Tempi interessanti.

luglio 27, 2016

“Che tu possa vivere in tempi interessanti”.
A quanto mi risulta è un antico detto cinese. Suona come una sorta di maledizione, per avvertire che è sempre meglio vivere in un tempo noioso.
Fatto sta che viviamo tempi interessanti.

1) Il Papa.

Dice che c’è guerra ma che non è guerra di religione bensì lotta per il potere “ per gli interessi, per i soldi, per le risorse naturali”.
E’ per questo accusato di marxismo da un foglio della destra cristiana xenofoba e integralista.
Forse ha ragione la destra. In effetti, non sempre, ma è accaduto, accade e accadrà che la religione assuma la funzione di oppio dei popoli.
In questa febbrile transizione post-capitalistica verso non si sa dove, la religione è impugnata come un’arma affilata per sgozzare preti ultraottantenni in Francia e per stabilizzare svolte autoritarie in Turchia.
La verità storica, non negabile in buona fede, è che il vaso di Pandora è stato aperto dall’occidente nel suo infingardo proposito di esportare democrazia volendo incamerare potere , risorse , dominio globale e suffragi elettorali in patria.
S’è fatto bollire a lungo e poi s’è di colpo scoperchiato il calderone in Afghanistan, Irak , Libia , Siria e in molte parti dell’Africa.
I risultati erano scontati in partenza. Schizzi bollenti ci arrivano in casa.
E sarà lunga.

2) Erdogan.

Il sultano democraticamente eletto fa piazza pulita.
Qualche considerazione sarebbe da svolgere intorno alla democrazia al tempo del potere assoluto della finanza. Mi limito a dire, postdatando, che , purtroppo Berlinguer aveva torto quando affermava che “la democrazia è un valore storico universale”.
Mica vero. Mai stato vero e meno che mai in questo terzo millennio.La democrazia non pare compatibile col capitalismo mutante del terzo millennio e con il caos geopolitico conseguente alla caduta di quel muro a Berlino.

Adesso ricordo la notte del “golpe” in Turchia.
Carri per le strade e gente che applaude. I media dicono che la gente sembra gioire. In effetti così sembrava anche a me.
Intanto il portavoce della NATO chiarisce che non è prevista alcuna riunione dell’alleanza atlantica.
E’ in atto un colpo di stato in un paese NATO e voi neppure prevedete di riunirvi?
Gatta ci cova.
Kerry e Lavrov sono a colloquio proprio in quelle ore a Mosca.
La gatta continua imperterrita a covare.
Nel mentre Putin s’affretta a chiarire che “non siamo stati informati”.
La gatta cova e fa le fusa.

Ad un certo punto c’è un netto cambio d’immagine.
Su uno dei ponti del bosforo si spara , qualcuno cade, e arriva Erdogan sul telefonino a chiamare i turchi a scendere in piazza. Non scorgo nelle immagini tanta gente.
Ma domani è un altro giorno.

Infatti.
Velocità della luce.
Il sultano arresta migliaia di persone e li esibisce nudi e crudi ai media mondiali.
Il silenzio speranzoso dell’occidente durato lunghe ore viene interrotto a denti stretti da manifestazioni di soddisfazione per il fallito golpe.
Mustafa Kemal Ataturk è lontano alcuni parsec mentre l’Europa s’affretta a garantire al sultano i sei miliardi di euro promessi a suo tempo per contenere alla turca, of course, l’immigrazione dalla Siria.
Putin se la ride sotto i baffi che non ha, perché dopo che Erdogan gli ha porto formali scuse e adeguati indennizzi per il provocatorio abbattimento del MIG ed ha fatto mancare la corrente elettrica alla base di Incirlik s’allenta momentaneamente il cerchio di ferro che gli USA gli stringono al collo portandogli la Nato sotto al culo.

Come dargli torto. E’ la geopolitica bellezza!
Resta che il presidente turco , democraticamente eletto, è una carogna della peggior specie. Per conto mio preferivo, pardon , consideravo meno peggio tanto Saddam , quanto Gheddafi. Ma è la democrazia bellezza!

 

3) Hillary.

 

Ha vinto le primarie la moglie di Bill che le aveva perdute contro Obama.
La Hillary.
Uno dei peggiori , incompetenti, segretari di stato che gli USA abbiano mai avuto.
Una dei maggiori rappresentanti dell’establishment e della finanza di Wall Street , una che incarna una sorta di democrazia dinastica.
La prima donna americana presidente che rischia di non diventarlo di fronte al peggiore Trump.
“Bernie o nessuno”. Ha detto un sostenitore di Sanders.
Ha ragione.

Scheda bianca.
Anch’io voterei in tal modo, tanto più che Sanders avrebbe avuto migliori possibilità di battere il cialtrone miliardario.
Anzi lo avrebbe battuto senza tema.

Ma in USA le cose vanno così.
Ci si prenota per la presidenza.
Prima Bush padre, poi il figlio cretino.
Poi pausa d’immagine imposta dai disastri del suddetto Bush junior teleguidato dalla banda neocon.
Adesso si torna alla normalità, Trump permettendo, con la moglie del grande Bill.

Ma già s’avverte che, magari dopo il giro della signora Clinton, spetterà alla signora Obama che ha fatto un così bel discorso.
E teniamo conto che ci son vari figlioletti/e che intanto cresceranno.

Mah.

E’ una democrazia non più inclusiva da tempo. Nella quale, in un presente arduo sul piano sociale in tutto l’occidente e con la grande Unione in Europa ormai a pezzi in virtù di uno sconsiderato allargamento e di politiche funzionali solo alla finanza globale, s’accrescono reazioni violente  e irrazionali sotto la falsa bandiera dell’Islam. E non mancano i rigurgiti nazionalisti e anche qualcosa di più. Non a caso il povero bastardo che ha sparato con quella Glock in Germania s’ispirava al neo nazista che fece strage dei giovani socialdemocratici ad Utoya.

 

Tempi interessanti.

Illuminati e populisti.

luglio 13, 2016

Nel pieno di un’estate torrida e all’indomani della Brexit rispunta Mario Monti a rinnovare lo scontro fuorviante tra Illuminati e populisti.

 

Gli Illuminati (qualsiasi riferimento alla setta fondata in Baviera nella seconda metà del settecento è da ritenersi puramente casuale) sono quelli che sanno.

Tutto.

Dunque spetta a loro ogni decisione, accuratamente posta al riparo da interferenze irrazionali del popolo bue .
Ombrosi summit di competenti , ricchi , tecnocrati , in rappresentanza del capitalismo finanziario dirigono (o credono fermamente di farlo) le sorti dell’intero orbe terraqueo.

 

 

I populisti, d’altro canto non son più quelli contro cui polemizzava aspramente, nel particolare contesto russo dell’inizio del secolo scorso , il Lenin del “Cosa sono gli amici del popolo”.

I populisti del terzo millennio, per dirla nel loro gergo , son piuttosto quelli che vanno a filmare un poveraccio che caga dove può, nei pressi della stazione di Milano.

 

Così va il mondo.
In fin dei conti illuminati e populisti son due facce della stessa medaglia.

 

In quest’ambito sento Monti dire che non se ne può più di questo “abuso di democrazia”.
E mi confermo nell’idea, a suo tempo molto contestata su queste pagine, che erano molto meglio le elezioni di quel Monti, fatto senatore a vita in un battito di ciglia e poi insediato alla presidenza del Consiglio dei ministri con monocratica decisione.

Ma Mario Monti, con tutto il rispetto, fu ed è soltanto un esecutore.
Uno che dalla sera alla mattina ha liquidato del tutto ciò che un tempo in Italia era solito definirsi come il sistema pubblico della previdenza sociale.

Fu il battistrada di Renzi, subentrato anch’esso , col solito metodo “democratico” all’esangue Letta e coi voti raccolti dal PD di Bersani.
Insomma, un colpo di mano servito in bianco, (gli italiani ma anche gli europei hanno stomaci deboli) composto di un paio di fasi ben studiate e imposte dal più alto colle.

Tutto secondo le regole , naturalmente.
E tra applausi e lodi smisurate di media totalmente asserviti.
Quegli stessi che adesso dopo la batosta elettorale subita dal partito della nazione avanzano suggerimenti in forma di critica al fiorentino.

 

A quest’ultimo è ora affidato un arduo compito.

Dopo aver scardinato le residue regole del mercato del lavoro e aver impinguato le tasche dei “datori” di lavoro, i quali da sempre in Italia più che dare prendono quel che c’è , (di soldi pubblici) poco o tanto che sia, si pone infatti a Renzi il problema di come accreditare una sorta di terza via tra illuminati e populisti.

Cosa può fare il giovane premier se non proseguire ed anzi intensificare, superandosi, la sua straordinaria abilità di prestigiatore?

Non basta più apparire un giorno illuminato, “noi non violiamo le regole europee” e il giorno dopo populista “non può essere solo l’Europa dell’economia”.

Ci vorrebbe qualche cosina di più per superare la percezione che i cittadini comuni hanno rispetto al loro incertissimo futuro a partire da un presente reale che fa schifo.
Lo zero virgola uno in più non serve a cambiare una tale , ben fondata, percezione.

Da qui l’idea che si sta rivelando rischiosa di indire il plebiscito.
Infatti , il Fiorentino cerca di correggere la rotta verso il suo personale spiaggiamento.
Aveva detto: se perdo vado a casa , cambio mestiere.

Bravo.
Così si parla populisticamente alla pancia del popolo , ex classe media compresa che essendo nella cacca non può che aggrapparsi , tanto non costa niente, ad una qualche speranza di cambiamento se non altro nello stile dei governanti.

Adesso però  dice che resterà comunque segretario del PD e in ogni caso non vuole più parlare del suo personale destino.
E men che mai rinunciare a quell’Alfano con tutto il suo immenso corteo di parentele.

 

A tal proposito mi consento una piccola digressione.
Ricordo gente che si è dimessa per ragioni di mera opportunità politica per molto, molto meno, in Italia come altrove.
La lista è lunghissima.

Ma Angelino è prezioso per Renzi, anche perché il suo sodale toscano non è uno che si accontenta di un tozzo di pane. Verdini è un tipo tosto.
Assai.
E Formigoni non è da meno.

 

Situazione difficile, dunque.

 

Ci vorrebbe un ulteriore colpo di genio o di …culo.
Ad occhio e croce non basterà un margine di flessibilità, magari a margine del bail- in.
Ci vorrebbe (ancora) una terza via.

Già.

Solo che non è contemplata nell’agenda del capitalismo finanziario ( a Giddens piacendo) e per ciò stesso non può esser inserita – quand’anche se ne avesse la visione e la capacità di sintesi- nell’agenda politica di governanti, tutti , nessuno escluso, diventati ormai da tempo pallidi od abili (non importa) “comitati d’affari della borghesia”.

 

E’ il terzo millennio , bellezza! Corre il tempo del “liberismo liberato” come dice Alain Badiou.

 

Il vaso di Pandora è stato aperto da ormai 30 anni, con la sinistra riformista a rigirarsi i mollicci pollici insieme ai sindacati, di fronte alla straordinaria opportunità geopolitica servita su di un piatto d’argento ai rapinatori della finanza dopo l’inevitabile crollo del campo del socialismo reale.

A rinchiuderlo serviranno , l’impegno , i sacrifici le lacrime e forse il sangue di almeno un paio di generazioni.

Intanto i “politici” navigano sotto costa , a vista. Senza alcun strumento atto a captare, non tanto la possibilità di invertire la rotta, quanto piuttosto di cambiarla a viva forza verso altri possibili lidi, prima che la spietata guerra di classe della finanza globale riduca in schiavitù ciò che ancora è rimasto libero.

 

Morale riassuntiva.

 

Per me il NO al referendum /plebiscito di Novembre è obiettivamente carico di valenze che vanno molto oltre la sorte del Fiorentino .

E’ una prova di forza residua di ciò che resta della democrazia contro  il combinato disposto della riforma del Senato e dell’Italicum.

Se vince il NO rimane aperta qualche sia pur ridotta possibilità di risalire la china e affermare che c’è democrazia solo se c’è rappresentanza politica.
E c’è forza politica vera , solo se quest’ultima torna a rappresentare bisogni, domande, diritti dei cittadini.

A partire, sissignore, dall’enorme crescente massa di poveri e “semi poveri” che popolano ormai trasversalmente non solo il sud del pianeta ma l’intero occidente.

E senza forza politica vera, in grado di cominciare ad opporsi agli illuminati quanto ai populisti, comincio a pensare che coloro che verranno dopo di noi si troveranno a rimpiangere i tempi della relativa sicurezza dell’ormai lontana epoca della guerra fredda.

 

 

PS. Avevo avanzato un dubbio rispetto alla posizione del M5S sull’Italicum. Mi sa che , almeno stavolta, non ho sbagliato.

il nostro male viene da più lontano.

luglio 1, 2016

Quel giorno del 1978.
Le “idi di marzo” preannunciate da Mino Pecorelli.
Via Fani. Vengono sparati 91 colpi in sessanta secondi.
Sette armi diverse . Una sola ha sparato ben 49 colpi. Quelli che vanno a segno uccidendo i cinque uomini della scorta di Aldo Moro e lasciandolo illeso.
Il tiratore viene descritto da un testimone: “sparava come Tex Willer tenendo la mano sinistra guantata sopra la canna dell’arma.”
A qualcuno, tra cui chi scrive, bastò questa dinamica dell’agguato per capire che qualcosa non andava.
La decantata “geometrica potenza delle BR” parve subito una solenne puttanata.
Chi spara in quel modo non può che provenire da un ambiente militare.
Un killer professionista.

Anni dopo, mi capitò, in quanto membro della Commissione bicamerale di Palazzo San Macuto ( credo di averlo già scritto in questo blog) di chiedere la perizia balistica sulle armi impiegate in via Fani, tanto per darmi conto dell’impossibilità tecnica di sparare 91 colpi in un minuto con le armi ufficialmente repertate dopo il massacro. Tra cui figuravano due mitra di fabbricazione belga risalenti alla seconda guerra mondiale , uno dei quali con la canna completamente liscia.
Roba da mercatino dell’usato per amatori senza soldi da spendere.

Mi fu detto che la prima perizia era risultata imperfetta e che non valeva granché.
Poi subentrarono altri pressanti impegni , come spesso accade in politica, e non me ne occupai più di tanto.

La mia idea me l’ero fatta.

Le BR avevano realizzato un’alleanza di fatto con settori dello stato e la criminalità organizzata.

Infatti, da subito, uno dei ricercati come probabili membri del commando di via Fani era Giustino De Vuono.
Un calabrese proveniente dalla ndrangheta con una esperienza nella Legione straniera dalla quale venne espulso per eccesso di violenza e politicizzato in carcere, nientemeno, dalle BR.
Solo che in seguito lo Stato, in tutti i suoi apparati , compreso il potere giudiziario sembrò rinunciare del tutto a ricercare il killer conosciuto negli ambienti criminali anzitutto per la sua stupefacente destrezza nell’uso delle armi.

A me è tornata in mente questa figura grazie al recente libro inchiesta “Morte di un Presidente” di Paolo Cucchiarelli appena edito da Ponte alle Grazie.
L’autore , passo dopo passo, arriva molto vicino a dimostrare che l’esecutore materiale della sentenza di morte emessa per conto terzi dalle BR fu proprio il De Vuono che , nelle more, è sparito da ogni orizzonte.
Del resto anni addietro, quando l’assassino di professione fu fermato in Paraguay, le autorità italiane risposero che nulla risultava a carico del suddetto.

Ma a parte ciò che più mi ha colpito,  in quanto convalida un’idea che corrisponde in me  ad una certezza, il libro di Cucchiarelli andrebbe letto (capisco che è faticoso) da quanti s’affacciano alla politica ai tempi nostri.

Vi è il rischio di non capire nulla della storia patria ma anche della geopolitica attuale (in sostanza del nostro presente) se non si ritorna a quel fatidico 9 maggio del lontano 1978.

Non a caso Cucchiarelli chiarisce che : “ l’omicidio di Aldo Moro è l’atto finale di una storia orribile, impresentabile e senza onore,neppure quello dovuto tra ex avversari che si sono duramente combattuti con le armi. E’ uno dei pochi eventi che dividono la storia recente tra un prima e un dopo. E il dopo è questo tempo in cui viviamo. Ecco perché quella del Presidente è una morte che riguarda tutti, anche e soprattutto i giovani.”

Ed ecco perché io non mi sono mai liberato, se non a tratti, di quella storia orribile pensando alle conseguenze, storiche , politiche e morali che da allora hanno sempre pesato sull’intera nazione.

“Il mio sangue ricadrà su di voi” , scrisse Aldo Moro consapevole della condanna a morte.
E così è stato.
Anche in senso concreto.
Basti pensare alla sequela di omicidi che seguirono alla sua scomparsa, tutti collegati ad un’ indicibile verità: Da Pecorelli a Dalla Chiesa passando per molti altri “giustiziati” direttamente dalle BR in nome di una congiura del silenzio che dura ancora oggi.

Il libro in questione che, effettivamente presenta qualche difficoltà di lettura a chi non vissuto quel periodo oscuro, ha il merito di avanzare alcune verità relative e alternative.

Non a caso inizia con “La sabbia”.

Sì la sabbia che fu trovata nei risvolti dei pantaloni di Moro cadavere.
Ah , i dettagli.
Laddove s’annida il diavolo.
E quanti dettagli trascurati scientemente.
Quante bugie criminali, quante omissioni, quante viltà.

Un delitto “lasciato accadere” .
Già.
E qui risiede l’attualità .

In questo XXI secolo quanti delitti, massacri e stragi sono stati “lasciati accadere”?

Dovrebbe essere una domanda che assilla tutti a partire da quella guerra infinita al terrorismo che fu proclamata da un bifolco texano impregnato di petrolio all’inizio di questo terzo millennio.

Una guerra riproclamata solennemente, a mento in su, da quel faccione di Hollande.

Quante cose nefande potranno esser “lasciate accadere” dietro lo schermo di questa guerra?

Conviene chiederselo per tempo se davvero si vogliono combattere i fascisti dell’ISIS.

A quest’ultimo proposito , già che ci sono , consiglierei anche la lettura del testo del discorso di Alain Badiou dopo le stragi di Parigi : “Il nostro male viene da più lontano”.

Leave.

giugno 24, 2016

Come qualche lettore sa (pochi per la verità) , stanotte avevo scritto un pezzo con l’idea che il remaine alla fine avrebbe vinto.
Con la cautela : “se i sondaggi sono giusti”.
Tocca rifare l’articolo dice un commento.
Non proprio.
Appena possibile lo recupero e lo ripubblico.
(Se sono capace di manovrare il mezzo informatico per recuperarlo ).
Concludevo comunque chiarendo che un eventuale shock relativo ad una vittoria del leave avrebbe potuto essere anche positivo per rimettere in carreggiata l’Europa politica.

Ma , resta che è meglio adesso cercar di capire cosa può accadere, per cui l’articolo di stanotte è superato.

Il fatto è davvero compiuto.
E per impulso della destra, come ha giustamente notato Massimo Di Mascio.

E qui sta il vero problema.
E’ stata sconfitta l’Europa concepita dopo l’allargamento e le politiche di austerità.
In verità un’Europa ostinatamente conservatrice come quella che è uscita dopo la riforma di Lisbona.

Romano Prodi coglie a caldo un punto: “hanno votato leave i poveri”.
Penso sia vero.
Chissà perché lo hanno fatto?

E il Presidente della Repubblica dice che il problema è politico.
Vero anche questo.
Non è una frase fatta , di maniera.
Manca l’Europa politica , quell’ Europa che può rappresentare non solo gli Stati ma i popoli.

E son mancati all’appuntamento con l’Europa politica proprio i socialisti e i socialdemocratici.

Adesso bisognerà vedere se , finalmente, invece di attendere il quasi inevitabile effetto domino, si sarà capaci di fare un passo avanti.

Nell’unico modo possibile. Con una svolta politica radicale anche rimettendo in discussione , in prospettiva, il trattato di Lisbona.

Ma anzitutto procedendo allo smantellamento delle politiche austeritarie, inviando presto un messaggio controcorrente ai cittadini europei.
Un messaggio che preveda una cosa che si chiama giustizia sociale.

Usare la difficoltà come un’occasione positiva in sostanza.

Lo si farà?

Non son certo io in grado di dirlo.

Resto alquanto pessimista.
Adesso s’imbocca la lunga strada per attuare la procedura di uscita del Regno Unito dall’Unione.
E magari ci si attarderà in una negoziazione più o meno punitiva.
E sarebbe un grave errore.

Dovesse prevalere un riflesso conservatore allora davvero l’esperienza dell’Europa sarà definitivamente archiviata dalla storia.

Bisognerà avere il coraggio di ammettere una sconfitta se non il fallimento dell’Europa concepita a Lisbona.

Difficile perché son in gioco poteri finanziari globali e classi dirigenti nazionali.

Difficile ma non impossibile.

E se alla fine prevalesse anche solo un barlume di consapevolezza nella direzione di un cambiamento netto, lo dovremo proprio a quei poveri che hanno votato leave.

Un paradosso.
Dato che i britannici in verità si son dati la zappa sui piedi potendo godere da sempre delle possibilità offerte dall’appartenenza europea senza dare in cambio alcunché, tramite la clausola dell’opting out inventata proprio per loro.

Ma un felice paradosso. Forse si comincerà a capire che l’Europa del futuro non può più essere percepita come una camicia di forza per costringere popoli e governi a cedere sovranità, non ad un’entità democratica sovraordinata legittimata dal consenso dei cittadini elettori, ma a poteri senza volto, sempre più rapaci e capaci d’imporre unilateralmente i propri esclusivi interessi.

A questo punto, grazie al “voto dei poveri” devasi cominciare a smantellare il baraccone di Lisbona e usare le macerie ,come spesso s’è fatto nella storia umana, per erigere un’altra costruzione: l’Europa degli europei.
Magari ripensando a quell’antico documento scritto a Ventotene.
O si rilancia o si muore.

In memoria di Jo Cox.

giugno 23, 2016

Salvo prova contraria e stando ai sondaggi sta vincendo  il remaine.

Non a caso il referendum l’ha voluto Cameron per contrattare le condizioni per restare in Europa.
Si è trattato di un vero e proprio ricatto , come ha detto Casini.
Sissignore proprio Casini!
Altro che sinistra.
Non pervenuta.

Il Regno Unito nell’UE gode di privilegi assolutamente impensabili per ogni altro paese europeo.
Li ha enormemente aumentati con il remaine.

Se i sondaggi dicono la verità poco alla volta sapremo quanto abbiamo sborsato per far rimanere la talpa degli USA nel cuore dell’Europa.

Intanto sappiamo che Cameron ha ottenuto, preventivamente, la limitazione del Welfare per i cittadini europei /comunitari che vivono nel Regno Unito. Come a dire che ciò che vale per tutti gli europei non vale più non appena si mette piede nel territorio dell’UK.

Intanto la Regina, insieme ai suoi parenti, potrà continuare ad usufruire dei contributi europei per le sue tenute (pagati anche da noi italiani che siamo contribuenti netti (diamo di più di ciò che riceviamo) senza colpo ferire.

Già perché il Regno Unito, al contrario di noi italiani riceve molto più di ciò che dà all’UE.

Da sempre.

In più gode della clausola di esenzione ( Opting out) in base alla quale se ne fotte di Schengen, dell’unione economica e monetaria, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, e dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

Cioè , per capirci, l’UK da sempre tiene un piede dentro e uno fuori dall’Europa.

E lo fa per conto proprio e per conto terzi/americani.

E’ la geopolitica ragazzi.

Per questo quando stava per vincere il leave s’ammazza la deputata laburista Jo Cox.

Sissignore.

Qui lo dico e lo confermo.

E non mi frega nulla di quelli (poveracci) che m’accuseranno di complottismo.

Non esistono pazzi così tempestivi, capaci di rovesciare gli esiti di un referendum alla vigilia di un voto.

O non s’impara mai nulla dall’esperienza?

Pazzi.
Già.

Non lo fu Lee. H. Oswald.

Col suo patetico fucile e con la sua troppo perfetta, accurata,  biografia.

 

Non lo fu Sirhan. B. Sirhan.

Che uccise chi aveva appena detto che : “soltanto i poteri di un Presidente potranno un giorno rivelare al mondo la verità sull’assassinio di mio fratello.”

 

Non lo furono le ” seconde” BR con Moro.

 

E non fu suicida (se non di stato) quel David Kelly che contestava, in quanto osservatore dell’ONU, l’esistenza delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein che avrebbero potuto colpire l’UK in soli 45 minuti ,come affermò il gran bugiardo : Tony Blair.

 

Il leave, al netto delle nostre personali  preferenze, non doveva  vincere.

 

Quindi non poteva.

 

Ad ogni costo.

 

Il giorno successivo all’assassinio di Jo Cox , non a caso le borse europee e quella americana sguazzavano  nel suo sangue.

 

E’ il mercato  globale.

 

Ed è feroce.

 

 

PS. Se poi i risultati smentiranno i sondaggi beh lo shock a mio avviso potrà forse  produrre una riflessione critica sulla costruzione dell’Europa politica da tempo auspicabile assai.

La sconfitta del PD.

giugno 20, 2016

La sconfitta del PD era nelle cose.

Renzi lo sapeva così bene che per tutta la campagna elettorale s’è occupato di lanciare il plebiscito di ottobre.
Anche la mancata presa della Lega di Salvini come leadership di un nuovo centro destra era scontata.

La Lega perde.

Il risultato di Bologna in questo ambito era anch’esso ampiamente scontato .
Alto ma mai davvero preoccupante per Merola che , coerente con la campagna dei fascisti/razzisti alle porte, è andato al sacrario dei caduti al canto di Bella Ciao.
Il richiamo riuscito (ovvio) di una foresta pietrificata gli è servito a criticare Renzi e il suo “governare dall’alto”, salvo dichiarare subito che al referendum voterà un bel sì.

Ed è questo ciò che conta davvero per Renzi.

Frega poco o nulla a lui se nella prossima direzione del PD si alzeranno ululati, pardon guaiti, per chiedergli di occuparsi del partito.

Niente di più puerile e subalterno.
Robe da cuore antico.
Altro tempo storico.

A partire dal ridotto della Valtellina, che è in realtà tutta la Lombardia, il leader cercherà di portare alle sue naturali conseguenze la logica del partito gassoso del capo.
Per cui ci si deve aspettare , dopo, la intelligente ammissione di sconfitta di questa notte, un attacco alzo zero volto a travolgere i giapponesi attardati all’interna opposizione e tutto proiettato verso il “fatale” mese di Ottobre.

La posta sarà rialzata.
Senza escludere qualche escogitazione “brillante” per parlare direttamente al popolo degli elettori attivi.

Insomma non la vedo così facile.

La partita del plebiscito, dico.

Si andrà all’estrema semplificazione: “uno, due: morto”.
Ne faccio fuori uno su tre, dice Renzi dei senatori. Questi vecchi ,bavosi mangiapane a tradimento.

Tattica del controfuoco. A populismo: populismo e mezzo.
E ai professoroni , calci in culo.

Per questo il fronte del no , maledettamente variegato, può esser messo in scacco da una proposta certo percepita come poca cosa e tuttavia qualcosa.

Per questo sarebbe urgente una proposta alternativa sia pure all’ultima ora.
Un minimo comun denominatore.
Se la data verrà confermata per il 2 di ottobre Renzi, tra l’altro, sfuggirà al giudizio di costituzionalità dell’Italicum . Giudizio che potrebbe fare la risicata differenza .

Ma anche una proposta alternativa e radicale , del genere di quella che ho avanzato contro il combinato disposto riforma del senato e Italicum, sarebbe solo una condizione necessaria.

Perché?
Beh Renzi si troverà a combattere nelle (relativamente) migliori condizioni.
Tutti contro uno.
O con me o contro di me.
In questo caso il suo “coraggio” riformista spalleggiato da un establishment interno e internazionale -ne vedremo di ogni sorta anche da parte del residuo PSE europeo ormai scampato alla brexit dopo il sangue versato a Londra- potrà esser premiato a furor di popolo votante.

Poco votante ma forse sufficiente.

Sì, Renzi potrà paradossalmente contare proprio su di uno scarso interesse in tempi così magri, verso le astruserie di riforma costituzionale.
Dirà: vogliono fermarmi al prezzo di un salto nel buio.

Insomma non facile.

Non impossibile batterlo ma la sconfitta di ieri non è tale da potersi definire batosta su tutto il fronte.

Serviva Milano, oltre Torino.
Quanto a Bologna, è ormai solo un fortilizio semidiroccato cui fanno la guardia ex comunisti, qualche sparuto prodiano, e un’enclave di sinistra “radicale” , tutti destinati a ballare una breve stagione.

Lo so, son pessimista.
Ma stavolta mi sembra d’esserlo a ragion veduta.
In ogni caso arrendersi è la cosa peggiore.
Renzi non fa prigionieri.
E’ utile lo tengano ben presenti quelli che a Bologna hanno ancora una volta ceduto al ricatto del voto utile dandogli una mano a gratis
E’ stato un voto inutile date le scontate, ragionevoli, previsioni. Molto utile a Renzi, invece, cui frega nulla delle critiche di Merola .
Bologna , nella sua visione, (e forse non solo nella sua) è il passato remoto, cui emanciparsi del tutto.
E i bolognesi continueranno, volenterosamente, a fare tutto da soli.
Renzi non ha bisogno di scomodarsi.

Lui pratica l’obiettivo, pur in condizioni fattesi più difficili dopo il voto di ieri.

Il tema è la fuoriuscita definitiva dalla democrazia rappresentativa.
Il tempo nuovo delle democrature nell’epoca del capitalismo globale.
E poi dicono di Putin…

Vabbè, stati d’animo.
Adesso proviamo a sconfiggere il Putin di casa nostra.
Augurandoci che il M5S rimanga coerente con l’impegno preso a favore del NO , nonostante l’attrazione che l’Italicum può esercitare su di loro.

l’Invasione degli ultracorpi.

giugno 13, 2016

Carlo Loiodice, persona critica e acuta, dice (ed io lo traduco con parole mie) che per via della legge universale relativa alle masse gravitazionali i corpuscoli vengono inevitabilmente attratti dalla massa maggiore.
Verissimo.
La stessa teoria proposi tanto tempo fa ai Popolari.
Quando ancora esisteva il PPI e il centro sinistra prima maniera.
Spiegavo che la massa gravitazionale del PDS, essendo di molto maggiore, dovevasi per forza di cose parlare piuttosto di un sinistra-centro.
Mi presero per matto.
A sinistra e al centro.
E si stabilì la supremazia politica del centro sulla sinistra.
E così restò stabilito.
Fino ai giorni nostri dopo l’infausta nascita del partito di centro della nazione che ebbe, ed ha tutt’ora, la missione fondamentale di espungere col lanciafiamme la sinistra dal corpo della nazione.

Bene.
Si fa per dire.

Per venire a bomba (come suole volgarmente dirsi) a Bologna la Coalizione Civica non ha altra possibilità se non venir attratta nell’orbita di Merola e del suo PD, afferma Loiodice.
Poiché trattasi di un corpuscolo nonostante il non pessimo, ma solo mediocre, risultato elettorale.

Già.

Infatti il problema è tutto qui.

Il sottoscritto però non fa parte di quella coalizione che pur inventò dal nulla.
Dal nulla .
E qui sta il difetto e l’errore.
Errore, che , non mi stancherò mai di dire, è peggio di un crimine.

Ma su di ciò mi sono già anche troppo ampiamente autocriticato.

Adesso però dopo tutta sta autocritica (vedi blog) e grazie anche ad un parziale ritorno di fisica vigoria mi son già ampiamente rotto i coglioni, e dunque dirò che io mica son “corpuscolo”.

Non faccio parte del corpuscolo.

Ne uscii senza chiedere i diritti d’autore non appena compresi che la sinistra del centro storico non aveva nessuna ambizione di andare al ballottaggio.

Nessuna intenzione di sfidare Grillo e Lega sul loro stesso terreno.

Che schifo .
Il misurarsi grugno a grugno col popolo sudaticcio e dolente delle periferie che ormai , da tempo ,tira il fiato coi denti.
Cioè della città reale.
Della città intera.

Dunque a me non si pone il problema.
Tra la padella e la brace , grazie.
Mi rifiuterò per sempre di scegliere.
Anche sotto tortura.

Ma vado a votare.
Mio diritto e anche mio dovere.
Vado a votare scheda bianca.

E se vince la destra?

Dilemma tipico di chi non ha ancor capito o peggio fa finta di non capire cosa davvero è il partito dei renzidi.

Magari perché non hanno letto da giovani “l’invasione degli ultracorpi” di Jack Finney, né magari hanno visto il film di Don Siegel.

Ma non è un problema mio.
E’ problema loro e del PD.

 

PS. In attesa della sfida finale di ottobre.
PPS. Gli ultracorpi alla fine vincono. Lo so. Nei romanzi di fantascienza.
Intanto, in politica si combatte. Anche col voto. E comunque meglio in piedi che appecoronati.

Il mondo intero dovrebbe rendere omaggio al coraggio delle combattenti curde.

giugno 10, 2016

“I miliziani dell’Isis hanno bruciato vive, in mezzo ad una piazza di Mosul (Iraq), 19 ragazze curde che si erano rifiutate di divenire schiave sessuali dei combattenti jihadisti. A riferirlo è l’agenzia di notizie Ara (Kurdish News Agency), ripresa dai media iraniani.

Le giovani donne, chiuse in gabbie di ferro, sono state portate in una piazza della roccaforte irachena del Califfato nero, e date alle fiamme, davanti a centinaia di presenti. “Nessuno ha potuto fare niente per salvarle”, ha detto un testimone all’Ara.

La macabra esecuzione, che ricorda su scala maggiore la stessa sorte toccata al pilota giordano Muad Kasasbeah abbattuto su Raqqa a febbraio del 2015, è avvenuta nel fine settimana. Le 19 donne trucidate facevano parte di un gruppo più ampio di yazide rapite da Isis nell’agosto del 2014 vicino a Mosul ed usate come schiave sessuali. Secondo l’Onu sono in totale 3.500 le donne yazide nelle mani degli aguzzini del sedicente califfo Abu Bakr al Baghdadi.”

 

Mah,  i nostri dibattiti bolognesi appaiono roba da cortile di fronte a questo orrore.
Naturalmente ci son le responsabilità pregresse dell’occidente, cause lontane e vicine.
Ma il mio istinto mi porterebbe a togliere il dito dalla tastiera e porlo sul grilletto.
Farli fuori all’ingrosso.
Accatastarli a mucchi nel loro paradiso.

L’ultimo giro di giostra.

giugno 9, 2016

In breve.

Al Nazareno c’è un tacchino sul tetto e una vacca in corridoio.
Bersani dixit.
Il bestiario del PD.

Poi se la presero con me quando mi rivolsi, con affettuosa ironia, ai “ragazzi dello zoo” di via Rivani.
Mi definirono “cattivo maestro”, cioè incubatore di terroristi.
Repubblica di Bologna andò al seguito facendomi la pelle per un mio post su FB dove invitavo a fare una lotta dura ma pura : cioè depurata dalla violenza.

Adesso l’house organ del PD  occhieggia a Coalizione Civica , quella dei cuculi depurata dal cattivo maestro che s’è rifiutato, alfine, di covare le uova del sopracitato volatile.

Quella coalizione civica che sta per prendere il posto, in più accorta forma, dell’Amelia civetta.

 

Capisco , per Fassina e Fratoianni – principale sponsor di Martelloni quest’ultimo – è più semplice dire : scheda bianca a Roma.

A Bologna , obiettivamente è più difficile.

C’è di fronte il mostro Salvini, votato da una pletora di ex comunisti anche perché nessuno ha voluto neppur provare a interloquire con questo elettorato popolare delle neglette periferie.
Con le sue paure, con la sua insicurezza, con la sua fatica del quotidiano vivere fuori dal quadrilatero abitato dalla sinistra smart, colta e moolto intelligente che fa onde blù  tra via del Pratello, Piazza san Francesco e il Roxi bar.

Il mostro leghista, cui hanno tirato la volata anche le contestazioni puntuali che puntualmente programmava , provocava ed attendeva speranzoso.

Speranza non delusa.

 

Ergo : “mai con la destra e nessun accordicchio, il PD faccia un passo avanti”.
Ma che bravi!
Questi giovani politici in carriera.
Riflesso speculare del renzismo.

 

A livello nazionale s’è aperto  il dibattito nel partito della sinistra non ancora nato.
Finirà come al solito.
Col PD.
In un modo o nell’altro.
Portatori d’acqua.

Sopra o sotto il pelo.Dell’acqua.
Alla SEL.
Fine della storia .

 

Io continuo a votare.
Scheda bianca.

In attesa di capire, molto bene, dove va a parare in futuro il M5S.
E non cerco da Merola dichiarazioni, magari sul referendum costituzionale per far salva una vecchia e falsa coscienza.

Lo si può votare, Merola, ad una sola condizione , turandosi (con molta energia) il naso su di un’amministrazione mediocre quant’altre mai: stracci, in pubblico, la tessera del partito della nazione.

Chissà .

Magari avrebbe più possibilità di farcela.
Non lo farà.

Ma mica per fedeltà renzista.

Non lo farà sol perché pensa  che, ancora una volta, il richiamo della antica foresta può funzionare.

Forse.

Comunque a Merola può bastare.

L’ultimo giro di giostra.

 

 

Ripubblicazioni. Solo per chiarire che col PD, anche prima di Renzi : MAI

giugno 1, 2016

Ritorno alla Bolognina

Alla fine, dopo che Antonio La Forgia mi ha inviato un sms recante l’invito al raduno degli ex combattenti e reduci, mi sono deciso ad andare alla Bolognina, nel locale circolo del PD in occasione del ventennale della svolta. Molte facce note. Ressa di militanti d’antan insieme a più giovani leve democratiche. Cordialità nei miei confronti. Non del tutto attesa, ma gradita. La carne è debole. Anche la mia. Parla per primo De Maria, forse un pochino a lungo data l’occasione. Poi Occhetto che ho rivisto con molto piacere dopo un certo tempo. Un intervento persino scarno, essenziale rispetto ai moduli oratori che usava vent’anni fa. Ricorda il suo tormento dei mesi e dei giorni precedenti quel 12 novembre. In sostanza descrive la tensione prima dell’azione liberatoria. Cerca di far capire il grado di consapevolezza “geopolitica” che ci animava in quel periodo. In breve, la caduta di quel muro rendeva la vita difficile non solo ai comunisti ma anche agli anticomunisti , in particolare alla Dc trincerata per tutto un lungo dopoguerra dietro lo scudo crociato e anche al PSI di Craxi tutto proteso a incrementare la propria rendita di posizione in un sistema politico ideologicamente congelato dalla guerra fredda. Non capirono , naturalmente. Per i democristiani e per i socialisti italiani era in effetti più difficile e apparentemente meno vitale e urgente capire che il grande disgelo liberava forze da sempre ristrette nella camicia di forza bipolare. Il loro anacronismo non era minore del nostro. Del resto ancora oggi c’è gente che considera l’offensiva della magistratura ,con tangentopoli, alla stregua di un fulmine a ciel sereno. La reiterata denuncia politica di Berlinguer sull’esistenza di una questione morale, di tipo sistemico, nell’intreccio tra politica ed economia non aveva sortito, fino ad allora, alcun effetto nel mondo separato dal muro. Senza la caduta di quest’ultimo tangentopoli non sarebbe mai esistita. Non in quelle dimensioni. Non con quell’effetto domino ch’essa ebbe nei confronti di un intero sistema politico che, al pari del socialismo reale, si dileguò e scomparve dalla sera alla mattina. Non so se tra chi ascoltava Occhetto è venuto fatto di pensare , com’è accaduto a me, che anche oggi molti nodi stanno venendo al pettine. Nessuna similitudine con gli eventi di vent’anni orsono, e tuttavia vorrà pur dir qualcosa l’angoscia del Cavaliere espressa nella forma: “non mi farete fare la fine di Craxi”. A maggior ragione, credo, Occhetto si è rivolto al PD con tono e intento interlocutorio. Per quanto mi riguarda, a me sembra corrano tempi di vigilia. Si avvicina un altro cambiamento. Bisognerebbe tenersi pronti. Valutare possibilità, vie d’uscita dalla crisi incombente del berlusconismo. Sventare tempestivamente possibili colpi di mano. Anche tentativi estremi. L’ho già scritto altre volte in questo spazio.  Va delineata un’alternativa praticabile al di là della suggestione bipartitica epperò senza nostalgiche fughe all’indietro. Tutt’altro che facile. Ma non impossibile. E’ comunque un compito e una responsabilità della politica. Per questo si vorrebbe avere il PD come interlocutore. All’apertura di Occhetto accompagnata da alcune condizioni tra cui la sempreverde idea di discontinuità nella forma partito (espressa, ora come allora, in termini di reale contaminazione tra le diverse origini e culture) e un’opportuna intransigenza sulla riemergente questione morale, non è venuta , da Fassino l’altra sera, una risposta soddisfacente. Certo Occhetto, in realtà (quante divisioni ha Occhetto?) non è in condizione di porre condizioni. Nemmeno io. Neppure noi, quattro gatti, che non abbiamo aderito al PD dopo che le condizioni minime per farlo sono state del tutto ignorate. Tra queste v’era l’idea, semplice ma non banale, di costruire il progetto politico di un partito nuovo attorno ad una riflessione critica sulla democrazia dei tempi post-moderni. Della serie : se fai un partito democratico metti a tema e anche nella tua agenda politica, la prospettiva di un cambiamento concreto dell’attuale assetto democratico. Smettila di concionare ideologicamente sulla democrazia alla stregua di un qualsiasi parvenu. Anche perché , tu , la democrazia l’hai sempre difesa anche nei tempi più difficili. Dunque mettiti al lavoro per ridare smalto, credibilità ed efficacia sociale al suo concreto funzionamento e alle sue istituzioni svuotate e svilite dal dominio incontrastato di altri poteri. Tutto ciò è molto, molto attuale, non solo in Italia. Ma Fassino risponde ad Occhetto nel modo peggiore: le tue condizioni sono già in essere nell’attuale PD, dunque cosa aspetti? E’ il modo peggiore perché non offre il sia pur minimo grado di dignità alle diverse posizioni di Occhetto, come alle mie e a quelle di altri. Occhetto, io, e altri insieme a noi, non meritano discussione, né attenzione alcuna. O si mangia la minestra o si salta dalla finestra. Spiacente. Per quanto mi riguarda desidero partecipare alla preparazione del pasto, o almeno controllare da vicino che non ci siano mosche nel piatto.

PS. C’era nell’apertura di Occhetto una singolare ingenuità. Non ho mancato di farglielo notare. Attualmente, anche nel PD di Bersani e D’Alema, non si vogliono rompicoglioni. Il confronto è considerato uno stress inutile e controproducente. Altra e diversa cosa è l’organizzazione per correnti del potere interno al partito nuovo. Dato per scontato che Occhetto non ha dietro di sé alcuna divisione e forse neppure un battaglione della riserva, rimane dunque una sola possibilità: la resa senza condizioni. E’ esattamente ciò che gli ha intimato Fassino. Per quanto mi riguarda risponderei come Cambronne, il quale non profferì mai quella parolaccia che gli fu attribuita e neppure la nobile frase, “la guardia muore ma non s’arrende”, ma a suo dire: “all’intimazione di deporre le armi ho risposto con parole meno brillanti, ma certo dotate di una naturale energia.”

 

PPS. Se qualcuno non lo sa la parolaccia di Cambronne era : merda.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 116 follower