Archive for novembre 2019

Socialismo.

novembre 23, 2019

Uno arriva all’ultima svolta dei settantanni e si volta indietro.
Per una sorta di bilancio della propria vita.
Nel mio caso tutta dedicata alla politica, alla sinistra, ad ideali di emancipazione e liberazione umana.
La politica come professione intrapresa a partire da basiche motivazioni di classe.
La politica come radicale ribellione ad una condizione sociale di partenza molto prossima all’indigenza.
M’ero fatto l’idea, ampiamente confermata oggi da ogni statistica seria, che se nasci male, vivi male.
Ci son eccezioni che tuttavia riguardano una infima percentuale dei nati vivi in condizione di povertà.
Lodevoli eccezioni, ma pur sempre eccezioni.
Contare solo sulle proprie forze mi è sempre apparsa come una illusione , anzi un inganno.
Da qui la militanza, sorretta dall’idea che solo l’accumulo di un patrimonio collettivo, di conoscenze, di lotte (di classe) avrebbe potuto soddisfare l’insopprimibile, umana, tendenza ad affermare la propria individualità.
La realizzazione di sé, si direbbe oggi.
Ognuno di noi, se ci si pensa, si considera speciale.
Né meglio né peggio di ogni altro ma unico.
Nel bene e nel male.
Il liberalismo come anche il cattolicesimo in fondo hanno sempre fatto leva, in modo diverso, su questa unicità.
All’ingrosso.
Il primo ci dice : se vuoi puoi. Dipende solo da te.
Il secondo ci dice che ogni uomo o donna (un po’ meno la donna in questo caso) diventa unico solo in comunione con Dio.
Il socialismo ci ha detto un’altra cosa.
Se vuoi esser qualcuno, devi interagire con gli altri, tutti gli altri che versano nella tua medesima condizione sociale che è un dato della storia umana non un destino stabilito da altri , umani o divinità che siano, e conquistarti insieme a loro la tua vita.
Altra strada non c’è.
Devi liberarti delle catene sociali che ti sono imposte.
Adesso, non in un altro mondo.
Non lo puoi fare da solo.
Si chiamava lotta di classe.
Molto semplificato , naturalmente.
Chiedo venia.
Tutta sta’ manfrina introduttiva per dire che nonostante le vittorie e le sconfitte (si sottovalutano sempre le vittorie) il socialismo è oggi più che mai attualissimo.
C’è stato di tutto nel novecento.
Nazismo, comunismo da gulag, guerre, genocidi , molti dei quali dimenticati.
Ma senza la lotta di classe non avremmo goduto dei benefici del Welfare State, dei diritti politici , sociali e civili.
I millenials non hanno neppure lontanamente potuto vedere e apprezzare nel loro significato concreto ed etico i risultati di questo lungo, spesso asprissimo conflitto sociale.
Già perché sono nati e fino ad ora vissuti in un’epoca in cui tutto è revocato, logorato, rimesso in discussione dall’evoluzione socialmente criminale di un capitalismo di rapina non contenuto ormai dal conflitto tra le diverse classi che continuano a comporre il nostro mondo post moderno.
Come dite ?
Le classi non esistono più. La classe operaia è finita con la conclusione del ciclo fordista etc..?
Conosco l’argomentazione.
Solo che è del tutto fasulla.
Ho già altrove e forse più volte ricordato che un riccastro di Wall Street ha detto : “la lotta di classe c’è stata e l’abbiamo vinta noi”.
Questo sì che si chiama parlar chiaro.
Altrettanto chiaramente si dovrebbe proclamare che la classe operaia esiste e si è anzi allargata al settore dei servizi.
Forse che un lavoratore, magari precario e malpagato, con pochi diritti e molte ore di lavoro esposto ad ogni sorta di ricatto dobbiamo definirlo un “servitore”?
O non piuttosto anch’esso un operaio con meno tutele di un addetto all’industria che (quest’ultimo) già non se la passa ben nel quadro della globalizzazione senza regole globali a tutela di chi vive del proprio lavoro.
Certo l’ideologia dominante del neoliberismo fa leva sull’individualismo chiamando in campo il cosiddetto auto-aiuto.
Per la serie aiutati che il ciel (della meritocrazia) t’aiuta.
E vai con le start-up, gli spin off, e anglicismi vari.
Tutto così bello.
Altri dicono che ci son logiche win-win, da implementare specie nei paesi definiti, con lindo linguaggio onusiano, “in ritardo di sviluppo”.
Vincono tutti, nessuno perde.
Trattasi in entrambi i casi di pietose e più spesso ciniche bugie “riformiste”.
Roba che va bene per i progressisti all’acqua di rose che cianciano nei talk show presentando i loro ultimi libretti, sempre uguali ai primi.
Si tratta di coloro, che insieme ai partiti di centrosinistra, si son ben adattati in una logica di contrattazione al ribasso tra economia della finanza, beni comuni e società che peraltro non ha dato risultati di alcun rilievo.
A forza di arretrare il consenso è trasmigrato dalle socialdemocrazie, di vario tipo foggia e dimensione, alla destra liberista nelle sue varie connotazioni furbescamente sovraniste e populiste.
Tipico il caso della terza via teorizzata e praticata da Toni Blair e Bill Clinton.
Una via da percorrere tra neoliberismo e socialdemocrazia.
Quella infingarda robaccia che in Italia fu definita come costruzione dell’Ulivo mondiale!
E che poi diede luogo al Partito Democratico.
Il cui segretario va a cercar consiglio ancor oggi da …Bill Clinton, cioè dall’uomo della finanza , colui che spianò la strada ai neocon ai quali è succeduto, dopo la parentesi Obamiana (sulla quale vi sarebbe molto da dire e criticare), il tycoon che governa twittando dalla Casa Bianca.

In questo desolante quadro e voltandomi indietro non vedo alcuna ragione di pentimento. Né tampoco per gettare la spugna.
Il ceto intellettuale che, en masse, ci spiegò che la storia era finita con la vittoria del sistema capitalistico s’arrabatta dopo trent’anni, a revisionare confusamente le sue idee.
Ma non si tratta di correggerle.
Si tratta di batterle con una generalizzata ripresa del conflitto sociale che è ancora e sempre il vero motore della vicenda umana.
Certo, magari adesso pochi possono concordare che il problema sta nel sistema capitalistico, nella sua interna, ferrea, logica, ma molti movimenti in giro per il mondo, opinioni, pensieri, pratiche sociali militano a favore di un diverso dover essere.
Tutto ancora informe, magmatico, contraddittorio.
Dentro questa turbolenza pesca a piene mani la destra reazionaria che si vuole sovranista.
Potrà farlo fino a che si va a cercar aiuto, col cappello in mano dalla decrepita dinastia Clinton.
Fino a che non si avrà l’ardire di dire che l’Europa attuale è animale bastardo, che deve esser ammaestrato e reso docile all’interesse dei cittadini europei.
Fino a che non si denunceranno senza mezze misure “le promesse mancate della democrazia”.
Fino a che non ci si metterà in testa che solo la vecchia idea del socialismo costituisce un’alternativa democratica.
Di sistema.

PS. Va mo’ là!

SOCIALISMO.

novembre 23, 2019

Uno arriva all’ultima svolta dei settantanni e si volta indietro.
Per una sorta di bilancio della propria vita.
Nel mio caso tutta dedicata alla politica, alla sinistra, ad ideali di emancipazione e liberazione umana.
La politica come professione intrapresa a partire da basiche motivazioni di classe.
La politica come radicale ribellione ad una condizione sociale di partenza molto prossima all’indigenza.
M’ero fatto l’idea, ampiamente confermata oggi da ogni statistica seria, che se nasci male, vivi male.
Ci son eccezioni che tuttavia riguardano una infima percentuale dei nati vivi in condizione di povertà.
Lodevoli eccezioni, ma pur sempre eccezioni.
Contare solo sulle proprie forze mi è sempre apparsa come una illusione , anzi un inganno.
Da qui la militanza, sorretta dall’idea che solo l’accumulo di un patrimonio collettivo, di conoscenze, di lotte (di classe) avrebbe potuto soddisfare l’insopprimibile, umana, tendenza ad affermare la propria individualità.
La realizzazione di sé, si direbbe oggi.
Ognuno di noi, se ci si pensa, si considera speciale.
Né meglio né peggio di ogni altro ma unico.
Nel bene e nel male.
Il liberalismo come anche il cattolicesimo in fondo hanno sempre fatto leva, in modo diverso, su questa unicità.
All’ingrosso.
Il primo ci dice : se vuoi puoi. Dipende solo da te.
Il secondo ci dice che ogni uomo o donna (un po’ meno la donna in questo caso) diventa unico solo in comunione con Dio.
Il socialismo ci ha detto un’altra cosa.
Se vuoi esser qualcuno, devi interagire con gli altri, tutti gli altri che versano nella tua medesima condizione sociale che è un dato della storia umana non un destino stabilito da altri , umani o divinità che siano, e conquistarti insieme a loro la tua vita.
Altra strada non c’è.
Devi liberarti delle catene sociali che ti sono imposte.
Adesso, non in un altro mondo.
Non lo puoi fare da solo.
Si chiamava lotta di classe.
Molto semplificato , naturalmente.
Chiedo venia.
Tutta sta’ manfrina introduttiva per dire che nonostante le vittorie e le sconfitte (si sottovalutano sempre le vittorie) il socialismo è oggi più che mai attualissimo.
C’è stato di tutto nel novecento.
Nazismo, comunismo da gulag, guerre, genocidi , molti dei quali dimenticati.
Ma senza la lotta di classe non avremmo goduto dei benefici del Welfare State, dei diritti politici , sociali e civili.
I millenials non hanno neppure lontanamente potuto vedere e apprezzare nel loro significato concreto ed etico i risultati di questo lungo, spesso asprissimo conflitto sociale.
Già perché sono nati e fino ad ora vissuti in un’epoca in cui tutto è revocato, logorato, rimesso in discussione dall’evoluzione socialmente criminale di un capitalismo di rapina non contenuto ormai dal conflitto tra le diverse classi che continuano a comporre il nostro mondo post moderno.
Come dite ?
Le classi non esistono più. La classe operaia è finita con la conclusione del ciclo fordista etc..?
Conosco l’argomentazione.
Solo che è del tutto fasulla.
Ho già altrove e forse più volte ricordato che un riccastro di Wall Street ha detto : “la lotta di classe c’è stata e l’abbiamo vinta noi”.
Questo sì che si chiama parlar chiaro.
Altrettanto chiaramente si dovrebbe proclamare che la classe operaia esiste e si è anzi allargata al settore dei servizi.
Forse che un lavoratore, magari precario e malpagato, con pochi diritti e molte ore di lavoro esposto ad ogni sorta di ricatto dobbiamo definirlo un “servitore”?
O non piuttosto anch’esso un operaio con meno tutele di un addetto all’industria che (quest’ultimo) già non se la passa ben nel quadro della globalizzazione senza regole globali a tutela di chi vive del proprio lavoro.
Certo l’ideologia dominante del neoliberismo fa leva sull’individualismo chiamando in campo il cosiddetto auto-aiuto.
Per la serie aiutati che il ciel (della meritocrazia) t’aiuta.
E vai con le start-up, gli spin off, e anglicismi vari.
Tutto così bello.
Altri dicono che ci son logiche win-win, da implementare specie nei paesi definiti, con pulito linguaggio onusiano, “in ritardo di sviluppo”.
Vincono tutti, nessuno perde.
Trattasi in entrambi i casi di pietose e più spesso ciniche bugie “riformiste”.
Roba che va bene per i progressisti all’acqua di rose che cianciano nei talk show presentando i loro ultimi libretti, sempre uguali ai primi.
Si tratta di coloro, che insieme ai partiti di centrosinistra, si son ben adattati in una logica di contrattazione al ribasso tra economia della finanza, beni comuni e società che peraltro non ha dato risultati di alcun rilievo.
A forza di arretrare il consenso è trasmigrato dalle socialdemocrazie, di vario tipo foggia e dimensione, alla destra liberista nelle sue varie connotazioni furbescamente sovraniste e populiste.
Tipico il caso della terza via teorizzata e praticata da Toni Blair e Bill Clinton.
Una via da percorrere tra neoliberismo e socialdemocrazia.
Quella infingarda robaccia che in Italia fu definita come costruzione dell’Ulivo mondiale!
E che poi diede luogo al Partito Democratico.
Il cui segretario va a cercar consiglio ancor oggi da …Bill Clinton, cioè dall’uomo della finanza , colui che spianò la strada ai neocon ai quali è succeduto, dopo la parentesi Obamiana (sulla quale vi sarebbe molto da dire e criticare), il tycoon che governa twuittando dalla Casa Bianca.

In questo desolante quadro e voltandomi indietro non vedo alcuna ragione di pentimento. Né tampoco per gettare la spugna.
Il ceto intellettuale che, en masse, ci spiegò che la storia era finita con la vittoria del sistema capitalistico s’arrabatta adesso dopo trent’anni, a revisionare le sue idee.
Ma non si tratta di correggerle.
Si tratta di batterle con una generalizzata ripresa del conflitto sociale che è sempre e ancora vero motore della vicenda umana.
Certo, magari adesso pochi ancora possono concordare che il problema sta nel sistema capitalistico, nella sua interna, ferrea, logica, ma molti movimenti in giro per il mondo, opinioni, pensieri, pratiche sociali militano a favore di un diverso dover essere.
Tutto ancora informe, magmatico, contraddittorio.
Dentro questa turbolenza pesca a piene mani la destra reazionaria che si vuole sovranista.
Potrà farlo fino a che si va a cercar aiuto, col cappello in mano dalla decrepita dinastia Clinton.
Fino a che non si avrà l’ardire di dire che l’Europa attuale è animale bastardo, che deve esser ammaestrato e reso docile all’interesse dei cittadini europei.
Fino a che non si denunceranno senza mezze misure “le promesse mancate della democrazia”.
Fino a che non ci si metterà in testa che solo la vecchia idea del socialismo costituisce un’alternativa democratica.
Di sistema.

PS. Va mo’ là!

SPIONI?

novembre 10, 2019

Il mio account Facebook è bloccato. Fosse un virus non funzionerebbe il computer. Ho eseguito tre delle quattro procedure suggerite da FB per verificare la mia identità Le ho eseguite correttamente. Ma non c’è nulla da fare. Ergo qualcuno mi ha bloccato. Per quali ragioni non posso saperlo. Qualcosa che ho scritto è non è piaciuto ad un qualche livello? Mi sembra strano. Essendo innocuo pensionato. Però c’è qualcosina che tocca. PS. Mi rivolgerò in seguito alla polizia postale. Anche se ho poca voglia di mettermi adesso a “fare carte”.