Machete.

maggio 17, 2016

Vi avevo detto che avrei scritto diffusamente , argomentando per il lungo e per il largo, sulla necessità di sbarrare il passo con il referendum di ottobre alla resistibile ascesa del giovane duce fiorentino e delle loggie/lobbies interne ed esterne che lo appoggiano.

Ma non ne ho mica voglia.

Dopo la sciagurata esperienza di Coalizione Civica opto decisamente per il politicamente scorretto.

Se c’è qualcuno che non ha capito ancora dove va a parare il combinato disposto riforma del Senato e Italicum, beh è un cretino.

Punto.

Alla mia semiveneranda età non ho intenzione di perdere tempo a lavar la testa ad una moltitudine di asini.

Basta.

L’ho già fin troppo generosamente fatto illo tempore (vedi sempre alla voce Coalizione Civica), adesso , per me è definitivamente trascorso il tempo delle mezze misure.

Frega nulla a me della sinistra da apericena, discendente diretta degli happi hour degli sciagurati anni ottanta del secolo scorso.

Mi facevano cagare i padri.
Figuriamoci i figli di sinistra.

Se volete comprendere l’enorme vaccata della riforma del Senato informatevi. Leggetevi Settis, ascoltate Rodotà, etc.

Ma ci vuol poco a capire che il Capo del governo mai eletto vuole un plebiscito per costruire il Partito della Nazione bypassando persino il suo stesso , attuale partito/non partito e tutti i residui militonti ex comunisti che ancora credono in una continuità PCI/PDS/DS/PD.

Non vi sto a raccontare per filo e per segno quanti nella storia italiana , europea ed extra europea vollero il plebiscito. Farei torto alla vostra intelligenza.

Adesso il ragazzone dice che no, in fondo non vuole personalizzare , dopo che ha detto in chiaro “ se perdo il referendum me ne vado dalla politica”.

Balle per poveri gonzi.

Attenzione però naviganti socialnetworkizzati.

Il ragazzone è sveglio.

Molto sveglio.

Ergo conviene stare in campana.

Lo dico anche alla sinistra sovrastrutturale e dematerializzata.

Quelli che spaccano il capello in quattro.
Quelli che si fanno seghe mentali senza  raggiungere l’orgasmo.
Quelli il cui ego impedisce di vedere al di là del proprio centro.
Magari storico.
Quelli che… fa schifo dar via un volantino stampato su vile cartaccia nel terzo millennio, manco fosse una pergamena.

Li conosco.
Li ho conosciuti di recente.

Al netto degli schizzati ci son quelli che in perfetta buona fede rischiano di cadere nel gioco del ragazzone.

Ma non c’è solo la Sinistra ad egemonia sellina, (caro Fassina) ci son tanti altri ai quali bisogna parlare.

Ai quali va fatta una proposta.

Non basta dire no.

Altrimenti il giovin fiorentino post democristiano , avrà buon gioco a intitolare la Festa nazionale della ex Unità all’Italia che dice sì.

Va avanzata una proposta.

Semplice .
Chiara.

Non è tempo di fioretto.

Meglio il machete.

Il popolo peraltro ne sente giustamente, (dal suo punto di vista l’unico che gli é dato avere), l’assoluta necessità.

Dunque è tutto molto semplice.

I comitati per il no dicano all’unanimità: noi vogliamo una riforma costituzionale del titolo quinto.
La vogliamo eccome.

Via il Senato.

Monocameralismo.

Una camera dei deputati di 400 membri.

E una legge elettorale rigorosamente proporzionale.

Dato che non esiste la democrazia maggioritaria.
E’ un ossimoro.
Anticamera della democratura.

Non esiste. Semplicemente cessa di esistere la democrazia senza rappresentanza.

Ecco , è una proposta semplice, ragionevolissima, razionale , fattibile, risparmiosa assai.

Votiamo NO per dire un sì a questa proposta.

Se facciamo così.

Beh ragazzi si vince.

Se invece stiamo al gioco di Renzi ,  si sappia almeno che tutti i plebisciti una volta indetti son stati vinti.

E si sappia anche che dopo la festa è finita.

Del tutto e a tempo (storico) indeterminato.

Autocritica.

aprile 28, 2016

L’idea originale doveva muovere nelle intenzioni (almeno le mie) su due piani tra loro connessi.

Il primo.
Farsi strada tra l’astensionismo critico nell’elettorato del PD, che s’era manifestato in modo eclatante alle regionali, e la obiettiva, peculiare, debolezza del M5S. Quest’ultima confermata da sondaggi recenti.
Insomma . Possibilità reale di andare al ballottaggio con una lista civica di tipo nuovo.

Il secondo.
Dare luogo ad un esperimento/progetto largamente trasversale, da radicare nella comunità bolognese, corrispondente ad una alleanza tra cittadini di diversa provenienza politica , esperienza sociale , tradizione culturale.
Un motore a sinistra ma un cuore gettato oltre l’ostacolo della sinistra conosciuta.

Insomma. Una risalita alla politica per vie inedite raccogliendo umori e senso comune diffusi molto oltre il chiuso cerchio della sinistra a sinistra del PD.
Per dirla con Malvaldi sfuggire finalmente “all’errore di campionamento” , errore che si fa comunemente quando crediamo che le persone che conosciamo siano un campione rappresentativo del mondo reale.

Ebbene la missione impossibile non è riuscita.

La ragione principale va ricercata nella mancanza di interpreti , nell’evidente indisponibilità di tanti ad esporsi in prima persona. Un sindacalista novecentesco direbbe a “spendersi”per un progetto politico tanto ambizioso quanto poco attraente nel clima di sfiducia, passività e disincantata rassegnazione che caratterizza da molto tempo il paesaggio bolognese. Nel quale peraltro l’inerzia conservatrice rispetto ai fasti di un passato ormai remoto s’impone quasi sempre e quasi ovunque oltre la cerchia del mille.

Per rompere il muro del TINA a Bologna la condizione necessaria, seppur non sufficiente, era proprio sfuggire all’errore di campionamento.

A tal fine ebbi a dire che : PRIMA il candidato. Cioè una persona in grado di interpretare il progetto.
Grande scandalo tra i benpensanti del programma, ovviamente. Da discutere, ovviamente, in tanti e diversi tavoli.
Stile Leopolda.
Con tutto il resto del mondo fuori, naturalmente.

Ma PRIMA anche la manutenzione in senso lato. Manutenzione fisica e civile, pedagogia pure.
Empatia da conquistare sporcando le proprie radicate convinzioni nel sudato , rozzo, contatto con larghi strati di umanità in vari gradi dolente. Compresa quella che vota Salvini.

Per me, nella post democrazia renzista, a Bologna: un’unica rivoluzione, manutenzione.
Dettagli di vita quotidiana, da recuperare e su cui proporre soluzioni parziali e praticabili in un ascolto non passivo e paraculo dando luogo ad un’alleanza tra cittadini.

Un primo importante passo per la traversata del deserto.
A Bologna fino al settembre dello scorso anno, mi pareva di scorgere un’oasi, una prima tappa seppur lontana e indistinta.
Era un miraggio.

E’ prevalsa infatti un’altra più realistica idea: testare anche a Bologna la forza elettorale di un Possibile nuovo partito della Sinistra Italiana.
L’opposto di un Podemos in salsa felsinea.

Probabile fosse inevitabile.

Non attribuisco colpe ad alcuno se non a quanti (pochi) assieme a me si sono illusi per un breve momento di poter contare sul potenziale di militanza della sinistra morente e nascente.

Niente da fare.

Questa neosinistra parla spesso inglese, legge fumetti, (non come i vecchi marxisti del novecento rimasti a Tex Willer e ad altre meno amene e più aggiornate letture)si avvale di una fisicità prorompente , si nutre di simboli e narrazioni post moderne e, volente o nolente specie nella sua parte avanguardista, s’appresta all’inevitabile cooptazione complice anche la contaminazione con gli ex sostenitori di Merola.

Sul piano nazionale se non ci fosse una tal sinistra Renzi dovrebbe inventarla, nel momento in cui comincia a rinverdire la stagione degli opposti estremismi, corollario più che necessario al suo partito della nazione.

Tuttavia , fallita l’ipotesi civica non resta molto altro in campo.
Ergo fate voi.
Non chiedete a me. Non sono credibile dato che indicai un disegno per il quale, evidentemente, non esistevano i presupposti minimi.

PS. Adesso vedo gente che m’accusa di trattativismo dopo aver insistito alla morte,invocando anche ragioni di democrazia interna (interna a che?), per la trattativa ad oltranza. Ancora una volta la merda si rivolta al badile. Ed emana un fetore insopportabile.

PPS. Non esiste controprova, ma se non fossi caduto per sopraggiunti guai della vecchiaia, la famosa trattativa si sarebbe di colpo interrotta non per proseguire un cammino ormai compromesso, ma per dichiarare apertamente il non luogo a procedere. Avrei preso pubblicamente atto di un fallimento. I veri trattativisti lo avevano intuito da tempo.

Occasione perduta.

aprile 8, 2016

E’ trascorso quasi un anno da quando cominciammo a pensare ad una lista di larga coalizione civica in vista delle prossime elezioni.

Sembrava a me che tale fosse la strada per collegarsi alle migliori e antiche radici di Bologna con un approccio innovativo (civismo democratico) per risalire dall’astensionismo ormai cronico ad una partecipazione in forme inedite alla vita pubblica.

Si trattava di lasciar indietro tutte le vecchie esperienze comprese quelle di una sinistra più o meno radicale e/o riformista che aveva da tempo dichiarato fallimento.

E’ storia lunga.

C’è ancora da scavalcare il cadavere insepolto del centro-sinistra (come ho notato altre volte) ma c’è (c’era) anche da seppellire quello di una sinistra imbelle, parolaia, litigiosa e del tutto incapace di mettere l’orecchio a terra per rendersi empatica rispetto ai bisogni della città per interpretarne anche i silenzi assordanti.

In sostanza l’idea era quella di un progetto politico da far crescere come alleanza tra cittadini.

Le cose sono andate in direzione opposta e contraria.

Si è dato vita ad un’alleanza tra partiti.
Quelli morenti e quelli (forse) nascenti.

Inutile adesso discettare di responsabilità.
Non m’interessa più di tanto.
E poi , in questi casi tutto si confonde , specie nel clima di campagna elettorale.

Magari in seguito si potrà fare una piccola cronistoria di un esperimento fallito.
Rintracciare le cause e le responsabilità perfino individuali (tra cui le mie) di una drastica torsione partitica di ciò che nacque il 21 settembre 2015 come Coalizione Civica Bologna.

Quel che è certo è che quel disegno non c’è più.

L’occasione è perduta.
In favore di uno schieramento di sinistra a vocazione minoritaria che però è risultato vincente rispetto a quanti (io tra questi) ritenevano di dover far avanzare un disegno civico e democratico di tipo nuovo.

Non si presenterà dunque alle elezioni un’ alleanza tra cittadini ma una sinistra arcobaleno composta da Sel, Sinistra Italiana, Possibile con l’aggiunta, in funzione di coordinamento e regia politica, di un centro sociale come il TPO.

Come negli anni settanta del secolo scorso gli eredi ideali di quelle esperienze hanno preso la testa del corteo e proclamano adesso, avanguardisticamente : “noi avanti”.

Bene.

E’ giusto che nella lista Martelloni/De Pieri stiano avanti coloro che hanno prevalso.
Io non seguirò quel corteo.

So già dove va.
Va a far vincere Merola al primo turno.
Temo.

Ed io in ogni caso, come ho già chiarito ma giova ripeterlo, non covo le uova dei cuculi.

Se e quando si avrà il coraggio politico di chiarire che la Coalizione Civica non c’è più e ad essa si è sostituito, legittimamente, uno schieramento di partiti, allora e solo allora , potrò prendere in considerazione di votare per un tale schieramento.

Secondo la logica del male minore.

Viceversa : cuculo rosso non avrai il mio voto.

LA PROCEDURA.

aprile 3, 2016

Cammino sulle uova.

Le ultime due esperienze ospedaliere mi hanno alquanto stressato.
Sempre , ancora in attesa della terza.
Oh mica è cosa straordinaria. Succede a tanti verso una certa età. E a molti anche prima.
D’altro canto sembra che la mia pompa di alimentazione abbia risentito di una sedimentazione progressiva di … emozioni. Risalenti molto indietro nel tempo. Più che altro incazzature , TIR di sigarette e pantagrueliche abbuffate nel cuore della notte.
E così dopo la FA, è arrivata la TPSV. (vedere wikipedia). E son iscritto d’ufficio alla onorata lega dei NOA. Nuovi anticoagulanti orali.

Forte eh?
Mica da tutti.

Mi piacerebbe descrivere per il lungo e per il largo il reparto di cardiologia del Maggiore. Ma dato che associo da sempre la scrittura al fumo devo essere sintetico.
Mi ha fatto una buona impressione per quanto l’ospedale, come la caserma , resti pur sempre un’istituzione totale.

Personaggi e interpreti.

1. La mia dottoressa preferita/macchina da guerra. Me l’aveva detto dopo il primo ricovero: “gli tornerà, se ho capito il soggetto”. Avevamo avuto un piccolo e franco dialogo.

2) Il primario . Che arriva la mattina presto e se ne va molto tardi la sera: “mi piace molto il mio lavoro ”.
Uomo che va al sodo: “La lascio andare in permesso sabato e domenica se lunedì mattina è di ritorno alle otto in punto”. Già, perché lui ed io dubitiamo assai che l’ultima TPSV non abbia provocato un danno alle coronarie. Ci son pure enzimi nel sangue. Un piccolo infarto insomma.

Invece no.

Il “tecnico” emodinamico, che più bravo non si può, in soli 35 minuti mentre mi svaga con la politica mi assicura che le coronarie son a posto.

E questo un lunedì.
Ergo posso andarmene a casa dopo un paio di nottate insonni.

3) A quel punto interviene “l’Elettrico”.

Uno che t’ infila un catetere nel cuore e agisce sui circuiti elettrici della pompa per interrompere con successo statistico del 96% la TPSV.
La FA è più complicata.
“Un elettrocardiogramma così è una singolarità da presentare ad un congresso”, dice.

Cazzo che culo!

E’ spalleggiato da macchina da guerra e da un dottore mio omonimo che mi segue da qualche tempo.

Insomma stanno intorno al mio letto a dirmi che dato che son in ballo tanto vale restare anche il giorno dopo per tentare la PROCEDURA.

Sinistra definizione da film dell’orrore.

Una manica di bastardi.
Glielo dico rivolto al mio omonimo il quale prontamente : “sì siam proprio bastardi dentro”.

Che fare?
Classico interrogativo.
Dico che ci penso.
E, intanto mi cago sotto perché mi son appena entrati nel cuore e ci vogliono rientrare ad horas.

Mi han quasi convinto e resto. Salvo decidere in extremis la mattina dopo.

Macchina da guerra nel salutarmi la sera m’affida il compito di intrattenere (fare coraggio) ad un ragazzo di 23 Anni che anche lui deve sottoporsi alla PROCEDURA.
Deve esser anche laureata in psicologia. Per la serie : dato che hai una paura fottuta fai coraggio ad un altro che così ti passa almeno un po’e comunque sei già adulto da un pezzo ormai.

Obbedisco.
Con lo stesso spirito di Garibaldi all’ingiunzione di La Marmora.

La mattina dopo passa l’Elettrico sbocconcellando un grissino, mi guarda e mi fa: “mi sembra un condannato a morte”. E’ un tipo sicuro di sé il ragazzo. Uno che: i farmaci contano un cazzo , ci penso io con la PROCEDURA. Fatti e non pugnette.
Più tardi, tradendo un barlume di compassione, mi dirà che “cuor di leone non ne ho mai visti”.

Fa del suo meglio, ne son sicuro, ma non riesce a provocarmi artificialmente la TPSV e dunque non può colpirla con precisione (la troia) con una bella scarica elettrica in mezzo alla fronte.
Immagino che la PROCEDURA sia alquanto più complessa di così.

Comunque mi dice che : “sarei disposto a puntare un bel po’ di soldi sulla riuscita”, spalleggiato dal primario che me la dà all’ottanta per cento.

Meglio di niente.

Resto sulle uova.

Più avanti spero di poter tornare a parlarvi di politica. Dato che, alla luce dei fatti, ho qualche essenziale rettifica da fare a quel PS del mio ultimo post.

il nido del cuculo.

febbraio 28, 2016

Da Wikipedia.

“Il cuculo è noto per la sua peculiare caratteristica del parassitismo di cova. Esso consiste nel deporre le uova all’interno del nido di altri uccelli. Le uova somigliano molto a quelle della specie ospite. Alla schiusa il piccolo del cuculo si sbarazza delle altre uova presenti nel nido rimanendo quindi come unico ospite del nido.”

La descrizione non si discosta molto da ciò che è avvenuto nel nido di Coalizione Civica.

Avevo già messo ripetutamente in guardia (vedi due precedenti post) da questo possibile sviluppo.

Domenica scorsa infatti non si è votato solo su due candidati.
Quanto piuttosto su due progetti diversi.

Ha vinto , legittimamente entro il contenitore civico, una traduzione bolognese del progetto nazionale di Sinistra Italiana.
Con una variante del tutto originale e per certi aspetti sorprendente.
Trattasi dell’alleanza tra partiti nascenti, Sinistra Italiana e Possibile, con l’apporto di un partito morente come Sel e la partecipazione straordinaria di aggregazioni locali di lunga data, fortemente disciplinate e coese, come il TPO di De Pieri cui s’è unita pro-tempore una tempestiva associazione di nuovo conio come la Boa dell’ex assessore Ronchi.

Non appena s’è intuito che questo poteva essere l’esito dell’originario progetto civico molti si sono ritratti lasciando libero il campo (e il nido) ai cuculi.

Gli stessi volatili che hanno sottoscritto l’appello (da me prevalentemente di pugno redatto) del 1°luglio del 2015.

Inutile adesso recriminare.
La tesi civica ha perduto di fronte alla vecchia e sperimentata “abilità” partitica.

Io stesso ho commesso l’imperdonabile errore (peggio di un crimine) della ormai solita ingenuità. E , purtroppo perseverare nell’errore, specie in età avanzata, è davvero diabolico.

Non mendico scusanti.

Salvo forse per le ultime tre settimane (alquanto cruciali) nelle quali ero impedito ad agire non per mia volontà.

A questo punto (ancora Wikipedia) bisogna decidere (per me) se conviene fare come “i genitori adottivi del cuculo che ingannati da questo comportamento continuano a covare i piccoli come fossero propri nidiacei” o se invece – non essendo afflitto dalla sindrome di Stoccolma – denunciare almeno il difetto insito nella vittoria del progetto partitico.

Un difetto elettorale che tante volte ho richiamato dando calci al vento.

Eh sì.

Perché l’aggregazione cripto partitica che ha prevalso, al di là della consapevolezza dei ragazzi di Labàs e di qualcuno di Possibile , ben difficilmente potrà rompere il muro di cemento armato dell’astensionismo e del disincanto dei bolognesi.

S’è rotto il nido per troppo impeto.
S’è alquanto lesionata quell’originale e , ammetto un po’ barocca costruzione, che volle presentarsi come Coalizione Civica per Bologna.

Adesso resta in campo un’aggregazione di sinistra che è cosa altra e diversa da una coalizione civica.

Tuttavia si tratta di una sinistra tendenzialmente e potenzialmente unitaria.
Non la sottovaluto.
Anzi la voterò senz’altro per portare in consiglio comunale (speriamo) due o tre consiglieri d’opposizione.

A patto che d’opposizione si tratti.

A patto che non si facciano patti, né a priori né a posteriori, col partito della nazione.
Vorrei che almeno questo fosse messo in chiaro.
Si sa mai.
La civetta, com’è noto, è un uccello notturno.

E ulteriore ingenuità sarebbe francamente dolosa nei confronti dei tanti che fino al 21 settembre scorso hanno creduto nel progetto civico.

Di tal progetto resta comunque un seme, seppur protetto da un sottile strato di terra.
E ci sarà chi s’incaricherà di custodirlo per farlo divenire germe in futuro.
Anche molto oltre le prossime elezioni.
Di questo son abbastanza convinto.

A questo scopo diversi tra noi restano in campo.
Vigili e attivi.

PS. A tutte le persone che si son ritratte di fronte all’involuzione del progetto civico vorrei rivolgere un caldo e non ipocrita invito.

Cari compagni e amici , le cose hanno preso una piega diversa da quello che ci attendevamo, ma questa non è affatto una buona ragione per non sostenere un’alleanza politica largamente unitaria nella sinistra bolognese anche in vista della battaglia, davvero finale, insita nel referendum costituzionale. Volevamo di più , molto di più e di qualitativamente diverso. Tuttavia questo risultato unitario è anche e in gran parte frutto del nostro impegno.
Non è ancor tempo di gettare il manico dietro la zappa. (Detto civico bolognese).

L’ora è adesso.

febbraio 26, 2016

Adesso tocca ai cittadini assumere responsabilità sul futuro di Bologna.

Cittadine e cittadini, che avete seguito con interesse il percorso della Coalizione Civica Bologna, è giunta l’ora di rompere gli indugi!
Al di là di ogni giustificata critica nei confronti di un processo difficile, faticoso, adesso voi potete fare la differenza, anche rimettendo in carreggiata un percorso non sempre lineare.
Il 28 febbraio la Coalizione Civica Bologna sceglierà il proprio candidato sindaco con una votazione democratica aperta a tutti i sottoscrittori dell’appello del 1° luglio (si potrà sottoscrivere anche al momento del voto) residenti nel territorio della Città Metropolitana.
Senza nulla togliere alle qualità personali di altri , Paola Ziccone è per noi la persona più adatta a rappresentare il progetto civico della Coalizione, che vede nella lista civica un passaggio indispensabile per una futura risalita alla politica; ad una politica degna di questo nome, capace di riscattarsi dalla sua attuale miseria; strumento per il perseguimento di ideali e valori nei quali la libertà, per esser davvero tale, non si separa mai dalla giustizia sociale e dalla solidarietà.
A Bologna di questo c’è bisogno per aprire una nuova prospettiva di governo radicalmente alternativa all’attuale deprimente andazzo nel quale la politica e l’amministrazione , seguono, come intendenza subalterna, a capo chino ciò che viene deciso da altri e diversi poteri non elettivi.
Della Coalizione Civica Paola incarna l’autonomia, la lontananza dagli schemi esausti della politica politicante, la vicinanza alle persone in carne ed ossa, al fardello spesso pesante della loro vita quotidiana, assieme alla volontà di cambiare in profondità l’attuale sistema di governo della città, senza strizzare l’occhio al PD , oggi e in futuro.
Non a caso una candidata che ha già detto no ad ogni accordo col partito che governa la città.
Una persona , capace di andare oltre l’ormai ristretto orizzonte di una sinistra chiusa in sé stessa , gelosa fino al settarismo della propria piccola e ormai inutile identità.
Non è più il tempo di testimoniare ma di battersi per vincere.
Non è più il tempo di raccogliere un gruzzolo di voti da far pesare a futuri tavoli di contrattazione.
Solo un’alternativa davvero civica, che noi vediamo come una sorta dei rivoluzione democratica, potrà riportare Bologna all’altezza delle sue migliori tradizioni.
Senza nostalgie ma anche senza rinunce a pensare in grande. Per una rinascita di Bologna.
A tal fine serve l’aiuto concreto e deciso di tutti. Serve uno sforzo comune perchè Paola possa risultare vincitrice nella votazione del 28 febbraio e, quindi, per farne la candidata sindaco per la Coalizione Civica Bologna alle prossime elezioni.
Aspettiamo ciascuno di voi ai seggi, il prossimo 28 febbraio in sei seggi in città (uno in ogni quartiere), nonché nei seggi di Casalecchio e San Lazzaro. L’ubicazione esatta dei seggi si può reperire sul sito http://www.coalizionecivica.it.

Mauro Zani
Mario Bovina.

Avanti a tutta forza.

febbraio 11, 2016

Cari amici, naviganti, compagni di un tempo e compagni di strada;

dopo un forzato silenzio dovuto al solito incidente di percorso ( più serio del solito) che mi occorre ogni qualvolta dimentico gli stravizi del passato dovuti ad una vita politica intensa, più o meno come quella di Steve Mcqueen,  torno a voi con questa mia.

Non potrò partecipare all’assemblea di domenica prossima.
Meglio risparmiare forze.
Dato che non ho nessuna intenzione di darmi per vinto fino alla data delle elezioni.

A maggior ragione avverto l’esigenza (pur senza poter fumarmi le solite 10 sigarette a post) di stabilire il punto barca (ho tutt’ora una patente nautica) del nostro naviglio : Coalizione Civica per Bologna.

Ho seguito la coda di un dibattito alquanto surreale e molto confuso sulle cosiddette regole in base al quale verranno proposte modifiche allo statuto dell’associazione costituitasi dopo l’appello apparso il 1° Luglio dell’anno scorso.

Personalmente non avvertivo una particolare necessità di cambiare lo statuto dell’Associazione, liberamente e consapevolmente sottoscritto da tutti membri di quel Direttivo che adesso ne propongono la modifica essendosi accorti di non esser d’accordo con sé stessi.

Salvo su di un punto: la possibilità di sottoscrivere l’appello per una coalizione Civica e l’iscrizione all’associazione fino all’ultimo giorno previsto per la votazione del candidato/ a sindaco.
Qui una modifica statutaria è opportuna ai fini di dare la possibilità più ampia a molti di partecipare alla votazione sui candidati il giorno 28 febbraio.

Per il resto la cosa non m’intriga più di tanto.

M’interessa invece capire a che punto siamo.

M’interessa che dal 14 al 28 e in seguito si agisca in piena coerenza con l’idea di offrire alla città un progetto civico e non la solita sbobba arcobalenista.

E qui qualche problema lo vedo anch’io.

L’idea civica è nata dalla volontà di aprire una breccia nel muro del disincanto e dell’abbandono di ogni impegno civile così ben rappresentato dalla clamorosa defezione degli elettori alle ultime elezioni regionali.

Si trattava e ancor si tratta di offrire un’alternativa di progetto ai bolognesi.
Di costruire le condizioni per una risalita alla politica di donne e uomini tra loro diversi per condizione sociale e per esperienza umana ma duramente e giustamente critici nei confronti di una politica e di un’amministrazione ostaggio delle altalenanti vicende e degli interessi del partito della nazione.

Un’alleanza tra cittadini, che muove certo da persone della sinistra ma che , proprio per questo suo voler esser un civico sodalizio, rifiuta le vecchie logiche di alleanze tra partiti morenti e partiti nascenti.

Su questa via nuova si è formato abbastanza rapidamente un primo nucleo di un’alleanza tra cittadini.

Il 21 settembre 2015 dopo una sola estate ci riunimmo e penso di poter dire concordammo un asse progettuale, se non ancora un programma definito.

Da lì partimmo.
Insieme. Speranzosi. Combattivi, ma non incupiti dalla rilevanza della sfida.
Euforici anzi. Allegri persino.
Consapevoli della difficoltà ma felici di poter lavorare tutti insieme e diversi ad un progetto di governo radicalmente alternativo alle principali scelte del PD bolognese che si riassumono nel portar acqua ai soliti vecchi mulini.

Poi venne il tempo (si veda a tal proposito quanto scrissi il 1° novembre su questo blog) del confronto con formazioni (o pezzi di esse) della sinistra residuale per quanto ancora organizzata e con realtà sociali e politiche consolidate in città.

So che questo è stato, per molti, un passaggio critico.
Criticabile.

Tuttavia mi domando.

Doveva esser rifiutato quel confronto cui pure eravamo ripetutamente invitati proprio sulla base del nostro progetto?

Non lo credo.

Si doveva poter contare su di una nuova maturità critica dopo i clamorosi insuccessi del passato anche recente.

E si deve ancora adesso mettere alla prova la volontà di ripartire da un’altra parte con un progetto civico, considerando che ben prima di ogni altro disegno politico nazionale deve venire in primo piano la costruzione, faticosa, processuale di una nuova idea e pratica di cittadinanza attiva.

E’ ciò che altre volte ho chiamato il nostro passaggio a Nord Ovest.

Peraltro in questa prolungata estate di San Martino ognuno vede che il passaggio è ormai libero dai ghiacci del passato. E chi non lo vede, perché guarda solo al proprio ombelico , è senz’altro un imbecille.

A Bologna come altrove dunque , non si tratta di gettare il cuore oltre l’ostacolo, per dar vita ad un qualche nuovo partito bensì di dotarsi di un progetto civico capace di calarsi nella realtà cittadina, interpretando una domanda di riscatto di un’intera comunità.

A Bologna si tratta di vedere se sia davvero possibile liberarsi felicemente da un passato che non passa recuperandone però, accuratamente, i valori ancora attuali. Anzi oggi ancor più attuali mentre aumentano disuguaglianze, e si abiurano diritti faticosamente conquistati.

Lo si fa con una nuova stagione. Che verrà.
Che verrà , dopo e se il progetto civico sarà capace d’innescare una sorta di rivoluzione democratica e civile.

Se questo è l’obiettivo comune, tutto il resto passa in secondo piano.

Se ciò non dovesse avvenire, decidendo ognuno di far valere le proprie microscopiche identità di gruppo o i propri desiderata personali, la coalizione civica si scioglierebbe all’istante.

Io stesso, come ho detto a coloro che mi hanno scritto per denunciare una deriva partitista entro la Coalizione, toglierei il disturbo, tanto per dare l’esempio.

Ma non siamo a questo punto.
Bisogna sapere che i problemi che s’incontrano sono in parte fisiologici , scontati. Connaturati allo sforzo di tener insieme persone, esperienze, persino generazioni diverse.

Ma ce la possiamo fare.

Nessuno faccia scherzi da prete.
Nessuno molli proprio adesso.
Adesso è il momento del massimo impegno.
E tutte le volte che ci sarà da raddrizzare il timone , lo si farà.
Insieme.

Emozioni.

novembre 16, 2015

Non volevo aggiungere il mio sproloquio analitico al cumulo di più o meno sofisticati esami geopolitici compiuti in questi giorni dopo la mattanza di Parigi.

Non voglio farlo neppure adesso.

Però.

Mi son commosso guardano le immagini delle persone che uscivano dallo stadio cantando la marsigliese.

Però.

Prima, nel corso della notte di venerdì, mi son ritrovato a immaginarmi un linciaggio, lungo e doloroso, dei fanatici maiali che hanno fatto il tiro al bersaglio contro una folla inerme.

Però.

Son poi rimasto deluso perché i maiali si son fatti saltare privandomi della possibilità di farli fuori seppur per interposta testa di cuoio.

Dopodiché “l’attacco al nostro modo di vivere” (Renzi ma non solo) , l’attacco alla nostra civiltà (Mattarella ma non solo) mi portano a ricordare.

Come cominciò e perché cominciò la mattanza.

Storia lunga.

L’epoca dei neoliberisti.

Quando.

Uno dei principali guru dei think tank repubblicani made in USA spiegava che: “siamo in grado di condurre due guerre contemporaneamente a distanza di duemila chilometri”.

Quando.

“ E’ nostra responsabilità tener in ordine il mondo” .

Quando.

Prima ancora, i missili stinger abbattevano gli elicotteri sovietici facendo la differenza e portando al potere i talebani. Quelli che, dopo vent’anni, son destinati a ritornarci, in un modo e nell’altro. E se non loro, di certo gli antichi signori della guerra trafficanti di droga e di armi.

Quando.

Dopo l’11 settembre, Colin Powell dal podio dell’ONU agitava una fialetta contenente una polverina di borotalco spacciandola in diretta mondiale per antrace.

Quando.

Due capi di stato e criminali di guerra , facevano impiccare in differita planetaria il dittatore Saddam Hussein dopo aver esposto i corpi dei suoi due figli su di un banco di macellaio previa accurata cosmesi post mortem . Su quest’ultima macabra rappresentazione scrissi pure un articolo per l’Unità.

Quando.

Ad Abu Ghraib soldatesse americane si facevano fotografare mentre tenevano al guinzaglio arabi nudi come vermi.

Quando.

Obama annunciò : “abbiamo ucciso Osama bin Laden, adesso il mondo è un posto migliore”.
Già. Solo che prima la CIA, lo aveva foraggiato e sostenuto con ogni mezzo.

Quando.

Più di recente il mondo esultò di fronte ad un altro dittatore ucciso e poi sodomizzato con un manico di scopa. In Libia.

 

 

Ma questa è solo una breve , sommaria sintesi.

Dicevo allora, assieme a tanti altri e se ne trova più di una traccia nell’archivio di questo blog , che tutto questo avrebbe dato fuoco ad una prateria d’odio.

Un odio che, nel mondo globale, ci sarebbe tornato in casa , con violenza inaudita.

Scrissi anche, dopo averci pensato, che il giorno in cui saremmo stati “noi” contro “loro”, non restava che combatterli e ucciderli fino all’ultimo uomo. Anche perché i fondamentalisti non fanno differenza tra fini analisti, progressisti e di sinistra, e cittadini comuni.
Se possono, ti tagliano la gola a prescindere.

 

 

Solo che.

M’ostino a pensare che quel giorno non è ancora arrivato.

 

 

Solo che.

Nella trappola allestita, con evidente concorso di colpa, (chi più chi meno) nella geopolitica afferente al medio oriente non è obbligatorio cadere.

Non ancora.

 

 

Dopo il massacro di Parigi mi pareva si fosse compreso che il nodo siriano deve esser sciolto e non tagliato.
Da Obama e da Putin.

Oggi però Obama appoggia i bombardamenti di rappresaglia dei francesi su Raqqa.

Pessima idea .

Tutto rischia di tornare in alto mare dopo che Assad ha fatto chiaramente capire(mi sa su consiglio di Putin) di potersi , morbidamente, togliersi di mezzo previo accordo.

 

 

Solo che.

C’è poco da fare , udite, udite, la democrazia è sempre stata affare esclusivamente occidentale.
Fino ad ora. Nella storia.
Bisogna farsene una ragione.

Chi vinse le elezioni in Egitto , monitorate da tutte le istituzioni sovranazionali e dichiarate legittime?
Un tale che oggi è in galera e che ci morirà. E al potere c’è una dittatura militare, con piena soddisfazione di tutte le cancellerie occidentali.

 

E , udite, udite, c’è anche il caso che tra Irak e Siria uno stato islamico sia destinato a sopravvivere e consolidarsi e magari ad aprire ambasciate in giro per l’Europa.

E questo sarà il risultato delle guerre “occidentali” volte a rendere permanente l’intollerabile asimmetria di un mondo plasmato dagli interessi delle signorie del mondo globale.

Imbastardirsi bisogna.

novembre 1, 2015

Il momento è cruciale.

Dal primo luglio ad oggi seicento persone hanno promosso una coalizione civica per Bologna in vista delle elezioni del prossimo anno.

Il 21 settembre scorso una folta assemblea di cittadini ha approvato la proposta, avanzata in quella sede , di costituire un’associazione di scopo denominata Coalizione Civica Bologna per partecipare alle elezioni comunali del prossimo anno.

L’idea dei promotori è semplice. Apprestare uno strumento in grado di accogliere tutti coloro che individualmente e a prescindere da ogni passata appartenenza politica, vogliono rimboccarsi le maniche per costruire un’alternativa al governo del PD.

Un’alternativa civica.

Un’alleanza tra cittadini per risalire dalla rassegnazione e dall’indifferenza attuale alla dimensione della politica e del governo.

Ebbene, a me pare, che quest’idea sia in pieno movimento. Ha acceso speranze, indicato una inedita prospettiva che non ha nulla in comune con le solite liste civiche. E ancor meno con le liste civetta volte a dare una mano al PD in difficoltà.

Cittadini di varia e diversa provenienza e di ogni ceto sociale vogliono inaugurare una nuova stagione per Bologna.
Discutendo insieme un progetto di governo, un’idea di città, poche e chiare linee programmatiche.

Cittadini che non accetterebbero mai e poi mai di rendersi strumento delle vecchie e fallimentari pratiche della sinistra del tempo che fu.
E ancor meno di insufflare un alito di vita nel cadavere insepolto del centrosinistra.

A questo punto , per quanto mi riguarda ogni promessa è debito.

Un debito che anche personalmente sento come un fardello di responsabilità nei confronti di quanti si sono subito impegnati in questa impresa.

Un debito che qualora non potessi saldare con coerenza, chiarezza e lealtà, mi porterebbe a ritornare a curare gli acciacchi tipici della vecchiaia non più incombente ma ormai ahimè sopraggiunta.

Lasciando ad altri l’onere di portare avanti il progetto civico.

Ovvero affossarlo con la costituzione di una bella lista arcobaleno/arlecchino. Alleanza tra mozziconi di morenti e nascenti esperienze politiche.

L’ipocrisia com’è noto non è il mio terreno d’elezione.

E dunque dirò , a tutte e tutti, che sì, ho risposto ad inviti privati , a numerosi colloqui personali (chiedo scusa a quanti non ho ancora potuto incontrare), e anche ad incontri con gruppi, più o meno organizzati, interessati alla proposta di Coalizione Civica.

Bene.

A questo punto il ghiaccio si fa sottile.

Era ed è ancora giusto, logico, necessario parlare con tutti.
Pazienti, tenaci.
Non ingenui.

Ma, cari Koalizzati , accedere alla vecchia pratica delle trattative tra gruppi, considerando la Coalizione come un soggetto politico già costituito tra vari altri, questo no.

Significherebbe negare l’idea stessa di passaggio civico.

Significherebbe solo travestirsi da “civici” per approdare rapidamente ai vecchi giochi politici.

Lo dico io che fui esperto di trattative all’epoca in cui esistevano partiti strutturati a volte persino dotati di una visione del mondo, di peculiare cultura politica, e di organizzazioni largamente rappresentative di forti interessi sociali.

Nel contenitore Coalizione Civica Bologna , giova ripeterlo, non c’è una sola parte ma tante , diverse parti, un pluralità effettiva di cittadini che nulla vogliono sapere di vetuste pratiche.

Io con loro.

Ciò non significa non considerare le ragioni, le idee e le proposte di altri, magari strutturati in gruppi omogenei.

Anche questo non sarebbe giusto e comunque non sarebbe realistico.

Ma c’è un limite invalicabile. Come è scritto sui muri delle caserme.

Per me almeno.

Mi spiego meglio.

Cosa succederebbe della Coalizione Civica se gruppi omogenei decidessero, putacaso, di far valere le proprie identità dentro la Coalizione?

Nel migliore dei casi la campagna elettorale diventerebbe un percorso di guerra interno.

Nel peggiore la Coalizione si dissolverebbe all’istante con somma soddisfazione del PD.

Dunque , riconosciute ed accolte le ragioni di tutti coloro che, singoli o gruppi, mostrano attualmente interesse per la proposta civica si tratta di fare insieme qualcosa che non s’è ancora mai visto, mai fatto.

Mischiare il sangue.

All’aperto.

Fuori dai masi chiusi.

Imbastardirsi.

Senza timore d’infettarsi reciprocamente.

Il futuro è nel meticciato.

O , non è.

Ballo dello sgombero.

ottobre 2, 2015

Avviso ai naviganti di Coalizione Civica Bologna.

Calma e gesso.

La strada l’abbiamo tracciata insieme il 21 settembre.

Ballo dello sgombero.

Indietro non si torna.

Semmai si andrà avanti assieme ad altri.
Spero molti altri.

Diversi ma uniti da un progetto che è insieme politico e sociale e punta a farsi governo della nostra città.

Niente meno di questo.

E’ un progetto civico in un senso particolare.

Affonda le sue radici nella lunga storia di solidarietà e giustizia sociale di Bologna.

Nella sua tradizione laica di libertà, fin da quando Liber Paradisus abolì la schiavitù e liberò i servi della gleba.

Bologna non merita il suo attuale declino. La sua insignificanza nazionale, la rinuncia, nei fatti, ad essere un punto di riferimento in Europa, insieme alla sua sempre affermata apertura al mondo.

Quando la politica è ormai serva di interessi particolari , grandi e piccoli, vuota di ideali, priva di valori forti, incapace di indicare un orizzonte, i cittadini devono reagire.

Un’alleanza tra cittadini di diversa provenienza sociale e fede politica, diversi ma uniti.
Capaci di riprendere in mano il destino di un’intera comunità.

Se la sinistra battuta e dispersa dal vento neoliberista degli ultimi trent’anni potesse a Bologna, per una volta capire la potenzialità di questo disegno, largamente inclusivo , saremmo già a metà dell’opera.

Un’opera che prevede una nuova stagione per Bologna e che si propone come esempio per altri luoghi, territori, comunità.

Ma bisogna voltar la faccia al futuro, gettando alle ortiche senza rimpianti un passato composto di piccole, grinzose e inutilmente grintose identità.

Roba che fa venir l’orticaria al bolognese medio.

E anche a me.

Uso il solito linguaggio oxofordiano che non piace ai piccoli tremebondi burocrati del PD che m’additano al manganello mediatico di Repubblica (e delle procure?) come “cattivo maestro”.
Di tutta sta’ vecchia merce avariata che comprende cantieri da aprire e laboratori cavernosi entro cui pasticciare alla ricerca della pietra filosofale, ne ho piene le palle.

Ne ho più che abbastanza di questi alchimisti della sinistra antagonista esattamente come dei teologi del riformismo che hanno partorito l’ircocervo del PD.

Due facce della stessa medaglia.

Mai teoria (piccolo riferimento storico) fu più sbagliata , sciagurata , fuorviante, opportunistica , ipocrita e ingannevole della enunciazione delle “due sinistre”.
Due parti nella stessa commedia degli equivoci.

Subalterni nella stessa identica misura all’unica ideologia dominante.
Da qui il pragmatismo d’accatto e le narrazioni paracule.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

I bolognesi non son fessi.

Con una vasta coalizione civica si può uscire da questa morta e puzzolente gora.

Spero lo si capisca . Subito.

Se qualcuno pensa ad un cartello di frattaglie della sinistra che fu , beh questa non è la nostra strada.

Se invece come mi par d’intuire (scusate ma son duro di comprendonio) si vuol fare “qualcosa di più grande”, beh lo vogliamo anche noi.

Siamo in campo per questo.

Ma io di trattative con pezzi di partito, lobbies etc non ne faccio.

Sommare un avanzo di politica come me, con le sparse e gracili membra di una residua e inutile sinistra non serve a nulla.
Peggio di un crimine : è un errore.

Ciò non toglie che possiamo e dobbiamo e vogliamo discutere di tutto .

In piena libertà, fuori da steccati e recinti ormai cadenti.
Adesso.

Senza remore, senza desideri di leadership, senza le solite vecchie cazzate.

Siamo (siete) diventati tutti adulti.

Ergo coalizziamoci.
Con i bolognesi.

Più facile a dirsi che a farlo.

Ma si può fare.

PS. Noi non siamo proprietari di nulla. Tranquilli, siamo in affitto dai bolognesi. Loro strumento , insieme a voi , tutti voi .
A noi frega nulla delle vecchie etichette , degli stereotipi della stampa.
Andiamo alla sostanza : un progetto di governo alternativo per Bologna.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 113 follower