Buio a mezzogiorno.

novembre 23, 2017

Come al solito non sono informato bene.
Guardo solo i Tiggì.
Giuro che domani ricompro i giornali. Poi magari mi correggo.
Al momento sono colpito dalla performance di Dibba.
Ci ho pensato su.
Scalfari non mi ha stupito. Tra Di Maio e Berlusconi scelgo il secondo. Ha detto. O scritto . Non so bene.
So però che molti pensano la stessa cosa ma non la dicono.
Scalfari è uomo del potere non elettivo. Carlo De Benedetti. Certo. I padroni del vapore del centro sinistra. Padroni di qualcosa che non esiste da almeno tre lustri.
Narcisista all’eccesso lo Scalfari e pure parecchio rincoglionito.
Perciò ho smesso di leggerlo da quel dì.
Più recentemente ho smesso di leggere anche il narcisista Travaglio.
Preferisco la narrativa.
Tuttavia ho visto e rivisto, sentito e risentito il Di Battista.
Illuminante.
Con la sua faccina pseudo rassicurante spiega che non si ricandiderà ma che la sua seconda pelle resta nell’albergo a cinque stelle.
Bello.
Falso come giuda.
Le parole suadenti. Il sorriso tirato all’eccesso. Tutto, compreso il linguaggio del corpo spiega ciò che c’è da sapere .
Sul M5S.
“Un rebus avvolto in un mistero che sta dentro un enigma”? Come si dice che Churchill abbia detto a proposito della Russia?
Macché.
A chi lo vuol sapere e vedere tutto ormai chiaro.
Tra Scientology e l’albergo a cinque stelle non c’è differenza se non nella quantità di potere.
D’altro canto in Italia, a parte la P2 che vive e lotta contro di noi bella piantata  in Toscana, non ci possiamo permettere altro.
Abbiamo Grillo. Il Guru e la Casaleggio Associati.
Associati .
Bello no?

Ma torniamo al Dibba.
Ripeto , l’ho visto rivisto e ..analizzato.

Impressionante.

Niente di diverso da Nicola Salmanovic Rubashov. Il personaggio descritto da Arthur Koestler in Buio a mezzogiorno.
Preciso.
Cagato e sputato.

Prima di tutto il partito.
Prima di tutto l’albergo a cinque stelle.
Cosa è utile al partito, loggia, movimento?
E cosa è dannoso?
Razionalità ragazzi!
Nessuna categoria morale.
Ergo , Dibba, ti tocca e tu l’accetti.
Volenterosamente.
Come Rubashov.
Stalin a Grillo e Associati gli fa una pugnetta.
Se bisogna far largo a Di Maio che va a Washington a chiedere l’elemosina allora bisogna sacrificarsi.
Anche se Di Maio ha incontrato un vice del vice, del vice, del vice di un responsabile dello State of Departement.
E se ne vanta pure.
Il poveretto.

Morale. Mica scelgo Berlusconi.
Non lo farà neppure Scalfari.
Meno che mai sceglierò lo scout Renzi.
La mia naturale antipatia verso quest’ultimo deriva anche dal fatto (non secondario) che io ero Pioniere, col fazzolettino bello rosso.
Fanculo scout.
Fanculo Berlusconi e Renzi.
Come disse una volta un pentito di mafia (in riferimento a tutt’altro contesto) sono la stessa cosa.
Tutto ciò non mi porterà mai e poi mai a guardare , col mio voto, nell’orrido che si apre nel sottoscala di quell’albergo alla Lubianka.
Chi vuol capire capisca.
E chi non vuol capire avrà tempo per pentirsene.
Aggiungo che evidentemente molti la pensano come me, dato che l’Albergo non drena voti dall’astensionismo.
Una consolazione.
Siamo gente, tanta e diversa, che sul mercato della politica non trovano nulla che li attiri.
L’offerta fa cagare.
L’ultima che è arrivata, MPD e affini, ci appare tardiva.
S’è fatto tardi, compagni, mentre voi politicantavate dentro il PD.
E ci spiace.
Ma non possiamo farci niente.

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Soliti fascisti?

novembre 10, 2017

Ho visto come tutti la testata di quella canaglia.
Tal Roberto Spada.
Delinquente comune e fascista.
Ho notato la tecnica.
Perfetta e vigliacca.
Un professionista della violenza.
Dopo aver rotto il setto nasale a un ragazzo inerme lo insegue col santo manganello.
E lo bastona a lungo.

Normale dicono. Ovvio. Situazione degradata. La politica assente. Il territorio in mano a bande di criminali. Mafiosi e fascisti.

Responsabilità di uno Stato assente. Latitante da grandissimo tempo.

Bene. L’analisi sociologica non fa una grinza.
Cose che sappiamo.

Ho visto il voto di scambio (è un reato) in diretta TV. Quelli di Casa Pound che comprano il voto con una borsa della spesa in favore di telecamere.

Ho visto e sentito donne, anziani e giovani di Ostia Nuova esaltare l’operato dei fascisti.

Ho sentito dire da intellettuali della ex sinistra che il problema non è certo Casa Pound.
In fondo sono i soliti fascisti, figli di puttana. Roba residuale.

Niente di nuovo.

Non ne sono del tutto sicuro.

La sinistra è morta. D’accordo. Al PD, partito moderato della borghesia, non si può certo chiedere di andare a sporcarsi le scarpe in luoghi degradati.

Ve lo vedete uno come Richetti confrontarsi con gli argomenti di Spada?
Meglio stare alla larga.

Forse però qualcosa di nuovo c’è.

In primo luogo ci son contesti sociali ormai largamente compromessi.
Non recuperabili nel breve periodo.

Il popolo, in talune, significative, enclave, grazie al totale abbandono della politica, è divenuto popolaccio. Purtroppo.

In secondo luogo e di conseguenza c’è qualcosa di nuovo nel ruolo che Casa Pound si è assunta.
Una sorta di Comunione e liberazione fascista.

La privatizzazione dello stato sociale nel terzo millennio perseguita dai liberisti dei salotti buoni dà per scontata anche la presa di possesso di interi territori da parte di bande vuoi mafiose , vuoi fasciste.

I fascisti del terzo millennio.

Nascono esattamente e puntualmente ai margini della criminalità del turbo capitalismo di rapina.

Per inciso Casa Pound è divenuta quasi un’attrazione per diversi curiosi fighetti progressisti che vanno “coraggiosamente” a partecipare ai loro convegni e dibattiti.

Insomma i nuovi fascisti  si pongono come i protettori e i magnaccia del popolo (ormai popolaccio)  e  hanno potenzialità di crescita anche elettorale. Si avvalgono non solo dei picchiatori vecchio stile ma anche di intellettuali che predispongono i motivi culturali e teorici del  fascismo post-mussoliniano.
Meno visibili . Costoro. Ma ci sono. Non a caso ci s’ispira a Ezra Pound.

Cosa si può fare nell’immediato?

Semplice.
Applicare la legge.
Rigorosamente.

Non illudersi di portare dentro una dialettica democratica le canaglie del nuovo fascismo.

E’ una possibilità attualmente inesistente.

La situazione in alcune zone del paese, insieme alla “soggettività” dei nuovi fascisti, è del tutto al di là di questa possibilità.

Dunque se uno dice che “ noi la mafia l’abbiamo battuta con il Prefetto Mori, noi il lavoro l’abbiamo dato in Cirenaica e altrove etc..”.
Beh, a parte un brandello di verità storica (dato che la mafia l’hanno rafforzata gli USA nei municipi con lo sbarco in Sicilia) trattasi di apologia del disciolto partito fascista.

Non c’è bisogno d’altro.

Un saluto romano basta e avanza.

Agire.
Con tutta la forza dello Stato.

Poi parleremo delle cause.
Chiaro che lo si deve fare.
Ridiventando i protettori legali dei più deboli ed esposti.

Ci vuol tempo. Un altro tempo storico.

Non si può più attendere ad usare la forza.
Magari un pochino di quella che fu usata su giovani inermi al G8 di Genova.
Contro le bestie che girano di notte a fare ronde e a bastonare sulle spiagge di Ostia.
Non mi scandalizzerei più di tanto per qualche testa (di cazzo) rotta.
Al caso.

Veda lei Signor Ministro dell’Interno.
Al netto dell’ammirazione che nutre verso Italo Balbo.

Ritratti.

novembre 6, 2017

Ha fatto bene Di Maio a rifiutare il confronto televisivo con Renzi.
Peccato l’abbia sfidato lui.
Prima delle elezioni siciliane.
Sapendo, come ognuno di noi, che Renzi le avrebbe perdute.

Come sarà andata la faccenda?
La mia ipotesi.
Per carità una semplice , soggettiva, ipotesi.

Al Di Maio, già il candidato ufficiale del M5S, non gli viene in mente che non ci si confronta mai con un perdente.
Trattasi di una regola aurea.

Renzi infatti è , attualmente, solo il segretario di un partito malnato e peggio vissuto. Un bugiardo matricolato e spericolato. Si doveva ritirare dalla politica avendo straperso il referendum costituzionale che aveva concepito come un plebiscito su sé stesso.
Manco fosse Napoleone III .

Perché concedere un’investitura dall’esterno a gratis et amore Dei?

Semplice.

Di Maio s’è pensato per un momento bastante a sé stesso dimenticando la sua qualifica di dipendente dalla Grillo/ Casaleggio associati.
A quel punto l’AD lo ha reindirizzato.

-Sei scemo o ci fai?
-D’accordo sei scemo.
-Adesso aspetta il risultato del PD in Sicilia e poi manda tutto a monte tanto per salvarti in corner la faccina.

-Capito mi hai?
E il “leader” grillino ha capito.
In ritardo. Ma nessuno è perfetto.
Comprendendo ha eseguito.

M’è simpatico a me Di Maio?
Se avete dubbi vi faccio un disegnino.

Ripeto, per chi non mi ha seguito sin qui.
Uno che non ha memoria del primo 11 settembre (1973) per me è solo un poveretto. Ignorante come una capretta.
Cancellato.
Punto.

Meglio Cancelleri, pur messo sotto tutela dal tutelato Di Maio in un modo che, in altri tempi, avrebbe gridato vendetta.
Il quale, candidato alla presidenza siciliana, a babbo morto ha detto una cosa intelligente e simpatica (a me): “non chiamerò Musumeci per congratularmi”.

In effetti ste’ stronzate politicamente corrette, all’americana, mi han sempre lasciato perplesso.
In chiaro : mi fanno cagare.

Insomma ha vinto , com’era ormai scontato , il centro – destra.

Ha vinto grazie ad un sistema di alleanze spurie (leggermente merdose) portate in linea dall’immarcescibile e infaticabile Miccichè. Uomo che non sente odori.
E grazie ad un candidato ex fascista che : “non ho mai ricevuto un avviso di garanzia”.
Lo stesso Berlusca ha capito , col grado di realismo politico che lo ha sempre contraddistinto, che il candidato della Meloni aveva più possibilità di chiunque altro.

Il PD dal canto suo è solo Renzi.

E Renzi ha capito (non ci voleva molto) che non c’era trippa per gatti. Tanto è vero che mesi prima dell’infausto evento ha chiarito che le elezioni siciliane “sono un fatto locale”.
Una roba che quando la politica era ancora in vigore avrebbe fatto sbellicare dalle risa mezza Italia.

Comunque s’è tenuto alla larga dalla Sicilia.

Conta nulla la Sicilia.

La sola cosa che conta è tenersi ben stretto il PD.

La fortezza PD.
Una sorta di ridotto della Valtellina.

Chissà se i ragazzi dell’ Mpd arrivano a comprendere che un PD senza Renzi non esiste.
Né ora né mai.

Fava, un ex ragazzo, molto smaliziato, si compiace per aver ottenuto di entrare nell’assemblea regionale. Contento lui. Resta quel 6% col quale non si potrà in alcun modo condizionare i “democratici” a livello nazionale.

In fondo, una lezione di politica viene proprio da Musumeci.

Ha incassato la vittoria con un discorso tecnicamente ineccepibile. Il mio è un giudizio puramente professionale, ovviamente.
Poi, in una trasmissione Tv serale ha chiarito, a fronte di una puerile provocazione, che “uno di destra come me” non può neppur concepire idee para-secessioniste.
Prima aveva premesso che bisognava rimediare ai guasti di un comunista (Crocetta) che non aveva nulla a che spartire “con i comunisti , capaci e perbene che ho conosciuto io”. E devo dire che io condivido. Al netto della definizione di comunista riferita a Crocetta che io definirei piuttosto un pigro isterico del tutto incapace.

Siam messi bene!

Capite adesso perché metterò nell’urna una scheda candida?

Ancora semplice.
Non ho alternative.
Dato che gli strateghi dell’ Mpd pensano di riprendere il potere nel PD.
Missione impossibile.
Più il PD perde e più Renzi (nel PD) stringe i bulloni, per usare un ‘espressione bersaniana.

Il PD e Renzi sono la stessa cosa.

Se non lo si capisce non è colpa mia.

Temo si faccia solo finta di non capire.

 

Digressione.

ottobre 25, 2017

A proposito di “Follia” e di “traversata nel deserto.”

Proviamo a metterla in un altro modo per vedere se ci comprendiamo meglio.

L’assunto di partenza è che la sinistra (tutta) del novecento ha sostanzialmente fallito pur ottenendo in dialettica serrata e anche in una guerra di classe aperta o sotterranea risultati molto rilevanti sul piano sociale.
Oggi rimessi drasticamente in discussione.
L’esempio, a mio avviso eclatante, è la concezione biopolitica del potere che porta
a fronte dell’incremento demografico, del miglioramento netto delle condizioni di vita, non solo in occidente grazie al progresso scientifico in molti campi, a programmare a tavolino la speranza di vita in rapporto alle risorse pubbliche disponibili.
Si collega la durata lavorativa dei singoli e di interi blocchi sociali in rapporto all’aumento (o alla diminuzione) delle aspettative di vita.
Ciò viene generalmente accettato senza colpo ferire se non per proteste marginali spesso dettate da tattiche politiche contingenti che, pur necessarie, non rimettono in discussione l’impostazione post umanista di questa visione che sembra divenuta ormai, nell’epoca digitale, un neutro algoritmo.

Del resto sono i Big Data che influenzano e anzi plasmano preferenze, scelte obbligate tecnicamente oggettive, e dunque non discutibili se non sul vecchio piano analogico quando il pensiero critico era tale in virtù di una autonomia culturale che s’ostinava ad immaginare e teorizzare soggettivamente e “dall’esterno” cambiamenti più o meno radicali.

In un’epoca analogica un tale approccio al trattamento sperimentale della vita umana sarebbe stato tacciato di puro nazismo per il suo implicito carattere di sperimentazione eugenetica.

Adesso invece nell’epoca digitale, un tale morbido nazismo s’ impone come normale, ovvio , scontato esito  dell’unilaterale ragione dell’economia , per il tramite dell’informazione.

Aiuta in questo progetto non pensato ma piuttosto impostosi “evolutivamente”  un desiderio d’onnipotenza insito alla natura umana in base al quale magari un giorno si vivrà per sempre .

Magari grazie alle esoteriche applicazioni dell’intelligenza artificiale.

Alla fine un algoritmo ci salverà negando la nostra morte.

Fermo qui la digressione, tuttavia tutt’altro che fuorviante, per tornare all’assunto iniziale.

 

 

Nelle nuove condizioni del mondo piatto, oggettivo, algoritmico pensare la sinistra può sembrare un’utopia per ideologi incalliti.

Solo a patto però che non si prenda atto di una sconfitta strategica.

Se lo si fa, allora c’è la possibilità di organizzare una ritirata strategica come unica condizione per tornare all’attacco.

Non si tratta di reinventare il comunismo -come afferma Zizek- bensì di reinventare la sinistra, sapendo che potrà avere altri nomi, corrispondenti a nuove battaglie, a ricollocazione di valori umani e sociali anche rimettendo in discussione grandi obiettivi come la giustizia sociale.
Non per abolirne e liquidarne l’inspirazione insopprimibile negli umani. Ma per aggiustare il tiro e colpire nel segno.
In analogica continuità.

Ciò, confusamente, per dire che lo spiazzamento subito almeno dagli anni ottanta del secolo scorso, non può esser recuperato e alla fine superato con vecchi mezzi. Né con abile tattica nel presente.

Occorre rimettersi allo studio tenacemente, pazientemente.
Gestire la ritirata strategica con ordine e disciplina.
Un passo dopo l’altro.

Perdere terreno senza perdersi nella disperazione o meglio nell’indifferenza liquida, sfrangiata dei tempi post moderni nei quali “uno vale uno”. Eccelsa stronzata derivante dalla cosiddetta “disintermediazione” proposta dal digitale.

Non perdersi vuol dire ri- studiare per individuare i punti di resistenza sui quali attestarsi per lanciare in futuro efficaci teste di ponte ben munite da un recuperato consenso sociale.

Ecco, vagheggiavo , (secondo alcuni) di oasi da raggiungere, adesso lo dico in un altro modo.
La dura sostanza non cambia.

Intanto una testa di ponte potrebbe stabilirsi nel negare recisamente il metodo algoritmico nella gestione materiale dell’aumento dell’aspettativa di vita.

Se davvero tale aspettativa (che a me sembra piuttosto una speranza) aumenta , a maggior ragione bisogna diminuire il lavoro necessario, aumentare le risorse finanziarie a favore del tempo di non lavoro.

Una visione rovesciata rispetto alla corrente normalità.

E il debito pubblico?
Non sarà mai ripagato.
Proprio mai.
Semmai potrà contenersi in minima percentuale quando metteremo al lavoro e allo studio legioni di giovani e immigrati che al momento non possono che ritirarsi, in assenza di indicazioni,  come a Caporetto.

Ovvio che questo sproloquio è solo l’abborracciata introduzione all’alternativa da costruire proprio durante la ritirata.

Follia.

ottobre 11, 2017

Nell’attuale momento storico dove s’è ormai imposto un pieno totalitarismo liberista, come forma di dittatura sulla politica, è, a mio avviso vano e sterile cercare di manovrare all’interno delle coordinate dettate , esplicitamente o implicitamente, dalla sua inesorabile logica.

Insomma continuare a giocare con carte truccate porta alla sconfitta “reale” sul piano dei valori e dei principi sociali fondamentali per una forza di sinistra, anche quando si dovesse formalmente vincere.

Dato che la contrapposizione culturale, teorica e pratica non si è avuta ,fino ad ora, restano solo due strade.

Quella del PD che segue come l’intendenza i dettami della dittatura liberal/liberista entro un progetto di trasformismo denominato centro-sinistra e quella di chi guarda con speranza e comunque ardimentosamente, pericolosamente verso “nuove vie della seta” per la sinistra, nell’unico modo possibile.

Ripartire daccapo.
Forse dal livello zero
Ritentare ancora.

E’ quest’ultima una posizione ultra minoritaria che impone di fermarsi, prendere fiato e cercar di ripartire su basi diverse, radicalmente diverse, rispetto all’esperienza della sinistra comunista e socialdemocratica del novecento.

Per questo, al netto di qualche simpatia per i tentativi in atto a sinistra (del PD naturalmente) faccio fatica a ragionare in termini di razionalità politica a corto respiro.

Non so bene a cosa serva.

Non vedo dove porti una manovra classica entro le attuali coordinate.

Chi vuole ottenere peso politico ed elettorale per fare pressione sul PD e togliere dal campo Renzi e il suo arruffato trasformismo come condizione per ricostruire un centro-sinistra mi sembra rimanere del tutto interno alla realtà, sociale, politica psicologica plasmata da trent’anni di liberismo.

Alla fine anche se quest’operazione , dovesse andare (molto parzialmente) in porto, del ché è lecito dubitare, non farebbe altro che consolidare gli imperativi ideologici dell’attuale dominio dei poteri globali (per dirla sbrigativamente).

Tante volte ho detto a coloro che si ostinano ad intervenire su questa sottospecie di intermittente blog che c’è da intraprendere una traversata nel deserto.

Necessariamente minoritaria ma non per questo priva di una sua interna e forte verità.

Il coraggio di osare lasciandosi alle spalle il bagaglio di un passato che non passa , guardando oltre ogni attuale contingenza.

Oltre i limiti imposti da sistemi politici resi obsoleti da ormai tanto tempo.

L’efficacia politica oggi mi sembra risiedere in un immersione, senza zattere di salvataggio, nei problemi sociali del nostro tempo con il coraggio di cercare di erodere i miti e gli idoli che sono stati imposti come diffuso senso comune.

Via e fuori dal senso comune è la prima condizione per ritentare la scalata verso una società di liberi ed uguali.

Anche continuando a sbagliare.

Ma ritentare occorre.

Cosa vuol dire in termini pratici?

Di prassi politica?

Secondo il mio , sempre provvisorio, parere converrebbe operare sul medio lungo periodo.

Esempio, entro questa visione, da qui alle elezioni non c’è tempo né per seminare né per raccogliere.

L’uva è del tutto acerba.

Conviene, converrebbe puntare più in alto.

Persino saltare un giro dando forza eclatante al “partito” delle schede bianche.

Condizione forse per presentare una lista civica nazionale, un’alleanza tra cittadini, al prossimo giro di boa elettorale che , con ogni evidenza, ci sarà nel giro di non molto tempo.

E farlo, necessariamente con i protagonisti, la classe dirigente, che potrà formarsi nel frattempo.

E da lì ripartire dividendo la destra dalla sinistra in modo netto, alfine democratico in senso pieno e “reale”, per ricostituire l’autorità della politica basata sull’autorevolezza degli attori sociali.
E tra questi il ruolo , finalmente e politicamente centrale e trainante della classe sociale maggioritaria dopo la proletarizzazione della classe media.

E’ un modo per non rassegnarsi.

Per dirla in gergo mercatista :votiamo scheda bianca perché sul mercato della politica non c’è alcuna nuova offerta all’altezza delle prove ardue del presente e del futuro.

E intanto stiamo ventre a terra sui cosiddetti territori con un attivismo centrato su piccoli parziali successi che possano aggregare dal “basso” per far crescere idee nuove , proposte politiche non ancora elaborate.

Follia?

Trafficanti di politica…3

agosto 10, 2017

Prosegue la campagna elettorale sulla migrante pelle nera.

Di Maio dice che con loro al governo si realizzerà l’obiettivo di : “sbarchi zero”.

Ottimo ed abbondante diranno (forse) gli elettori.
A partire da quelli siciliani.

Brutta gente i grillini.

C’è un cuore di tenebra , reazionario, ultraliberista e neocoloniale, nel corpaccione popolare dei seguaci di Grillo.

Mica facile contrastare le pulsioni (comprensibili) xenofobe e razziste.

Il lavoro e il reddito mancano.
Il futuro non esiste.

Facile cavalcare il riflesso condizionato di tante , troppe persone, alla canna del gas.

E allora son arrivate, a seguire, le contromisure del PD.

Protagonista assoluto: Minniti.

Sponsorizzato dal Quirinale.

Del Rio è già stato archiviato dalla CEI e da papa Francesco che resta pur sempre un gesuita.

Dunque realista.

Qualche cartuccella dev’essere comunque arrivata in Vaticano al seguito della visita del gran capo del Viminale.

Non esistono coincidenze in politica.

A mia memoria mai i pretoni assisi sul trono di Pietro avevano sconfessato così platealmente le ONG, in blocco.

Non so se a Renzi fischiano le orecchie o se ad ognuno sia assegnata la sua parte in questa cinica commedia che prevede di dare ai libici il ruolo di carnefici.

I quali peraltro lo assolvono ben volentieri, quando ben pagati dal governo italiano.
Com’è appunto il caso in ispecie.

Berlusconi docet ed applaude.

Non scorgo , ad occhio , differenze etiche (e non solo) tra scafisti e guardia costiera libica che non sarebbe esistita senza le nostre quattro motovedette.

Tralascio il retroterra d’analisi che fa dire all’inviato dell’ONU che bisogna fare i conti anche con la Cirenaica e il generale di Tobruch.

Tobruch dovrebbe ricordare qualcosa agli italiani.

Vabbè, lasciamo perdere.

L’offensiva del Viminale ben supportata e preparata nei dettagli dai servizi italiani (che son bravi a differenza di ciò che si pensava un tempo) sta conseguendo un primo importante successo grazie anche all’aiuto dell’ONG, prima firmataria del Codice di condotta, che ha a lungo ospitato i collaboratori dell’AISE.

Adesso la pressione sembra spostarsi sulla Spagna.

E c’è gente che , stando alle cronache, cerca addirittura di lasciare lo Yemen per andare in Somalia.

Buttati ai pesci nel golfo di Aden.

Bisogna essere proprio disperati per passare dallo Yemen alla Somalia.

A parte ciò la battaglia in corso è di quelle che possono fare la fortuna di un “politico puro”.

Stante l’attuale legge elettorale mi sembra ovvio che puntare sul consenso della destra , più o meno moderata , può fare la differenza.

Si può anche diventare Presidente del Consiglio.
In un governo di larga intesa.

Che non si potrebbe fare con Renzi.
Il quale mi par già cotto e mangiato.

Chissà se nel cosiddetto Mpd, (i masochisti che si mettono sotto l’ala di Macario la qual cosa di per sé fa morir dal ridere), si riesce a capire che con un’eventuale successo di quest’operazione si rappattumerebbe anche ciò che resta del PD.

I militonti residui sarebbero più a loro agio, con un Capo che viene dal PCI.

D’altra parte il lavoro sporco è sempre stato affidato alla “sinistra”.

Dal Kosovo in poi.

In quest’ambito la destra grillesca anche se vince in Sicilia (probabile) a maggior ragione malleverà, inevitabilmente, la grande coalizione dopo le politiche.

Col nemico alle porte ci vuol un uomo forte.

PS. Sull’uomo forte , per ragioni anche autobiografiche, non intendo discettare.
Ci sarà tempo.
Nel caso.

Trafficanti …di politica 2.

agosto 5, 2017

La novità odierna riguarda il coinvolgimento di Medici senza frontiere nelle inchieste in corso.

Guarda caso MSF non ha aderito al codice di condotta dettato dal Viminale.

 

E guarda caso Gino Strada (che finanzio tutti gli anni) s’è tolto dal mare non appena ha annusato brutto vento.  Lo capisco è più scafato dei ragazzi tedeschi e meno forte di MSF.

 

Intanto in Libia cominciano a bruciare bandiere italiane. A dimostrazione del solido accordo raggiunto.

Mah.

Penso che le cose stiano andando nella direzione voluta.

Con un esito che si preannuncia disastroso.

Premetto che per me è sempre stato chiaro che lo stazionamento di navi delle ONG al limite delle acque territoriali libiche ha obiettivamente incentivato l’esodo.

Così come mi è chiaro che dopo Mare Nostrum abolito dal governo Renzi le ONG hanno colmato lodevolmente un vuoto operativo. Dato che Frontex  è pura cazzata.

Si potrebbe persino dire , e non senza qualche ragione, di fronte al menefreghismo europeo (che la voce grossa dell’Italia non ha minimamente intaccato) , che le ONG hanno cercato di aprire quel corridoio umanitario che nessuno vuole aprire.

In quest’ambito, mentre aveva già preso il mare anche una nave neofascista poi fermata a Famagosta, non escludo affatto che i ragazzi della Juventa possono aver parlato con qualche scafista.

La situazione è più complicata di come appare.
Se ti chiamano in mare tu rispondi.
Mi sembra logico, del tutto normale.

Altra cosa è divenire complici di trafficanti di esseri umani.
C’è una differenza stellare.
La magistratura credo lo sappia bene.
E lo si vedrà a suo tempo.

Ma contano gli imput politici.

Nel cul de sac in cui ci si è cacciati firmando quell’accordo a Dublino e dopo aver liquidato Mare Nostrum incalza la campagna elettorale.

Non si può, anche alla vigilia delle decisive elezioni siciliane, lasciare il Di Maio scorrazzare su è giù per l’Italia a denunciare i tassisti del mare.

Bisogna batterlo sul suo stesso merdoso terreno.

Lui e Salvini.

Ergo:

-signori miei che vogliamo fare? Dice uno.

-Stiamo già adottando contromisure . Dice un altro.

Contromisure.

Colpire l’anello più debole ed esposto della catena.

Semplice : sputtaniamo le ONG.

E così l’intelligence si mette al lavoro col contributo delle ONG amiche del governo.
Ho scritto, qui non a caso, che non tutte le ONG son degne di stima.

Detto e fatto. Comunque.

Del resto c’è il clima giusto.

Persino l’acuto Travaglio comincia a sproloquiare di Far West nel mediterraneo dopo aver spiegato in una delle sue quotidiane articolesse (che minacciano di assomigliare sempre più alle domenicali omelie di Scalfari) che non c’è nessuno attacco al ruolo del Parlamento in corso in Italia.

Grillo docet.

Regole , ragazzi.

Il Parlamento deve divenire un fedele esecutore e le ONG debbono venir meno ad uno dei loro principi fondanti e costitutivi: la neutralità.

In conclusione se non si è in grado di affrontare e , alla lunga , risolvere un problema, beh, basta abolirlo. O , almeno renderlo meno visibile.

Dopo averci presi per il culo per decenni con la retorica pelosa e sanguinosa dei diritti umani adesso s’istituisce de facto il reato umanitario.

Vadano ai pesci.
Lontano dagli occhi lontano dal cuore.

Trafficanti…di politica

agosto 3, 2017

Sul piano dell’azione politica immediata non v’è dubbio sulla estrema complessità della vicenda ,umana , sociale e geopolitica dell’immigrazione.

Pochi , penso possono ergersi a maestri di certezze.

La mia idea , va da sé – per voi che mi leggete da ormai quasi un decennio- è nota.

Non è in alcun modo possibile , anche solo nel medio periodo, governare il fenomeno in atto senza rimuovere le cause di fondo che lo originano.

L’avete voluta la globalizzazione?

Bene .

Allora vanno gestite le conseguenze a tutti i livelli.

Quelle negative: il dominio dell’apolide, feroce capitale finanziario.

Quelle “positive” relative alla possibilità per tante persone di sopravvivere anche solo sui marciapiedi e agli incroci semaforici delle contrade europee.

Troppo crudo?
Macché.

Chi ha avuto occasione di girare almeno un poco per l’Africa sa, o dovrebbe sapere, che in tante aree, non c’è più alcuna possibilità di vita.

Poi certo non tutti i paesi africani sono uguali.

Un conto è vivere in Etiopia o magari in Sud Africa (per quanto non sia così semplice) altro conto è morire di fame e malattia prima dei 40 anni, in Niger o in Mali, o in Somalia e persino nella stessa Nigeria e anche in Costa d’Avorio e paesi limitrofi.

Tornando in Africa all’inizio del terzo millennio, dopo 25 anni dalla prima volta, ho potuto toccare con mano l’estremo , radicale peggioramento della condizione umana.

E’ tutta roba che ci torna in casa.

E data la nostra posizione geografica , che non siamo mai stati in grado di utilizzare nella geopolitica afferente al teatro del mediterraneo, adesso siamo nella merda.

La nuova politica verso l’immigrazione ideata dal Viminale   è chiara.
Per me , almeno.

Galleggiare nella merda.

Si tratta di disincentivare , a prescindere, l’immigrazione verso l’Italia attraverso la Libia.

Da qui il codice di condotta Minniti (uno che ha capito la politica a differenza di me) col quale si cerca di rendere la vita difficile alle ONG che non lo hanno accettato. O firmate -dice Minniti – oppure non entrate nei nostri porti.

Una guerra a bassa intensità contro le ONG (non tutte uguali e non per tutte nutro particolare simpatia) prima ancora che contro i trafficanti di esseri umani.

I quali essendo collusi con le cosiddette autorità libiche cioè con quel corrotto che s’è installato a Tripoli senza alcuna legittimità se ne fotteranno allegramente.

Magari si candideranno a gestire (ci scommetto) gli Hotspot, elegante eufemismo
europeo che sta per campi di concentramento libici cui annientare , poco alla volta, chi riesce ad attraversare il grande deserto che li separa dal mediterraneo.

E’ esattamente ciò che si vuole.
Prima c’era Gheddafi che s’incaricava del lavoro sporco.
E’ morto, in diretta, con un manico di scopa piantato nel culo.
Col contributo, passivo, anche italiano.

Adesso , dopo aver incontrato anche i Tuareg , i predoni del deserto,commercianti di schiavi da sempre, si avvia come dice Gentiloni “un’operazione di supporto alle autorità di Tripoli” facendo incazzare l’uomo che comanda in Cirenaica.

Tuttavia nel breve periodo che ci separa dalle elezioni politiche questa operazione muscolare di facciata avrà forse un qualche successo.

In fondo ci siamo allineati alla politica europea: bravi italiani, finalmente l’avete capita.
E’ affar vostro.

Già.
D’altro canto quei dementi/ bastardi che dicono aiutiamoli a casa loro plaudono
alla nostra marina militare.

Gettiamoli ai pesci .
Tale è la loro chiara idea.
Salvini docet insieme ai fratelli d’Italia.

Meglio loro comunque che parlano chiaro invece dei grilleschi che bacagliano (gergo bolognese) senza avanzare alcuna seria proposta essendo spiazzati dalla nuova politica post umanitaria di Renzi.

Dicono che è peccato veniale scambiare il Cile per il Venezuela o Austerlitz per Auschwitz.

No.

E’ peccato di crassa, pericolosa, ignoranza per chi si candida al governo di un paese ancora semi-democratico.
Uno può fare una gaffe , ma non sistematicamente.
Chi è quell’idiota che ha concesso il premio Nobel ad Hollande?

Brutta gente.

La mia idea, direte voi?

Semplice, ma come sempre non facile.

Usare la geografia per proiettarsi nella geopolitica nel mediterraneo, che resta pur sempre un bacino cruciale nell’equilibrio mondiale.

Le vie della seta , ad esempio.
Inventate, naturalmente, da Xi Jimping ma tuttavia roba che all’Italia dovrebbe stare a cuore.

E , per tornare in medias res , fare dell’Italia una piattaforma umanitaria massimamente “imbastardita” per proiettare forza politica (e dunque demografica) in Europa.

Ci vuole tempo.

Ci vorrebbe una classe dirigente.

Dato che non c’è siamo nella cacca.

Mentre Renzi s’inspira a Macron che , a sua volta, si crede De Gaulle.

Il giorno storico.

luglio 26, 2017

Oggi è un giorno storico dicono i telegiornali.

Il popolo ha avuto la sua libbra di carne (ormai avvizzita) con l’abolizione retroattiva dei residui vitalizi.

Poi qualcuno dice che no.
Dato che al Senato sopravvissuto, prima che a Renzi a Canne – dove fu anch’esso decimato sul campo assieme a otto legioni dal genio militare di Annibale – se ne riparlerà.

Invece sì.

Rischia davvero d’essere  un giorno storico.

Anche se pochi lo vedono e lo percepiscono.

Tra questi pochi c’è Maino Marchi, ex segretario DS di Reggio Emilia attualmente relatore PD in commissione bilancio della Camera.
Un testone come dicevasi al tempo.
Ma persona seria e perbene.

Spiega infatti che con lo storico risultato di oggi si crea un precedente pericolosissimo: la macelleria sociale (auspicata da Boeri) relativo all’ovvio ricalcolo delle pensioni a tutte le professioni.

In sostanza la rottura definitiva del patto civile tra cittadini e Stato.

I quali cittadini prima o poi non potranno scorgere più alcuna differenza tra un sistema di previdenza pubblico e uno privato.

Stesso andazzo della sanità. Quella pubblica per i “meno abbienti” quella privata per i benestanti.

Par chiaro fin d’ora che  venendo meno un principio di ripartizione solidale viene meno anche la previdenza pubblica.

 

Ma c’è di più.

 

Con l’abolizione dell’autodichia del Parlamento la democrazia costituzionale del dopoguerra del secolo scorso è definitivamente liquidata.

E’ anche il risultato della meschina guerra elettorale tra PD e M5S dopo la lunga deriva che ha imposto la governabilità contro la rappresentanza.

Ceti politici della peggior specie , entrambi, che rinunciano ad essere classe dirigente per farsi strumento delle oligarchie che, loro tramite, comandano sulla vita di tutti e di ciascuno.

Insomma , povere merde.

Le quali  sanno benissimo di far solo volare stracci in faccia al popolo (che disprezzano) assumendo un provvedimento di legge palesemente incostituzionale.

 

Però.

Però, mettiamo che la Corte non dovesse obiettare.

Beh allora l’autonomia del parlamento costituzionalmente garantita cesserebbe di esistere.

 

C’era un altro modo per concedere quella libbra di carne e per incontrare disagio e protesta, per altro fomentata ad arte come arma di distrazione di massa, al solo fine di cercare quei consensi che non possono avere in altro modo.

 

Bastava assumere una delibera dell’ufficio di presidenza della Camera facendone salva l’autonomia.

Del resto già due volte lo si è fatto.

Contributo di solidarietà per tre anni.
Rinnovato per altri tre nel maggio scorso.

 

Vogliamo andare anche oltre e dimezzare i vitalizi in essere esattamente come avverrà, sciaguratamente, declassando i parlamentari a dipendenti statali  ergo dipendenti dal governo di turno?

 

Semplice.

Si prende la via diritta con autonoma decisione  e non si mette in discussione la principale istituzione della democrazia costituzionale.

 

Poveri dementi.

Che peraltro col metodo retroattivo del contributivo premiate quasi duecento ex parlamentari di lunghissimo corso aumentandogli l’attuale vitalizio.

 

Il vostro comune problema, grillini e renzisti,  è che avete una paura matta del popolo e dunque lo vellicate illudendolo al sol fine di continuare a fotterlo.

Pane e circo insomma.

Più circo che pane.
Visto che con l’abolizione dei vitalizi potrete, sempre che lo vogliate, concedere ben 68 centesimi al mese a coloro che sopravvivono con la pensione minima.

 

Altro che classe dirigente.

I rottamatori toscani /emiliani , quanto i giacobini grilleschi.

Due facce della stessa identica medaglia.

L’uno rottama chi gli obbietta e cautamente dissente gli altri ci sparano la cazzata dei due mandati.
Alla Putin.
Per la serie : faccio due mandati , salto un giro e me ne faccio altri due.

Li voglio vedere questi movimentisti leopoldini e grilleschi, senza terra senza partito e senza ideologie .

Questi pragmatici.

Né di destra  né di sinistra.

Li voglio vedere mollare la presa.

Sono voraci.

Mica considerano la politica come vocazione e professione. La pensano come Berlusconi.

Macché scelta di vita!

Solo un mezzo per esser in seguito altrove assoldati a far bella vita.

Insomma: mercenari al servizio di oligarchie economiche e finanziarie.

Quelle stesse che da tempo hanno indicato le democrazie del sud Europa come un ostacolo al dispiegarsi del libero mercato.

Gente che ha in odio tanto il popolo, quanto necessariamente, il parlamento che dovrebbe rappresentarlo.

Sempre con dignità ed onore.

Quella dignità e quell’onore che Renzi /Grillo non potranno mai rappresentare.

Al netto di Sinistra Italiana che si accoda e del Mdp che pudicamente si astiene.

A questi ultimi ricordo che sì è si e no è no, il resto è farina del diavolo.

Povera Italia.

I am red.

luglio 3, 2017

Chi ben comincia è a metà dell’opera recita un vecchio adagio.
Saggezza popolare.
Il primo luglio s’è cominciato male.
Molto male.

Bersani ha incentrato il suo discorso sulla “discontinuità”.
Mica facile quanto più che il leader dell’operazione politica in corso è un tale che ha votato sì al referendum costituzionale.

Pisapia. Il leader riluttante come lo ha definito Gad Lerner.
Per inciso , a me il Forrest Gump de noantri, non sembra tanto schivo, quanto piuttosto semplicemente scarso.
Ma, sia detto con tutto il rispetto, con ambizione smisurata rispetto alla sua dotazione di partenza.

A parte ciò, Bersani chiarisce che è cambiata la fase.
Abbastanza abile perché in questo modo sfugge del tutto ad un’autocritica sincera sulla fase del centro sinistra /Ulivo al governo.

Luci ed ombre, come al solito e buonanotte ai suonatori?

Mi par poco e troppo facile.

La condizione per fare ciò che Bersani ha giustamente definito come “protezione” in campo sanitario, scolastico e del lavoro è quella di prendere in considerazione e denunciare la subalternità culturale e politica della fase precedente.

Quando si praticò una politica adattiva all’andazzo neoliberista.

Quando non si ebbe coraggio e volontà di mettersi contro il vento che spazzava le vie della sinistra in Europa e nel mondo. A partire dalla leadership di Bill Clinton e di Tony Blair.

E quando poi, al termine di una lunga deriva dei DS, ci si acconciò alla nascita del PD vero sigillo italiano sulla morte di ogni possibile sinistra.
I riferimenti di allora erano il Partito democratico in USA, il PT di Lula in Brasile e il Partito del Congresso in India.
Ognuno poteva scegliere tra questi modelli di riferimento.

Adesso per il PD l’esempio è Macron: en marche.

Oggi come allora è il tipico provincialismo italiano a mettersi in marcia.
“Marciare non marcire” sembrerebbe lo slogan di Renzi.

A maggior ragione la “discontinuità” annunciata da Bersani non riesco a vederla , dato che manca del tutto un saldo riferimento a chi ha compiuto un vero atto di rottura con l’impegno a far vincere il no.

Anzi l’Insieme arancione, che afferma di non voler escludere nessuno, ha escluso, e duramente escluso, in partenza quanti si sono dati da fare per non lasciare alla destra la vittoria referendaria, vero spartiacque tra un prima e un dopo aperto alla possibilità di ricostruire una sinistra degna di questo nome nel nuovo millennio.

A questo punto, obiettivamente, ha di nuovo ragione Renzi.

Non si può rieditare un centro sinistra senza di lui e il suo partito personale che rappresenta il centro moderato.

Quindi non si può più fare un centro sinistra.
Non c’è vinavil che c’azzecchi.

E’ cambiata la fase , appunto.
Le vecchie alleanze non sono in alcun modo riproponibili in questa fase.

Il fatto che tra Pisapia e Bersani non si sia fatto cenno alcuno alla vittoria referendaria la dice lunga sull’operazione in corso.

Altro che “officine” sul programma, altro che contenuti.

Non pigliamoci per il culo: insopportabile ipocrisia politicista degna dei peggiori tempi passati.

Così cari arancioni, vecchi e nuovi, aprite un’autostrada all’albergo a cinque stelle e lasciate libero Renzi di fare, a suo comodo, un’alleanza con Berlusconi rientrato nelle file del partito popolare europeo nel quale  tra l’altro dovrebbe stare anche il PDR.

Di fronte a quest’operazione politica che continua a guardare all’alleanza con un PD derenzzizzato (pura illusione) io rispondo come risposi nel parlamento europeo alla bella ragazza tirata a lucido chi mi offriva un fazzoletto arancione: sorry , I am red.*

La strada è lunga.
Le scorciatoie sono precluse da tempo.

PS. ho notato la risposta di un vecchio arnese (anch’io mi definirei così, nessuna offesa) come D’Alema ad un giornalista.
Del tipo : siamo in piazza e ci sono pure gli apostoli…

* Chiedo scusa questa l’avevo già detta a proposito della rivoluzione arancione in Ucraina finanziata dai Clinton.