WARNING!

2018.
Da tempo i collaboratori del Presidente cercano di spiegargli che imporre dazi è come pisciarsi sui piedi.
Bob Woodward riporta nel suo ultimo libro uno stralcio del colloquio alla Casa Bianca vertente sull’ importazione d’acciaio.

“Ho sempre saputo che Gary era un fottuto globalista” disse Trump. “Non sapevo che lo fossi anche tu Rob”. Poi si rivolse a Kelly. “Guarda un po’ questo. E’ un globalista.”

Gli interlocutori di Trump sono : Gary Cohn ex Goldman Sachs e consigliere economico, Rob Porter segretario del personale e John Kelly ex generale e capo di gabinetto.
Tutti e tre, per ragioni diverse, dimessi o licenziati.

In particolare Kelly, che oggi nega, avrebbe detto in una riunione con i suoi collaboratori più stretti che Trump “è un idiota…il Presidente è uno squilibrato”.

Sia come sia, il colloquio ci restituisce lo spirito dei tempi.

Ciò che per un trentennio era stato osannato come inderogabile e strategico per l’impero americano viene oggi rimesso(almeno all’apparenza) in discussione tramite un bugiardo neo-isolazionismo.

Trump ha contestato a parole tanto l’esistenza stessa della Nato (che paghino o ce ne andiamo, dimenticando d’esser lui la Nato) , e quasi tutti gli accordi di libero scambio a partire dal Nafta , fino ad arrivare a minacciare il ritiro dal trattato economico e dal sistema di rilevazione e difesa antimissilistica degli USA in Corea del Sud proprio mentre Kim Jong- un ha cominciato a testare lanci di missili ICBM nel mar del Giappone.
“ E’ un pessimo affare, se lo vogliono ce lo paghino”.

E qui son costretti a spiegargli che quel sistema serve a tracciare un lancio verso gli USA in sette secondi mentre, con il dispositivo posto in Alaska, occorrono quindici minuti.
Non vorrà vedere andare in fumo Los Angeles – gli dicono i militari.
Ma il Presidente continua a controbattere che se si tratta di un sistema difensivo in Corea beh allora lo devono pagare i coreani.
Analogamente.
Lui vuol proseguire il muro al confine con il Messico ma (nelle sue iniziali intenzioni lo dovevano pagare i messicani.

Anche sull’ Afghanistan, dimostra un approccio del tutto innovativo:
“Cazzo ci stiamo a fare in quel paese di merda, con quel che ci costa!”
Salvo poi consegnare tutto il potere decisionale alla discrezione di militari che inviano altri mille soldati e che chiariscono pubblicamente che per venir via dall’Afghanistan (per il quale obiettivo Obama non ha mosso ciglio) ci vogliono non anni ma decenni.

Naturalmente anche l’accordo raggiunto da Obama sul nucleare iraniano è un pessimo business : “un accordo di merda”.

Il generale Mattis segretario alla difesa, uno che aveva detto a un giornalista impertinente : “ tenga sempre presente che il mio mestiere precedente era ammazzare la gente” si sente costretto a intervenire per moderare Trump dicendogli che “in effetti signor Presidente, credo che almeno da un punto di vista tecnico stiano (gli iraniani) rispettando l’accordo”.

Dovremmo esser contenti noi di sinistra e progressisti.
Finalmente uno che parla chiaro contro la globalizzazione.
Ma , personalmente , non ne sono troppo sicuro.
Anzi.
Sono sicuro del contrario.

Una sinistra pensante (posto che questo non sia divenuto un ossimoro) dovrebbe capire che il conflitto, tanto sbandierato tra sovranismo/nazionalismo e globalismo/mondialismo, si dimostrerà, prima di quanto si possa pensare, una ulteriore trappola per topi.

Al di là della propaganda twittata (vedi Trump e sulle orme Salvini) il sovranismo attuale serve a perpetuare e stabilizzare tutti gli aspetti negativi della cosiddetta globalizzazione, apprestandone un involucro politico più appetibile dal “popolo sovrano”.

Il populismo lo può fare grazie anche al vuoto ideale, culturale e programmatico della sinistra che ha mancato clamorosamente e per un tempo infinito di criticare puntualmente l’evoluzione di un sistema capitalistico di rapina.

E’ in parte vero che la globalizzazione economica, il libero scambio, l’apertura dei mercati e la drastica deregolamentazione del mercato del lavoro in tutto l’occidente sviluppato hanno portato fuori dalla povertà tanta gente nell’emisfero sud del pianeta.

Nello stesso tempo però si è concentrata, in una misura mai vista prima, la ricchezza in poche, pochissime mani, grazie alla totale libertà di movimento rilasciata dalla politica e dalla democrazia al capitale finanziario.
Basti vedere i dati di Oxfam usciti in questi giorni che ripropongono il vero tema strategico, l’alfa e l’omega, per ogni sinistra ovunque nel mondo: la giustizia sociale.

Adesso i populisti se ne avvantaggiano compiendo, o tentando di compiere un’operazione di razionalizzazione dello stato di cose esistente. E’ una classica , seppur sofisticata, operazione sotto falsa bandiera.

All’insegna del sovranismo sta avvenendo infatti (paradigmatico l’uno vale uno e la democrazia diretta alla Rosseau, cui fanno da contraltare competitivo i post di Salvini sui gattini abbandonati, il cibo spazzatura, i negher che c’inquinano ) un rapido processo di estremo accentramento delle decisioni fondamentali in tutti i campi esautorando nei fatti ogni istituzione elettiva, ogni autonomo potere costituzionale col totale disprezzo per norme , forme e procedure della democrazia rappresentativa.

La cosiddetta disintermediazione alla Trump o, con altro stile (ben più strutturato, perché radicato nella storia russa ) alla Putin.

Si dialoga direttamente con il popolo in un processo di centralizzazione delle decisioni politiche che è in realtà illusorio o , meglio illusionistico.
Si cerca di dare l’idea che finalmente si decide da soli, come popolo sovrano, come nazione, contro le oligarchie finanziarie sovranazionali, contro l’Europa e contro qualsiasi altro potere.

In realtà non si fa altro che fornire un comodo paravento al capitalismo finanziario di rapina, che se ne frega dei me ne frego di Salvini e delle guerre di cartapesta dichiarate ai mangiarane d’oltralpe dal turista terzomondista Di Battista.
Meno Europa va benissimo per il potere della finanza globale.
Tra l’altro un’Europa come entità unitaria e politica non è mai giunta ad esistere grazie alla sovranità popolare delle nazioni, eterodiretta dagli Stati : Francia, Olanda e Irlanda e in ultimo UK.

E’ dunque un ottimo falso bersaglio.

Si attacca l’UE in assenza di UE.

Reddito di cittadinanza (anche se tale non è ) va benissimo anche quello.
Anzi va nella giusta direzione dato che la fine del lavoro dignitoso, dotato di diritti e di potere di contrattazione costituisce un ostacolo, per quanto residuale , al potere della finanza.
Alla fine tutto si risolverà nell’assunzione di 5000 navigator a tempo determinato , inventati, come ha detto Di Maio, da un illustre professore “italo-pugliese” dell’università del Mississippi.
In ogni caso, a breve, è sempre meglio una concessione monetaria organizzata intorno ad un, più o meno ferreo, controllo sociale di una ribellione di qualsivoglia segno.
Che poi non si sa mai, potrebbe anche assumere, nel tempo, il carattere “novecentesco” di una rivoluzione democratica con “elementi di socialismo”.

Vade retro questa fosca prospettiva.

Avanti Salvini-Di Maio, con l’aiuto di quei dementi che raccolgono firme per un referendum sul reddito di cittadinanza.
Non potendo costituzionalmente comprendere i piddini, che per chi non ha nulla vale il detto: piuttosto che niente è meglio piuttosto.

Vero o falso che sia. E che, di conseguenza, senza esser populisti, varrebbe la pena di esser popolari e avanzare una critica circostanziata e una controproposta, seria, dignitosa, capace di andare incontro ad una crescente frustrazione sociale.

La flat tax al 15% valida per tutti va ancor meglio per andare in culo al popolo , magari col suo consenso, entro una sorta di rivoluzione passiva che coadiuvi l’idea- evidente allo stesso modo nei grillini e nei leghisti- di uno smantellamento progressivo di ciò che resta in piedi dello Stato sociale.

Per chi non lo avesse ancora inteso i giallo-verdi sono diversamente liberisti e perseguono la stessa causa dei global-liberisti che tengono ben stretti i cordoni della borsa.

Per questi ultimi l’importante è chi comanda davvero. Al di là della fiction . Si svolga essa in USA o in Italia.

Non a caso in America Trump, con la sua rivoluzione fiscale, si è dovuto accontentare di diminuire l’aliquota più elevata sui redditi delle persone fisiche. Restano in essere ben sette scaglioni d’imposta dal 10% al 37%.
Se la vogliamo chiamare tassa piatta!

Ma non importa, importa la propaganda.
Importa far finta di governare il “cambiamento”.

Insomma vedo un rapporto di scambievole e sotterranea connivenza, tra il globalismo della finanza e il sovranismo ottuso dei furbi e degli imbecilli.

Del resto non era stata una banca d’affari USA a chiarire che la vecchia democrazia europea non era più adatta a supportare il capitalismo finanziario globale?
Certo che sì!

Ci vuole un rapporto diretto , twuittato, con il popolo.

In realtà si sta preparando una democrazia plebiscitaria, di minoranza.
Su questo c’è assoluta e piena convergenza tra i grilleschi e i leghisti; neofascisti compresi.

Vanno battuti non con un referendum sui falsi diritti di cittadinanza, ma preparandosi alla sfida finale, dopo il tentativo di Renzi: quella sul referendum propositivo senza quorum. (o con quorum ridicolo).
Sapendo che i gialli e i verdastri costituiscono il coltello a doppia lama, infilato nella custodia del populismo, che il potere del capitalismo finanziario si prepara ad usare
per colpire alla schiena, “per volontà popolare” lo stato di diritto e lo stato sociale.
Presto si giocherà la partita.
Stateve accorte!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: