Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Addendum.

gennaio 16, 2020

Addendum a “qualche considerazione…”.

Da giorni i tiggi insistono sul fatto che “ben due missili” iraniani hanno abbattuto l’aereo ucraino.
Documentano le proteste in Iran e danno ampio spazio alle dimissioni di giornaliste televisive sdegnate per le bugie del governo.
Vero è che per tre giorni il governo iraniano ha negato di esser responsabile del disastro.
Altrettanto vero è che la “guida spirituale” è intervenuto per incitare (ordinare) all’esercito di “dire la verità al popolo”.
E così s’è fatto.
Inevitabilmente.
Giustamente.

Ciò che non viene ricordato è che ben diverso fu il comportamento degli USA nel 1988 , allorché un airbus iraniano venne abbattuto da un missile terra-aria lanciato dall’incrociatore USS Vincennes che uccise 290 persone tra cui 66 bambini.
La nave da guerra della US Navy era in acque territoriali iraniane e l’aereo era in volo nello spazio aereo dell’Iran.
Non sono agli atti scuse formali da parte del governo USA , né venne mai l’ammissione di aver commesso un errore che pure era implicito nei risarcimenti che furono accordati alle famiglie delle vittime.
Insomma va bene tutto ma non ricordo affatto un particolare accanimento informativo in Italia all’epoca.
Non ci fu.
L’errore lo avevano commesso i “buoni”.
E i buoni se uccidono i cattivi, sono ampiamente scusabili.
Erano in buona fede.
Per definizione.

 

 

PS. Da Wikipedia. “Nel memoriale presentato presso la Corte internazionale di giustizia dal governo iraniano si legge che l’abbattimento del volo 655 da parte del Vincennes era stato un atto intenzionale e criminale; anche se ci fosse stata un’errata identificazione del velivolo, fatto che non veniva riconosciuto, l’attacco contro di esso fu una grave e sconsiderata negligenza, equivalente a un crimine internazionale e non a un semplice incidente.[15] In particolare, l’Iran espresse scetticismo in merito al presunto errore di identificazione, in quanto venne rilevato che il Vincennes disponeva dell’avanzato sistema AEGIS che aveva correttamente monitorato il volo dell’Airbus e che lo aveva identificato come modo III (cioè civile), che altre due navi militari statunitensi che operavano nella zona, la USS Sides e la USS Montgomery, avevano identificato il velivolo come civile e che in aggiunta l’A300 stava percorrendo un’aerovia internazionale.

QUALCHE CONSIDERAZIONE SPARSA…

gennaio 9, 2020

Ho seguito il programma di Andrea Purgatori su la 7.
Abbastanza improvvisato, senza un canovaccio coerente e tuttavia meritorio sul piano informativo.

1)Mi hanno impressionato in particolare le immagini dell’assassinio di Soleimani e della sua scorta.
Colpisce noi gente di un altro tempo la precisione estrema, millimetrica con cui da remoto si può ammazzare chiunque e dovunque.
Gli uomini corrispondono a puntini bianchi che corrono all’impazzata e che vengono annichiliti uno dopo l’altro. Senza la minima possibilità di scampo.
Una tecnologia di guerra che rende onnipotente chi la possiede.
I droni, le macchine di morte del XXI secolo, consentono l’assassinio a mano libera.
Come in un video game: i corpi umani sono solo puntini bianchi che esplodono.
Non vediamo le nuvole purpuree del sangue, né la carne umana sminuzzata e sparsa sul terreno.
E questo aiuta a diffondere una certa malcelata ammirazione per questa chirurgica tecnologia.

2)La sovranità degli Stati è ormai solo un pallido ricordo del novecento.
La conferma è che nessuno al mondo, per non dire dell’Italia, si è scandalizzato per l’attacco USA a Bagdad capitale di un paese formalmente sovrano.
Il diritto internazionale è carta straccia da un bel pezzo.
E’ la forza che fa il diritto.
Vero è che è sempre stato così nella storia, tuttavia adesso ogni freno inibitorio è tolto del tutto insieme a quel poco di equilibrio che per un certo periodo s’era comunque stabilito tra forza e diritto.

3) In quest’ambito tutti i discorsi sulla non proliferazione del nucleare bellico lasciano il tempo che trovano. Chi non ha la bomba è facile preda di ogni sorta di violenza e sopraffazione. La politica di non proliferazione non ha più alcuna credibilità nel momento in cui sono ormai denunciati tutti gli accordi del passato relativi se non ad un disarmo nucleare almeno per una pausa bilanciata nella corsa agli armamenti.

4) Si è subito detto che Trump con la sua dimostrazione di potenza ha voluto distrarre l’elettorato USA dai suoi guai relativi all’impeachment. Vero. Si è trattato di un omicidio elettorale.

Quando in nord america incombono le elezioni conviene tener giù la testa.

Non è la prima volta. Clinton bombardò una fabbrica di medicinali in Sudan che copriva il 50% del fabbisogno di quel paese per distogliere l’attenzione da una banale fellatio.
Dal canto suo Obama si presentò agli USA per la sua seconda elezione chiarendo che . “io ho ucciso Osama bin Laden”. Bush invase l’Iraq e fece impiccare Saddam Hussein in diretta mondiale dopo l’attacco alle torri gemelle forse per distogliere l’attenzione dalla antica amicizia che legava la sua famiglia a quella di bin Laden.

5) Dunque è certo. Trump ha ordinato un omicidio elettorale che potrebbe valergli la rielezione. Ma c’è dell’altro. Il presidente col gatto in testa non è pazzo. C’è una razionalità strategica nella liquidazione di Soleimani che non è solo farina de suo sacco.

Gli apparati USA, molteplici e di varia e lunga esperienza si muovono giocoforza secondo una logica imperiale. E in tale logica si è inviato un messaggio sanguinoso, forte e chiaro all’Iran. Quell’Iran che con le sue formazioni militari sparse per un vasto territorio ha contribuito a sbarrare il passo all’ISIS, e che ha di molto aumentato, troppo, la propria influenza in tutta l’area:  Siria, Jemen, Libano, Irak a scapito degli alleati tradizionali degli USA che con il regno del terrore, poi instaurato da Daesh, hanno originariamente mantenuto una posizione quantomeno ambigua in varie forme a seconda degli interessi dei vari paesi arabi.

Anche l’iniziale approccio di Trump all’Iran con la disdetta dell’accordo sul nucleare iraniano voluto da Obama in collaborazione con l’UE, preannunciava un cambio di politica : l’Iran non può in alcun modo pretendere di estendere la propria influenza nell’area medio orientale profittando della politica obamiana volta a ricercare un equilibrio di forze, che di fatto ridimensionava il ruolo dell’Arabia Saudita.

Si torna all’antico. Non esiste , di fatto, alcun disimpegno americano dal medio oriente. Si tratta solo di un impegno diverso, dall’alto.

Dall’alto dei droni ma anche dall’alto di un impero che lascia semmai nelle mani di altri le patate bollenti (come quella curda del Rojava) riservandosi di intervenire volta per volta, caso per caso. Gli americani non se ne sono andati si sono solo ridislocati.

6) Quanto all’Iran, al netto del contemporaneo disastro aereo che adesso gli viene imputato, tanto tuonò che non piovve. Missili antiquati, poco più che fuochi d’artificio, lanciati previo avvertimento. Puramente dimostrativi.

Hanno agito nello stesso modo in cui si mosse Trump quando fece piovere una quantità di missili su una base siriana dopo aver avvertito i russi che avvertirono i siriani. A ben vedere c’è intelligenza nella “vendetta” iraniana nel non mettere Trump con le spalle al muro nel caso di un bombardamento reale e distruttivo.

L’Iran è guidato da preti che sanno  benissimo che anche solo qualche morto americano avrebbe comportato un’escalation dalla quale gli eredi dei persiani avrebbero solo da perdere. Assisteremo piuttosto in futuro ad azioni d’altro tipo, per interposta forza. Una sorta di mordi e fuggi del quale l’Iran si guarderà bene dall’intestarsi la responsabilità ufficiale e diretta. E’ questo tipo di stillicidio che dovrebbero temere gli americani. Si vedrà.

7)L’Italia invece, conta nulla. Se non per il fatto di essere il secondo contingente militare in Iraq. E , francamente non si capisce cosa restano a fare esattamente i nostri soldati in quel paese se non a dare legittimità ad ogni azione USA senza alcuna possibilità di discutere azioni ed obiettivi.

Mi ha colpito la preoccupazione del governo italiano secondo cui la priorità in Iraq è quella di proteggere in nostri militari. In un paese normale sarebbero i militari a dover difendere il proprio paese e i suoi interessi e proteggere i suoi cittadini. Non viceversa.

Non si capisce per quale strana ragione dobbiamo mandare soldati in giro per il mondo in zone di guerra per poi preoccuparci di proteggerli…dalla guerra.
Comunque i nostri interessi sono semmai altrove, in Libia ad esempio. Ma per il momento contano le forze sul campo. Russi e turchi, infatti sono in grado di chiedere e imporre una tregua d’armi in attesa di sviluppi/accordi futuri. Anche se sarebbe un errore pensare che gli USA, dall’alto dell’impero restino a guardare. Checché se ne dica non lo fecero neppure quando presero l’iniziativa francesi ed inglesi.

Fu degli americani l’individuazione tramite i droni del convoglio che consentì ai francesi di fermare Gheddafi in fuga. Colui che era l’alleato e garante dei nostri interessi nazionali e che lasciammo nelle mani delle milizie di Misurata che lo stuprarono e poi l’uccisero.
Ma sul ruolo dell’Italia nella Nato, in Europa e nel rapporto con gli Usa val la pena tornare in seguito. Questione complessa non riducibile a poche battute che peraltro verrebbero troppo facilitate a fronte del vacuo attivismo dell’attuale capo della Farnesina non meno che del presidente bis del consiglio dei ministri la cui simpatica , cordiale postura non è evidentemente sufficiente a colmare un vuoto di strategia che dura dal 2011.

Gli intoccabili.

gennaio 8, 2020

Di nuovo , dopo molti tentavi di accedere al mio account di Fb da parte di terzi, l’account è stato bloccato. Di nuovo le procedure per confermare la mia identità, seppur seguite correttamente, non danno risultato alcuno. A questo punto mi par di capire che c’è qualcuno che è sovraordinato a Fb; qualcuno che dalla sua posizione privilegiata è in grado di bloccarmi. L’ha fatto il 10 novembre scorso e lo ha rifatto ieri 7 gennaio 2020. Basta vedere cosa ho postato nei giorni precedenti per farsi un’idea della canaglia in questione. Qualche sospetto ce l’ho. Ma non ho prove. Non posso averle. PS. Telefonai alla Polizia postale e la risposta fu quella che mi aspettavo: tenga ben chiusa la porta. Cioè usi una password complessa. E se proprio vuole (inteso se vuole intasare il nostro lavoro) faccia un esposto. In effetti la Polizia postale ha ben altro e di più serio di cui occuparsi. Quindi non mi resta che prendere atto che ci son postazioni, ripeto “sovraordinate”, usate da intoccabili che possono decidere quando vogliono di toglierti la parola per puro odio ideologico, personalizzato.

Resta inteso che qualsiasi cosa venga pubblicato sulla mia pagina Fb da oggi in poi , fino a nuovo avviso, non l’ho scritta io.

Mauro Zani

Socialismo.

novembre 23, 2019

Uno arriva all’ultima svolta dei settantanni e si volta indietro.
Per una sorta di bilancio della propria vita.
Nel mio caso tutta dedicata alla politica, alla sinistra, ad ideali di emancipazione e liberazione umana.
La politica come professione intrapresa a partire da basiche motivazioni di classe.
La politica come radicale ribellione ad una condizione sociale di partenza molto prossima all’indigenza.
M’ero fatto l’idea, ampiamente confermata oggi da ogni statistica seria, che se nasci male, vivi male.
Ci son eccezioni che tuttavia riguardano una infima percentuale dei nati vivi in condizione di povertà.
Lodevoli eccezioni, ma pur sempre eccezioni.
Contare solo sulle proprie forze mi è sempre apparsa come una illusione , anzi un inganno.
Da qui la militanza, sorretta dall’idea che solo l’accumulo di un patrimonio collettivo, di conoscenze, di lotte (di classe) avrebbe potuto soddisfare l’insopprimibile, umana, tendenza ad affermare la propria individualità.
La realizzazione di sé, si direbbe oggi.
Ognuno di noi, se ci si pensa, si considera speciale.
Né meglio né peggio di ogni altro ma unico.
Nel bene e nel male.
Il liberalismo come anche il cattolicesimo in fondo hanno sempre fatto leva, in modo diverso, su questa unicità.
All’ingrosso.
Il primo ci dice : se vuoi puoi. Dipende solo da te.
Il secondo ci dice che ogni uomo o donna (un po’ meno la donna in questo caso) diventa unico solo in comunione con Dio.
Il socialismo ci ha detto un’altra cosa.
Se vuoi esser qualcuno, devi interagire con gli altri, tutti gli altri che versano nella tua medesima condizione sociale che è un dato della storia umana non un destino stabilito da altri , umani o divinità che siano, e conquistarti insieme a loro la tua vita.
Altra strada non c’è.
Devi liberarti delle catene sociali che ti sono imposte.
Adesso, non in un altro mondo.
Non lo puoi fare da solo.
Si chiamava lotta di classe.
Molto semplificato , naturalmente.
Chiedo venia.
Tutta sta’ manfrina introduttiva per dire che nonostante le vittorie e le sconfitte (si sottovalutano sempre le vittorie) il socialismo è oggi più che mai attualissimo.
C’è stato di tutto nel novecento.
Nazismo, comunismo da gulag, guerre, genocidi , molti dei quali dimenticati.
Ma senza la lotta di classe non avremmo goduto dei benefici del Welfare State, dei diritti politici , sociali e civili.
I millenials non hanno neppure lontanamente potuto vedere e apprezzare nel loro significato concreto ed etico i risultati di questo lungo, spesso asprissimo conflitto sociale.
Già perché sono nati e fino ad ora vissuti in un’epoca in cui tutto è revocato, logorato, rimesso in discussione dall’evoluzione socialmente criminale di un capitalismo di rapina non contenuto ormai dal conflitto tra le diverse classi che continuano a comporre il nostro mondo post moderno.
Come dite ?
Le classi non esistono più. La classe operaia è finita con la conclusione del ciclo fordista etc..?
Conosco l’argomentazione.
Solo che è del tutto fasulla.
Ho già altrove e forse più volte ricordato che un riccastro di Wall Street ha detto : “la lotta di classe c’è stata e l’abbiamo vinta noi”.
Questo sì che si chiama parlar chiaro.
Altrettanto chiaramente si dovrebbe proclamare che la classe operaia esiste e si è anzi allargata al settore dei servizi.
Forse che un lavoratore, magari precario e malpagato, con pochi diritti e molte ore di lavoro esposto ad ogni sorta di ricatto dobbiamo definirlo un “servitore”?
O non piuttosto anch’esso un operaio con meno tutele di un addetto all’industria che (quest’ultimo) già non se la passa ben nel quadro della globalizzazione senza regole globali a tutela di chi vive del proprio lavoro.
Certo l’ideologia dominante del neoliberismo fa leva sull’individualismo chiamando in campo il cosiddetto auto-aiuto.
Per la serie aiutati che il ciel (della meritocrazia) t’aiuta.
E vai con le start-up, gli spin off, e anglicismi vari.
Tutto così bello.
Altri dicono che ci son logiche win-win, da implementare specie nei paesi definiti, con lindo linguaggio onusiano, “in ritardo di sviluppo”.
Vincono tutti, nessuno perde.
Trattasi in entrambi i casi di pietose e più spesso ciniche bugie “riformiste”.
Roba che va bene per i progressisti all’acqua di rose che cianciano nei talk show presentando i loro ultimi libretti, sempre uguali ai primi.
Si tratta di coloro, che insieme ai partiti di centrosinistra, si son ben adattati in una logica di contrattazione al ribasso tra economia della finanza, beni comuni e società che peraltro non ha dato risultati di alcun rilievo.
A forza di arretrare il consenso è trasmigrato dalle socialdemocrazie, di vario tipo foggia e dimensione, alla destra liberista nelle sue varie connotazioni furbescamente sovraniste e populiste.
Tipico il caso della terza via teorizzata e praticata da Toni Blair e Bill Clinton.
Una via da percorrere tra neoliberismo e socialdemocrazia.
Quella infingarda robaccia che in Italia fu definita come costruzione dell’Ulivo mondiale!
E che poi diede luogo al Partito Democratico.
Il cui segretario va a cercar consiglio ancor oggi da …Bill Clinton, cioè dall’uomo della finanza , colui che spianò la strada ai neocon ai quali è succeduto, dopo la parentesi Obamiana (sulla quale vi sarebbe molto da dire e criticare), il tycoon che governa twittando dalla Casa Bianca.

In questo desolante quadro e voltandomi indietro non vedo alcuna ragione di pentimento. Né tampoco per gettare la spugna.
Il ceto intellettuale che, en masse, ci spiegò che la storia era finita con la vittoria del sistema capitalistico s’arrabatta dopo trent’anni, a revisionare confusamente le sue idee.
Ma non si tratta di correggerle.
Si tratta di batterle con una generalizzata ripresa del conflitto sociale che è ancora e sempre il vero motore della vicenda umana.
Certo, magari adesso pochi possono concordare che il problema sta nel sistema capitalistico, nella sua interna, ferrea, logica, ma molti movimenti in giro per il mondo, opinioni, pensieri, pratiche sociali militano a favore di un diverso dover essere.
Tutto ancora informe, magmatico, contraddittorio.
Dentro questa turbolenza pesca a piene mani la destra reazionaria che si vuole sovranista.
Potrà farlo fino a che si va a cercar aiuto, col cappello in mano dalla decrepita dinastia Clinton.
Fino a che non si avrà l’ardire di dire che l’Europa attuale è animale bastardo, che deve esser ammaestrato e reso docile all’interesse dei cittadini europei.
Fino a che non si denunceranno senza mezze misure “le promesse mancate della democrazia”.
Fino a che non ci si metterà in testa che solo la vecchia idea del socialismo costituisce un’alternativa democratica.
Di sistema.

PS. Va mo’ là!

SOCIALISMO.

novembre 23, 2019

Uno arriva all’ultima svolta dei settantanni e si volta indietro.
Per una sorta di bilancio della propria vita.
Nel mio caso tutta dedicata alla politica, alla sinistra, ad ideali di emancipazione e liberazione umana.
La politica come professione intrapresa a partire da basiche motivazioni di classe.
La politica come radicale ribellione ad una condizione sociale di partenza molto prossima all’indigenza.
M’ero fatto l’idea, ampiamente confermata oggi da ogni statistica seria, che se nasci male, vivi male.
Ci son eccezioni che tuttavia riguardano una infima percentuale dei nati vivi in condizione di povertà.
Lodevoli eccezioni, ma pur sempre eccezioni.
Contare solo sulle proprie forze mi è sempre apparsa come una illusione , anzi un inganno.
Da qui la militanza, sorretta dall’idea che solo l’accumulo di un patrimonio collettivo, di conoscenze, di lotte (di classe) avrebbe potuto soddisfare l’insopprimibile, umana, tendenza ad affermare la propria individualità.
La realizzazione di sé, si direbbe oggi.
Ognuno di noi, se ci si pensa, si considera speciale.
Né meglio né peggio di ogni altro ma unico.
Nel bene e nel male.
Il liberalismo come anche il cattolicesimo in fondo hanno sempre fatto leva, in modo diverso, su questa unicità.
All’ingrosso.
Il primo ci dice : se vuoi puoi. Dipende solo da te.
Il secondo ci dice che ogni uomo o donna (un po’ meno la donna in questo caso) diventa unico solo in comunione con Dio.
Il socialismo ci ha detto un’altra cosa.
Se vuoi esser qualcuno, devi interagire con gli altri, tutti gli altri che versano nella tua medesima condizione sociale che è un dato della storia umana non un destino stabilito da altri , umani o divinità che siano, e conquistarti insieme a loro la tua vita.
Altra strada non c’è.
Devi liberarti delle catene sociali che ti sono imposte.
Adesso, non in un altro mondo.
Non lo puoi fare da solo.
Si chiamava lotta di classe.
Molto semplificato , naturalmente.
Chiedo venia.
Tutta sta’ manfrina introduttiva per dire che nonostante le vittorie e le sconfitte (si sottovalutano sempre le vittorie) il socialismo è oggi più che mai attualissimo.
C’è stato di tutto nel novecento.
Nazismo, comunismo da gulag, guerre, genocidi , molti dei quali dimenticati.
Ma senza la lotta di classe non avremmo goduto dei benefici del Welfare State, dei diritti politici , sociali e civili.
I millenials non hanno neppure lontanamente potuto vedere e apprezzare nel loro significato concreto ed etico i risultati di questo lungo, spesso asprissimo conflitto sociale.
Già perché sono nati e fino ad ora vissuti in un’epoca in cui tutto è revocato, logorato, rimesso in discussione dall’evoluzione socialmente criminale di un capitalismo di rapina non contenuto ormai dal conflitto tra le diverse classi che continuano a comporre il nostro mondo post moderno.
Come dite ?
Le classi non esistono più. La classe operaia è finita con la conclusione del ciclo fordista etc..?
Conosco l’argomentazione.
Solo che è del tutto fasulla.
Ho già altrove e forse più volte ricordato che un riccastro di Wall Street ha detto : “la lotta di classe c’è stata e l’abbiamo vinta noi”.
Questo sì che si chiama parlar chiaro.
Altrettanto chiaramente si dovrebbe proclamare che la classe operaia esiste e si è anzi allargata al settore dei servizi.
Forse che un lavoratore, magari precario e malpagato, con pochi diritti e molte ore di lavoro esposto ad ogni sorta di ricatto dobbiamo definirlo un “servitore”?
O non piuttosto anch’esso un operaio con meno tutele di un addetto all’industria che (quest’ultimo) già non se la passa ben nel quadro della globalizzazione senza regole globali a tutela di chi vive del proprio lavoro.
Certo l’ideologia dominante del neoliberismo fa leva sull’individualismo chiamando in campo il cosiddetto auto-aiuto.
Per la serie aiutati che il ciel (della meritocrazia) t’aiuta.
E vai con le start-up, gli spin off, e anglicismi vari.
Tutto così bello.
Altri dicono che ci son logiche win-win, da implementare specie nei paesi definiti, con pulito linguaggio onusiano, “in ritardo di sviluppo”.
Vincono tutti, nessuno perde.
Trattasi in entrambi i casi di pietose e più spesso ciniche bugie “riformiste”.
Roba che va bene per i progressisti all’acqua di rose che cianciano nei talk show presentando i loro ultimi libretti, sempre uguali ai primi.
Si tratta di coloro, che insieme ai partiti di centrosinistra, si son ben adattati in una logica di contrattazione al ribasso tra economia della finanza, beni comuni e società che peraltro non ha dato risultati di alcun rilievo.
A forza di arretrare il consenso è trasmigrato dalle socialdemocrazie, di vario tipo foggia e dimensione, alla destra liberista nelle sue varie connotazioni furbescamente sovraniste e populiste.
Tipico il caso della terza via teorizzata e praticata da Toni Blair e Bill Clinton.
Una via da percorrere tra neoliberismo e socialdemocrazia.
Quella infingarda robaccia che in Italia fu definita come costruzione dell’Ulivo mondiale!
E che poi diede luogo al Partito Democratico.
Il cui segretario va a cercar consiglio ancor oggi da …Bill Clinton, cioè dall’uomo della finanza , colui che spianò la strada ai neocon ai quali è succeduto, dopo la parentesi Obamiana (sulla quale vi sarebbe molto da dire e criticare), il tycoon che governa twuittando dalla Casa Bianca.

In questo desolante quadro e voltandomi indietro non vedo alcuna ragione di pentimento. Né tampoco per gettare la spugna.
Il ceto intellettuale che, en masse, ci spiegò che la storia era finita con la vittoria del sistema capitalistico s’arrabatta adesso dopo trent’anni, a revisionare le sue idee.
Ma non si tratta di correggerle.
Si tratta di batterle con una generalizzata ripresa del conflitto sociale che è sempre e ancora vero motore della vicenda umana.
Certo, magari adesso pochi ancora possono concordare che il problema sta nel sistema capitalistico, nella sua interna, ferrea, logica, ma molti movimenti in giro per il mondo, opinioni, pensieri, pratiche sociali militano a favore di un diverso dover essere.
Tutto ancora informe, magmatico, contraddittorio.
Dentro questa turbolenza pesca a piene mani la destra reazionaria che si vuole sovranista.
Potrà farlo fino a che si va a cercar aiuto, col cappello in mano dalla decrepita dinastia Clinton.
Fino a che non si avrà l’ardire di dire che l’Europa attuale è animale bastardo, che deve esser ammaestrato e reso docile all’interesse dei cittadini europei.
Fino a che non si denunceranno senza mezze misure “le promesse mancate della democrazia”.
Fino a che non ci si metterà in testa che solo la vecchia idea del socialismo costituisce un’alternativa democratica.
Di sistema.

PS. Va mo’ là!

SPIONI?

novembre 10, 2019

Il mio account Facebook è bloccato. Fosse un virus non funzionerebbe il computer. Ho eseguito tre delle quattro procedure suggerite da FB per verificare la mia identità Le ho eseguite correttamente. Ma non c’è nulla da fare. Ergo qualcuno mi ha bloccato. Per quali ragioni non posso saperlo. Qualcosa che ho scritto è non è piaciuto ad un qualche livello? Mi sembra strano. Essendo innocuo pensionato. Però c’è qualcosina che tocca. PS. Mi rivolgerò in seguito alla polizia postale. Anche se ho poca voglia di mettermi adesso a “fare carte”.

Minoranza.

settembre 13, 2019

 

Tempo addietro , tempestivamente, mentre tutti apparivano terrorizzati dall’idea di elezioni anticipate ebbi a dire (mi scuso per l’ineleganza insita nell’autocitazione) che Salvini aveva in realtà pestato una “gran boazza”.
Mi permisi persino di consigliare una “olimpica calma istituzionale.”
Per me era ovvio che Salvini aveva esaurito l’adrenalina dopo il tour de force estivo.
Lo vidi in diretta, quando non riuscì a concludere un comizio essendogli mancata letteralmente la voce dopo l’ultima performance al Papeete. (qualunque cosa sia quest’ultimo).
Certo Salvini aveva chiara l’idea (al netto del cuore immacolato di Maria) che doveva evitare la prova della legge di bilancio.
Ma aveva le idee del tutto confuse su come funziona una repubblica parlamentare, nella quale, il presidente della Repubblica ha il compito di assicurare la continuità della legislatura previo accertamento di una maggioranza politica possibile.
Il suicidio politico del Capitano non si spiega solo sul piano della razionalità. Ha agito anche sulla spinta di tutti quei selfie.
A un certo punto, specchiandosi nei selfie, (il rito degli imbecilli) ha davvero creduto di esser un nuovo irresistibile Duce, invocando i pieni poteri.
Il bello è che a sinistra e nel PD lo accreditavano come tale.
Oddio, Salvini!
Ora , che Salvini abbia idee fascistiche (vedi alla voce Canfora) è del tutto accertato.
Solo che è un “bagaglio” (gergo bolognese), cioè un tale che, in verità non sa che pesci prendere.
Un buono a nulla che s’è ubriacato di sé stesso.
A riprova, l’idiozia più grande del mediocre politico padano è stata quella di non capire che non aveva davvero vinto le europee.
Aveva vinto un sondaggio italiano.
Le europee le aveva perse, perché i sovranisti non sono passati e lui, il capitano, si ritrovava nudo come un verme.
Isolato.
In più se avesse avuto il tempo e il modo di riflettere sulle parole del Conte Pio, il quale chiarì per tempo che “se cado, cado in parlamento”, (citazione non letterale) avrebbe compreso che la sua richiesta di elezioni sarebbe stata alla base del Conte bis.
Già il Conte.
Devoto a padre Pio.
Attenzione, ai devoti.
L’uomo con la pochette a quattro punte (mica cazzi!) è un miracolato al quale frega nulla di destra, sinistra , sopra e sotto.
E’ un transpolitico.
Uno cui importa solo di sfruttare al massimo quel raro incrocio di venti che l’ha portato a Palazzo Chigi.
E da lì non si muove.
Lecca senza pudore chi deve e bastona chi può.
Quando può.
Non è un semplice trasformista.
Inutile, persino ingiurioso, fare ricorso al trasformismo storico.
E’ solo Fregoli.
Già.
Uno che un mese prima si fa immortalare con un cartello che reca: Decreto Sicurezza Salvini e che il mese dopo gli spara alzo zero con (va detto) precisione e puntualità.
Di uno così bisognerebbe diffidare assai.
Ma allora il PD?
Ah il PD.
Il nuovo PD di Zingaretti/Bettini?
Beh la tenaglia Grillo/Renzi/ Prodi lo ha annichilito sul nascere.
Chi, come me, in caso di elezioni, era già pronto a votarlo per la prima volta deve rassegnarsi.
Il malpartito non è emendabile.
Adesso è definitivamente un partito diviso in correnti di puro potere protette con filo spinato, con Renzi che conduce le danze nonostante gli sforzi del democristianissimo/anticomunista doc Franceschini che , non a caso tarpa comunque le ali al prode Orlando che viene da sinistra.
Sia mai.
E Zingaretti sorride.
Pacioso.
Sorride pure dopo aver subito l’umiliazione di Fraccaro sottosegretario alla presidenza del consiglio che ha superato anche il lodo Franceschini.
E prima ancora, a distanza di poche ore, ha dovuto ingurgitare anche la più assoluta continuità impersonificata dal sempre devoto Conte dopo aver posto il veto contro di lui.
Bocconi amari trangugiati, uno dopo l’altro, col sorriso.
Cicuta.
I maggiorenti di ogni foggia (l’elenco è lungo) hanno deciso e il segretario continua a sorridere.
Stomaco di ferro.
Peccato.
Le elezioni avrebbero forse potuto riunire la sparsa sinistra.
Come dite ?
Sarebbe passato il fascismo?
No, non lo credo.
Credo anzi che elezioni , poniamo a gennaio /febbraio (dopo un governo di rapida transizione ai fini della legge di stabilità) avrebbero potuto dare un colpo molto serio a Salvini.
E se vinceva , vinceva di misura lasciando ampio campo ad un’opposizione foriera di sviluppi in tempi non storici .
Anche perché il PD avrebbe potuto ristrutturarsi seriamente rendendo Renzi inoffensivo.
Adesso invece con i suoi senatori e deputati, ha in mano le sorti dell’intero governo e dell’intero PD, in attesa di farsi un suo partito, con buona pace di Prodi e Veltroni che tuonano contro la remota possibilità che il nuovo governo dopo il “taglio delle poltrone” proponga una legge elettorale proporzionale.
Invece no.
Niente elezioni.
Il PD , furbisssimo, si accolla, seppur con un uomo valente, la manovra finanziaria mentre l’Esserino s’accomoda a guardare lo spettacolo sulla seggiola della Farnesina.
Si spera solo che qualcuno spieghi al minus, con l’ausilio di un comune mappamondo, come siam messi a geopolitica.
Si sa mai che scoppi la terza guerra mondiale.
Si lo so, l’Europa, gli USA di Trump (Giuseppi), insomma l’universo mondo plaude alla sconfitta del sovranismo italiano.
Temo si tratti di una vittoria di Pirro.
Perché ciò che conta è quella cosa che si chiama società ,quella cosa che Margaret Thacher diceva non esistere.
Esiste invece.
E son disposto a scommettere che prima o poi si farà viva.
In un modo o nell’altro.
Ma non ci sarà nessuno a sinistra in grado di interpretarla.
Spero non lo faccia la destra.
Di sicuro, con una fulminea operazione trasformistica s’è messa al riparo un’intera classe politica schierata dietro una parvenza d’alleanza politica che è solo un accordo di puro potere senza progetto senza alcuna visione unitaria.
Ci si è adeguati al famelico poltronismo degli ultimi arrivati: gli stellati.
La prima prova sono i due decreti Salvini.
Qualcuno a sinistra ha già detto che Salvini non ha fatto tutto male.
Si cercherà di usare le obiezioni di Mattarella per salvare capra e cavoli.
La verità (per me) è che si ha una paura maledetta di perdere ulteriore consenso dicendo le cose come stanno.
E le cose stanno così: non ci son politiche a sostegno della famiglia che tengano.
Senza immigrati siamo fottuti.
Bisognerebbe trovare le parole per dirlo e farsi capire.
Di sicuro non è facile.
Occorrono politiche adeguate, oculate e una forte convinzione nelle proprie idee. Magari anche in una propria ideologia.
Pensa un po’!
Ma se non ci si prova allora passa la destra.
Comunque coloro che ritengono il Conte bis il male minore hanno le loro ragioni.
Lo capisco.
Ma non son disposto a scusare la pigra, comoda vigliaccheria di una classe politica incapace di affrontare lo scontro per cercare di vincerlo.
Loro pensano che chi parla come me sia un emerito coglione.
Io penso che loro sono morti e non lo sanno.
Abbarbicati ai loro comodi loculi fanno un danno irreparabile a quanti potrebbero in futuro rilevarli.
Nel bene e nel male.
Insomma questo governo ci libera da Salvini ma ci toglie la speranza.

Riflessioni a chilometri zero. Dall’orto.

aprile 11, 2019

E’ interessante notare che quando si accenna alla necessità di emanciparsi dal presente,astraendosene, per cercare di fuoriuscire dalla trappola ideologica neoliberista, si risponda da sinistra con il logoro motto keynesiano: “nei tempi lunghi saremo tutti morti”.
Lo si fa sulla base di un riflesso indotto e capillarmente diffuso ai quattro angoli del pianeta dall’egemonia liberista, per cui conta solo il qui e ora.
Lo si fa senza neppur sospettare d’esser morti ormai da tanto tempo.
Almeno da quando la sinistra (riformista e radicale) ha accettato di esser ristretta nel paradigma neoliberista.
Talché, ad esempio non esiste più alcun voto utile, dato che governi di destra o di sinistra poco cambiano nell’approccio al governo dell’economia e del mercato.
Temi come le privatizzazioni, la flessibilità, la competitività, la meritocrazia e altre amenità sono assunte sia dalla destra che dalla sinistra come dati oggettivi, non discutibili in sé.
Cambia solo, parzialmente l’approccio.
Quando cambia.
In buona sostanza il neoliberismo in trent’anni ha costruito un senso comune dal quale nessuno sfugge.
Per inciso neppure il movimento “rivoluzionario stellato”, come dimostra da ultimo l’ammirazione che Di Maio ha espresso alla Merkel.
Anzi se c’è un partito in Italia che rifiuta per statuto e costituzione l’idea stessa di delineare un progetto di lungo termine è proprio il M5S, nato nel mito della democrazia e dell’azione diretta.
Tutto si esaurisce nel gesto.
In fondo stanno ripercorrendo le orme di Renzi e forse lo si vedrà anche nell’approccio “riformista” al cambiamento dell’assetto istituzionale e costituzionale.
Anche per questo trovo stolto che da sinistra ci si rifugi in un kejenesismo da bottega di fronte alla necessità di organizzare con tenacia, pazienza e coraggio una lunga guerra di posizione capace di risalire nel tempo (medio, lungo) dal particolare al generale, dal locale al globale, dal presente al futuro. Facendo di un futuro possibile un fattore mobilitante.
Il reddito di cittadinanza – che tale non è in nessun senso – è appunto un gesto senza alcun reale costrutto “progressivo”, che non riguarda il futuro. Deve solo attirare consenso nell’immediato. Tutt’altro che un passo avanti per implementare un diverso modello sociale.
La sinistra tutta soffre della stessa sindrome.
There is not alternative.
Non c’è nulla da fare.
Solo da resistere alla meno peggio, vuoi attenuando per quanto possibile(molto poco) i guasti sociali indotti dall’aggressività neoliberista (riformisti), vuoi costruendo piccole enclave più o meno situazioniste. (radicali).
Del resto dell’acqua da pestare nel mortaio l’ordine liberista ne offre generosamente.
Qualcuno ha detto : “A Goldman Sachs non frega nulla se allevi polli”.
E neppure, aggiungo io,  se vivi di biologico (sempre che te lo possa permettere) e se compri prodotti che “fanno bene a te e anche al pianeta” come dice la pubblicità.

A livello individuale, nel comportamento del singolo cittadino non esiste e né mai esisterà un modo alternativo di incidere sullo sviluppo economico e la vita in società complesse.
Certo, atteggiamenti individuali alternativi in limitati casi costituiscono sforzi lodevoli, volenterosi e suscettibili di una qualche attenzione da parte dei pubblici poteri e del Potere, ma anche facilmente riassorbili entro le logiche dominanti.
Lo stesso vale per le battaglie , pur sacrosante, sui diritti civili, anche al di là delle infingarde reazioni (reazionarie) di un Salvini.
La sinistra ha vinto solo quando è stata capace di rivolgersi a un futuro universalista, di immaginarlo, e di proporlo.
Quando non si è fatta rubare la modernità/modernizzazione.
Adesso si è lasciata scippare con destrezza una visione universalista proprio dal neoliberismo ed è quindi considerata nella coscienza sociale trasversale come vecchia, mummificata.
Una forza di resistenza rivolta al passato.
Magari ad un passato keynesiano che fu imposto al capitalismo per uscire dalla grande crisi generata dalla seconda guerra mondiale e ancor prima dal grande crollo del 1929.
Sarebbe invece utile (per usare un eufemismo) considerare che l’attuale funzionamento del capitalismo corrisponde ad un progetto politico -ideologico che si è reso trasversalmente egemonico sia pur differenziandosi in varie parti del mondo.

E’ la flessibilità bellezza!
Ma non si tratta di un sistema “naturale”.
Non c’è nulla di spontaneo e di  automatico nel funzionamento del mercato.
Esso stesso è una costruzione, una infrastruttura imposta progressivamente dai poteri dominanti che hanno assegnato, volta a volta, ambiente per ambiente, agli Stati un ruolo forte (come di fatto nella stessa UE) di disciplinamento del senso comune.
Non c’è ormai più nessuno che non creda nella neutralità tecnica dei mercati.
In questo difficile contesto la difesa del passato, la nostalgia dei “trenta gloriosi” non serve a nulla.
Serve invece immaginare un futuro alternativo sulla base di un universalismo altro da quello imposto dalla egemonia neoliberista.
La sinistra serve a questo od è meglio che dichiari una resa senza condizioni.
Comincio seriamente a pensare che per uscire dall’attuale vicolo cieco occorra impadronirsi e volgere a proprio favore il progresso tecnico e scientifico, portando alle estreme conseguenze i formidabili processi di innovazione tecnologica e rendendoli contraddittori con i cimiteri sociali creati dall’individualismo liberista.
Arriverà, anzi incombe già ora, una crisi sociale di enorme portata. Specie in occidente.
Solo agendo entro questa crisi la sinistra potrà individuare , proporre e poi affascinare e mobilitare sulla base di un nuovo orizzonte globale.
Che sarà, probabilmente, molto distante dal suo passato ormai remoto.
Un tale approccio “eversivo” non c’entra un bel nulla con la vecchia idea di un progresso storico lineare, sempre e comunque progressivo.
Ma per favore, non venitemi a dire che nei tempi lunghi…

Opinione…

febbraio 19, 2019

Salvini, con scaltro calcolo elettorale, mostrò d’impeto il petto scoprendosi il culo. Gli è stato fatto notare e s’è affrettato a coprirselo.
E, non a caso.
La principessa del foro, oggi ministro leghista, innalzata ai gradi più alti della professione grazie al ruolo svolto nella difesa di Andreotti deve aver ben valutato il caso di specie.
Ora, molti ed io tra questi , pensano che il disegno politico di Salvini (lui ce l’ha , bene o male in testa a differenza a differenza dei grillini che procedono a fari spenti nella nebbia inoltrandosi in tunnel inesistenti ) debba essere contrastato frontalmente dalla politica.
La storia recente insegna che la via giudiziaria al socialismo,posto che di ciò si tratti,
è scelta quanto mai insidiosa e improduttiva quanto ai risultati.

Tuttavia, non sono d’accordo con quanti si scagliano contro i magistrati e in particolare contro il Tribunale dei Ministri.
Scorgo una sottovalutazione netta dell’evento relativo alla nave Diciotti.

Riassumo, per spiegarmi meglio.

Il caso Diciotti è un unicum a quanto mi è dato conoscere nella ancor giovane storia della Repubblica italiana.
Coinvolge principi e cardini costituzionali che hanno le loro radici nello stato di diritto, il primo dei quali riguarda l’autonomia di uno dei poteri dello Stato, così come fu sancito dai costituenti.
Ovvio per me che troppo spesso vi è stato un uso politico della magistratura da parte della politica.
Reso sempre possibile in potenza dato che i magistrati sono anche, ci mancherebbe altro, cittadini elettori, pensanti e simpatizzanti.
Votano e poi magari, (non è caso raro), si candidano anche al parlamento e per ogni dove.
Altrettanto scontato (sempre per me) che chi ha fatto il magistrato dovrebbe, anche alla luce degli eccessi commessi all’epoca del primo populismo di Mani Pulite contro la casta, astenersi in maniera ben più stringente dal passare da un potere all’altro.
Se scegli di far parte di un potere costituzionalmente tutelato con il seguito di guarentigie che ciò comporta, non dovresti ad un certo punto andare a far parte di un altro potere i cui esponenti furono magari oggetto di tue inchieste e /o giudizi in sede penale.
Ne va della credibilità dell’intera magistratura.
Ogni cittadino inquisito deve avere la certezza di esser giudicato con imparzialità e neutralità politica di fronte ad un giudice che, pur possedendole, non abbia mai esibito pubblicamente le proprie convinzioni. Ma qui so d’esser netta minoranza a sinistra.

Questo lungo inciso serve solo a chiarire che quel che segue non è affatto dettato da una fiducia acritica nei confronti di una magistratura sempre “buona” per definizione.

A maggior ragione non penso affatto che il Tribunale dei ministri sul caso Salvini abbia assunto un approccio da opposizione politica.
Adesso non starò a farla lunga sull’obbligatorietà dell’azione penale, perché poi è a volte, in passato è apparsa tale per alcuni e non per altri.

Basti dire che Salvini  ha impedito lo sbarco da una nave della guardia costiera italiana e lo ha impedito a coloro che su quella nave erano già a tutti gli effetti su suolo nazionale tenendoli in suo esclusivo, personale, potere fino a che gli è parso utile, mettendosi sotto i piedi ogni altra considerazione attinente a norme , ruoli, poteri, leggi del mare, diritti umani primari.
Per la serie : faccio come mi pare a prescindere, per l’ottima ragione che quando avrò vinto, il popolo assieme ai suoi ormai numerosi corifei, si dimenticherà ogni abuso di potere.

Per dare una lezione politica alla UE in vista delle elezioni me ne frego di tutto il resto.
Tale considerazione ha mosso il calcolo costi/ benefici del ministro dell’interno. Altro che TAV.
Ed è tutto il “resto” invece quello che conta. Tutto il resto è ciò che tiene unito un intero paese; ciò  che contribuisce a stabilire coesione civile  e credibilità delle istituzioni tipiche di un regime democratico, la cui evidente crisi non dovrebbe esser approfondita e sfruttata per la ragione di una sola parte.

Se lo si fa non è solo per necessità contingenti, ma anche perché si persegue l’avvento di un altro regime politico. Quale che sia.

In tale circostanza la magistratura deve obbligatoriamente intervenire a tutela rigorosa di regole, norme e principi individuando precise ipotesi di reato, com’è nel suo mandato costituzionale.

Ai miei occhi tali fattispecie di reato sono sono del tutto evidenti e assai gravi.
Individuare , salvo prova contraria in un processo, i reati di sequestro di persona e di abuso di potere a me non sembra affatto un prender parte politica contro Salvini.

Anzi, mi pare cosa del tutto meritoria, necessaria, persino urgente.
E, in fondo importa poco se contravvenendo alla propria supposta e sbandierata natura i grillini lo hanno salvato.
Importa che c’è ancora un giudice da qualche parte in Italia disposto a mettersi di traverso anche quando (a differenza di Mani Pulite dove la fine di quei politici era resa prossima e evidente dalla fine della guerra fredda) ci si trova di fronte all’ascesa di un nuovo potere politico, che appare forte , aggressivo e reso sempre più arrogante dal consenso del “popolo”.

A me questa sembra una buona notizia anche tenendo in conto che non poche volte ci son stati magistrati appecoronati al potere politico quand’esso era forte.
Stavolta chi era in dovere di farlo non ha rinunciato a cercar d’assolvere al proprio dovere.

Meno chiara francamente, è la coincidenza tra la votazione rousseiana e l’arresto dei genitori di Renzi.

Non ho nulla da eccepire nel merito (comunque non spetta a me) ma certo ci si è mossi con una tempestività che può indurre ad ogni sorta di sospetto e lo si è fatto non contro un potente ma contro un morto che cammina. Anche se lui non lo sa.
Ma com’è noto le anime dei morti continuano ad aggirarsi per un certo tempo nei paraggi prima di prendere atto dell’evento senza ritorno che li ha irrimediabilmente coinvolti.

Sangue randagio.

gennaio 31, 2019

Non ho la pretesa , e a dir la verità neppure troppa voglia, di star qui a citare dati sull’immigrazione in Europa.
Dai quali si desume che l’Italia non ha mai fatto la parte del leone nell’accoglienza.
I dati sono arcinoti.
Li trovate rapidamente googlando.

In verità i paesi che accolgono profughi e immigrati in grande massa sono, per la metà, nel sud del mondo.
Ma, non li vediamo.
Non sappiamo.
E, in verità non ce ne fotte una beneamata minchia.

Pour cause, a volo d’uccello:

 

Secondo l’ONU le migrazioni sud-sud sono almeno equivalenti a quelle sud-nord.
Più della metà degli emigrati dell’Asia e dell’Africa si sono spostati entro il proprio continente.
Dei 16 milioni di rifugiati, nove su dieci si sono mossi entro il sud.

Vari esempi a caso.

Tre milioni di bengalesi in India.
Molte centinaia di migliaia di africani non puntano verso il mediterraneo , ma in Sudafrica.
Nel 2016 un sesto della popolazione del Qatar era indiana.
Cinque milioni di siriani sono adesso in Libano.
Eritrei e somali emigrano verso Gibuti.
Afghani vanno in Pakistan.
L’ Arabia Saudita è piena di indiani e filippini.
Si può proseguire molto a lungo.

 

Il Bangladesh, uno dei paesi più poveri del mondo ha aperto la sua frontiera ad un milione di profughi fuggiti dal Myanmar (Birmania).
Per inciso, (gli incisi sono importanti a volte), la celeberrima principessa Aung San Suu Kyi premio Nobel per la pace e oggi di fatto presidente del paese, non ha alzato ciglio per impedire le sanguinose persecuzioni contro la popolazione di religione musulmana e di etnia Rohingya.
Ricordo bene i peana innalzati alla sua graziosa figura dalla sinistra riformista di cui facevo parte. In particolare da quelli che dicevano di non esser mai stati comunisti.
Beh, almeno il Canada ha avuto la decenza di revocare alla principessa la cittadinanza onoraria.
La sinistra poi confluita nel PD nulla ha mai più detto in merito a questa figura di perseguitata.

Vabbé , chi mi legge ha già capito che ho colto l’occasione per sputare un rospo.

Lo stesso potrei fare per Sua Santità il Dalai Lama.

Potrei fare altri e persino più calzanti esempi.
A partire dall’esodo nella zona dei grandi laghi verso il Congo (RDC). E gli spostamenti volti alla sopravvivenza in tutta l’Africa sub shariana.

 

L’immigrazione , forzata o necessitata non riguarda solo l’occidente.
Solo che per noi “caucasici” vale solo quella che cerca di venire da noi e ha un colore di pelle diversa dalla nostra.

Non sappiamo e non vogliamo sapere che le tensioni, sociali e i pregiudizi etnici e razziali legati all’immigrazione sono diffusi anche in altri luoghi di questo “mondo piatto”.
Ci sono realtà significative.
Di cui nulla sappiamo.

A Singapore ci si è sollevati  contro i cinesi.
Nel Bhutan, dove pure s’è proclamato il FIL ( felicità interna lorda) a sostituto del PIL, la xenofobia impera contro i nepalesi.

Epperò, non c’è niente da fare : il “sangue è randagio” (per parafrasare a cazzo Ellroy che ha parafrasato a sua volta una poesia di Housman).

Il sangue è un vagabondo.

Va dove lo porta la necessità, il caso, il destino, il desiderio.
Sempre.

Concetto difficile per i diversamente pensanti gialloverdi.

Ma le cose stanno così.

 

L’emigrazione dall’Italia, seppur su un altro piano lo conferma.
Siamo ai primi posti nel mondo per tasso d’emigrazione.
Dopo il Messico e prima del Vietnam e dell’Afghanistan.
Nel 2017 sono emigrati 285.000 italiani, appena sotto il tasso degli anni ’50.
Sicuro che son tutti cervelli/cervelloni  in fuga?

Non lo so.

Non ho indagato a fondo.

Ma non ci credo.

Sono semplicemente  persone.

So solo che questa possibilità è alla portata di coloro che hanno un più alto tasso di consapevolezza che gli deriva anche( ma non esclusivamente)  dal livello culturale.

Ma vale per tutti, nell’emisfero nord e in quello sud : bianchi , neri , gialli o a pallini.

L’unica cosa che so , per certo, è  che il sangue tende ad imbastardirsi.
E so che questo è un fatto utile persino alla sopravvivenza della razza.
Quella umana.
Sangue che fluisce nelle vene del pianeta.
Fermarlo non si può.