillo non potranno mai rappresentare.

Al netto di Sinistra Italiana che si accoda e del Mdp che pudicamente si astiene.

A questi ultimi ricordo che sì è si e no è no, il resto è farina del diavolo.

Povera Italia.

I am red.

luglio 3, 2017

Chi ben comincia è a metà dell’opera recita un vecchio adagio.
Saggezza popolare.
Il primo luglio s’è cominciato male.
Molto male.

Bersani ha incentrato il suo discorso sulla “discontinuità”.
Mica facile quanto più che il leader dell’operazione politica in corso è un tale che ha votato sì al referendum costituzionale.

Pisapia. Il leader riluttante come lo ha definito Gad Lerner.
Per inciso , a me il Forrest Gump de noantri, non sembra tanto schivo, quanto piuttosto semplicemente scarso.
Ma, sia detto con tutto il rispetto, con ambizione smisurata rispetto alla sua dotazione di partenza.

A parte ciò, Bersani chiarisce che è cambiata la fase.
Abbastanza abile perché in questo modo sfugge del tutto ad un’autocritica sincera sulla fase del centro sinistra /Ulivo al governo.

Luci ed ombre, come al solito e buonanotte ai suonatori?

Mi par poco e troppo facile.

La condizione per fare ciò che Bersani ha giustamente definito come “protezione” in campo sanitario, scolastico e del lavoro è quella di prendere in considerazione e denunciare la subalternità culturale e politica della fase precedente.

Quando si praticò una politica adattiva all’andazzo neoliberista.

Quando non si ebbe coraggio e volontà di mettersi contro il vento che spazzava le vie della sinistra in Europa e nel mondo. A partire dalla leadership di Bill Clinton e di Tony Blair.

E quando poi, al termine di una lunga deriva dei DS, ci si acconciò alla nascita del PD vero sigillo italiano sulla morte di ogni possibile sinistra.
I riferimenti di allora erano il Partito democratico in USA, il PT di Lula in Brasile e il Partito del Congresso in India.
Ognuno poteva scegliere tra questi modelli di riferimento.

Adesso per il PD l’esempio è Macron: en marche.

Oggi come allora è il tipico provincialismo italiano a mettersi in marcia.
“Marciare non marcire” sembrerebbe lo slogan di Renzi.

A maggior ragione la “discontinuità” annunciata da Bersani non riesco a vederla , dato che manca del tutto un saldo riferimento a chi ha compiuto un vero atto di rottura con l’impegno a far vincere il no.

Anzi l’Insieme arancione, che afferma di non voler escludere nessuno, ha escluso, e duramente escluso, in partenza quanti si sono dati da fare per non lasciare alla destra la vittoria referendaria, vero spartiacque tra un prima e un dopo aperto alla possibilità di ricostruire una sinistra degna di questo nome nel nuovo millennio.

A questo punto, obiettivamente, ha di nuovo ragione Renzi.

Non si può rieditare un centro sinistra senza di lui e il suo partito personale che rappresenta il centro moderato.

Quindi non si può più fare un centro sinistra.
Non c’è vinavil che c’azzecchi.

E’ cambiata la fase , appunto.
Le vecchie alleanze non sono in alcun modo riproponibili in questa fase.

Il fatto che tra Pisapia e Bersani non si sia fatto cenno alcuno alla vittoria referendaria la dice lunga sull’operazione in corso.

Altro che “officine” sul programma, altro che contenuti.

Non pigliamoci per il culo: insopportabile ipocrisia politicista degna dei peggiori tempi passati.

Così cari arancioni, vecchi e nuovi, aprite un’autostrada all’albergo a cinque stelle e lasciate libero Renzi di fare, a suo comodo, un’alleanza con Berlusconi rientrato nelle file del partito popolare europeo nel quale  tra l’altro dovrebbe stare anche il PDR.

Di fronte a quest’operazione politica che continua a guardare all’alleanza con un PD derenzzizzato (pura illusione) io rispondo come risposi nel parlamento europeo alla bella ragazza tirata a lucido chi mi offriva un fazzoletto arancione: sorry , I am red.*

La strada è lunga.
Le scorciatoie sono precluse da tempo.

PS. ho notato la risposta di un vecchio arnese (anch’io mi definirei così, nessuna offesa) come D’Alema ad un giornalista.
Del tipo : siamo in piazza e ci sono pure gli apostoli…

* Chiedo scusa questa l’avevo già detta a proposito della rivoluzione arancione in Ucraina finanziata dai Clinton.