L’altra sera l’onorevole funzionario politico, Sposetti si è battuto nella trasmissione della Gruber contro Aldo Rizzo.
Chiaro che l’avevano convocato per farlo a pezzettini.
Invece, numeri alla mano ha dimostrato che la politica in Italia costa meno che in Germania (3 euro per ogni cittadino).
A quel punto la risposta non poteva che vertere sulla qualità della politica, dato che i numeri riguardanti la casta elaborati da Stella e Rizzo , i nuovi eroi civili della nazione, non sempre reggono ad un confronto rigoroso.
Alla fin dei conti, quindi l’argomento dirimente dei portavoce dell’anticasta rimane : questi cialtroni di parlamentari italiani non meritano come i loro colleghi tedeschi.
D’altro canto un’altra trasmissione –inchiesta, simpatizzante del terzo polo (stiamo parlando dell’establishment economico del paese fino a ieri, in maggioranza, culo e camicia con Berlusconi), ha fatto parlare un tale, eletto in una circoscrizione estera: un cialtrone senza arte né parte,tal Razzi, che ha sputtanato in diretta il suo ruolo e quello di tutti i suoi colleghi.
Lo svelto on. Barbato,anch’esso eletto grazie alla scelta di Di Pietro, al pari di Razzi se non erro, se ne va in giro per il parlamento , telecamera nascosta alla mano, a far parlar la sprovveduta feccia che , in tutte le democrazie, riesce a volte a farsi eleggere.
Esibire la feccia della politica è diventato lo sport preferito coi tempi che corrono.
In quest’ambito Barbato diventa, al pari della coppia Stella-Rizzo, un altro eroe civile, che non sarà possibile non ricandidare in futuro a furor di popolo plaudente.
Intanto sui giornali e sui media televisivi , nessuno escluso, si rincara quotidianamente la dose perché il parlamento della Repubblica non accetta che il governo intervenga per decreto sulle indennità dei suoi membri.
Nessuno s’accorge che le prerogative del parlamento in uno stato di diritto e a norma di Costituzione riguardano esattamente la sua autonomia dal potere esecutivo.
In verità si fa solo finta di non accorgersene.
Conviene.
Per cavalcare l’onda.
Il governo Monti anch’esso fa finta di non conoscere l’abc del nostro assetto costituzionale che garantisce , dopo il fascismo, la centralità e l’autonomia del parlamento rispetto ad ogni altro potere.
Perché lo fa?
Semplice.
In questo modo fa ricadere artatamente sul parlamento la volontà di non contribuire allo sforzo che viene richiesto ai normali cittadini.
E i cittadini concordano, al 90%.
E il gioco è fatto.
Ma è un gioco pericoloso.
Poiché è chiaro che se il parlamento rinuncia alle sue prerogative , non importa in qual materia, cambia la natura della nostra democrazia.
Ma Monti ovviamente tutto questo lo sa benissimo.
E lo sa, più di ogni altro, Napolitano che doveva intervenire a farlo presente ai “tecnici”.
Tornava però utile,a Monti , aderire d’impeto alla campagna contro la casta, (della quale pur fa parte a pienissimo diritto e non da ora) al punto che ha persino avanzato il proposito d’avvalersi del lavoro “specializzato” dei giornalisti anticasta nella commissione istituita dal precedente governo con l’incarico di comparare lo stato di fatto italiano con quello europeo e avanzare proposte conseguenti.
Per tutte le altre caste, non c’è invece luogo a procedere. Come s’è visto.
Son rinserrate in fortilizi ben più muniti, spesso lontani dagli occhi e dunque anche dal cuore dei cittadini.
Difficili da espugnare e comunque non rendono sul mercato della politica quanto l’attacco alla casta parlamentare.
Forse anche per nascondere quest’impotenza si è optato per l’intervento farlocco, sulle Provincie (tutelate dalla Costituzione) e sull’autonomia del parlamento tutelato dai propri interni regolamenti promananti dal nostro assetto costituzionale.
Naturalmente il governo sapeva perfettamente di dover far marcia indietro. Lo confessa l’ineffabile Catricalà che ammette : s’è trattato solo di “una stupidaggine”.
Stupidaggine necessaria però ai fini di suggerire agli ignari cittadini che : noi tecnici ci abbiamo provato ma questi politici ,mangiapane a tradimento, si son messi di traverso.
Applausi dei cittadini tutti.
In quest’ambito ,come ho detto, l’argomento principe di Rizzo, e s’immagina anche di Stella, non verte più semplicemente sui costi, che ad un confronto di dettaglio (dato che il diavolo s’annida sempre nei dettagli) con L’Europa perde alquanto la sua carica scandalistica , bensì si riorienta ,ammiccante, sul merito.
Per la serie: diciamo la verità questi parlamentari non meritano neppure un obolo.
La classe politica fa schifo e come tale, al limite, non andrebbe neppure retribuita.
Ed in effetti comincio a pensarla così anch’io, dato che non c’è reazione.
Si ha una paura folle a sfidare l’impopolarità andando controcorrente e chiarendo che fare il parlamentare non è , ripeto non è affatto, un mestiere come gli altri.
E’ un’altra cosa.
Deve esserlo.
E’ una scelta che implica un impegno qualitativamente diverso da ogni altra attività, senza nulla togliere ai meriti e al lavoro di tanti italiani.
Gli attuali parlamentari non rispondono a tali caratteristiche d’impegno etico, disinteressato, al servizio del paese tutto?
Allora vanno mandati a casa.
Ma questo, con ogni solare evidenza, è un altro paio di maniche rispetto ad una delegittimazione del ruolo parlamentare in quanto tale che resta il VERO obiettivo della campagna in atto.
Certo alla delegittimazione ha contribuito anche la legge porcata con le segreterie dei partiti che hanno potuto saltare molti di quei passaggi democratici interni che pure dovrebbero essere previsti.
Ma , non ci si può nascondere del tutto dietro questa pessima legge elettorale.
Alla fin della fiera ,buoni o cattivi, una candidatura al parlamento dipende sempre , con qualsiasi sistema elettorale, dalla scelta dei partiti.
Almeno finché i partiti esistono.
O forse qualcuno ha il fegato di dirmi che con il mattarellum ogni collegio sceglieva liberamente, dal basso, il proprio deputato o senatore, al di fuori da ogni vincolo di coalizione o scelta di opportunità politica?
Ditemi questo e vi spiegherò per filo e per segno come sono andate le cose in passato.
E lo farò a ragion veduta.
Per chiarire che c’era un precisa assunzione di responsabilità dei partiti (o comunque di quello che io ho frequentato a lungo) nella scelta delle candidature.
Adesso invece sembra che i partiti debbano solo mettersi all’ascolto e seguire gli andazzi correnti.
Stare sull’onda .
E così vengono meno al loro ruolo, di guida e di progetto e di proposta.
Perdono in dignità adottando una tattica mimetica che rende bigi tutti i gatti e scredita ulteriormente, in un perenne circolo vizioso, la funzione stessa della politica.
Che fai tu, partito?
Beh, ascolto.
Prego?
No, caro partito tu devi proporre e decidere assumendo responsabilità di fronte agli elettori che ti giudicheranno.
Fallo pure dopo aver ascoltato.
Ma fallo.
Se ti ritiri in un comodo e pigro ascolto, fai solo il furbo e vieni del tutto meno al tuo ruolo.
Non sei niente.
Non servi.
Diventi parassitario.
E la gente ti sputa in faccia, insieme a Stella e Rizzo.
Ecco , per me su questo crinale , quello dell’irresponsabilità, che s’associa sempre alla pavidità, si situa la crisi della politica e dei partiti.
Al limite anche lo stesso meccanismo delle primarie può esser reso funzionale ad un tal irresponsabilità.
Ho proposto un candidato ma ha vinto un altro?
Beh è questo il bello della diretta.
Tutto normale e messo nel conto.
Mastico amaro, ma non pago dazio in ogni caso.
Bon.
Adesso si farà una riforma drastica dello status dei parlamentari, checché ne dicano Stella, Rizzo, Grillo, Travaglio (che resta pur sempre il più lineare per quanto antipatico), col supporto di Della Valle, De Bortoli, Scalfari, Marcegaglia ed altri illustri rappresentanti della classe dirigente attuale.
Dopodiché il lavoro di un parlamentare varrà sempre molto meno sul piano qualitativo e nel senso comune diffuso (non solo in termini retributivi che è il meno ed è in parte giustificato e senza dubbio tardivo) di quello di un qualsiasi manager di quart’ultima categoria. Potrà così esser influenzato più facilmente dalle varie lobbies, tra cui alcune di quelle cui appartengono i signori sopra citati.
I manager di prima categoria , invece –vorrei ricordarlo- tra cui ladri e farabutti, troppo spesso adusi ad ogni malavitosa esperienza, o anche solo emeriti incapaci(quest’ultimi a mio avviso la netta maggioranza) non vengono né toccati , né tampoco resi oggetti della critica puntuale della libera stampa nel nuovo climax montiano.
Mi domando chi , dopo la devastante campagna in atto, si renderà disponibile ad esporsi al pubblico ludibrio ipotecando una parte rilevante della propria esistenza.
E mi rispondo che rischiano di farlo solo , i buoni a nulla, quelli che non han di meglio da fare, che non han voglia di lavorare e tentano l’avventura in attesa di un ingaggio da parte delle più varie caste ,economiche, finanziarie, editoriali.
Oppure, più verosimilmente e comunque in maggioranza, quelli che son ricchi di famiglia che andranno in parlamento per proteggere strenuamente i propri interessi insieme a quelli del proprio gruppo d’appartenenza.
Già adesso è in atto questa tendenza.
In futuro ciò avverrà in modo esponenziale.
Naturalmente se tutto questo sta avvenendo senza colpo ferire (in ciò Stella e Rizzo colpiscono nel segno) la responsabilità, pesante, è anche degli stessi partiti.
Raccolgono i frutti velenosi che hanno contribuito a seminare con la demagogia e l’irresponsabilità, e con il venir meno di una qualsiasi visione condivisa che , in passato dava il senso della propria missione, tracciava un percorso collettivo, definiva un’impresa comune e, con tutto ciò, selezionava per merito e per impegno,oltre che per lealtà partitica e istituzionale.
Col tempo e sotto il fuoco di un’offensiva culturale battente ci si è adeguati, con disinvolto “riformismo” agli andazzi correnti proposti da un modello sociale per il quale l’economia con annessa imprenditoria (compresa quella tangentizia e malandrina) è sempre virtuosa e la politica sempre viziosa per definizione. E gli operai? Beh, quelli vogliono solo andar in pensione, a far la bella vita tra il bar, il negozio di barbiere, la farmacia e la Tv nel tinello di casa.
So bene che il berlusconismo ha letteralmente avvelenato i pozzi della politica rendendoli simili a putride cloache. C’è da dire che lo ha fatto col voto dei cittadini,anche di quelli che adesso si scoprono improvvisamente critici di quella casta politica che han contribuito a formare.
Ma ciò non basta a giustificare l’atteggiamento ipocrita della restante parte della politica , che sotto l’indistinta onda di piena (sulla cui cresta veleggia abilmente l’intrepido vascello-denuncia di Stella-Rizzo), si piega come il giunco, illudendosi di rialzarsi presto.
Per conto mio resto convinto che dopo la fase del governo “tecnico”, sostenuto a spada tratta da tutta la grande stampa, per i partiti sarà assai dura rialzarsi.
In ogni caso le conseguenze a lungo termine della campagna in atto le pagheranno i cittadini ai quali , comprensibilmente, non resta oggi che esprimere la loro indignazione nei confronti di tutta la politica conferendo un plebiscito di consensi al Governo Monti.
In questo straniante stallo, una politica debole e delegittimata che non ha saputo per sua colpa prepararsi alla caduta del regime berlusconiano costituisce la peggior disgrazia per il futuro.
Per l’Italia intera, per i lavoratori e per i ceti più deboli.
Ma questo direbbe la Gruber, come infatti ha detto ironicamente al malcapitato Sposetti, è un approccio da secondo millennio. Come dire: sei un povero vecchio rincoglionito.
Acqua passata.
Dopo Berlusconi è venuto, finalmente, il tempo nuovo(?) dei furbi, dei conformisti e dei paraculi innovativi da terzo millennio.
Son quelli che “ lo vogliono i mercati”; quelli che “dobbiamo pensare ai nostri figli”; quelli che bisogna “lavorare più a lungo per far spazio ai giovani” ; quelli che “la medicina amara cura il malato”; quelli che (fantozzianamente) “ha ragione sa, la politica, in effetti è merda”; quelli che “bisogna far spazio ai privati”; quelli che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”; quelli che “abbiamo avuto uno stato sociale troppo generoso” ; quelli che ci vuole maggior flessibilità sul mercato del lavoro.
Quest’ultimi son quelli che discettano di flexsecurity senza aver chiaro la differenza tra Danimarca e Italia anche solo in termini di percentuale di spesa sociale sul Pil.
A questo punto, se i parlamentari rivogliono dare dignità al loro ruolo di rappresentanti del popolo devono risalire la china di tutto questo ciarpame.
Forse, dico forse, lo possono ancora fare.
Abbandonando , a questo punto, l’idea velleitaria di andare ad elezioni prima della fine della legislatura e usare piuttosto il tempo che rimane per legiferare rapidamente: dimezzando il numero dei parlamentari, abolendo una camera come il Senato per conferirle il compito di rappresentare, come organo non elettivo e con compiti definiti, le istanze delle regioni italiane e , infine, varando una nuova legge elettorale rigorosamente basata sui collegi e non sulle preferenze che furono in passato fonte di corruzione per il tramite del voto di scambio.
In più devono impegnarsi a cacciare i mercanti, dal tempio istituzionale.
Che ci fanno i Razzi e gli Scilipoti in parlamento?
E che ci fanno quelli che comprano casa a loro insaputa e quelli che sono in rapporto d’amorosi sensi con le varie mafie?
E così rialzare , finalmente , la testolina chiarendo anche contro l’opinione maggioritaria degli italiani che il ruolo del parlamentare comporta davvero un grande privilegio del quale occorre esser degni all’estremo: quello di dar voce a interessi legittimi, a valori e ideali assumendone piena rappresentanza.
Insomma chi non ha scheletri in nessun armadio agisca ora o mai più.
L’onda va fermata, o la politica annega.
E tornerà il tempo in cui : “qui si lavora e non si parla di politica”.
Ci siamo ormai molto vicini.