La crepa. (sottotitolo: sempre lo stesso articolo)

febbraio 26, 2017

Errani.

“ Vado dentro una nuova avventura . Sono sicuro che non si tratta di un addio ma di un contributo per ritrovarci in un progetto diverso dall’Ulivo e dal PD ma con quella ispirazione.”

Conoscendo Errani non posso credere, neppure per un nanosecondo, che questa frase chiave non sia stata rimuginata e studiata a lungo.
Ogni parola ha un senso preciso.
Anche quella che chiarisce: “non vado in un altro partito”.
Che, tuttavia contraddice la “nuova avventura”.
Non si ci avventura da soli.
Si aspetta, semmai.

Io attendo dal 2007 per esempio.

Non che non mi sia pesato l’isolamento di tutti questi anni, accompagnato da uno sputtanamento strisciante, silenzioso di puro stampo staliniano.
Anzi pur di spezzarlo m’avventurai in un progetto bolognese che, in cuor mio, sapevo fallito in partenza.

Ma è affar mio.

Nessuno di noi cambia mai.
Santoni e preti e figli di puttana a parte.

Qui siamo di fronte comunque ad una decisione rilevante, al di là degli sviluppi futuri.

Segnala a tutti coloro che per passività, opportunismo e posticini di piccolo, miserabile, potere che il PD è morto.

Un progetto , “appunto diverso dall’Ulivo e dal PD”.
Cosa diavolo può essere non lo so io (almeno non del tutto) e non lo sa Errani.

Una cosa la so , la penso da sempre.

“L’ispirazione” era sbagliata e già spiazzata dal contesto generale.
Dato che si trattava di una resa senza condizioni al pensiero unico dominante.
Il PD , nell’idea di Veltroni e di Fassino e di D’Alema e di Rutelli doveva ispirarsi al Partito democratico USA, al PT nel Brasile e la partito del Congresso indiano.
(Andate a vedere i documenti)

Si trattava  di far indossare la maschera di sinistra ad un partito di centro.

Operazione sofisticata in realtà.

Mentre la democrazia declinava in tutto il mondo si blaterava di “vocazione maggioritaria” , di democrazia capace di assicurare governabilità anche tramite il governo di un’infima minoranza.
La rappresentanza e il consenso erano roba novecentesca.

Un progetto che si tradusse, linearmente e inevitabilmente nell’Italicum.
Una scorciatoia demo-autoritaria per incentivare l’astensionismo ormai cronico e per poter vincere facile. Senza tuttavia poter davvero governare. Bensì accompagnare processi post democratici in atto.

Un’enormità, di fatto respinta al mittente con quel NO al referendum costituzionale.

Per inciso, forse era meglio e assai più comprensibile, erga omnes, la scissione in quell’occasione, quando l’aspirante ducetto chiedeva un plebiscito per sé senza disporre della forza militare di un Napoleone.

L’ispirazione era quella, fondamentalmente post-democratica. In Renzi potenziata al massimo grado.
Un golpe bianco.
E Renzi aveva ad ha tutt’ora consenso nel PD sostenuto dalle ali peggiori dell’establishment economico e finanziario.

Non so in quale”nuova avventura” s’indirizzi Errani, uomo cui il sol termine avventura avrebbe, un tempo fatto rabbrividire.
Dice che non è un addio.
Già.
Cos’è non è dato sapere.

Io , al momento non m’imbarco in alcuna “nuova avventura” fino a che non saprò con assoluta certezza di prove che non s’è inteso fare tutto sto’ casino solo per rimuovere Renzi da Rignano.

Ripeto il problema non è Renzi ma il PD.

E’ la sua “ispirazione.
Da cui è derivato il suo compito , assegnatoli in primis dai capofila padroni di Repubblica: fare quello che la destra non ha potuto compiutamente fare. E farlo persino peggio. Un’operazione sotto copertura.

Insomma il PD è nato sulla base di un progetto vecchio di vent’anni.
Quello di Blair il gran bugiardo. Ma assai più abile e intelligente di Renzi.

Per cui o si tagliano e poi si diserbano (per maggiore sicurezza) queste cattive radici o non se ne viene a capo.

Vincerà il nuovo partito di centro : il M5S.
Quello che s’è  appena venduto  ai palazzinari in quel di Roma per un piattino di lenticchie.

Vaffa.. Grillo . Raccontala ai tuoi questa porcata.

 

 

“Non è un addio ma un arrivederci”. Dice sempre Errani.

Ah sì?

Sarei d’accordo, non sapete quanto, se nello zoccolo duro e pur tremolante del PD si mettessero all’opera per Pensare.
Un nuovo progetto radicalmente alternativo, all’altezza dei nuovi tempi.

Non sono d’accordo se quelli che si son chiamati con fantasia assai scarsa e debole Democratici e Progressisti aspettano solo di andare a votare, en masse, per Orlando.

Ragazzi : “la mucca è in corridoio”.
O no?

Ragazzi, è un toro!
Non c’è niente da fare .
Non c’è alternativa va preso per le corna.
Con tutto il rischio che ciò comporta.

 

Detto ciò, una crepa s’è aperta.
E con Errani s’è allargata.
Non ci speravo.

 

Purtroppo al momento vedo grande manovra, tattiche, riposizionamenti.

A me non basta.

Tuttavia da cosa può nascere cosa. Le crepe possono allargarsi e le dighe possono collassare.

PS. Comunque siamo davvero in tanti.
Fateci conto.
Se volete.
Oppure ce ne faremo una ragione.

Politicanti?

febbraio 24, 2017

Il solito ingenuo.
Forse nella vita dovevo fare un altro mestiere .
Ma la politica resta la mia vita.
La politica riempie una vita.
La dota di senso.
Adesso più che mai.
Mentre tutto cambia con una velocità assolutamente incomparabile rispetto al passato.
La politica deve “divinare” il futuro.
Ma di questo ne riparlerò in seguito , come promesso.

Adesso m’interessa chiarire un punto.
Dopo che ho esultato per la scissione nel PD.

Se la missione è quella di costruire nel tempo un’alternativa al partito di centro concepito da Veltroni con la opportunistica complicità di coloro che, oggi, si sono scissi.
Beh mi avrete con voi.
A prescindere dal mal passato.

Se invece l’obiettivo consiste nel ri-scalare con un’operazione dentro/fuori il PD, allora potete pure
andare a fare in culo.
Ve lo dico con tutto il cuore.

E mi scuso per il francesismo.

Ma la chiarezza è necessaria per esser credibili mentre si gioca sulla pelle della gente in buona fede .
Militonti compresi.

Cari ex compagni la storia è molto corta.
O lavorate ad un progetto radicalmente contro (vedi post precedente se vuoi) l’andazzo attuale, oppure a me non frega proprio nulla di chi comanda nel PD.

Il problema Renzi non è scindibile in alcun modo dal problema del PD.

E’ il PD che, non privo di un progetto, nacque per far fuori per sempre l’idea stessa di sinistra.

Se a quest’obiettivo si dedicherà in futuro Orlando, in nome dell’unità, è anche peggio.
Dato che provenendo dalla ex pallida sinistra ha maggiori possibilità di ricomporre le sparse membra di un riformismo imbelle e imbellettato volto a far ingoiare medicine amarissime ai brandelli d’opinione che residuano della sinistra italiana.

Insomma pure ragioni di potere.

Se le cose dovessero stare così, non mi avrete.

Frega nulla a nessuno.
Ovvio.

Ma attenzione , tanti, tantissimi la pensano come me.

Se state lì a far la solita manfrina, in molti se ne accorgeranno.
E avrete perso l’occasione di capire come va (e andrà) il mondo assieme alla possibilità di salvaguardare in extremis la vostra pur residua, gracile e macilenta dignità.

E chi vuol capire capisca.
Anche senza far nomi.

Tanto tuonò che non piovve?
Allora è molto , molto meglio Renzi, che almeno si sa chi è e per conto di chi lavora.
Lui e il suo papà?
Vedremo.

Per me Renzi non vale una messa.
Genuflessi a Napolitano e ai soliti noti.

PS. A pensar male si fa peccato…
Forse.

Alla buon’ora.

febbraio 22, 2017

Non ho mai creduto che la politica potesse prescindere da un saldo riferimento progettuale.
Da un’idea forza su come possa esser organizzata, secondo principi di giustizia sociale la comunità degli esseri umani.
I politici che prescindono da questo legame tra idee e comportamento politico concreto non possono pretendere dì esser creduti.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La politica da gran tempo (almeno da Bill Clinton in poi) ha pensato di poter scambiare diritti civili e retorica sui diritti umani (guerre comprese) in cambio di mani libere nella macelleria sociale per agevolare la potenza della finanza.

E’ una delle cause della crescita della destra in tutte le sue nuove forme.
Vedi alla voce Trump.
La nuova destra sovranista e protezionista avanza nel mezzo di una condizione sociale insostenibile mentre la sinistra s’è sfatta , perduta nelle nebbie di un pallido riformismo al traino del cosiddetto pensiero unico.

Il PD nacque con un compito assegnato: portare acqua in Italia al mulino di un “mondo piatto” che implicava e tutt’ora implica, moderne schiavitù e un divario crescente nella distribuzione della ricchezza a livello globale.
La stessa missione dei democratici nordamericani al netto del socialista Sanders.

Si tratta di vedere se ora, dopo la tranvata di quel No si possa , faticosamente ricominciare a pensare in modo autonomo a sinistra senza rincorrere il populismo della destra come fa Renzi.

Esulto, insieme a tanti altri di fronte alla cosiddetta scissione nel mal partito.

Poi vedremo.

Adesso bisogna che ci si rimetta a pensare.

Prima di tutto l’Europa.
Dopo la vittoria di Trump.
Dopo la Brexit.

Tutto cambierà in un breve volger di tempo.
Già la Merkel incalzata da Schultz e dall’altro lato da Trump s’appresta a proporre un’Europa a due velocità. Salvo confusa rettifica.
Cosa pensino nel PD non è dato sapere.
Non credo ce lo dirà il “socialista”Pittella.

Dunque se non si vuole che la deriva centro-destrorsa dei democratici premi una destra ultra nazionalista ,cialtrona e pericolosa sarebbe ora di chiarire se c’è un progetto a sinistra.
Fuori e oltre il PD.
E tale pensiero deve , appunto, necessariamente muovere dall’Europa.

L’UE se non è ancor morta versa in gravi condizioni.
Si tratta di non lasciare sola la destra e i grillini a denunciarne l’agonia in atto.
E non mi venite a parlare di Ventotene.
Dato che se mi parlate di quel documento significa che non l’avete letto neppure di sfuggita. E’ sempre stato anacronistico . E non poteva non esserlo nel mezzo di una guerra mondiale.
Doveva valere solo come generoso orizzonte ideale.
Renzi ed altri pseudo federalisti l’hanno usato, sia pure in modi e con scopi diversi, come foglia di fico.
Tattica per non pagare il dazio dovuto al fiscal compact e al pareggio di bilancio in Costituzione.

La costruzione Europea ha cominciato a morire nel momento in cui sembrava nascere in quella cittadina olandese dove si decise di costruire la casa comune partendo dal tetto.
Una pura e semplice follia.
Prima la moneta e poi le istituzioni politiche comunitarie.
Poi il mercato unico liberalizzato senza alcuna armonizzazione fiscale.
L’antico esempio della CECA rese tutti orbi .
La riunificazione tedesca rese tutti timorosi di un quarto Reich dal Marco forte.
Così abbiamo una moneta unica che -com’è stato detto- “batte” Stato e non uno Stato che batte moneta.

Un mondo alla rovescia.

Ad errore seguì errore.

L’allargamento a tappe forzate.

Una boiata pazzesca fortemente voluta dagli USA.
Vero cavallo di troia per l’attuale insostenibile dumping sociale entro l’occidente europeo e per favorire il nuovo concetto strategico della Nato: portare l’alleanza militare fin sotto il culo della Russia per intenderci.

Tutto questo fu approvato con entusiasmo dalla sinistra anche in Italia.

Ergo tabula rasa.
Ripeto: deserto di idee.

Per iniziare c’è comunque una regola aurea per una sinistra all’altezza dei tempi che corrono.

Le persone, le classi sociali impoverite, i giovani ridotti (se lavorano) in stato di moderna schiavitù hanno bisogno di un’attenzione “totalitaria”.
Sì proprio così.
Non si deve pensare ad altro se non a farsi carico di una sofferenza sociale inaudita.

Un primo forte segnale consiste nel dare rappresentanza ai cittadini che non si sentono più tali.
In altri termini la democrazia in questa fase storica non deve essere “maggioritaria “,come ebbe a dire un esponente di punta del PD , o “decidente” come scrisse un furbastro.
La democrazia o rappresenta o non è.

Una democrazia della rappresentanza non è il ritorno alla cosiddetta prima repubblica bensì la precondizione per sbarrare il passo alla destra e restituire fiducia.
Da qui nasce la possibilità di governare e non di far finta di governare come ha fatto il pagliaccio di Rignano e prima di lui tutti gli altri che , peraltro pagliacci non erano.

I premi di maggioranza non servono ormai a nulla o quasi.
Siamo da tempo in un’altra e diversa fase storica.

Ci vuole un consenso reale, convinto, se si vogliono affrontare le sfide del presente e del futuro prossimo.

Per averlo, il consenso attivo, serve dire la verità.
I cittadini la sanno già ma non l’ ascoltano da nessuno.
A sinistra c’è qualcuno che proclami che il Re è nudo?
Nudo come un verme?
Che prenda atto che l’Euro è un esperimento che rischia il fallimento?

Sarebbe già un buon modo per ripartire.

Ciò non significa accodarsi alla destra nostrana ed europea che reclama un’uscita immediata e unilaterale dalla moneta unica.
Sarebbe un disastro.
Significa però assumere responsabilità sulla base di una consapevolezza politica sorretta da un’analisi concreta della situazione concreta.
Preparare attivamente un’altra possibilità che contempli un altro Euro.

Un piano B nel quale riconoscere apertamente la crisi del progetto europeo.

L’Euro doveva combattere l’inflazione e adesso Draghi è impegnato a farla salire almeno al 2%.
Qualcosa di intrinsecamente sbagliato deve esservi.

E qui viene il difficile.

Non si cambia nulla in Europa con la “riforma” , sempre peggiorativa, dei Trattati.
La storia recente lo dimostra in modo inequivocabile.
Smontare l’architettura barocca e infingarda sedimentata da trattati dettati dalla finanza globale per poi rimontarla a tavolino non è semplicemente possibile.
L’ircocervo costruito nel sotterraneo laboratorio europeo è animale difficile da modificare.
Non c’è il pulsante dell’autodistruzione, ammesso che lo si volesse premere.

Conviene procedere secondo un disegno frontalmente alternativo sulla via dell’abolizione degli assurdi parametri dettati dal trattato di Maastricht fortemente voluti dalla Germania.

Il primo passo è la presa d’atto che l’ammontare dei debiti pubblici (a partire dall’Italia) non sarà mai ripagato.
Dico mai.
Da qui all’eternità.
Solo un cretino può davvero pensarlo.

Sottrarsi al ricatto del debito è fondamentale.

Esistono le possibilità tecniche per alleviare anche di molto il peso del debito.

Lo si può fare se in un’Unione ristretta all’area dell’Euro a partire dai soci fondatori, si comincia a mutualizzare il debito considerandolo “in comune” (almeno in un modo relativo da contrattare duramente) e a finanziare lo sviluppo (eurobond o altri marchingegni) in un progetto politico solidale per far fronte alla competizione globale con la cooperazione economica e sociale entro un’area relativamente omogenea.

Dice, il solito laureato alla Bocconi : “ma l’Italia non può proporre nulla dato l’alto debito.”
Errore.
Idiota.
Sappi che senza l’Italia l’UE non esiste più. Si dissolve.

Dopodiché è anche del tutto ovvio che nessuno si salva da solo, al di là delle farneticazioni della destra reazionaria e fascistoide dell’ovest e dell’est Europa.
Neppure la Germania può pensare di competere da sola nel medio periodo.
Dovrebbero pensarci bene i tedeschi.
Ma dove andate senza l’Italia cui magari s’aggiunge qualcun altro?
Vi rifugiate nel freddo Nord esportando nuovi tipi di pesca al merluzzo? O cercate un lebensraum ad est in faccia ad un tipo come Putin?

Quanto agli inglesi ormai è chiaro: vanno dove li porta il cuore… e la City.
Polo anglosassone con Trump.

Tutto sommato senza la spina nel fianco del Regno Unito conficcata dagli USA nel corpo dell’Unione si potrebbe aprire una fase di ricostruzione europea nella quale magari in un futuro (non vicino) gli spocchiosi inglesi ci ripensano.
Staccare vagoni è condizione per far ripartire la locomotiva dell’UE e per mettere in comune non una moneta ma, molto prima di questa, un modello sociale.
Altrimenti vincerà la destra e il bilateralismo di Trump.

Conosco le obiezioni.
La prima, fondata almeno ad occhio e croce, riguarda in fatto che la crescita economica dell’occidente nel mondo globale non potrà mai più raggiungere i livelli del passato.

D’accordo.
D’altro canto è giusto e comunque inevitabile che anche altri mangino in questo vasto mondo globale.
A maggior ragione il piano di Trichet è un mero pannicello caldo.
C’è bisogno di un formidabile stock d’ investimenti pubblici a forte guida statale ed interstatale per aumentare il denominatore tra debito e PIL.
Prima pensiamo allo sviluppo e dopo al debito.
Peraltro non c’è bisogno d’esser forti i matematica delle frazioni per capire che solo la crescita garantisce il debito.

Ma non basta.

C’è una rivoluzione da innescare contro il capitale finanziario predatorio.
E qui c’è ben poco da riformare .

Esempio.
Non aver timore di aumentare, nel medio periodo, il debito finanziando in deficit lo sviluppo, che non è necessariamente (quest’ultimo) crescita economica pura e semplice ma anche e anzitutto aumento e valorizzazione del capitale sociale in termini di lavoro, scienza, tecnologia, cultura.

Sento già i soloni della triste scienza avanzare obiezioni radicali.
Son quelli che non ne hanno mai indovinata una. Neppure per caso.
Gente che dovrebbe andare in giro a chieder l’elemosina tanto si son dimostrati incapaci.
Io non gliela farei.

Col puro buon senso penso che una massiccia operazione di investimenti pubblici non lo può fare un paese solo ma una Europa politicamente coesa sì.

Ma come si fa ad ottenerla una tale coesione?

Solo comprendendo le ragioni , le cause evidenti del successo delle destre.
Solo smettendo di tacciare di populismo ogni manifestazione di ribellione ad uno stato di cose che non lascia speranza alla maggioranza dei cittadini.
Solo facendosi carico di una protesta che sale da ogni angolo di quest’Europa ormai morente.
Prendere in carico i motivi della destra nazionalista e populista e volgerli a favore di un progetto di ricostruzione dell’Europa che sarà comunque sempre Europa di popoli e di Stati nazione.
Inutile inseguire chimere: qualcosa di meno degli Stati Uniti d’Europa e qualcosa di più di una semplice e lasca confederazione.
Serve la Politica al primo posto e nuove classi dirigenti.

Arduo assai ma ancora possibile.

Quel Scuhltz (che non mi è mai stato simpatico) ha detto che il suo programma è vecchio di 150 anni.
Naturalmente fa il furbo..
Ma così cerca di dare certezze.
Per la serie : tutto è cambiato ma noi siamo sempre gli stessi. Non ci siamo fatti travolgere e stravolgere dai nuovi padroni del vapore. Al netto di Schroder .

Attenzione . Il messaggio per quanto paraculo (visti i vergognosi precedenti della SPD) non è del tutto sbagliato.
Ha una sua forza intrinseca mentre manca il terreno sotto i piedi a tanta gente.

Si possono persino vincere le elezioni in questo semplice modo.

Poi bisogna però immaginare un’alternativa globale di sistema.
Poi implementarla giorno dopo giorno con tenacia e coerenza.
Al di là della vecchia sinistra riformista e della vecchia destra nazionalista.
Con il famoso popolo che comprende e ti sostiene , ti sospinge mentre ti critica.
Per un rinascimento europeo che presuppone la costruzione di alleanze politiche nel mondo globale e non solo mercati integrati.
Insomma il ritorno della politica.
Tutt’altro che scontato.
E certo non indolore.

Non so se gli “scissionisti” alla buon’ora, condividano questi semplici pensierini.
Se sì, allora smetterò di ricordargli che essi furono tra gli artefici passivi di quel PD di Veltroni dal quale non poteva che nascere un Renzi.
E gli fu detto e ridetto.
Voltiamo pagina?

 

PS. E poi certo c’è il nuovo mondo tecnologico che incalza, qualche cospirativo parla già di post umanità pensando all’intelligenza artificiale. Grandi dilemmi etici. Ci sono. Poi c’è la Cina, la Russia, L’india , l’Africa , insomma la nuova geopolitica. A beh, magari un’altra volta…

Politicamente scorretto/sinistra.

febbraio 15, 2017

E’ una lunga storia. La deriva della sinistra.
In Italia l’inizio della fine fu sancita in un congresso del PDS a Roma (1997) poi ratificata nei cosiddetti Stati Maggiori della sinistra a Firenze(1998) dove nacquero i DS.
Complice l’antipartitismo diffuso da tangentopoli in poi, si abolì (vade retro) la parola partito.
Ma ad esser del tutto onesti la deriva iniziò con la caduta di quel muro a Berlino.
La forza della volontà non bastò a ricollocare la sinistra entro un contesto geopolitico del tutto cambiato.
All’etica della convinzione di Occhetto (cui il sottoscritto aderì) anche per istintiva/volontaristica reazione alla vecchia nomenclatura, (che Dio l’abbia, oggi, in gloria) subentrò il realismo dalemiano più aderente ai nuovi tempi. Mi parve.
E così aderii, anche a quello.
Fino a Roma laddove -per dirla con Leopardi- si vantarono le “sorti magnifiche e progressive” della globalizzazione.
S’inaugurò il riformismo. Parola fino ad allora impronunciabile.
Abile strategia adattiva, secondo D’Alema, resa senza condizioni, secondo me.
In questo dilemma , confermato da risultati elettorali men che modesti, si fece strada dopo gli stati generali (dove c’erano appunto solo generali) l’Ulivo come “soggetto politico”. La prima onesta versione aveva già vinto per il tramite di un’ alleanza politica tra diversi nel 1996.
Vinse ancora in seguito “uniti nell’Ulivo” e poi morì repentinamente il “soggetto politico”.
Non paghi i DS decisero di passare dalla improbabile Unione riunita sotto il non più tanto frondoso Ulivo, alla fondazione di un nuovo partito.

L’uovo di Colombo.
IL PD tanto a lungo perorato da Veltroni e da Prodi come sbocco necessario al tortuoso percorso ulivistico.
Basta con coalizioni , alleanze politiche ed elettorali , via tutta la vecchia merda e avanti verso un sistema politico bipartitico con un partito a “vocazione maggioritaria”.

Tutti d’accordo.
Quelli che oggi vengono letteralmente asfaltati da uno che ha “straperso” il plebiscito sul suo progetto politico sono gli stessi che aderirono entusiasti nel 2007 al varo del PD. Dal quale veniva espunta per sempre la parola sinistra. Infatti non la si trova mai in nessuno dei “documenti” (carta da culo in verità) fondativi del PD.

Il risultato non poteva che esser il golpe di Renzi .
La definitiva cancellazione di tutto ciò che, malamente residuava della sinistra italiana in favore di un partito di centro post democratico e neo democristiano con chiara tendenza al peggior populismo.

Peggiore perché ipocrita e senza principi.

Infatti adesso Renzi per contrare (termine pugilistico) i grillini in difficoltà punta a sfidarli su : commissione d’inchiesta sulle banche (compresa quella in cui contava il suo papà) e abolizione dei vitalizi.
Un programma a tutto tondo come ciascuno può apprezzare.
Particolarmente incisivo sulla sorte dell’Italia e dell’Europa e dei giovani disoccupati e degli anziani in difficoltà.

Una commissione d’inchiesta non si nega a nessuno e conta meno di zero e l’abolizione dei vitalizi serve solo a far volare stracci in faccia al popolo considerato bue e a compiere un altro passo verso una plutocrazia all’americana.
Già oggi, dopo che sono liquidati i partiti, chi non ha un solido reddito e soldi da spendere non può neppur lontanamente aspirare a diventare parlamentare della Repubblica se non leccando (a lungo) il culo di un capo.
Questo vuole il boy scout di Rignano.

Dunque adesso , cari amici e compagni dissidenti è ora di decidere.

O ve ne andate, sia pur allo sbando , senza garanzie del futuro o restate a fare da comparse, burattini o servi sciocchi del Capo.
Il quale con un congresso in due mesi vi rende del tutto inessenziali.
E lo sapete.

Vi attende una traversata nel deserto.
Sempre meglio intraprenderla in cerca di qualche oasi a sinistra in attesa che qualcuno, dopo di voi, si spinga più avanti che stare lì a mangiare merda tutti i santi giorni.
D’altronde tutto è in forte movimento in Europa e nel mondo .

Non durerà per sempre quel “mondo piatto” preconizzato dalla globalizzazione egemonizzata dal capitale finanziario di rapina.

Molta gente reagisce.
Va a destra.

Sta a voi raccogliere e ricollocare in altra e ben diversa prospettiva i motivi stessi della destra che si alimentano della sofferenza e della disperazione di larghi strati delle società europee.
Lo potete fare  sol che usciate dal paradigma culturale al quale vi siete appecoronati per più di cinque lustri.
Se non lo fate , beh allora non avete la stoffa per rivendicare alcunché.

Siete zombies. Morti che camminano.
Il riformismo al margine della grande rivoluzione del capitale globale ancora in atto serve come l’aspirina contro il cancro.
Io qualche ideuzza alternativa e praticabile l’avrei, anche e soprattutto in rapporto alla attuale agonia dell’Unione Europea. (Ve la descriverò per sommi capi non appena varò un PC funzionante).

Intanto mi chiedo : possibile che nelle vostre testoline non vi sia ancora qualche neurone vitale?
Non ci posso credere.
Ma forse m’illudo.

 

PS. Naturalmente questo mio non troppo gentile invito non è rivolto a quanti hanno votato SI’ . Loro stanno bene dove stanno.

Mario Anderlini.

gennaio 12, 2017

Se né andato Mario Anderlini.
Verso il quale ho sempre nutrito un affetto particolare.
Non solo perché, come mio padre, ha fatto parte della 63° brigata Bolero.
Lui però con posizioni di comando e in seguito valoroso partigiano della divisione Modena comandata dal leggendario Armando.

Ma Mario è stato anche altro.
Uomo tutto d’un pezzo.
Lo ricordo duro militante e al tempo stesso tollerante, politicamente sempre saggio.

Realista senza alcun cinismo.
Uno di quelli per cui contava l’organizzazione.
Il partito come solidale comunità d’ideali.
Roba d’altri tempi.
Cui è restato, nella sua intima convinzione, sempre coerente.

Quando si diede vita al PD , già il là con gli anni, ebbe a dire: “voglio morire democratico”.

Certo i democretini non potevano , neppure alla lontana, capire cosa voleva dire Marione.
Io sì e non gliene volli affatto.

Voleva affermare una posizione di principio: sto e sempre starò laddove fui.
Da quel momento i nostri rapporti, non sempre mediati da Fausto, s’interruppero anche perché ormai con l’età avanzata, non veniva più in montagna.
Immagino cosa pensava di me che non avevo aderito al PD.
Ma sempre mi è rimasto caro.
Come quando da Castel D’Aiano , dov’era solito trascorre i mesi estivi, arrivava all’improvviso a trovarmi .
A volte con una cassa di mele o pesche, altre volte con un salame lungo un metro, altre con una gobba (carpa) da tre chili che sosteneva esser buonissima.
Eh certo perché, com’è noto agli anziani, non si va mai a casa d’altri a mani vuote.

Anni prima, un pomeriggio, andammo insieme a pescare i “muli” nel laghi di Mantova.
Mi passò a prendere con una (se ben ricordo) vecchia 125 Fiat.
Guidava come un pazzo in assoluta sicurezza.

“Vedrai tirano come muli”.
E così fu.
Ancora oggi non ho idea di quali ciprinidi esattamente si trattasse.
Ma ci divertimmo molto.
Salvo che poi li rigettammo in acqua a decine perché : “Mauro son mica buoni da mangiare”.

Era forte Mario.
Un’altra volta, in occasione di una delle sue visite qui sull’appennino, osservò di sguincio un muretto che avevo tirato su alla meglio con molto cemento.
Mi spiegò con cauta, delicata finezza che in montagna lui conosceva gente in grado di far meglio.
Insomma di fare come si deve.
Si doveva sempre fare comme il faut.

Mario è stato questo: una persona comme il faut.
In ogni possibile senso e in ogni fase della sua lunga, diritta, vita.

Grazie di tutto Mario.

Mucca pazza.

dicembre 21, 2016

Poletti la mucca buona come ebbi, lombrosianamente, a definirlo ha sbroccato all’improvviso.
Può accadere.

Non è evento del tutto insolito.
Tempo fa, orsono 60 anni circa, io stesso fui testimone di una mucca impazzita.

In campagna.
Accadeva a volte che una mucca, fino a quel momento del tutto mansueta , come appunto si conviene ad una mucca, si desse improvvisamente alla campagna.

Perché?
Non saprei.

Forse voleva dismettere il suo abito bovino dal destino segnato per andarsene fuori dalla stalla a vedere il vasto mondo.

Forse era il virus , ai tempi non ancora indagato, della mucca pazza.
Al caso una coppia di carabinieri in bicicletta la braccavano, moschetti alla mano, per le cavedagne.
Con licenza d’uccidere.
Problema d’ordine pubblico.

Adesso siam più civilizzati.
Mica si può far fuori una mucca, per di più ministeriale, come nulla fosse.

Tanto più che il volto pacioso, rassicurante, bonario del Poletti, servì egregiamente a deliberare il Jobs Act con la lunga teoria di voucher al seguito.
Uno che se si dimette sputtana l’intero universo renzista.
Soprattutto in vista di un possibile referendum.
D’altro canto Renzi lo aveva prescelto proprio per quella faccia buona.
Immagino con silente scandalo degli imolesi doc che lo hanno sempre considerato come uno da mandare…alla cooperazione.
Cioè fuori dai coglioni.

Mi spiace ortodossi ex compagni imolesi.
Riusciste una volta ad avere un sottosegretario.
Ma da quando Renzi ha espugnato la vostra stalla/fortezza è fuggita una mucca.
Ed è diventata ministro.
Ma come si dice : “sarà pure una mucca pazza, ma è la nostra mucca”.
Un vostro problema, appunto.
Auguri.

Il post scomparso.

dicembre 20, 2016

Non trovate più un post che ho scritto ieri sera.
L’ho riletto stamattina.
Troppo autoreferente.
Troppo autobiografico.
Troppo egocentrico.
Per la serie : il vecchio ha fatto sempre bene.
Gli altri fanno cagare.
Tale potrebbe essere la lettura di molti.
Anzi pochi.
Quei quattro gatti che ancora mi seguono da quando ho abbandonato Facebook.
Non va bene.
La tentazione si spiegare cose del passato che pochi conoscono è umana.
Umana, troppo umana.
Al punto da rischiare una distorta interpretazione del personaggio. IO.
Dunque l’ho messo , dolcemente nel cestino.
Bisogna stare attenti quando il tempo passa.
Evitare di autoincensarsi sia pure dicendo verità poco note.
Ma di cui non frega nulla a nessuno.
Sorry.

Isola D’Elba.

dicembre 12, 2016

“Se perdo non solo vado a casa ma mi ritiro dalla politica”

Detto e ripetuto.

Di fronte ad una tale assertività ancora una volta mi son fatto sviare.
Pensavo: a costui (che non ha niente a che fare , anche solo pallidamente con la mia idea del mondo), non mancano le palle.
Uno che si gioca tutto in una volta sola.
Innovativo.
Sul serio.
Con qualche larvata affinità (udite , udite) col mio modo di concepire e praticare la politica.

Come quando nel secolo scorso (1999) ebbi a mandare a fare in culo (Parigi non vale una messa) quanti nel mio partito mi avevano preparato un trappolone al solo scopo, di fermarmi, o almeno condizionarmi.
Uno stile aperto e sfidante insomma.
Tout azimut.
E vada come vada.

Weberiana etica della convinzione.

Mi sarebbe piaciuto un avversario così.
Fossi stato ancora in politica.

Invece no.
Faccia come il culo.
La solita merda.

Emerge, alla luce di questo sole di dicembre, un semplice buffone.
Il solito politicante che non merita l’onore delle armi.
Uno senz’arte né parte. Né dignità personale.
Craxi , che politicamente combattevo, ma il cui stile a volte apprezzavo (vedi sopra) a confronto è stato un gigante.

Adesso il poveretto cerca di fare il cartaro dietro le quinte.

S’immagina che quel 40% sia tutto suo.

La vedo dura.

Intanto sto’ Gentiloni (vecchia nobiltà romana) con un’ extravaganza (se lo poteva permettere a gratis) extraparlamentare in gioventù, (il mitico MLS) e poi una prassi politica rutelliana e un’adesione alla Margherita è un tale rotto ad ogni esperienza.
Amico di Ermete Realacci (super paraculo ambientalista ) e Chicco Testa ( estrema destra liberista, grazie alla politica) può non essere uno facile da eterodirigere.

Vecchia , decrepita politica.
Extraparlamentari e democristiani .
Due facce della stessa medaglia.
Gente suadente , che ti sorride mentre t’azzanna.
Conigli mannari. (il copyright è di Pansa).

Mi sbaglierò.
Ancora.
Ma la faccenda m’appare complicata.
Fosse per me tiferei elezioni subito, comunque presto.
Come Renzi.
Dato che non c’è tempo per la sinistra. Almeno nel medio periodo.

Sarebbe comunque un mezzo disastro.
Inevitabile , tuttavia.

Dato che se Dio c’è (com’era scritto sui muri ai tempi di CL) la sinistra non c’è più.
Vedi alla voce Miguel Gotor .
Uno sfigato bersaniano che dice : “ il governo del PD non può esser composto
solo da esponenti del sì”.
Un deficiente.
Fatto e finito.

Poi c’è Mattarella.
Grato a Renzi per la sua elezione.
Ma fino a un certo punto.
Uomo mite e gentile.
Con denti d’acciaio.
Democristiano.
Di sinistra.

Personalmente, per quel pochissimo che l’ho sgamato in parlamento (più che conosciuto davvero) non lo disistimo.

Morale.
Non la vedo bene per Renzi.
Al netto della cronica insipienza della cosiddetta sinistra del PD.
Che fa parlare Stumpo.
Ottimo ragazzo .
Mi pare fosse un tempo addetto a servizi tecnici. Niente di male.

Non la vedo bene per lo statista di Rignano.
Perché vincerà tutto quel che c’è da vincere: congresso e primarie.
E poi perderà la partita.
Quella che conta.
Le elezioni.
E poi, magari, lo vedremo aggirarsi per padiglioni protetti in protette strutture con uno scolapasta in testa.

E’ il suo difetto.

Fallito il suo 18 brumaio. Adesso è all’Isola d’Elba senza neppur aver avuto il tempo di vedere il “sole di Austerlitz”.

Entro cento giorni sarà a Sant’Elena.

PS. Chiedo scusa alla memoria di Napoleone…

PPS. Aggiungo dopo aver visto che nel governo Gentiloni non cambia nulla.   Magari mi sbaglio. Magari Gentiloni è una pippa. Confermo però il destino di Renzi. Noi del No a costo di cadere dalla padella alla brace gli voteremo contro. Sempre.

NO.

dicembre 5, 2016

In fretta.
Rimando una riflessione compiuta.
Abbiamo stravinto.
Non ci credevo.
Non potevo razionalmente credere che un tale che convoca un plebiscito lo ottiene in pieno …contro di lui.
Sempre stato il mio difetto che ha accompagnato tutta la mia carriera politica.
Sopravvalutare gli altri.
Difetto unito ad un pessimismo quasi esistenziale che non fa certo la dote di un buon politico.
Fui quasi ottimista, al di là di ogni ragionevolezza, lo scorso anno e mal me ne incolse.
Ma sono contento.
Gli elettori hanno portato in salvo la Costituzione della Repubblica.
Viceversa si sarebbe inaugurato l’anno primo dell’era renzista.
Il disegno infatti era subdolo assai.
Togliere potere a tutti gli altri organi istituzionali e costituzionali svuotandoli dall’interno e lasciando in campo un uomo a comandare.
Era un premierato forte mascherato e perseguito con mezzi sleali.
Il combinato disposto tra Italicum, senato non elettivo e messa delle regioni su di un binario morto era puro veleno per la nostra democrazia.
Non ci hanno risparmiato nulla per perseguire un tal progetto volto alla nascita del partito della Nazione che prevedeva l’inquinamento dei  pozzi in successiva progressione.

Mai vista una tale faziosità, un così esteso fronte di poteri pur di conseguire l’obiettivo.
Anche per questo parlando con qualche amico fino a ieri l’altro prevedevo una vittoria di stretta misura del sì. Tipo : da 50,5 a 51,5%. Con tale assurda precisione mi esprimevo in camera caritatis.

Dunque per me ciò che è avvenuto resta un miracolo.
Della democrazia italiana , della maturità degli elettori.
Non ero tuttavia il solo a dubitare di una vittoria del NO.
Ricordo Grillo che aveva già provveduto a fare incetta di malox, lo stesso Travaglio che di fronte alla “folle ordalia” voluta da Renzi ricorda , onestamente , oggi che : “l’abbiamo fatto nella certezza di uscire sconfitti in una battaglia persa in partenza”.
So , o credo di sapere che anche la cosiddetta sinistra del PD (ma può esistere una sinistra nel PD?) pensava di poter aumentare il proprio potere di contrattazione entro una vittoria del sì di stretta misura.
Vedi alla voce Cuperlo.
Ricordo anche la tardiva espressione di voto di Prodi , sul filo di lana.
Molto significativa.
A maggior ragione bisogna rendere onore ed esprimere gratitudine a quanti si sono impegnati allo stremo nei comitati per il NO.
La mobilitazione della sinistra dispersa da Renzi ha avuto un ruolo di primo piano , se non decisivo nella vittoria.
Per questo non ha vinto la destra.
Salvini può dir quel che vuole ma non ha vinto lui.

A questo punto bisogna esser chiari , soprattutto con Grillo.
Già, perchè non si può fare una campagna elettorale contro il combinato disposto che prevede l’Italicum e poi precipitarsi a magnificarlo come ha fatto lui non più tardi di stanotte.

No, cari pentastellati.
Se fate così diventate uguali agli altri.
Non per caso qualche post addietro misi in guardia esattamente su questo punto.
Quella legge è una grandissima porcata assai più del porcellum perchè va nella direzione opposta e contraria alla necessità assoluta di dare piena rappresentanza ai cittadini che hanno votato No salvando la Costituzione.

Dopo la solfa infinita sulla governabilità tutto è peggiorato.
Adesso deve prevalere la rappresentanza e non solo in Italia.

Ripeto per l’ennesima volta che la democrazia o è rappresentativa o non è.

E se non lo è avanza il peggior populismo. Dunque : legge elettorale proporzionale sia pure temperata da forme di ragionevole sbarramento.
E magari un premio leggero a chi la maggioranza l’ha già conseguita nelle urne.
Questa storia che in democrazia governa comunque una minoranza ristretta è una presa in giro per allontanare i cittadini dalle urne elettorali.
La stabilità dei governi è principalmente un fatto che attiene ad un consenso reale non fittizio.
Ragion per cui non si può votare –  Corte costituzionale a parte – con l’Italicum che peraltro dava già per scontata la non elezione del Senato.

Calma e gesso dunque.
A votare il prima possibile , certo. Ma con una legge almeno decente.
Altra strada non c’è.
Si deve vincere con i voti reali non con un colpo di mano.
Ci ha già provato Renzi ed ha fallito.

 

 

PS. Il miracolo s’è avverato.

Evviva la madonna che ci segue dall’alto del colle.
Al quale, ovvio non mancherò di salire.

Plebiscito.

novembre 30, 2016

Non si può pretendere che gli elettori riescano a divinare il disegno di Renzi in tutta la sua enorme portata.

Per farlo dovrebbero leggersi tutti gli articoli del titolo V della seconda parte della costituzione ancora in vigore , che verranno liquidati in caso di vittoria del sì e che cancellano l’articolo 5 della prima parte della Costituzione che recita :

“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principî ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. “

Si vuole cioè liquidare per sempre uno dei 12 principi fondamentali sui cui si regge il compromesso costituzionale del 1947.

Ora,  chi non ancora del tutto portato il cervello all’ammasso del renzismo capisce al volo che abolire le province, e mettere le Regioni su di un binario morto sottraendogli, di fatto, la possibilità di fare legislazione è qualcosa , per l’appunto, di enorme e stravolgente.

Aggiungendo un Senato non più elettivo – così sta scritto nella riforma Renzi-Boschi oggetto di referendum- per farne un docile strumento al servizio del governo, si
realizza un formidabile accentramento del potere in capo allo stato centrale.

Un’innovazione che ci riporta indietro di settanta anni.

In sostanza una controriforma.

La grande controriforma sognata da tutti i reazionari ed ex fascisti almeno da quando furono istituite le regioni nel 1970 con vent’anni di ritardo (vedere le considerazioni finali della costituzione entrata in vigore nel 1948) .

A Renzi rischia di riuscire ciò che non è riuscito a Berlusconi.

Per la semplice ragione che Renzi a differenza di Berlusconi, non ha perso tempo a scagliarsi ideologicamente contro gli ex comunisti.

Renzi da buon democristiano 2.0 , con ascendenze andreottiane, semplicemente li ha corrotti, fagocitati e  con la complicità di molti di coloro che doveva rottamare (Fassino, Violante, Finocchiaro, Turco e un’infinità di altri compreso quel Ceccanti che ebbe un ruolo non secondario nella riforma del titolo V del centro-sinistra) ha compiuto la scalata a quel progetto “meraviglioso” che era il PD di Veltroni.
Non a caso un altro campione del sì.

Cui s’aggiunge, all’ultimo,  Romano Prodi. Buon sangue non mente.

Ovvio che la pera è caduta perché era matura , anzi marcia del tutto.
Vedi alla voce DS.
Il mio ex ed ultimo partito.
Fa abbastanza schifo infatti sentire argomenti a favore della liquidazione delle autonomie locali da parte di quanti hanno fatto mostra di difenderle per tutta una vita.
Gentaglia.
Ma evidentemente lo è sempre stata : gentaglia.
Anche prima.
Anche quando erano comunisti e poi nel PDS e poi nei DS.

Ma ciò che conta adesso, ai minimi termini è molto semplice .

Chi vota sì, vota per allontanare (a distanza siderale) il potere dai cittadini, dai loro territori, dalle loro comunità locali.
Tale è il vero senso del plebiscito che Renzi richiede.
Mani libere da ogni impaccio partecipativo.

Postdemocrazia , ragazzi.

Dunque c’è bisogno di mani libere : plebiscito, certo.

Perché il merito della controriforma costituzionale serve esattamente a chi da
da ex sindaco di Firenze vuole diventare sindaco d’Italia e capo del partito unico della Nazione.
Se vi piace , fate pure.
Chi è causa del suo mal…

PS. Sappiate solo che indietro non si torna.