Il vizietto.

settembre 13, 2016

Ah, beh secondo le migliori e consolidate tradizioni della guerra fredda risentiamo the voice of America per bocca del suo ambasciatore.
Forte e chiara. Come sempre.
Tutto sommato gli americani mi restano (qualche volta) simpatici.
Non te la mandano a dire.

Se votate no vi facciamo il culo. A strisce. E vi faremo pertanto veder le stelle.
Punto.

Tale è il senso della dichiarazione resa spontaneamente dal diplomatico a stelle e strisce.

Dopodiché  nessuno può dire di non aver chiara la posta in palio.

Peraltro l’autorevole monito giunge dopo il terrorismo diffuso a piene mani dai principali gruppi finanziari internazionali sulla scia tracciata, molto per tempo, dalla più grande banca d’affari del mondo globale.

Insomma non se ne può più della democrazia referendaria.
Anzi della democrazia tout court.

Quindi cari italioti in riga.
Votate per Renzi che è uomo nostro.
Punto.

 

E che lo sia non v’è dubbio alcuno.

 

A maggior ragione. Ovvio. Votare no.
Precondizione  per combattere e magari vincere, alfine,  la quarta guerra d’indipendenza.
Quella che, per note  ragioni geopolitiche, non potevamo vincere neppure dopo l’epopea resistenziale.

 

Insomma tutte le volte che si deve decidere qualcosa in Italia gli USA intervengono a gamba tesa.
Tanto per chiarire chi comanda.
In giro per il mondo ma anche , in maniera del tutto particolare, in Italia.

Vabbè.
In giro per il mondo le cose si sono leggermente complicate dopo la prova di forza dei neocon che credevano d’essere ad Hollywood e dopo un certo revival della santa madre  Russia.
Però la portaerei italiota (…ioti ci considerano da sempre i nordamericani ) protesa verso un’area strategica del globo deve rimanere salda.

Lo disse (secondo un’autorevole testimonianza) anche Kissinger a Moro nella chiesa di San Patrick a New York.
Risulta che Moro, nell’occasione, ebbe un malore.
Più tardi morì.

Di morte violenta.

 

Accadde anche al presidente eletto del Cile.
Salvador Allende.

 

E qui casca un asino.
Di Maio.

 

Un tale che intanto spara una cazzata controproducente perché Renzi tutto è fuorché Pinochet.
Inutile che vi stia a dire cos’è Renzi .
Lo sapete.
Uno che ha la faccia posta molto in basso.
Uno che dice, se perdo me ne vado e poi afferma fieramente l’esatto opposto.
Un pallonaro che , magari in USA, lo metterebbero alla porta a furor di popolo.
Forse.

Ma certo non Pinochet.
Per alcuni, tutt’al più è merda.
Non sangue.
Va apprezzata la differenza.

Se non lo si fa si lascia spazio al PD e anche a Di battista.
Capito Di Maio?
Se poi scambi il Cile per il Venezuela sei anche ignorante come una capretta  e non m’interessa se sei nato due anni dopo il golpe.
Anch’io sono nato dopo la nascita (e persino la caduta) dell’impero romano e anche dopo la scoperta dell’America. Ma non per questo  scambio l’uno per l’altra. Tanto per dire.

Resta, al netto di Di Maio, anche nel terzo millennio il solito vizietto della casa Bianca.
Nooo! Che avete capito?
Niente Monica Lewinsky.
Per inciso a me stanno umanamente simpatici entrambi. Sia Monica che Bill per quella loro allegra profanazione della sala ovale ,  tempio del potere mondiale.

No, alludo al vizietto di considerare l’Italia un paese servizievole.
Di servi pronti ad ogni comando.

E poi adesso c’è qualcuno che s’appella al Presidente (quello nuovo) affinché si tuteli la dignità nazionale contro l’arroganza americana.

Ad occhio e croce non credo avverrà.

C’è un solo modo per affermare dignità nazionale e anche per mettere un fermo alla deriva postdemocratica degnamente(si fa sempre per dire) rappresentata in Italia dal pallonaro.

Il modo adesso lo sanno proprio tutti.

Mandare, per una volta, questa volta,  a cagare gli americani.

Insieme a Renzi.

 

Punto.

Senza titolo.

settembre 2, 2016

CIALTRONE.
D’ora in poi consideratemi politicamente scorretto.
Sì perché se sento uno che dice ad un ragazzo di vent’anni : “mettiti in promo”, mi salta la mosca al naso.
E devo dire , apertamente , sperando che ciò non costituisca reato, che costui ha la faccia come il culo.
E debbo aggiungere che se nessuno tra i media nota questa porcata di fronte ai dati ISTAT sulla consolidata disoccupazione giovanile, beh allora sono semplicemente servi.
Anzi. Leccaculo senza alcun senso del pudore.
Anzi. Del tutto noncuranti persino dell’igiene personale.

Cosa vuol dire , esattamente, “mettiti in promo”?
Al meglio vuol dire fatti i cazzi tuoi. Se puoi.
Al peggio vuol dire venditi al miglior offerente. Se puoi.

 

BURKINI.

Immagino piccolo burka.
Mah.
Dico io . Uno/una può andare a bagno anche col cappotto.
Se gli piace.

Questi francesi (attualmente e per poco socialisti) hanno rotto i coglioni.
Se la laicità diventa una religione nega la sua ragion d’essere.
O no?
Io che son laico preferirei immergermi nel mare , (o anche nel fiume) esattamente come nella vasca da bagno.
Nudo.

Tutte le volte che si è reso possibile ,infatti, ho frequentato spiagge per nudisti.
Sì perché la sola idea di nuotare, o prendere il sole, vestito (sia pure con un solo costume) mi fa orrore ancora adesso.
E’ , a ben vedere, una pura stupidaggine.
Stare li a gocciolare acqua dal costumino.
Non lo concepisco.

Però se una vuol bagnarsi vestita, dov’è esattamente il problema , se non nello speculare pregiudizio secondo cui non si può stare al mare nudi?

Morale , ognuno/a si regoli come vuole e come più gli piace.
Chiunque affermi il contrario è solo un cretino. O un politico in affanno in cerca di riafferrare consenso con la cinica scusa della lotta al terrorismo.
Punto.

 

CHARLIE EBDO.

 

Ho mai scritto io (anche quando frequentavo assiduamente FB) : siamo tutti Charlie?
No.
Perché quelle vignette sull’islam non le ho mai apprezzate.
E non potevo fare l’ipocrita neppure davanti al massacro operato dalla canaglia islamica.
Non potevo.
Pur condividendo con tutto me stesso l’idea di fare un favore ai terroristi spedendoli pietosamente e rapidamente nel loro paradiso.
Idea che confermo.

Adesso tutti mostrano scandalo, riprovazione, condanna dopo la vignetta su Amatrice.
I cadaveri degli italiani per Charlie sono lasagne.
Un impasto di carne e sangue.
Poi , per rimediare rincarano la dose, chiarendo tutto intero il loro sciovinismo razzista e francamente alquanto fascista.
Spiegano che col terremoto in Italia la gente muore per colpa della mafia italiana.
Come a dire : chi è causa del suo mal…

Veri pezzi di merda.

Io non ero e non sono Charlie.

Terremoto contro scisma.

agosto 29, 2016

Il terremoto, che in tivvù si ostinano a chiamare scisma, resta pur sempre una tragedia umana.
Non rimediabile con la propaganda.
Solo con la prevenzione.
La quale è tanto invocata ex post quanto del tutto ordinariamente ignorata.
Una componente maggioritaria della prevenzione è la manutenzione costante, ordinaria e straordinaria.
Ma viviamo da molto tempo nell’epoca dei grandi progetti.
Dalla TAV al ponte sullo stretto di Messina, alle varie arterie stradali.
Stracci che volano nell’aria rarefatta della politica politicante.
Poca fantasia, nessuna utilità sociale , scarso impegno tecnologico, molto profitto.
Qualche tangente.
E’ storia patria.
Se avanzano 10 miliardi si regalano agli imprenditori in cambio di nulla com’è stato il caso del Jobs Act.
Conta il consenso a breve.
Frega nulla della prevenzione.
Non porta voti.
La quale tuttavia avrebbe in sé grandi potenzialità, tecniche , sociali, occupazionali per contrastare un ciclo economico letteralmente disastroso.
Insomma cose che sappiamo.

Il Renzi anche in quest’occasione si dimostra, al di là e al di sopra di considerazioni prospettiche di tal misera fatta, uomo politico accorto anche in vista del referendum costituzionale.

Mentre sui giornaletti della destra è partito il solito inverecondo sciacallaggio lui guarda al futuro prossimo.

Il suo futuro, dico.

Infatti mentre fa e dice tutto ciò che bisogna necessariamente fare e dire in questi casi, (nulla da obiettare in proposito) non dimentica di essersi posto volontariamente sulla graticola referendaria.
Salvo il voltafaccia dell’ultim’ora laddove rinnega ciò che aveva dichiarato a reti unificate : se perdo me ne vado dalla politica.

Adesso ha bisogno, vitale, urgente – anche mentre D’Alema , il rottamato, pare richiamare un certo seguito alla sua battaglia per il NO alla controriforma – di dividere le forze timidamente avverse interne al suo partito.

Ergo coglie al volo l’occasione del terremoto per evitare lo scisma interno.

Terremoto contro scisma.

Chi meglio di Errani?
Nessuno.

Mossa pregevole sotto il profilo del combattimento politico che , come più volte ho sostenuto, non si differenzia dalla guerra.
A parte il sangue.

Errani infatti è stato dalemiano di ferro da giovane, poi bersaniano pro tempore e poi semplicemente esarca.
La sua vera natura.
Uomo di mediazioni estenuanti, paziente , tenace,  realista, alieno da pindarici voli e pensieri troppo lunghi, o per meglio dire astratti , pragmatico , alla mano, non inviso a nessuno e ovviamente amico di tutti e, al caso , di nessuno.

Insomma un politico puro.
Per quanto puro possa essere un politico fatto e finito.
Cioè neppure un pochino.

Confesso che a me resta simpatico per quel suo essersi fatto largo nel gulag ravennate.

E Renzi ,ritornato sveglio dopo l’egocentrica dilettantesca cazzata del “se perdo me ne vado”, ha pensato bene di pensare a lui guardando con un occhio al terremoto (tutto sommato meglio Errani del solito tecnico da strapazzo) e con un altro alla lotta interna al suo partito.

E così un danno collaterale del terremoto fa tremare la terra sotto i piedi del tiepido Bersani.
Dato che si deve sapere Errani sta con Renzi .
E vota SI.

Votando anche contro tutta la sua esperienza al governo di una regione, dato che le autonomie locali e regionali vengono messe col culo per terra dalla controriforma del titolo V della costituzione.

Ma si sa.
L’acqua passata non macina più.
E il potere logora chi non ce l’ha.
In effetti.

Considerazioni agostane.

agosto 19, 2016

Claudio Pagani mi ha fatto un “regalo” di ferragosto inviandomi la recente intervista di D’Alema. La trovate in un commento in calce al mio Body Count.

Il senso del “regalo” è : la pensate allo stesso modo.

Colgo l’occasione per chiarire il mio, sempre modesto, pensiero ad uso ( ed eventualmente consumo) di quei quattro gatti che ancora seguono questo pseudo blog.

In verità non la pensiamo allo stesso modo da molto tempo.

Adesso non avrei molto da obiettare nel merito al ragionamento di D’Alema sulla “porcheria” della riforma costituzionale.
In effetti trattasi di una boiata pazzesca volta a prendere per il culo gli elettori.

Si tratta come al solito solo di un volar di stracci per far contenti ambienti finanziari globali che da tempo hanno dettato la linea.
Basta con queste costituzioni democratiche.
Basta con questo eccesso di democrazia.

Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere , dato che il tempo storico della democrazia è ormai agli sgoccioli. Più che altro un pallido simulacro ideologico volto a consolidare un dominio “pieno e incontrollato”. Uso quest’ultima definizione non a caso. Quella che usò Aldo Moro dalla sua prigione brigatista.

Oggi siamo tutti sotto il dominio assoluto di un “liberismo liberato” da ogni vincolo democratico.

Ho da obiettare invece sul fatto che la cialtronata “riformista” s’inscriverebbe, tutta intera -secondo D’Alema – in una degenerazione del PD renzista dove è in vigore la personalizzazione che ha sostituito il dibattito.

In sostanza nel PDR si colpiscono le persone e non le idee.
E’ vero, ma anche no, come direbbe quello che ha ideato il progetto politico del PD.
Va tenuto conto che le idee non si separano dalle persone. E anche in passato chi dissentiva veniva colpito.
O con la classica promozione(fuori dalle palle) o con la emarginazione silenziosa (sempre fuori dalle palle).

Un metodo meno cruento della rottamazione pura e semplice.
Anche più civile dato che in qualche caso dopo un periodo di decantazione dello scontro si poteva tornare sulla scena in altri ruoli.

Tuttavia ciò che non s’avverte in questa denuncia della rottamazione ad personam è l’origine , la fonte primaria dell’attuale stato di cose.

Si ha ben ragione nel dire che Renzi ha bisogno di far fuori i vecchi protagonisti della sinistra italiana dato che fanno ostacolo. Ma, attenzione , non fanno ostacolo ad una persona ma di fatto costituiscono intralcio ad un progetto: quello del PD.

Il PD, infatti, nasce per andare via per sempre da tutto ciò che concerne la sinistra, del passato, del presente, e anzitutto da un sempre (forse) possibile futuro.
Al PD in quanto tale fu, costitutivamente, affidato questo compito.
E tanti della sinistra trapassata aderirono sulla scorta di una subalternità al pensiero unico e con la presunzione , infondata, di poter in qualche modo continuare ad influire nel processo politico che s’apriva.

Pura illusione.

Il PD di Veltroni aspettava Renzi.
Non altri.

Perciò, l’ho già detto e lo ripeto, nei documenti fondativi del PD la parola “sinistra” non ricorre mai. Per la semplice ragione che nel PD la sinistra comunque connotata non può essere evocata , pena il fallimento del progetto.

Che poi venga strumentalmente richiamata , alla bisogna, per tener a bada i pochi militanti rimasti a cuocere salcicce è tutt’altro paio di maniche.
Così come ai media di regime serve accreditare il PD come centrosinistra.

Dunque per venire ai minimi, sostanziali, cogenti termini, chi attacca Renzi è mio amico, ma se pensa di salvare il PD con la folle illusione di prenderne il comando ,prima o poi, è un mio avversario.

E’ uno che fa finta di non aver capito l’errore originario: l’adesione ad un partito nato per far fuori qualsiasi idea , vecchia o nuova, di sinistra.

E se è nato un partito così vi saranno pure delle cause non contingenti.
Nei DS in molti pensavano che la sinistra fosse ormai un ferrovecchio nella nuova epoca aperta dopo il 1989.

Un’idea incubata da molto tempo.

Da quando si tessevano le lodi al gran bugiardo Tony Blair e si voleva fare l’Ulivo mondiale con il principale rappresentante delle lobbies finanziarie , Bill Clinton.

Un’idea maturata nel disarmo unilaterale , quando negli anni novanta del secolo scorso si cominciò a mutuare il linguaggio perverso del Grande Mercato Globale contro lo statalismo, contro le rendite , contro quei vecchi maiali di operai che andavano in pensione dopo soli 35 anni, quando s’accreditava la tesi idiota di arcigni vecchietti che toglievano il pane di bocca ai giovani.
Quando la flessibilità era un valore pienamente accettato, quando ci si spiegava che fare un lavoro per tutta la vita non era certo gradito ai giovani che si volevano fare imprenditori di sé stessi.

Quando nella giungla della new economy s’accettava l’idea che un giovane dovesse esporsi senza paura al dolce vento liberista , col coltello tra i denti, a combattere solo contro tutti.
E vinca il migliore.
Ai peggiori una residua carità.
E peccato se i “peggiori” sono maggioranza in qualsiasi angolo del mondo.
Sfiga per loro.
Da qui ,il famoso Merito, le Pari opportunità,l’Equità.
Astuzia ingannevole delle parole.
Altro che giustizia sociale.

E’ qui, esattamente qui, che la Politica ha perso progressivamente terreno e consenso mentre s’acconciava a combattere il famigerato statalismo.
Ed è sempre in quest’ambito ( maleodorante fogna) che i democratici hanno votato ogni sorta di nequizia : dal Jobs act , al pareggio di bilancio in Costituzione, alla liquidazione del sistema previdenziale pubblico.

Oggi tutta quella merda ideologica vi si rivolta contro cari democratici di sinistra.
Contro tutti voi che pensavate d’orientare il corso delle cose, al margine, molto al margine, dei processi reali prodotti dal neocapitalismo di rapina.

Era davvero possibile opporsi con qualche speranza di successo?
Debbo dire onestamente che forse non era possibile.
Altrettanto francamente devo dire che bisognava provarci .
In ogni caso.

Costituirsi come opposizione ideale, politica, programmatica con un lungo e faticoso lavoro di analisi nel tentativo di elaborare adeguate categorie concettuali per comprendere e far comprendere le nuove coordinate per condurre una vecchia lotta.
Quella della maggioranza dei “peggiori” contro il potere assoluto dei “migliori”.
Tanti di voi (tanti?) erano provvisti dell’intelligenza e della cultura politica per farlo.
Ma avete messo a tacere l’intelligenza in favore di un poco di potere. Qui ed ora.
Avete fallito anche in questo miserevole obiettivo.

Adesso è tardi come dimostra la disastrosa esperienza di Sinistra Italiana e la totale inconsistenza, persino ridicola dell’opposizione interna. Inutile aggrapparsi a Speranza caro D’Alema, persino un pochino puerile. Renzi se lo mangia in un sol boccone.

Quanto ai tre punti di riforma proposti in quell’intervista nella mia idea di contrapposizione radicale sarei ancora più incisivo in sole tre righe.
1) Via il Senato.
2) 400 deputati alla Camera.
3) Legge elettorale proporzionale con sbarramento al 5%.

Ma per fare questo bisogna essere fuori e contro senza mezze misure, senza inseguire altro che un obiettivo: educare (mi scuso per il termine desueto) una nuova generazione alla lotta. E non lo si fa (lo dico per inciso) concedendo un qualche sussidio per i “peggiori”.

Per il resto D’Alema usa parole calibrate al millimetro per quanto riguarda la situazione in Siria.
Del tutto condivisibili.

E’ ben per questo, e D’Alema doveva saperlo, che Renzi doveva mandare uno scartino , tecnicamente parlando, a fare l’Alto commissario per la politica estera nell’UE.
Andava bene a Renzi che certo non affiderebbe a nessun altro che a sé medesimo la politica estera e andava strabene ai governi dell’UE che, del pari non delegano a nessun altro se non a loro stessi un tale ruolo.
Dato che l’Europa è ormai una pura e semplice espressione geografica.

PS. Estrinsecamente. Il caos geopolitico attuale con epicentro nel medio oriente può essere, almeno in parte, fronteggiato solo da un accordo tra USA e Russia.
La storia che doveva finire con la fine dell’URSS e il conseguente unilateralismo americano si prende la sua rivincita. Ma questo, appunto è altro discorso, molto interessante, sul quale magari cercherò di sproloquiare in seguito.

PPS. E tu dov’eri? Sento già l’obiezione dei renzidi. Beh io nel 2007 non ho aderito al PD contro ogni previsione. E nel 2009 ho terminato volontariamente a 59 anni la mia carriera politica. Ne soffro ancora adesso. Ma posso mandare in culo tutta questa manica di bulimici politicanti da strapazzo della loggia toscana e dintorni.
Come dissi una volta ad un giornalista che mi chiedeva perché mantenevo le distanze da D’Alema pur essendone il principale collaboratore: “non son aduso ad infoltir codazzi”.
Non lo ero allora e non lo son adesso.
La sola parola leader mi fa venir l’orticaria.

Body count.

luglio 31, 2016

M’imbatto in Platoon alla TV .
Un vecchio film sulla guerra del Vietnam.
Più obiettivo  e onesto di quello di Cimino, puttanesco e bugiardo e tuttavia tecnicamente perfetto.
Ricordate il rombo delle pale dell’elicottero mentre De Niro cerca di salvare i suoi amici e , prima ancora quei maiali vietcong che giocano alla roulette russa con i prigionieri americani?
Ma certo che sì.
Poi venne svelato l’orrore.
Il cuore di tenebra con Apocalypse Now .

Beh l’orrore stava da una parte sola.
Si chiamava body count.

Non lo sapevo, quando da giovane sfilavo in corteo gridando Johnson boia e poi anche Nixon Boia , immancabilmente seguito da : Adreotti è la tua troia .

Non lo sapevo.

Almeno non nei termini documentati che descrive Nick Turse nel suo “Così era il Vietnam”. Titolo originale : “ Kill Anything that Moves”.

Ma funzionava così: ammazzamento a cottimo.
Più ne trucidavi più aumentava il premio di produzione.
Taylorismo applicato alla guerra seguendo i dettami del tecnocrate McNamara

Secondo le testimonianze riportate da Turse in una ricerca accurata durata un decennio , infatti “il tuo successo si misurava sulla base della conta dei morti accertati, era del tutto secondario rendere sicura una zona rispetto ad uccidere un po’ di gente. Nella nostra unità, dei ragazzi che avevano uccisioni confermate si beccarono tre giorni di R&R , riposo e ricreazione. Li mandarono al mare , sulle spiagge di Vung Tau”.

Nel corso della guerra alcuni misero insieme un body count personale molto alto, qualcuno arrivò a superare il migliaio.
E naturalmente , secondo le migliori dinamiche del mercato, le diverse  unità erano messe in competizione tra loro , al punto che i vari punteggi erano affissi in apposite tabelle nelle mense.

In questa gara mortuaria accadeva spesso che si assassinassero civili, vecchi e bambini pur di aumentare il body count.
Gli si lasciava addosso un AK 47 per evitare eventuali inchieste, che comunque si risolvevano in regolari assoluzioni.( Non mancava mai un AK 47 agli americani , sia dell’esercito che dei marines, dato che non si fidavano di quella ciofeca d’ordinanza dell’M16.)

Facile no?

Quante Mi Lay (500 civili liquidati in un mattino) ci sono state in Vietnam?

Moltissime.

Era ordinaria amministrazione nelle missioni di “cerca e distruggi “ incendiare stuprare e ammazzare a man salva.

Si sparava a tutto ciò che era animato: uomini, donne, bambini, galline e maiali.

Era normale.
Nessuna differenza con Marzabotto.

Robert Gray , mitragliere. “ quando arrivammo , trovammo bambini ,morti e feriti”. Così descrisse la scena il soldato Louie. “ cinque o sei bambini ammucchiati uno sull’altro, qualche metro più in là altri bambini feriti, raggomitolati”.

Già.

I massacri fruttavano licenze, casse di birra e puttane nei luoghi della ricreazione. E ai graduati un sicuro avanzamento nel ruolino di servizio.
La sporca guerra fu soprattutto uccisione, en masse, di popolazione civile.
Lo ricordai una volta all’Università di Boulder in Colorado quando mi si chiedeva conto del mio passato comunista.
58.000 morti contro tre milioni e mezzo.
Non ebbi successo.
Per gli americani il loro sangue conta più, molto più, di quello degli altri.
Di tutti gli altri.
Forse è anche questo l’eccezionalismo americano.
Chissà se Alexis De Tocqueville lo aveva intuito quando individuava le potenziali debolezze della democrazia americana.
E , nel prossimo novembre chiunque eleggano , il grande paese continuerà a ritenersi al di sopra di qualsiasi legge e convenzione.
Con la sola , ma ragguardevole differenza, che oggi il mondo s’avvia ad esser multipolare.
Non credo sia un male per le periferie dell’impero.

Tempi interessanti.

luglio 27, 2016

“Che tu possa vivere in tempi interessanti”.
A quanto mi risulta è un antico detto cinese. Suona come una sorta di maledizione, per avvertire che è sempre meglio vivere in un tempo noioso.
Fatto sta che viviamo tempi interessanti.

1) Il Papa.

Dice che c’è guerra ma che non è guerra di religione bensì lotta per il potere “ per gli interessi, per i soldi, per le risorse naturali”.
E’ per questo accusato di marxismo da un foglio della destra cristiana xenofoba e integralista.
Forse ha ragione la destra. In effetti, non sempre, ma è accaduto, accade e accadrà che la religione assuma la funzione di oppio dei popoli.
In questa febbrile transizione post-capitalistica verso non si sa dove, la religione è impugnata come un’arma affilata per sgozzare preti ultraottantenni in Francia e per stabilizzare svolte autoritarie in Turchia.
La verità storica, non negabile in buona fede, è che il vaso di Pandora è stato aperto dall’occidente nel suo infingardo proposito di esportare democrazia volendo incamerare potere , risorse , dominio globale e suffragi elettorali in patria.
S’è fatto bollire a lungo e poi s’è di colpo scoperchiato il calderone in Afghanistan, Irak , Libia , Siria e in molte parti dell’Africa.
I risultati erano scontati in partenza. Schizzi bollenti ci arrivano in casa.
E sarà lunga.

2) Erdogan.

Il sultano democraticamente eletto fa piazza pulita.
Qualche considerazione sarebbe da svolgere intorno alla democrazia al tempo del potere assoluto della finanza. Mi limito a dire, postdatando, che , purtroppo Berlinguer aveva torto quando affermava che “la democrazia è un valore storico universale”.
Mica vero. Mai stato vero e meno che mai in questo terzo millennio.La democrazia non pare compatibile col capitalismo mutante del terzo millennio e con il caos geopolitico conseguente alla caduta di quel muro a Berlino.

Adesso ricordo la notte del “golpe” in Turchia.
Carri per le strade e gente che applaude. I media dicono che la gente sembra gioire. In effetti così sembrava anche a me.
Intanto il portavoce della NATO chiarisce che non è prevista alcuna riunione dell’alleanza atlantica.
E’ in atto un colpo di stato in un paese NATO e voi neppure prevedete di riunirvi?
Gatta ci cova.
Kerry e Lavrov sono a colloquio proprio in quelle ore a Mosca.
La gatta continua imperterrita a covare.
Nel mentre Putin s’affretta a chiarire che “non siamo stati informati”.
La gatta cova e fa le fusa.

Ad un certo punto c’è un netto cambio d’immagine.
Su uno dei ponti del bosforo si spara , qualcuno cade, e arriva Erdogan sul telefonino a chiamare i turchi a scendere in piazza. Non scorgo nelle immagini tanta gente.
Ma domani è un altro giorno.

Infatti.
Velocità della luce.
Il sultano arresta migliaia di persone e li esibisce nudi e crudi ai media mondiali.
Il silenzio speranzoso dell’occidente durato lunghe ore viene interrotto a denti stretti da manifestazioni di soddisfazione per il fallito golpe.
Mustafa Kemal Ataturk è lontano alcuni parsec mentre l’Europa s’affretta a garantire al sultano i sei miliardi di euro promessi a suo tempo per contenere alla turca, of course, l’immigrazione dalla Siria.
Putin se la ride sotto i baffi che non ha, perché dopo che Erdogan gli ha porto formali scuse e adeguati indennizzi per il provocatorio abbattimento del MIG ed ha fatto mancare la corrente elettrica alla base di Incirlik s’allenta momentaneamente il cerchio di ferro che gli USA gli stringono al collo portandogli la Nato sotto al culo.

Come dargli torto. E’ la geopolitica bellezza!
Resta che il presidente turco , democraticamente eletto, è una carogna della peggior specie. Per conto mio preferivo, pardon , consideravo meno peggio tanto Saddam , quanto Gheddafi. Ma è la democrazia bellezza!

 

3) Hillary.

 

Ha vinto le primarie la moglie di Bill che le aveva perdute contro Obama.
La Hillary.
Uno dei peggiori , incompetenti, segretari di stato che gli USA abbiano mai avuto.
Una dei maggiori rappresentanti dell’establishment e della finanza di Wall Street , una che incarna una sorta di democrazia dinastica.
La prima donna americana presidente che rischia di non diventarlo di fronte al peggiore Trump.
“Bernie o nessuno”. Ha detto un sostenitore di Sanders.
Ha ragione.

Scheda bianca.
Anch’io voterei in tal modo, tanto più che Sanders avrebbe avuto migliori possibilità di battere il cialtrone miliardario.
Anzi lo avrebbe battuto senza tema.

Ma in USA le cose vanno così.
Ci si prenota per la presidenza.
Prima Bush padre, poi il figlio cretino.
Poi pausa d’immagine imposta dai disastri del suddetto Bush junior teleguidato dalla banda neocon.
Adesso si torna alla normalità, Trump permettendo, con la moglie del grande Bill.

Ma già s’avverte che, magari dopo il giro della signora Clinton, spetterà alla signora Obama che ha fatto un così bel discorso.
E teniamo conto che ci son vari figlioletti/e che intanto cresceranno.

Mah.

E’ una democrazia non più inclusiva da tempo. Nella quale, in un presente arduo sul piano sociale in tutto l’occidente e con la grande Unione in Europa ormai a pezzi in virtù di uno sconsiderato allargamento e di politiche funzionali solo alla finanza globale, s’accrescono reazioni violente  e irrazionali sotto la falsa bandiera dell’Islam. E non mancano i rigurgiti nazionalisti e anche qualcosa di più. Non a caso il povero bastardo che ha sparato con quella Glock in Germania s’ispirava al neo nazista che fece strage dei giovani socialdemocratici ad Utoya.

 

Tempi interessanti.

Illuminati e populisti.

luglio 13, 2016

Nel pieno di un’estate torrida e all’indomani della Brexit rispunta Mario Monti a rinnovare lo scontro fuorviante tra Illuminati e populisti.

 

Gli Illuminati (qualsiasi riferimento alla setta fondata in Baviera nella seconda metà del settecento è da ritenersi puramente casuale) sono quelli che sanno.

Tutto.

Dunque spetta a loro ogni decisione, accuratamente posta al riparo da interferenze irrazionali del popolo bue .
Ombrosi summit di competenti , ricchi , tecnocrati , in rappresentanza del capitalismo finanziario dirigono (o credono fermamente di farlo) le sorti dell’intero orbe terraqueo.

 

 

I populisti, d’altro canto non son più quelli contro cui polemizzava aspramente, nel particolare contesto russo dell’inizio del secolo scorso , il Lenin del “Cosa sono gli amici del popolo”.

I populisti del terzo millennio, per dirla nel loro gergo , son piuttosto quelli che vanno a filmare un poveraccio che caga dove può, nei pressi della stazione di Milano.

 

Così va il mondo.
In fin dei conti illuminati e populisti son due facce della stessa medaglia.

 

In quest’ambito sento Monti dire che non se ne può più di questo “abuso di democrazia”.
E mi confermo nell’idea, a suo tempo molto contestata su queste pagine, che erano molto meglio le elezioni di quel Monti, fatto senatore a vita in un battito di ciglia e poi insediato alla presidenza del Consiglio dei ministri con monocratica decisione.

Ma Mario Monti, con tutto il rispetto, fu ed è soltanto un esecutore.
Uno che dalla sera alla mattina ha liquidato del tutto ciò che un tempo in Italia era solito definirsi come il sistema pubblico della previdenza sociale.

Fu il battistrada di Renzi, subentrato anch’esso , col solito metodo “democratico” all’esangue Letta e coi voti raccolti dal PD di Bersani.
Insomma, un colpo di mano servito in bianco, (gli italiani ma anche gli europei hanno stomaci deboli) composto di un paio di fasi ben studiate e imposte dal più alto colle.

Tutto secondo le regole , naturalmente.
E tra applausi e lodi smisurate di media totalmente asserviti.
Quegli stessi che adesso dopo la batosta elettorale subita dal partito della nazione avanzano suggerimenti in forma di critica al fiorentino.

 

A quest’ultimo è ora affidato un arduo compito.

Dopo aver scardinato le residue regole del mercato del lavoro e aver impinguato le tasche dei “datori” di lavoro, i quali da sempre in Italia più che dare prendono quel che c’è , (di soldi pubblici) poco o tanto che sia, si pone infatti a Renzi il problema di come accreditare una sorta di terza via tra illuminati e populisti.

Cosa può fare il giovane premier se non proseguire ed anzi intensificare, superandosi, la sua straordinaria abilità di prestigiatore?

Non basta più apparire un giorno illuminato, “noi non violiamo le regole europee” e il giorno dopo populista “non può essere solo l’Europa dell’economia”.

Ci vorrebbe qualche cosina di più per superare la percezione che i cittadini comuni hanno rispetto al loro incertissimo futuro a partire da un presente reale che fa schifo.
Lo zero virgola uno in più non serve a cambiare una tale , ben fondata, percezione.

Da qui l’idea che si sta rivelando rischiosa di indire il plebiscito.
Infatti , il Fiorentino cerca di correggere la rotta verso il suo personale spiaggiamento.
Aveva detto: se perdo vado a casa , cambio mestiere.

Bravo.
Così si parla populisticamente alla pancia del popolo , ex classe media compresa che essendo nella cacca non può che aggrapparsi , tanto non costa niente, ad una qualche speranza di cambiamento se non altro nello stile dei governanti.

Adesso però  dice che resterà comunque segretario del PD e in ogni caso non vuole più parlare del suo personale destino.
E men che mai rinunciare a quell’Alfano con tutto il suo immenso corteo di parentele.

 

A tal proposito mi consento una piccola digressione.
Ricordo gente che si è dimessa per ragioni di mera opportunità politica per molto, molto meno, in Italia come altrove.
La lista è lunghissima.

Ma Angelino è prezioso per Renzi, anche perché il suo sodale toscano non è uno che si accontenta di un tozzo di pane. Verdini è un tipo tosto.
Assai.
E Formigoni non è da meno.

 

Situazione difficile, dunque.

 

Ci vorrebbe un ulteriore colpo di genio o di …culo.
Ad occhio e croce non basterà un margine di flessibilità, magari a margine del bail- in.
Ci vorrebbe (ancora) una terza via.

Già.

Solo che non è contemplata nell’agenda del capitalismo finanziario ( a Giddens piacendo) e per ciò stesso non può esser inserita – quand’anche se ne avesse la visione e la capacità di sintesi- nell’agenda politica di governanti, tutti , nessuno escluso, diventati ormai da tempo pallidi od abili (non importa) “comitati d’affari della borghesia”.

 

E’ il terzo millennio , bellezza! Corre il tempo del “liberismo liberato” come dice Alain Badiou.

 

Il vaso di Pandora è stato aperto da ormai 30 anni, con la sinistra riformista a rigirarsi i mollicci pollici insieme ai sindacati, di fronte alla straordinaria opportunità geopolitica servita su di un piatto d’argento ai rapinatori della finanza dopo l’inevitabile crollo del campo del socialismo reale.

A rinchiuderlo serviranno , l’impegno , i sacrifici le lacrime e forse il sangue di almeno un paio di generazioni.

Intanto i “politici” navigano sotto costa , a vista. Senza alcun strumento atto a captare, non tanto la possibilità di invertire la rotta, quanto piuttosto di cambiarla a viva forza verso altri possibili lidi, prima che la spietata guerra di classe della finanza globale riduca in schiavitù ciò che ancora è rimasto libero.

 

Morale riassuntiva.

 

Per me il NO al referendum /plebiscito di Novembre è obiettivamente carico di valenze che vanno molto oltre la sorte del Fiorentino .

E’ una prova di forza residua di ciò che resta della democrazia contro  il combinato disposto della riforma del Senato e dell’Italicum.

Se vince il NO rimane aperta qualche sia pur ridotta possibilità di risalire la china e affermare che c’è democrazia solo se c’è rappresentanza politica.
E c’è forza politica vera , solo se quest’ultima torna a rappresentare bisogni, domande, diritti dei cittadini.

A partire, sissignore, dall’enorme crescente massa di poveri e “semi poveri” che popolano ormai trasversalmente non solo il sud del pianeta ma l’intero occidente.

E senza forza politica vera, in grado di cominciare ad opporsi agli illuminati quanto ai populisti, comincio a pensare che coloro che verranno dopo di noi si troveranno a rimpiangere i tempi della relativa sicurezza dell’ormai lontana epoca della guerra fredda.

 

 

PS. Avevo avanzato un dubbio rispetto alla posizione del M5S sull’Italicum. Mi sa che , almeno stavolta, non ho sbagliato.

il nostro male viene da più lontano.

luglio 1, 2016

Quel giorno del 1978.
Le “idi di marzo” preannunciate da Mino Pecorelli.
Via Fani. Vengono sparati 91 colpi in sessanta secondi.
Sette armi diverse . Una sola ha sparato ben 49 colpi. Quelli che vanno a segno uccidendo i cinque uomini della scorta di Aldo Moro e lasciandolo illeso.
Il tiratore viene descritto da un testimone: “sparava come Tex Willer tenendo la mano sinistra guantata sopra la canna dell’arma.”
A qualcuno, tra cui chi scrive, bastò questa dinamica dell’agguato per capire che qualcosa non andava.
La decantata “geometrica potenza delle BR” parve subito una solenne puttanata.
Chi spara in quel modo non può che provenire da un ambiente militare.
Un killer professionista.

Anni dopo, mi capitò, in quanto membro della Commissione bicamerale di Palazzo San Macuto ( credo di averlo già scritto in questo blog) di chiedere la perizia balistica sulle armi impiegate in via Fani, tanto per darmi conto dell’impossibilità tecnica di sparare 91 colpi in un minuto con le armi ufficialmente repertate dopo il massacro. Tra cui figuravano due mitra di fabbricazione belga risalenti alla seconda guerra mondiale , uno dei quali con la canna completamente liscia.
Roba da mercatino dell’usato per amatori senza soldi da spendere.

Mi fu detto che la prima perizia era risultata imperfetta e che non valeva granché.
Poi subentrarono altri pressanti impegni , come spesso accade in politica, e non me ne occupai più di tanto.

La mia idea me l’ero fatta.

Le BR avevano realizzato un’alleanza di fatto con settori dello stato e la criminalità organizzata.

Infatti, da subito, uno dei ricercati come probabili membri del commando di via Fani era Giustino De Vuono.
Un calabrese proveniente dalla ndrangheta con una esperienza nella Legione straniera dalla quale venne espulso per eccesso di violenza e politicizzato in carcere, nientemeno, dalle BR.
Solo che in seguito lo Stato, in tutti i suoi apparati , compreso il potere giudiziario sembrò rinunciare del tutto a ricercare il killer conosciuto negli ambienti criminali anzitutto per la sua stupefacente destrezza nell’uso delle armi.

A me è tornata in mente questa figura grazie al recente libro inchiesta “Morte di un Presidente” di Paolo Cucchiarelli appena edito da Ponte alle Grazie.
L’autore , passo dopo passo, arriva molto vicino a dimostrare che l’esecutore materiale della sentenza di morte emessa per conto terzi dalle BR fu proprio il De Vuono che , nelle more, è sparito da ogni orizzonte.
Del resto anni addietro, quando l’assassino di professione fu fermato in Paraguay, le autorità italiane risposero che nulla risultava a carico del suddetto.

Ma a parte ciò che più mi ha colpito,  in quanto convalida un’idea che corrisponde in me  ad una certezza, il libro di Cucchiarelli andrebbe letto (capisco che è faticoso) da quanti s’affacciano alla politica ai tempi nostri.

Vi è il rischio di non capire nulla della storia patria ma anche della geopolitica attuale (in sostanza del nostro presente) se non si ritorna a quel fatidico 9 maggio del lontano 1978.

Non a caso Cucchiarelli chiarisce che : “ l’omicidio di Aldo Moro è l’atto finale di una storia orribile, impresentabile e senza onore,neppure quello dovuto tra ex avversari che si sono duramente combattuti con le armi. E’ uno dei pochi eventi che dividono la storia recente tra un prima e un dopo. E il dopo è questo tempo in cui viviamo. Ecco perché quella del Presidente è una morte che riguarda tutti, anche e soprattutto i giovani.”

Ed ecco perché io non mi sono mai liberato, se non a tratti, di quella storia orribile pensando alle conseguenze, storiche , politiche e morali che da allora hanno sempre pesato sull’intera nazione.

“Il mio sangue ricadrà su di voi” , scrisse Aldo Moro consapevole della condanna a morte.
E così è stato.
Anche in senso concreto.
Basti pensare alla sequela di omicidi che seguirono alla sua scomparsa, tutti collegati ad un’ indicibile verità: Da Pecorelli a Dalla Chiesa passando per molti altri “giustiziati” direttamente dalle BR in nome di una congiura del silenzio che dura ancora oggi.

Il libro in questione che, effettivamente presenta qualche difficoltà di lettura a chi non vissuto quel periodo oscuro, ha il merito di avanzare alcune verità relative e alternative.

Non a caso inizia con “La sabbia”.

Sì la sabbia che fu trovata nei risvolti dei pantaloni di Moro cadavere.
Ah , i dettagli.
Laddove s’annida il diavolo.
E quanti dettagli trascurati scientemente.
Quante bugie criminali, quante omissioni, quante viltà.

Un delitto “lasciato accadere” .
Già.
E qui risiede l’attualità .

In questo XXI secolo quanti delitti, massacri e stragi sono stati “lasciati accadere”?

Dovrebbe essere una domanda che assilla tutti a partire da quella guerra infinita al terrorismo che fu proclamata da un bifolco texano impregnato di petrolio all’inizio di questo terzo millennio.

Una guerra riproclamata solennemente, a mento in su, da quel faccione di Hollande.

Quante cose nefande potranno esser “lasciate accadere” dietro lo schermo di questa guerra?

Conviene chiederselo per tempo se davvero si vogliono combattere i fascisti dell’ISIS.

A quest’ultimo proposito , già che ci sono , consiglierei anche la lettura del testo del discorso di Alain Badiou dopo le stragi di Parigi : “Il nostro male viene da più lontano”.

Leave.

giugno 24, 2016

Come qualche lettore sa (pochi per la verità) , stanotte avevo scritto un pezzo con l’idea che il remaine alla fine avrebbe vinto.
Con la cautela : “se i sondaggi sono giusti”.
Tocca rifare l’articolo dice un commento.
Non proprio.
Appena possibile lo recupero e lo ripubblico.
(Se sono capace di manovrare il mezzo informatico per recuperarlo ).
Concludevo comunque chiarendo che un eventuale shock relativo ad una vittoria del leave avrebbe potuto essere anche positivo per rimettere in carreggiata l’Europa politica.

Ma , resta che è meglio adesso cercar di capire cosa può accadere, per cui l’articolo di stanotte è superato.

Il fatto è davvero compiuto.
E per impulso della destra, come ha giustamente notato Massimo Di Mascio.

E qui sta il vero problema.
E’ stata sconfitta l’Europa concepita dopo l’allargamento e le politiche di austerità.
In verità un’Europa ostinatamente conservatrice come quella che è uscita dopo la riforma di Lisbona.

Romano Prodi coglie a caldo un punto: “hanno votato leave i poveri”.
Penso sia vero.
Chissà perché lo hanno fatto?

E il Presidente della Repubblica dice che il problema è politico.
Vero anche questo.
Non è una frase fatta , di maniera.
Manca l’Europa politica , quell’ Europa che può rappresentare non solo gli Stati ma i popoli.

E son mancati all’appuntamento con l’Europa politica proprio i socialisti e i socialdemocratici.

Adesso bisognerà vedere se , finalmente, invece di attendere il quasi inevitabile effetto domino, si sarà capaci di fare un passo avanti.

Nell’unico modo possibile. Con una svolta politica radicale anche rimettendo in discussione , in prospettiva, il trattato di Lisbona.

Ma anzitutto procedendo allo smantellamento delle politiche austeritarie, inviando presto un messaggio controcorrente ai cittadini europei.
Un messaggio che preveda una cosa che si chiama giustizia sociale.

Usare la difficoltà come un’occasione positiva in sostanza.

Lo si farà?

Non son certo io in grado di dirlo.

Resto alquanto pessimista.
Adesso s’imbocca la lunga strada per attuare la procedura di uscita del Regno Unito dall’Unione.
E magari ci si attarderà in una negoziazione più o meno punitiva.
E sarebbe un grave errore.

Dovesse prevalere un riflesso conservatore allora davvero l’esperienza dell’Europa sarà definitivamente archiviata dalla storia.

Bisognerà avere il coraggio di ammettere una sconfitta se non il fallimento dell’Europa concepita a Lisbona.

Difficile perché son in gioco poteri finanziari globali e classi dirigenti nazionali.

Difficile ma non impossibile.

E se alla fine prevalesse anche solo un barlume di consapevolezza nella direzione di un cambiamento netto, lo dovremo proprio a quei poveri che hanno votato leave.

Un paradosso.
Dato che i britannici in verità si son dati la zappa sui piedi potendo godere da sempre delle possibilità offerte dall’appartenenza europea senza dare in cambio alcunché, tramite la clausola dell’opting out inventata proprio per loro.

Ma un felice paradosso. Forse si comincerà a capire che l’Europa del futuro non può più essere percepita come una camicia di forza per costringere popoli e governi a cedere sovranità, non ad un’entità democratica sovraordinata legittimata dal consenso dei cittadini elettori, ma a poteri senza volto, sempre più rapaci e capaci d’imporre unilateralmente i propri esclusivi interessi.

A questo punto, grazie al “voto dei poveri” devasi cominciare a smantellare il baraccone di Lisbona e usare le macerie ,come spesso s’è fatto nella storia umana, per erigere un’altra costruzione: l’Europa degli europei.
Magari ripensando a quell’antico documento scritto a Ventotene.
O si rilancia o si muore.

In memoria di Jo Cox.

giugno 23, 2016

Salvo prova contraria e stando ai sondaggi sta vincendo  il remaine.

Non a caso il referendum l’ha voluto Cameron per contrattare le condizioni per restare in Europa.
Si è trattato di un vero e proprio ricatto , come ha detto Casini.
Sissignore proprio Casini!
Altro che sinistra.
Non pervenuta.

Il Regno Unito nell’UE gode di privilegi assolutamente impensabili per ogni altro paese europeo.
Li ha enormemente aumentati con il remaine.

Se i sondaggi dicono la verità poco alla volta sapremo quanto abbiamo sborsato per far rimanere la talpa degli USA nel cuore dell’Europa.

Intanto sappiamo che Cameron ha ottenuto, preventivamente, la limitazione del Welfare per i cittadini europei /comunitari che vivono nel Regno Unito. Come a dire che ciò che vale per tutti gli europei non vale più non appena si mette piede nel territorio dell’UK.

Intanto la Regina, insieme ai suoi parenti, potrà continuare ad usufruire dei contributi europei per le sue tenute (pagati anche da noi italiani che siamo contribuenti netti (diamo di più di ciò che riceviamo) senza colpo ferire.

Già perché il Regno Unito, al contrario di noi italiani riceve molto più di ciò che dà all’UE.

Da sempre.

In più gode della clausola di esenzione ( Opting out) in base alla quale se ne fotte di Schengen, dell’unione economica e monetaria, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, e dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

Cioè , per capirci, l’UK da sempre tiene un piede dentro e uno fuori dall’Europa.

E lo fa per conto proprio e per conto terzi/americani.

E’ la geopolitica ragazzi.

Per questo quando stava per vincere il leave s’ammazza la deputata laburista Jo Cox.

Sissignore.

Qui lo dico e lo confermo.

E non mi frega nulla di quelli (poveracci) che m’accuseranno di complottismo.

Non esistono pazzi così tempestivi, capaci di rovesciare gli esiti di un referendum alla vigilia di un voto.

O non s’impara mai nulla dall’esperienza?

Pazzi.
Già.

Non lo fu Lee. H. Oswald.

Col suo patetico fucile e con la sua troppo perfetta, accurata,  biografia.

 

Non lo fu Sirhan. B. Sirhan.

Che uccise chi aveva appena detto che : “soltanto i poteri di un Presidente potranno un giorno rivelare al mondo la verità sull’assassinio di mio fratello.”

 

Non lo furono le ” seconde” BR con Moro.

 

E non fu suicida (se non di stato) quel David Kelly che contestava, in quanto osservatore dell’ONU, l’esistenza delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein che avrebbero potuto colpire l’UK in soli 45 minuti ,come affermò il gran bugiardo : Tony Blair.

 

Il leave, al netto delle nostre personali  preferenze, non doveva  vincere.

 

Quindi non poteva.

 

Ad ogni costo.

 

Il giorno successivo all’assassinio di Jo Cox , non a caso le borse europee e quella americana sguazzavano  nel suo sangue.

 

E’ il mercato  globale.

 

Ed è feroce.

 

 

PS. Se poi i risultati smentiranno i sondaggi beh lo shock a mio avviso potrà forse  produrre una riflessione critica sulla costruzione dell’Europa politica da tempo auspicabile assai.