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IL PRESIDENTE.

marzo 16, 2020


Sono trascorsi 42 anni.
Era il 16 marzo del 1978.
Il giorno in cui la sinistra italiana cominciò a morire insieme al Presidente della DC.
Moro fu preso, per essere ucciso.
La sua scorta sterminata con un’operazione da commando che un povero coglione ( e qualcosa di più) definì con non troppo celata ammirazione come “la geometrica potenza dispiegata in via Fani.”
Oggi sappiamo che ci hanno detto sempre e solo bugie.
Si trattò di un delitto più volte annunciato, persino pubblicamente.
Lo Stato non fece nulla per impedirlo.

Nel 1968 Aldo Moro annunciò “la strategia dell’attenzione verso i comunisti” dopo aver riflettuto lucidamente sul grande movimento di giovani in atto nel Paese.
Si rispose nel 1969 con la “strategia della tensione” inaugurata nel sangue con la strage di stato a Piazza fontana.

Per tutto il periodo della detenzione di Moro si mobilitò l’universo mondo per condannarlo a morte.
Sì è molto discusso in seguito e si discute ancora sulla posizione della fermezza assunta subito dal PCI e da una parte della DC.
In molti a sinistra guardavano con simpatia alla posizione dei socialisti che invece fecero propria la posizione della trattativa.
In effetti trattativa vi fu.
Lo si sapeva nel PCI, lo si sapeva nella DC , lo si sapeva ovunque.
Ma non lo si poteva semplicemente dire.

Non lo poteva certo dire il Pci che fu letteralmente immobilizzato dal fatto che una cupola di canaglie al soldo di diversi poteri interni e internazionali , si definivano comunisti: le lercie Brigate Rosse che potevano avvalersi di una ramificata rete di sostegno da parte di un movimento d’opinione giovanile (e non solo) sparso a macchia di leopardo in molta parte dell’Italia.

Il piano per bloccare Moro e Berlinguer era preparato da molto tempo.
E fu portato a termine con una impressionante, spietata precisione perfino nei dettagli.
Ora sappiamo ad esempio che Moro fu portato subito a poca distanza da via Fani in un edificio dello IOR (in via Massimi) che ospitava un serpentario di canaglie d’ogni sorta. Sede di un’azienda militare straniera, spioni d’ogni sorta.
Fu poi spostato, in via Gradoli e in seguito detenuto, con altissima probabilità, in uno stabilimento balneare facente parte di una ex caserma della guardia di finanza.
Infine portato in via Caetani, dove Cossiga ne attendeva forse la liberazione grazie alle sue mene interne alla feccia fascista che ancora residuava nei servizi e non solo.
Molti dei misteri collegati al caso Moro sono collegati a quel palazzo Caetani. Alla sua lunga storia.
In sostanza vinse – anche con l’aiuto dell’amerikano Steve Pieczenik e l’assoluta omertà di brigatisti di rango , si pensi a Senzani, dato che Moretti fu sempre e solo un manovale  – quella parte dello Stato e dei poteri occulti, finanziari, economici e militari che avevano decretato da tempo l’assassinio di Aldo Moro.
Nella capitale molti sapevano con certezza dov’era la prigione di Moro.
Cossiga mobilitò gli incursori della marina che dovevano agire dal mare, sul litorale laziale. Poi venne il contrordine e non se ne fece nulla.
Un capo della criminalità organizzata aveva già pronti 25 uomini pronti a tentare il blitz . Anche in quel caso arrivò il contrordine.
“A Roma hanno cambiato idea hanno deciso che non dobbiamo impicciarci.
Quelli lo vogliono morto”.
E il 9 maggio 1978 il Presidente fu assassinato.
E la storia d’Italia cambiò.


PS. Non ho tempo e voglia di citare le fonti dalle quali nel corso di tanti anni ho tratto questa breve descrizione. Sono innumerevoli. Da ultimo le relazioni della commissione d’inchiesta parlamentare sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro.


MARZO E’ IL MESE PIU’ CRUDELE

marzo 14, 2020

Mi alzo rincoglionito come al solito.

Guardo fuori.

Brutto tempo ma insomma l’alternanza di sole e pioggia è tipica della primavera.
Siamo a Marzo.
Poco male.
Approfitterò per andare a ritirare motoseghe ed altri attrezzi che ho portato finalmente in manutenzione già a febbraio.
Son un tipo previdente. A volte.
Bene.
Mentre svuoto la vescica mi sembra di dimenticare qualcosa.
Ah, sì.
C’è il virus , cazzo!
E tutto cambia.
E’ già cambiato.
Dal mio cucuzzolo guardo lontano la provinciale deserta.
Non un’auto.
Nelle stradine secondarie , di solito percorse da ciclisti rompicoglioni da anziani con cagnetti al guinzaglio e da signori di mezz’età che corrono paonazzi a rischio d’infarto, non si scorge presenza umana.
Anche le cornacchie, fastidiosissime , sembrano esser emigrate.
Mi aspetta un’altra giornata straniante.
Poca voglia di vangare l’orto.
Mi sembra che anche gli uccelli sempre numerosi si facciano udire con una qualche ritrosia.
Meglio dedicarsi svogliatamente al corso d’inglese on line.
Andavo forte prima del virus.
Poi torno sui social. Così, per un poco di condivisione.
Ho sempre pensato che la mia generazione è stata fortunata ad aver evitato la guerra.
Un pensiero che mitigai solo all’epoca dell’HIV. Quando la nostra gioventù fu come sospesa per un periodo non proprio breve.
L’avevo dimenticato. Rimosso.
M’è tornato in mente in questi giorni.
Adesso un’altra pandemia.
Fosse una guerra sapremmo almeno contro chi sparare.
Non è mai bello e si muore. Tuttavia qualcosa si può fare.
O almeno ci si può illudere di poterlo fare.
Adesso non abbiamo munizioni.
E del resto il nemico non è visibile neppure con la migliore ottica.
E’ forse la prova più dura che ci è toccata in sorte.
Passerà.
Sì ma quando e a che prezzo?
Ma forse noi, della nostra generazione fortunata, non abbiamo potuto sviluppare abbastanza anticorpi mentali.
Abbiamo paura.
Ne soffriamo anche quando facciamo i fenomeni.
Bah, facciamo almeno mostra d’esserlo davvero.
Per una volta.
E teniamo duro.



Cronache dalla crisi.

marzo 13, 2020



-Conte annuncia che il lavoratori saranno presto dotati di mascherine e guanti : il tutto gratuitamente.
Oh grazie eh.

-Comunque, con secoli di ritardo, è cominciata oggi la sanificazione delle strade.

-Il biondone inglese dice ai sudditi della regina che : dovrete abituarvi a veder morire i vostri cari.
Bello eh?
Dopo staranno tutti più larghi.

-Il biondone (tinto) americano sembra cominciare a capire che può esser a rischio la sua rielezione. Però dice che lui il tampone non se lo fa. Forse perché sa che la Great America non è poi troppo preparata ad affrontare l’emergenza.

-Intanto in Italia è arrivato il cargo con gli aiuti della croce rossa cinese e con una squadra di medici che hanno lavorato a Whuan.

Il ministro degli esteri dice che anche altri governi ci aiuteranno.
Lo speriamo tutti.

-Dall’Europa dopo la frase irresponsabile della Lagarde, una povera idiota che andrebbe cacciata a calci in culo, arrivano ancora buone parole.
Delle quali non ci frega nulla.
Ci aspetteremmo di veder atterrare a Roma e a Milano qualche cargo recante aiuti materiali dai più forti paesi dell’Europa.
In particolare avremmo un gran bisogno di dotare di mascherine di massima protezione ogni cittadino italiano.
Non possiamo farlo.
Ma siamo certi che in Europa aziende che le producono ce ne saranno almeno qualche decina.

-Bonometti capo degli industriali lombardi avanza la proposta provocatoria di andare in ferie in tutta Europa.
Tutta zona rossa.
Mi fa simpatia.
Solo che i nostri confratelli europei attendono solo di vedere l’Italia in ginocchio per guadagnare quote di mercato nel corso e dopo la grande crisi: solidarietà europea.
Una cosa è certa: L’UE è morta, definitivamente.

-Poche notizie dall’Africa, dall’India, dal Sudamerica e dalla Russia.
In quest’ultimo sterminato paese sono stati riportati solo venti casi di cui solo tre hanno avuto bisogno di terapie ospedaliere. Eppure il confine con la Cina è lunghino: 4.200 chilometri.
Ah, aiuti da Putin è difficile possano arrivare, dato che la prima cosa che ha fatto è stato il blocco di tutte le esportazioni di materiale sanitario.
Mi sa che le sanzioni non ci hanno aiutato.
Fino a qui la piccola cronaca.

Poi avremo un problema.
I paesi democratici europei si dimostrano nettamente al di sotto delle necessità.
Le ragioni le conosciamo da tempo.
Contano i soldi, il mercato etc.
Gli umani vengono dopo.
Ciò potrà aprire una prateria alle destre nazionaliste più estreme.



Ottimista.

marzo 12, 2020


Che , io poi critico, pontifico, conciono.
E’ anche un riflesso condizionato della mia piccola storia personale.
Mi piacerebbe esser laddove si decide.
Invece son qui isolato ed impotente.
Insomma vorrei fare qualcosa.
E’ una sorta di sindrome leninista.
Come quando organizzai una colonna di TIR per portare soccorso a Potenza.
Con l’organizzazione e i soldi del PCI bolognese.
Ero giovane e intrepido.
Adesso devo solo osservare.
E , mi rendo conto.
Critico anche un po’ alla cieca.
Rischio di far la parte dell’omarello.
Ma continuerò a farlo.
Mi conosco.
Ci son cose che gridano vendetta.
Come quella totale incapace e paracula della Lagard.
Che mi fa rimpiangere Draghi.
E quel furbone di Macron che fa svolgere le elezioni amministrative come nulla fosse.
Intanto non posso fare a meno di pensare a chi muore in terapia intensiva senza poter interagire con un familiare.
Si muore da soli.
Senza alcun conforto.
Senza una faccia amica nella quale ci si possa riconoscere.
Niente.
Non si è più nessuno.
Solo carne da sepoltura.
O, più probabilmente, da inceneritore.
Nessuna differenza con la peste manzoniana.
L’ottimismo di facciata è in questo momento criminale.
Come è criminoso, e andrebbe impiccato per i piedi, chi critica solo per capitalizzare politicamente la crisi attuale in futuro.

PS. Chiudete le fabbriche. Se si rimarrà vivi ci sarà tempo per ricominciare.




L’Europa delle nazioni

marzo 12, 2020

Resto del mio parere.
Dal terzo decreto mi aspettavo almeno la linea gotica.
Cioè una zona rosso cupo fino a Bologna.
Non sono tuttavia insensibile agli argomenti di chi fa presente che questa progressione di decreti serve a preparare e convincere la popolazione della assoluta necessità di rispettare le norme attuali e preparasi ad ulteriori inasprimenti.
Solo che qui è una corsa contro il tempo.
Le criticità sono evidenti.
La continuità produttiva deve venire solo dopo.
Invece si continua ad andare al lavoro.
Mi metto nei panni, e posso farlo perché da giovane anche io, seppur per breve tempo,feci parte della categoria dei metalmeccanici.
Vai a lavorare perché ne hai assoluto bisogno ma metti a grave rischio la tua salute.
Il lavoro agile in questo, come nella stragrande maggioranza dei casi, è pura cazzata.
Per questo chiudere del tutto, a parte i servizi essenziali almeno una parte d’ Italia, mi pareva e mi pare una scelta necessaria.
Il salario?
Te lo deve dare lo Stato chiedendo anche un sacrificio alle aziende.
Nella zona rosso cupo devono proseguire le attività mediche (in particolare le farmacie) e non deve essere interrotta la catena alimentare.
A questi operatori e lavoratori vanno garantite in assoluto il massimo delle protezioni.
Esempio le mascherine.
Non quelle da muratori.
Il virus non è polvere.
Adesso la Cina, tanto deprecata, ce ne manda un paio di milioni.
Serviranno agli operatori sanitari.
Com’è giusto.
Solo che in tutta la zona del contagio in Cina ognuno doveva obbligatoriamente indossare una mascherina di massima protezione.
Noi siamo nella stessa identica situazione. Ma non si trova una mascherina da nessuna parte.
La storiella consolatoria che questo tipo di protezione serve solo a chi ha già manifestato sintomi è un’altra cazzata.
Dato che gli asintomatici trasmettono il virus a gogò.
Sono convinto che in Germania e in Francia le stanno producendo a tutto spiano, mentre fanno finta di non dover adottare le misure semi-estreme in essere in Italia.
Fanno i furbi.
E , francamente non gli augurerei nulla di buono se non fosse che una pandemia non risparmia nessuno al mondo.
Il virus se ne fotte delle nazionalità.
Se ci fosse l’UE, la ragazza della Commissione non dovrebbe limitarsi ad esprimere solidarietà nella nostra lingua.
Dovrebbe capire che una pandemia riguarda tutti e darsi da fare per inviarci qualche decina di milioni di mascherine.
Se vi fosse un’Europa politica si potrebbe fare dalla sera alla mattina.
Bloccare il grande focolaio italiano dovrebbe essere interesse di tutti gli europei.
Quantomeno.
Sapendo che noi italiani non abbiamo la potenza di fuoco della Cina.
Ma , cari francesi, tedeschi, spagnoli, inglesi etc non l’avete neppure voi.

Morale della favola nera.
L’Europa avrebbe dovuto concentrare una enorme quantità di risorse, finanziarie, tecnologiche, medicali sull’Italia.
Non l’ha fatto.
Non vuole farlo.
Preferisce uccidere del tutto il progetto europeo.
Tornare al congresso di Vienna.
Dopo la “battaglia delle nazioni”.
Solo che adesso la parola d’ordine è : si salvi chi può.
Spero tanto che noi ce la faremo.


PS. Vedo solo adesso il bollettino odierno. Mi sa che ,avanti così, si risolverà finalmente il problema dell’INPS. Questi vecchi egoisti si toglieranno alfine dalle palle. E per la gioa dei grillini anche quello dei residui vitalizi sarà rapidamente risolto. Comunque mi tocco…

Terzo decreto.

marzo 11, 2020

All’impronta non mi sembra che il terzo decreto Conte cambi molto.
Da quel che si capisce , poi domani lo leggeremo per bene, l’inasprimento riguarda bar e ristoranti e alcuni negozi al dettaglio. Salvo quelli che vendono croccantini “per piccoli animali”. Chissà se un Alano è contemplato.
I trasporti di massa e le attività produttive non sono coinvolti.
Il virus può prendere tranquillamente l’autobus o il treno e recarsi in fabbrica trasportato dal suo umano ospite.
Ovvio che non si poteva fermare tutta L’Italia.
Altrettanto ovvio che una cintura sanitaria intorno alla Lombardia , sconfinando fino a Piacenza sarebbe stata auspicabile.
Ovvio che dentro quell’area si doveva e poteva fermare tutto.
Nello scontro tra esperti sanitari e Confindustria che ha infuriato a Milano ha vinto la seconda.
E così cambia davvero poco.
Quasi niente rispetto al secondo decreto.
In compenso ci vuole lo stato di necessità autocertificato anche per chi , meschino, cammina da solo in un parco.
L’unica novità è il Commissario che affiancherà Borelli con il compito di procurare i mezzi tecnici per le terapie intensive.
E’ una buona cosa in sé.
Al di là dei meriti di una persona che non conosco, come la maggioranza degli italiani.
La cosa inutile e molto dannosa è non aver avuto il coraggio di differenziare una grande zona rossa dal resto arancione dell’Italia.
Il non aver sigillato almeno tre regioni del nord a partire dalla Lombardia temo avrà conseguenze negative.
Per usare un eufemismo.

 

PS. Quanto alla  Ursula Van der Leyen che non sa fare altro che dire “siamo tutti italiani”, stendo un velo.

Non dico di che materia.

Ma non è tessile.

Oh tesoro , ci servono cose materiali: mascherine , respiratori.

Delle tue, banali e facili (e scopiazzate) lodi non ce ne facciamo un beneamato cazzo!

 

Diario della crisi.

marzo 11, 2020

Lungo tutto il giorno sento le parole infervorate del ministro della giustizia.
Bravo.
I criminali vanno perseguiti .
Bravo.
Ma povero esserino non ti viene in mente che nell’attuale situazione carceraria si diffonde necessariamente il panico?
Hai mai visitato un carcere?
Ma secondo te, povero omuncolo e politicante da strapazzo, sarà mai possibile non fare stare gomito a gomito le persone.
Persino quando vanno a cagare?
Ma come sei messo?
A me sembra del tutto ovvio che bisogna metterne in libertà un congruo numero, tale da poter assicurare ai restanti la massima sicurezza possibile.
Non siamo in una situazione normale.
Hai bisogno di un disegnino?
Ergo, per stato di necessità, urgente, inderogabile, occorre assumere un provvedimento di indulto che riguardi tutti i reati minori.
La situazione è straordinaria.
Non appena il virus si diffonde (e sarà presto) nelle carceri saranno condannati inevitabilmente decine di migliaia di persone.
Parte delle quali (se siamo ancora in democrazia) andranno a stressare ulteriormente il nostro sistema sanitario.
Ma no, tu parli di criminali.
E basta.
Occhei sono criminali di varia tipologia.
Dunque possiamo lasciarli in pasto al coronavirus.
Non sarò mai d’accordo.
Certo non è facile.
Ma cercate il modo per alleviare, subito, il super affollamento delle carceri.
Se non lo fate siete degli stronzi.
Inconsapevoli.

Diario della crisi.

marzo 11, 2020

E’ una giornata di primavera bellissima.
E spettrale.
Il piccolo mandorlo che ho piantato con ogni cura l’anno scorso è tutto in fiore.
Il prato è punteggiato come e più del solito da viole e primule.
La natura, dopo un inverno mitissimo è letteralmente esplosa.
Dal mio cucuzzolo non scorgo un umano.
Non avverto il solito basso ruggito di un trattore.
Un’auto ogni mezz’ora.
Parto di buon mattino , che per me significa le 9,30.
Devo andare a Bologna.
Avrei una visita al S.Orsola, mentre le solite terapie di cui avrei necessità sono sospese.
Grazie al suggerimento della protezione civile di Bologna sono ultra dotato di moduli per l’autocertificazione e di fotocopie della carta d’identità.
-Ma è proprio sicuro di andare al S.Orsola?, m’insinua il dubbio il gentilissimo operatore che mi risponde al telefono.
Già, non sono mica del tutto sicuro.
Ma mi servirà comunque il lasciapassare per andare nell’unica farmacia di via Ferrarese vicino alla mia residenza che mi può rifornire di farmaco anticoagulante.
Scendere non sarà un problema. Ho la giustificazione.
Il problema si porrà semmai nella risalita.
Pochi risiedono in città ma abitano abitualmente in montagna .
Il gentile operatore mi dice che se trovo uno (poliziotto, carabiniere o vigile urbano) ragionevole capirà che lei deve ritornare al suo abituale domicilio, dipende da chi trova.
Capito.
Io di quei farmaci ho assoluto bisogno e per la verità anche mia moglie.
Ergo , o me li portate a casa, (problema che si porrà per tanti a breve) oppure io ci provo.
Vado dal medico di base a ritirare le ricette.
Problema.
Si entra solo uno alla volta dotati di mascherina.
Non ce l’ho. La mascherina, dico.
Allora ripiego a due passi di distanza dove c’è la farmacia e trovo un cartello posto in bella evidenza: mascherine esaurite.
Vabbé mi rompo i coglioni ed entro nello studio medico che è attrezzato come fosse scoppiata una bomba termonucleare. Ed entro deciso senza mascherina.
Nessun problema , sanno che in Italia di mascherine non ce ne sono più.
Missione compiuta.
Ho quel che mi serve. Mi congratulo, come al solito, con me stesso per aver osato.
Anche perché o lo facevo oggi o diveniva complicato assai.
Considerando che magari ad horas adottano (terzo decreto) almeno quella che ho definito la linea Gustav o almeno la Gotica.
Bene.
Ho percorso 50 chilometri e non ho incontrato nessun blocco.
Sia all’andata che al ritorno.
Sono in “salvo” con rifornimento di medicinali salvavita per due mesi.
Devo dire che in effetti di blocchi non v’era alcun bisogno.
Al ritorno per venti chilometri ho incontrato una sola auto.
La gente ha capito.
Ha giustamente paura.
La sensazione è che a breve chiuderanno aziende e apparati produttivi. A prescindere da quel che dice il Governo.
E il governo dovrà prenderne atto.
E agire di conseguenza.
Spero lo faccia entro oggi o domani.
Un’ampia zona rossa e il resto arancione.
Altra soluzione non la vedo.

STATE IN CASA.

marzo 9, 2020



Vabbé adesso basta aperture di credito.
IL Presidente del Consiglio ridiventa per me il Conte Devoto Pio Bis.
A distanza di un paio di giorni scarsi emana un secondo decreto.
Ripeto, come ho scritto per il primo: sempre meglio di niente.

Adesso l’Italia è tutta una zona arancione.
Dove ciascuno può, più o meno, farsi tranquillamente i cazzi suoi.
Secondo il suo particolare senso civico.
Serve sostanzialmente a Salvini.
Che vuole la Lombardia come la Sardegna.
Per togliere lo stigma al “popolo lombardo” , come lo chiama Fontana.
Il quale popolo ha avuto solo la “colpa” e la sfiga di essere residente in una delle regioni più globalizzate del paese.
A parte ciò, non cambia un bel nulla.
“Per comprovate ragioni di lavoro” ognuno può andare ovunque”, diffondendo il virus in tutto il bel paese.
Basterà l’autocertificazione.
Sai che severità!
Mi spiace, amici e compagni della sinistra spersa ai quattro venti,ma Ia penso,( per la prima volta nella mia non più breve vita), come il direttore del Resto del Carlino: bisogna fare come in Cina.
Già.
Se lo slogan statale rilanciato con molta enfasi dai media e ripetuto dal presidente del consiglio è : “resta in casa”, beh allora non puoi , non devi andare, fisicamente a lavorare. E devi avere garantito lo stipendio.
E non ci frega nulla del deficit.
E chiediamo un sacrificio anche alle imprese.
Almeno a quelle che possono farlo, quota parte.
“Garantire la continuità del sistema produttivo” , come dice Conte significa mettere la salute dopo l’economia.
Sveglia manica di stronzi!
La continuità non esiste comunque.
Ci dovrà essere una ripresa , con un congruo aiuto dello Stato, solo dopo che avremo debellato la pandemia.
Chiudiamo tutto, proprio tutto, (mi ripeto) salvo i servizi pubblici essenziali e i trasporti di merci e medicinali per almeno un mese.
Poi valutiamo la situazione e quasi certamente potremo riprendere poco a poco.
In questione non è solo la continuità del sistema produttivo ma ancor prima la continuità dello Stato.
La sua credibilità.
In questa drammatica emergenza le persone devono aver timore, sissignore timore, del monopolio dell’uso della forza legittima in capo allo Stato .
Che – per chiarire sempre ai miei amici e compagni della sinistra – è l’esatto contrario della forza illegittima che venne usata per ragioni di parte e per odio ideologico al G8 di Genova.
Contare solo sul senso civico è pura cazzata.
Non si tratta di chiedere per favore non adunatevi.
Si tratta di chiarire coi fatti : se lo fate son mazzate.
Sul posto.
E in seguito nei tribunali della Repubblica.
E questo lo deve anzitutto dire ciò che resta della sinistra.
Resto del mio parere (linea Gustav) : bisognava istituire una grande zona rossa , totalmente sigillata rispetto ad una zona giallo/arancione nel sud del paese.
Adesso è tardi.
E si parla di un supercommissario tanto per rassicurare.
In sostanza si cercano super eroi.
Ci si rifugia nella fantasy.
Bertolaso.
Fantastico.
Oppure Gianni De Gennaro , il capo della polizia all’epoca del G8 di Genova. 
Fantastico.
Siamo a questo.
Preferirei di gran lunga una seduta spiritica per farsi consigliare da uomini come Ugo Pecchioli o anche Giuseppe Zamberletti.
E’ così.
Manchiamo di uomini, perché manchiamo di classe dirigente.
E le ragioni sono tutte dentro la storia recente dell’Italia.
A partire da quel fatidico 16 marzo 1978.
Del quale nessuno sa più nulla.


Per l’intanto siamo costretti a misurare la differenza tra quel: “cittadini tutti con me” del Conte Devoto Pio Bis e la classe dirigente della cosiddetta prima repubblica, ai membri della quale una frase così non l’avrebbero strappata neppure sotto tortura.

PS. Mi raccomando: state in casa , lavatevi le mani, tenete almeno un metro di distanza. E poi andate al supermercato e lanciate banconote o bancomat in faccia alle povere cassiere.





ARANCIONE?

marzo 9, 2020



Mah.
Mi sa che per senso di responsabilità- quella disposizione d’animo che mi ha fregato tante volte in passato -anche stavolta ho toppato.
Ho commentato positivamente all’impronta il decreto anti virus con troppa fretta.
In sostanza ho scambiato per allargamento delle zone rosse ciò che adesso appare come zona arancione.
Né carne , né pesce.
Una soluzione all’Italiana.
Meglio di niente ma molto meno di ciò che sarebbe necessario per diluire nel tempo l’ondata crescente di contagi.
Vale l’autocertificazione per passare confini regionali in particolare per motivi di lavoro.
Cioè pensionati a parte tutti possono transitare senza problemi.
-Lei dove va?
-Vado a lavorare, vengo da Modena e lavoro a Bologna.
Dunque nulla è sigillato.
I cinesi e i giapponesi non c’insegnano nulla.
In un’emergenza come l’attuale bisognerebbe fare un passo indietro. Drastico.
Non si va a scuola ma non si deve neppure andare a lavorare, facendo salvi solo i servizi pubblici essenziali e il trasporto merci limitatamente all’approvvigionamento alimentare e sanitario.
Temo non si sia all’altezza del problema.
Inutile evitare gli assembramenti se poi le persone si trovano in una fabbrica a stretto contatto di gomito.
E se non si vedono in giro colonne di automezzi attrezzati a sanificare le città come in Corea e altrove.
Prima l’emergenza sanitaria al resto penseremo dopo.