Archive for gennaio 2019

Sangue randagio.

gennaio 31, 2019

Non ho la pretesa , e a dir la verità neppure troppa voglia, di star qui a citare dati sull’immigrazione in Europa.
Dai quali si desume che l’Italia non ha mai fatto la parte del leone nell’accoglienza.
I dati sono arcinoti.
Li trovate rapidamente googlando.

In verità i paesi che accolgono profughi e immigrati in grande massa sono, per la metà, nel sud del mondo.
Ma, non li vediamo.
Non sappiamo.
E, in verità non ce ne fotte una beneamata minchia.

Pour cause, a volo d’uccello:

 

Secondo l’ONU le migrazioni sud-sud sono almeno equivalenti a quelle sud-nord.
Più della metà degli emigrati dell’Asia e dell’Africa si sono spostati entro il proprio continente.
Dei 16 milioni di rifugiati, nove su dieci si sono mossi entro il sud.

Vari esempi a caso.

Tre milioni di bengalesi in India.
Molte centinaia di migliaia di africani non puntano verso il mediterraneo , ma in Sudafrica.
Nel 2016 un sesto della popolazione del Qatar era indiana.
Cinque milioni di siriani sono adesso in Libano.
Eritrei e somali emigrano verso Gibuti.
Afghani vanno in Pakistan.
L’ Arabia Saudita è piena di indiani e filippini.
Si può proseguire molto a lungo.

 

Il Bangladesh, uno dei paesi più poveri del mondo ha aperto la sua frontiera ad un milione di profughi fuggiti dal Myanmar (Birmania).
Per inciso, (gli incisi sono importanti a volte), la celeberrima principessa Aung San Suu Kyi premio Nobel per la pace e oggi di fatto presidente del paese, non ha alzato ciglio per impedire le sanguinose persecuzioni contro la popolazione di religione musulmana e di etnia Rohingya.
Ricordo bene i peana innalzati alla sua graziosa figura dalla sinistra riformista di cui facevo parte. In particolare da quelli che dicevano di non esser mai stati comunisti.
Beh, almeno il Canada ha avuto la decenza di revocare alla principessa la cittadinanza onoraria.
La sinistra poi confluita nel PD nulla ha mai più detto in merito a questa figura di perseguitata.

Vabbé , chi mi legge ha già capito che ho colto l’occasione per sputare un rospo.

Lo stesso potrei fare per Sua Santità il Dalai Lama.

Potrei fare altri e persino più calzanti esempi.
A partire dall’esodo nella zona dei grandi laghi verso il Congo (RDC). E gli spostamenti volti alla sopravvivenza in tutta l’Africa sub shariana.

 

L’immigrazione , forzata o necessitata non riguarda solo l’occidente.
Solo che per noi “caucasici” vale solo quella che cerca di venire da noi e ha un colore di pelle diversa dalla nostra.

Non sappiamo e non vogliamo sapere che le tensioni, sociali e i pregiudizi etnici e razziali legati all’immigrazione sono diffusi anche in altri luoghi di questo “mondo piatto”.
Ci sono realtà significative.
Di cui nulla sappiamo.

A Singapore ci si è sollevati  contro i cinesi.
Nel Bhutan, dove pure s’è proclamato il FIL ( felicità interna lorda) a sostituto del PIL, la xenofobia impera contro i nepalesi.

Epperò, non c’è niente da fare : il “sangue è randagio” (per parafrasare a cazzo Ellroy che ha parafrasato a sua volta una poesia di Housman).

Il sangue è un vagabondo.

Va dove lo porta la necessità, il caso, il destino, il desiderio.
Sempre.

Concetto difficile per i diversamente pensanti gialloverdi.

Ma le cose stanno così.

 

L’emigrazione dall’Italia, seppur su un altro piano lo conferma.
Siamo ai primi posti nel mondo per tasso d’emigrazione.
Dopo il Messico e prima del Vietnam e dell’Afghanistan.
Nel 2017 sono emigrati 285.000 italiani, appena sotto il tasso degli anni ’50.
Sicuro che son tutti cervelli/cervelloni  in fuga?

Non lo so.

Non ho indagato a fondo.

Ma non ci credo.

Sono semplicemente  persone.

So solo che questa possibilità è alla portata di coloro che hanno un più alto tasso di consapevolezza che gli deriva anche( ma non esclusivamente)  dal livello culturale.

Ma vale per tutti, nell’emisfero nord e in quello sud : bianchi , neri , gialli o a pallini.

L’unica cosa che so , per certo, è  che il sangue tende ad imbastardirsi.
E so che questo è un fatto utile persino alla sopravvivenza della razza.
Quella umana.
Sangue che fluisce nelle vene del pianeta.
Fermarlo non si può.

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La capanna.

gennaio 31, 2019

Correva l’anno 1968.
Mi inserirono nella delegazione della FGCI che partecipava, come osservatore, alla riunione del Direttivo della Federazione.
Siamo nella Sala Rossa di palazzo Marescotti-Brazzetti.
Non sapevo neppure che si chiamava così.
Era per noi la Federazione.
Tanto bastava.
Santa Sanctorum.
Tavoli rettangolari di lucido legno laccato accostati e disposti su tre file.
La stele in vetro della celeberrima poesia di Majakovskij sul Partito.

Campeggiava. Non potevi fare a meno di leggerne i versi.
Al tavolo della presidenza, in realtà tre tavoli, era schierata la nomenklatura.

Piena estate.
Camicie bianche di rigore.
Maniche arrotolate e cravatta. Immancabile.
Mi sembrano tutti sovrappeso.
Macchie di sudore si allargano sotto le ascelle (e le tette) degli illustri relatori.
Si esprimono, uno dopo l’altro (parlano in tre) in un linguaggio che non riesco bene a decifrare.
Una roba del tipo : “la pianificazione territoriale nel rapporto tra città e regione”.
Faccio finita di capire tutto.
Come i miei compagni.
Ma magari loro capivano davvero.
Niente a che vedere con la rivoluzione imminente.
Nessun presagio di essa viene ancorché minimamente evocato.
Penso che il linguaggio criptico serva a celare (avevo 17 anni) un disegno di cui però mi sfuggivano del tutto i tratti.
Tra di loro si capivano.
Si capiva anche che , tra di loro, polemizzavano.
Ma solo strizzandosi il cervello.
Erano tutti vecchi.
Il più giovane avrà avuto almeno 40 anni.
Avevo già deciso che la politica era il mio mestiere: rivoluzionario di professione. Quella figura che in seguito fu declassata a grigio funzionario di partito.
Osservando quei vecchi, decisi che mi dovevo ricordare che prima di aver raggiunto quella venerabile età, mi sarei ritirato.
Non ci credereste , ma questo pensiero (del tutto idiota), mi ha sempre guidato in seguito.
Sapevo che si trattava di una mera suggestione giovanile, adolescenziale anzi.

Tuttavia l’avevo sempre presente.
Consolazione per le sconfitte e memento mori per i successi.
Questi ultimi non son mancati, anche se, forse non hanno mai del tutto pareggiato le sconfitte.
D’altro canto ho sempre avuto una vocazione esistenziale per la sconfitta.
Vocazione reazionaria.
Ottocentesca.
Vincere non si poteva. Era meglio immolarsi sul campo.
E alla fine, e per tempo, sdegnosamente, una capanna nella quale vivere nell’isolamento più completo.
E a culo con tutti.
Non riuscii mai a sottrarmi a questo romanticismo antimarxiano.
E, quando alfine nacque la sconfitta epocale (tutto diventa epocale adesso) cioè la nascita del PD, colsi l’occasione al volo.
Non avevo ancora 60 anni.
E andai nella capanna.
Preparata da gran tempo.

Ci resto.
Tuttavia, nel corso del tempo, conobbi da vicino tutti i membri di quella nomenclatura, locale e anche nazionale.
Qualcuno era , in effetti “uomo di marmo”, altri no.
Altri nacquero e vissero, più o meno, come me.
Da loro molto imparai.
E a loro, adesso, che son morti, mi lega non solo stima ma anche una affettuosa memoria.
Gli uomini di marmo però erano scaltri, più scaltri di noi.
Al di sopra di ogni sospetto.
Chi erano gli “uomini di marmo”?
Inutile che vi spremiate le meningi.
Con tutto il rispetto, non c’arrivereste mai.
Ciò che sembra, adesso, non sempre è ciò che è stato allora.

PS. E comunque, dati i tempi che corrono, mi son comprato proprio adesso una capanna. Vera. In assi di vecchio castagno. Appena sciolta la neve la poserò sul terreno. Tanto per ricordarmi il “giuramento” d’allora. Si sa mai.

America First.

gennaio 28, 2019

Mi par chiaro che quando si danno gli otto giorni (per indire elezioni) ad un governo appena eletto, lo si è già licenziato.
Se Maduro si oppone deve accettare l’esilio che gli è già stato offerto, oppure è guerra civile.
Una guerra che perderà. Nel sangue. Anche suo.
Perché non è cambiato nulla.
Nel cortile di casa degli USA si fa quel che vogliono i padroni e i loro partner europei.
Da sempre.
L’eccezione di Cuba ha potuto esistere solo grazie al fatto che Castro non era Maduro e che era in vigore la guerra fredda.

Sarebbe utile che si accettasse la mediazione proposta dal Messico: aprire un dialogo serrato tra le parti in causa per cercare una soluzione, entro la quale , certo dovranno prevedersi nuove elezioni.
Ma se ti danno gli otto giorni è difficile per chiunque chinare la testa e offrire il culo.

D’altro canto Maduro è già morto.
Quando a torto o ragione un popolo insorge, beh ha ragione il popolo.
Letale contare sull’esercito.
Sveglia Maduro!
Ricordo antiche discussioni prima del golpe di Pinochet, (il bastardo che morì nel suo letto, come Franco) : l’esercito cileno era universalmente considerato, da un secolo, lealista.

Ma ciò che fa davvero la differenza oggi , è la formidabile , solita e puntuale ripartenza del tam-tam sui diritti umani.

Eh, già gli USA son esperti nel campo.
Gli esempi sono innumerevoli.

Afghanistan: i massacri dei talebani e dei civili operati dalle bande di assassini a pagamento dell’ Alleanza del Nord, sponsorizzata e armata dal braccio operativo della CIA.
Migliaia di persone poste a crepare chiusi, e disposti letteralmente uno sull’altro a strati, in container e poi debitamente interrati in un’enorme fossa comune.

Iraq: Abu Ghraib. Basta la parola.

Prima ancora la Bolivia. Con il filo americano Barrientos che gettava i dissidenti dagli elicotteri.

Saltiamo la Somalia, la Colombia, l’Argentina e il Brasile per brevità. E non parliamo dell’Africa. Sarebbe lungo. Solo una cosa: “quel lavoro l’abbiamo organizzato noi”. (Agente CIA a proposito dell’assassinio di Patrice Lumumba). Per la serie : non solo belgi.

Paleolitico, certo.

Recentemente. L’Egitto a noi vicino.

Classico esempio di difesa dei diritti umani: Regeni.

Al Sisi il carnefice del golpe militare dopo la vittoria elettorale (mai contestata) dei Fratelli Musulmani è colui che riceve l’80% degli armamenti dagli USA.
Esiste negli Stati Uniti  una clausola (coup cause) che prevede la sospensione di aiuti diretti a qualunque paese nel quale un capo di governo regolarmente eletto venga deposto con un colpo di stato militare.

Cosa veramente lodevole.
Grande paese gli USA, con la sua statua della Libertà!

Peccato che fu comunicato ai deputati e al congresso (presidente Obama) che il colpo di stato in Egitto non sarebbe stato definito in tal modo.

Semplice no?

E avanti coi diritti umani, al netto della condanna a morte per pubblica impiccagione di un centinaio di persone e della scomparsa dalla sera alla mattina di alcune migliaia di persone mai più ritrovate.

Avanti coi diritti umani.
Dato che erano e sono in gioco dollari per più di un miliardo di aiuti militari e il buon vicinato con Israele e l’alleanza con l’Arabia saudita , noto paese campione dei diritti umani anch’esso.
Basti pensare ai massacri in Yemen che, nel silenzio assoluto dei media occidentali, proseguono senza sosta. Con l’aiuto delle efficienti bombe d’aereo esportate a centinaia di tonnellate dall’Italia.

Made in Italy, mica cazzi!

 

Crisi umanitaria?

Macché: lotta al terrorismo. Anche se, in tutto l’occidente, non si è mai saputo di un attentato terroristico di matrice sciita.

Insomma, con la retorica infingarda dei diritti umani si può fare di tutto.
Anche rientrare in dominio del mare di petrolio venezuelano.

La storia è tutta qui.
Nient’altro.

WARNING!

gennaio 27, 2019

2018.
Da tempo i collaboratori del Presidente cercano di spiegargli che imporre dazi è come pisciarsi sui piedi.
Bob Woodward riporta nel suo ultimo libro uno stralcio del colloquio alla Casa Bianca vertente sull’ importazione d’acciaio.

“Ho sempre saputo che Gary era un fottuto globalista” disse Trump. “Non sapevo che lo fossi anche tu Rob”. Poi si rivolse a Kelly. “Guarda un po’ questo. E’ un globalista.”

Gli interlocutori di Trump sono : Gary Cohn ex Goldman Sachs e consigliere economico, Rob Porter segretario del personale e John Kelly ex generale e capo di gabinetto.
Tutti e tre, per ragioni diverse, dimessi o licenziati.

In particolare Kelly, che oggi nega, avrebbe detto in una riunione con i suoi collaboratori più stretti che Trump “è un idiota…il Presidente è uno squilibrato”.

Sia come sia, il colloquio ci restituisce lo spirito dei tempi.

Ciò che per un trentennio era stato osannato come inderogabile e strategico per l’impero americano viene oggi rimesso(almeno all’apparenza) in discussione tramite un bugiardo neo-isolazionismo.

Trump ha contestato a parole tanto l’esistenza stessa della Nato (che paghino o ce ne andiamo, dimenticando d’esser lui la Nato) , e quasi tutti gli accordi di libero scambio a partire dal Nafta , fino ad arrivare a minacciare il ritiro dal trattato economico e dal sistema di rilevazione e difesa antimissilistica degli USA in Corea del Sud proprio mentre Kim Jong- un ha cominciato a testare lanci di missili ICBM nel mar del Giappone.
“ E’ un pessimo affare, se lo vogliono ce lo paghino”.

E qui son costretti a spiegargli che quel sistema serve a tracciare un lancio verso gli USA in sette secondi mentre, con il dispositivo posto in Alaska, occorrono quindici minuti.
Non vorrà vedere andare in fumo Los Angeles – gli dicono i militari.
Ma il Presidente continua a controbattere che se si tratta di un sistema difensivo in Corea beh allora lo devono pagare i coreani.
Analogamente.
Lui vuol proseguire il muro al confine con il Messico ma (nelle sue iniziali intenzioni lo dovevano pagare i messicani.

Anche sull’ Afghanistan, dimostra un approccio del tutto innovativo:
“Cazzo ci stiamo a fare in quel paese di merda, con quel che ci costa!”
Salvo poi consegnare tutto il potere decisionale alla discrezione di militari che inviano altri mille soldati e che chiariscono pubblicamente che per venir via dall’Afghanistan (per il quale obiettivo Obama non ha mosso ciglio) ci vogliono non anni ma decenni.

Naturalmente anche l’accordo raggiunto da Obama sul nucleare iraniano è un pessimo business : “un accordo di merda”.

Il generale Mattis segretario alla difesa, uno che aveva detto a un giornalista impertinente : “ tenga sempre presente che il mio mestiere precedente era ammazzare la gente” si sente costretto a intervenire per moderare Trump dicendogli che “in effetti signor Presidente, credo che almeno da un punto di vista tecnico stiano (gli iraniani) rispettando l’accordo”.

Dovremmo esser contenti noi di sinistra e progressisti.
Finalmente uno che parla chiaro contro la globalizzazione.
Ma , personalmente , non ne sono troppo sicuro.
Anzi.
Sono sicuro del contrario.

Una sinistra pensante (posto che questo non sia divenuto un ossimoro) dovrebbe capire che il conflitto, tanto sbandierato tra sovranismo/nazionalismo e globalismo/mondialismo, si dimostrerà, prima di quanto si possa pensare, una ulteriore trappola per topi.

Al di là della propaganda twittata (vedi Trump e sulle orme Salvini) il sovranismo attuale serve a perpetuare e stabilizzare tutti gli aspetti negativi della cosiddetta globalizzazione, apprestandone un involucro politico più appetibile dal “popolo sovrano”.

Il populismo lo può fare grazie anche al vuoto ideale, culturale e programmatico della sinistra che ha mancato clamorosamente e per un tempo infinito di criticare puntualmente l’evoluzione di un sistema capitalistico di rapina.

E’ in parte vero che la globalizzazione economica, il libero scambio, l’apertura dei mercati e la drastica deregolamentazione del mercato del lavoro in tutto l’occidente sviluppato hanno portato fuori dalla povertà tanta gente nell’emisfero sud del pianeta.

Nello stesso tempo però si è concentrata, in una misura mai vista prima, la ricchezza in poche, pochissime mani, grazie alla totale libertà di movimento rilasciata dalla politica e dalla democrazia al capitale finanziario.
Basti vedere i dati di Oxfam usciti in questi giorni che ripropongono il vero tema strategico, l’alfa e l’omega, per ogni sinistra ovunque nel mondo: la giustizia sociale.

Adesso i populisti se ne avvantaggiano compiendo, o tentando di compiere un’operazione di razionalizzazione dello stato di cose esistente. E’ una classica , seppur sofisticata, operazione sotto falsa bandiera.

All’insegna del sovranismo sta avvenendo infatti (paradigmatico l’uno vale uno e la democrazia diretta alla Rosseau, cui fanno da contraltare competitivo i post di Salvini sui gattini abbandonati, il cibo spazzatura, i negher che c’inquinano ) un rapido processo di estremo accentramento delle decisioni fondamentali in tutti i campi esautorando nei fatti ogni istituzione elettiva, ogni autonomo potere costituzionale col totale disprezzo per norme , forme e procedure della democrazia rappresentativa.

La cosiddetta disintermediazione alla Trump o, con altro stile (ben più strutturato, perché radicato nella storia russa ) alla Putin.

Si dialoga direttamente con il popolo in un processo di centralizzazione delle decisioni politiche che è in realtà illusorio o , meglio illusionistico.
Si cerca di dare l’idea che finalmente si decide da soli, come popolo sovrano, come nazione, contro le oligarchie finanziarie sovranazionali, contro l’Europa e contro qualsiasi altro potere.

In realtà non si fa altro che fornire un comodo paravento al capitalismo finanziario di rapina, che se ne frega dei me ne frego di Salvini e delle guerre di cartapesta dichiarate ai mangiarane d’oltralpe dal turista terzomondista Di Battista.
Meno Europa va benissimo per il potere della finanza globale.
Tra l’altro un’Europa come entità unitaria e politica non è mai giunta ad esistere grazie alla sovranità popolare delle nazioni, eterodiretta dagli Stati : Francia, Olanda e Irlanda e in ultimo UK.

E’ dunque un ottimo falso bersaglio.

Si attacca l’UE in assenza di UE.

Reddito di cittadinanza (anche se tale non è ) va benissimo anche quello.
Anzi va nella giusta direzione dato che la fine del lavoro dignitoso, dotato di diritti e di potere di contrattazione costituisce un ostacolo, per quanto residuale , al potere della finanza.
Alla fine tutto si risolverà nell’assunzione di 5000 navigator a tempo determinato , inventati, come ha detto Di Maio, da un illustre professore “italo-pugliese” dell’università del Mississippi.
In ogni caso, a breve, è sempre meglio una concessione monetaria organizzata intorno ad un, più o meno ferreo, controllo sociale di una ribellione di qualsivoglia segno.
Che poi non si sa mai, potrebbe anche assumere, nel tempo, il carattere “novecentesco” di una rivoluzione democratica con “elementi di socialismo”.

Vade retro questa fosca prospettiva.

Avanti Salvini-Di Maio, con l’aiuto di quei dementi che raccolgono firme per un referendum sul reddito di cittadinanza.
Non potendo costituzionalmente comprendere i piddini, che per chi non ha nulla vale il detto: piuttosto che niente è meglio piuttosto.

Vero o falso che sia. E che, di conseguenza, senza esser populisti, varrebbe la pena di esser popolari e avanzare una critica circostanziata e una controproposta, seria, dignitosa, capace di andare incontro ad una crescente frustrazione sociale.

La flat tax al 15% valida per tutti va ancor meglio per andare in culo al popolo , magari col suo consenso, entro una sorta di rivoluzione passiva che coadiuvi l’idea- evidente allo stesso modo nei grillini e nei leghisti- di uno smantellamento progressivo di ciò che resta in piedi dello Stato sociale.

Per chi non lo avesse ancora inteso i giallo-verdi sono diversamente liberisti e perseguono la stessa causa dei global-liberisti che tengono ben stretti i cordoni della borsa.

Per questi ultimi l’importante è chi comanda davvero. Al di là della fiction . Si svolga essa in USA o in Italia.

Non a caso in America Trump, con la sua rivoluzione fiscale, si è dovuto accontentare di diminuire l’aliquota più elevata sui redditi delle persone fisiche. Restano in essere ben sette scaglioni d’imposta dal 10% al 37%.
Se la vogliamo chiamare tassa piatta!

Ma non importa, importa la propaganda.
Importa far finta di governare il “cambiamento”.

Insomma vedo un rapporto di scambievole e sotterranea connivenza, tra il globalismo della finanza e il sovranismo ottuso dei furbi e degli imbecilli.

Del resto non era stata una banca d’affari USA a chiarire che la vecchia democrazia europea non era più adatta a supportare il capitalismo finanziario globale?
Certo che sì!

Ci vuole un rapporto diretto , twuittato, con il popolo.

In realtà si sta preparando una democrazia plebiscitaria, di minoranza.
Su questo c’è assoluta e piena convergenza tra i grilleschi e i leghisti; neofascisti compresi.

Vanno battuti non con un referendum sui falsi diritti di cittadinanza, ma preparandosi alla sfida finale, dopo il tentativo di Renzi: quella sul referendum propositivo senza quorum. (o con quorum ridicolo).
Sapendo che i gialli e i verdastri costituiscono il coltello a doppia lama, infilato nella custodia del populismo, che il potere del capitalismo finanziario si prepara ad usare
per colpire alla schiena, “per volontà popolare” lo stato di diritto e lo stato sociale.
Presto si giocherà la partita.
Stateve accorte!

Connards.

gennaio 22, 2019

Vidi Travaglio in Tv dire, col suo solito simpatico sorrisino di sufficienza, che la Banca D’Italia non ne ha mai azzeccata una. E che dunque la previsione al ribasso rispetto alla stima del governo gialloverde era la solita bufala avvalorata dai giornaloni..
Ieri anche il FMI ha stimato allo 0,6% la crescita del PIL italiano.

A questo punto devo spezzare una lancia in favore di Travaglio.
Infatti penso , come Romano Prodi, che queste stime siano tutte al rialzo.
E che quindi Banca d’Italia e FMI abbiano preso un granchio.
Ma nel senso esattamente opposto a quello indicato dall’economista Travaglio.

La verità, a me sembra va slumata nella cautela che organi ufficialmente deputati a fare stime macroeconomiche, osservano alla vigilia di una fase di stagnazione.
Cercano di non peggiorare la tendenza in atto già da tempo.
Fanno bene, anche se più di qualche responsabilità nelle politiche austeritarie e depressive ce l’hanno anche loro. Come ognuno sa o dovrebbe sapere.

Resta una situazione obiettiva che, (come sempre a naso) io definirei come recessione.

Alcune delle cause più recenti e contingenti le si trovano su tutti i media nelle analisi di economisti di varia tendenza.
Tra queste, francamente non credo proprio si debba mettere anche l’alto debito pubblico dell’Italia, come fa il FMI.
Solo resta evidente (dai dati) che il paese in cui viviamo sta affondando più rapidamente degli altri in Europa.

All’inizio della breve stagione renzista ebbi a scrivere, controcorrente, che si era dentro una lenta e anemica crisi economica dei paesi più sviluppati del mondo globalizzato e che per l’Italia si profilavano guai seri all’orizzonte.
Gli 80 euri non sarebbero certo bastati a rimediare ad un deficit strutturale di visione e di progetto: sociale, economico e produttivo.
Con i 780 euro promessi anche oggi dall’imbroglioncello stellato le cose non cambieranno di certo.

Andiamo a fari spenti nella notte.
Con un’aggravante.
Il tentativo populista di Renzi si è, adesso, potenziato al massimo grado.

“Interessante” la discussione che si è aperta sul grado di fascismo che permea la crème giallastroverdognola.

Salvini sarà fascista o fascistoide, ovvero solo un prototipo sovranista alla Orban?
Arduo dilemma.
In realtà di nessun rilievo.
Se uno parla come un fascista, si comporta come un fascista, vien da pensare che forse è un fascista.

Se un, turista terzomondista, spesato dal Fatto Quotidiano, torna dalle vacanze per dichiarare guerra alla Francia (ignorando la force de frappe), si comporta come un pagliaccio e forse lo è.

Insomma abbiamo un problema aggiuntivo in Italia.
Altri paesi cominciano seriamente a considerarci in blocco una manica di dementi.

A tal proposito immagino un paio di dialoghi , forse non lontanissimi dal vero. Comunque verosimili in modo inquietante.

Primo dialogo.

Tra il Conte devoto a Padre Pio ( che non fa più l’avvocato degli italiani, bensì si reincarna oggi in garante di un patto con gli italiani) e Juncker.

Conte- Guarda noi siam già stati su un balcone a proclamare il 2,4% quindi devi capire non possiamo tornare indietro.

Juncker- Ah, su un balcone? Dove a Piazza Venezia?

Conte- dai non dire così. Lo sai che siamo democratici, per la democrazia diretta. Uno vale uno.

Juncker- ma certo, scherzavo.

Conte- Ah , meno male.

Juncker- io voglio venirvi incontro, lo sai che sono da sempre un amico degli italiani. D’altro canto voi siete un grande paese fondatore che ha sempre avuto il più alto tasso di fiducia nella nostra Unione. E in più potete bilanciare l’asse franco -tedesco assicurando un equilibrio alla nostra UE. Avete un ruolo importante da svolgere.

Conte- Beh allora possiamo venirne a capo. Faccio un paio di telefonate…

Juncker- allora cosa ti dicono i tuoi vice?

Conte – dicono che quel virgola quattro è la nostra linea del Piave.

Juncker – capisco. Non ti dico nulla su Caporetto. Però anche tu devi capire che ho a che fare con quel mangiarane di Moscovici, che è pure astemio e socialista. La specie peggiore.

Conte- quindi cosa proponi?

Juncker – pensavo…pensavo. Ah trovato: vada per quel quattro.

Conte- dici davvero?

Juncker- ma certo. Solo lo mettiamo dopo uno zero.

 

Secondo dialogo.

( Moavero incontra il suo collega francese , Le Drieu. Si è trattato di un colloquio definito dal nostro ministro come “ franco, nel senso di estremamente aperto ed esplicito”) .

Esplicito.
Mai avevo sentito da un diplomatico un termine così:  “esplicito”!

 

Le Drieu- manica di connards ma come vi viene in mente?

Moavero- calma collega, con tutto il rispetto le cose in Europa anche in vista delle elezioni stanno cambiando.

Le Drieu- putain de têtes…

Moavero- ma che linguaggio collega!

Le Drieu- linguaggio? Ma vai a dirlo a ces enfoirés di Di Maio e Di Battista.

Moavero- riferirò. Se mi consenti caro collega con un modino più adatto a noi diplomatici.

Le Drieu- certo, digli solo, in italiano : “teste di cazzo” senza un accordo con noi, che peraltro avete postulato a lungo negli ultimi sette mesi, non combinerete un bel nulla in Africa anche se continuate a pagare le bande libiche.

 

Vabbé.
Magari le cose non sono andate così. Non troppo diversamente però.

Intanto, anche grazie alla dabbenaggine dei giallo verdastri oggi ad Aquisgrana, dov’è sepolto Carlo Magno, si firma un nuovo trattato franco- tedesco.

Tornano i franchi a comandare sull’Europa?

Certo l’Italia conta come il due di coppe quando briscola è bastone.
In più la Germania decide di ritirarsi dalla missione Sophia che dirigeva le navi soccorso dei migranti verso l’Italia anche se solo in funzione di lotta ai trafficanti di carne umana.
Per la serie : se voi chiudete i porti per quale strana ragione dovremmo spendere i nostri soldi, per quanto pochi?

Insomma queste ed altre ancora sono le ragioni della maggiore vulnerabilità dell’Italia nel caos incombente in Europa.
Resta che noi stiamo dando un contributo e fornendo un alibi allo scioglimento dell’Unione, non alla sua radicale riforma politica.

PS. Il resto più avanti.

Legittima difesa?

gennaio 20, 2019

Affinché ricorra la legittima Difesa non è necessario che qualcuno ti spiani un’arma in faccia , è bastevole la semplice minaccia da parte dell’intruso, di possedere un’arma.
Non è neppure necessario che la minaccia sia rivolta alla persona.
In ogni caso non è punibile chi versi in stato di grave turbamento.
In sostanza si modifica (se ho ben compreso) l’articolo 55 del codice penale sull’eccesso colposo.
Per dirla in linguaggio corrente con il nuovo testo si esclude la punibilità di chi si è difeso in “stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto”.

Mi sembra di capire che la legge fortemente voluta da Salvini riconosca sempre e a prescindere la sussistenza della proporzionalità tra offesa e difesa.
Qualunque cosa fai è proporzionale per definizione nel caso in cui il malcapitato “usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità, i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione”.

Affinché scatti la legittima Difesa dunque non è necessario che il ladro abbia un’arma in mano, ma è sufficiente la sola minaccia di utilizzare un’arma (che magari non possiede) e non è necessario che la minaccia sia espressamente rivolta alla persona.

All’ingrosso d’ora in poi si vorrebbe che la difesa sia sempre legittima.

Cosa si deve evincere da questa legge innovativa?)

Anzitutto una vera e propria licenza d’uccidere perché si può sparare addosso a qualcuno anche per “difendere i beni propri o altrui”: vale più la roba di una vita umana.
Non sono andato a verificare se anche nella legge precedente vi era questa esatta definizione e possibilità. Non credo. In ogni caso è avvallata una vera e propria barbarie.
L’altra sera Davigo affermava che in molti casi il ladro viene colpito alla schiena.

Sei un ladro che scappa o che comunque vuole portarmi via la mia “roba”, beh allora posso ucciderti.

Posso farlo anche se verso in uno stato di grave turbamento: cioè sempre.
Non credo esista qualcuno che in una situazione di emergenza, quale che sia, non provi un grave turbamento.

Naturalmente c’è poi sempre un giudice, quello non possono rimuoverlo, che deve decidere sull’andamento reale di fatti.

Però si allargano le maglie di una violenza privata che il legislatore tende a considerare sempre legittima.

In questo modo si avranno due effetti, entrambi perniciosi.

Il primo: una corsa all’acquisto di armi da parte di persone inidonee a detenerle.
E’ un fenomeno già in atto.

Nella trasmissione di Formigli si è potuto vedere gente che esibisce, vantandosene, una quantità di armi di ogni tipo, foggia e potenza e si sofferma a descriverne le micidiali qualità. Un tale , oltre alle armi da fuoco, legalmente detenute, dice di avere circa un centinaio di coltelli da combattimento!

Darei per certo un aumento di incidenti domestici.
Qualcuno si sparerà sui coglioni mentre ammira, lucida e accarezza uno dei suoi peni d’acciaio utili più che altro a illusoriamente supplire alla scarsa efficienza del suo naturale attributo maschile.
Son disposto a scommettere che uno così, in una situazione di pericolo immediato se la farebbe sotto, magari sparacchiando a destra e a manca. O anche, all’opposto, consegnando la santa barbara agli incursori senza colpo ferire. Chiedendo pietà.

Ma c’è anche il tipo umano più coraggioso. Che : “ho chiuso gli occhi e ho sparato”.
Prego?

Vabbé lasciamo stare.

Nessuno di noi saprebbe dire in anticipo come potrebbe reagire in un caso concreto.

Inutile raccontarsela. Di sicuro meno è fanatico delle armi e più aumentano le probabilità di una reazione proporzionata.

Temo che Salvini vada sull’onda.
L’insicurezza e la paura che si diffonde sulle ali della propaganda.
E, anche, come ho notato da tempo, di una compiacente pubblicità.

Leggete un qualsiasi noir, guardate una serie televisiva, andate al vedere un film d’azione e troverete sempre , regolarmente, non una generica pistola o revolver ma l’austriaca Glock.

Conta il brand. Influenza. Fino al punto da far credere che con quell’arma in mano, che assomiglia ad un ferro da stiro, tutto diventa possibile. Non ti fotte più nessuno.

In questo clima non escluderei  si possa  generare un secondo fenomeno come effetto collaterale della corsa popolare agli armamenti: i delinquenti, si attrezzeranno di conseguenza dando luogo ad un’escalation di morti ammazzati.

Ma a parte questo folclore mercatista, ciò che costituisce il nucleo velenoso della legge di Salvini in divisa è un messaggio demenziale: siete tutti poliziotti. Come me, vedete?
L’effetto inevitabile consisterà nell’erosione del legittimo monopolio nell’uso della forza da parte dello Stato.
Mai, che io ricordi un ministro dell’Interno ha diffuso un tal messaggio.

Devastante.
Difendetevi da soli perché lo Stato non vi difende abbastanza.
Una follia.
La verità politica , sub culturale, ideologica è che Salvini slega i cani della guerra, della violenza, del furore e della rabbia e della frustrazione esistenziale che sono dentro la pancia di ognuno di noi. Chi più chi meno. Per ragioni le più diverse.

Lo fa consapevolmente. Per un pugno di voti. Con la complicità degli stellati che anche loro si fanno ritrarre in divisa. L’unica che Salvini gli ha lasciato: quella da guardia penitenziaria.

Come dite? Ci sarebbe anche quella delle fiamme gialle? Certo, solo si farebbe un torto a Salvini per via di quei 49 milioni da pagare da qui all’eternità.
Insomma è Salvini che traccia il solco.

Non mi sembra un caso che ci si rivolga al ministro dell’Interno gridando : “Salvini elimina Saviano”.

Un pazzo? Non ci credo. Troppo semplice . E’ solo uno che ha tirato fuori le budella e sa di poterlo fare nell’incontrastato clima attuale.

Un liberal democratico e anche un grillino, che non abbia ancora portato il cervello a liquefarsi del tutto nella discarica di un populismo tanto infingardo quanto cialtrone, dovrebbe ascoltare le parole di Luciano Canfora:

“Dire che è tornato il fascismo non ha senso. Ma dire che la nuova Lega di Salvini mescola rivendicazioni di tipo sociale al razzismo xenofobo è diverso e del tutto evidente. Se poi qualcuno si vuole auto-ingannare, va bene: tanti saluti. Però, quello di Salvini, è palesemente un partito fascistoide”.

Canfora si riferisce al tema dell’immigrazione ma mi pare sia del tutto congruo anche a quello della difesa legittima.

 

Detto questo, aggiungo che nessuno di noi può pretendere d’avere un poliziotto o un carabiniere sotto casa.
Quindi può decidere, in talune precise circostanze di tempo e di luogo, di detenere un’arma.

Ma deve essere una decisione ponderata. Sempre difficile.

E non può mai essere presa a cuor leggero, per difendere la roba. O peggio ancora per “punire” applicando giustizia sommaria ad un ladro che magari sta fuggendo.

Esiste una potenziale circostanza del tutto diversa.

Può accadere (anche se le statistiche riportano la diminuzione di ogni sorta di crimini violenti) che il caso ti ponga di fronte a gente che non s’accontenta di rubare. Vuole anche, per insondabili ragioni,(non c’è bestia più bestia dell’umano) farti del male.

A gratis.

Tanto per divertirsi.
Il fatto è che tu non sei un numero.

Solo per questa ragione non sempre è irragionevole detenere un’arma da fuoco.

Tale , nonostante Salvini resta la mia ferma convinzione.

Tuttavia di fronte a questa innovazione fascistoide c’è da pensarci bene.

Forse anche solo per ragioni di civiltà e lotta politica ci si può limitare a confidare nella statistica.

Non lo escludo a priori.

 

 

 

PS. Resta ovvio che per me la detenzione di un’arma per difesa personale non classifica, (come di sicuro, scandalizzati, pensano molti a sinistra) , una persona come di destra.
Resti chiaro.
Non ho orrore delle armi per difesa personale.
Ho orrore degli imbecilli.
Che le amano.