Autocritica.

aprile 28, 2016

L’idea originale doveva muovere nelle intenzioni (almeno le mie) su due piani tra loro connessi.

Il primo.
Farsi strada tra l’astensionismo critico nell’elettorato del PD, che s’era manifestato in modo eclatante alle regionali, e la obiettiva, peculiare, debolezza del M5S. Quest’ultima confermata da sondaggi recenti.
Insomma . Possibilità reale di andare al ballottaggio con una lista civica di tipo nuovo.

Il secondo.
Dare luogo ad un esperimento/progetto largamente trasversale, da radicare nella comunità bolognese, corrispondente ad una alleanza tra cittadini di diversa provenienza politica , esperienza sociale , tradizione culturale.
Un motore a sinistra ma un cuore gettato oltre l’ostacolo della sinistra conosciuta.

Insomma. Una risalita alla politica per vie inedite raccogliendo umori e senso comune diffusi molto oltre il chiuso cerchio della sinistra a sinistra del PD.
Per dirla con Malvaldi sfuggire finalmente “all’errore di campionamento” , errore che si fa comunemente quando crediamo che le persone che conosciamo siano un campione rappresentativo del mondo reale.

Ebbene la missione impossibile non è riuscita.

La ragione principale va ricercata nella mancanza di interpreti , nell’evidente indisponibilità di tanti ad esporsi in prima persona. Un sindacalista novecentesco direbbe a “spendersi”per un progetto politico tanto ambizioso quanto poco attraente nel clima di sfiducia, passività e disincantata rassegnazione che caratterizza da molto tempo il paesaggio bolognese. Nel quale peraltro l’inerzia conservatrice rispetto ai fasti di un passato ormai remoto s’impone quasi sempre e quasi ovunque oltre la cerchia del mille.

Per rompere il muro del TINA a Bologna la condizione necessaria, seppur non sufficiente, era proprio sfuggire all’errore di campionamento.

A tal fine ebbi a dire che : PRIMA il candidato. Cioè una persona in grado di interpretare il progetto.
Grande scandalo tra i benpensanti del programma, ovviamente. Da discutere, ovviamente, in tanti e diversi tavoli.
Stile Leopolda.
Con tutto il resto del mondo fuori, naturalmente.

Ma PRIMA anche la manutenzione in senso lato. Manutenzione fisica e civile, pedagogia pure.
Empatia da conquistare sporcando le proprie radicate convinzioni nel sudato , rozzo, contatto con larghi strati di umanità in vari gradi dolente. Compresa quella che vota Salvini.

Per me, nella post democrazia renzista, a Bologna: un’unica rivoluzione, manutenzione.
Dettagli di vita quotidiana, da recuperare e su cui proporre soluzioni parziali e praticabili in un ascolto non passivo e paraculo dando luogo ad un’alleanza tra cittadini.

Un primo importante passo per la traversata del deserto.
A Bologna fino al settembre dello scorso anno, mi pareva di scorgere un’oasi, una prima tappa seppur lontana e indistinta.
Era un miraggio.

E’ prevalsa infatti un’altra più realistica idea: testare anche a Bologna la forza elettorale di un Possibile nuovo partito della Sinistra Italiana.
L’opposto di un Podemos in salsa felsinea.

Probabile fosse inevitabile.

Non attribuisco colpe ad alcuno se non a quanti (pochi) assieme a me si sono illusi per un breve momento di poter contare sul potenziale di militanza della sinistra morente e nascente.

Niente da fare.

Questa neosinistra parla spesso inglese, legge fumetti, (non come i vecchi marxisti del novecento rimasti a Tex Willer e ad altre meno amene e più aggiornate letture)si avvale di una fisicità prorompente , si nutre di simboli e narrazioni post moderne e, volente o nolente specie nella sua parte avanguardista, s’appresta all’inevitabile cooptazione complice anche la contaminazione con gli ex sostenitori di Merola.

Sul piano nazionale se non ci fosse una tal sinistra Renzi dovrebbe inventarla, nel momento in cui comincia a rinverdire la stagione degli opposti estremismi, corollario più che necessario al suo partito della nazione.

Tuttavia , fallita l’ipotesi civica non resta molto altro in campo.
Ergo fate voi.
Non chiedete a me. Non sono credibile dato che indicai un disegno per il quale, evidentemente, non esistevano i presupposti minimi.

PS. Adesso vedo gente che m’accusa di trattativismo dopo aver insistito alla morte,invocando anche ragioni di democrazia interna (interna a che?), per la trattativa ad oltranza. Ancora una volta la merda si rivolta al badile. Ed emana un fetore insopportabile.

PPS. Non esiste controprova, ma se non fossi caduto per sopraggiunti guai della vecchiaia, la famosa trattativa si sarebbe di colpo interrotta non per proseguire un cammino ormai compromesso, ma per dichiarare apertamente il non luogo a procedere. Avrei preso pubblicamente atto di un fallimento. I veri trattativisti lo avevano intuito da tempo.

Occasione perduta.

aprile 8, 2016

E’ trascorso quasi un anno da quando cominciammo a pensare ad una lista di larga coalizione civica in vista delle prossime elezioni.

Sembrava a me che tale fosse la strada per collegarsi alle migliori e antiche radici di Bologna con un approccio innovativo (civismo democratico) per risalire dall’astensionismo ormai cronico ad una partecipazione in forme inedite alla vita pubblica.

Si trattava di lasciar indietro tutte le vecchie esperienze comprese quelle di una sinistra più o meno radicale e/o riformista che aveva da tempo dichiarato fallimento.

E’ storia lunga.

C’è ancora da scavalcare il cadavere insepolto del centro-sinistra (come ho notato altre volte) ma c’è (c’era) anche da seppellire quello di una sinistra imbelle, parolaia, litigiosa e del tutto incapace di mettere l’orecchio a terra per rendersi empatica rispetto ai bisogni della città per interpretarne anche i silenzi assordanti.

In sostanza l’idea era quella di un progetto politico da far crescere come alleanza tra cittadini.

Le cose sono andate in direzione opposta e contraria.

Si è dato vita ad un’alleanza tra partiti.
Quelli morenti e quelli (forse) nascenti.

Inutile adesso discettare di responsabilità.
Non m’interessa più di tanto.
E poi , in questi casi tutto si confonde , specie nel clima di campagna elettorale.

Magari in seguito si potrà fare una piccola cronistoria di un esperimento fallito.
Rintracciare le cause e le responsabilità perfino individuali (tra cui le mie) di una drastica torsione partitica di ciò che nacque il 21 settembre 2015 come Coalizione Civica Bologna.

Quel che è certo è che quel disegno non c’è più.

L’occasione è perduta.
In favore di uno schieramento di sinistra a vocazione minoritaria che però è risultato vincente rispetto a quanti (io tra questi) ritenevano di dover far avanzare un disegno civico e democratico di tipo nuovo.

Non si presenterà dunque alle elezioni un’ alleanza tra cittadini ma una sinistra arcobaleno composta da Sel, Sinistra Italiana, Possibile con l’aggiunta, in funzione di coordinamento e regia politica, di un centro sociale come il TPO.

Come negli anni settanta del secolo scorso gli eredi ideali di quelle esperienze hanno preso la testa del corteo e proclamano adesso, avanguardisticamente : “noi avanti”.

Bene.

E’ giusto che nella lista Martelloni/De Pieri stiano avanti coloro che hanno prevalso.
Io non seguirò quel corteo.

So già dove va.
Va a far vincere Merola al primo turno.
Temo.

Ed io in ogni caso, come ho già chiarito ma giova ripeterlo, non covo le uova dei cuculi.

Se e quando si avrà il coraggio politico di chiarire che la Coalizione Civica non c’è più e ad essa si è sostituito, legittimamente, uno schieramento di partiti, allora e solo allora , potrò prendere in considerazione di votare per un tale schieramento.

Secondo la logica del male minore.

Viceversa : cuculo rosso non avrai il mio voto.

LA PROCEDURA.

aprile 3, 2016

Cammino sulle uova.

Le ultime due esperienze ospedaliere mi hanno alquanto stressato.
Sempre , ancora in attesa della terza.
Oh mica è cosa straordinaria. Succede a tanti verso una certa età. E a molti anche prima.
D’altro canto sembra che la mia pompa di alimentazione abbia risentito di una sedimentazione progressiva di … emozioni. Risalenti molto indietro nel tempo. Più che altro incazzature , TIR di sigarette e pantagrueliche abbuffate nel cuore della notte.
E così dopo la FA, è arrivata la TPSV. (vedere wikipedia). E son iscritto d’ufficio alla onorata lega dei NOA. Nuovi anticoagulanti orali.

Forte eh?
Mica da tutti.

Mi piacerebbe descrivere per il lungo e per il largo il reparto di cardiologia del Maggiore. Ma dato che associo da sempre la scrittura al fumo devo essere sintetico.
Mi ha fatto una buona impressione per quanto l’ospedale, come la caserma , resti pur sempre un’istituzione totale.

Personaggi e interpreti.

1. La mia dottoressa preferita/macchina da guerra. Me l’aveva detto dopo il primo ricovero: “gli tornerà, se ho capito il soggetto”. Avevamo avuto un piccolo e franco dialogo.

2) Il primario . Che arriva la mattina presto e se ne va molto tardi la sera: “mi piace molto il mio lavoro ”.
Uomo che va al sodo: “La lascio andare in permesso sabato e domenica se lunedì mattina è di ritorno alle otto in punto”. Già, perché lui ed io dubitiamo assai che l’ultima TPSV non abbia provocato un danno alle coronarie. Ci son pure enzimi nel sangue. Un piccolo infarto insomma.

Invece no.

Il “tecnico” emodinamico, che più bravo non si può, in soli 35 minuti mentre mi svaga con la politica mi assicura che le coronarie son a posto.

E questo un lunedì.
Ergo posso andarmene a casa dopo un paio di nottate insonni.

3) A quel punto interviene “l’Elettrico”.

Uno che t’ infila un catetere nel cuore e agisce sui circuiti elettrici della pompa per interrompere con successo statistico del 96% la TPSV.
La FA è più complicata.
“Un elettrocardiogramma così è una singolarità da presentare ad un congresso”, dice.

Cazzo che culo!

E’ spalleggiato da macchina da guerra e da un dottore mio omonimo che mi segue da qualche tempo.

Insomma stanno intorno al mio letto a dirmi che dato che son in ballo tanto vale restare anche il giorno dopo per tentare la PROCEDURA.

Sinistra definizione da film dell’orrore.

Una manica di bastardi.
Glielo dico rivolto al mio omonimo il quale prontamente : “sì siam proprio bastardi dentro”.

Che fare?
Classico interrogativo.
Dico che ci penso.
E, intanto mi cago sotto perché mi son appena entrati nel cuore e ci vogliono rientrare ad horas.

Mi han quasi convinto e resto. Salvo decidere in extremis la mattina dopo.

Macchina da guerra nel salutarmi la sera m’affida il compito di intrattenere (fare coraggio) ad un ragazzo di 23 Anni che anche lui deve sottoporsi alla PROCEDURA.
Deve esser anche laureata in psicologia. Per la serie : dato che hai una paura fottuta fai coraggio ad un altro che così ti passa almeno un po’e comunque sei già adulto da un pezzo ormai.

Obbedisco.
Con lo stesso spirito di Garibaldi all’ingiunzione di La Marmora.

La mattina dopo passa l’Elettrico sbocconcellando un grissino, mi guarda e mi fa: “mi sembra un condannato a morte”. E’ un tipo sicuro di sé il ragazzo. Uno che: i farmaci contano un cazzo , ci penso io con la PROCEDURA. Fatti e non pugnette.
Più tardi, tradendo un barlume di compassione, mi dirà che “cuor di leone non ne ho mai visti”.

Fa del suo meglio, ne son sicuro, ma non riesce a provocarmi artificialmente la TPSV e dunque non può colpirla con precisione (la troia) con una bella scarica elettrica in mezzo alla fronte.
Immagino che la PROCEDURA sia alquanto più complessa di così.

Comunque mi dice che : “sarei disposto a puntare un bel po’ di soldi sulla riuscita”, spalleggiato dal primario che me la dà all’ottanta per cento.

Meglio di niente.

Resto sulle uova.

Più avanti spero di poter tornare a parlarvi di politica. Dato che, alla luce dei fatti, ho qualche essenziale rettifica da fare a quel PS del mio ultimo post.

il nido del cuculo.

febbraio 28, 2016

Da Wikipedia.

“Il cuculo è noto per la sua peculiare caratteristica del parassitismo di cova. Esso consiste nel deporre le uova all’interno del nido di altri uccelli. Le uova somigliano molto a quelle della specie ospite. Alla schiusa il piccolo del cuculo si sbarazza delle altre uova presenti nel nido rimanendo quindi come unico ospite del nido.”

La descrizione non si discosta molto da ciò che è avvenuto nel nido di Coalizione Civica.

Avevo già messo ripetutamente in guardia (vedi due precedenti post) da questo possibile sviluppo.

Domenica scorsa infatti non si è votato solo su due candidati.
Quanto piuttosto su due progetti diversi.

Ha vinto , legittimamente entro il contenitore civico, una traduzione bolognese del progetto nazionale di Sinistra Italiana.
Con una variante del tutto originale e per certi aspetti sorprendente.
Trattasi dell’alleanza tra partiti nascenti, Sinistra Italiana e Possibile, con l’apporto di un partito morente come Sel e la partecipazione straordinaria di aggregazioni locali di lunga data, fortemente disciplinate e coese, come il TPO di De Pieri cui s’è unita pro-tempore una tempestiva associazione di nuovo conio come la Boa dell’ex assessore Ronchi.

Non appena s’è intuito che questo poteva essere l’esito dell’originario progetto civico molti si sono ritratti lasciando libero il campo (e il nido) ai cuculi.

Gli stessi volatili che hanno sottoscritto l’appello (da me prevalentemente di pugno redatto) del 1°luglio del 2015.

Inutile adesso recriminare.
La tesi civica ha perduto di fronte alla vecchia e sperimentata “abilità” partitica.

Io stesso ho commesso l’imperdonabile errore (peggio di un crimine) della ormai solita ingenuità. E , purtroppo perseverare nell’errore, specie in età avanzata, è davvero diabolico.

Non mendico scusanti.

Salvo forse per le ultime tre settimane (alquanto cruciali) nelle quali ero impedito ad agire non per mia volontà.

A questo punto (ancora Wikipedia) bisogna decidere (per me) se conviene fare come “i genitori adottivi del cuculo che ingannati da questo comportamento continuano a covare i piccoli come fossero propri nidiacei” o se invece – non essendo afflitto dalla sindrome di Stoccolma – denunciare almeno il difetto insito nella vittoria del progetto partitico.

Un difetto elettorale che tante volte ho richiamato dando calci al vento.

Eh sì.

Perché l’aggregazione cripto partitica che ha prevalso, al di là della consapevolezza dei ragazzi di Labàs e di qualcuno di Possibile , ben difficilmente potrà rompere il muro di cemento armato dell’astensionismo e del disincanto dei bolognesi.

S’è rotto il nido per troppo impeto.
S’è alquanto lesionata quell’originale e , ammetto un po’ barocca costruzione, che volle presentarsi come Coalizione Civica per Bologna.

Adesso resta in campo un’aggregazione di sinistra che è cosa altra e diversa da una coalizione civica.

Tuttavia si tratta di una sinistra tendenzialmente e potenzialmente unitaria.
Non la sottovaluto.
Anzi la voterò senz’altro per portare in consiglio comunale (speriamo) due o tre consiglieri d’opposizione.

A patto che d’opposizione si tratti.

A patto che non si facciano patti, né a priori né a posteriori, col partito della nazione.
Vorrei che almeno questo fosse messo in chiaro.
Si sa mai.
La civetta, com’è noto, è un uccello notturno.

E ulteriore ingenuità sarebbe francamente dolosa nei confronti dei tanti che fino al 21 settembre scorso hanno creduto nel progetto civico.

Di tal progetto resta comunque un seme, seppur protetto da un sottile strato di terra.
E ci sarà chi s’incaricherà di custodirlo per farlo divenire germe in futuro.
Anche molto oltre le prossime elezioni.
Di questo son abbastanza convinto.

A questo scopo diversi tra noi restano in campo.
Vigili e attivi.

PS. A tutte le persone che si son ritratte di fronte all’involuzione del progetto civico vorrei rivolgere un caldo e non ipocrita invito.

Cari compagni e amici , le cose hanno preso una piega diversa da quello che ci attendevamo, ma questa non è affatto una buona ragione per non sostenere un’alleanza politica largamente unitaria nella sinistra bolognese anche in vista della battaglia, davvero finale, insita nel referendum costituzionale. Volevamo di più , molto di più e di qualitativamente diverso. Tuttavia questo risultato unitario è anche e in gran parte frutto del nostro impegno.
Non è ancor tempo di gettare il manico dietro la zappa. (Detto civico bolognese).

L’ora è adesso.

febbraio 26, 2016

Adesso tocca ai cittadini assumere responsabilità sul futuro di Bologna.

Cittadine e cittadini, che avete seguito con interesse il percorso della Coalizione Civica Bologna, è giunta l’ora di rompere gli indugi!
Al di là di ogni giustificata critica nei confronti di un processo difficile, faticoso, adesso voi potete fare la differenza, anche rimettendo in carreggiata un percorso non sempre lineare.
Il 28 febbraio la Coalizione Civica Bologna sceglierà il proprio candidato sindaco con una votazione democratica aperta a tutti i sottoscrittori dell’appello del 1° luglio (si potrà sottoscrivere anche al momento del voto) residenti nel territorio della Città Metropolitana.
Senza nulla togliere alle qualità personali di altri , Paola Ziccone è per noi la persona più adatta a rappresentare il progetto civico della Coalizione, che vede nella lista civica un passaggio indispensabile per una futura risalita alla politica; ad una politica degna di questo nome, capace di riscattarsi dalla sua attuale miseria; strumento per il perseguimento di ideali e valori nei quali la libertà, per esser davvero tale, non si separa mai dalla giustizia sociale e dalla solidarietà.
A Bologna di questo c’è bisogno per aprire una nuova prospettiva di governo radicalmente alternativa all’attuale deprimente andazzo nel quale la politica e l’amministrazione , seguono, come intendenza subalterna, a capo chino ciò che viene deciso da altri e diversi poteri non elettivi.
Della Coalizione Civica Paola incarna l’autonomia, la lontananza dagli schemi esausti della politica politicante, la vicinanza alle persone in carne ed ossa, al fardello spesso pesante della loro vita quotidiana, assieme alla volontà di cambiare in profondità l’attuale sistema di governo della città, senza strizzare l’occhio al PD , oggi e in futuro.
Non a caso una candidata che ha già detto no ad ogni accordo col partito che governa la città.
Una persona , capace di andare oltre l’ormai ristretto orizzonte di una sinistra chiusa in sé stessa , gelosa fino al settarismo della propria piccola e ormai inutile identità.
Non è più il tempo di testimoniare ma di battersi per vincere.
Non è più il tempo di raccogliere un gruzzolo di voti da far pesare a futuri tavoli di contrattazione.
Solo un’alternativa davvero civica, che noi vediamo come una sorta dei rivoluzione democratica, potrà riportare Bologna all’altezza delle sue migliori tradizioni.
Senza nostalgie ma anche senza rinunce a pensare in grande. Per una rinascita di Bologna.
A tal fine serve l’aiuto concreto e deciso di tutti. Serve uno sforzo comune perchè Paola possa risultare vincitrice nella votazione del 28 febbraio e, quindi, per farne la candidata sindaco per la Coalizione Civica Bologna alle prossime elezioni.
Aspettiamo ciascuno di voi ai seggi, il prossimo 28 febbraio in sei seggi in città (uno in ogni quartiere), nonché nei seggi di Casalecchio e San Lazzaro. L’ubicazione esatta dei seggi si può reperire sul sito http://www.coalizionecivica.it.

Mauro Zani
Mario Bovina.

Avanti a tutta forza.

febbraio 11, 2016

Cari amici, naviganti, compagni di un tempo e compagni di strada;

dopo un forzato silenzio dovuto al solito incidente di percorso ( più serio del solito) che mi occorre ogni qualvolta dimentico gli stravizi del passato dovuti ad una vita politica intensa, più o meno come quella di Steve Mcqueen,  torno a voi con questa mia.

Non potrò partecipare all’assemblea di domenica prossima.
Meglio risparmiare forze.
Dato che non ho nessuna intenzione di darmi per vinto fino alla data delle elezioni.

A maggior ragione avverto l’esigenza (pur senza poter fumarmi le solite 10 sigarette a post) di stabilire il punto barca (ho tutt’ora una patente nautica) del nostro naviglio : Coalizione Civica per Bologna.

Ho seguito la coda di un dibattito alquanto surreale e molto confuso sulle cosiddette regole in base al quale verranno proposte modifiche allo statuto dell’associazione costituitasi dopo l’appello apparso il 1° Luglio dell’anno scorso.

Personalmente non avvertivo una particolare necessità di cambiare lo statuto dell’Associazione, liberamente e consapevolmente sottoscritto da tutti membri di quel Direttivo che adesso ne propongono la modifica essendosi accorti di non esser d’accordo con sé stessi.

Salvo su di un punto: la possibilità di sottoscrivere l’appello per una coalizione Civica e l’iscrizione all’associazione fino all’ultimo giorno previsto per la votazione del candidato/ a sindaco.
Qui una modifica statutaria è opportuna ai fini di dare la possibilità più ampia a molti di partecipare alla votazione sui candidati il giorno 28 febbraio.

Per il resto la cosa non m’intriga più di tanto.

M’interessa invece capire a che punto siamo.

M’interessa che dal 14 al 28 e in seguito si agisca in piena coerenza con l’idea di offrire alla città un progetto civico e non la solita sbobba arcobalenista.

E qui qualche problema lo vedo anch’io.

L’idea civica è nata dalla volontà di aprire una breccia nel muro del disincanto e dell’abbandono di ogni impegno civile così ben rappresentato dalla clamorosa defezione degli elettori alle ultime elezioni regionali.

Si trattava e ancor si tratta di offrire un’alternativa di progetto ai bolognesi.
Di costruire le condizioni per una risalita alla politica di donne e uomini tra loro diversi per condizione sociale e per esperienza umana ma duramente e giustamente critici nei confronti di una politica e di un’amministrazione ostaggio delle altalenanti vicende e degli interessi del partito della nazione.

Un’alleanza tra cittadini, che muove certo da persone della sinistra ma che , proprio per questo suo voler esser un civico sodalizio, rifiuta le vecchie logiche di alleanze tra partiti morenti e partiti nascenti.

Su questa via nuova si è formato abbastanza rapidamente un primo nucleo di un’alleanza tra cittadini.

Il 21 settembre 2015 dopo una sola estate ci riunimmo e penso di poter dire concordammo un asse progettuale, se non ancora un programma definito.

Da lì partimmo.
Insieme. Speranzosi. Combattivi, ma non incupiti dalla rilevanza della sfida.
Euforici anzi. Allegri persino.
Consapevoli della difficoltà ma felici di poter lavorare tutti insieme e diversi ad un progetto di governo radicalmente alternativo alle principali scelte del PD bolognese che si riassumono nel portar acqua ai soliti vecchi mulini.

Poi venne il tempo (si veda a tal proposito quanto scrissi il 1° novembre su questo blog) del confronto con formazioni (o pezzi di esse) della sinistra residuale per quanto ancora organizzata e con realtà sociali e politiche consolidate in città.

So che questo è stato, per molti, un passaggio critico.
Criticabile.

Tuttavia mi domando.

Doveva esser rifiutato quel confronto cui pure eravamo ripetutamente invitati proprio sulla base del nostro progetto?

Non lo credo.

Si doveva poter contare su di una nuova maturità critica dopo i clamorosi insuccessi del passato anche recente.

E si deve ancora adesso mettere alla prova la volontà di ripartire da un’altra parte con un progetto civico, considerando che ben prima di ogni altro disegno politico nazionale deve venire in primo piano la costruzione, faticosa, processuale di una nuova idea e pratica di cittadinanza attiva.

E’ ciò che altre volte ho chiamato il nostro passaggio a Nord Ovest.

Peraltro in questa prolungata estate di San Martino ognuno vede che il passaggio è ormai libero dai ghiacci del passato. E chi non lo vede, perché guarda solo al proprio ombelico , è senz’altro un imbecille.

A Bologna come altrove dunque , non si tratta di gettare il cuore oltre l’ostacolo, per dar vita ad un qualche nuovo partito bensì di dotarsi di un progetto civico capace di calarsi nella realtà cittadina, interpretando una domanda di riscatto di un’intera comunità.

A Bologna si tratta di vedere se sia davvero possibile liberarsi felicemente da un passato che non passa recuperandone però, accuratamente, i valori ancora attuali. Anzi oggi ancor più attuali mentre aumentano disuguaglianze, e si abiurano diritti faticosamente conquistati.

Lo si fa con una nuova stagione. Che verrà.
Che verrà , dopo e se il progetto civico sarà capace d’innescare una sorta di rivoluzione democratica e civile.

Se questo è l’obiettivo comune, tutto il resto passa in secondo piano.

Se ciò non dovesse avvenire, decidendo ognuno di far valere le proprie microscopiche identità di gruppo o i propri desiderata personali, la coalizione civica si scioglierebbe all’istante.

Io stesso, come ho detto a coloro che mi hanno scritto per denunciare una deriva partitista entro la Coalizione, toglierei il disturbo, tanto per dare l’esempio.

Ma non siamo a questo punto.
Bisogna sapere che i problemi che s’incontrano sono in parte fisiologici , scontati. Connaturati allo sforzo di tener insieme persone, esperienze, persino generazioni diverse.

Ma ce la possiamo fare.

Nessuno faccia scherzi da prete.
Nessuno molli proprio adesso.
Adesso è il momento del massimo impegno.
E tutte le volte che ci sarà da raddrizzare il timone , lo si farà.
Insieme.

Emozioni.

novembre 16, 2015

Non volevo aggiungere il mio sproloquio analitico al cumulo di più o meno sofisticati esami geopolitici compiuti in questi giorni dopo la mattanza di Parigi.

Non voglio farlo neppure adesso.

Però.

Mi son commosso guardano le immagini delle persone che uscivano dallo stadio cantando la marsigliese.

Però.

Prima, nel corso della notte di venerdì, mi son ritrovato a immaginarmi un linciaggio, lungo e doloroso, dei fanatici maiali che hanno fatto il tiro al bersaglio contro una folla inerme.

Però.

Son poi rimasto deluso perché i maiali si son fatti saltare privandomi della possibilità di farli fuori seppur per interposta testa di cuoio.

Dopodiché “l’attacco al nostro modo di vivere” (Renzi ma non solo) , l’attacco alla nostra civiltà (Mattarella ma non solo) mi portano a ricordare.

Come cominciò e perché cominciò la mattanza.

Storia lunga.

L’epoca dei neoliberisti.

Quando.

Uno dei principali guru dei think tank repubblicani made in USA spiegava che: “siamo in grado di condurre due guerre contemporaneamente a distanza di duemila chilometri”.

Quando.

“ E’ nostra responsabilità tener in ordine il mondo” .

Quando.

Prima ancora, i missili stinger abbattevano gli elicotteri sovietici facendo la differenza e portando al potere i talebani. Quelli che, dopo vent’anni, son destinati a ritornarci, in un modo e nell’altro. E se non loro, di certo gli antichi signori della guerra trafficanti di droga e di armi.

Quando.

Dopo l’11 settembre, Colin Powell dal podio dell’ONU agitava una fialetta contenente una polverina di borotalco spacciandola in diretta mondiale per antrace.

Quando.

Due capi di stato e criminali di guerra , facevano impiccare in differita planetaria il dittatore Saddam Hussein dopo aver esposto i corpi dei suoi due figli su di un banco di macellaio previa accurata cosmesi post mortem . Su quest’ultima macabra rappresentazione scrissi pure un articolo per l’Unità.

Quando.

Ad Abu Ghraib soldatesse americane si facevano fotografare mentre tenevano al guinzaglio arabi nudi come vermi.

Quando.

Obama annunciò : “abbiamo ucciso Osama bin Laden, adesso il mondo è un posto migliore”.
Già. Solo che prima la CIA, lo aveva foraggiato e sostenuto con ogni mezzo.

Quando.

Più di recente il mondo esultò di fronte ad un altro dittatore ucciso e poi sodomizzato con un manico di scopa. In Libia.

 

 

Ma questa è solo una breve , sommaria sintesi.

Dicevo allora, assieme a tanti altri e se ne trova più di una traccia nell’archivio di questo blog , che tutto questo avrebbe dato fuoco ad una prateria d’odio.

Un odio che, nel mondo globale, ci sarebbe tornato in casa , con violenza inaudita.

Scrissi anche, dopo averci pensato, che il giorno in cui saremmo stati “noi” contro “loro”, non restava che combatterli e ucciderli fino all’ultimo uomo. Anche perché i fondamentalisti non fanno differenza tra fini analisti, progressisti e di sinistra, e cittadini comuni.
Se possono, ti tagliano la gola a prescindere.

 

 

Solo che.

M’ostino a pensare che quel giorno non è ancora arrivato.

 

 

Solo che.

Nella trappola allestita, con evidente concorso di colpa, (chi più chi meno) nella geopolitica afferente al medio oriente non è obbligatorio cadere.

Non ancora.

 

 

Dopo il massacro di Parigi mi pareva si fosse compreso che il nodo siriano deve esser sciolto e non tagliato.
Da Obama e da Putin.

Oggi però Obama appoggia i bombardamenti di rappresaglia dei francesi su Raqqa.

Pessima idea .

Tutto rischia di tornare in alto mare dopo che Assad ha fatto chiaramente capire(mi sa su consiglio di Putin) di potersi , morbidamente, togliersi di mezzo previo accordo.

 

 

Solo che.

C’è poco da fare , udite, udite, la democrazia è sempre stata affare esclusivamente occidentale.
Fino ad ora. Nella storia.
Bisogna farsene una ragione.

Chi vinse le elezioni in Egitto , monitorate da tutte le istituzioni sovranazionali e dichiarate legittime?
Un tale che oggi è in galera e che ci morirà. E al potere c’è una dittatura militare, con piena soddisfazione di tutte le cancellerie occidentali.

 

E , udite, udite, c’è anche il caso che tra Irak e Siria uno stato islamico sia destinato a sopravvivere e consolidarsi e magari ad aprire ambasciate in giro per l’Europa.

E questo sarà il risultato delle guerre “occidentali” volte a rendere permanente l’intollerabile asimmetria di un mondo plasmato dagli interessi delle signorie del mondo globale.

Imbastardirsi bisogna.

novembre 1, 2015

Il momento è cruciale.

Dal primo luglio ad oggi seicento persone hanno promosso una coalizione civica per Bologna in vista delle elezioni del prossimo anno.

Il 21 settembre scorso una folta assemblea di cittadini ha approvato la proposta, avanzata in quella sede , di costituire un’associazione di scopo denominata Coalizione Civica Bologna per partecipare alle elezioni comunali del prossimo anno.

L’idea dei promotori è semplice. Apprestare uno strumento in grado di accogliere tutti coloro che individualmente e a prescindere da ogni passata appartenenza politica, vogliono rimboccarsi le maniche per costruire un’alternativa al governo del PD.

Un’alternativa civica.

Un’alleanza tra cittadini per risalire dalla rassegnazione e dall’indifferenza attuale alla dimensione della politica e del governo.

Ebbene, a me pare, che quest’idea sia in pieno movimento. Ha acceso speranze, indicato una inedita prospettiva che non ha nulla in comune con le solite liste civiche. E ancor meno con le liste civetta volte a dare una mano al PD in difficoltà.

Cittadini di varia e diversa provenienza e di ogni ceto sociale vogliono inaugurare una nuova stagione per Bologna.
Discutendo insieme un progetto di governo, un’idea di città, poche e chiare linee programmatiche.

Cittadini che non accetterebbero mai e poi mai di rendersi strumento delle vecchie e fallimentari pratiche della sinistra del tempo che fu.
E ancor meno di insufflare un alito di vita nel cadavere insepolto del centrosinistra.

A questo punto , per quanto mi riguarda ogni promessa è debito.

Un debito che anche personalmente sento come un fardello di responsabilità nei confronti di quanti si sono subito impegnati in questa impresa.

Un debito che qualora non potessi saldare con coerenza, chiarezza e lealtà, mi porterebbe a ritornare a curare gli acciacchi tipici della vecchiaia non più incombente ma ormai ahimè sopraggiunta.

Lasciando ad altri l’onere di portare avanti il progetto civico.

Ovvero affossarlo con la costituzione di una bella lista arcobaleno/arlecchino. Alleanza tra mozziconi di morenti e nascenti esperienze politiche.

L’ipocrisia com’è noto non è il mio terreno d’elezione.

E dunque dirò , a tutte e tutti, che sì, ho risposto ad inviti privati , a numerosi colloqui personali (chiedo scusa a quanti non ho ancora potuto incontrare), e anche ad incontri con gruppi, più o meno organizzati, interessati alla proposta di Coalizione Civica.

Bene.

A questo punto il ghiaccio si fa sottile.

Era ed è ancora giusto, logico, necessario parlare con tutti.
Pazienti, tenaci.
Non ingenui.

Ma, cari Koalizzati , accedere alla vecchia pratica delle trattative tra gruppi, considerando la Coalizione come un soggetto politico già costituito tra vari altri, questo no.

Significherebbe negare l’idea stessa di passaggio civico.

Significherebbe solo travestirsi da “civici” per approdare rapidamente ai vecchi giochi politici.

Lo dico io che fui esperto di trattative all’epoca in cui esistevano partiti strutturati a volte persino dotati di una visione del mondo, di peculiare cultura politica, e di organizzazioni largamente rappresentative di forti interessi sociali.

Nel contenitore Coalizione Civica Bologna , giova ripeterlo, non c’è una sola parte ma tante , diverse parti, un pluralità effettiva di cittadini che nulla vogliono sapere di vetuste pratiche.

Io con loro.

Ciò non significa non considerare le ragioni, le idee e le proposte di altri, magari strutturati in gruppi omogenei.

Anche questo non sarebbe giusto e comunque non sarebbe realistico.

Ma c’è un limite invalicabile. Come è scritto sui muri delle caserme.

Per me almeno.

Mi spiego meglio.

Cosa succederebbe della Coalizione Civica se gruppi omogenei decidessero, putacaso, di far valere le proprie identità dentro la Coalizione?

Nel migliore dei casi la campagna elettorale diventerebbe un percorso di guerra interno.

Nel peggiore la Coalizione si dissolverebbe all’istante con somma soddisfazione del PD.

Dunque , riconosciute ed accolte le ragioni di tutti coloro che, singoli o gruppi, mostrano attualmente interesse per la proposta civica si tratta di fare insieme qualcosa che non s’è ancora mai visto, mai fatto.

Mischiare il sangue.

All’aperto.

Fuori dai masi chiusi.

Imbastardirsi.

Senza timore d’infettarsi reciprocamente.

Il futuro è nel meticciato.

O , non è.

Ballo dello sgombero.

ottobre 2, 2015

Avviso ai naviganti di Coalizione Civica Bologna.

Calma e gesso.

La strada l’abbiamo tracciata insieme il 21 settembre.

Ballo dello sgombero.

Indietro non si torna.

Semmai si andrà avanti assieme ad altri.
Spero molti altri.

Diversi ma uniti da un progetto che è insieme politico e sociale e punta a farsi governo della nostra città.

Niente meno di questo.

E’ un progetto civico in un senso particolare.

Affonda le sue radici nella lunga storia di solidarietà e giustizia sociale di Bologna.

Nella sua tradizione laica di libertà, fin da quando Liber Paradisus abolì la schiavitù e liberò i servi della gleba.

Bologna non merita il suo attuale declino. La sua insignificanza nazionale, la rinuncia, nei fatti, ad essere un punto di riferimento in Europa, insieme alla sua sempre affermata apertura al mondo.

Quando la politica è ormai serva di interessi particolari , grandi e piccoli, vuota di ideali, priva di valori forti, incapace di indicare un orizzonte, i cittadini devono reagire.

Un’alleanza tra cittadini di diversa provenienza sociale e fede politica, diversi ma uniti.
Capaci di riprendere in mano il destino di un’intera comunità.

Se la sinistra battuta e dispersa dal vento neoliberista degli ultimi trent’anni potesse a Bologna, per una volta capire la potenzialità di questo disegno, largamente inclusivo , saremmo già a metà dell’opera.

Un’opera che prevede una nuova stagione per Bologna e che si propone come esempio per altri luoghi, territori, comunità.

Ma bisogna voltar la faccia al futuro, gettando alle ortiche senza rimpianti un passato composto di piccole, grinzose e inutilmente grintose identità.

Roba che fa venir l’orticaria al bolognese medio.

E anche a me.

Uso il solito linguaggio oxofordiano che non piace ai piccoli tremebondi burocrati del PD che m’additano al manganello mediatico di Repubblica (e delle procure?) come “cattivo maestro”.
Di tutta sta’ vecchia merce avariata che comprende cantieri da aprire e laboratori cavernosi entro cui pasticciare alla ricerca della pietra filosofale, ne ho piene le palle.

Ne ho più che abbastanza di questi alchimisti della sinistra antagonista esattamente come dei teologi del riformismo che hanno partorito l’ircocervo del PD.

Due facce della stessa medaglia.

Mai teoria (piccolo riferimento storico) fu più sbagliata , sciagurata , fuorviante, opportunistica , ipocrita e ingannevole della enunciazione delle “due sinistre”.
Due parti nella stessa commedia degli equivoci.

Subalterni nella stessa identica misura all’unica ideologia dominante.
Da qui il pragmatismo d’accatto e le narrazioni paracule.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

I bolognesi non son fessi.

Con una vasta coalizione civica si può uscire da questa morta e puzzolente gora.

Spero lo si capisca . Subito.

Se qualcuno pensa ad un cartello di frattaglie della sinistra che fu , beh questa non è la nostra strada.

Se invece come mi par d’intuire (scusate ma son duro di comprendonio) si vuol fare “qualcosa di più grande”, beh lo vogliamo anche noi.

Siamo in campo per questo.

Ma io di trattative con pezzi di partito, lobbies etc non ne faccio.

Sommare un avanzo di politica come me, con le sparse e gracili membra di una residua e inutile sinistra non serve a nulla.
Peggio di un crimine : è un errore.

Ciò non toglie che possiamo e dobbiamo e vogliamo discutere di tutto .

In piena libertà, fuori da steccati e recinti ormai cadenti.
Adesso.

Senza remore, senza desideri di leadership, senza le solite vecchie cazzate.

Siamo (siete) diventati tutti adulti.

Ergo coalizziamoci.
Con i bolognesi.

Più facile a dirsi che a farlo.

Ma si può fare.

PS. Noi non siamo proprietari di nulla. Tranquilli, siamo in affitto dai bolognesi. Loro strumento , insieme a voi , tutti voi .
A noi frega nulla delle vecchie etichette , degli stereotipi della stampa.
Andiamo alla sostanza : un progetto di governo alternativo per Bologna.

A gentile richiesta del mio amico, fratello e compagno Antonio Napoletano , di seguito il mio intervento quasi integrale all’assemblea di Coalizione Civica per Bologna.

settembre 23, 2015

Da stasera , se lo vorrete, la Coalizione civica per Bologna esce dalla sua virtuale clandestinità.

A tal fine chiediamo il mandato a costituire un’associazione volontaria, con i relativi organi direttivi , che avrà il compito di coordinare tutta la campagna elettorale, raccogliere i fondi necessari, indicare il candidato o la candidata, preparare e presentare la lista coalizione civica Bologna.

Entro un mese, giorno più giorno meno, dobbiamo essere operativi a tutti i livelli in ogni quartiere.

Il nostro obiettivo è quello di inaugurare una nuova stagione per Bologna.
Non si tratta solo di sostituire un’amministrazione con un ‘altra. Ma di cambiare la visione stessa del fare amministrazione.

Non è cosa da nulla.

Coi tempi che corrono è come scalare un’alta montagna poiché si tratta di stabilire , dopo un lunghissimo tempo, un rapporto vicinanza e di confronto e dialogo effettivi tra amministratori e cittadini.
Nella condivisione di tante difficoltà e problemi.

Cittadini consapevoli e attivi. Non pura merce da mercato elettorale.

Ma soggetti di un’attenzione e di una vicinanza costante.

Noi, , tutti noi, al di là di ciò che fummo, nel bene e anche nel male, siamo anzitutto cittadini.
Avvertiamo acutamente la sofferenza della nostra comunità a partire dalla sua parte più esposta e debole.
E ce ne vogliamo fare carico ricostruendo il senso di una piena cittadinanza.

Da molti anni ormai in questa nostra città è tutto un fare e disfare, un dire e disdire.
Un andazzo intollerabile causato dalla schizofrenia di un ceto politico che ha portato Bologna , prima sull’orlo di una crisi di nervi e poi ad un amaro disincanto con una comunità che si rinchiude su sé stessa e cerca altrove , fuori e contro la politica di sbarcare il lunario quotidiano.

Questo perché da troppo tempo chi amministra si limita a contrattualizzare , di volta in volta, rapporti con associazioni, poteri economici e lobbies varie in una mera logica di scambio politico.
E’ ciò che sta accadendo anche in questi giorni.
Al di fuori e al di là di un nitido quadro di riferimento pubblico.

Fai quel che vuoi entro la gabbietta che ti concedo, ma restituiscimi consenso nel momento elettorale.
Tale è il devastante messaggio della politica ai cittadini comuni.

Chi è eletto pensa solo ad essere rieletto, non importa se in un deserto partecipativo.

Non importa la quantità e qualità del consenso come dimostra in modo clamoroso l’esperienza delle elezioni regionali.
Importa solo permanere in un posto di comando.
Ormai perlopiù fittizio,da quando la politica, nel tempo della post democrazia, s’è liquefatta.

Il potere decisionale si è spostato altrove.

Ciò ha comportato a partire dal livello locale , a Bologna come altrove, un degrado progressivo del sistema pubblico cioè dello strumento principale per promuovere , difendere e innovare un welfare universalistico.

Nulla, di fatto, hanno potuto opporre la sinistra cosiddetta riformista , né quella cosiddetta antagonista.

I partiti , tutti i partiti , sono ormai solo pallide ombre di ciò che furono nel tempo storico in cui più ci si avvicinò all’utopia sottesa all’ideale democratico : il governo del popolo.

Da qui la nostra impresa.

Ripartire – in direzione opposta e contraria- nella ricerca di una cittadinanza piena, quindi da un’alleanza tra cittadini il cui scopo è quello di recuperare rappresentanza politica per un’intera comunità.

E’ questo ciò che noi chiamiamo Coalizione civica per Bologna.

Niente a che vedere con le vecchie liste civiche, o con tentazioni populistiche a buon mercato o con le liste civetta che a Bologna si preannunciano come foglie di fico per coprire le terga del partito post – democratico.

Gli arruffati tentativi cosmetici del Pd, mentre s’avverte una possibilità di cambiamento del clima in Europa , non c’ingannano.

Più delle parole contano i fatti.

C’è un sipario, di propaganda bugiarda che va strappato.

A tal fine conviene, in premessa, esser chiari di fronte ai bolognesi.

Noi non abbiamo nessuna propensione alla logica ricattatoria del voto utile.

Il sindaco Merola ci chiede di “pensarci bene se davvero vogliamo arrivare al ballottaggio”.

Per conto mio ci ho ben pensato.
A lungo.

Sindaco Merola : noi siamo qui per fare il ballo dello sgombero .
Non ci muoviamo per meno di questo.
Possiamo riuscirci oppure no.
Ma questa è la nostra ferma intenzione.
Non siamo in cerca di strapuntini.
Vogliamo vincere insieme ai cittadini.
Se i bolognesi lo vorranno.

In quest’avventura ci leghiamo all’albero maestro .
Non ci saranno sirene in grado di smuoverci.

Ciò chiarito, tanto per non lasciar spazio ad equivoci di sorta, nei prossimi giorni e mesi e nel corso della campagna elettorale vera e propria avanzeremo cinque idee forza per Bologna nel momento in cui i dogmi liberisti cominciano , finalmente ad esser messi in discussione da più parti.

Io qui , anche a rischio d’esser largamente approssimativo, posso solo avanzare quella che considero l’idea di fondo, che motiva la nostra impresa.

In qualche modo il filo d’Arianna per uscire dal labirinto di una decadenza e di un degrado insopportabili della politica e dell’amministrazione cittadina.

Direzione opposta e contraria, ho detto poc’anzi.

Cosa significa , esattamente?
Vediamo se siamo tutti d’accordo, poiché questo deve divenire l’asse di tutto il nostro impegno.

Si tratta nientemeno che di stabilire la priorità assoluta delle politiche pubbliche.

C’è un vuoto drammatico che a partire da Bologna va colmato.
È lo spazio cha resta aperto tra mecenatismo illuminato e solidarietà caritatevole.

E’ lo spazio che dovrebbe esser riempito da politiche sociali pubbliche mentre nel divorzio tra politica e potere decisionale questo spazio diventa luogo di svendita all’incanto di interi pezzi del welfare cittadino.

Per me è invece giunto il momento di ridare ruolo ad un sistema pubblico sia pure fortemente ristrutturato , flessibile , adeguato a nuove domande, bisogni, necessità tanto di gruppi sociali che di singoli individui.

E ciò non sminuisce affatto , anzi deve aiutare la costruzioni di reti di solidarietà orizzontali tra cittadini.
Cittadini che si tengono per mano.
Guidati da un’idea di libertà che s’associa sempre alla solidarietà.

Questa per noi è la via maestra.

Questa la base ideale del nostro ingaggio.

Il sistema pubblico deve divenire lo strumento più forte nelle mani dei cittadini per opporsi allo smantellamento progressivo delle politiche sociali.

Questa è la condizione primaria per affermare una cittadinanza politica piena.

Al contrario, oggi le politiche sociali sono spesso oggetto di una vera e propria commercializzazione , mentre si privatizzano in tutto o in parte aziende strategiche il cui compito dovrebbe essere quello di difendere e valorizzare i beni comuni.

Il paradigma neoliberista ha fatto scuola anche a Bologna.

Anzi a Bologna, paradossalmente, si è cercato di svolgere il ruolo di primi della classe in omaggio al cambia verso renzista, salvo cercare di accreditare una repentina svolta sociale alla venticinquesima ora.

A qualcuno può girar un po’ la testa con tutti questi giri di valzer.
Non a noi.

Noi guardiamo anzitutto alle nostre periferie caratterizzate da una condizione di insicurezza generalizzata.

Laddove la gente vede, tocca con mano, che la politica non guida : s’accorge che al volante non c’è più nessuno.
Laddove i cittadini percepiscono il carattere imbelle, incerto e subalterno dell’attuale amministrazione.

E così aumentano rassegnazione, sfiducia, e alla fine passività.

Votare diventa inutile mentre i partiti si assomigliano come gocce d’acqua e forniscono con parole diverse le stesse ricette.

Il sistema pubblico sottoposto al prolungato waterboarding delle dottrine liberiste subisce un netto crollo di autostima.

E’ una profezia che si autoavvera.

A forza di bastonare quel cane , considerando il pubblico, sempre e comunque , sinonimo di spreco e inefficienza e appaltandone funzioni strategiche, l’inefficienza subentra inevitabilmente insieme alla demotivazione di ogni operatore pubblico.

Alla lunga, esternalizzando la gestione di servizi pubblici e sociali a tutto vantaggio del privato e della sua ricerca di profitto, magari con contratti d’appalto a lunga scadenza, è ovvio che quest’ultimo diviene sempre più “competente” succhiando linfa, come un vampiro, dalla lunga esperienza degli operatori pubblici.
Con la conseguenza di erodere e consumare la stessa nozione di cittadinanza dato che i cittadini fruitori dei servizi pubblici essenziali non hanno più come riferimento l’ente pubblico ma entità aziendali private. Situate in un altrove nebbioso, non raggiungibile.

Dunque per noi il sistema pubblico locale va riqualificato in profondità e poi rinvigorito e rilanciato come strumento essenziale per il perseguimento dell’interesse generale e del bene comune.
Solo allora il rapporto con il privato, a tutti i livelli potrà avvenire su di un piede di parità, salvaguardando rigorosamente l’interesse generale della comunità. bolognese. Fuori finalmente da mascherature e illusionismi tanto più provinciali e ingannevoli quanto più tradotti in inglese.
Il Project financing è sempre una fregatura. Il People Mover rimane un costoso trenino volante di cui non s’avverte la necessità. Il global service con contratto novennale serve solo a stabilire una inattaccabile situazione di monopolio.
Non capisco perché non hanno tradotto in anglo anche il Passante Nord che serve solo a coprire la vergogna di non avere un’idea e una proposta sull’adeguamento della tangenziale dopo un cinquantennio.

Ne abbiamo abbastanza di tutto questo e di molto altro che per brevità vi risparmio.

Ridare forza e dignità ed efficacia sociale al Comune .

Primo compito dell’alleanza tra bolognesi che proponiamo.

Ma c’è un secondo obiettivo collegato al primo che deve caratterizzare il nostro impegno.

Infatti alla costruzione di un forte potere locale , che il Comune deve incarnare come istituzione di governo generale,eletta a suffragio universale si oppone una politica governativa con tutta evidenza protesa a riservare al solo governo centrale ogni capacità di residua manovra finanziaria .

Il combinato disposto della legge elettorale nazionale, del senato non elettivo e della manomissione sottotraccia del titolo V della costituzione punta a sfigurare per sempre tutto il sistema delle autonomie locali. Si rubano letteralmente, nottetempo, all’insaputa dei cittadini elettori competenze , funzioni e risorse da mettere in capo ad uno Stato fortemente centralizzato.
Dopo la buffonesca e straniante abolizione delle Province tocca alle Regioni da quella via che son sputtanate da rimborso poli e tocca anche ai Comuni.

Così il partito post – democratico allontana ciò che rimane del potere pubblico dai cittadini ancora di più.

Le ragioni politiche sono ovvie.
Ci può essere solo un sindaco d’ Italia: il capo del governo eletto da un parlamento di nominati.
Detta in modo prosaico : a Renzi servono poteri esclusivi e risorse per farsi bello in TV e andare a voti.
In modo meno prosaico a me che son anziano ricorda inevitabilmente ciò che si proponeva un vecchio progetto: si chiamava Piano di rinascita democratica.

Nel progetto attualizzato ai giorni nostri ai comuni viene carinamente riservato il ruolo di discarica dei problemi: si parli di tassazione, di lavoro, di casa, d’immigrazione o di ambiente.

Ciò mentre i sindaci del PD di tutta la l’area metropolitana bolognese (istituzione peraltro del tutto fantasmatica) non trovano di meglio che dilettarsi a giocare ad X Factor alla Festa de L’unità.

E Fassino all’ANCI fa da palo a Renzi.

Da qui la seconda caratteristica della Coalizione Civica : quella di far crescere un’alleanza tra territori indispensabile per reagire nel più vasto campo nazionale alla subdola operazione in corso.

O vogliamo lasciare che la Lega s’intesti questa sacrosanta reazione?

Lo faremo a partire dalla contestazione radicale del cosiddetto patto di stabilità interno, diretta conseguenza di quello sciagurato fiscal compact europeo i cui devastanti risultati sociali sono sotto gli occhi di tutti.

A questo punto dovrei parlarvi di tante altre cose.

Dal governo della città metropolitana già pregiudicato da una proposta di riforma dei quartieri di fronte alla quale non si sa se ridere o piangere. Di una nuova progettualità e gestione nel campo della manutenzione fisica e civile della civile Bologna.

Il diavolo s’ annida nei dettagli anche a Bologna. E qui abbiamo già messo in fila un lungo elenco di proposte volte ad alleviare le pene dei cittadini a rendere meno difficile la loro vita .

Le renderemo note , lungo tutto il corso della campagna elettorale che per noi inizia stasera.

Ma non basta.
Avverto l’esigenza di rompere con lo schema delle solite campagne elettorali.
Bisogna interrogarsi su questa necessità se si vogliono riportare cittadini alle urne.
Per esempio.
Forse conviene valutare tempi e modi per svolgere incontri pubblici con i bolognesi per dare loro la parola ,senza rete, senza istruttorie ingessate, senza remore ad ascoltare critiche e proposte. Senza relazione, senza slogan , senza conclusioni. Senza vana chiacchiera propagandistica.

Perché c’è un altro muro a Bologna che va abbattuto oltre a quello d’Ungheria , Sindaco Merola : è quello del silenzio amaro e rassegnato dei cittadini comuni, di quelli che non han più voce , che non sono coinvolti in nessuna associazione o gruppo di pressione.
Un muro costituito da tante pietre di solitudine individuale, soprattutto delle persone più anziane.

Sarà perché invecchio, ma quando entro in una farmacia o in un bar di periferia vedo lì raccolta un’umanità dolente e silente.
Gente che sembra come gettata in un canto.
Dimenticata.

Non so se riusciremo a ridar loro la parola.
So. Lo so per certo che val la pena tentare.
Così ricostruendo, passo dopo passo, un’idea di comunità .
Destini che s’intrecciano, tra generazioni e origini diverse.
Il presente e il futuro dei bolognesi di oggi.

Anche per questo , lo voglio avvertire , noi proporremo nei prossimi mesi un vero e proprio progetto di sviluppo, radicalmente alternativo all’andazzo attuale, che ricollochi la lunga tradizione sociale di Bologna, a partire dal mondo del lavoro, in modo nuovo nel panorama nazionale ed europeo.

Ne parleremo in seguito. Nel dettaglio.

Adesso devo avviarmi a concludere inviando un messaggio che spero giunga forte e chiaro ai destinatari.

Vi sono , com’è noto, lavori in corso in campo nazionale il cui nobile e commendevole scopo è quello di costruire un’alternativa politica al partito della nazione.

Personalmente guardo con rispetto e simpatia a questo tentativo.

Non sarei sincero tuttavia se non avvertissi che le elezioni comunali della prossima primavera a Bologna non sono la miglior occasione per testare un progetto di questa portata e ambizione.

In ogni caso nella nostra città a me sembra semplicemente obbligatorio riportare, preventivamente, i cittadini alla politica, al di là delle passate appartenenze partitiche, attraverso un passaggio autenticamente civico.

Troppe occasioni mancate , prove fallite, attestano questa necessità.

Il mio invito è dunque quello a sostenere e confluire individualmente in questo passaggio civico: una sorta di passaggio a Nord Ovest, ponte verso una riappropriazione della politica da parte di un’intera comunità che si ritrova libera e per questo solidale ad esercitare, nel momento elettorale, una piena cittadinanza.

Spero che quest’invito venga inteso nel modo giusto.

Per quanto ci riguarda, noi ci lasciamo alle spalle ogni fardello.

Per noi un’intera stagione è conclusa definitivamente.

Si tratta di inaugurarne una nuova.

Basta dunque con le solite solfe di una sinistra piagnona, cerchiamo di andare liberi, veloci e scaltri verso la mèta.

Leggeri.

La leggerezza di chi non ha interessi particolari da difendere se non quelli che riguardano i beni comuni, tra i quali il patrimonio di esperienza umana, di cultura, di lavoro e di partecipazione attiva e critica di un’intera comunità.

Proposito ambizioso. Certo.
Qualcuno potrebbe dire : vaste programme.
Resta fermo che noi, non ci muoviamo per meno di questo.
Per Bologna.

PS. Nonostante il mio chiaro proposito più volte reiterato anche a mezzo stampa c’è ancora qualcuno che mormora di una mia nascosta intenzione. Quella, alla fine di candidarmi. Il solito Zani , in agguato dietro la siepe. Un tipaccio rancoroso. Uno che vuol fare un dispetto al PD.
Se c’è ancora qualcuno che pensa così, delle due l’una , o è un ingenuo in buona fede o è un cretino.

Dato che , con ogni evidenza non può certo capeggiare una Coalizione civica un avanzo di politica qual io sono.
Fiero di esserlo, naturalmente.


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