TRANSIZIONE.

novembre 27, 2020


Durante tutto il corso della seconda guerra mondiale in Italia morirono 153000 civili.
Adesso siamo a oltre 52000 vittime in meno di un anno. Al netto degli effetti collaterali relativi alle morti di chi non si è potuto curare per altre patologie dato l’enorme carico di malati di Covid imposto ad una struttura ospedaliera e sanitaria pubblica trascurata da almeno vent’anni in favore della sanità privata.
L’espressione più volte ripetuta secondo cui siamo in guerra mi pare del tutto appropriata.
Una guerra globale sferrata da un virus di cui si sa ancora , a detta degli esperti, molto poco.
Una guerra del tutto asimmetrica, che non si può combattere in modo convenzionale, perché il nemico non si vede. Colpisce alla spalle chiunque. E comincia ad ammazzare anche tra le generazioni meno anziane.
Un dato quest’ultimo che dovrebbe suscitare un allarme ben più ampio e diffuso dell’attuale.
A tener sotto controllo il panico sono arrivati i vaccini in tempi da record.
Vaccini miracolosi a dir poco perché arrivano a livelli di efficacia mai conosciuti prima.
Il fatto che in Italia manchino ancora vaccini antinfluenzali non indigna nessuno o comunque assai pochi. Giusto un terzo , circa della popolazione a rischio che non ha ancora potuto accedervi.
Ma, in questa guerra “biologica” che di fatto inaugura il terzo millennio,la cosa sconcertante è l’assoluta impreparazione, non tanto e non solo della scienza quanto piuttosto delle comunità e di tutte le loro organizzazioni sociali.
Molti, in un modo o in un altro, negano l’evidenza di una pandemia che appare ogni giorno di più del tutto fuori controllo.
Ma come, abbiamo tecnologie raffinatissime, intelligenza artificiale, stiamo per andare su Marte e davvero possiamo morire come mosche per un semplice virus?
Macché.
Dopo un primo sfoltimento che interessa giusto coloro che comunque hanno ormai poco da vivere, il vaccino ci salverà.
Credo sia un senso comune abbastanza diffuso.
Lo vedo nei comportamenti quotidiani. Dal Black Friday, alla protesta per le chiusure delle piste da sci.
Naturalmente è comprensibile questa voglia di un ritorno alla normalità.
Solo che la normalità ex ante non tornerà più.
Non basteranno i vaccini , se e quando davvero arriveranno per tutti.
Ci vorrebbe un maggior grado di consapevolezza sul cambio d’epoca che la bestia velenosa impone insieme ai suoi possibili mutamenti.
Chi rimarrà in piedi dopo la guerra avrà a che fare con un mondo assai diverso dove il modello di produzione e di consumo dovrà giocoforza cambiare insieme allo stile di vita di tutte le persone, e anche ai dis-valori in cui hanno creduto fino ad ora.
A meno di non concepire la distopia di un mondo fatto di ricche roccaforti ben munite in un deserto sociale composto da sterminate torme di poveri che s’accalcano a bussare alle porte azzuffandosi sanguinosamente tra loro.
Per farla corta, il mondo che verrà dovrà adattarsi e rimodellarsi in peggio o in meglio.
Non sappiamo come andrà a finire.
Ma il tempo è ancora molto lungo.
Chi vede già la luce in fondo al tunnel è solo un politicante privo di visione e senza umano scrupolo.
Il primo dovere di una ceto dirigente dovrebbe esser proprio quello di infondere consapevolezza intorno ai tempi lunghi della crisi umanitaria in atto.
E alla possibilità di affrontare la transizione con un diverso modo di concepire la solidarietà tra umani: un diverso modo di stare in società.
Dove il pubblico prevale sulle ragioni del privato e le limita doverosamente, quando è necessario, a favore della sicurezza e della libertà di tutti.
Senza indicare l’orizzonte di nuova, possibile, coesione sociale sarà molto difficile venirne fuori.
Concludo con un solo esempio concreto in forma di domanda.
Quanto credete possa reggere il sistema sanitario pubblico nelle attuali condizioni se non subentrerà una elevato e costante grado di consapevolezza e pieno riconoscimento di quanti da ormai molti mesi son chiusi dentro scafandri a cercar di salvar vite o anche solo alleviare sofferenze?
Quando cederà quel bastione non ci sarà cittadella nella quale rinchiudersi.
Le cittadelle son fatte per esser espugnate.
Insomma, vaccino o non vaccino, o ci si salva insieme oppure la guerra è perduta.
C’è ancora qualcuno che è in grado di far attecchire questo messaggio?







IL TERREMOTO.

novembre 22, 2020


-Perché non andiamo in Irpinia?
Mi disse A. R responsabile delle feste de l’Unità, dopo 24 ore dal terremoto.
-Che ci andiamo a fare, a stare tra le palle ai soccorritori?
– Beh siamo esperti nel dar da mangiare alla gente.
– mmh, può esser un’idea.
-Ma ci vorrebbe una logistica adeguata, un’organizzazione capace di fare anche altro e comunque per una cosa così è meglio andare a Potenza per avere un punto d’appoggio in loco.
M’attaccai al telefono.
Compagni.
Trasportatori, cooperatori, medici, infermieri, cuochi, elettricisti, meccanici e mano d’opera generica.
-potete prendere le ferie, andiamo a Potenza?
La risposta fu molto al di sopra delle aspettative.
E così, presentai il piano operativo al segretario della federazione.
Mi guardò in tralice forse perché non mi aveva mai particolarmente amato.
Ma era un politico puro. E anche bravo.
-Sicuro di farcela?
-Beh i nostri non vedono l’ora di partire. Portiamo con noi un grande stand da festa de l’Unità e apriamo una mensa per almeno 500 persone, pranzo e cena e magari ci uniamo alla croce rossa in caso di necessità.
-Va bene. Vai pure e chiamami appena arrivato.

Per la serie se t’incasini son cazzi tuoi.

Io e A.R facemmo in fretta l’inventario dei materiali. Naturalmente mi accertai , voce per voce, della scorta di medicinali, dagli antipiretici agli antibiotici, ai lacci emostatici e insomma a tutto ciò che potevamo reperire.
E non era poco.
Partimmo di pomeriggio in una lunga colonna di diversi pullman e camion, compresi quelli frigo, stracolmi di carne, farina, e generi alimentari vari.

Naturalmente scortati in testa e in coda dalla vigilanza di partito, come sempre legalmente attrezzata per eventuali emergenze dato che trasportavamo un patrimonio rilevante.
A notte fonda, ormai vicino a Potenza ci raggiunse una pattuglia della polizia stradale. Spiegai l’obiettivo della missione e si misero di buon grado alla guida della colonna per indicarci la via. Non c’erano ancora i navigatori.
Per farla corta , dopo varie vicissitudini arrivammo dentro Potenza.
Trovammo uno spiazzo fangoso con spazio sufficiente (chiamato pomposamente piazza non so che) che ci era stato indicato dai compagni di Potenza.
La squadra dei(compagni) dipendenti dell’azienda telefonica in venti minuti allestì una linea rovistando misteriosamente in un tombino.
Col fango a mezza gamba telefonai a Bologna.
-Siamo arrivati e domani allestiamo il campo.
Durò un paio di mesi avendo anche la collaborazione dell’esercito installato a Baragiano Scalo che fornì la carne dopo che avevamo esaurito le scorte.
La prima notte dormimmo tra le scosse di assestamento in un sotterraneo di un grande palazzo lesionato prospiciente la “piazza”.
Vicino a me sulla brandina c’era F.C. (che si riconoscerà in questo raccontino)
Un uomo solido.
Dovevamo dimostrare al pubblico che ci osservava stranito e con diffidenza che i bolognesi non avevano paura.
Eravamo andati per soccorrere non per esser soccorsi.
Intanto cominciò a nevicare.
Dormimmo?
No. Facemmo finta.
Però lo facemmo bene.



CIGNO NERO

novembre 16, 2020





“Quello che viene rimosso o non è ancora ben chiaro nella coscienza collettiva è quanto l’avvento inaspettato del Covid sia il classico cigno nero da cui non si può più tornare indietro. Gli storici lo definiscono evento periodizzante, uno spartiacque cui c’era un prima e ci sarà un dopo, come successo ad esempio con la Rivoluzione francese nel Settecento, con la Rivoluzione industriale nell’Ottocento, con le due guerre mondiali nel Novecento. Nell’epoca post Covid c’è quindi da ridiscutere – o quanto meno aggiornare – gli schemi e paradigmi che fin qui hanno funzionato e hanno portato benessere e prosperità, dal sistema di produzione economico all’architettura delle relazioni sociali. E invece ci si attacca a come salvare il Natale, dei consumi e del piacere, proprio come a maggio dopo il lockdown si è pensato principalmente al Ferragosto, finendo però per gettare le basi di un ritorno recrudescente del virus malgrado gli allarmi (inascoltati) di tanti virologi cassandre”.

…Questa coazione a ritornare al passato, a non ammettere ancora che qualcosa è cambiato, non solo è pericoloso perché, come visto, agevola la diffusione del virus. Ma è soprattutto un segno di grande debolezza e di decadenza di un popolo, laddove il popolo non è solo quello italiano, spagnolo, francese, europeo o americano ma quello occidentale.

….Quando non si crede più a niente, i sensi diventano religione. E lo stomaco finalità. Il fenomeno della decadenza è inseparabile dalla gastronomia”. E infatti il problema principale, oggi, è il cenone…



Sono alcuni spunti di riflessione di Gianni del Vecchio (condirettore dell’ Huffington Post.

Proprio mentre Macron parla apertamente di “una frattura nel capitalismo”.


Come si nota ci si comincia ad interrogare da più parti.

Quello che manca drammaticamente è una riflessione unitaria delle varie sinistre occidentali capace di muovere dalla comparsa del cigno nero. Da una critica non isolazionista e nazionalista alla globalizzazione diretta dal potere della finanza e dalla ferrea logica del profitto privato.
Manca una visione del mondo che verrà, che presuppone il recupero di un’autonomia culturale capace di andare oltre l’orizzonte ormai asfittico del capitalismo della nostra epoca.
Manca il coraggio e la tensione etica capace di emanciparsi progressivamente dalla ideologia dominante.
Su questo terreno (mal abbozzato) risiede l’unica possibilità di non consegnare alle destre , così come alla dissanguata, imbelle, liberaldemocrazia, un riassetto futuro delle nostre società.
Senza la necessaria radicalità, di idee e valori alternativi al capitalismo, nella sua forma più alta e degenerata che Luciano Gallino chiamava finanzcapitalismo, dopo il Cigno Nero il mondo sarà peggiore.
A meno che su temi come ambiente, salute , lavoro, formazione, diritti sociali, non si torni, sia pure per vie nuove a contrapporre internazionalismo a globalismo e socialismo a capitalismo.
Solo in tale netta contrapposizione, e nel conflitto sociale che necessariamente ne consegue, risiede anche la possibilità di affrontare il vecchio tema posto da Norberto Bobbio delle “promesse non mantenute della democrazia”.

In breve e rozza sintesi è giunta l’ora di smettere di vergognarsi ad usare termini antichi ma non per questo meno illuminanti: capitalismo, democrazia, socialismo.

Rimettere in circolo queste parole nel dibattito pubblico mi appare semplicemente ineludibile e urgente mentre rischiano di scomparire intere generazioni di uomini e donne che con il loro impegno e la loro lotta (altra parola da rivalutare) sociale hanno reso migliore e più degna d’esser vissuta la vita di tutti cercando di dare un significato non formale alla parola libertà misurandone l’efficacia nel suo rapporto con la giustizia sociale.







31 ottobre.

ottobre 31, 2020


Le voci si rincorrono insieme alle riunioni.
Conte intanto cerca di parlamentarizzare la gestione della crisi.
Un modo per fare ciò che non ha voluto fare sino a qui: coinvolgere ex ante il parlamento e responsabilizzare le opposizioni in una sorta di gabinetto di crisi a favore di comitati dalla dubbia competenza (il capo del CTS ci ha spiegato giusto la settimana scorsa che siamo in presenza di una crescita lineare) e di task force , di alcune delle quali s’è persa persin memoria.
Vedi alla voce Colau, fumo di Londra.
Il nostro signor Wolf che tutto , o quasi avrebbe risolto.
La pressione di Zingaretti e la gravità della situazione sembrano aver convinto il presidente del consiglio a correggere parzialmente la rotta.
Sceglie tuttavia una formula che non comprometta la sua propensione narcisistica a decidere (decidendo poco e sempre in ritardo) da solo.
Nella seconda, scontata ondata, però il consenso sta calando, al netto delle sollevazioni di piazza in gran parte eterodirette, o almeno ispirate ma non meno preoccupanti.
Dunque cerca di cambiar di spalla al fucile per ridistribuire e diluire le responsabilità.
Domani vede le regioni al tavolo con i famosi governatori, dopo che Speranza ha riunito oggi gli “esperti” del CTS.
L’ipotesi i campo sembra questa.
Tirare dritto per tutta la prossima settimana per poi dichiarare un lockdown morbido l’otto novembre, dato che bisogna essere proporzionati e flessibili, e soprattutto non bisogna smentire sé stessi,(lockdown mai più) concordando nel frattempo chiusure di alcune aree metropolitane da attuare lunedì/martedì anticipando il quarto DPCM in attesa del quinto quando saremo (ad horas) nella merda velenosa fino al collo.
Punto fermo: la scuola non si tocca.
Ma più ancora il Natale non si tocca.
Se questi restano i punti fermi a me sembra ovvio che una chiusura severa e durissima si avrà dopo la befana del 2021.
Cioè dopo che la conclusione del primo lockdown morbido, presumibilmente prima del santissimo Natale e dell’ancor più santo capodanno, avrà lo stesso effetto, tana libera tutti, del 15 agosto.
C’infetteremo devotamente a Natale e in allegria a capodanno.
In sostanza la necessità, evidente dalla fine di settembre , di sigillare alcune aree sub regionali avanza adesso quando ormai tutta l’Italia è infetta.
Sempre meglio o meno peggio dei primi tre DPCM, che non hanno impressionato granché l’ospite indesiderato che ci accompagna dal febbraio scorso.




30 ottobre.

ottobre 30, 2020




“Bisogna individuare subito i comuni più colpiti e metterli in lockdown” dice l’immunologa Antonella Viola a Repubblica, che dice “basta rincorrere il virus”, altrimenti “a Natale avremo tutta Italia chiusa in casa”. Le chiusure vanno decise laddove gli ospedali sono in crisi, “come Lombardia o Campania. Ma non serve un lockdown generalizzato. Occorre studiare il territorio e chiudere dove il virus circola di più”.

Intanto tutti i giornali annunciano la preparazione di un quarto DPCM dopo che solo ieri, in parlamento si è conclusa la discussione sul terzo.
E’ la logica “lineare” della gradualità e proporzionalità, dogma della dottrina Conte e di tutto il governo e che dovrebbe servire a salvare la capra dell’economia e i cavoli, (nostri).
Anche oggi molti insistono sulla totale mancanza di dati affidabili relativi ai luoghi del contagio.
A maggior ragione sembrerebbe utile chiudere territori in modo selettivo piuttosto che continuare a baruffare su scuole, trasporti bar e ristoranti, cinema e teatri.
A sera però mi sembra evidente che si attende ancora circa una settimana per un lockdown nazionale alla francese. Cioè soft, a scuole e attività lavorative aperte.
Lo stesso De Luca chiude tutte le scuole ma inveisce contro chi vorrebbe una chiusura localizzata. E’ per il mal comune mezzo gaudio dopo che aveva tuonato : io chiudo tutto.
In sostanza la linea delle chiusure regionali o sub regionali totali non è neppur presa in considerazione.
Spero d’esser smentito dai fatti ma in questo modo la velenosa faccenda si trascinerà per molti mesi.
Temo che il medico pietoso ammazzi il malato.

PS. Non riesco a capire perché l’Istituto superiore di sanità inserisca l’Emilia-Romagna insieme a Calabria, Lombardia , Piemonte nello scenario 4 , il peggiore. Un mistero virologico che non riesco a penetrare.

Note sparse.

ottobre 29, 2020

28 ottobre.
Dati i numeri delle terapie intensive e dei ricoveri, “anche nella peggiore delle ipotesi avremmo 10-15 giorni per decidere un lockdown” a Milano. Dunque “di certo non sarei d’accordo per un lockdown oggi”, ha detto il sindaco di Milano. Nel giorno in cui in Lombardia si supera la soglia dei 7000 nuovi contagi.
Stesso atteggiamento della Milano che non si ferma del marzo scorso. S’attendono molti morti per poter chiudere con un ormai minimo consenso. Temo che stavolta si sarà travolti da un vasto e rabbioso dissenso mentre la crescita della curva in Italia sta superando in velocità quella di tutti gli altri paesi europei.
E loro, gli ologrammi delle regioni e di Palazzo Chigi, ristorano.
Intanto Emiliano fa quello che si dovrebbe fare a livello nazionale.
“Abbiamo dovuto prendere una decisione difficile, quella di sospendere la didattica in presenza in tutte le scuole di ogni ordine e grado”.
Il governatore spiega: “Nelle scuole primarie abbiamo numeri pesantissimi, restano escluse dal provvedimento le scuole per l’infanzia, dove la frequenza non è obbligatoria”, ha aggiunto. “Abbiamo verificato – ha concluso – che l’aumento dei contagi è coinciso con la riapertura delle scuole”.

“Si è voluto in tutti i modi dire che le scuole non c’entrano con l’aumento dei contagi – prosegue Galli -. Però questo non sta in piedi. Le scuole c’entrano.

La Merkel dopo 4 ore di confronto con i Land chiude bar e ristoranti
Piscine etc, senza cincischiare sugli orari. Una serrata per 4 settimane.
Zingaretti s’è alfine deciso a dire a Conte che bisogna coinvolgere l’opposizione. Il ragazzo è un pochino in ritardo dato che è già stato lungamente fornito un alibi all’opposizione per un niet. Ma meglio tardi che mai.

27 ottobre.

ottobre 29, 2020

27 ottobre .
L’editoriale di Feltri su Domani: questo governo non può continuare a gestire il virus.
L’argomentazione è del tutto condivisibile.
Immagino che a “sinistra” tutti starnazzeranno come le oche del Campidoglio.
Purtroppo la verità è amara. Amara come una medicina benefica.
Senonché continuo a non vedere alternative praticabili nell’immediato.
Solo una montagna di morti potrebbe dar luogo ad un inedito governo di salute pubblica.
E, immagino, potrebbe non piacermi.
In ogni caso a me sembra improbabile che Conte getti la spugna.
Asserragliato a Palazzo Chigi solo una nutrita squadra di Navy Seals potrebbe snidarlo.

Richeldi del Cts.
Fare i tamponi solo ai sintomatici “non credo che sia una resa, potrebbe essere un necessario e temporaneo cambio di strategia. Loro sono quelli che hanno più necessità di essere diagnosticati per due motivi: il primo è che devono essere curati, il secondo è che vanno isolati perché sappiamo che hanno probabilmente le cariche virali più alte”. Lo ha detto durante la trasmissione Agorà, su Rai 3, Luca Richeldi, pneumologo del Policlinico Gemelli e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts), commentando l’allarme di un gruppo di fisici della Sapienza che ha definito una “resa” l’ipotesi di riformare il contact tracing, avanzata dalle regioni. “Una persona che starnutisce, tossiche e ha febbre ha una diffusione del virus alle persone circostanti più elevata”, ha aggiunto.

Hanno la faccia come il culo, si noti quel “temporaneo” e quel “probabilmente”. Coprono il mazzo alla politica sapendo che la situazione è fuori controllo.
Questa è la loro ormai unica funzione.
Svolgere il ruolo delle mutande.
Sporche.
Altro che mascherine.

Stamane il consigliere del Ministero della Salute, Walter Ricciardi, aveva dichiarato come fosse necessario un lockdown mirato in alcune zone più critiche del paese. Tra queste, rientravano anche i capoluoghi di regione Milano e Napoli. Perentoria la risposta del governatore lombardo, Attilio Fontana: “Escludo che ci siano le condizioni per prevedere ipotesi di questo genere, anzi, tutti i nostri interventi vanno nella direzione di evitare ogni tipo di lockdown”. Naturalmente l’ineffabile Sala concorda. Evidentemente s’appresta a salire di nuovo alla Madonnina ad invocare la grazia come durante le pestilenze medievali.

Vedo gente con la mascherina da cui spunta il naso libero che grida libertà. Altri che “stiamo morendo di fame”, altri che gridano “lavoro, lavoro”, altri ancora, più precisi, che “stampate 400 miliardi e dateceli”.
Tra tutti questi mi piacerebbe fare un’indagine a campione per vedere la loro ultima dichiarazione dei redditi. Soprattutto di quelli che quantificano in euro la loro perdita. Sono convinto che se ne troverebbero parecchi che hanno dichiarato molto, ma molto meno di quanto dicono di aver perso.

Conte ha promesso tre milioni di dosi di vaccino entro natale.
Una roba irresponsabile, cinica e impossibile.
Vengo a sapere che qualora il vaccino fosse disponibile bisognerà assicurare nello stoccaggio e nei trasporti fino all’ultimo miglio un temperatura di meno 80 gradi celsius.
Si chiama catena del freddo , come quando andate al supermercato a comprare dei surgelati. Una logistica di questo tipo in un paese che nella prima ondata non era in grado di assicurare mascherine neppure a tutti gli operatori sanitari è pura fantascienza. Soprattutto se se ne occupa come sembra quell’Arcuri delle rotelle sotto i banchi di scuola.

Speranza dice che in fin dei conti tutto dipende da noi. E svicola descrivendo la situazione degli altri paesi. Dice che “ le nostre misure sono dure”. Oh bello ma quali dure? Son solo stracci volanti! Ti cancello dalla mia modesta considerazione. Mea culpa. E’ anche vero che quel paraculo di Floris non ti fa la vera domanda. Perché il tuo consigliere personale dice di chiudere Milano e Napoli e tu fai orecchie da mercante? E il paraculo ti lascia invece campo libero per una logorrea sui comportanti e sull’unità etc… “il paese deve stringersi a coorte”.
Non ci son parole.
Poi arriva la ministra De Micheli cui Floris deve dire che forse dovrebbe parlare anche lui. Dato che la ragazza, per non saper né leggere , né scrivere, spara parole a raffica, con la faccia aggressiva.
Pensando di esser convincente dice che lei ha una zia e anche una bambina. E’ la seconda volta che cita parenti e congiunti per cercar di captare benevolenza. Dice anche che deve “completare il ragionamento articolato”.
M’ hanno rotto i maroni questi politicanti. Questa qui supera di gran lunga la casalinga di Voghera quando dice che “io porto dei dati scientifici”. Ottima persona la casalinga.

Scala di Milano , teatro San Carlo Napoli, infettati? Sì. Bene sembra proprio che ci s’infetti anche con la cultura. La verità è che ci s’infetta ovunque. Specie dove il virus circola con maggiore velocità. Al virus frega nulla della cultura.


L’ologramma.

ottobre 29, 2020

26 ottobre .
Commercianti, ristoratori , tassisti , gestori di palestre e altra varia umanità protesta in molte piazze.
E’ ciò che accade quando s’intravede l’incoerenza e la debolezza di chi governa.
E’ ciò che accade quando s’interviene per settori e categorie sociali invece che su interi pezzi di territorio trattando, necessariamente tutti allo stesso modo e dando pienamente il senso della gravità della situazione. Non mi sfugge, naturalmente che gli effetti sulle persone sarebbero comunque molto diversi.
Nel momento in cui s’adottano misure minime un tanto al chilo, del tutto sottodimensionate rispetto alla catastrofe già in corso, s’invia un messaggio di debolezza. Si vorrebbe mantenere consenso non guardando al di là del proprio naso.
Intanto i “governatori” guidati dal prode Bonaccini chiedono di riservare i tamponi solo ai sintomatici. Come dire che si alza bandiera bianca proprio come ha fatto Conte con questo assurdo DPCM. D’altro canto ormai la situazione è del tutto fuori controllo.
Si spera nella clemenza del virus.
Contando in realtà che continui a comportarsi bene ammazzando solo vecchi e malati.
Alla fine di questa pandemia il mondo sarà davvero molto diverso.
Ma su questo vale la pena di non improvvisare e continuare a riflettere.
Intanto gli esperti più seri considerano inefficaci le misure del governo.
Garattini : un colpo al cerchio e uno alla botte tra salute ed economia.
Di questi tempi sarebbe necessaria una classe dirigente disposta a sacrificare la propria carriera politica pur di salvare il proprio paese.
Comunque il bluff Conte è ormai allo scoperto è sempre stato un ologramma che sperava di incarnarsi nella figura di un leader.
E’ costretto a pagare ristoratori almeno una parte dei quali conviene star chiusi perché incassano di più direttamente sul conto corrente. Questo stando alle dichiarazioni dei redditi.

25 ottobre.

ottobre 29, 2020

Oggi 25 ottobre terzo DPCM.
Non si è neppure presa in considerazione la necessità di sigillare alcune aree metropolitane e di impedire la mobilità interregionale. Si fa come a marzo. Quando ci si rifiuto di chiudere la Lombardia chiudendo l’Italia intera.
Giustamente la sindaca di Piacenza è preoccupata.
L’idea di lockdown mirati e temporanei nelle aree sub regionali più colpite non attecchisce. E così l’esercito invece d’essere utilizzato per sbarrare taluni confini territoriali, lo si userà per portare via i cadaveri.
Per cui si fanno le solite cose: ristoranti, teatri, cinema, palestre etc..
E, naturalmente i teatranti dicono che a teatro non s’è mai infettato nessuno.
I ristoratori dicono che nei ristoranti non s’è mai infettato nessuno.
I rasportisti che nei trasporti non s’è mai infettato nessuno.
E così via.
Lo stesso per le scuole. Sicure, sicurissime.
Talmente sicure che proprio l’apertura scolastica e il necessario indotto , a partire dai trasporti è senza dubbio alcuno causa prima della ripresa in grande stile del contagio.
La cosa è talmente ovvia che non vale la pena di spendere parole in merito. Comunque ci sono studi autorevoli che lo attestano al di là di ogni ragionevole dubbio.
Ma la scuola non si tocca, la cultura non si tocca, nulla si tocca.
I contagi avvengono solo in casa.
Per magia.
Lavarsi le mani, mascherina e via andare. Tutto dipende da noi.
Oggi il direttore di Domani scrive cose sensate che subito vengono attaccate sui social con estrema veemenza dai sostenitori ad oltranza di Conte.
Si preferisce mettere la testa sotto la sabbia. E’ un atteggiamento umano, troppo umano che ci porterà dritti ad una catastrofe di proporzioni mai viste.
Intanto Ricciardi, consulente del Ministro Speranza dice che sono fuori controllo Milano, Napoli e forse Roma.
Domanda: cosa aspettate a chiuderle per riprenderne il controllo?
A domanda, sul perché nelle scuole non sono previsti gli scanner per misurare la febbre, la ministra Azzolina non risponde , si limita a divagare alla cazzo di cane sulla dispersione scolastica. E poi dice che nessuno ha vietato di metterli. La famosa autonomia scolastica. Questa qui è una demente fatta e finita. Mea culpa per averla difesa una volta.






21 Ottobre.

ottobre 29, 2020

21 ottobre 2020
Il 19 ottobre scorso scrivo su fb un post dal titolo “S’è fatto tardi”.
Domenica scorsa Locatelli spiega che non c’è da allarmarsi dato che la curva ha andamento lineare.
Tutti i matematici lo smentiscono.
Intanto siamo già al secondo DPCM che non contiene nulla, solo consigli .
Oggi dopo che Speranza ha bypassato Conte concordando il coprifuoco con la Lombardia Conte insiste sulla sua linea: a Dicembre avremo le prime dosi di vaccino. Mentre ieri Locatelli, vergognandosi, un sussulto di responsabilità aveva detto li avremo a primavera.
Il gioco di Conte è tanto scaltro quanto scoperto. Vuole stare a vedere l’effetto che fa l’insipienza del suo governo . Ci saranno a breve molti morti con un aumento al limite del collasso nelle terapie intensive, in modo che il lockdown sia semmai praticato volontariamente dai cittadini ,(come di fatto chiede Speranza) oppure, venga invocato a gran voce quando si spargerà il terrore.
Ieri l’Irlanda ha decretato una chiusura totale fino al primo dicembre. Un modo onesto per contenere il virus.
La mia idea di lockdown per aree sub regionali (a partire dalla città di Milano) verrà inevitabilmente messa in atto fra tre settimane cercando senza successo di afferrare la coda scivolosa del virus.