I am red.

Chi ben comincia è a metà dell’opera recita un vecchio adagio.
Saggezza popolare.
Il primo luglio s’è cominciato male.
Molto male.

Bersani ha incentrato il suo discorso sulla “discontinuità”.
Mica facile quanto più che il leader dell’operazione politica in corso è un tale che ha votato sì al referendum costituzionale.

Pisapia. Il leader riluttante come lo ha definito Gad Lerner.
Per inciso , a me il Forrest Gump de noantri, non sembra tanto schivo, quanto piuttosto semplicemente scarso.
Ma, sia detto con tutto il rispetto, con ambizione smisurata rispetto alla sua dotazione di partenza.

A parte ciò, Bersani chiarisce che è cambiata la fase.
Abbastanza abile perché in questo modo sfugge del tutto ad un’autocritica sincera sulla fase del centro sinistra /Ulivo al governo.

Luci ed ombre, come al solito e buonanotte ai suonatori?

Mi par poco e troppo facile.

La condizione per fare ciò che Bersani ha giustamente definito come “protezione” in campo sanitario, scolastico e del lavoro è quella di prendere in considerazione e denunciare la subalternità culturale e politica della fase precedente.

Quando si praticò una politica adattiva all’andazzo neoliberista.

Quando non si ebbe coraggio e volontà di mettersi contro il vento che spazzava le vie della sinistra in Europa e nel mondo. A partire dalla leadership di Bill Clinton e di Tony Blair.

E quando poi, al termine di una lunga deriva dei DS, ci si acconciò alla nascita del PD vero sigillo italiano sulla morte di ogni possibile sinistra.
I riferimenti di allora erano il Partito democratico in USA, il PT di Lula in Brasile e il Partito del Congresso in India.
Ognuno poteva scegliere tra questi modelli di riferimento.

Adesso per il PD l’esempio è Macron: en marche.

Oggi come allora è il tipico provincialismo italiano a mettersi in marcia.
“Marciare non marcire” sembrerebbe lo slogan di Renzi.

A maggior ragione la “discontinuità” annunciata da Bersani non riesco a vederla , dato che manca del tutto un saldo riferimento a chi ha compiuto un vero atto di rottura con l’impegno a far vincere il no.

Anzi l’Insieme arancione, che afferma di non voler escludere nessuno, ha escluso, e duramente escluso, in partenza quanti si sono dati da fare per non lasciare alla destra la vittoria referendaria, vero spartiacque tra un prima e un dopo aperto alla possibilità di ricostruire una sinistra degna di questo nome nel nuovo millennio.

A questo punto, obiettivamente, ha di nuovo ragione Renzi.

Non si può rieditare un centro sinistra senza di lui e il suo partito personale che rappresenta il centro moderato.

Quindi non si può più fare un centro sinistra.
Non c’è vinavil che c’azzecchi.

E’ cambiata la fase , appunto.
Le vecchie alleanze non sono in alcun modo riproponibili in questa fase.

Il fatto che tra Pisapia e Bersani non si sia fatto cenno alcuno alla vittoria referendaria la dice lunga sull’operazione in corso.

Altro che “officine” sul programma, altro che contenuti.

Non pigliamoci per il culo: insopportabile ipocrisia politicista degna dei peggiori tempi passati.

Così cari arancioni, vecchi e nuovi, aprite un’autostrada all’albergo a cinque stelle e lasciate libero Renzi di fare, a suo comodo, un’alleanza con Berlusconi rientrato nelle file del partito popolare europeo nel quale  tra l’altro dovrebbe stare anche il PDR.

Di fronte a quest’operazione politica che continua a guardare all’alleanza con un PD derenzzizzato (pura illusione) io rispondo come risposi nel parlamento europeo alla bella ragazza tirata a lucido chi mi offriva un fazzoletto arancione: sorry , I am red.*

La strada è lunga.
Le scorciatoie sono precluse da tempo.

PS. ho notato la risposta di un vecchio arnese (anch’io mi definirei così, nessuna offesa) come D’Alema ad un giornalista.
Del tipo : siamo in piazza e ci sono pure gli apostoli…

* Chiedo scusa questa l’avevo già detta a proposito della rivoluzione arancione in Ucraina finanziata dai Clinton.

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11 Risposte to “I am red.”

  1. Atos Benaglia Says:

    Condivido e diffondo, perché sono d’accordo con tua analisi . Voglio aggiungere che, oltre alla gravità di non aver parlato del referendum, “essi” non hanno parlato neppure di Europa, di Bruxelles, di trattati capestro, di oligarchie finanziarie e bancarie. Forse temevano di volare troppo alto e di perdersi. Ciao Mauro.

  2. Alessio Says:

    Bersani e compari (Speranza, Gotor, etc..) hanno votato tutto, di tutto e di più. Per anni. Nascondendo la loro vergogna dietro al voto di fiducia e a una immaginifica disciplina di partito. Al momento del referendum, dopo aver votato con le stesse scuse per ben 3 volte la riforma eversiva della Boschi, fotocopia di quel piano di rinascita democratica del suo compaesano Gelli, si sono timidamente schierati per il No a 20 giorni dal referendum ma, specificavano, senza aderire a comitati o altro. E solo dopo, anzi appena dopo, che si erano chiusi i termini per la richiesta degli spazi elettorali ai comuni. Ora vogliono rifilarci l’ avvocato di De Benedetti, un figuro che invece ha sentito il bisogno di sostenere il Sì, come del resto il suo succhione che vive nella tenda e il nipote di Gianni Letta “esule” a Parigi. Che dire? Unità? Ma de che? L’ unità non deve essere un dogma, tanto più con una legge elettorale proporzionale. L’ unità è un mezzo, non un fine e l’ unità con questi è squalificante. Perciò che si arrangino e al diavolo Piazza Santi Apostoli e tutta la pantomima neoulivista. L’ Ulivo è stata una stagione profondamente negativa (anche col mio voto) in cui arrivò il Governo il peggio del peggio d’ Italia: Prodi, Ciampi, Andreatta, Napolitano, Veltroni, Fassino, Luigi Berlinguer, Treu e altri che non sto a citare. Giudizio duro? Era peggio Berlusconi? Beh, sputare sulla propria storia non va mai bene. Ma non è tempo di opportunismi, di quella storia non c’ è nulla da salvare, c’ è da rinnegarla. A parole e nei fatti. Non serve una sordida operazione neoulivista, non serve all’ Italia e neppure alla sinistra. Bersani e soci hanno votato tutto, di tutto e di più per anni. A volte scappavano persino dall’ Aula. Sono responsabili dei danni del Governo Letta e Renzi. Ergo non sono credibili, se non per uno sparuto gruppo di supporter. La loro idea è chiara: fare il Governo col Pd il giorno dopo le elezioni e mantenere nel frattempo tutte le giunte locali. coi democratici. No, no e no!!!

  3. Giovanni Says:

    Voglio vedere se questi neoulivisti hanno il coraggio di candidarsi alle prossime elezioni senza “paracaduto”
    Fa bene Renzi a non allearsi con l’Avvocato del proprietario de”La Repubblica”
    Siamo al ridicolo.Tutti i giorni il quotidiano del “Magmate”De Benedetti vomita veleno contro Renzi ma …. udite udite ,domenica scorsa Scalfari faceva il verso a Dante :Giuliano vorrei che Tu e Matteo e…foste presi da incantamento

  4. Massimo di mascio Says:

    Letto il forum del manifesto con la Falcone, Fratoianni, D’Alema e Acerbo. Per me è stato sconsolante.
    D’Alema inquadra correttamente la questione: con le truppe del Pd allo sbando, è urgente infilare un cuneo nel saliente del loro fronte. Una lista unitaria percepita come forte e coesa e che prenda un 15-20 per cento. Solo così può diventare attrattiva. La gente se sa che prendi il 3 per cento non ti vota proprio. Ma poi fa l’errore di comunque volere un rapporto con il pd che con un renzi sconfitto potrebbe tornare nelle mani degli orlandiani.
    Ma questo per non voler discutere di 30 anni di neoliberismo da lui introdotti.
    Acerbo fa l’errore di non capire che lui è percepito come uno da 3 per cento e prendera’ l’1. Non capisce che oggi lui podemos, melenchon, tsipras etc li guarda col binocolo.

    Fratoianni è ancora nel mood vendoliano degli anni scorsi.

    La falcone, capita la parata sta pensando di dedicarsi al lavoro almeno fa qualcosa di buono per se.

    Questo è quanto io ho tratto dalla lettura.

    Come dovrebbe essere per me?
    Una lista unica per fare massa, che abbia parole d’ordine molto chiare sul liberismo. Che pensi prima a prendere il 20 per cento rimandando a data da destinarsi il rapporto col Pd. Che non abbia al suo interno personale politico con più un anno di storia alle spalle.

    Mi pare che andiamo con due liste: una che scimmiotta melenchon e che prenderà l’1 per cento. Un’altra che si dibatterà su cosa fare dopo le elezioni col pd.
    Dovranno rimettere mano alla legge elettorale. Spero che portino la soglia di sbarramento all’8 per cento come al senato, cosi vanno tutti a casa e la chiudiamo qui..

  5. maurozani Says:

    Massimo, condivido.
    A data da destinarsi. Già.
    Se ci si pone il problema del PD , anche solo alla lontana, col c….che ci si prepara a quel 15/20 %.
    A me sembrano idioti. Fatti e finiti.
    Bisogna andare frontali, liberi da vincoli di sorta.

    PS. Quanto al personale politico, la cosa che tu auspichi non esiste in natura.
    La politica come professione (ma , in tedesco) anche come vocazione. Max Weber. 1919.

    PPS. Ciò non toglie che basterebbe dire: io, resto in politica ma non mi candido.
    Anzi sarebbe necessario.

    • Massimo di mascio Says:

      Si si!
      L’ho detta malissimo. Non voglio negare a nessuno il diritto/dovere di fare politica.
      Basterebbe dire non mi candido.

  6. claudiopagani Says:

    Non piu tardi di ieri ascoltato un ex-deputato di Gallipoli commentare , senza alcun suggeritore; ” quello più che un leader politico sembra un guitto da avanspettacolo; avete notato che , anche fisicamente , assomiglia a Macario?” In questa valle di lacrime , è confortante vedere che 2 “comunisti trinariciuti ” concordino nello stesso paragone.

  7. maurozani Says:

    Ah. Beh ci son cose su cui concordiamo. Adesso mandiamolo a cagare.

  8. maurozani Says:

    Macario, intendo.

  9. maurozani Says:

    Aggiungo, affinché non mi rimanga sullo stomaco: persona politicamente disprezzabile, sotto ogni riguardo.

  10. claudiopagani Says:

    Caro Mauro aggiungerei politico modesto e visibilmente eterodiretto

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