Archive for ottobre 2017

Digressione.

ottobre 25, 2017

A proposito di “Follia” e di “traversata nel deserto.”

Proviamo a metterla in un altro modo per vedere se ci comprendiamo meglio.

L’assunto di partenza è che la sinistra (tutta) del novecento ha sostanzialmente fallito pur ottenendo in dialettica serrata e anche in una guerra di classe aperta o sotterranea risultati molto rilevanti sul piano sociale.
Oggi rimessi drasticamente in discussione.
L’esempio, a mio avviso eclatante, è la concezione biopolitica del potere che porta
a fronte dell’incremento demografico, del miglioramento netto delle condizioni di vita, non solo in occidente grazie al progresso scientifico in molti campi, a programmare a tavolino la speranza di vita in rapporto alle risorse pubbliche disponibili.
Si collega la durata lavorativa dei singoli e di interi blocchi sociali in rapporto all’aumento (o alla diminuzione) delle aspettative di vita.
Ciò viene generalmente accettato senza colpo ferire se non per proteste marginali spesso dettate da tattiche politiche contingenti che, pur necessarie, non rimettono in discussione l’impostazione post umanista di questa visione che sembra divenuta ormai, nell’epoca digitale, un neutro algoritmo.

Del resto sono i Big Data che influenzano e anzi plasmano preferenze, scelte obbligate tecnicamente oggettive, e dunque non discutibili se non sul vecchio piano analogico quando il pensiero critico era tale in virtù di una autonomia culturale che s’ostinava ad immaginare e teorizzare soggettivamente e “dall’esterno” cambiamenti più o meno radicali.

In un’epoca analogica un tale approccio al trattamento sperimentale della vita umana sarebbe stato tacciato di puro nazismo per il suo implicito carattere di sperimentazione eugenetica.

Adesso invece nell’epoca digitale, un tale morbido nazismo s’ impone come normale, ovvio , scontato esito  dell’unilaterale ragione dell’economia , per il tramite dell’informazione.

Aiuta in questo progetto non pensato ma piuttosto impostosi “evolutivamente”  un desiderio d’onnipotenza insito alla natura umana in base al quale magari un giorno si vivrà per sempre .

Magari grazie alle esoteriche applicazioni dell’intelligenza artificiale.

Alla fine un algoritmo ci salverà negando la nostra morte.

Fermo qui la digressione, tuttavia tutt’altro che fuorviante, per tornare all’assunto iniziale.

 

 

Nelle nuove condizioni del mondo piatto, oggettivo, algoritmico pensare la sinistra può sembrare un’utopia per ideologi incalliti.

Solo a patto però che non si prenda atto di una sconfitta strategica.

Se lo si fa, allora c’è la possibilità di organizzare una ritirata strategica come unica condizione per tornare all’attacco.

Non si tratta di reinventare il comunismo -come afferma Zizek- bensì di reinventare la sinistra, sapendo che potrà avere altri nomi, corrispondenti a nuove battaglie, a ricollocazione di valori umani e sociali anche rimettendo in discussione grandi obiettivi come la giustizia sociale.
Non per abolirne e liquidarne l’inspirazione insopprimibile negli umani. Ma per aggiustare il tiro e colpire nel segno.
In analogica continuità.

Ciò, confusamente, per dire che lo spiazzamento subito almeno dagli anni ottanta del secolo scorso, non può esser recuperato e alla fine superato con vecchi mezzi. Né con abile tattica nel presente.

Occorre rimettersi allo studio tenacemente, pazientemente.
Gestire la ritirata strategica con ordine e disciplina.
Un passo dopo l’altro.

Perdere terreno senza perdersi nella disperazione o meglio nell’indifferenza liquida, sfrangiata dei tempi post moderni nei quali “uno vale uno”. Eccelsa stronzata derivante dalla cosiddetta “disintermediazione” proposta dal digitale.

Non perdersi vuol dire ri- studiare per individuare i punti di resistenza sui quali attestarsi per lanciare in futuro efficaci teste di ponte ben munite da un recuperato consenso sociale.

Ecco, vagheggiavo , (secondo alcuni) di oasi da raggiungere, adesso lo dico in un altro modo.
La dura sostanza non cambia.

Intanto una testa di ponte potrebbe stabilirsi nel negare recisamente il metodo algoritmico nella gestione materiale dell’aumento dell’aspettativa di vita.

Se davvero tale aspettativa (che a me sembra piuttosto una speranza) aumenta , a maggior ragione bisogna diminuire il lavoro necessario, aumentare le risorse finanziarie a favore del tempo di non lavoro.

Una visione rovesciata rispetto alla corrente normalità.

E il debito pubblico?
Non sarà mai ripagato.
Proprio mai.
Semmai potrà contenersi in minima percentuale quando metteremo al lavoro e allo studio legioni di giovani e immigrati che al momento non possono che ritirarsi, in assenza di indicazioni,  come a Caporetto.

Ovvio che questo sproloquio è solo l’abborracciata introduzione all’alternativa da costruire proprio durante la ritirata.

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Follia.

ottobre 11, 2017

Nell’attuale momento storico dove s’è ormai imposto un pieno totalitarismo liberista, come forma di dittatura sulla politica, è, a mio avviso vano e sterile cercare di manovrare all’interno delle coordinate dettate , esplicitamente o implicitamente, dalla sua inesorabile logica.

Insomma continuare a giocare con carte truccate porta alla sconfitta “reale” sul piano dei valori e dei principi sociali fondamentali per una forza di sinistra, anche quando si dovesse formalmente vincere.

Dato che la contrapposizione culturale, teorica e pratica non si è avuta ,fino ad ora, restano solo due strade.

Quella del PD che segue come l’intendenza i dettami della dittatura liberal/liberista entro un progetto di trasformismo denominato centro-sinistra e quella di chi guarda con speranza e comunque ardimentosamente, pericolosamente verso “nuove vie della seta” per la sinistra, nell’unico modo possibile.

Ripartire daccapo.
Forse dal livello zero
Ritentare ancora.

E’ quest’ultima una posizione ultra minoritaria che impone di fermarsi, prendere fiato e cercar di ripartire su basi diverse, radicalmente diverse, rispetto all’esperienza della sinistra comunista e socialdemocratica del novecento.

Per questo, al netto di qualche simpatia per i tentativi in atto a sinistra (del PD naturalmente) faccio fatica a ragionare in termini di razionalità politica a corto respiro.

Non so bene a cosa serva.

Non vedo dove porti una manovra classica entro le attuali coordinate.

Chi vuole ottenere peso politico ed elettorale per fare pressione sul PD e togliere dal campo Renzi e il suo arruffato trasformismo come condizione per ricostruire un centro-sinistra mi sembra rimanere del tutto interno alla realtà, sociale, politica psicologica plasmata da trent’anni di liberismo.

Alla fine anche se quest’operazione , dovesse andare (molto parzialmente) in porto, del ché è lecito dubitare, non farebbe altro che consolidare gli imperativi ideologici dell’attuale dominio dei poteri globali (per dirla sbrigativamente).

Tante volte ho detto a coloro che si ostinano ad intervenire su questa sottospecie di intermittente blog che c’è da intraprendere una traversata nel deserto.

Necessariamente minoritaria ma non per questo priva di una sua interna e forte verità.

Il coraggio di osare lasciandosi alle spalle il bagaglio di un passato che non passa , guardando oltre ogni attuale contingenza.

Oltre i limiti imposti da sistemi politici resi obsoleti da ormai tanto tempo.

L’efficacia politica oggi mi sembra risiedere in un immersione, senza zattere di salvataggio, nei problemi sociali del nostro tempo con il coraggio di cercare di erodere i miti e gli idoli che sono stati imposti come diffuso senso comune.

Via e fuori dal senso comune è la prima condizione per ritentare la scalata verso una società di liberi ed uguali.

Anche continuando a sbagliare.

Ma ritentare occorre.

Cosa vuol dire in termini pratici?

Di prassi politica?

Secondo il mio , sempre provvisorio, parere converrebbe operare sul medio lungo periodo.

Esempio, entro questa visione, da qui alle elezioni non c’è tempo né per seminare né per raccogliere.

L’uva è del tutto acerba.

Conviene, converrebbe puntare più in alto.

Persino saltare un giro dando forza eclatante al “partito” delle schede bianche.

Condizione forse per presentare una lista civica nazionale, un’alleanza tra cittadini, al prossimo giro di boa elettorale che , con ogni evidenza, ci sarà nel giro di non molto tempo.

E farlo, necessariamente con i protagonisti, la classe dirigente, che potrà formarsi nel frattempo.

E da lì ripartire dividendo la destra dalla sinistra in modo netto, alfine democratico in senso pieno e “reale”, per ricostituire l’autorità della politica basata sull’autorevolezza degli attori sociali.
E tra questi il ruolo , finalmente e politicamente centrale e trainante della classe sociale maggioritaria dopo la proletarizzazione della classe media.

E’ un modo per non rassegnarsi.

Per dirla in gergo mercatista :votiamo scheda bianca perché sul mercato della politica non c’è alcuna nuova offerta all’altezza delle prove ardue del presente e del futuro.

E intanto stiamo ventre a terra sui cosiddetti territori con un attivismo centrato su piccoli parziali successi che possano aggregare dal “basso” per far crescere idee nuove , proposte politiche non ancora elaborate.

Follia?