Archive for maggio 2018

Al voto.

maggio 28, 2018

Leggo e rileggo l’art 92 della Costituzione.
Continuo a non vedere l’eventuale vulnus che Mattarella avrebbe provocato.
Poi i costituzionalisti dicano la loro.
A me sembra che quell’articolo abbia un senso chiarissimo. Ci deve essere una consensualità tra la “proposta” del Presidente del Consiglio incaricato e la nomina del Presidente della Repubblica.
In altri termini bisogna mettersi d’accordo , altrimenti prevale quest’ultimo.
Resta che Mattarella ha gravemente sbagliato nella scelta di Cottarelli. Una persona simbolo delle politiche austeritarie della UE.
Come tirare la volata a Salvini/Di Maio.
Soprattutto al primo che, con la metà dei voti del secondo, ha deciso tutto.
Nel merito, quando Mattarella ha suggerito di dare l’interim all’economia a Conte e/ di indicare Giorgetti vice segretario della Lega, beh è per me evidente che il Presidente voleva fortemente un governo politico fatto dai vincitori.
Il suo comportamento istituzionale è stato ineccepibile.
Non è bastato però a non fare scattare la trappola, evidentemente preparata da tempo.
Quanto al merito, ormai si dovrebbe sapere, o quantomeno intuire che l’Euro (dalla cui uscita non c’era traccia né in campagna elettorale , né nel famigerato contratto) è una moneta destinata al fallimento.
In quella cittadina olandese ci si mosse al traino della Germania con la Francia (Mitterand) che pensava comunque di poter imbrigliare quello che invece di sarebbe dimostrato il Quarto Reich economico nel quale l’Euro era semplicemente un nome diverso dato al marco tedesco.
Tutti si illusero.
Prevalse l’idea anacronistica di Monnet. Il metodo funzionalista in base al quale fatta una moneta unica si sarebbe reso obbligatoria l’unione politica.
Come costruire una casa partendo dal tetto.
Operazione ad altissimo rischio.
Adesso ha ragione (se ho ben inteso) il direttore del Guardian, secondo cui l’Euro è l’inferno ma uscirne unilateralmente potrebbe essere ancora peggio.
Credo sia esatto.
Non sono neppure state previste le procedure per uscire dalla moneta unica. In sostanza nessuno sa come si potrebbe fare e a quali incognite si andrebbe incontro.
Chiaro dunque che la posizione di Savona (quello attuale non quello di Ciampi), condivisibile per quanto mi riguarda all’ottanta per cento, ha tuttavia un limite. Quello di non saper rispondere alla semplice domanda: come si fa ad uscire da soli dalla strana moneta senza Stato?
A mio avviso, dopo il fallimento della Costituzione per l’Europa, grazie anche ai due referendum in Francia e in Olanda, bisogna ripartire dai trattati , dalla loro messa in discussione.
Partire dalle fondamenta , non dal tetto.
Il problema è però reso assai arduo.
Con il grande allargamento è divenuto impossibile aggirare il mulin gazzino della unanimità.
Da allora in poi la costruzione di un’Europa politica è stata messa da parte.
Siamo in verità, noi europei, in un vicolo cieco.
E le forze nazionaliste cominciano ad avere consenso ovunque.
Lo vedremo alle prossime elezioni europee.
In Italia siamo nelle mani (ancor più dopo la nomina di Cottarelli) di due banditi della politica che tutto volevano fuorché governare.
E anche il risultato delle mancate elezioni del 2011, dei governi “tecnici” , della rincorsa al populismo vanamente effettuata da Renzi.
Al contempo è qualcosa di più.
Di più grande e profondo, visto che tanti che sono stati nel PD fino all’ultimo minuto oggi son passati armi e bagagli al M5S.
Sintomatico di questo paese.
Che non sarà solo un’espressione geografica come diceva Metternich, ma dopo la stagione breve (in tempo storico) post resistenziale ci si arriva ormai molto vicino.
Dalla nostra abbiamo solo il fatto evidente di essere troppo grandi per fallire senza procurare una crisi irreversibile dell’Intera Europa.
Potremmo far politica, grazie a questo dato di fatto, ma ormai la politica fa parte , appunto, di una stagione conclusa mentre si fa appello alla parte (temo adesso maggioritaria) peggiore dell’Italia. Agli umori, alle tensioni carsiche, ai cattivi pensieri, all’egoismo individuale, alla mancanza di solidarietà nazionale che un tempo erano pazientemente disciplinati, incanalati e rappresentati, con opportuna “bonifica” civile dal sistema dei partiti di massa. E questo nonostante una guerra civile sorda sulla quale si sono innestati terrorismi di ogni colore sovvenzionati sempre da potenze straniere.
Adesso siamo allo sbando.
Uno vale uno e in due hanno messo con le spalle al muro la presidenza della repubblica.
Non l’uomo, ma l’istituzione intera.
Ciò condurrà alle peggiori cose.
Peggiorate, ripeto, da Cottarelli, al di là della sua personale volontà e intenzione.
A me sembra che a questo punto si renda necessario votare subito.
Vediamo se i due “banditi” che hanno imposto la loro privata volontà alla presidenza della repubblica ,saranno conseguenti.
E non ci vengano a dire che ci vuole tempo per la legge elettorale solo perché non sanno ancora bene che pesci prendere in termini di alleanze, dopo quel ridicolo contratto.
Si rivoti, dunque. Altro che appendere bandiere.
E accada quel che deve accadere. Magari Salvini, come si rende conto in estremo ritardo il Di Maio, grande stratega col fiato sul collo della famiglia Di Battista. Il figliolo non ha ancor fatto le valigie per andare a predicare in brasile.
Gli italiani si rendano responsabili, finalmente , del proprio destino.
Altra strada non c’è. O se c’è io non la vedo.

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Il governo della nuova destra.

maggio 10, 2018

Adesso tra quanti da sinistra hanno votato per gli stellati è tutto un recriminare.
Bastava un’apertura di ciò che resta del PD e di ciò che residua in LeU e si poteva sbarrare la strada al governo giallo/verde.
E’ una tesi consolatoria quanto del tutto falsa.
Non c’è mai stata alcuna possibilità di un governo M5S e PD per la semplice ragione che l’elettorato cinque stelle costituisce, in parte maggioritaria, una nuova e inedita destra ad un tempo corporativa e tecnocratica.
Il populismo esibito (peraltro anche da Renzi a suo tempo e prima ancora da Berlusconi) è solo il tratto comune ad una politica ancillare.
E’ la maschera dietro la quale si perseguono progetti politici che poco hanno a che fare con il “popolo”. Insomma comodi specchietti per allodole dopo la prova devastante dei governi austeritari consociativi o tecnici.
Non a caso si è scelto Di Maio come “Capo Politico” che più di altri incarna questa destra di tipo nuovo che la Casaleggio e Associati con evidenti simpatie internazionali ha fatto lievitare – come fece Berlusconi sull’onda di Tangentopoli- sul terreno di una generalizzata sfiducia (ben giustificata del resto) nei confronti della politica.
Di tutta la politica.
Naturalmente il Capo Politico ha dovuto fare un passo di danza verso il forno del PD, che ormai vende solo pane raffermo, perché doveva neutralizzare un’eventuale fronda interna capeggiata (forse da Di Battista che non risulta impegnato in Brasile o in qualche luogo dell’America del Sud) e per tenere a bada i mugugni, che potevano degenerare in protesta e distacco da parte della componente minoritaria del suo elettorato proveniente genericamente da sinistra.
La mia idea è che da molto tempo Di Maio e Salvini, dopo essersi annusati e molto piaciuti avevano raggiunto una bozza di accordo per taluni aspetti anche generazionale, ma fortemente poggiante su di una base “culturale” comune.

Dopo le elezioni del 4 marzo l’accordo ha cominciato a perfezionarsi perché uno non vale uno: il Nord non vale il Sud e viceversa come ha dimostrato il voto.

Salvini e Di Maio uniti prima nella lotta e adesso (forse) nel governo cercano di rappresentare una parte significativa dell’Italia di oggi, divisa in due più che in passato.
Sono obbligati ad unire le forze per prendere il potere, grazie anche ad una legge elettorale che puntava, obiettivamente, a fare del PD l’ago della bilancia e che invece sta saldando una nuova alleanza.

Prendere il potere più che governare, stando a talune parole di Di Maio secondo cui si poteva prevedere la scelta di altri terreni oltre a quello della democrazia rappresentativa.

Parole pesanti come pietre, molto sottovalutate da tutta la stampa, disposta a transigere allegramente su tutto, pur di spingere il PD a fare il cane da guardia degli stellati escludendo l’estremista Salvini.
Parole che non possono certo dispiacere a Salvini.
Uno che va allo stadio con la giacchetta inventata da Casa Pound non lo fa a caso.
Tra l’altro l’uomo non è affatto uno stupido improvvisatore.
Insomma i due son fatti uno per l’altro.
Il Capo politico ha ancora molto consenso nell’opinione pubblica, il fascista verde ha una struttura organizzata in tutto il Nord.
Si completano a vicenda.
E fanno entrambi la nuova destra.
Differenze sostanziali tra i due io non li vedo e mi permetto di espormi dicendolo in chiaro.
Non è ancora detto che ce la faranno.
Ma ci sono molto vicini.
Le poltrone che Di Maio spergiurava di non voler scambiare con nessuno sono una posta in palio di enorme importanza dato che non c’è solo il governo ma tanti boiardi di stato; tante cariche para pubbliche da spartire; tanti ruoli nei quali riciclare e promuovere (ricordatevi questo) molte persone già conosciute, magari tra coloro che hanno fatto del rigore finanziario la propria bandiera non certo popolare.
Dopodiché si può cercare di stabilizzare un nuovo stato delle cose corrispondente all’avvio di un nuovo regime mallevato (volente o nolente) dalle innovazioni renziste.

Resta il problema del terzo uomo, necessario e necessariamente, debole per celebrare il gemellaggio senza far torto a nessuno dei due gemelli.
Non penso proprio che stiano discutendo di programmi.
Alla fine ha ragione Bossi poche cose, stringate.
Basta una paginetta.

E’ il resto che conta per avviare il contratto di potere.

In corso d’opera può anche darsi che il contratto venga disdetto o che qualcuno sia disposto a pagar penali ma intanto il cantiere è aperto.
Va bene al PD, va bene a Forza Italia che hanno bisogno di tempo.

E nel PD non va bene solo a Renzi.
Trovo intollerabili ipocriti coloro che nel PD o in LeU scaricano sull’uomo di Rignano una responsabilità improbabile.

Certo Renzi ha avuto il torto e commesso l’errore di intestarsi per interne ragioni una “rottura” di qualcosa che… non sarebbe mai avvenuto.
Ma la polemica di questi giorni non ha molto senso.
Vuoi mai che Fassino, Veltroni, Chiamparino e compagnia bella credessero davvero di fare un governo con Grillo?
Ci credeva semmai solo quel fine stratega del governatore pugliese.

Alla fine ha fatto “miglior politica” il vecchio Berlusconi cui gli stellati concederanno sottobanco alcune cosette che sapremo man mano.
Forse le “cosette” non piaceranno a coloro che : meglio sgombrare tutta la baracca tramite i rivoluzionari stellati e non potrà che venir del bene.
Bravi.
Poi me lo saprete dire.
Amici e compagni.