Voto politico.

marzo 29, 2014

Dopo la lunga e circostanziata intervista /monologo del Presidente del Consiglio al compiacente Mentana si staglia chiaramente il progetto politico-istituzionale di Renzi.

La sua idea è quella , per sua stessa ammissione, di andare verso un sistema bipartitico come negli USA.

Con la sola , ma stravolgente , differenza che non esisterà più il Senato che negli Usa costituisce il più autorevole ed elettivo contrappeso al sistema presidenziale. Insieme alle elezioni di mezzo termine.
E varie altre cosette.

In buona sostanza Renzi, sulle ceneri di una classe politica sputtanata, immagina e persegue con tenacia e coerenza un disegno presidenzialista de facto in continuità col preclaro sistema già immaginato e indicato nel piano di Rinascita democratica.

E non mi s’accusi di complottismo fuori stagione senza prima aver riletto il piano che fu attribuito a Licio Gelli.
Un piano in sé non scopertamente eversivo, semplicemente e modernamente tecnocratico e presidenzialista all’italiana con suggestioni sudamericane anni ‘70/’80 del secolo scorso.

Un piano che Renzi persegue con granitica determinazione senza che ciò assuma il significato di una contiguità con quello originario.

Renzi è un pragmatico. Si tratta di “eliminare” (il termine è suo , più volte ripetuto) una parte della classe politica togliendo di mezzo oltre al senato anche le Provincie .

La parte residua è destinata a votare a furor di popolo, sovrano e incazzato, i provvedimenti del premier, il cui nome sarà stampato sulla scheda elettorale.
Alla Camera i deputati saranno eletti sulla base della nomina del premier e del suo comitato elettorale costituito dall’attuale PD.

Quello che all’imprenditore Berlusconi (con tessera P2), non è riuscito riuscirà a Renzi politico.

Avremo dunque in Italia un quadro istituzionale assolutamente originale , quale non esiste in alcun paese al mondo.

Ci s’accorgerà dell’irrimediabile malanno a cose fatte.

Ma sarà tardi alquanto.

Una prima prova generale avverrà il 25 maggio, laddove nel duello Grillo/Renzi il primo è inevitabilmente destinato a soccombere.

Forza Italia infatti sta rapidamente e rovinosamente slittando verso Renzi come già è avvenuto con l’abbondante contributo alle elezioni primarie aperte.

Per il resto Renzi marcia spedito, contro gufi, rosiconi, e disfattisti.

Spiega, senza assumere alcun concreto impegno sul fiscal compact (roba che gli italiani non capiscono e cambiano canale, dice Lui), che le politiche d’austerità non hanno evidentemente funzionato se è vero , com’è vero, che dopo i due governi Monti e Letta il debito pubblico non ha fatto che aumentare.

Come dargli torto?

Non lo farò certo io che ho argomentato per il lungo e per il largo contro il fiscal compact e il pareggio di bilancio in costituzione.

Certo non possono farlo tutti quei democratici che accolsero Monti con le fanfare come il Super Mario salvatore della patria.

Puri e semplici opportunisti senza visione alcuna che si credevano furbi e che si vedono oggi piegati sotto il tallone di Renzi che spiega loro quanto furono fessi.

E ben gli sta .
Per quanto mi riguarda.

Renzi è bravo ed è giusto che infierisca su quella masnada di ipocriti che misero le ali ai piedi, in fuga da ogni sinistra, per approdare al PD. Personalmente , solo su questo aspetto , lo applaudo pur senza calore.

Il monologo di cui m’occupo è poi proseguito con il Premier Presidenziale che glissa abilmente sugli F35 .

L’uomo della nuova provvidenza s’inceppa solo un pochino quando deve giustificare l’enorme aumento della precarietà attuato con il decreto a tutele decrescenti sull’apprendistato sottoscritto dal volenteroso Poletti.

Poletti , il quale è stato reclutato apposta in virtù della sua paciosa, rassicurante facciona emiliana.
Renzi dixit, peraltro.
Bisogna coltivare i rapporti umani.
Non è vero?
E ci vuol la persona adatta.
Certo non lo era, lombrosianamente, l’arcigna Fornero.
Del resto l’imolese è uno che ha cominciato a lavorare a 6 anni, come non manca di ribadire ogni due per tre.
Mica cazzi.

Cerca poi , il Presidentissimo, di riprendersi – complici giornalisti, stonati dal profluvio monologante- (vero Damilano?) sviando il discorso sul famoso e ancora mai visto contratto unico a “tutele crescenti”.

Roba che si vedrà con apposita legge delega.
Quindi in un non prossimo futuro.

Per la serie : prendiamoci un pochino di tempo per vedere come predisporre un utile grimaldello per scassare definitivamente un sindacato che già non appare in grande forma.

Ben gli sta .
Anche alla Camusso che, con rispetto parlando, arriva dopo la puzza.

Insomma il ragazzo è sveglio assai.
Sa quel che vuole e lo dice apertamente.
Qui comando io.
Punto.

Perché voi , sottinteso democratici del mio partito, fate schifo, siete sepolcri imbiancati, lo ha detto anche il Papa, dunque non cercate neppure di mettervi di traverso o il popolo, su mio suadente suggerimento, vi travolgerà.

Un po’ tranchant.
D’accordo.

Ma a me sembra che così stiano le cose.
All’osso.

Non vedo opposizione intelligente capace di raccogliere il guanto di sfida che Renzi ha ormai lanciato , a suon di sonori schiaffoni, quasi il perseguimento di una soluzione finale, verso una classe politica composta di pelandroni e incapaci e per di più dediti a conservare annose rendite.

Esemplare la vicenda del Senato.

Nessuno, con un minimo d’attributi, che s’alzi a spiegare che la soluzione Renzi è un’immonda cazzata funzionale esclusivamente al suo disegno.

Nessuno che cerchi di spiegare che forse una Camera alta con compiti ben definiti, di indirizzo e magari d’indagine sociale, priva di funzioni legislative vere e proprie non configurerebbe affatto un bicameralismo perfetto ma semmai la continuità di una nazione e di una Repubblica della cui costruzione storica e retroterra culturale va mantenuta e tramandata memoria. Nel bene e nel male.

Oppure qualcheduno che s’opponga alla stupidaggine assoluta di sostituire le provincie con aree metropolitane guidate dal sindaco eletto nella sola città capoluogo e che dunque non avrà alcun interesse ad occuparsi del resto del territorio dove risiedono cittadini che non avranno alcuna voce in capitolo.

Una roba che grida vendetta all’efficienza amministrativa, al buon governo e tout court all’intelligenza.

Vabbè , questo in sintesi.
Estrema e rozza.
Ma che volete, non sarò certo io a indossare guanti bianchi di fronte all’estrema franchezza , persino lodevole , promanante dal Renzi pensiero.

Intendiamoci.
Renzi, a bocce ferme, è destinato a vincere su tutta la linea.
Solo che a me la linea non piace.
Né tanto né poco.

Ergo?
Resta, nel breve, un’unica possibilità : provare con Tsipras alle europee.
E vedere se da cosa nasce cosa.

Molto difficile .
Inutile negarlo.
Quella lista che non a caso non viene neppur citata di sguincio nell’appecoronamento di tutta la stampa italiana.

Certo non aiuta l’accapigliarsi sui social network su pinzillacchere (direbbe Renzi) tipo le candidature o l’apertura , più che opportuna, al M5S.

Manica di deficienti.

A questo punto bisogna solo sperare in una resipiscenza pre- mortem di Forza Italia di cui già s’avverte qualche segno, per sbarrare il passo a Renzi?

Ma siam pazzi?
Direbbe quello.

Almeno si ingaggi una battaglia politica per un’altra Europa incalzando Renzi sul suo stesso terreno, quello appunto della politica, in vista del semestre europeo.

Questo va fatto.
Al resto si penserà dopo.

Sì, perché il Premier/Presidente, furbo di tre cotte, per non pagar dazio afferma che non son importanti i numeri (del fiscal compact) bensì riportare la politica alla guida dell’Europa.

Beh , allora conviene dare un voto politico par exellence: IL GRECO.

Voto utile.

marzo 26, 2014

Non credo di esagerare se affermo che la prossime elezioni europee avranno, forse per la prima volta, un peso rilevante del definire il destino stesso dell’attuale Unione Europea.

Nel passato in Italia come altrove i temi europei sono sempre passati in secondo piano nelle contese elettorali europee.

Stavolta invece , in virtù (si fa per dire) delle politiche austeritarie in vigore che hanno messo in ginocchio a tempo indefinito le economie di molti paesi e che di fatto mettono in discussione l’intero processo politico di costruzione dell’edificio europeo, l’attenzione dell’opinione pubblica appare assai più elevata.

Il rischio evidente e concreto è che si attui, insieme ad un forte astensionismo, una sorta di referendum pro o contro l’Unione Europea in quanto tale.

Se l’Europa è questa beh allora è meglio affossarla, magari insieme all’Euro.
Tale è lo stato d’animo, purtroppo ben giustificato, alla luce dei disastrosi risultati, di settori assai rilevanti dell’elettorato dei paesi dell’Unione.

L’unico modo per arrestare un euroscetticismo ormai dilagante caratterizzato in Francia come altrove da un ritorno di fiamma dei nazionalismi e, specie nell’est europeo, da suggestioni autoritarie e parafasciste è quello di ammettere un fallimento.
Come condizione per ripartire.
Precisamente il fallimento del lungo processo che iniziò con la dichiarazione di Laeken, in Belgio sul “futuro dell’Unione” nel 2001 e che proseguì l’anno successivo con la Convenzione Europea per le riforme istituzionali.

L’Idea era quella, nientemeno, che di dare una Costituzione all’Europa, consapevoli che un’unione economica tramite la costruzione di un mercato europeo e l’avvento della moneta unica unitamente all’allargamento previsto dopo la riunificazione tedesca presupponeva una riforma profonda delle istituzioni europee.

Quel processo è miseramente fallito.

Un fallimento sancito dal trattato di Lisbona nel quale anche l’asse Franco –tedesco, che più aveva trainato speranze e illusioni sul nuovo assetto istituzionale, s’era da tempo reso latitante.

La situazione attuale è troppo nota perché vi si debba ritornare nel dettaglio.

La si riassume comunque in una totale quanto stupefacente subalternità dell’intera classe politica europea alle politiche neoliberiste e monetariste giunte fino a imporre quell’aberrazione economica e sociale che va sotto il nome di fiscal compact.

Una camicia di forza imposta su qualsiasi prospettiva di crescita e sviluppo a medio e lungo termine.

L’esatto opposto di ciò che s’era solennemente dichiarato in termini di obiettivi a Lisbona 1, laddove si proclamava l’obiettivo di fare dell’Europa lo spazio economico più competitivo al mondo , con nuovi e migliori posti di lavoro e con uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile.
Parole,che si son rilevate pura propaganda.

L’attuale andazzo guidato dagli interessi della Germania, basato esclusivamente sul rigore di bilancio, dettagliato in folli regoli di austerità tradotte in ulteriore deregolazione del mercato del lavoro, in tagli costanti e progressivi alla spesa pubblica, s’è tradotto in bassa crescita,alta disoccupazione , netto aumento del debito pubblico , redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto, impoverimento di tutta la classe media.

L’opposizione a queste politiche non c’è di fatto stata per la semplice ragione che fallito il processo di costituzionalizzazione dell’Europa ogni governo, non solo del nord Europa, pensava di trarne un qualche vantaggio marginale sulla scia della centralità della Germania .

Insomma ad un certo punto s’è verificata una sorta di tana libera tutti.

La Germania ne ha giustamente , dal suo punto di vista , profittato facendosi pagare a caro prezzo la rinuncia al marco tedesco.

Si rischia così, grazie anche ad un allargamento improvvisato e frettoloso fortemente consigliato dagli USA che hanno interesse ad espandere la Nato verso est, di tornare indietro nel tempo , all’epoca della vecchia Europa delle nazioni.

Faccio quest’affermazione apparentemente azzardata – permanendo comunque una rete fitta di legami intergovernativi sanciti nei trattati e tradotti nella pratica da un’altrettanto fitta trama di relazioni istituzionalizzate – poiché ho ben pochi dubbi, che dopo una avanzata delle forze di destra, euroscettiche e nazionaliste, diventa inevitabile la discesa su di un piano inclinato in fondo al quale non si troverà nulla di buono.

Il primo atto sarà la chiusura a difesa dell’Europa che c’è da parte delle principali forze europee: PPE e PSE.

Una grande coalizione corrispondente ad un arrocco senza serie prospettive di cambiamento dati i rapporti di forza tra i singoli stati. Vi sarà una certa dose di maquillage. Nulla più.
La Germania e il PPE avranno sempre la forza politica e la “potenza” per diluire , come fino ad ora è avvenuto, le richieste di allentamento delle politiche austeritarie da parte del PSE.

Un PSE che non ha contestato in radice e per tempo queste politiche e che anzi le ha di fatto supportate troppo a lungo sulla base di una divisione interna esattamente coincidente con gli interessi delle varie nazionalità.

E’ in una tale impasse che la Germania ha potuto dettar la propria legge quasi avesse prevalso anche nella psicologia della sua classe dirigente una sorta di Quarto Reich economico tedesco.

Guardiamo all’Italia in questo contesto.

Solo adesso che s’avvicinano le elezioni ci s’accorge che il patto fiscale è un anacronismo da superare. Si chiude la stalla, a parole, quando ormai i buoi sono in libertà.

Intanto , senza batter ciglio, s’è messo in costituzione il bilancio in pareggio e prima ancora s’è distrutto il sistema pubblico di previdenza sociale, col bel risultato d’aver portato la disoccupazione e la povertà (relativa e assoluta) a livelli intollerabili con un contemporaneo e netto aumento del debito pubblico.

Un capolavoro d’idiozia sullo stile montiano.

A questo punto c’è bisogno di provare ad affermare un’alternativa all’Europa che c’è, per salvare la stessa idea di Europa.

Una terza via, tra distruzione di qualsiasi possibile patto sociale e ri-avvento dell’Europa delle nazioni.

Questa strada la vedo descritta nei dieci punti che formano la piattaforma politica per la candidatura di Tsipras alla presidenza della Commissione europea.

Non la vedo altrettanto nettamente altrove.

Lo stesso PSE ha bisogno di un’alleanza europeista a sinistra se davvero ritiene di rovesciare indietro le politiche neoliberiste.

Così come, in Italia il M5S ha bisogno di tradurre in risultati, anche in termini di più vaste alleanze europee, le proprie istanze di cambiamento. E bene ha fatto Barbara Spinelli ad aprire una tal prospettiva ,e comunque andare a vedere le carte di Grillo.

Non capisco dove stia lo scandalo, dopo che Grillo ha rifiutato il reiterato invito della Le Pen.

Non vedo perché la lista italiana di Tsipras dovrebbe rinunciare a far politica , a cercare di produrre risultati politici relazionandosi con una forza magmatica come il Ms5 che, al di là della propaganda, non ha ancora imboccato una sua via per l’Europa.

C’è bisogno di mettere in campo una massa critica sufficiente ad influenzare il PSE e tutte le altre residue forze europeiste, nel momento in cui un intero ciclo europeo s’è concluso e un altro, inevitabilmente dopo molte convulsioni, s’aprirà.

Si tratta di vedere quale sarà la direzione di marcia.

Ad influenzarla è necessario un voto utile.

Non ne vedo uno più utile di quello per la lista del greco.

Renzi chi? 2

marzo 13, 2014

Ieri grande spettacolo.
L’ho seguito in diretta.
Fantastico, l’esordio.
Legge elettorale: fatto.
Mica vero. Deve andare al senato laddove anche secondo molte voci del PD deve essere migliorata. Già, vedremo. Poi tornerà alla camera , che magari la migliora ancora.
Dunque siamo  di là da venire. Per quanto il patto con Berlusconi a mio avviso reggerà. Se parte del PD verrà a mancare arriverà il soccorso azzurro. Il che vale peraltro anche per tutti gli altri provvedimenti che al momento sono, in gran parte, solo intenzioni.
Il cosiddetto job acts, ad esempio ha bisogno di una legge delega. Chi ha un minimo di consuetudine con il lavoro parlamentare sa che i tempi necessari son piuttosto lunghi.

Ma non è importante.

L’importante è stupire.
Colpire l’immaginazione collettiva e mobilitarla contri cattivi disfattisti.

I “cento giorni di lotta durissima” contro tutti i pantofolai conservatori son riassunti in quella Katana retta da mani, evidentemente femminili, che ricordano l’eroina di Kill Bill.

Per la serie lasciatemi lavorare o vi faccio il culo a strisce.
Ancora fantastico.
I disfattisti d’ogni colore , foggia e dimensioni, son avvertiti.

D’ora in poi c’è una “profonda sintonia” non solo con Berlusconi, ma direttamente con quel popolo che riceverà in media 80 euro netti al mese.
Sempre che la revisione della spesa e il rapporto deficit /Pil lo consentano effettivamente.
E qui siam nella nebbia più fitta: 3% o 2,6%.?

Ma anche questo conta il giusto.
L’impeto renziano è tale da scaraventare il cuore oltre ogni ostacolo.
Insomma: marciare non marcire.
Intanto verso le elezioni europee.

E’ questo volontarismo radicale che piace, e piace molto dopo la lunga stagione, caratterizzata da un riformismo puramente declamatorio e in fin dei conti teologico, nella quale non si muoveva foglia nella morta gora della politica italiana.

La Katana calerà sulle teste imparruccate senza pietà.
Operazione d’igiene pubblica.
Robespierre.
Altro che Grillo.

La fanatizzazione dei propri seguaci , tanti e diversi, in buona e cattiva fede, farà il resto.

Disfattismo e sabotaggio, appunto non devono esser tollerati nei “cento giorni di lotta durissima”.

La critica viene assimilata, quasi spontaneamente di fronte al ciclone Renzi, al suo coraggio superumano e alla sua impavida tenacia, nei termini del tradimento in zona di guerra.

Taci. Il nemico t’ascolta.

L’altra sera ho rivisto Contarello in tivvù.
Diverso nei toni e nei modi da quel che avevo notato con interesse nel mio ultimo post.

Molto diverso.

L’intellettuale ormai iscritto alla lista dell’arruolamento volontario nella guardia nazionale abbandona i toni dialoganti e il fare analitico e chiede al povero malcapitato, volontario anch’esso nell’esercito di Grillo, di rispondere a una semplice domanda con un sì o con un no:
“Ma tu vuoi governare?”

Il poveretto la prende alla larga e mal gliene incoglie.

Eh sì.
Tale è il climax suscitato dall’apparizione del giovane leader su di una scena politica devastata da gran tempo.

Signori, qui si fa l’Italia o si m-u-o-r-e.

Son Renzi: l’ultima spiaggia.
O mi seguite o muoia sansone con tutti i filistei.

Insomma il solco è tracciato.
Non resta che difenderlo dai parassiti che possono infestarlo.

In primo luogo dai nemici interni , da coloro che non hanno ancora capito che il PD è un comitato elettorale sempre più trasversale , reso tale dall’enorme boiata delle primarie aperte. Vero grimaldello per concludere, alfine, la triste e breve storia del PD come partito.

Il partito son io. E voi non contate un cazzo.

Tale è il leader che vi siete scelti cari democratici.

E adesso siete tutti indistintamente ostaggi della sintonia tra leader e popolo. Fin che dura.

E il leader , a mio avviso è bravo,molto abile nell’interpretare il suo ruolo.

D’altra parte la breccia è stata aperta proprio dalla totale , umiliante acquiescenza del PD , della sua classe dirigente all’intero, nell’accogliere a capo chino e senza colpo ferire i dettami di un’austerità a senso unico.
E’ il governo Monti che ha disboscato la giungla del Welfare con l’aiuto del PD e dei sindacati smantellando d’un colpo il sistema previdenziale e costituzionalizzando dalla sera alla mattina il pareggio di bilancio.

Dopo la Thacher, oltre la destra e la sinistra, venne Blair. Dopo Monti e Letta arriva Renzi con un’autostrada aperta davanti alla propria “smisurata” ambizione.

E al momento non ci son santi.

L’ascesa è irresistibile.

O qualcuno ha in animo d’opporsi ai dieci miliardi da distribuire ai dieci milioni? O magari d’opporsi alla tassazione della rendita finanziaria e poco importa che vi sia dentro anche il risparmio.

Tra il nulla di Letta e il poco ma subito di Renzi non c’è gara alcuna.
A parte che 80 euro su meno di 1500 non son percentuale irrisoria.

Che poi Renzi raschi il barile sul quale altri prima di lui avevano appena cominciato a deporre un leggerissimo strato di grasso, non rileva.
L’acqua passata non macina più.

Poi vedremo quanto grasso vi sarà in concreto.

Ripeto che a questo punto importa poco.

Si procede a tappe forzate vincendo ogni inerzia.
Ad annuncio segue annuncio. Si batte il tamburo dei cento giorni.
Qualcosa rimarrà.

Nell’ambito di una situazione sociale disperante per tantissimi quel qualcosa, per l’intanto, basterà .

E poi?
Poi si vedrà.

Il leader è uomo politico di razza nuova.

Affonda il coltello nel burro di una lunghissima stagione di riformismo imbelle. Nel lungo declino di una sinistra disossata nei suoi principi , valori e ideali di riferimento.

Passo dopo passo.

Non ha pretese di progettualità, di visioni del mondo, di politica intesa come capacità d’antivedere le potenzialità e le concrete possibilità che pur s’aprono nella conclamata crisi delle politiche austeritarie.

Tutta roba vecchia.
I balocchi di una sinistra d’antan che s’è auto rottamata aderendo nei fatti alle politiche neoliberiste.

Nessuno speri di battere o anche solo mettere in difficoltà il Leader sul suo stesso terreno.

Nessuno però s’illuda che su quel terreno , oltre ogni destra e ogni sinistra, si possa anche solo lontanamente riscattare il destino di un paese da troppo tempo avviato su di un piano inclinato.
Nessuno s’illuda, ancora una volta dopo Berlusconi, che un uomo solo al comando possa incidere su modelli di governo sempre più caratterizzati dalla loro natura tecnica e contoterzista.

Lo si vedrà tra non molto. Dopo il semestre europeo che, se non sbaglio, Renzi cercherà di gestire all’attacco, stupendo ancora una volta ciò che resta(molto poco) di sinistra nel PD.

Poi a fine anno si tireranno le reti in barca.
Non sarà una pesca miracolosa.

E forse si comincerà a capire che un leader col piglio da amministratore delegato alla Marchionne , per quanto abile, non basta.
Si comincerà, almeno lo spero, a capire che senza un progetto politico alternativo all’Europa attuale non è semplicemente possibile, neppure adottando una prospettiva di medio-lungo periodo, cavarsi dai guai.

A meno che, tanto per dirne una, non vi sia qualche folle che ritiene realistico raggiungere entro il 2020 l’obiettivo del 60% tra debito e Pil imposto dal fiscal compact.

Tanto più, aggiungo, lo si capirà se la lista Tsipras otterrà un successo non meramente di bandiera avanzando l’idea che un’altra Europa è non solo possibile ma necessaria e urgente, specie in Italia.
In Italia dove s’è pestata tanta acqua nel mortaio, e dove adesso non ci si può accontentare di dar calci al vento. Per quanto spettacolari.

Renzi ,chi?

gennaio 23, 2014

Prendo spunto da un’affermazione non banale di Umberto Contarello secondo cui Renzi è “un uomo che abita il suo tempo”.
Non essendo sospetto di renzismo dico subito che non mi è piaciuta la reazione altezzosa e stizzita di Freccero.

Muovo da qui per svolgere alcune considerazioni sparse.

La sola cosa che so fare, più o meno.

Non si può pretendere un saggio da un ragazzo di campagna, naturalmente.

E poi se c’è una cosa che condivido con Renzi è che anche a me, durante tutta la mia attività in politica non mi son mai piaciuti i seminari.

Forse cominciai ad odiarli (scusate la nota biografica) proprio all’inizio. Correvano i primi anni settanta e mi fu proposto dalla temuta sezione Universitaria comunista (SUC) un seminario su Karl Korsch nell’ambito di una revisione critica di Karl Marx.

Roba da portare la mano alla pistola con tutte le cose pratiche che dovevo fare e dimostrare essendo appena diventato segretario della FGCI bolognese dopo aver sbarcato il pallido lunario famigliare facendo da ultimo il netturbino.
Dovetti aggiungere, per riequilibrare in ortodossia, un altro seminario sul marxismo italiano degli anni sessanta. Badaloni and company.

Più avanti dovetti affrontare altri seminari compreso uno di due giorni presso la direzione nazionale dell’allora PCI sulla riforma del partito. Dove nonostante una lunghissima preparazione (libri e manuali) fui massacrato da quella che allora era una vera, robusta nomenclatura . Proponevo , come forse è noto ad alcuni, un partito federale e federativo anche come robusto contraltare territoriale alle logiche correntizie del tempo e al contempo un’apertura ai movimenti di allora tramite patti federativi pro-tempore.

Dopodiché decisi di mandare a cagare i seminaristi e anche tutte le occasioni in cui mi si voleva spedire in quell’istituzione totale che era la Caserma delle Frattocchie.
Per quanto forse sbagliai dato che i più svegli di me c’andavano di buon grado per “cuccare”, come si sarebbe detto più tardi in un gergo giovanile.

Ma questa è solo una prima digressione introduttiva .

Dunque siate avvertiti.

Non sarò brevissimo.

Sono brevi(solo alcune volte) coloro che hanno, non solo il dono della sintesi, ma anche studi sistematici alle spalle e dunque solide formazioni e forti (forse troppo forti ) convinzioni più o meno accademiche.

Io son solo uno che legge moltissimo e troppo e troppo in fretta dunque non affidabile come tutti gli autodidatti.

Comunque potete anche leggere dalla fine.
Dato che tendo ancora e sempre, per antico mestiere a trarre conclusioni.
Magari avventate.

Bene.

Quando si dice di Renzi che abita il suo tempo è probabile si voglia dire una cosa un pochino più fine sul suo conto che va al di là del suo essere un politico –pop, uno scaltro giovinotto che riesce a monopolizzare i media senza esclusione alcuna dopo aver citato Goldrake o come c…. si chiama.

La caratteristica del nuovo segretario va individuata , inquadrata e compresa , su di un più vasto terreno.

Non gli si può semplicemente rispondere sul piano del metodo e del merito senza aver chiara nozione del tempo attuale.

Esempio non lo si può mettere in difficoltà con i soliti metodi, peraltro largamente invisi a un sacco di gente da un sacco di tempo.

Cuperlo e la minoranza interna ancora in condizioni semi-vitali faranno benissimo a condurre una lotta politica per cambiare in qualche punto questo schifo di legge elettorale, (vedi post precedente).

Ma le battaglie d’arresto non servono se non a preparare truppe fresche, ripeto fresche , in vista di un contrattacco su tutta la linea del fronte in attesa di un’offensiva generale che non può che far perno proprio sulla critica , la più spietata , del tempo presente in cui abita Renzi , per di più senza indulgere in visioni nostalgiche/reducistiche.

Quell ’eterno presente artatamente stabilito da una post politica presuntamente anti ideologica che si traduce in una semplice amministrazione delle cose tramite governi, invariabilmente contoterzisti.

Qui , muovendo da una sinistra eventuale  forse possibile in futuro, è il punto d’attacco centrale.
Qui van radunate le forze.
Fuori dal PD.

Chiarendo che: tutti eguali, da Berlusconi a Monti, a Letta.

Calmi, non voglio riattualizzare il comitato d’affari della borghesia.

Ma certo Il tempo presente è quello della “costituzione di Davos” come ricorda la Spinelli citando Gallino.

Un tempo pienamente vissuto senza ombra di critica in tutto il PD quando si votò a mani basse sul fiscal compact e si continuò ad accettare senza batter ciglio il presupposto di Maastricth, cioè un’Europa al servizio, armi e bagagli , degli interessi pressoché esclusivi del capitale finanziario globale.

Qui cascano tutti gli asini del PD.
Nessuno escluso.

Tutti comodi ad attendere riprese, a perorare cause europeistiche perse da gran tempo nella nebbia del passato e perfettamente contrastanti con uno stato d’animo diffuso di sacrosanto scetticismo a fronte di sempre peggiori esiti sociali; comodi e pigri a cercar di scorgere lumicini in fondo al tunnel, perorando virtù e pazienza e sacrifici per abbattere il mostro del debito.

Insomma mani in mano.
Stallo totale.
Foresta pietrificata.

Da qui, da questa incredibile insipienza, da questa vergognosa inerzia politica, di pensiero e di cultura, origina il fenomento Renzi.

Del Tempo in cui, revocata la politica ci si limita ad amministrare,  Renzi è il più autentico interprete.

E’ lui il post-politico-amministratore che tuttavia per reggere sul piano dell’immagine, in Italia , come in tutta Europa deve avere ed esibire un lato accentuatamente Pop.

Non a caso il Renzi insiste alla noia per spiegare anche ai suoi detrattori che lui fa il Sindaco, s’occupa di trovare soluzioni ai problemi e poi via a snocciolare dati , numeri, proposte, obiettivi sempre invariabilmente a breve.
Subito.
Qui ora e non domani.
Molta fuffa certo.

Ma uno così non lo incastri rompendo le palle con la solita melopea sui problemi che son sempre, invariabilmente, più complessi.

E certo non la fai neppure con una semplice guerriglia parlamentare sulla legge elettorale.
La risposta/ricatto è infatti chiara e puntuale: allora andiamo a votare .
Perso per perso vi rompo il culo. (parole mie, libera interpretazione del Renzi pensiero).

Al suo sfoggio amministrativo , al suo piglio decisionista , non si può neppur rispondere, tradizionalmente, che la politica Nazionale è un’altra cosa.

Già ma che cosa esattamente è la politica nel tempo presente possono legittimamente chiedersi i cittadini sempre più incazzati?

Incazzati o depressi ma del tutto consapevoli.
Fare attenzione su questo punto.

Non v’è chi non veda i limiti strutturali (sorry per il gergo antico) di un presente eternizzato dalla costituzione di Davos, ma è ormai da tempo subentrato una sorta di “cinismo ideologico” che funziona più o meno così: “si posso capire che forse mi stai a prendere in giro , ma ne sono avvertito e accetto di venir a vedere le tue carte perché altre sul tavolo proprio non ce ne sono.”
Neppure una.

A meno che non si pensi che ciò che ho altrove e più volte definito come “riformismo col cacciavite” affascini e trascini granché mentre la disoccupazione galoppa insieme alla deflazione.

La verità, per quanto amara, risiede nel fatto incontestabile che gli oppositori di Renzi sono irrimediabilmente e pienamente coinvolti in una logica lettiana(zio e nipote) del tutto interna ad una politica di piccoli passi che rende plasticamente l’idea di un basso profilo.
Nullafacenti, in buona sostanza.

E così anche coloro che, alla fin fine, hanno liberato il genio della lampada oggi ben poco possono fare per farcelo rientrare.
Sono stati letteralmente presi d’infilata da una guerra lampo (alla quale peraltro hanno aperto un corridoio esaltando la stupenda trovata delle primarie) che li ha lasciati storditi e attoniti a cianciare di partito-comunità (cosa aberrante ai tempi del mio seminario e del tutto pericolosa ancor più oggi) o appellandosi –come ha subito fatto un giovane turco – al bene supremo dell’Unità del Partito.
Ma vai a ca……

Niente da fare.

Niente da fare dentro il Partito liberaldemocratico.

La scissione è in atto ma è silenziosa e i vuoti (anche se non ho la certezza assoluta) saranno presto riempiti da altri. Da quanti vedono nel giovane rottamatore non un semplice imitatore di Berlusconi prima maniera (ci saran anche parte di quelli) ma semmai un innovatore alla Blair in più rassicurante salsa fiorentina.

Non a caso Renzi va presso i socialisti europei in rapida tappa, paradossalmente oltre le cautele degli ex DS.
E scommetto che i democristiani del PD non avranno un bel nulla di serio da obiettare questa volta.
Un pochino di manfrina , nulla più.

Difficile fermare un treno in corsa.

Tale è il fenomeno Renzi. Che dopo tanta ammuina, può permettersi un approccio sbrigativo verso i vecchi parrucconi della politica, coloro che in queste ore stanno, verosimilmente, ordendo disegni che saranno spazzati via corum populo. Perché son anche loro dentro il presente di Renzi, ma lo abitano assai peggio, a disagio e a malincuore per via che son già o rottamati o stanchi , o , onorevolmente (chi più chi meno) han già dato tutto quello che potevano dare nel tempo ormai trascorso prima di questo.

Eh sì “prima del momento non è mai il momento e dopo il momento non è più il momento”.
In guerra , come in amore , come in politica.

Il loro momento è passato, come il mio: veloce, bruciante.

Solo che io lo so.
Loro, la maggioranza di “loro” ancora no.

Che fare?
Come diceva quel tale; beninteso un grand’uomo.
Non certo insufflar vita ad una sinistra fighetta o peggio ancora stalinista quest’ultima perorata da un matto che si crede furbo e che cerca di stupire forse illudendosi in modo del tutto subalterno , caricaturale e ridicolo di adottare in sedicesimo il metodo Renzi.
Ma questo lo dico solo per parare finte stoccate da parte di qualche cretino che non manca mai nei seguitori di blog per quanto modesti come il mio.

Si tratta di predisporre (l’ho già detto altra volta ma lo ripeto) con pazienza e molta tenacia una traversata nel deserto.

Non lo possono certo fare, in alcun modo, coloro che son dentro l’eterno presente e che vorrebbero agirlo ma non sono in grado di competere con Renzi.

L’abito di un tal presente Renzi lo indosserà sempre meglio di voi, cari ex compagni.
Che avete voluto il PD.

Fatevene, virilmente, una ragione.

Le tare del vostro passato (che è stato parzialmente anche il mio) non vi consentono d’immaginare un qualche straccio di futuro.
Siete prigionieri di un presente da altri interpretato.

In più c’è un’aggravante.
Voi avete anche da portare il fardello di tare recenti.
A differenza di me.

Voi siete “fuori” come direbbe Crozza/Brigliatore.
Non siete al Top del Pop.

Siete rimasti in una sacca fangosa dopo che l’acqua dell’alluvione che avete provocato volendo legittimarvi agli occhi di ciò che chiamerei “il mondano europeo” s’è ormai ritirata.

Poco ossigeno.

Quasi niente.

Calci nei coglioni . Magari sì.

Fatto male?

Ma no.
Non tanto .
Giusto un pochino.

Tattica perdente.
Il “ragazzo” vi fotte.

Ergo bisogna solo confidare, ed io confido in effetti, in una offensiva che a partire dalle prossime elezioni europee comprenda una resipiscenza popolare che respinga , almeno in prospettiva, tanto la logica amministrativante(parola inventata) dello stato di cose presente, quanto la deriva populista.

Una logica contro la governabilità nel quadro di banditesche, truffaldine compatibilità.
Contro la stabilita dei cimiteri sociali.
Contro un paradigma liberale e democratico che ha clamorosamente fallito alla prova dei fatti e della storia recente.

Lasciare quest’approccio alla destra populista è peggio che un crimine , è un errore politico e strategico di portata drammatica.

Non perché fummo comunisti (Veltroni a parte, ca va sans dire) dobbiamo accettare di rinunciare ad ogni critica radicale alla democrazia.

Prima di ogni altra cosa significherebbe abbandonare ogni idea di democrazia.

Infatti ,ecco l’autodidatta : “ Se come suggeriscono le riflessioni di Spinoza e Tocqueville, le democrazie tendono cateconticamente verso dei principi antitetici alla democrazia, allora un esame critico di questi principi e delle formazioni politiche animate da essi è cruciale per il progetto di una rifondazione o di una riscoperta della democrazia”

Appunto di ciò ero convinto quando ancora pensavo di poter aderire ad un partito nuovo che si definiva, alfine : democratico.

Capii presto che si trattava solo di una vulgata liberale per fuggire dalla sinistra.

Una pura e semplice volgarità.
Dippiù . Per molti una mera , strumentale viltà.

Adesso si tratta di fare dell’antipolitica rispetto alla post politica attuale (il tempo di Renzi), con un progetto e una teoria di sostegno.
Sissignore.
Teoria.
Teoria critica della democrazia.

Di nuovo l’autodidatta, vi ricorda con parole non sue ma con totale umiltà/ presunzione, che sempre le teorie: “sono imprese antipolitiche nella misura in cui ciascuna di esse destabilizza il significato senza proporre codici o istituzioni alternativi, ma possono svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere un regime democratico esistente, ringiovanendolo.”

In altri termini può accadere ( a mio avviso sta accadendo) che la democrazia possa “richiedere da parte della teoria una scorta di critiche irrealizzabili e ideali irraggiungibili”.

Chiaro?
No?

Beh , mettiamola così: non perché si è sbagliato si deve rinunciare al rischio di sbagliare ancora. Poiché per questa via (mia irriducibile convinzione) si rende possibile un futuro migliore rispetto ad un oppressivo presente anche se questo è certamente denso di possibilità per una minoranza del corpo sociale e per quei leader post politici che si pongono all’altezza di razionalizzare a posteriori e raccogliere ampio consenso intorno a conglomerati d’interesse antisociali in assenza di opinioni consapevoli ,aggiornate , critiche e contrarie.

Conclusione provvisoria corrispondente ad una prosaica caduta.

O si cambia ,con un progetto popolare da sinistra democratica  non liberal/liberista e non populista (sissignore: si può fareeee!) il campo di gioco, oppure Renzi e non più Renzi.

O chi per lui, dopo di lui.

PS. Dato il versamento di sangue necessario all’impresa consiglio di non usare guanti bianchi.
PS1. Sangue metaforico , ovvio. Si sa mai…qualche cretino….

(fine prima puntata)

La grande bellezza.

gennaio 20, 2014

Premetto che non leggo un quotidiano da qualche tempo.
Oggi, tuttavia, il dolce e asprigno veleno della politica mi ha ricontagiato.
Confesso che ho seguito tramite yuodem la direzione del PD.
Un vero spettacolo.

Renzi esordisce in modo chiaro: “o così o pomì”.

In effetti dopo aver ricevuto un mandato aperto (tre ipotesi) a trattare un progetto di riforma elettorale e costituzionale dalla stessa Direzione di qualche giorno addietro è ovvio e normale che oggi si doveva decidere l’intero e completo pacchetto su cui c’è l’accordo non solo di Berlusconi ma anche di Alfano e rimasugli vari dopo che Grillo ha fatto il favore di emettere il suo niet.

Per ciò Cuperlo nonostante obiezioni fondate non aveva , in partenza , alcuna seria possibilità.

Per la verità non le ha mai davvero avute.

Anzi con la sua candidatura non ha fatto altro che legittimare la “dittatura” di Renzi.

Insieme a tutti quelli che si sono inchinati (gradi novanta) alla logica fuorviante , anzi democraticamente devastante delle primarie.
Che mai , dico mai, hanno funzionato se non in forma plebiscitaria.

Non voglio fare riferimenti storici , ma basterebbe poco a dimostrare la corruzione civile , etica e morale delle logiche plebiscitarie.

Ma così è andato il mondo del PD.

Partito liberaldemocratico-liberista con forte propensione decisionista e qualche sfumatura autoritaria almeno in nuce.

Inutile, anzi patetico, che alla venticinquesima ora Cuperlo sollevi il velo dell’ipocrisia primariesca chiedendosi a cosa serve la Direzione.

Caro Gianni ma è del tutto evidente (come dite sempre voi da gran tempo alla Direzione) che la Direzione non serve a nulla.

Dopo le primarie Renzi può tutto.

Salvo nuove primarie.

Che peraltro stravincerebbe.

Non a caso una tipa in chiusura di discussione esordisce al modo tipico (chiedo scusa per la rozzezza) del popolo bue : “anche un moscerino come me sta qui grazie a Matteo”.

Eh già.

Molti moscerini corrispondono a un vuoto di classe dirigente.
Ad un vuoto di confronto rigoroso su contenuti/ programmi / progetti /visioni.
Un vuoto riempito da una leadership (o uomo) forte.

Punto.

Comunque chapeau a Renzi.

La sua guerra lampo ha avuto , al momento, pieno successo.
Al punto che sfida Cuperlo a votare contro. Con violenta e crudele arroganza.

Ma non c’è stato alcun voto contrario.
Festa finita.
E, francamente a questo punto, ben gli sta alle vecchie oligarchie abbarbicate ad un tempo che non ha più alcun tempo.

Mi resta piuttosto da capire cosa voglia Alfano.
Le preferenze?
Bah.

Come direbbe Crozza/Razzi : “ma non credo… anche perchè”…

Anche perché una legge elettorale così concepita resiste abbastanza alla logica delle preferenze che peraltro personalmente aborro.

Non a caso il furbo fiorentino spiega che si può parlare di collegi plurinominali.

Dunque : cazzo volete?

Tra l’altro Angelino alle prossime politiche non andrà giocoforza con Berlusconi. Pensa, evidentemente (ammesso che pensi) ad una coalizione di centro inevitabilmente destinata a slittare, in un modo o in un altro, verso il PD renziano assieme a pezzi dell’attuale Forza Italia.

Insomma cari democratici non più di sinistra , il faro è Renzi.
In un modo o in un altro.

Quanto al resto dell’argomentazione di Cuperlo, l’ho trovato dignitoso ma anch’esso inefficace.
Perché non puoi agitare troppo lo spauracchio della Corte Costituzionale devi dire la tua in modo netto. Ma lo devi dire in tempo utile.

Esempio è una vera indecenza che si attribuisca un sostanziosissimo premio di maggioranza raggiungendo solo il 35%.
E allora togli, tempestivamente (se ci riesci) dal mandato a trattare questa percentuale.

Ma indecenza ancor più grande e grave e gravida di conseguenze è liquidare qualsivoglia autonomia politica all’infuori del bipolarismo ferreo che in realtà diventa bipartitismo puro e duro.

Tale è la logica di uno sbarramento all’8%.

Quanti sono gli elettori tagliati fuori da qualsiasi rappresentanza politica sia pure ipotetica?
Tre o quattro milioni?
Tanti comunque.
Troppi, insieme a me.

Su questo solo punto chi si ritiene ancora uomo /donna di sinistra avrebbe dovuto porre un ferreo veto fin dall’inizio.

Ma in realtà il dado è tratto nel PD.
Per sempre.

Lo ha spiegato bene Veltroni.
Serve una democrazia che decide .
Punto.

Frega niente la rappresentanza politica.

Ed è proprio da qui, da questo realismo/spiritualismo ultramaggioritario che è destinato a proseguire lo sfaldamento della democrazia.

La corruzione del regime democratico tuttavia ha cause ben più profonde e lontane nel tempo ormai.

Roba di cui, per definizione non si può discutere nel partito liberaldemocratico.

Risale al tempo in cui si dichiarò la morte delle ideologie lasciando in campo una sola ideologia.

Il totalitarismo ideologico che ci ha accompagnato negli ultimi vent’anni.

Puoi fare la legge elettorale che vuoi in vigenza del pensiero unico.

Cambia nulla nella fiducia dei cittadini nella politica se non sono in campo contrapposte visioni del mondo.

Ed è questo il grande vuoto di , e per, Renzi.

La sua “grande bellezza” che risalta a fronte dei pallidi riformisti provenienti dai DS che oggi s’appecoronano con il consueto , bavoso opportunismo di fronte al giovane leader.
NdA. Chi ha seguito la discussione odierna può intuire di chi parlo.

Il paradosso, e non a caso, è che solo un vecchio democristiano come Marini che pur appoggiando, con pragmatico realismo, la proposta complessiva di Renzi sulla legge elettorale intuisce il vero enorme problema: l’assenza di un disegno politico in grado di risollevare speranze e fiducia a partire dall’economia, e non, aggiungo io, dalle geometrie elettorali.

Tutto alquanto triste.
In attesa del job acts.

PS. Beninteso Renzi a parte la Grande bellezza è un gran bel film.

Il partito liberaldemocratico.

dicembre 9, 2013

 

A caldo.

Mettiamola così: è nato in Italia un partito liberaldemocratico .

Tale partito fu già confusamente indicato da Veltroni nel 2007.

 

Sponsorizzato da Prodi e dalla Margherita in chiave di continuità con L’Ulivo.

 Sostenuto a spada tratta da quasi tutto l’ex  gruppo dirigente dei Ds convinto di torcere il generico progetto in direzione di un nuovo centro riformista, moderno  sulla scia di Blair proprio mentre il rottamatore della vecchia sinistra inglese era già sul viale del tramonto.

Si trattò, come ognuno sa, di una fusione di gruppi dirigenti.

Un partito mai davvero…partito.

 

 

Adesso la novità in effetti è arrivata.

 

L’equivoco si è sciolto.

 

Ha ragione Civati: “ questo è il vero momento fondativo del PD”.

 

Ha torto ,e lo sa naturalmente,  lo scaltro Renzi   quando afferma che : Oggi non è la fine della sinistra, è la fine di un gruppo dirigente della sinistra.”

 

Torto perché il PD nato ieri chiude a tempo indefinito la lunga esperienza della sinistra italiana per giungere , alfine all’agognato approdo liberaldemocratico.

Torto perché il gruppo dirigente della sinistra era già morto e malamente sepolto da tempo , dopo la lunga agonia conseguente alla deriva almeno decennale verso un riformismo all’acqua di rose.

Qualcuno ricorda la perorazione insistente verso  il Center-Center- Left?

 

Del resto quando si varò il primo PD i DS avevano raccolto dopo sei anni di indiscussa segreteria di Fassino(il quale diceva di sé , ho vinto tutto) solo un misero 17% .

 

 

Per conto mio avanti così non si poteva andare.

 

Per questo non fu affatto sbagliato impegnarsi per dar vita ad un nuovo progetto politico all’altezza della grande sfida neoliberista.

 

 

Si fece il contrario aderendo nella sostanza, pur tra tanti distinguo ad uso e consumo di una base inquieta, ai dis-valori  dominanti.

 

 Valga un solo esempio, per me paradigmatico: i peana innalzati senza ritegno alla flessibilità.

 

Flessibilità nel mercato del lavoro e flessibilità sociale come adattamento progressivo alle tendenze dominanti.

Tante volte, mentre già incombeva una gravissima crisi occupazionale  ci fu spiegato che un lavoro per tutta la vita , corrispondeva in realtà ad una condizione sociale avvilente.

Che si trattava di dotare le persone della capacità di competere nel mercato e nella società col coltello tra i denti.

L’un contro l’altro armato.

E che , naturalmente in seguito si sarebbero modificati e resi più efficaci meccanismi di protezione per chi soccombeva.

In seguito.

 

Tutto questo avveniva dopo che s’era ampiamente teorizzata l’idiozia secondo cui  era finita per sempre l’epoca dell’industrialismo e dunque avanti col meraviglioso  e luccicante settore del terziario avanzato.

 

Era la smaterializzazione, bellezza.

 

Mentre la Germania irrobustiva , tanto per dirne una, il suo tessuto industriale in Italia la sinistra s’incaricava di educare le masse agli imperativi della globalizzazione.

 

Per farla corta risale a  questa grande sbornia della sinistra italiana quel  PD che è alfine nato, e stavolta per davvero , ieri.

 

Adesso però non ci venite a raccontare ancora una volta  la rava e la fava di una sinistra nuova e via cantando.

 

 

In politica , lo so, non bisogna mai esser troppo apodittici.

 

E poi nessuno , adesso è in grado di prevedere gli sviluppi conseguenti alla nascita , a furor di popolo, del partito liberaldemocratico.

Gli apprendisti stregoni raccolgono comunque il risultato delle primarie aperte oltre che della strada da loro stessi imboccata.

 

In tal contesto, credo  di non esser cattivo profeta se affermo che l’idea di metter su in un tal partito, una sorta di correntone di minoranza capace di opporre una qualunque resistenza da sinistra corrisponde ad una pia illusione.

 

La battaglia d’arresto condotta da una parte del gruppo dirigente ex DS ha clamorosamente fallito. Non c’erano , già da tempo truppe disponibili per la difesa delle vecchie trincee. Che infatti sono state aggirate dalla guerra lampo (sia detto senza offesa) del giovane Renzi.  

Inutile adesso costruire una sorta di ridotto per un’estrema resistenza.

 

 

Coloro che lo facessero sarebbero facilmente additati e presto dimenticati come semplici conservatori.

 Ironia della sorte i conservatori odierni furono un tempo non troppo remoto coloro che si proponeva come  puri e duri  innovatori riformisti.

 

A tal proposito è emblematica la sconfitta subita da D’Alema ad opera di una nullità come Scalfarotto.

 

L’onda è troppo alta. Non ci sono mercoledì da leoni. L’han ben compreso gli ex dalemiani romagnoli che son passati armi e bagagli dalla sera alla mattina dalla parte del grande timoniere insieme alla Emilia-Romagna tutta.

 

A questo punto se qualcuno ancora spera in una ricostruzione a sinistra lo potrà fare solo fuori dal PD.

 

Nuove generazioni comunque.

 

In un tempo non breve.

 

Poiché potete giurarci,  il fiorentino batterà il ferro fin che è caldo ottenendo in breve tempo quei risultati (riforma elettorale e del parlamento) che non si son ottenuti in tanti anni di chiacchiera.

 

E questo va pure bene.

In seguito il confronto democratico (of course) si farà aspro sul terreno dell’economia . E lì,  forse, si potrà scorgere qualcosa che rinasce a sinistra.

 

 

 

 

PS. Altra e ben diversa cosa è la questione del governo.

Destinato comunque a durare fino al 2015.

Un  patto in tal senso si farà.

Renzi, adesso forte del  suo 70%  può permettersi d’ attendere mentre riforma, dal Parlamento, il sistema politico.

 

 

Previsioni….

novembre 28, 2013

Adesso è tutto un rincorrersi di previsioni.
Qualcuno mi chiede di avanzare anche la mia.
Lo faccio in modo schematico.

Intanto non credo affatto al miracolo della resurrezione di Berlusconi.
I sondaggi attuali sulla nuova Forza Italia non sono troppo significativi.
Potrà esservi una tenuta alle elezioni europee, a ferita ancora parzialmente aperta, ma la vicenda berlusconiana è sostanzialmente chiusa.

Un lungo ciclo politico è finito.

Coloro che pensano ad una sorta di gioco delle parti o almeno ad un qualche futuro riavvicinamento in termini di alleanza elettorale tra Forza Italia e Nuovo centro-destra non mettono nel conto il tempo che passa.

Il fattore tempo, in politica come in guerra, è fattore essenziale.
Decide di vittorie o sconfitte.

E il tempo gioca contro qualsiasi possibilità di un revival forza italiota e di un’alleanza tra i due tronconi dell’ex PdL.

Anche perché , a mio parere, le elezioni politiche non sono affatto dietro l’angolo.
Si veda anche la maggioranza numerica che si è espressa nel voto sulla legge finanziaria, pardon di stabilità.

Stabilità da cimitero dice il Wall Street Journal.

Certo. Lo credo anch’io.

Solo che la stabilità politica in Italia, è parte essenziale ed integrante dell’affidavit concesso a Letta dall’Europa.
Dai suoi poteri formali e informali.

Potrà, il giovine Letta, alzare un pochino la voce durante il semestre europeo.
Ha già cominciato a farlo.
Ma le parole non hanno mai fatto troppo male a nessuno.

E, del resto , oggi in Europa ben si comprende che qualche concessione alla crescita della periferia bisogna pur farla.
Poca roba naturalmente.
Dato che la linea del rigore viene comunque fortemente ribadita.
La grande coalizione in Germania indica un rapporto deficit /Pil pari a zero per il 2017.
Tanto per tracciare la rotta.
Dunque non c’è trippa per gatti.

A meno che non si considerino trippe quei 40 milioni all’anno stanziati in Italia per il cosiddetto reddito minimo garantito.
Un’elemosina indecente.

La verità è che il governo delle intese più ristrette garantirà massima affidabilità nei confronti della gabbia di ferro del fiscal compact .
Non la forzerà in alcun punto.

Ergo, non disturbando più che tanto i manovratori, Letta può andare avanti o meglio continuare a battere il passo relativamente indisturbato.

Né lo disturberà più che tanto la preannunciata vittoria primariesca di Renzi.
Non prima comunque della fine del 2014.

Da qui ad allora molta acqua sarà passata sotto i ponti e nessuno può esser certo che non dilaverà anche le ambizioni del fiorentino.

Da qui ad allora anche altre dinamiche , oggi non visibili ad occhio nudo, potrebbero mettersi in movimento.
Alludo a qualcosa di inedito che può assomigliare ma non coincide con l’idea mai del tutto abbandonata di un nuovo grande centro.

Immagino piuttosto un processo che progressivamente slitti verso un “centro-centro- poca sinistra-quasi niente” , spazzando via per sempre le velleità di riscossa sub-specie sinistra democratica che albergano ancora nel PD.

Immagino cioè, fuori da ogni equivoco, il vero PD.
Quello che non riuscì a nascere mai del tutto e che domani, nella stabilità lettiana, potrebbe infine venire alla luce e consolidarsi anche con il volenteroso concorso di Renzi, il quale dovrà in ogni caso venire a patti con il sistema relazionale( lo chiamo così per tutto comprendere) che intanto Letta avrà ulteriormente consolidato all’interno del paese e in Europa.

L’unico fattore destabilizzante potrebbe venire in campo da una spaccatura del PD in conseguenza di una vittoria risicata del “baccaglione” (espressione bolognese italianizzata) di Firenze.

Da qui potrebbe innescarsi una dinamica politica nuova.

Ma ci credo poco.

Conosco i miei polli.

L’intendance suivra.

E se così sarà, allora la stabilità dei cimiteri sociali aprirà vasto spazio elettorale non solo ai grillini ma anche ad una nuova destra il cui nome oggi non conosciamo .

Una destra populista capace non tanto di mettere in piedi un cartello elettorale ma piuttosto di rifondere in un unico crogiuolo parte dell’ eredità berlusconiana, vari spezzoni delle destre attuali e forse persino pezzi del M5S allo stato brado.
Il tutto alimentato dal vasto braciere di una disperazione sociale destinata a crescere esponenzialmente in chiave antieuropea.

Non Forza Italia, non NCD sono da temere.
Né la loro alleanza eventuale.

Ma una Cosa nuova, che non sarà di sicuro la tanto vagheggiata e anelata destra moderna europea in guanti bianchi. Quest’ultima peraltro non è mai esistita in natura.

Su cosa baso questa previsione?

Due elementi di fatto vi concorrono alla pari: la stabilità lettiana anche nell’era di Renzie, il quale al massimo potrà spalmarci sopra un pochino di vernice parolaia e l’assenza , drammatica,di una forza popolare di sinistra.

Tutto questo sempre auspicando, naturalmente, la sinistra di governo del futuro.

Nassiriya

novembre 12, 2013

Andammo in Irak a guerra ufficialmente finita.
Ricordo lo sguardo pietrificato, tipico dell’alcolista, di Bush junior mentre dichiara dal ponte di una portaerei “mission accomplished”.
Andammo ufficialmente con una missione di peacekeeping ,definizione infingarda e sviante quant’altre mai.
Andammo a “mantenere” una pace che non c’era.

E non c’è tutt’ora.

“Antica Babilonia” si volle denominare una missione di polizia militare in zona di guerra.
Neanche si trattasse di una spedizione archeologica che peraltro s’effettuava nel sud del paese ben distante dal luogo dove ancora si trovano (se li cercate bene e se siete provvisti di molta immaginazione) i resti dell’antica città dei giardini pensili.

Ricordo i giorni precedenti la strage alla Base maestrale.
Militari e Carabinieri con bambini tra le braccia a convalidare lo stereotipo storicamente del tutto infondato e bugiardo secondo cui : “italiano brava gente”.

Andammo a Nassiriya a svolgere la nostra azione umanitaria sotto comando britannico. E come spiegherà l’organizzatore dell’attentato ponemmo la base maestrale proprio sulla strada principale in prossimità del centro del paese , strada che quindi non poteva esser chiusa.

Un fortino esposto ai quattro venti.
Non protetto in alcun modo da quei muri alti (fino a cinque metri) di prefabbricati in cemento armato che ,invariabilmente proteggevano le basi angloamericane.

Insomma andammo a mani basse a farci ammazzare per ragioni elusivamente politiche di sudditanza becera e servile all’amico americano, all’idiota texano.

Ricordo ancora,in seguito, la riunione drammatica del gruppo DS alla Camera quando mi trovai a rompere definitivamente consolidate amicizie opponendomi a quella follia sotto forma di una richiesta di voto contrario al rifinanziamento della missione.

D’Alema arrivò per tempo accompagnato dai suoi : Cuperlo e (l’oggi renziano , mi dicono) La Torre.
Sbottai : “ti sei portato la forza!”
In seguito chiesi scusa , doverosamente, a Cuperlo e la Torre (non ricordo se a tutt’e due o a uno solo) per averli maltrattati alla stregua di bassa forza.

Adesso si commemorano i morti mandati cinicamente al macello.
“Tranquilli con noi non se la prendono di certo : siamo italiani.”
Questa era la propaganda politica cui anche gli alti gradi militari si acconciarono venendo meno alla loro responsabilità.

Furono svolte ben due inchieste , addomesticate come al solito, e tutti andarono assolti.
Giustamente perché strappare le spalline alle gerarchie militari ,come ogni Stato che si rispetti avrebbe dovuto fare, comportava il portare allo scoperto la responsabilità , morale, di una politica cialtrona .
Di fatto bipartisan.

La deputata del M5S ha commemorato anche l’attentatore marocchino.
Ha fatto male. Roba che serve per far parlare di sé.
Altro cinico atteggiamento. E ciò al netto di un ragionamento del tutto condivisibile in ordine alla critica ad una politica occidentale che ha enormemente accresciuto il pericolo del fondamentalismo più radicale e terroristico con le sue missioni di “peacekeeping”.

Intanto, mentre rendiamo omaggio ai caduti di Nassirya restiamo in Afghanistan a distanza di dodici anni dall’inizio di una guerra che doveva essere una semplice e rapida operazione di polizia internazionale.

Esposti e servili come in Irak.

E alla fine ce ne andremo al seguito degli americani lasciando il campo agli afghani (non solo ai talebani o ai terroristi ma anche a tutta un’altra serie di corrotti signori della guerra), e non godremo di maggior onore dell’Armata Rossa stremata e vinta, né degli inglesi superstiti (assai pochi) che transitarono dal Kyber pass ponendo fine alla terza guerra afghana.

Balls of steel,

novembre 11, 2013

Continuo a non capire.
Si fa per dire.
Dopo tutti salassi sociali imposti dalle politiche di austerità in omaggio all’algoritmo teutonico di Maastricht , i famigerati numeretti del 3% e del 60%, la situazione economica peggiora.

In Italia la disoccupazione raggiunge il suo record storico dal 1970 del secolo scorso e ben il 15,8% della popolazione versa in condizioni di povertà relativa e la metà di questa in condizioni di povertà assoluta, il debito pubblico intanto raggiunge e supera la soglia psicologica (?) del 130% sul PIL.

A dimostrazione che la ricetta dell’austerità è semplicemente folle anche nella media dell’eurozona il rapporto tra debito e Pil passa dal 90,6% della fine del 2012 al 92,2% del primo trimestre del 2013 (dati Eurostat).
La pressione fiscale in Italia si mantiene a livelli semplicemente intollerabili , per chi le tasse le paga o è comunque obbligato a pagarle in automatico, alla fonte.

La deindustrializzazione ha raggiunto ormai la soglia del non ritorno per la felicità dei vari Farinetti che inneggiano ad un’Italia agro-turistico-alimentare ,(vino libero e varie gozzoviglie e affascinanti amenità) o dei Della Valle che propugnano un made in Italy nel quale campeggia il Colosseo simbolo della tradizione imperiale /potenza/ cultura/intraprendenza delle italiche genti arrivando così a risolvere, felicemente e per la gioia di tutti, l’antico dilemma tra burro e cannoni.

Un Italia che opta per il burro, come nell’Ultimo tango a Parigi, proprio mentre il presidente del consiglio si definisce un “uomo con gli attributi” che solo per idiomatica traduzione ( dice lui) è scambiato per un tipo “balls of steel”.

Sia come sia non fa poi molta differenza.

Chi così definisce evidentemente autodenuncia un deficit, per così dire: strutturale.

E buon per noi : paese sub specie Farinetti/Della Valle che opta per il burro pur senza disdegnare una robusta dotazione di F35 che risalgono al proto industrialismo di guerra mentre gli USA in un solo decennio hanno aumentato la loro dotazione di Droni da poco più di un centinaio a ben settemila.(7000).

Vabbè , le riserve del buon vecchio acciaio qualcuno le dovrà pur smaltire. Dopo averle comprate a caro prezzo beninteso.

Restiamo pur sempre, in tendenza , burrosi e dunque pericolosamente esposti.

Ma l’uomo con gli attributi, per la serie televisiva “Ci pensa Rocco”, ci tranquillizza : “agganceremo la ripresa alla fine del 2014”.

E qui, seriosamente, m’incazzo.

Ho iniziato sto’ misero blog nel 2009 epoca in cui preso dallo sconforto “democratico”mi autopensionai per la felicità dei più, liberi ormai di farsi finalmente largo passando velocemente ,senza autocratiche verifiche, dalle file dell’ultimo alle prime del partito nuovo e finalmente “democratico”.

Ebbene da allora ogni anno che il buon Dio manda in terra c’è una testa di c…. che c’avverte che alla fine dell’anno prossimo ci agganceremo.

Ma dove? A che cosa?

E qui la questione è davvero seria perché non c’è (o non ci dovrebbe essere) remissione dei peccati a chi è troppo furbo , a chi mente sapendo di mentire senza fare assolutamente nulla di benchè minimamente concreto per reagire alla triste contingenza attuale.

Ma tu cosa faresti?

Le sento già le prefiche del partito nuovo e democratico con tutto il loro carico di costruttivismo da caserma.

Beh .

Semplice: balls of steel, cari compagni, pardon amici, pardon democratici.

Siamo un paese fondatore dell’Unione, con 65 milioni di abitanti e con una ricchezza nazionale ancora (anche procapite) assai rilevante.

Non possiamo fare a meno dell’UE, checché ne dica Grillo e qualcun altro da sinistra e dall’estrema destra.

Ma solo un emerito cretino può non sapere che l’Europa senza di noi semplicemente cessa d’esistere.

Ergo decidiamo unilateralmente(molti altri l’hanno già fatto) di andare oltre il famoso 3% del Pil, denunciando così, de facto, il banditesco patto del fiscal compact e puntiamo in cinque anni ad accrescere di molto il denominatore (Pil) tramite un piano nazionale d’investimenti opportunamente calibrato su tre , quattro settori dell’economia reale.

In questo modo abbattiamo il debito pubblico nell’unico modo possibile: tramite la crescita.
Altro che 4 miseri miliardi da recuperare tramite la svendita di pubblici beni! Altro che la querelle merdosa e infingarda sull’IMU risolta tramite un cambio di acronimo!

In altre parole ci dotiamo di un disegno/progetto generale per la crescita nelle condizione date, con un’ Europa dell’austerità che ha già fallito.

Reagiamo alla crescita esponenziale del debito invece che inseguirla invano , anno dopo anno.
E così apriamo la strada anche ad una verifica puntuale dello stock del debito , parte del quale andrà mutualizzato a lunga scadenza.
Insomma apriamo , nei fatti, un confronto su altre e nuove basi.
Sarà giovevole all’Europa intera oltre che a noi.
E non pochi ci seguiranno su questa strada.

A questo punto però davvero : cercasi balls of steel.

Ottimista.

ottobre 7, 2013

E’ ancor presto per tirare conclusioni definitive. Ma la settimana che abbiamo alle spalle comporta una riflessione spassionata su di un intero ciclo politico e sociale che s’è da tempo concluso.

Poco più di un anno addietro scrivevo su questo blog che Berlusconi era un dead man walking, un morto che cammina.
Vi furono obiezioni.
Oggi Letta il giovane chiarisce che è finito il ventennio berlusconiano.

In effetti la personalizzazione della politica, esasperata al massimo grado in Italia, ha comportato sempre una netta sottovalutazione delle tendenze di fondo che influenzano e dettano la cosiddetta agenda politica.

Esempio.

Da molto tempo nei circoli dirigenti europei s’era fatta strada la convinzione di dover normalizzare la situazione italiana oltre la destra populista e la residuale sinistra interna e esterna al PD.

Il nuovo governo delle larghe intese , raggiunge un tale obiettivo: quella stabilità tanto insistentemente richiesta al preannuncio della crisi di governo che presupponeva il far perno appunto sul PD.

Certo non son esclusi colpi di coda .
Personalmente però non concordo con quanti son ancora lì a strologare come e quando possa avvenire un ritorno di fiamma di Berlusconi.
Né concordo con la sofisticata idea secondo cui è finito Berlusconi ma non il berlusconismo.

Che vuol dire esattamente?

In verità il berlusconismo come modo di pensare la società (con tutto quel che segue e consegue) è già in parte assorbito, e lo sarà sempre più in futuro, entro il processo di formazione di una nuova classe dirigente “europea”capace di depurarlo degli elementi più estremi.

Ilvo Diamanti scrive che “ non c’è un soggetto politico capace di polarizzare l’opinione pubblica. Di aggregare e di dividere.” Ne conclude che in questo passaggio di fine epoca restiamo senza certezze , senza mappe e bussole. “Senza tempo. Senza quando , né dove.”

Posso condividere.

Con l’avvertenza che c’è comunque un soggetto politico centrale proprio nel tempo senza tempo, dove non si scorge né il quando né il dove.

Un partito perfettamente adatto a interpretare, almeno nel medio periodo, uno stallo destinato a durare, tanto nell’economia che nella società.
E’ il partito democratico che , non a caso vola nei sondaggi, e che anche quando nei mesi scorsi sembrava giunto al limite dell’implosione restava comunque , a prescindere, pressoché in cima alle preferenze degli italiani.

Il berlusconismo nudo e crudo dell’ultimo periodo ha in qualche modo e per vie diverse contribuito a rendere stabile la base elettorale del PD persino al di là del feroce scontro nel suo mediocre ceto dirigente, mentre una parte importante degli elettori di sinistra si è indirizzata e forse definitivamente riciclata, nel movimento di Grillo che, oltre anch’esso la destra e la sinistra , ne accoglie genericamente le istanze.
E lì resterà.

Per dirla in breve il PD confusamente liberaldemocratico di Veltroni alla fine l’ha spuntata.
Anch’esso come Grillo: oltre la destra e la sinistra.

Il timido e confuso tentativo riformista di Bersani volto a social democratizzare con molta cautela l’itinerario di formazione del “partito nuovo” era destinato alla sconfitta sin dall’inizio non potendo tra l’altro contare su di una solida sponda europea, data la crisi evidente del socialismo europeo confermata dall’insipienza di un Hollande, intenzionato a bombardare la Siria anche per celare la propria intrinseca debolezza e dalla sconfitta assai netta dell’SPD non a caso condotta alle elezioni da un ricco signore ex amministratore delegato della ThyssenKrupp.

Che abbia prevalso il progetto veltroniano ne sono tra l’altro buon interpreti tanto Letta che Renzi.

Il primo destinato a durare ben più a lungo del previsto dotato com’è di una robusta sponda euro atlantica su cui nessun ex comunista avrebbe mai potuto contare al di là delle formalità di facciata, dato che non frega niente ai potenti della City o di Wall Street se hai imparato l’inglese con tanta buona volontà. Son luoghi nei quali ancora e sempre scatta un riflesso goebbelsiano per molto meno. Basta aver avuto il nonno comunista o socialista .
Con l’unica eccezione di Napolitano.

Il secondo è di fatto già il segretario del partito avendo con ogni probabilità raggiunto un parziale accordo di non belligeranza con il giovane Letta.
Se poi col tempo che passa arriverà troppo lungo sulla palla son c…. suoi.
Si vedrà.

Resta che l’asse interno al partito democratico su cui è destinata a far perno la governabilità per un tempo lungo mette fuori causa qualsiasi pur debole connotato di sinistra ancora attribuibile a tal partito.

Il ciclo berlusconiano finisce così.

Piaccia o non piaccia.

Ci sarebbe da argomentare ulteriormente intorno alle condizioni oggettive in gran parte riferibili alle parziali correzioni di rotta della politica di austerità in vigore in Europa che favoriranno la “stabilità” italiana e la “fortuna” del PD.

Lo farò un’altra volta.

Intanto noto che dopo la vittoria della Merkel s’intensificano le voci volte a mettere in discussione la rigidità del fiscal compact, mentre i contabili europei cominciano ad accedere all’idea di stralciare dal debito gli investimenti in taluni settori dell’economia.

Poca roba.

Striminzite carotine nel momento in cui i porci son promossi ad asini.

Quanto basta però per assicurare una certa stabilità alle esportazioni tedesche e quanto basta per far sopravvivere, sempre peggio, un paese come l’Italia da cui l’UE non può semplicemente prescindere.

Che poi ciò comporti ancora elevata tassazione, al netto di un tentativo di diminuire il costo del lavoro, una disoccupazione record e un ulteriore aumento della precarietà soprattutto nel terziario arretrato, beh è fuor di dubbio.

E’ Il prezzo della stabilità e dell’assenza di alternative. Tanto al PD che al fallimento dell’Europa attuale.

Come si nota ,resto saldamente ottimista.


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