ANDRA’ TUTTO PEGGIO.

maggio 11, 2020

Alessandro Vespignani, l’epidemiologo ormai molto noto, mettendo in guardia contro un’apertura all’italiana senza aver tracciato , testato e trattato (le ormai famose tre T) ha usato un’immagine efficace le descrivere la normale normalità in vigore: è come se in Italia ogni giorno cadesse un aereo e non ci si fa caso.
In effetti, nessuno se ne occupa ormai più che tanto.

La somma dei morti quotidiani è data per scontata.
Un virologo dice che il virus si sta velocemente allontanando e “noi lo accompagniamo volentieri alla porta”.

Due visioni alquanto diverse.

Resta che, come rileva Vespignani, muoiono anziani, obesi e malati e in Svezia si è di fatto deciso che l’evento non è poi così grave nel momento in cui le terapie intensive sono precluse ai vecchi e ai malati.
La strategia dell’immunità di gregge è più che trapelata anche in in UK e in USA.
C’è una minoranza della popolazione, che poi tanto minoranza non è nei paesi occidentali , che può benissimo esser immolata e il cui sacrificio potrebbe persino tradursi in un nuovo slancio vitale di cui da tempo si sentiva l’urgenza nella competizione globale.
Il virus è una ramazza che fa un pochino di pulizia per dirla crudamente.
In fondo provvidenziale.
Solleva la società da un gravoso fardello costituito di vecchi rompicoglioni, egoisti e critici piagnoni che s’ostinano a non crepare tramite il consumo di farmaci costosi dispensati dal servizio sanitario nazionale per aggrapparsi con le unghie e con i denti ad un brandello di vita ulteriore.

Siamo pratici, fuori di ogni ipocrisia: si tratta di un peso economico e sociale costituito da gente ormai da tempo inutile, improduttiva e parassitaria.
Dunque non tutto il male vien per nuocere.
Non a caso s’insiste, anche in Italia, da parte dell’Istituto superiore di sanità sulla media età del massacro, che è molto alta.

Una rassicurazione per il futuro di chi vive in un eterno presente.

C’è un rapporto tra costi e benefici che non può essere ignorato e infatti manager e imprenditori, così ben rappresentati nella task force di Colau , fanno continuamente presente il rischio che facendo prevalere l’emergenza sanitaria nelle scelte di governo si condannano alla povertà e alla fame molte più persone.

E’ una linea di pensiero che risale molto indietro nel tempo.

Da quando s’è fatta strada il capitalismo feroce della nuova epoca post industriale.
Tra gli anni ottanta e novanta del secolo scorso con la sconfitta strategica della sinistra ovunque il capitalismo è progressivamente mutato come un virus gettando la maschera che lo aveva giocoforza protetto nei trenta gloriosi.

Ricordo parole e nuove definizioni che entrarono in voga diventando parte del lessico comunemente accettato.

Si possono fare molti esempi.

Tra questi ve ne sono di illuminanti come quello dei “tagliatori di teste”.
Chi erano e chi sono ancor oggi costoro? Erano e sono famosi manager, altra parola anglo per definire (salvo qualche eccezione), i nuovi parassiti generati dal virus del capitalismo di rapina.
Gente che sostanzialmente vive senza lavorare e anche senza intraprendere alcunché.
Spesso appunto “tagliatori di teste”, non a caso secondo un gergo direttamente tolto dall’antica barbarie tribale.

Sei un over sessanta? Beh allora sei uno scarto di produzione.

Un esubero.

Sì, il nuovo capitalismo virale ti toglie di mezzo , ti taglia la testa te la mette in mano e ti getta in mezzo alla strada.
Nella catena del valore globale il posto fisso diventa un insopportabile privilegio, s’impongono flessibilità, massima adattabilità, bassi salari in nome dell’outosourcing necessario a reggere la competizione e alzare i profitti.

Per inciso dopo 40 anni di questo ossessivo tam tam di pensiero unico ci s’accorge all’improvviso che non si è neppur più capaci di produrre reagenti e mascherine mentre si discute di intelligenza artificiale e 5G.
Ma non importa poi troppo.
Importa porre lo stigma sociale e morale sui pensionati.
Gentaglia che conquistò a prezzo di lotte aspre almeno parte dei diritti sociali iscritti nella nostra Costituzione e che proprio per questo oggi ruba il futuro ai giovani.
Giovani che non hanno mai conosciuto un passato recente in cui altri giovani si battevano per assicurare a loro stessi e alle generazioni future il diritto a quella libertà che solo la sicurezza sociale può dare.
Giovani adesso intrappolati in un presente di massima precarietà nell’assenza di una qualsiasi visione del futuro capace di mobilitare coscienze, offrire traguardi, suscitare speranze.

Tutto questo cominciò a succedere tanto tempo fa.

Quando la sinistra fu man mano irretita da logiche “riformistiche” e adattive che gli apparvero ragionevoli e obbligate nel grande cambiamento che s’annunciò con la fine della guerra fredda e l’avanzare del “mondo piatto” descritto e magnificato da un irresistibile mainstream culturale, sovrastruttura di una criminale ristrutturazione del capitalismo.

Ad un certo punto con la caduta del mito del “socialismo reale” non vi furono più freni morali ed etici, prima ancora che sociali, al dilagare del neo-capitalismo meritocratico mentre la grande democrazia nordamericana diveniva sempre più una plutocrazia sorretta dall’economia della finanza e da un formidabile apparato militare che non ha eguali nel mondo.

Anni in cui s’è molto discettato intorno ad una crescita esponenziale e perniciosa di un’altra grande potenza economica e commerciale come la Cina che in realtà, come nel milleottocento , non potrà in alcun modo far fronte alle moderne cannoniere dell’Impero USA.

Da tutto questo contesto, pur frettolosamente e approssimativamente tracciato, non si può prescindere se si vuol comprendere l’approccio da pulizia etnico-generazionale col quale oggi , apertamente o sottotraccia si “combatte” il virus.

Obiettivamente il corona virus è il miglior alleato della barbarie sociale che il capitalismo senza freni ha progressivamente instaurato in ogni angolo del pianeta.
Naturalmente la brutta bestia non è stata montata in un laboratorio, però torna utile.
Andrà tutto bene per i poteri brutali che governano il mondo attuale dopo che si è dileguato ogni orizzonte alternativo.
Andrà tutto peggio per chi ancora s’illude di poter vivere vendendo per pochi spiccioli  il proprio lavoro sul mercato globale.


PS. Un tempo credevo seriamente che forse l’Europa poteva costituire una via d’uscita. Ma troppe cose non son avvenute nel frattempo.



Rifare l’Europa?

aprile 20, 2020

Ho notato da tempo che chi azzarda una critica verso L’Europa che conosciamo viene immediatamente bollato d’ufficio come simpatizzante dei sovranisti e in genere della destra.
S’è coniata a tal proposito la nuova categoria di rosso bruno che un riscontro specie nella realtà dei paesi dell’est europeo qualche senso ce l’ha pure.
Obiettivamente pare di scorgere una convergenza su taluni temi, tipici del nazionalismo reazionario. A partire da quello dell’immigrazione extra comunitaria.
Tuttavia mi par troppo facile e comodo adottare da parte della sinistra conformista questo atteggiamento di scomunica di fronte alla complessità della situazione.
Anzitutto perché tale sinistra, che in Italia s’incarna (si fa per dire) nelle variegate posizioni del PD si è resa culturalmente prima ancora che politicamente, subalterna alla svolta neoliberista che ha dominato tutte le scelte dell’UE negli ultimi 15 anni. Almeno.
Da Monti in poi in Italia la sinistra conformista ha approvato tanto il fiscal compact che il pareggio di bilancio in Costituzione. E non ha mai neppure tentato di superare i vincoli del rapporto debito/Pil stabiliti in modo del tutto arbitrario a Maastricht.
Basta vedere il drastico calo di fiducia dei cittadini italiani nell’UE per rendersi conto che una tale postura di uno dei più importanti paesi fondatori dell’Europa ha aperto una prateria alle destre.
La gente percepisce un fallimento del disegno europeista. Ma si continua indefettibilmente sulla strada di una retorica europeista che non fa altro che aprire un divario ulteriore tra classe politica e percezione degli elettori.
Lo slogan “più Europa” nel contesto attuale è come pisciare contro vento.
Sarebbe urgente per una sinistra di governo degna di questa definizione, aprire con molta determinazione la strada una riflessione critica.
Che manca del tutto.
Anche in una circostanza drammatica come l’attuale.
In verità il re è nudo. Come un verme.

E lo è da molto tempo a questa parte.

Dunque sarebbe oltremodo utile chiarire, anche al di là dei risultati che si possono ottenere nell’immediato, quali sono i termini storici di un fallimento, come condizione per avviare una fase di rifondazione dell’Europa su altre e diverse basi.

In verità l’ircocervo europeo nasce veramente con la moneta unica.
L’euro doveva servire, oltre che a costruire il mercato unico europeo e dare all’Europa una dimensione competitiva nel mercato globalizzato, ad aprire una fase nuova e più avanzata nella costruzione politica dell’UE.

Insomma si decise di costruire la casa comune a partire dal tetto.

Operazione complicata assai.
Del tutto in linea con la dottrina funzionalista.

Si va avanti passo dopo passo.
Fai l’euro e l’intendenza seguirà.
Per amore, per convenienza o per forza.
In Italia, all’epoca, si pensava di non aderire subito alla moneta unica tenendo conto dell’alto debito pubblico, riservandosi di aderire in una seconda fase.
Poi prevalse il panico dell’isolamento anche di fronte all’accelerazione imposta dall’adesione di un paese come la Spagna.
Aderimmo accettando i parametri fantasiosi imposti dai tedeschi.
All’epoca non vedevo altra possibilità , per quel che conta.
Pensavo che , effettivamente, pur in condizioni capestro per l’Italia e altri paesi, bisognava esserci per condizionare , sperando ancora che potesse innescarsi un vero e proprio processo costituzionale seppur storicamente, sui generis.
D’altro canto l’Europa si è caratterizzata sin dai primordi come un esperimento del tutto “originale”.

Uno strano animale appunto.

Poi arrivò il grande allargamento sollecitato dagli USA, per ovvie ragioni Nato, di fronte allo scioglimento dell’URSS e alla riunificazione della Germania.

Ebbi all’epoca, occasione di avvertire un possibile effetto boomerang qualora non si fosse proceduto in parallelo e molto in fretta a consolidare con una politica comune (processo comunitario compreso) il nucleo dell’eurozona.
Devo dire che contavo anche su di un ipotetico ruolo della Germania come traino per questo consolidamento politico nell’area euro. E persino sulla possibilità di costituire un “polo” tripartito oltre il tradizionale asse Franco-Tedesco.

Niente di tutto questo.
Calci al vento più che altro, di fronte alla svolta neoliberista che ha massacrato i sistemi di welfare e spento ogni velleità di costruzione politica facendo avanzare solo una ormai insopportabile retorica che fa a pugni con la realtà.
Lo spread la fa da padrone.

Per farla corta (non essendo io un’analista né nient’altro) ritengo che vadano rasi al suolo con un’azione politica coerente tutti i luoghi comuni sull’UE ritrovando una sintonia con cittadini ed elettori a partire dalle classi sociali più colpite dalle politiche austeritarie.

Un tempo si faceva un gran parlare del deficit democratico dell’Europa e delle sue stravaganti e barocche istituzioni , aggiungo io.
Già, forse si potrebbe riprendere l’idea di un nuovo progetto europeo, partendo da una forte denuncia di una situazione di stallo democratico pericoloso. Non lasciando alle destre questa bandiera.
Noi in Italia adesso siamo in attesa di decisioni europee che ci riguardano da vicino.

Ma non le attendiamo da un parlamento né da un governo (commissione) bensì da una riunione dei capi di stato.
E’ ora di prendere atto che non esiste più , semmai è esistita, alcuna prospettiva federalista.
E muovere da questa constatazione.









IL PRESIDENTE.

marzo 16, 2020


Sono trascorsi 42 anni.
Era il 16 marzo del 1978.
Il giorno in cui la sinistra italiana cominciò a morire insieme al Presidente della DC.
Moro fu preso, per essere ucciso.
La sua scorta sterminata con un’operazione da commando che un povero coglione ( e qualcosa di più) definì con non troppo celata ammirazione come “la geometrica potenza dispiegata in via Fani.”
Oggi sappiamo che ci hanno detto sempre e solo bugie.
Si trattò di un delitto più volte annunciato, persino pubblicamente.
Lo Stato non fece nulla per impedirlo.

Nel 1968 Aldo Moro annunciò “la strategia dell’attenzione verso i comunisti” dopo aver riflettuto lucidamente sul grande movimento di giovani in atto nel Paese.
Si rispose nel 1969 con la “strategia della tensione” inaugurata nel sangue con la strage di stato a Piazza fontana.

Per tutto il periodo della detenzione di Moro si mobilitò l’universo mondo per condannarlo a morte.
Sì è molto discusso in seguito e si discute ancora sulla posizione della fermezza assunta subito dal PCI e da una parte della DC.
In molti a sinistra guardavano con simpatia alla posizione dei socialisti che invece fecero propria la posizione della trattativa.
In effetti trattativa vi fu.
Lo si sapeva nel PCI, lo si sapeva nella DC , lo si sapeva ovunque.
Ma non lo si poteva semplicemente dire.

Non lo poteva certo dire il Pci che fu letteralmente immobilizzato dal fatto che una cupola di canaglie al soldo di diversi poteri interni e internazionali , si definivano comunisti: le lercie Brigate Rosse che potevano avvalersi di una ramificata rete di sostegno da parte di un movimento d’opinione giovanile (e non solo) sparso a macchia di leopardo in molta parte dell’Italia.

Il piano per bloccare Moro e Berlinguer era preparato da molto tempo.
E fu portato a termine con una impressionante, spietata precisione perfino nei dettagli.
Ora sappiamo ad esempio che Moro fu portato subito a poca distanza da via Fani in un edificio dello IOR (in via Massimi) che ospitava un serpentario di canaglie d’ogni sorta. Sede di un’azienda militare straniera, spioni d’ogni sorta.
Fu poi spostato, in via Gradoli e in seguito detenuto, con altissima probabilità, in uno stabilimento balneare facente parte di una ex caserma della guardia di finanza.
Infine portato in via Caetani, dove Cossiga ne attendeva forse la liberazione grazie alle sue mene interne alla feccia fascista che ancora residuava nei servizi e non solo.
Molti dei misteri collegati al caso Moro sono collegati a quel palazzo Caetani. Alla sua lunga storia.
In sostanza vinse – anche con l’aiuto dell’amerikano Steve Pieczenik e l’assoluta omertà di brigatisti di rango , si pensi a Senzani, dato che Moretti fu sempre e solo un manovale  – quella parte dello Stato e dei poteri occulti, finanziari, economici e militari che avevano decretato da tempo l’assassinio di Aldo Moro.
Nella capitale molti sapevano con certezza dov’era la prigione di Moro.
Cossiga mobilitò gli incursori della marina che dovevano agire dal mare, sul litorale laziale. Poi venne il contrordine e non se ne fece nulla.
Un capo della criminalità organizzata aveva già pronti 25 uomini pronti a tentare il blitz . Anche in quel caso arrivò il contrordine.
“A Roma hanno cambiato idea hanno deciso che non dobbiamo impicciarci.
Quelli lo vogliono morto”.
E il 9 maggio 1978 il Presidente fu assassinato.
E la storia d’Italia cambiò.


PS. Non ho tempo e voglia di citare le fonti dalle quali nel corso di tanti anni ho tratto questa breve descrizione. Sono innumerevoli. Da ultimo le relazioni della commissione d’inchiesta parlamentare sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro.


MARZO E’ IL MESE PIU’ CRUDELE

marzo 14, 2020

Mi alzo rincoglionito come al solito.

Guardo fuori.

Brutto tempo ma insomma l’alternanza di sole e pioggia è tipica della primavera.
Siamo a Marzo.
Poco male.
Approfitterò per andare a ritirare motoseghe ed altri attrezzi che ho portato finalmente in manutenzione già a febbraio.
Son un tipo previdente. A volte.
Bene.
Mentre svuoto la vescica mi sembra di dimenticare qualcosa.
Ah, sì.
C’è il virus , cazzo!
E tutto cambia.
E’ già cambiato.
Dal mio cucuzzolo guardo lontano la provinciale deserta.
Non un’auto.
Nelle stradine secondarie , di solito percorse da ciclisti rompicoglioni da anziani con cagnetti al guinzaglio e da signori di mezz’età che corrono paonazzi a rischio d’infarto, non si scorge presenza umana.
Anche le cornacchie, fastidiosissime , sembrano esser emigrate.
Mi aspetta un’altra giornata straniante.
Poca voglia di vangare l’orto.
Mi sembra che anche gli uccelli sempre numerosi si facciano udire con una qualche ritrosia.
Meglio dedicarsi svogliatamente al corso d’inglese on line.
Andavo forte prima del virus.
Poi torno sui social. Così, per un poco di condivisione.
Ho sempre pensato che la mia generazione è stata fortunata ad aver evitato la guerra.
Un pensiero che mitigai solo all’epoca dell’HIV. Quando la nostra gioventù fu come sospesa per un periodo non proprio breve.
L’avevo dimenticato. Rimosso.
M’è tornato in mente in questi giorni.
Adesso un’altra pandemia.
Fosse una guerra sapremmo almeno contro chi sparare.
Non è mai bello e si muore. Tuttavia qualcosa si può fare.
O almeno ci si può illudere di poterlo fare.
Adesso non abbiamo munizioni.
E del resto il nemico non è visibile neppure con la migliore ottica.
E’ forse la prova più dura che ci è toccata in sorte.
Passerà.
Sì ma quando e a che prezzo?
Ma forse noi, della nostra generazione fortunata, non abbiamo potuto sviluppare abbastanza anticorpi mentali.
Abbiamo paura.
Ne soffriamo anche quando facciamo i fenomeni.
Bah, facciamo almeno mostra d’esserlo davvero.
Per una volta.
E teniamo duro.



Cronache dalla crisi.

marzo 13, 2020



-Conte annuncia che il lavoratori saranno presto dotati di mascherine e guanti : il tutto gratuitamente.
Oh grazie eh.

-Comunque, con secoli di ritardo, è cominciata oggi la sanificazione delle strade.

-Il biondone inglese dice ai sudditi della regina che : dovrete abituarvi a veder morire i vostri cari.
Bello eh?
Dopo staranno tutti più larghi.

-Il biondone (tinto) americano sembra cominciare a capire che può esser a rischio la sua rielezione. Però dice che lui il tampone non se lo fa. Forse perché sa che la Great America non è poi troppo preparata ad affrontare l’emergenza.

-Intanto in Italia è arrivato il cargo con gli aiuti della croce rossa cinese e con una squadra di medici che hanno lavorato a Whuan.

Il ministro degli esteri dice che anche altri governi ci aiuteranno.
Lo speriamo tutti.

-Dall’Europa dopo la frase irresponsabile della Lagarde, una povera idiota che andrebbe cacciata a calci in culo, arrivano ancora buone parole.
Delle quali non ci frega nulla.
Ci aspetteremmo di veder atterrare a Roma e a Milano qualche cargo recante aiuti materiali dai più forti paesi dell’Europa.
In particolare avremmo un gran bisogno di dotare di mascherine di massima protezione ogni cittadino italiano.
Non possiamo farlo.
Ma siamo certi che in Europa aziende che le producono ce ne saranno almeno qualche decina.

-Bonometti capo degli industriali lombardi avanza la proposta provocatoria di andare in ferie in tutta Europa.
Tutta zona rossa.
Mi fa simpatia.
Solo che i nostri confratelli europei attendono solo di vedere l’Italia in ginocchio per guadagnare quote di mercato nel corso e dopo la grande crisi: solidarietà europea.
Una cosa è certa: L’UE è morta, definitivamente.

-Poche notizie dall’Africa, dall’India, dal Sudamerica e dalla Russia.
In quest’ultimo sterminato paese sono stati riportati solo venti casi di cui solo tre hanno avuto bisogno di terapie ospedaliere. Eppure il confine con la Cina è lunghino: 4.200 chilometri.
Ah, aiuti da Putin è difficile possano arrivare, dato che la prima cosa che ha fatto è stato il blocco di tutte le esportazioni di materiale sanitario.
Mi sa che le sanzioni non ci hanno aiutato.
Fino a qui la piccola cronaca.

Poi avremo un problema.
I paesi democratici europei si dimostrano nettamente al di sotto delle necessità.
Le ragioni le conosciamo da tempo.
Contano i soldi, il mercato etc.
Gli umani vengono dopo.
Ciò potrà aprire una prateria alle destre nazionaliste più estreme.



Ottimista.

marzo 12, 2020


Che , io poi critico, pontifico, conciono.
E’ anche un riflesso condizionato della mia piccola storia personale.
Mi piacerebbe esser laddove si decide.
Invece son qui isolato ed impotente.
Insomma vorrei fare qualcosa.
E’ una sorta di sindrome leninista.
Come quando organizzai una colonna di TIR per portare soccorso a Potenza.
Con l’organizzazione e i soldi del PCI bolognese.
Ero giovane e intrepido.
Adesso devo solo osservare.
E , mi rendo conto.
Critico anche un po’ alla cieca.
Rischio di far la parte dell’omarello.
Ma continuerò a farlo.
Mi conosco.
Ci son cose che gridano vendetta.
Come quella totale incapace e paracula della Lagard.
Che mi fa rimpiangere Draghi.
E quel furbone di Macron che fa svolgere le elezioni amministrative come nulla fosse.
Intanto non posso fare a meno di pensare a chi muore in terapia intensiva senza poter interagire con un familiare.
Si muore da soli.
Senza alcun conforto.
Senza una faccia amica nella quale ci si possa riconoscere.
Niente.
Non si è più nessuno.
Solo carne da sepoltura.
O, più probabilmente, da inceneritore.
Nessuna differenza con la peste manzoniana.
L’ottimismo di facciata è in questo momento criminale.
Come è criminoso, e andrebbe impiccato per i piedi, chi critica solo per capitalizzare politicamente la crisi attuale in futuro.

PS. Chiudete le fabbriche. Se si rimarrà vivi ci sarà tempo per ricominciare.




L’Europa delle nazioni

marzo 12, 2020

Resto del mio parere.
Dal terzo decreto mi aspettavo almeno la linea gotica.
Cioè una zona rosso cupo fino a Bologna.
Non sono tuttavia insensibile agli argomenti di chi fa presente che questa progressione di decreti serve a preparare e convincere la popolazione della assoluta necessità di rispettare le norme attuali e preparasi ad ulteriori inasprimenti.
Solo che qui è una corsa contro il tempo.
Le criticità sono evidenti.
La continuità produttiva deve venire solo dopo.
Invece si continua ad andare al lavoro.
Mi metto nei panni, e posso farlo perché da giovane anche io, seppur per breve tempo,feci parte della categoria dei metalmeccanici.
Vai a lavorare perché ne hai assoluto bisogno ma metti a grave rischio la tua salute.
Il lavoro agile in questo, come nella stragrande maggioranza dei casi, è pura cazzata.
Per questo chiudere del tutto, a parte i servizi essenziali almeno una parte d’ Italia, mi pareva e mi pare una scelta necessaria.
Il salario?
Te lo deve dare lo Stato chiedendo anche un sacrificio alle aziende.
Nella zona rosso cupo devono proseguire le attività mediche (in particolare le farmacie) e non deve essere interrotta la catena alimentare.
A questi operatori e lavoratori vanno garantite in assoluto il massimo delle protezioni.
Esempio le mascherine.
Non quelle da muratori.
Il virus non è polvere.
Adesso la Cina, tanto deprecata, ce ne manda un paio di milioni.
Serviranno agli operatori sanitari.
Com’è giusto.
Solo che in tutta la zona del contagio in Cina ognuno doveva obbligatoriamente indossare una mascherina di massima protezione.
Noi siamo nella stessa identica situazione. Ma non si trova una mascherina da nessuna parte.
La storiella consolatoria che questo tipo di protezione serve solo a chi ha già manifestato sintomi è un’altra cazzata.
Dato che gli asintomatici trasmettono il virus a gogò.
Sono convinto che in Germania e in Francia le stanno producendo a tutto spiano, mentre fanno finta di non dover adottare le misure semi-estreme in essere in Italia.
Fanno i furbi.
E , francamente non gli augurerei nulla di buono se non fosse che una pandemia non risparmia nessuno al mondo.
Il virus se ne fotte delle nazionalità.
Se ci fosse l’UE, la ragazza della Commissione non dovrebbe limitarsi ad esprimere solidarietà nella nostra lingua.
Dovrebbe capire che una pandemia riguarda tutti e darsi da fare per inviarci qualche decina di milioni di mascherine.
Se vi fosse un’Europa politica si potrebbe fare dalla sera alla mattina.
Bloccare il grande focolaio italiano dovrebbe essere interesse di tutti gli europei.
Quantomeno.
Sapendo che noi italiani non abbiamo la potenza di fuoco della Cina.
Ma , cari francesi, tedeschi, spagnoli, inglesi etc non l’avete neppure voi.

Morale della favola nera.
L’Europa avrebbe dovuto concentrare una enorme quantità di risorse, finanziarie, tecnologiche, medicali sull’Italia.
Non l’ha fatto.
Non vuole farlo.
Preferisce uccidere del tutto il progetto europeo.
Tornare al congresso di Vienna.
Dopo la “battaglia delle nazioni”.
Solo che adesso la parola d’ordine è : si salvi chi può.
Spero tanto che noi ce la faremo.


PS. Vedo solo adesso il bollettino odierno. Mi sa che ,avanti così, si risolverà finalmente il problema dell’INPS. Questi vecchi egoisti si toglieranno alfine dalle palle. E per la gioa dei grillini anche quello dei residui vitalizi sarà rapidamente risolto. Comunque mi tocco…

Terzo decreto.

marzo 11, 2020

All’impronta non mi sembra che il terzo decreto Conte cambi molto.
Da quel che si capisce , poi domani lo leggeremo per bene, l’inasprimento riguarda bar e ristoranti e alcuni negozi al dettaglio. Salvo quelli che vendono croccantini “per piccoli animali”. Chissà se un Alano è contemplato.
I trasporti di massa e le attività produttive non sono coinvolti.
Il virus può prendere tranquillamente l’autobus o il treno e recarsi in fabbrica trasportato dal suo umano ospite.
Ovvio che non si poteva fermare tutta L’Italia.
Altrettanto ovvio che una cintura sanitaria intorno alla Lombardia , sconfinando fino a Piacenza sarebbe stata auspicabile.
Ovvio che dentro quell’area si doveva e poteva fermare tutto.
Nello scontro tra esperti sanitari e Confindustria che ha infuriato a Milano ha vinto la seconda.
E così cambia davvero poco.
Quasi niente rispetto al secondo decreto.
In compenso ci vuole lo stato di necessità autocertificato anche per chi , meschino, cammina da solo in un parco.
L’unica novità è il Commissario che affiancherà Borelli con il compito di procurare i mezzi tecnici per le terapie intensive.
E’ una buona cosa in sé.
Al di là dei meriti di una persona che non conosco, come la maggioranza degli italiani.
La cosa inutile e molto dannosa è non aver avuto il coraggio di differenziare una grande zona rossa dal resto arancione dell’Italia.
Il non aver sigillato almeno tre regioni del nord a partire dalla Lombardia temo avrà conseguenze negative.
Per usare un eufemismo.

 

PS. Quanto alla  Ursula Van der Leyen che non sa fare altro che dire “siamo tutti italiani”, stendo un velo.

Non dico di che materia.

Ma non è tessile.

Oh tesoro , ci servono cose materiali: mascherine , respiratori.

Delle tue, banali e facili (e scopiazzate) lodi non ce ne facciamo un beneamato cazzo!

 

Diario della crisi.

marzo 11, 2020

Lungo tutto il giorno sento le parole infervorate del ministro della giustizia.
Bravo.
I criminali vanno perseguiti .
Bravo.
Ma povero esserino non ti viene in mente che nell’attuale situazione carceraria si diffonde necessariamente il panico?
Hai mai visitato un carcere?
Ma secondo te, povero omuncolo e politicante da strapazzo, sarà mai possibile non fare stare gomito a gomito le persone.
Persino quando vanno a cagare?
Ma come sei messo?
A me sembra del tutto ovvio che bisogna metterne in libertà un congruo numero, tale da poter assicurare ai restanti la massima sicurezza possibile.
Non siamo in una situazione normale.
Hai bisogno di un disegnino?
Ergo, per stato di necessità, urgente, inderogabile, occorre assumere un provvedimento di indulto che riguardi tutti i reati minori.
La situazione è straordinaria.
Non appena il virus si diffonde (e sarà presto) nelle carceri saranno condannati inevitabilmente decine di migliaia di persone.
Parte delle quali (se siamo ancora in democrazia) andranno a stressare ulteriormente il nostro sistema sanitario.
Ma no, tu parli di criminali.
E basta.
Occhei sono criminali di varia tipologia.
Dunque possiamo lasciarli in pasto al coronavirus.
Non sarò mai d’accordo.
Certo non è facile.
Ma cercate il modo per alleviare, subito, il super affollamento delle carceri.
Se non lo fate siete degli stronzi.
Inconsapevoli.

Diario della crisi.

marzo 11, 2020

E’ una giornata di primavera bellissima.
E spettrale.
Il piccolo mandorlo che ho piantato con ogni cura l’anno scorso è tutto in fiore.
Il prato è punteggiato come e più del solito da viole e primule.
La natura, dopo un inverno mitissimo è letteralmente esplosa.
Dal mio cucuzzolo non scorgo un umano.
Non avverto il solito basso ruggito di un trattore.
Un’auto ogni mezz’ora.
Parto di buon mattino , che per me significa le 9,30.
Devo andare a Bologna.
Avrei una visita al S.Orsola, mentre le solite terapie di cui avrei necessità sono sospese.
Grazie al suggerimento della protezione civile di Bologna sono ultra dotato di moduli per l’autocertificazione e di fotocopie della carta d’identità.
-Ma è proprio sicuro di andare al S.Orsola?, m’insinua il dubbio il gentilissimo operatore che mi risponde al telefono.
Già, non sono mica del tutto sicuro.
Ma mi servirà comunque il lasciapassare per andare nell’unica farmacia di via Ferrarese vicino alla mia residenza che mi può rifornire di farmaco anticoagulante.
Scendere non sarà un problema. Ho la giustificazione.
Il problema si porrà semmai nella risalita.
Pochi risiedono in città ma abitano abitualmente in montagna .
Il gentile operatore mi dice che se trovo uno (poliziotto, carabiniere o vigile urbano) ragionevole capirà che lei deve ritornare al suo abituale domicilio, dipende da chi trova.
Capito.
Io di quei farmaci ho assoluto bisogno e per la verità anche mia moglie.
Ergo , o me li portate a casa, (problema che si porrà per tanti a breve) oppure io ci provo.
Vado dal medico di base a ritirare le ricette.
Problema.
Si entra solo uno alla volta dotati di mascherina.
Non ce l’ho. La mascherina, dico.
Allora ripiego a due passi di distanza dove c’è la farmacia e trovo un cartello posto in bella evidenza: mascherine esaurite.
Vabbé mi rompo i coglioni ed entro nello studio medico che è attrezzato come fosse scoppiata una bomba termonucleare. Ed entro deciso senza mascherina.
Nessun problema , sanno che in Italia di mascherine non ce ne sono più.
Missione compiuta.
Ho quel che mi serve. Mi congratulo, come al solito, con me stesso per aver osato.
Anche perché o lo facevo oggi o diveniva complicato assai.
Considerando che magari ad horas adottano (terzo decreto) almeno quella che ho definito la linea Gustav o almeno la Gotica.
Bene.
Ho percorso 50 chilometri e non ho incontrato nessun blocco.
Sia all’andata che al ritorno.
Sono in “salvo” con rifornimento di medicinali salvavita per due mesi.
Devo dire che in effetti di blocchi non v’era alcun bisogno.
Al ritorno per venti chilometri ho incontrato una sola auto.
La gente ha capito.
Ha giustamente paura.
La sensazione è che a breve chiuderanno aziende e apparati produttivi. A prescindere da quel che dice il Governo.
E il governo dovrà prenderne atto.
E agire di conseguenza.
Spero lo faccia entro oggi o domani.
Un’ampia zona rossa e il resto arancione.
Altra soluzione non la vedo.