Archive for settembre 2018

CIGNI E OCHE.

settembre 29, 2018

C’è ancora tempo per capire dove s’intende esattamente andare con questa manovra da 40 miliardi.
I dettagli – in questo caso poste di bilancio – ci diranno molto di più rispetto alla propaganda di questi giorni.
Una cosa tuttavia si può dire a caldo.
L’asse tra Di Maio e Salvini regge alla grande.
Al punto che qualcuno adombra l’ipotesi della costruzione di una sorta di blocco unico.
Sarebbe quel partito della nazione , nell’Europa rinazionalizzata, che perseguiva Renzi.
Altri fanno notare che Salvini tiene il campo del centro destra e prima o poi prenderà la fuga con un’alleanza organica.
Non credo a nessuna di queste due ipotesi.
La seconda appare più realistica solo a prima vista.
A me sembra che Salvini persegua un disegno politico più sofisticato.
Se il governo giallo verde passa senza danni la prova delle elezioni europee, è più probabile che il ministro degli interni punti ad assorbire del tutto Forza Italia e ad erodere ciò che resta di Fratelli d’Italia mettendosi a capo di un unico grande partito di destra.
Il tempo lavora per Salvini, non certo per Berlusconi, o Tajani.
Per questo la Lega ha consentito a Di Maio – che, minacciando di votare contro la manovra finanziaria del suo governo appariva ormai sull’orlo della crisi di nervi – di arrivare a quel 2,4% che serve al M5S per poter andare alle europee.
Il sollievo di Di Maio per lo scampato pericolo è ben dimostrato dalla sceneggiata, immonda, del balcone di Palazzo Chigi con sotto i suoi parlamentari ad applaudire a comando.

Adesso a me sembra abbastanza inutile, mi riferisco anche (pour cause) alla manifestazione di domani del PD, ululare contro una manovra in deficit.
Forse che Renzi non aveva avanzato la stessa identica idea e proposta?
C’è forse qualcuno in Italia che può non apprezzare l’aumento delle pensioni minime?
Più strategicamente, c’è davvero chi pensa sia realistico scalare la montagna del debito con politiche austeritarie, alla luce dei recenti fatti e misfatti?
Se c’è , mente sapendo di mentire.
Ergo la maggioranza degli italiani, a bocce ferme, penserà che aggiungere qualche punto al debito accumulato in trent’anni non causerà poi tutto questo sconquasso.
D’altro canto i mercati e lo spread si sono fatti sentire, ma in misura alquanto moderata. Mentre è di oggi lo spudorato sostegno giunto a Salvini dal capo di confindustria.
Poi certo il capo dello Stato fa rilevare che l’equilibrio del bilancio è norma costituzionale, sciaguratamente innovata nell’ambito del fiscal compact, aggiungo io.

Difficile che questo monito venga percepito dagli elettori. Pochi, maledetti e subito è sempre meglio di niente in una situazione priva di futuro.
Che poi, una decina di miliardi non son del tutto pochi.
Un po’ come gli ottanta euro, ricordate?
Tanto i secondi quanto i primi suscitano sempre una qualche popolarità.
Lo ricorda Crozza quando getta banconote dal terrazzino.
Il problema, molto serio, verrà quando, e se, ci si comincerà ad interrogare sul destino del paese e del popolo che lo popola.
Di Maio ha decretato una grande vittoria storica con l’abolizione della povertà. Nientedimeno.
In più ha aggiunto che la manovra conterrà il più grande piano d’ investimenti mai fatto nella storia d’Italia.
Già.
Fosse vero, e lo vedremo presto, sarebbe l’unico modo per gestire il rapporto deficit /Pil sfidando l’UE su di un terreno più favorevole, sapendo che l’Italia rimane ancora un paese troppo grande per fallire.
Se invece siamo di fronte all’ennesima puerile rassicurazione verbale per i mercati
il boomerang non tarderà ad arrivare direttamente in faccia al popolo.

Personalmente non ho mai creduto né credo anche adesso ai proclami di Di Maio e dei suoi.
Ciò non toglie che, in certa e cauta misura lo prendo sul serio.
Mi par di intuire che la sua idea di società sia molto innovativa. Gli stellati dice , guardano al 2050.
La profezia visionaria di Casaleggio senior.
La società senza lavoro. Immagino.
Insieme al superamento di istituzioni obsolete come i parlamenti e in genere questa assurda complicazione della democrazia rappresentativa.
Troppa grazia!
E malagrazia.
Ci vorrebbe davvero un piano d’ investimenti triennale in pochi settori strategici, per tornare a far crescere il paese dopo tanto tempo e per creare nuova occupazione.
Solo che non si può aver tutto dalla vita.
Per gestire senza troppo danno quel 2,4% nel rapporto deficit/pil non basta la spesa corrente per cercare di stimolare la domanda, come ha dimostrato la sciagura del Job act.
Ci vorrebbero quei risparmi derivanti dalla lotta agli sprechi: i trenta miliardi promessi in campagna elettorale.
Sarebbe necessario un piano innovativo per una lotta strenua all’evasione fiscale: l’opposto del grande condono chiamato pace fiscale.
Bisognerebbe introdurre una tassazione adeguata sui grandi patrimoni e contemporaneamente aumentare l’aliquota fiscale su coloro che hanno redditi molto elevati. Il contrario della flat tax.

Nella storia, che sempre cita l’Esserino, ci son stati casi in cui l’aliquota massima per i ricchi giunse fino al 94%.
Gli USA nel 1945. Tanto per dire.
Provvedimento reso necessario appunto da una circostanza storica, dopo la crisi del 1929 e la seconda guerra mondiale.

Ebbene se si vuole essere credibili bisogna assumere che in Italia viviamo da troppi anni entro una stagnazione che produce danni economici e guasti sociali permanenti.

Un governo del cambiamento e non del trasformismo non si vede dal cambiare il nome alle cose. (reddito d’inclusione uguale a reddito di cittadinanza, condono uguale a pace fiscale etc..)
Si vede anzitutto dal riconoscimento pieno della deriva in atto e da azioni politiche conseguenti.
L’Italia non cresce, e non crescerà a quanto pare in futuro. Le previsioni ci danno in ulteriore calo rispetto alla media europea che già sconta una seria difficoltà nel contesto globale.

In conclusione le critiche alla scelta di un deficit maggiore di quello previsto e concordato a suo tempo con l’Europa, non mi convincono per nulla.
E non mi convincono affatto le scelte e, ancor più, le non scelte dei gialloverdi.
Solo dopo le elezioni europee si diraderà il polverone e si capiranno le vere intenzioni del “governo del cambiamento”.
Agli stellati in questi giorni da diverse parti s’accredita l’intenzione subdola di allevare quel cigno nero evocato da Savona, per poi far scattare il famigerato piano B.

Mi par eccessivo.
Temo che costoro navighino a vista ragionando solo in termini di gestione del potere. Le oche starnazzanti sopra e sotto quel balcone lo dimostrano platealmente.
Pensano d’aver preso il Palazzo d’Inverno.
Il potere e basta. Come non vi fosse un domani.
Questo è il punto che tiene ben fermo il nucleo dirigente, interno ed esterno, del M5S.
Che da questa “fermezza” possa nascere e stabilizzarsi un regime non è inevitabile.
E’ solo possibile.
Per il momento, paradossalmente, la garanzia democratica non viene dalla opposizione ma dalla direzione bicefala del “governo del cambiamento”.
E ciò ben rappresenta la disgraziata situazione in cui versa l’Italia.

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VACCINI.

settembre 9, 2018

Vabbé adesso penso possa bastare l’attenzione spicciola verso i protagonisti della politica attuale.
Abbiamo capito.
Vedrete la legge finanziaria o legge di stabilità, come si chiama adesso in omaggio ai parametri europei.
Ormai tutto è chiaro.
Si diluiscono, le solide indicazioni programmatiche giallo verdi.
Legge Fornero, flat tax, reddito di cittadinanza.
Si inizia non con atti di governo ma con allusioni.
Flat tax attenuata: una contraddizione in termini.
O è tassa piatta, cioè una sola aliquota o semplicemente non è. Anche perché prima bisognerebbe cambiare radicalmente la Costituzione.
Poi inizio (già inizio) del reddito di cittadinanza sbandierato ai quattro venti del sud in campagna elettorale.
Cioè un reddito garantito alla nascita senza distinzioni di ceto, classe, reddito.
Sei cittadino? Hai diritto ad un reddito minimo di base. Dalla nascita alla morte.
L’ideatore di questo progetto, giova ricordarlo, fu Milton Friedman colui che militò idealmente per il golpe in Cile fornendo in seguito l’apporto stabilizzante della sua scuola, i Chicago boys, all’organizzatore dell’assassinio di Allende. Tal Kissinger.
Già questo dovrebbe fare riflettere. Quantomeno.
Abolizione della riforma Fornero non pervenuta.
Si diluisce in una diarroica chiacchiera.
Si dice che faremo, nell’arco della legislatura. Ma certo. Si capisce.

Tra cinque anni nessuno ricorderà più da dove si era partiti per il grande cambiamento.
Cinque anni, d’ora in poi, valgono un’intera epoca storica.
Quindi accalorarsi troppo non è utile.
Sapone sprecato, quello che serve a lavar la testa all’asino.

Per questo preferisco parlare d’altro.
Magari del retroterra (preferisco il termine italiano, a background chiedo scusa) sul quale nasce la politica attuale.

Per esempio adesso sento Baricco parlare del suo libro:Novecento.

Baricco è un tipo dotato di un fascino particolare, molto ben coltivato. Uomo abilissimo, intelligente, capace di mettersi in scena con una teatralità sorniona eppur gradevole , guidata da un’alta professionalità.

Le musiche , i silenzi, la voce suadente, morbida, il bel volto atteggiato ad una interiore, intima convinzione , supportata da una gestualità lieve capace di carpire attenzione.
Guardatelo su you tube.

Dice che nonostante gli effetti collaterali dobbiamo vaccinarci contro il novecento.
Già.

I vaccini.
Sarà bravo uno che porta acqua al suo mulino ideologico facendo riferimento, quasi subliminale, alla campagna imbecille contro i vaccini?
Bravo.

Poi lo senti dire che negli anni settanta negli USA, su dieci giovani, cinque protestavano contro la guerra in Vietnam, tre sostanzialmente se ne fottevano e due nerd di arrabattavano a creare e poi immergersi (come fosse una droga) nei videogame di loro invenzione.
Ebbene – dice Baricco- questi due erano il futuro, perché erano giovani ingegneri della “controcultura californiana” che progettavano un modello per rovesciare il mondo.

Capito?

Bene adesso quel mondo, che già non era troppo diritto, è stato rovesciato, al punto da scardinare qualsiasi concetto di giustizia sociale e libertà collettiva e individuale.

I grandi capi dei GAFA (Google, Apple , Facebook, Amazon) non a caso stanno diventando anche facoltosi filantropi.
A parte l’origine greca del termine filantropia, è roba che in effetti ci vaccina alquanto rispetto allo stato sociale della seconda metà del novecento.
Fu nel secolo precedente infatti che l’azione filantropica “ per la felicità e il benessere degli uomini” secondo la definizione dell’epoca riportata dalla Treccani (le donne non erano ancora contemplate) avviò su più larga base sociale le istituzioni caritatevoli di beneficenza private, delle Fondazioni, degli orfanotrofi e degli enti di assistenza laici e religiosi. Era necessario di fronte al sanguinoso sfruttamento caratteristico degli albori del capitalismo e alla enorme discarica di esseri umani che l’avanzare del progresso comportava.
Avevano nomi significativi tipo : Opera pia dei poveri e vergognosi istituita addirittura nel 1495.
Ora , io non voglio assolutamente (per carità, appunto) contemplare un medioevo prossimo venturo.
Tuttavia mi par di scorgere nei GAFA la consapevolezza di dover attutire gli effetti collaterali del loro bulimico oligopolio planetario mentre declina l’epoca novecentesca dei diritti sociali sanciti dalla legge e provveduti dall’intervento dello stato.
Mi sembra anche di scorgere la necessità assoluta per i giganti dell’economia informatica (e non solo) di conformare il mondo ai loro interessi in un modo molto più radicale, (il termine esatto sarebbe totale) rispetto al passato.
L’ambiente sociale , come ci hanno insegnato già negli anni ottanta del secolo maledetto, deve essere plasmato sui neutrali imperativi dell’impresa. Insomma niente diseconomie esterne come può essere, per fare un esempio, un lavoro ben pagato e stabile oppure un ambiente sano e pulito.

Oggi tali imperativi comportano – una volta ridotte progressivamente le entità statuali al al lumicino (  null’altro che veilleur de nuit per davvero stavolta) – che i monopoli privati si occupino sotto forma di filantropia della costruzione stessa di nuovi stati, (Building nations), laddove le guerre si sono dimostrate uno strumento arcaico e del tutto inabile allo scopo.
L’UE doveva , quasi per statuto reagire a questo super dominio privatistico allestendo un potere pubblico sovranazionale.

Ha fallito, purtroppo.

Da qui la reazione sovranista, nazionalista e “populista”.
Reazionari di destra appunto.

Da qui però anche un altro tipo di reazione.
“Proattiva”, quest’ultima. (che bello questo termine).
Quella di chi pensa di poter svolgere la funzione adattiva della sinistra riformista dimostrandosi però più moderna, più efficace, più intrinsecamente (sub culturalmente) attenta alle esigenze degli eredi dei nerd rivoluzionari della costa californiana.
Costoro non propongono rozzamente una svolta politica autoritaria (l’uomo solo, a torso nudo, al comando) ma una nuova idea di democrazia diretta e telematica che renda superflue le vecchie rappresentanze politiche parlamentari.
Magari anche l’estrazione a sorte di tutte le cariche pubbliche.

Un modo efficiente per vaccinarsi contro il novecento.

Alla mia età, non credo di poter assumere il vaccino che viene proposto.
Temo gli effetti collaterali.
Anche se , ma questo è un altro discorso, restano in campo soggetti statali che si dimostrano alquanto “proattivi” nel contrastare i nuovi poteri filantropici.