Al voto.

Leggo e rileggo l’art 92 della Costituzione.
Continuo a non vedere l’eventuale vulnus che Mattarella avrebbe provocato.
Poi i costituzionalisti dicano la loro.
A me sembra che quell’articolo abbia un senso chiarissimo. Ci deve essere una consensualità tra la “proposta” del Presidente del Consiglio incaricato e la nomina del Presidente della Repubblica.
In altri termini bisogna mettersi d’accordo , altrimenti prevale quest’ultimo.
Resta che Mattarella ha gravemente sbagliato nella scelta di Cottarelli. Una persona simbolo delle politiche austeritarie della UE.
Come tirare la volata a Salvini/Di Maio.
Soprattutto al primo che, con la metà dei voti del secondo, ha deciso tutto.
Nel merito, quando Mattarella ha suggerito di dare l’interim all’economia a Conte e/ di indicare Giorgetti vice segretario della Lega, beh è per me evidente che il Presidente voleva fortemente un governo politico fatto dai vincitori.
Il suo comportamento istituzionale è stato ineccepibile.
Non è bastato però a non fare scattare la trappola, evidentemente preparata da tempo.
Quanto al merito, ormai si dovrebbe sapere, o quantomeno intuire che l’Euro (dalla cui uscita non c’era traccia né in campagna elettorale , né nel famigerato contratto) è una moneta destinata al fallimento.
In quella cittadina olandese ci si mosse al traino della Germania con la Francia (Mitterand) che pensava comunque di poter imbrigliare quello che invece di sarebbe dimostrato il Quarto Reich economico nel quale l’Euro era semplicemente un nome diverso dato al marco tedesco.
Tutti si illusero.
Prevalse l’idea anacronistica di Monnet. Il metodo funzionalista in base al quale fatta una moneta unica si sarebbe reso obbligatoria l’unione politica.
Come costruire una casa partendo dal tetto.
Operazione ad altissimo rischio.
Adesso ha ragione (se ho ben inteso) il direttore del Guardian, secondo cui l’Euro è l’inferno ma uscirne unilateralmente potrebbe essere ancora peggio.
Credo sia esatto.
Non sono neppure state previste le procedure per uscire dalla moneta unica. In sostanza nessuno sa come si potrebbe fare e a quali incognite si andrebbe incontro.
Chiaro dunque che la posizione di Savona (quello attuale non quello di Ciampi), condivisibile per quanto mi riguarda all’ottanta per cento, ha tuttavia un limite. Quello di non saper rispondere alla semplice domanda: come si fa ad uscire da soli dalla strana moneta senza Stato?
A mio avviso, dopo il fallimento della Costituzione per l’Europa, grazie anche ai due referendum in Francia e in Olanda, bisogna ripartire dai trattati , dalla loro messa in discussione.
Partire dalle fondamenta , non dal tetto.
Il problema è però reso assai arduo.
Con il grande allargamento è divenuto impossibile aggirare il mulin gazzino della unanimità.
Da allora in poi la costruzione di un’Europa politica è stata messa da parte.
Siamo in verità, noi europei, in un vicolo cieco.
E le forze nazionaliste cominciano ad avere consenso ovunque.
Lo vedremo alle prossime elezioni europee.
In Italia siamo nelle mani (ancor più dopo la nomina di Cottarelli) di due banditi della politica che tutto volevano fuorché governare.
E anche il risultato delle mancate elezioni del 2011, dei governi “tecnici” , della rincorsa al populismo vanamente effettuata da Renzi.
Al contempo è qualcosa di più.
Di più grande e profondo, visto che tanti che sono stati nel PD fino all’ultimo minuto oggi son passati armi e bagagli al M5S.
Sintomatico di questo paese.
Che non sarà solo un’espressione geografica come diceva Metternich, ma dopo la stagione breve (in tempo storico) post resistenziale ci si arriva ormai molto vicino.
Dalla nostra abbiamo solo il fatto evidente di essere troppo grandi per fallire senza procurare una crisi irreversibile dell’Intera Europa.
Potremmo far politica, grazie a questo dato di fatto, ma ormai la politica fa parte , appunto, di una stagione conclusa mentre si fa appello alla parte (temo adesso maggioritaria) peggiore dell’Italia. Agli umori, alle tensioni carsiche, ai cattivi pensieri, all’egoismo individuale, alla mancanza di solidarietà nazionale che un tempo erano pazientemente disciplinati, incanalati e rappresentati, con opportuna “bonifica” civile dal sistema dei partiti di massa. E questo nonostante una guerra civile sorda sulla quale si sono innestati terrorismi di ogni colore sovvenzionati sempre da potenze straniere.
Adesso siamo allo sbando.
Uno vale uno e in due hanno messo con le spalle al muro la presidenza della repubblica.
Non l’uomo, ma l’istituzione intera.
Ciò condurrà alle peggiori cose.
Peggiorate, ripeto, da Cottarelli, al di là della sua personale volontà e intenzione.
A me sembra che a questo punto si renda necessario votare subito.
Vediamo se i due “banditi” che hanno imposto la loro privata volontà alla presidenza della repubblica ,saranno conseguenti.
E non ci vengano a dire che ci vuole tempo per la legge elettorale solo perché non sanno ancora bene che pesci prendere in termini di alleanze, dopo quel ridicolo contratto.
Si rivoti, dunque. Altro che appendere bandiere.
E accada quel che deve accadere. Magari Salvini, come si rende conto in estremo ritardo il Di Maio, grande stratega col fiato sul collo della famiglia Di Battista. Il figliolo non ha ancor fatto le valigie per andare a predicare in brasile.
Gli italiani si rendano responsabili, finalmente , del proprio destino.
Altra strada non c’è. O se c’è io non la vedo.

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4 Risposte to “Al voto.”

  1. Giuseppe Parisi Says:

    MAH … SIAMO IN CUL DE SAC, PER RIPARTIRE CHI HA AVUTO DI PIU’ E MOLTO DI PIU’ dovrebbe rinuncoare ai 1.000 vantaggi, impossibile o si trovano i diamanti oppure …. ciao

  2. Giovanni Says:

    Il presidente del consiglio(incaricato) propone e il presidente della repubblica nomina i ministri
    Ma se il parlamento non dà la fiducia, (conditio sine qua non) il governo puo’ soltanto sbrigare gli affari correnti fino a nuove elezioni
    Nuove elezioni perché non c’é una maggioranza in parlamento.
    Ma quando c’è una maggioranza di governo con il 60% di parlamentari può il presidente della repubblica rifiutare l’incarico a un governo perché un singolo ministro non è di suo gradimento e poi nominare un governo “neutrale” che sicuramente non riceverà la fiducia, provocando così nuove elezioni.
    Direi di no . Percorrendo questa tortuosa via di fatto si annulla un risultato elettorale
    I due Banditi sono i due esponenti politici che hanno formato un’alleanza di governo sulla base di un accordo post elettorale , come è avvenuto in Germania, dove la ripartizione dei ministeri é materia insindacabile dei partiti che costituiscono l’alleanza di governo
    L’indirizzo politico di un governo è sindacabile da parte del presidente della repubblica? La risposta è sicuramente no, perché e sindacabile esclusivamente dal parlamento, fonte esclusiva della legittimità di un governo
    Quello che scrivo sono nozioni banali di diritto costituzionale, ma servono a rammentare che l’interpretazione di una singola norma è impossibile senza il raccordo con il Corpus normativo (cosidetta interpretazione sistematica)
    Qualcuno ha correttamente osservato durante i lavori preparatori della costituzione che la peculiarità della nostra repubblica parlamentare sta nel principio che la sovranità del popolo si esplica, mediante il voto, nell’elezione del Parlamento e nel referendum. E poiché anche il referendum si inserisce nell’attività legislativa del Parlamento, il fulcro concreto dell’organizzazione costituzionale è qui, nel Parlamento; che non è sovrano di per se stesso; ma è l’organo di più immediata derivazione dal popolo; e come tale riassume in sé la funzione di fare le leggi e di determinare e dirigere la formazione e l’attività del governo.

    Volete una repubblica presidenziale?
    Si può fare. Ma in tal caso sarà il disprezzato popolo ad eleggere il presidente

    In realtà quello che non va bene nel programma di governo giallo verde è il taglio alle pensioni d’oro, quelle sopra i 5000 euro. Stiamo parlando di otre 35 miliardi di euro all’anno Se moltiplichiamo quell’importo per i prossimi 30 anni avremo risorse per 1000 miliardi

    Una bella cifra che si potrebbe utilizzare per garantire una pensione decorosa a chi per una vita ha soltanto ottenuto una retribuzione di mera sussistenza oppure ha dovuto fare la casalinga per necessita o perché non aveva alternativa
    E ancora un reddito di cittadinanza per i disoccupati, in vista di tempi migliori
    La redistribuzione della ricchezza oggi può essere praticata soltanto per questa via , magari accompagnandola con una patrimoniale del 15 %sui ricchi. (sono ricchi secondo gli standard internazionali quelli che hanno un patrimonio superiore a 25 milioni di dollari)

  3. remo tedeschi Says:

    Credo che Di Maio debba chiarire la ripetuta risposta data a giornalisti: Sui ministri decide il Presidente Mattarella.
    Sembra che abbia deciso, qual è il problema?

    Salvini può dare ordini a malapena alla sua collaboratrice domestica,

  4. dbuzzetti Says:

    Gli accenti apocalittici di commentatori come Marco Revelli della situazione attuale mancano a mio avviso di una chiara visione di quanto sta accadendo.
    Ora, gli stati nazionali, compresi gli Stati Uniti, e in una certa misaura anche l’Unione Europea, hanno di fatto perso, o rinunciato, al controllo della politica economica e in misura ancora maggiore della finanza globale. La radice di tutto ciò sta nell’illusione largamente condivisa da tutta la sinistra negli anni ’90, quella socialdemocratica e, qui da noi anche quella ex-comunista, che si potessero ancora praticare, con la cosiddetta “terza via” politiche sociali efficaci in grado di contrastare gli effetti sociali devastanti delle politiche neoliberiste, come se nulla fosse cambiato rispetto alla stagione del dopoguerra quando il laburismo e le socialdemocrazie europee hanno realizzato efficaci politiche di welfare.
    L’elezione di Trump, la Brexit, l’accesso al bollottaggio della Le Pen, e le nostre elezioni del 4 marzo hanno una radice comune nel malcontento e nel disagio sociale prodotti dalle politiche neoliberiste e nella mancanza di risposte adeguate da parte della sinistra tradizionale.
    Solo l’ultradestra è stata in grado di intercettare questo profondo disagio sociale con le ambigue parole d’ordine dell’antipolitica e del superamento della tradizionale opposizione destra/sinistra. In un articolo del 31 maggio scorso, il New York Times scrive che Bannon, l’ex stratega di Trump, coinvolto anche nell’ “affaire” di Cambridge Analytica, ha dichiarato in un’intervista di essersi incontrato per molte ore, dopo le elezioni del 4 marzo, con Salvini e altri esponenti della Lega, per spingerli ad allearsi coi 5Stelle, usando il seguente argomento: “You are the first guys who can really _break the left and right paradigm_ . You can show that populism is the new organizing principle (voi siete i primi che possono veramente infrangere _il paradigma destra/sinistra_ e mostrare che il populismo è il nuovo principio unificante)”.
    Di fronte a tutto questo si sono levate le critiche al povero Mattarella, che non ha commesso, come sostiene Mauro, nessun atto anticostituzinale, ma ha solo cercato, coi mezzi a sua disposizione di attutire l’impatto della nuova alleanza populista—con buona pace dei filo 5Stelle e di chi parla di “disordine nuovo” (vedi sempre Rovelli sul Manifesto), privo evidentemente di categorie culturali e politiche adeguate per interpretare i fatti.

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