Socialismo.

novembre 23, 2019

Uno arriva all’ultima svolta dei settantanni e si volta indietro.
Per una sorta di bilancio della propria vita.
Nel mio caso tutta dedicata alla politica, alla sinistra, ad ideali di emancipazione e liberazione umana.
La politica come professione intrapresa a partire da basiche motivazioni di classe.
La politica come radicale ribellione ad una condizione sociale di partenza molto prossima all’indigenza.
M’ero fatto l’idea, ampiamente confermata oggi da ogni statistica seria, che se nasci male, vivi male.
Ci son eccezioni che tuttavia riguardano una infima percentuale dei nati vivi in condizione di povertà.
Lodevoli eccezioni, ma pur sempre eccezioni.
Contare solo sulle proprie forze mi è sempre apparsa come una illusione , anzi un inganno.
Da qui la militanza, sorretta dall’idea che solo l’accumulo di un patrimonio collettivo, di conoscenze, di lotte (di classe) avrebbe potuto soddisfare l’insopprimibile, umana, tendenza ad affermare la propria individualità.
La realizzazione di sé, si direbbe oggi.
Ognuno di noi, se ci si pensa, si considera speciale.
Né meglio né peggio di ogni altro ma unico.
Nel bene e nel male.
Il liberalismo come anche il cattolicesimo in fondo hanno sempre fatto leva, in modo diverso, su questa unicità.
All’ingrosso.
Il primo ci dice : se vuoi puoi. Dipende solo da te.
Il secondo ci dice che ogni uomo o donna (un po’ meno la donna in questo caso) diventa unico solo in comunione con Dio.
Il socialismo ci ha detto un’altra cosa.
Se vuoi esser qualcuno, devi interagire con gli altri, tutti gli altri che versano nella tua medesima condizione sociale che è un dato della storia umana non un destino stabilito da altri , umani o divinità che siano, e conquistarti insieme a loro la tua vita.
Altra strada non c’è.
Devi liberarti delle catene sociali che ti sono imposte.
Adesso, non in un altro mondo.
Non lo puoi fare da solo.
Si chiamava lotta di classe.
Molto semplificato , naturalmente.
Chiedo venia.
Tutta sta’ manfrina introduttiva per dire che nonostante le vittorie e le sconfitte (si sottovalutano sempre le vittorie) il socialismo è oggi più che mai attualissimo.
C’è stato di tutto nel novecento.
Nazismo, comunismo da gulag, guerre, genocidi , molti dei quali dimenticati.
Ma senza la lotta di classe non avremmo goduto dei benefici del Welfare State, dei diritti politici , sociali e civili.
I millenials non hanno neppure lontanamente potuto vedere e apprezzare nel loro significato concreto ed etico i risultati di questo lungo, spesso asprissimo conflitto sociale.
Già perché sono nati e fino ad ora vissuti in un’epoca in cui tutto è revocato, logorato, rimesso in discussione dall’evoluzione socialmente criminale di un capitalismo di rapina non contenuto ormai dal conflitto tra le diverse classi che continuano a comporre il nostro mondo post moderno.
Come dite ?
Le classi non esistono più. La classe operaia è finita con la conclusione del ciclo fordista etc..?
Conosco l’argomentazione.
Solo che è del tutto fasulla.
Ho già altrove e forse più volte ricordato che un riccastro di Wall Street ha detto : “la lotta di classe c’è stata e l’abbiamo vinta noi”.
Questo sì che si chiama parlar chiaro.
Altrettanto chiaramente si dovrebbe proclamare che la classe operaia esiste e si è anzi allargata al settore dei servizi.
Forse che un lavoratore, magari precario e malpagato, con pochi diritti e molte ore di lavoro esposto ad ogni sorta di ricatto dobbiamo definirlo un “servitore”?
O non piuttosto anch’esso un operaio con meno tutele di un addetto all’industria che (quest’ultimo) già non se la passa ben nel quadro della globalizzazione senza regole globali a tutela di chi vive del proprio lavoro.
Certo l’ideologia dominante del neoliberismo fa leva sull’individualismo chiamando in campo il cosiddetto auto-aiuto.
Per la serie aiutati che il ciel (della meritocrazia) t’aiuta.
E vai con le start-up, gli spin off, e anglicismi vari.
Tutto così bello.
Altri dicono che ci son logiche win-win, da implementare specie nei paesi definiti, con lindo linguaggio onusiano, “in ritardo di sviluppo”.
Vincono tutti, nessuno perde.
Trattasi in entrambi i casi di pietose e più spesso ciniche bugie “riformiste”.
Roba che va bene per i progressisti all’acqua di rose che cianciano nei talk show presentando i loro ultimi libretti, sempre uguali ai primi.
Si tratta di coloro, che insieme ai partiti di centrosinistra, si son ben adattati in una logica di contrattazione al ribasso tra economia della finanza, beni comuni e società che peraltro non ha dato risultati di alcun rilievo.
A forza di arretrare il consenso è trasmigrato dalle socialdemocrazie, di vario tipo foggia e dimensione, alla destra liberista nelle sue varie connotazioni furbescamente sovraniste e populiste.
Tipico il caso della terza via teorizzata e praticata da Toni Blair e Bill Clinton.
Una via da percorrere tra neoliberismo e socialdemocrazia.
Quella infingarda robaccia che in Italia fu definita come costruzione dell’Ulivo mondiale!
E che poi diede luogo al Partito Democratico.
Il cui segretario va a cercar consiglio ancor oggi da …Bill Clinton, cioè dall’uomo della finanza , colui che spianò la strada ai neocon ai quali è succeduto, dopo la parentesi Obamiana (sulla quale vi sarebbe molto da dire e criticare), il tycoon che governa twittando dalla Casa Bianca.

In questo desolante quadro e voltandomi indietro non vedo alcuna ragione di pentimento. Né tampoco per gettare la spugna.
Il ceto intellettuale che, en masse, ci spiegò che la storia era finita con la vittoria del sistema capitalistico s’arrabatta dopo trent’anni, a revisionare confusamente le sue idee.
Ma non si tratta di correggerle.
Si tratta di batterle con una generalizzata ripresa del conflitto sociale che è ancora e sempre il vero motore della vicenda umana.
Certo, magari adesso pochi possono concordare che il problema sta nel sistema capitalistico, nella sua interna, ferrea, logica, ma molti movimenti in giro per il mondo, opinioni, pensieri, pratiche sociali militano a favore di un diverso dover essere.
Tutto ancora informe, magmatico, contraddittorio.
Dentro questa turbolenza pesca a piene mani la destra reazionaria che si vuole sovranista.
Potrà farlo fino a che si va a cercar aiuto, col cappello in mano dalla decrepita dinastia Clinton.
Fino a che non si avrà l’ardire di dire che l’Europa attuale è animale bastardo, che deve esser ammaestrato e reso docile all’interesse dei cittadini europei.
Fino a che non si denunceranno senza mezze misure “le promesse mancate della democrazia”.
Fino a che non ci si metterà in testa che solo la vecchia idea del socialismo costituisce un’alternativa democratica.
Di sistema.

PS. Va mo’ là!

SOCIALISMO.

novembre 23, 2019

Uno arriva all’ultima svolta dei settantanni e si volta indietro.
Per una sorta di bilancio della propria vita.
Nel mio caso tutta dedicata alla politica, alla sinistra, ad ideali di emancipazione e liberazione umana.
La politica come professione intrapresa a partire da basiche motivazioni di classe.
La politica come radicale ribellione ad una condizione sociale di partenza molto prossima all’indigenza.
M’ero fatto l’idea, ampiamente confermata oggi da ogni statistica seria, che se nasci male, vivi male.
Ci son eccezioni che tuttavia riguardano una infima percentuale dei nati vivi in condizione di povertà.
Lodevoli eccezioni, ma pur sempre eccezioni.
Contare solo sulle proprie forze mi è sempre apparsa come una illusione , anzi un inganno.
Da qui la militanza, sorretta dall’idea che solo l’accumulo di un patrimonio collettivo, di conoscenze, di lotte (di classe) avrebbe potuto soddisfare l’insopprimibile, umana, tendenza ad affermare la propria individualità.
La realizzazione di sé, si direbbe oggi.
Ognuno di noi, se ci si pensa, si considera speciale.
Né meglio né peggio di ogni altro ma unico.
Nel bene e nel male.
Il liberalismo come anche il cattolicesimo in fondo hanno sempre fatto leva, in modo diverso, su questa unicità.
All’ingrosso.
Il primo ci dice : se vuoi puoi. Dipende solo da te.
Il secondo ci dice che ogni uomo o donna (un po’ meno la donna in questo caso) diventa unico solo in comunione con Dio.
Il socialismo ci ha detto un’altra cosa.
Se vuoi esser qualcuno, devi interagire con gli altri, tutti gli altri che versano nella tua medesima condizione sociale che è un dato della storia umana non un destino stabilito da altri , umani o divinità che siano, e conquistarti insieme a loro la tua vita.
Altra strada non c’è.
Devi liberarti delle catene sociali che ti sono imposte.
Adesso, non in un altro mondo.
Non lo puoi fare da solo.
Si chiamava lotta di classe.
Molto semplificato , naturalmente.
Chiedo venia.
Tutta sta’ manfrina introduttiva per dire che nonostante le vittorie e le sconfitte (si sottovalutano sempre le vittorie) il socialismo è oggi più che mai attualissimo.
C’è stato di tutto nel novecento.
Nazismo, comunismo da gulag, guerre, genocidi , molti dei quali dimenticati.
Ma senza la lotta di classe non avremmo goduto dei benefici del Welfare State, dei diritti politici , sociali e civili.
I millenials non hanno neppure lontanamente potuto vedere e apprezzare nel loro significato concreto ed etico i risultati di questo lungo, spesso asprissimo conflitto sociale.
Già perché sono nati e fino ad ora vissuti in un’epoca in cui tutto è revocato, logorato, rimesso in discussione dall’evoluzione socialmente criminale di un capitalismo di rapina non contenuto ormai dal conflitto tra le diverse classi che continuano a comporre il nostro mondo post moderno.
Come dite ?
Le classi non esistono più. La classe operaia è finita con la conclusione del ciclo fordista etc..?
Conosco l’argomentazione.
Solo che è del tutto fasulla.
Ho già altrove e forse più volte ricordato che un riccastro di Wall Street ha detto : “la lotta di classe c’è stata e l’abbiamo vinta noi”.
Questo sì che si chiama parlar chiaro.
Altrettanto chiaramente si dovrebbe proclamare che la classe operaia esiste e si è anzi allargata al settore dei servizi.
Forse che un lavoratore, magari precario e malpagato, con pochi diritti e molte ore di lavoro esposto ad ogni sorta di ricatto dobbiamo definirlo un “servitore”?
O non piuttosto anch’esso un operaio con meno tutele di un addetto all’industria che (quest’ultimo) già non se la passa ben nel quadro della globalizzazione senza regole globali a tutela di chi vive del proprio lavoro.
Certo l’ideologia dominante del neoliberismo fa leva sull’individualismo chiamando in campo il cosiddetto auto-aiuto.
Per la serie aiutati che il ciel (della meritocrazia) t’aiuta.
E vai con le start-up, gli spin off, e anglicismi vari.
Tutto così bello.
Altri dicono che ci son logiche win-win, da implementare specie nei paesi definiti, con pulito linguaggio onusiano, “in ritardo di sviluppo”.
Vincono tutti, nessuno perde.
Trattasi in entrambi i casi di pietose e più spesso ciniche bugie “riformiste”.
Roba che va bene per i progressisti all’acqua di rose che cianciano nei talk show presentando i loro ultimi libretti, sempre uguali ai primi.
Si tratta di coloro, che insieme ai partiti di centrosinistra, si son ben adattati in una logica di contrattazione al ribasso tra economia della finanza, beni comuni e società che peraltro non ha dato risultati di alcun rilievo.
A forza di arretrare il consenso è trasmigrato dalle socialdemocrazie, di vario tipo foggia e dimensione, alla destra liberista nelle sue varie connotazioni furbescamente sovraniste e populiste.
Tipico il caso della terza via teorizzata e praticata da Toni Blair e Bill Clinton.
Una via da percorrere tra neoliberismo e socialdemocrazia.
Quella infingarda robaccia che in Italia fu definita come costruzione dell’Ulivo mondiale!
E che poi diede luogo al Partito Democratico.
Il cui segretario va a cercar consiglio ancor oggi da …Bill Clinton, cioè dall’uomo della finanza , colui che spianò la strada ai neocon ai quali è succeduto, dopo la parentesi Obamiana (sulla quale vi sarebbe molto da dire e criticare), il tycoon che governa twuittando dalla Casa Bianca.

In questo desolante quadro e voltandomi indietro non vedo alcuna ragione di pentimento. Né tampoco per gettare la spugna.
Il ceto intellettuale che, en masse, ci spiegò che la storia era finita con la vittoria del sistema capitalistico s’arrabatta adesso dopo trent’anni, a revisionare le sue idee.
Ma non si tratta di correggerle.
Si tratta di batterle con una generalizzata ripresa del conflitto sociale che è sempre e ancora vero motore della vicenda umana.
Certo, magari adesso pochi ancora possono concordare che il problema sta nel sistema capitalistico, nella sua interna, ferrea, logica, ma molti movimenti in giro per il mondo, opinioni, pensieri, pratiche sociali militano a favore di un diverso dover essere.
Tutto ancora informe, magmatico, contraddittorio.
Dentro questa turbolenza pesca a piene mani la destra reazionaria che si vuole sovranista.
Potrà farlo fino a che si va a cercar aiuto, col cappello in mano dalla decrepita dinastia Clinton.
Fino a che non si avrà l’ardire di dire che l’Europa attuale è animale bastardo, che deve esser ammaestrato e reso docile all’interesse dei cittadini europei.
Fino a che non si denunceranno senza mezze misure “le promesse mancate della democrazia”.
Fino a che non ci si metterà in testa che solo la vecchia idea del socialismo costituisce un’alternativa democratica.
Di sistema.

PS. Va mo’ là!

SPIONI?

novembre 10, 2019

Il mio account Facebook è bloccato. Fosse un virus non funzionerebbe il computer. Ho eseguito tre delle quattro procedure suggerite da FB per verificare la mia identità Le ho eseguite correttamente. Ma non c’è nulla da fare. Ergo qualcuno mi ha bloccato. Per quali ragioni non posso saperlo. Qualcosa che ho scritto è non è piaciuto ad un qualche livello? Mi sembra strano. Essendo innocuo pensionato. Però c’è qualcosina che tocca. PS. Mi rivolgerò in seguito alla polizia postale. Anche se ho poca voglia di mettermi adesso a “fare carte”.

Minoranza.

settembre 13, 2019

 

Tempo addietro , tempestivamente, mentre tutti apparivano terrorizzati dall’idea di elezioni anticipate ebbi a dire (mi scuso per l’ineleganza insita nell’autocitazione) che Salvini aveva in realtà pestato una “gran boazza”.
Mi permisi persino di consigliare una “olimpica calma istituzionale.”
Per me era ovvio che Salvini aveva esaurito l’adrenalina dopo il tour de force estivo.
Lo vidi in diretta, quando non riuscì a concludere un comizio essendogli mancata letteralmente la voce dopo l’ultima performance al Papeete. (qualunque cosa sia quest’ultimo).
Certo Salvini aveva chiara l’idea (al netto del cuore immacolato di Maria) che doveva evitare la prova della legge di bilancio.
Ma aveva le idee del tutto confuse su come funziona una repubblica parlamentare, nella quale, il presidente della Repubblica ha il compito di assicurare la continuità della legislatura previo accertamento di una maggioranza politica possibile.
Il suicidio politico del Capitano non si spiega solo sul piano della razionalità. Ha agito anche sulla spinta di tutti quei selfie.
A un certo punto, specchiandosi nei selfie, (il rito degli imbecilli) ha davvero creduto di esser un nuovo irresistibile Duce, invocando i pieni poteri.
Il bello è che a sinistra e nel PD lo accreditavano come tale.
Oddio, Salvini!
Ora , che Salvini abbia idee fascistiche (vedi alla voce Canfora) è del tutto accertato.
Solo che è un “bagaglio” (gergo bolognese), cioè un tale che, in verità non sa che pesci prendere.
Un buono a nulla che s’è ubriacato di sé stesso.
A riprova, l’idiozia più grande del mediocre politico padano è stata quella di non capire che non aveva davvero vinto le europee.
Aveva vinto un sondaggio italiano.
Le europee le aveva perse, perché i sovranisti non sono passati e lui, il capitano, si ritrovava nudo come un verme.
Isolato.
In più se avesse avuto il tempo e il modo di riflettere sulle parole del Conte Pio, il quale chiarì per tempo che “se cado, cado in parlamento”, (citazione non letterale) avrebbe compreso che la sua richiesta di elezioni sarebbe stata alla base del Conte bis.
Già il Conte.
Devoto a padre Pio.
Attenzione, ai devoti.
L’uomo con la pochette a quattro punte (mica cazzi!) è un miracolato al quale frega nulla di destra, sinistra , sopra e sotto.
E’ un transpolitico.
Uno cui importa solo di sfruttare al massimo quel raro incrocio di venti che l’ha portato a Palazzo Chigi.
E da lì non si muove.
Lecca senza pudore chi deve e bastona chi può.
Quando può.
Non è un semplice trasformista.
Inutile, persino ingiurioso, fare ricorso al trasformismo storico.
E’ solo Fregoli.
Già.
Uno che un mese prima si fa immortalare con un cartello che reca: Decreto Sicurezza Salvini e che il mese dopo gli spara alzo zero con (va detto) precisione e puntualità.
Di uno così bisognerebbe diffidare assai.
Ma allora il PD?
Ah il PD.
Il nuovo PD di Zingaretti/Bettini?
Beh la tenaglia Grillo/Renzi/ Prodi lo ha annichilito sul nascere.
Chi, come me, in caso di elezioni, era già pronto a votarlo per la prima volta deve rassegnarsi.
Il malpartito non è emendabile.
Adesso è definitivamente un partito diviso in correnti di puro potere protette con filo spinato, con Renzi che conduce le danze nonostante gli sforzi del democristianissimo/anticomunista doc Franceschini che , non a caso tarpa comunque le ali al prode Orlando che viene da sinistra.
Sia mai.
E Zingaretti sorride.
Pacioso.
Sorride pure dopo aver subito l’umiliazione di Fraccaro sottosegretario alla presidenza del consiglio che ha superato anche il lodo Franceschini.
E prima ancora, a distanza di poche ore, ha dovuto ingurgitare anche la più assoluta continuità impersonificata dal sempre devoto Conte dopo aver posto il veto contro di lui.
Bocconi amari trangugiati, uno dopo l’altro, col sorriso.
Cicuta.
I maggiorenti di ogni foggia (l’elenco è lungo) hanno deciso e il segretario continua a sorridere.
Stomaco di ferro.
Peccato.
Le elezioni avrebbero forse potuto riunire la sparsa sinistra.
Come dite ?
Sarebbe passato il fascismo?
No, non lo credo.
Credo anzi che elezioni , poniamo a gennaio /febbraio (dopo un governo di rapida transizione ai fini della legge di stabilità) avrebbero potuto dare un colpo molto serio a Salvini.
E se vinceva , vinceva di misura lasciando ampio campo ad un’opposizione foriera di sviluppi in tempi non storici .
Anche perché il PD avrebbe potuto ristrutturarsi seriamente rendendo Renzi inoffensivo.
Adesso invece con i suoi senatori e deputati, ha in mano le sorti dell’intero governo e dell’intero PD, in attesa di farsi un suo partito, con buona pace di Prodi e Veltroni che tuonano contro la remota possibilità che il nuovo governo dopo il “taglio delle poltrone” proponga una legge elettorale proporzionale.
Invece no.
Niente elezioni.
Il PD , furbisssimo, si accolla, seppur con un uomo valente, la manovra finanziaria mentre l’Esserino s’accomoda a guardare lo spettacolo sulla seggiola della Farnesina.
Si spera solo che qualcuno spieghi al minus, con l’ausilio di un comune mappamondo, come siam messi a geopolitica.
Si sa mai che scoppi la terza guerra mondiale.
Si lo so, l’Europa, gli USA di Trump (Giuseppi), insomma l’universo mondo plaude alla sconfitta del sovranismo italiano.
Temo si tratti di una vittoria di Pirro.
Perché ciò che conta è quella cosa che si chiama società ,quella cosa che Margaret Thacher diceva non esistere.
Esiste invece.
E son disposto a scommettere che prima o poi si farà viva.
In un modo o nell’altro.
Ma non ci sarà nessuno a sinistra in grado di interpretarla.
Spero non lo faccia la destra.
Di sicuro, con una fulminea operazione trasformistica s’è messa al riparo un’intera classe politica schierata dietro una parvenza d’alleanza politica che è solo un accordo di puro potere senza progetto senza alcuna visione unitaria.
Ci si è adeguati al famelico poltronismo degli ultimi arrivati: gli stellati.
La prima prova sono i due decreti Salvini.
Qualcuno a sinistra ha già detto che Salvini non ha fatto tutto male.
Si cercherà di usare le obiezioni di Mattarella per salvare capra e cavoli.
La verità (per me) è che si ha una paura maledetta di perdere ulteriore consenso dicendo le cose come stanno.
E le cose stanno così: non ci son politiche a sostegno della famiglia che tengano.
Senza immigrati siamo fottuti.
Bisognerebbe trovare le parole per dirlo e farsi capire.
Di sicuro non è facile.
Occorrono politiche adeguate, oculate e una forte convinzione nelle proprie idee. Magari anche in una propria ideologia.
Pensa un po’!
Ma se non ci si prova allora passa la destra.
Comunque coloro che ritengono il Conte bis il male minore hanno le loro ragioni.
Lo capisco.
Ma non son disposto a scusare la pigra, comoda vigliaccheria di una classe politica incapace di affrontare lo scontro per cercare di vincerlo.
Loro pensano che chi parla come me sia un emerito coglione.
Io penso che loro sono morti e non lo sanno.
Abbarbicati ai loro comodi loculi fanno un danno irreparabile a quanti potrebbero in futuro rilevarli.
Nel bene e nel male.
Insomma questo governo ci libera da Salvini ma ci toglie la speranza.

Riflessioni a chilometri zero. Dall’orto.

aprile 11, 2019

E’ interessante notare che quando si accenna alla necessità di emanciparsi dal presente,astraendosene, per cercare di fuoriuscire dalla trappola ideologica neoliberista, si risponda da sinistra con il logoro motto keynesiano: “nei tempi lunghi saremo tutti morti”.
Lo si fa sulla base di un riflesso indotto e capillarmente diffuso ai quattro angoli del pianeta dall’egemonia liberista, per cui conta solo il qui e ora.
Lo si fa senza neppur sospettare d’esser morti ormai da tanto tempo.
Almeno da quando la sinistra (riformista e radicale) ha accettato di esser ristretta nel paradigma neoliberista.
Talché, ad esempio non esiste più alcun voto utile, dato che governi di destra o di sinistra poco cambiano nell’approccio al governo dell’economia e del mercato.
Temi come le privatizzazioni, la flessibilità, la competitività, la meritocrazia e altre amenità sono assunte sia dalla destra che dalla sinistra come dati oggettivi, non discutibili in sé.
Cambia solo, parzialmente l’approccio.
Quando cambia.
In buona sostanza il neoliberismo in trent’anni ha costruito un senso comune dal quale nessuno sfugge.
Per inciso neppure il movimento “rivoluzionario stellato”, come dimostra da ultimo l’ammirazione che Di Maio ha espresso alla Merkel.
Anzi se c’è un partito in Italia che rifiuta per statuto e costituzione l’idea stessa di delineare un progetto di lungo termine è proprio il M5S, nato nel mito della democrazia e dell’azione diretta.
Tutto si esaurisce nel gesto.
In fondo stanno ripercorrendo le orme di Renzi e forse lo si vedrà anche nell’approccio “riformista” al cambiamento dell’assetto istituzionale e costituzionale.
Anche per questo trovo stolto che da sinistra ci si rifugi in un kejenesismo da bottega di fronte alla necessità di organizzare con tenacia, pazienza e coraggio una lunga guerra di posizione capace di risalire nel tempo (medio, lungo) dal particolare al generale, dal locale al globale, dal presente al futuro. Facendo di un futuro possibile un fattore mobilitante.
Il reddito di cittadinanza – che tale non è in nessun senso – è appunto un gesto senza alcun reale costrutto “progressivo”, che non riguarda il futuro. Deve solo attirare consenso nell’immediato. Tutt’altro che un passo avanti per implementare un diverso modello sociale.
La sinistra tutta soffre della stessa sindrome.
There is not alternative.
Non c’è nulla da fare.
Solo da resistere alla meno peggio, vuoi attenuando per quanto possibile(molto poco) i guasti sociali indotti dall’aggressività neoliberista (riformisti), vuoi costruendo piccole enclave più o meno situazioniste. (radicali).
Del resto dell’acqua da pestare nel mortaio l’ordine liberista ne offre generosamente.
Qualcuno ha detto : “A Goldman Sachs non frega nulla se allevi polli”.
E neppure, aggiungo io,  se vivi di biologico (sempre che te lo possa permettere) e se compri prodotti che “fanno bene a te e anche al pianeta” come dice la pubblicità.

A livello individuale, nel comportamento del singolo cittadino non esiste e né mai esisterà un modo alternativo di incidere sullo sviluppo economico e la vita in società complesse.
Certo, atteggiamenti individuali alternativi in limitati casi costituiscono sforzi lodevoli, volenterosi e suscettibili di una qualche attenzione da parte dei pubblici poteri e del Potere, ma anche facilmente riassorbili entro le logiche dominanti.
Lo stesso vale per le battaglie , pur sacrosante, sui diritti civili, anche al di là delle infingarde reazioni (reazionarie) di un Salvini.
La sinistra ha vinto solo quando è stata capace di rivolgersi a un futuro universalista, di immaginarlo, e di proporlo.
Quando non si è fatta rubare la modernità/modernizzazione.
Adesso si è lasciata scippare con destrezza una visione universalista proprio dal neoliberismo ed è quindi considerata nella coscienza sociale trasversale come vecchia, mummificata.
Una forza di resistenza rivolta al passato.
Magari ad un passato keynesiano che fu imposto al capitalismo per uscire dalla grande crisi generata dalla seconda guerra mondiale e ancor prima dal grande crollo del 1929.
Sarebbe invece utile (per usare un eufemismo) considerare che l’attuale funzionamento del capitalismo corrisponde ad un progetto politico -ideologico che si è reso trasversalmente egemonico sia pur differenziandosi in varie parti del mondo.

E’ la flessibilità bellezza!
Ma non si tratta di un sistema “naturale”.
Non c’è nulla di spontaneo e di  automatico nel funzionamento del mercato.
Esso stesso è una costruzione, una infrastruttura imposta progressivamente dai poteri dominanti che hanno assegnato, volta a volta, ambiente per ambiente, agli Stati un ruolo forte (come di fatto nella stessa UE) di disciplinamento del senso comune.
Non c’è ormai più nessuno che non creda nella neutralità tecnica dei mercati.
In questo difficile contesto la difesa del passato, la nostalgia dei “trenta gloriosi” non serve a nulla.
Serve invece immaginare un futuro alternativo sulla base di un universalismo altro da quello imposto dalla egemonia neoliberista.
La sinistra serve a questo od è meglio che dichiari una resa senza condizioni.
Comincio seriamente a pensare che per uscire dall’attuale vicolo cieco occorra impadronirsi e volgere a proprio favore il progresso tecnico e scientifico, portando alle estreme conseguenze i formidabili processi di innovazione tecnologica e rendendoli contraddittori con i cimiteri sociali creati dall’individualismo liberista.
Arriverà, anzi incombe già ora, una crisi sociale di enorme portata. Specie in occidente.
Solo agendo entro questa crisi la sinistra potrà individuare , proporre e poi affascinare e mobilitare sulla base di un nuovo orizzonte globale.
Che sarà, probabilmente, molto distante dal suo passato ormai remoto.
Un tale approccio “eversivo” non c’entra un bel nulla con la vecchia idea di un progresso storico lineare, sempre e comunque progressivo.
Ma per favore, non venitemi a dire che nei tempi lunghi…

Opinione…

febbraio 19, 2019

Salvini, con scaltro calcolo elettorale, mostrò d’impeto il petto scoprendosi il culo. Gli è stato fatto notare e s’è affrettato a coprirselo.
E, non a caso.
La principessa del foro, oggi ministro leghista, innalzata ai gradi più alti della professione grazie al ruolo svolto nella difesa di Andreotti deve aver ben valutato il caso di specie.
Ora, molti ed io tra questi , pensano che il disegno politico di Salvini (lui ce l’ha , bene o male in testa a differenza a differenza dei grillini che procedono a fari spenti nella nebbia inoltrandosi in tunnel inesistenti ) debba essere contrastato frontalmente dalla politica.
La storia recente insegna che la via giudiziaria al socialismo,posto che di ciò si tratti,
è scelta quanto mai insidiosa e improduttiva quanto ai risultati.

Tuttavia, non sono d’accordo con quanti si scagliano contro i magistrati e in particolare contro il Tribunale dei Ministri.
Scorgo una sottovalutazione netta dell’evento relativo alla nave Diciotti.

Riassumo, per spiegarmi meglio.

Il caso Diciotti è un unicum a quanto mi è dato conoscere nella ancor giovane storia della Repubblica italiana.
Coinvolge principi e cardini costituzionali che hanno le loro radici nello stato di diritto, il primo dei quali riguarda l’autonomia di uno dei poteri dello Stato, così come fu sancito dai costituenti.
Ovvio per me che troppo spesso vi è stato un uso politico della magistratura da parte della politica.
Reso sempre possibile in potenza dato che i magistrati sono anche, ci mancherebbe altro, cittadini elettori, pensanti e simpatizzanti.
Votano e poi magari, (non è caso raro), si candidano anche al parlamento e per ogni dove.
Altrettanto scontato (sempre per me) che chi ha fatto il magistrato dovrebbe, anche alla luce degli eccessi commessi all’epoca del primo populismo di Mani Pulite contro la casta, astenersi in maniera ben più stringente dal passare da un potere all’altro.
Se scegli di far parte di un potere costituzionalmente tutelato con il seguito di guarentigie che ciò comporta, non dovresti ad un certo punto andare a far parte di un altro potere i cui esponenti furono magari oggetto di tue inchieste e /o giudizi in sede penale.
Ne va della credibilità dell’intera magistratura.
Ogni cittadino inquisito deve avere la certezza di esser giudicato con imparzialità e neutralità politica di fronte ad un giudice che, pur possedendole, non abbia mai esibito pubblicamente le proprie convinzioni. Ma qui so d’esser netta minoranza a sinistra.

Questo lungo inciso serve solo a chiarire che quel che segue non è affatto dettato da una fiducia acritica nei confronti di una magistratura sempre “buona” per definizione.

A maggior ragione non penso affatto che il Tribunale dei ministri sul caso Salvini abbia assunto un approccio da opposizione politica.
Adesso non starò a farla lunga sull’obbligatorietà dell’azione penale, perché poi è a volte, in passato è apparsa tale per alcuni e non per altri.

Basti dire che Salvini  ha impedito lo sbarco da una nave della guardia costiera italiana e lo ha impedito a coloro che su quella nave erano già a tutti gli effetti su suolo nazionale tenendoli in suo esclusivo, personale, potere fino a che gli è parso utile, mettendosi sotto i piedi ogni altra considerazione attinente a norme , ruoli, poteri, leggi del mare, diritti umani primari.
Per la serie : faccio come mi pare a prescindere, per l’ottima ragione che quando avrò vinto, il popolo assieme ai suoi ormai numerosi corifei, si dimenticherà ogni abuso di potere.

Per dare una lezione politica alla UE in vista delle elezioni me ne frego di tutto il resto.
Tale considerazione ha mosso il calcolo costi/ benefici del ministro dell’interno. Altro che TAV.
Ed è tutto il “resto” invece quello che conta. Tutto il resto è ciò che tiene unito un intero paese; ciò  che contribuisce a stabilire coesione civile  e credibilità delle istituzioni tipiche di un regime democratico, la cui evidente crisi non dovrebbe esser approfondita e sfruttata per la ragione di una sola parte.

Se lo si fa non è solo per necessità contingenti, ma anche perché si persegue l’avvento di un altro regime politico. Quale che sia.

In tale circostanza la magistratura deve obbligatoriamente intervenire a tutela rigorosa di regole, norme e principi individuando precise ipotesi di reato, com’è nel suo mandato costituzionale.

Ai miei occhi tali fattispecie di reato sono sono del tutto evidenti e assai gravi.
Individuare , salvo prova contraria in un processo, i reati di sequestro di persona e di abuso di potere a me non sembra affatto un prender parte politica contro Salvini.

Anzi, mi pare cosa del tutto meritoria, necessaria, persino urgente.
E, in fondo importa poco se contravvenendo alla propria supposta e sbandierata natura i grillini lo hanno salvato.
Importa che c’è ancora un giudice da qualche parte in Italia disposto a mettersi di traverso anche quando (a differenza di Mani Pulite dove la fine di quei politici era resa prossima e evidente dalla fine della guerra fredda) ci si trova di fronte all’ascesa di un nuovo potere politico, che appare forte , aggressivo e reso sempre più arrogante dal consenso del “popolo”.

A me questa sembra una buona notizia anche tenendo in conto che non poche volte ci son stati magistrati appecoronati al potere politico quand’esso era forte.
Stavolta chi era in dovere di farlo non ha rinunciato a cercar d’assolvere al proprio dovere.

Meno chiara francamente, è la coincidenza tra la votazione rousseiana e l’arresto dei genitori di Renzi.

Non ho nulla da eccepire nel merito (comunque non spetta a me) ma certo ci si è mossi con una tempestività che può indurre ad ogni sorta di sospetto e lo si è fatto non contro un potente ma contro un morto che cammina. Anche se lui non lo sa.
Ma com’è noto le anime dei morti continuano ad aggirarsi per un certo tempo nei paraggi prima di prendere atto dell’evento senza ritorno che li ha irrimediabilmente coinvolti.

Sangue randagio.

gennaio 31, 2019

Non ho la pretesa , e a dir la verità neppure troppa voglia, di star qui a citare dati sull’immigrazione in Europa.
Dai quali si desume che l’Italia non ha mai fatto la parte del leone nell’accoglienza.
I dati sono arcinoti.
Li trovate rapidamente googlando.

In verità i paesi che accolgono profughi e immigrati in grande massa sono, per la metà, nel sud del mondo.
Ma, non li vediamo.
Non sappiamo.
E, in verità non ce ne fotte una beneamata minchia.

Pour cause, a volo d’uccello:

 

Secondo l’ONU le migrazioni sud-sud sono almeno equivalenti a quelle sud-nord.
Più della metà degli emigrati dell’Asia e dell’Africa si sono spostati entro il proprio continente.
Dei 16 milioni di rifugiati, nove su dieci si sono mossi entro il sud.

Vari esempi a caso.

Tre milioni di bengalesi in India.
Molte centinaia di migliaia di africani non puntano verso il mediterraneo , ma in Sudafrica.
Nel 2016 un sesto della popolazione del Qatar era indiana.
Cinque milioni di siriani sono adesso in Libano.
Eritrei e somali emigrano verso Gibuti.
Afghani vanno in Pakistan.
L’ Arabia Saudita è piena di indiani e filippini.
Si può proseguire molto a lungo.

 

Il Bangladesh, uno dei paesi più poveri del mondo ha aperto la sua frontiera ad un milione di profughi fuggiti dal Myanmar (Birmania).
Per inciso, (gli incisi sono importanti a volte), la celeberrima principessa Aung San Suu Kyi premio Nobel per la pace e oggi di fatto presidente del paese, non ha alzato ciglio per impedire le sanguinose persecuzioni contro la popolazione di religione musulmana e di etnia Rohingya.
Ricordo bene i peana innalzati alla sua graziosa figura dalla sinistra riformista di cui facevo parte. In particolare da quelli che dicevano di non esser mai stati comunisti.
Beh, almeno il Canada ha avuto la decenza di revocare alla principessa la cittadinanza onoraria.
La sinistra poi confluita nel PD nulla ha mai più detto in merito a questa figura di perseguitata.

Vabbé , chi mi legge ha già capito che ho colto l’occasione per sputare un rospo.

Lo stesso potrei fare per Sua Santità il Dalai Lama.

Potrei fare altri e persino più calzanti esempi.
A partire dall’esodo nella zona dei grandi laghi verso il Congo (RDC). E gli spostamenti volti alla sopravvivenza in tutta l’Africa sub shariana.

 

L’immigrazione , forzata o necessitata non riguarda solo l’occidente.
Solo che per noi “caucasici” vale solo quella che cerca di venire da noi e ha un colore di pelle diversa dalla nostra.

Non sappiamo e non vogliamo sapere che le tensioni, sociali e i pregiudizi etnici e razziali legati all’immigrazione sono diffusi anche in altri luoghi di questo “mondo piatto”.
Ci sono realtà significative.
Di cui nulla sappiamo.

A Singapore ci si è sollevati  contro i cinesi.
Nel Bhutan, dove pure s’è proclamato il FIL ( felicità interna lorda) a sostituto del PIL, la xenofobia impera contro i nepalesi.

Epperò, non c’è niente da fare : il “sangue è randagio” (per parafrasare a cazzo Ellroy che ha parafrasato a sua volta una poesia di Housman).

Il sangue è un vagabondo.

Va dove lo porta la necessità, il caso, il destino, il desiderio.
Sempre.

Concetto difficile per i diversamente pensanti gialloverdi.

Ma le cose stanno così.

 

L’emigrazione dall’Italia, seppur su un altro piano lo conferma.
Siamo ai primi posti nel mondo per tasso d’emigrazione.
Dopo il Messico e prima del Vietnam e dell’Afghanistan.
Nel 2017 sono emigrati 285.000 italiani, appena sotto il tasso degli anni ’50.
Sicuro che son tutti cervelli/cervelloni  in fuga?

Non lo so.

Non ho indagato a fondo.

Ma non ci credo.

Sono semplicemente  persone.

So solo che questa possibilità è alla portata di coloro che hanno un più alto tasso di consapevolezza che gli deriva anche( ma non esclusivamente)  dal livello culturale.

Ma vale per tutti, nell’emisfero nord e in quello sud : bianchi , neri , gialli o a pallini.

L’unica cosa che so , per certo, è  che il sangue tende ad imbastardirsi.
E so che questo è un fatto utile persino alla sopravvivenza della razza.
Quella umana.
Sangue che fluisce nelle vene del pianeta.
Fermarlo non si può.

La capanna.

gennaio 31, 2019

Correva l’anno 1968.
Mi inserirono nella delegazione della FGCI che partecipava, come osservatore, alla riunione del Direttivo della Federazione.
Siamo nella Sala Rossa di palazzo Marescotti-Brazzetti.
Non sapevo neppure che si chiamava così.
Era per noi la Federazione.
Tanto bastava.
Santa Sanctorum.
Tavoli rettangolari di lucido legno laccato accostati e disposti su tre file.
La stele in vetro della celeberrima poesia di Majakovskij sul Partito.

Campeggiava. Non potevi fare a meno di leggerne i versi.
Al tavolo della presidenza, in realtà tre tavoli, era schierata la nomenklatura.

Piena estate.
Camicie bianche di rigore.
Maniche arrotolate e cravatta. Immancabile.
Mi sembrano tutti sovrappeso.
Macchie di sudore si allargano sotto le ascelle (e le tette) degli illustri relatori.
Si esprimono, uno dopo l’altro (parlano in tre) in un linguaggio che non riesco bene a decifrare.
Una roba del tipo : “la pianificazione territoriale nel rapporto tra città e regione”.
Faccio finita di capire tutto.
Come i miei compagni.
Ma magari loro capivano davvero.
Niente a che vedere con la rivoluzione imminente.
Nessun presagio di essa viene ancorché minimamente evocato.
Penso che il linguaggio criptico serva a celare (avevo 17 anni) un disegno di cui però mi sfuggivano del tutto i tratti.
Tra di loro si capivano.
Si capiva anche che , tra di loro, polemizzavano.
Ma solo strizzandosi il cervello.
Erano tutti vecchi.
Il più giovane avrà avuto almeno 40 anni.
Avevo già deciso che la politica era il mio mestiere: rivoluzionario di professione. Quella figura che in seguito fu declassata a grigio funzionario di partito.
Osservando quei vecchi, decisi che mi dovevo ricordare che prima di aver raggiunto quella venerabile età, mi sarei ritirato.
Non ci credereste , ma questo pensiero (del tutto idiota), mi ha sempre guidato in seguito.
Sapevo che si trattava di una mera suggestione giovanile, adolescenziale anzi.

Tuttavia l’avevo sempre presente.
Consolazione per le sconfitte e memento mori per i successi.
Questi ultimi non son mancati, anche se, forse non hanno mai del tutto pareggiato le sconfitte.
D’altro canto ho sempre avuto una vocazione esistenziale per la sconfitta.
Vocazione reazionaria.
Ottocentesca.
Vincere non si poteva. Era meglio immolarsi sul campo.
E alla fine, e per tempo, sdegnosamente, una capanna nella quale vivere nell’isolamento più completo.
E a culo con tutti.
Non riuscii mai a sottrarmi a questo romanticismo antimarxiano.
E, quando alfine nacque la sconfitta epocale (tutto diventa epocale adesso) cioè la nascita del PD, colsi l’occasione al volo.
Non avevo ancora 60 anni.
E andai nella capanna.
Preparata da gran tempo.

Ci resto.
Tuttavia, nel corso del tempo, conobbi da vicino tutti i membri di quella nomenclatura, locale e anche nazionale.
Qualcuno era , in effetti “uomo di marmo”, altri no.
Altri nacquero e vissero, più o meno, come me.
Da loro molto imparai.
E a loro, adesso, che son morti, mi lega non solo stima ma anche una affettuosa memoria.
Gli uomini di marmo però erano scaltri, più scaltri di noi.
Al di sopra di ogni sospetto.
Chi erano gli “uomini di marmo”?
Inutile che vi spremiate le meningi.
Con tutto il rispetto, non c’arrivereste mai.
Ciò che sembra, adesso, non sempre è ciò che è stato allora.

PS. E comunque, dati i tempi che corrono, mi son comprato proprio adesso una capanna. Vera. In assi di vecchio castagno. Appena sciolta la neve la poserò sul terreno. Tanto per ricordarmi il “giuramento” d’allora. Si sa mai.

America First.

gennaio 28, 2019

Mi par chiaro che quando si danno gli otto giorni (per indire elezioni) ad un governo appena eletto, lo si è già licenziato.
Se Maduro si oppone deve accettare l’esilio che gli è già stato offerto, oppure è guerra civile.
Una guerra che perderà. Nel sangue. Anche suo.
Perché non è cambiato nulla.
Nel cortile di casa degli USA si fa quel che vogliono i padroni e i loro partner europei.
Da sempre.
L’eccezione di Cuba ha potuto esistere solo grazie al fatto che Castro non era Maduro e che era in vigore la guerra fredda.

Sarebbe utile che si accettasse la mediazione proposta dal Messico: aprire un dialogo serrato tra le parti in causa per cercare una soluzione, entro la quale , certo dovranno prevedersi nuove elezioni.
Ma se ti danno gli otto giorni è difficile per chiunque chinare la testa e offrire il culo.

D’altro canto Maduro è già morto.
Quando a torto o ragione un popolo insorge, beh ha ragione il popolo.
Letale contare sull’esercito.
Sveglia Maduro!
Ricordo antiche discussioni prima del golpe di Pinochet, (il bastardo che morì nel suo letto, come Franco) : l’esercito cileno era universalmente considerato, da un secolo, lealista.

Ma ciò che fa davvero la differenza oggi , è la formidabile , solita e puntuale ripartenza del tam-tam sui diritti umani.

Eh, già gli USA son esperti nel campo.
Gli esempi sono innumerevoli.

Afghanistan: i massacri dei talebani e dei civili operati dalle bande di assassini a pagamento dell’ Alleanza del Nord, sponsorizzata e armata dal braccio operativo della CIA.
Migliaia di persone poste a crepare chiusi, e disposti letteralmente uno sull’altro a strati, in container e poi debitamente interrati in un’enorme fossa comune.

Iraq: Abu Ghraib. Basta la parola.

Prima ancora la Bolivia. Con il filo americano Barrientos che gettava i dissidenti dagli elicotteri.

Saltiamo la Somalia, la Colombia, l’Argentina e il Brasile per brevità. E non parliamo dell’Africa. Sarebbe lungo. Solo una cosa: “quel lavoro l’abbiamo organizzato noi”. (Agente CIA a proposito dell’assassinio di Patrice Lumumba). Per la serie : non solo belgi.

Paleolitico, certo.

Recentemente. L’Egitto a noi vicino.

Classico esempio di difesa dei diritti umani: Regeni.

Al Sisi il carnefice del golpe militare dopo la vittoria elettorale (mai contestata) dei Fratelli Musulmani è colui che riceve l’80% degli armamenti dagli USA.
Esiste negli Stati Uniti  una clausola (coup cause) che prevede la sospensione di aiuti diretti a qualunque paese nel quale un capo di governo regolarmente eletto venga deposto con un colpo di stato militare.

Cosa veramente lodevole.
Grande paese gli USA, con la sua statua della Libertà!

Peccato che fu comunicato ai deputati e al congresso (presidente Obama) che il colpo di stato in Egitto non sarebbe stato definito in tal modo.

Semplice no?

E avanti coi diritti umani, al netto della condanna a morte per pubblica impiccagione di un centinaio di persone e della scomparsa dalla sera alla mattina di alcune migliaia di persone mai più ritrovate.

Avanti coi diritti umani.
Dato che erano e sono in gioco dollari per più di un miliardo di aiuti militari e il buon vicinato con Israele e l’alleanza con l’Arabia saudita , noto paese campione dei diritti umani anch’esso.
Basti pensare ai massacri in Yemen che, nel silenzio assoluto dei media occidentali, proseguono senza sosta. Con l’aiuto delle efficienti bombe d’aereo esportate a centinaia di tonnellate dall’Italia.

Made in Italy, mica cazzi!

 

Crisi umanitaria?

Macché: lotta al terrorismo. Anche se, in tutto l’occidente, non si è mai saputo di un attentato terroristico di matrice sciita.

Insomma, con la retorica infingarda dei diritti umani si può fare di tutto.
Anche rientrare in dominio del mare di petrolio venezuelano.

La storia è tutta qui.
Nient’altro.

WARNING!

gennaio 27, 2019

2018.
Da tempo i collaboratori del Presidente cercano di spiegargli che imporre dazi è come pisciarsi sui piedi.
Bob Woodward riporta nel suo ultimo libro uno stralcio del colloquio alla Casa Bianca vertente sull’ importazione d’acciaio.

“Ho sempre saputo che Gary era un fottuto globalista” disse Trump. “Non sapevo che lo fossi anche tu Rob”. Poi si rivolse a Kelly. “Guarda un po’ questo. E’ un globalista.”

Gli interlocutori di Trump sono : Gary Cohn ex Goldman Sachs e consigliere economico, Rob Porter segretario del personale e John Kelly ex generale e capo di gabinetto.
Tutti e tre, per ragioni diverse, dimessi o licenziati.

In particolare Kelly, che oggi nega, avrebbe detto in una riunione con i suoi collaboratori più stretti che Trump “è un idiota…il Presidente è uno squilibrato”.

Sia come sia, il colloquio ci restituisce lo spirito dei tempi.

Ciò che per un trentennio era stato osannato come inderogabile e strategico per l’impero americano viene oggi rimesso(almeno all’apparenza) in discussione tramite un bugiardo neo-isolazionismo.

Trump ha contestato a parole tanto l’esistenza stessa della Nato (che paghino o ce ne andiamo, dimenticando d’esser lui la Nato) , e quasi tutti gli accordi di libero scambio a partire dal Nafta , fino ad arrivare a minacciare il ritiro dal trattato economico e dal sistema di rilevazione e difesa antimissilistica degli USA in Corea del Sud proprio mentre Kim Jong- un ha cominciato a testare lanci di missili ICBM nel mar del Giappone.
“ E’ un pessimo affare, se lo vogliono ce lo paghino”.

E qui son costretti a spiegargli che quel sistema serve a tracciare un lancio verso gli USA in sette secondi mentre, con il dispositivo posto in Alaska, occorrono quindici minuti.
Non vorrà vedere andare in fumo Los Angeles – gli dicono i militari.
Ma il Presidente continua a controbattere che se si tratta di un sistema difensivo in Corea beh allora lo devono pagare i coreani.
Analogamente.
Lui vuol proseguire il muro al confine con il Messico ma (nelle sue iniziali intenzioni lo dovevano pagare i messicani.

Anche sull’ Afghanistan, dimostra un approccio del tutto innovativo:
“Cazzo ci stiamo a fare in quel paese di merda, con quel che ci costa!”
Salvo poi consegnare tutto il potere decisionale alla discrezione di militari che inviano altri mille soldati e che chiariscono pubblicamente che per venir via dall’Afghanistan (per il quale obiettivo Obama non ha mosso ciglio) ci vogliono non anni ma decenni.

Naturalmente anche l’accordo raggiunto da Obama sul nucleare iraniano è un pessimo business : “un accordo di merda”.

Il generale Mattis segretario alla difesa, uno che aveva detto a un giornalista impertinente : “ tenga sempre presente che il mio mestiere precedente era ammazzare la gente” si sente costretto a intervenire per moderare Trump dicendogli che “in effetti signor Presidente, credo che almeno da un punto di vista tecnico stiano (gli iraniani) rispettando l’accordo”.

Dovremmo esser contenti noi di sinistra e progressisti.
Finalmente uno che parla chiaro contro la globalizzazione.
Ma , personalmente , non ne sono troppo sicuro.
Anzi.
Sono sicuro del contrario.

Una sinistra pensante (posto che questo non sia divenuto un ossimoro) dovrebbe capire che il conflitto, tanto sbandierato tra sovranismo/nazionalismo e globalismo/mondialismo, si dimostrerà, prima di quanto si possa pensare, una ulteriore trappola per topi.

Al di là della propaganda twittata (vedi Trump e sulle orme Salvini) il sovranismo attuale serve a perpetuare e stabilizzare tutti gli aspetti negativi della cosiddetta globalizzazione, apprestandone un involucro politico più appetibile dal “popolo sovrano”.

Il populismo lo può fare grazie anche al vuoto ideale, culturale e programmatico della sinistra che ha mancato clamorosamente e per un tempo infinito di criticare puntualmente l’evoluzione di un sistema capitalistico di rapina.

E’ in parte vero che la globalizzazione economica, il libero scambio, l’apertura dei mercati e la drastica deregolamentazione del mercato del lavoro in tutto l’occidente sviluppato hanno portato fuori dalla povertà tanta gente nell’emisfero sud del pianeta.

Nello stesso tempo però si è concentrata, in una misura mai vista prima, la ricchezza in poche, pochissime mani, grazie alla totale libertà di movimento rilasciata dalla politica e dalla democrazia al capitale finanziario.
Basti vedere i dati di Oxfam usciti in questi giorni che ripropongono il vero tema strategico, l’alfa e l’omega, per ogni sinistra ovunque nel mondo: la giustizia sociale.

Adesso i populisti se ne avvantaggiano compiendo, o tentando di compiere un’operazione di razionalizzazione dello stato di cose esistente. E’ una classica , seppur sofisticata, operazione sotto falsa bandiera.

All’insegna del sovranismo sta avvenendo infatti (paradigmatico l’uno vale uno e la democrazia diretta alla Rosseau, cui fanno da contraltare competitivo i post di Salvini sui gattini abbandonati, il cibo spazzatura, i negher che c’inquinano ) un rapido processo di estremo accentramento delle decisioni fondamentali in tutti i campi esautorando nei fatti ogni istituzione elettiva, ogni autonomo potere costituzionale col totale disprezzo per norme , forme e procedure della democrazia rappresentativa.

La cosiddetta disintermediazione alla Trump o, con altro stile (ben più strutturato, perché radicato nella storia russa ) alla Putin.

Si dialoga direttamente con il popolo in un processo di centralizzazione delle decisioni politiche che è in realtà illusorio o , meglio illusionistico.
Si cerca di dare l’idea che finalmente si decide da soli, come popolo sovrano, come nazione, contro le oligarchie finanziarie sovranazionali, contro l’Europa e contro qualsiasi altro potere.

In realtà non si fa altro che fornire un comodo paravento al capitalismo finanziario di rapina, che se ne frega dei me ne frego di Salvini e delle guerre di cartapesta dichiarate ai mangiarane d’oltralpe dal turista terzomondista Di Battista.
Meno Europa va benissimo per il potere della finanza globale.
Tra l’altro un’Europa come entità unitaria e politica non è mai giunta ad esistere grazie alla sovranità popolare delle nazioni, eterodiretta dagli Stati : Francia, Olanda e Irlanda e in ultimo UK.

E’ dunque un ottimo falso bersaglio.

Si attacca l’UE in assenza di UE.

Reddito di cittadinanza (anche se tale non è ) va benissimo anche quello.
Anzi va nella giusta direzione dato che la fine del lavoro dignitoso, dotato di diritti e di potere di contrattazione costituisce un ostacolo, per quanto residuale , al potere della finanza.
Alla fine tutto si risolverà nell’assunzione di 5000 navigator a tempo determinato , inventati, come ha detto Di Maio, da un illustre professore “italo-pugliese” dell’università del Mississippi.
In ogni caso, a breve, è sempre meglio una concessione monetaria organizzata intorno ad un, più o meno ferreo, controllo sociale di una ribellione di qualsivoglia segno.
Che poi non si sa mai, potrebbe anche assumere, nel tempo, il carattere “novecentesco” di una rivoluzione democratica con “elementi di socialismo”.

Vade retro questa fosca prospettiva.

Avanti Salvini-Di Maio, con l’aiuto di quei dementi che raccolgono firme per un referendum sul reddito di cittadinanza.
Non potendo costituzionalmente comprendere i piddini, che per chi non ha nulla vale il detto: piuttosto che niente è meglio piuttosto.

Vero o falso che sia. E che, di conseguenza, senza esser populisti, varrebbe la pena di esser popolari e avanzare una critica circostanziata e una controproposta, seria, dignitosa, capace di andare incontro ad una crescente frustrazione sociale.

La flat tax al 15% valida per tutti va ancor meglio per andare in culo al popolo , magari col suo consenso, entro una sorta di rivoluzione passiva che coadiuvi l’idea- evidente allo stesso modo nei grillini e nei leghisti- di uno smantellamento progressivo di ciò che resta in piedi dello Stato sociale.

Per chi non lo avesse ancora inteso i giallo-verdi sono diversamente liberisti e perseguono la stessa causa dei global-liberisti che tengono ben stretti i cordoni della borsa.

Per questi ultimi l’importante è chi comanda davvero. Al di là della fiction . Si svolga essa in USA o in Italia.

Non a caso in America Trump, con la sua rivoluzione fiscale, si è dovuto accontentare di diminuire l’aliquota più elevata sui redditi delle persone fisiche. Restano in essere ben sette scaglioni d’imposta dal 10% al 37%.
Se la vogliamo chiamare tassa piatta!

Ma non importa, importa la propaganda.
Importa far finta di governare il “cambiamento”.

Insomma vedo un rapporto di scambievole e sotterranea connivenza, tra il globalismo della finanza e il sovranismo ottuso dei furbi e degli imbecilli.

Del resto non era stata una banca d’affari USA a chiarire che la vecchia democrazia europea non era più adatta a supportare il capitalismo finanziario globale?
Certo che sì!

Ci vuole un rapporto diretto , twuittato, con il popolo.

In realtà si sta preparando una democrazia plebiscitaria, di minoranza.
Su questo c’è assoluta e piena convergenza tra i grilleschi e i leghisti; neofascisti compresi.

Vanno battuti non con un referendum sui falsi diritti di cittadinanza, ma preparandosi alla sfida finale, dopo il tentativo di Renzi: quella sul referendum propositivo senza quorum. (o con quorum ridicolo).
Sapendo che i gialli e i verdastri costituiscono il coltello a doppia lama, infilato nella custodia del populismo, che il potere del capitalismo finanziario si prepara ad usare
per colpire alla schiena, “per volontà popolare” lo stato di diritto e lo stato sociale.
Presto si giocherà la partita.
Stateve accorte!