Riflessioni a chilometri zero. Dall’orto.

aprile 11, 2019

E’ interessante notare che quando si accenna alla necessità di emanciparsi dal presente,astraendosene, per cercare di fuoriuscire dalla trappola ideologica neoliberista, si risponda da sinistra con il logoro motto keynesiano: “nei tempi lunghi saremo tutti morti”.
Lo si fa sulla base di un riflesso indotto e capillarmente diffuso ai quattro angoli del pianeta dall’egemonia liberista, per cui conta solo il qui e ora.
Lo si fa senza neppur sospettare d’esser morti ormai da tanto tempo.
Almeno da quando la sinistra (riformista e radicale) ha accettato di esser ristretta nel paradigma neoliberista.
Talché, ad esempio non esiste più alcun voto utile, dato che governi di destra o di sinistra poco cambiano nell’approccio al governo dell’economia e del mercato.
Temi come le privatizzazioni, la flessibilità, la competitività, la meritocrazia e altre amenità sono assunte sia dalla destra che dalla sinistra come dati oggettivi, non discutibili in sé.
Cambia solo, parzialmente l’approccio.
Quando cambia.
In buona sostanza il neoliberismo in trent’anni ha costruito un senso comune dal quale nessuno sfugge.
Per inciso neppure il movimento “rivoluzionario stellato”, come dimostra da ultimo l’ammirazione che Di Maio ha espresso alla Merkel.
Anzi se c’è un partito in Italia che rifiuta per statuto e costituzione l’idea stessa di delineare un progetto di lungo termine è proprio il M5S, nato nel mito della democrazia e dell’azione diretta.
Tutto si esaurisce nel gesto.
In fondo stanno ripercorrendo le orme di Renzi e forse lo si vedrà anche nell’approccio “riformista” al cambiamento dell’assetto istituzionale e costituzionale.
Anche per questo trovo stolto che da sinistra ci si rifugi in un kejenesismo da bottega di fronte alla necessità di organizzare con tenacia, pazienza e coraggio una lunga guerra di posizione capace di risalire nel tempo (medio, lungo) dal particolare al generale, dal locale al globale, dal presente al futuro. Facendo di un futuro possibile un fattore mobilitante.
Il reddito di cittadinanza – che tale non è in nessun senso – è appunto un gesto senza alcun reale costrutto “progressivo”, che non riguarda il futuro. Deve solo attirare consenso nell’immediato. Tutt’altro che un passo avanti per implementare un diverso modello sociale.
La sinistra tutta soffre della stessa sindrome.
There is not alternative.
Non c’è nulla da fare.
Solo da resistere alla meno peggio, vuoi attenuando per quanto possibile(molto poco) i guasti sociali indotti dall’aggressività neoliberista (riformisti), vuoi costruendo piccole enclave più o meno situazioniste. (radicali).
Del resto dell’acqua da pestare nel mortaio l’ordine liberista ne offre generosamente.
Qualcuno ha detto : “A Goldman Sachs non frega nulla se allevi polli”.
E neppure, aggiungo io,  se vivi di biologico (sempre che te lo possa permettere) e se compri prodotti che “fanno bene a te e anche al pianeta” come dice la pubblicità.

A livello individuale, nel comportamento del singolo cittadino non esiste e né mai esisterà un modo alternativo di incidere sullo sviluppo economico e la vita in società complesse.
Certo, atteggiamenti individuali alternativi in limitati casi costituiscono sforzi lodevoli, volenterosi e suscettibili di una qualche attenzione da parte dei pubblici poteri e del Potere, ma anche facilmente riassorbili entro le logiche dominanti.
Lo stesso vale per le battaglie , pur sacrosante, sui diritti civili, anche al di là delle infingarde reazioni (reazionarie) di un Salvini.
La sinistra ha vinto solo quando è stata capace di rivolgersi a un futuro universalista, di immaginarlo, e di proporlo.
Quando non si è fatta rubare la modernità/modernizzazione.
Adesso si è lasciata scippare con destrezza una visione universalista proprio dal neoliberismo ed è quindi considerata nella coscienza sociale trasversale come vecchia, mummificata.
Una forza di resistenza rivolta al passato.
Magari ad un passato keynesiano che fu imposto al capitalismo per uscire dalla grande crisi generata dalla seconda guerra mondiale e ancor prima dal grande crollo del 1929.
Sarebbe invece utile (per usare un eufemismo) considerare che l’attuale funzionamento del capitalismo corrisponde ad un progetto politico -ideologico che si è reso trasversalmente egemonico sia pur differenziandosi in varie parti del mondo.

E’ la flessibilità bellezza!
Ma non si tratta di un sistema “naturale”.
Non c’è nulla di spontaneo e di  automatico nel funzionamento del mercato.
Esso stesso è una costruzione, una infrastruttura imposta progressivamente dai poteri dominanti che hanno assegnato, volta a volta, ambiente per ambiente, agli Stati un ruolo forte (come di fatto nella stessa UE) di disciplinamento del senso comune.
Non c’è ormai più nessuno che non creda nella neutralità tecnica dei mercati.
In questo difficile contesto la difesa del passato, la nostalgia dei “trenta gloriosi” non serve a nulla.
Serve invece immaginare un futuro alternativo sulla base di un universalismo altro da quello imposto dalla egemonia neoliberista.
La sinistra serve a questo od è meglio che dichiari una resa senza condizioni.
Comincio seriamente a pensare che per uscire dall’attuale vicolo cieco occorra impadronirsi e volgere a proprio favore il progresso tecnico e scientifico, portando alle estreme conseguenze i formidabili processi di innovazione tecnologica e rendendoli contraddittori con i cimiteri sociali creati dall’individualismo liberista.
Arriverà, anzi incombe già ora, una crisi sociale di enorme portata. Specie in occidente.
Solo agendo entro questa crisi la sinistra potrà individuare , proporre e poi affascinare e mobilitare sulla base di un nuovo orizzonte globale.
Che sarà, probabilmente, molto distante dal suo passato ormai remoto.
Un tale approccio “eversivo” non c’entra un bel nulla con la vecchia idea di un progresso storico lineare, sempre e comunque progressivo.
Ma per favore, non venitemi a dire che nei tempi lunghi…

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Opinione…

febbraio 19, 2019

Salvini, con scaltro calcolo elettorale, mostrò d’impeto il petto scoprendosi il culo. Gli è stato fatto notare e s’è affrettato a coprirselo.
E, non a caso.
La principessa del foro, oggi ministro leghista, innalzata ai gradi più alti della professione grazie al ruolo svolto nella difesa di Andreotti deve aver ben valutato il caso di specie.
Ora, molti ed io tra questi , pensano che il disegno politico di Salvini (lui ce l’ha , bene o male in testa a differenza a differenza dei grillini che procedono a fari spenti nella nebbia inoltrandosi in tunnel inesistenti ) debba essere contrastato frontalmente dalla politica.
La storia recente insegna che la via giudiziaria al socialismo,posto che di ciò si tratti,
è scelta quanto mai insidiosa e improduttiva quanto ai risultati.

Tuttavia, non sono d’accordo con quanti si scagliano contro i magistrati e in particolare contro il Tribunale dei Ministri.
Scorgo una sottovalutazione netta dell’evento relativo alla nave Diciotti.

Riassumo, per spiegarmi meglio.

Il caso Diciotti è un unicum a quanto mi è dato conoscere nella ancor giovane storia della Repubblica italiana.
Coinvolge principi e cardini costituzionali che hanno le loro radici nello stato di diritto, il primo dei quali riguarda l’autonomia di uno dei poteri dello Stato, così come fu sancito dai costituenti.
Ovvio per me che troppo spesso vi è stato un uso politico della magistratura da parte della politica.
Reso sempre possibile in potenza dato che i magistrati sono anche, ci mancherebbe altro, cittadini elettori, pensanti e simpatizzanti.
Votano e poi magari, (non è caso raro), si candidano anche al parlamento e per ogni dove.
Altrettanto scontato (sempre per me) che chi ha fatto il magistrato dovrebbe, anche alla luce degli eccessi commessi all’epoca del primo populismo di Mani Pulite contro la casta, astenersi in maniera ben più stringente dal passare da un potere all’altro.
Se scegli di far parte di un potere costituzionalmente tutelato con il seguito di guarentigie che ciò comporta, non dovresti ad un certo punto andare a far parte di un altro potere i cui esponenti furono magari oggetto di tue inchieste e /o giudizi in sede penale.
Ne va della credibilità dell’intera magistratura.
Ogni cittadino inquisito deve avere la certezza di esser giudicato con imparzialità e neutralità politica di fronte ad un giudice che, pur possedendole, non abbia mai esibito pubblicamente le proprie convinzioni. Ma qui so d’esser netta minoranza a sinistra.

Questo lungo inciso serve solo a chiarire che quel che segue non è affatto dettato da una fiducia acritica nei confronti di una magistratura sempre “buona” per definizione.

A maggior ragione non penso affatto che il Tribunale dei ministri sul caso Salvini abbia assunto un approccio da opposizione politica.
Adesso non starò a farla lunga sull’obbligatorietà dell’azione penale, perché poi è a volte, in passato è apparsa tale per alcuni e non per altri.

Basti dire che Salvini  ha impedito lo sbarco da una nave della guardia costiera italiana e lo ha impedito a coloro che su quella nave erano già a tutti gli effetti su suolo nazionale tenendoli in suo esclusivo, personale, potere fino a che gli è parso utile, mettendosi sotto i piedi ogni altra considerazione attinente a norme , ruoli, poteri, leggi del mare, diritti umani primari.
Per la serie : faccio come mi pare a prescindere, per l’ottima ragione che quando avrò vinto, il popolo assieme ai suoi ormai numerosi corifei, si dimenticherà ogni abuso di potere.

Per dare una lezione politica alla UE in vista delle elezioni me ne frego di tutto il resto.
Tale considerazione ha mosso il calcolo costi/ benefici del ministro dell’interno. Altro che TAV.
Ed è tutto il “resto” invece quello che conta. Tutto il resto è ciò che tiene unito un intero paese; ciò  che contribuisce a stabilire coesione civile  e credibilità delle istituzioni tipiche di un regime democratico, la cui evidente crisi non dovrebbe esser approfondita e sfruttata per la ragione di una sola parte.

Se lo si fa non è solo per necessità contingenti, ma anche perché si persegue l’avvento di un altro regime politico. Quale che sia.

In tale circostanza la magistratura deve obbligatoriamente intervenire a tutela rigorosa di regole, norme e principi individuando precise ipotesi di reato, com’è nel suo mandato costituzionale.

Ai miei occhi tali fattispecie di reato sono sono del tutto evidenti e assai gravi.
Individuare , salvo prova contraria in un processo, i reati di sequestro di persona e di abuso di potere a me non sembra affatto un prender parte politica contro Salvini.

Anzi, mi pare cosa del tutto meritoria, necessaria, persino urgente.
E, in fondo importa poco se contravvenendo alla propria supposta e sbandierata natura i grillini lo hanno salvato.
Importa che c’è ancora un giudice da qualche parte in Italia disposto a mettersi di traverso anche quando (a differenza di Mani Pulite dove la fine di quei politici era resa prossima e evidente dalla fine della guerra fredda) ci si trova di fronte all’ascesa di un nuovo potere politico, che appare forte , aggressivo e reso sempre più arrogante dal consenso del “popolo”.

A me questa sembra una buona notizia anche tenendo in conto che non poche volte ci son stati magistrati appecoronati al potere politico quand’esso era forte.
Stavolta chi era in dovere di farlo non ha rinunciato a cercar d’assolvere al proprio dovere.

Meno chiara francamente, è la coincidenza tra la votazione rousseiana e l’arresto dei genitori di Renzi.

Non ho nulla da eccepire nel merito (comunque non spetta a me) ma certo ci si è mossi con una tempestività che può indurre ad ogni sorta di sospetto e lo si è fatto non contro un potente ma contro un morto che cammina. Anche se lui non lo sa.
Ma com’è noto le anime dei morti continuano ad aggirarsi per un certo tempo nei paraggi prima di prendere atto dell’evento senza ritorno che li ha irrimediabilmente coinvolti.

Sangue randagio.

gennaio 31, 2019

Non ho la pretesa , e a dir la verità neppure troppa voglia, di star qui a citare dati sull’immigrazione in Europa.
Dai quali si desume che l’Italia non ha mai fatto la parte del leone nell’accoglienza.
I dati sono arcinoti.
Li trovate rapidamente googlando.

In verità i paesi che accolgono profughi e immigrati in grande massa sono, per la metà, nel sud del mondo.
Ma, non li vediamo.
Non sappiamo.
E, in verità non ce ne fotte una beneamata minchia.

Pour cause, a volo d’uccello:

 

Secondo l’ONU le migrazioni sud-sud sono almeno equivalenti a quelle sud-nord.
Più della metà degli emigrati dell’Asia e dell’Africa si sono spostati entro il proprio continente.
Dei 16 milioni di rifugiati, nove su dieci si sono mossi entro il sud.

Vari esempi a caso.

Tre milioni di bengalesi in India.
Molte centinaia di migliaia di africani non puntano verso il mediterraneo , ma in Sudafrica.
Nel 2016 un sesto della popolazione del Qatar era indiana.
Cinque milioni di siriani sono adesso in Libano.
Eritrei e somali emigrano verso Gibuti.
Afghani vanno in Pakistan.
L’ Arabia Saudita è piena di indiani e filippini.
Si può proseguire molto a lungo.

 

Il Bangladesh, uno dei paesi più poveri del mondo ha aperto la sua frontiera ad un milione di profughi fuggiti dal Myanmar (Birmania).
Per inciso, (gli incisi sono importanti a volte), la celeberrima principessa Aung San Suu Kyi premio Nobel per la pace e oggi di fatto presidente del paese, non ha alzato ciglio per impedire le sanguinose persecuzioni contro la popolazione di religione musulmana e di etnia Rohingya.
Ricordo bene i peana innalzati alla sua graziosa figura dalla sinistra riformista di cui facevo parte. In particolare da quelli che dicevano di non esser mai stati comunisti.
Beh, almeno il Canada ha avuto la decenza di revocare alla principessa la cittadinanza onoraria.
La sinistra poi confluita nel PD nulla ha mai più detto in merito a questa figura di perseguitata.

Vabbé , chi mi legge ha già capito che ho colto l’occasione per sputare un rospo.

Lo stesso potrei fare per Sua Santità il Dalai Lama.

Potrei fare altri e persino più calzanti esempi.
A partire dall’esodo nella zona dei grandi laghi verso il Congo (RDC). E gli spostamenti volti alla sopravvivenza in tutta l’Africa sub shariana.

 

L’immigrazione , forzata o necessitata non riguarda solo l’occidente.
Solo che per noi “caucasici” vale solo quella che cerca di venire da noi e ha un colore di pelle diversa dalla nostra.

Non sappiamo e non vogliamo sapere che le tensioni, sociali e i pregiudizi etnici e razziali legati all’immigrazione sono diffusi anche in altri luoghi di questo “mondo piatto”.
Ci sono realtà significative.
Di cui nulla sappiamo.

A Singapore ci si è sollevati  contro i cinesi.
Nel Bhutan, dove pure s’è proclamato il FIL ( felicità interna lorda) a sostituto del PIL, la xenofobia impera contro i nepalesi.

Epperò, non c’è niente da fare : il “sangue è randagio” (per parafrasare a cazzo Ellroy che ha parafrasato a sua volta una poesia di Housman).

Il sangue è un vagabondo.

Va dove lo porta la necessità, il caso, il destino, il desiderio.
Sempre.

Concetto difficile per i diversamente pensanti gialloverdi.

Ma le cose stanno così.

 

L’emigrazione dall’Italia, seppur su un altro piano lo conferma.
Siamo ai primi posti nel mondo per tasso d’emigrazione.
Dopo il Messico e prima del Vietnam e dell’Afghanistan.
Nel 2017 sono emigrati 285.000 italiani, appena sotto il tasso degli anni ’50.
Sicuro che son tutti cervelli/cervelloni  in fuga?

Non lo so.

Non ho indagato a fondo.

Ma non ci credo.

Sono semplicemente  persone.

So solo che questa possibilità è alla portata di coloro che hanno un più alto tasso di consapevolezza che gli deriva anche( ma non esclusivamente)  dal livello culturale.

Ma vale per tutti, nell’emisfero nord e in quello sud : bianchi , neri , gialli o a pallini.

L’unica cosa che so , per certo, è  che il sangue tende ad imbastardirsi.
E so che questo è un fatto utile persino alla sopravvivenza della razza.
Quella umana.
Sangue che fluisce nelle vene del pianeta.
Fermarlo non si può.

La capanna.

gennaio 31, 2019

Correva l’anno 1968.
Mi inserirono nella delegazione della FGCI che partecipava, come osservatore, alla riunione del Direttivo della Federazione.
Siamo nella Sala Rossa di palazzo Marescotti-Brazzetti.
Non sapevo neppure che si chiamava così.
Era per noi la Federazione.
Tanto bastava.
Santa Sanctorum.
Tavoli rettangolari di lucido legno laccato accostati e disposti su tre file.
La stele in vetro della celeberrima poesia di Majakovskij sul Partito.

Campeggiava. Non potevi fare a meno di leggerne i versi.
Al tavolo della presidenza, in realtà tre tavoli, era schierata la nomenklatura.

Piena estate.
Camicie bianche di rigore.
Maniche arrotolate e cravatta. Immancabile.
Mi sembrano tutti sovrappeso.
Macchie di sudore si allargano sotto le ascelle (e le tette) degli illustri relatori.
Si esprimono, uno dopo l’altro (parlano in tre) in un linguaggio che non riesco bene a decifrare.
Una roba del tipo : “la pianificazione territoriale nel rapporto tra città e regione”.
Faccio finita di capire tutto.
Come i miei compagni.
Ma magari loro capivano davvero.
Niente a che vedere con la rivoluzione imminente.
Nessun presagio di essa viene ancorché minimamente evocato.
Penso che il linguaggio criptico serva a celare (avevo 17 anni) un disegno di cui però mi sfuggivano del tutto i tratti.
Tra di loro si capivano.
Si capiva anche che , tra di loro, polemizzavano.
Ma solo strizzandosi il cervello.
Erano tutti vecchi.
Il più giovane avrà avuto almeno 40 anni.
Avevo già deciso che la politica era il mio mestiere: rivoluzionario di professione. Quella figura che in seguito fu declassata a grigio funzionario di partito.
Osservando quei vecchi, decisi che mi dovevo ricordare che prima di aver raggiunto quella venerabile età, mi sarei ritirato.
Non ci credereste , ma questo pensiero (del tutto idiota), mi ha sempre guidato in seguito.
Sapevo che si trattava di una mera suggestione giovanile, adolescenziale anzi.

Tuttavia l’avevo sempre presente.
Consolazione per le sconfitte e memento mori per i successi.
Questi ultimi non son mancati, anche se, forse non hanno mai del tutto pareggiato le sconfitte.
D’altro canto ho sempre avuto una vocazione esistenziale per la sconfitta.
Vocazione reazionaria.
Ottocentesca.
Vincere non si poteva. Era meglio immolarsi sul campo.
E alla fine, e per tempo, sdegnosamente, una capanna nella quale vivere nell’isolamento più completo.
E a culo con tutti.
Non riuscii mai a sottrarmi a questo romanticismo antimarxiano.
E, quando alfine nacque la sconfitta epocale (tutto diventa epocale adesso) cioè la nascita del PD, colsi l’occasione al volo.
Non avevo ancora 60 anni.
E andai nella capanna.
Preparata da gran tempo.

Ci resto.
Tuttavia, nel corso del tempo, conobbi da vicino tutti i membri di quella nomenclatura, locale e anche nazionale.
Qualcuno era , in effetti “uomo di marmo”, altri no.
Altri nacquero e vissero, più o meno, come me.
Da loro molto imparai.
E a loro, adesso, che son morti, mi lega non solo stima ma anche una affettuosa memoria.
Gli uomini di marmo però erano scaltri, più scaltri di noi.
Al di sopra di ogni sospetto.
Chi erano gli “uomini di marmo”?
Inutile che vi spremiate le meningi.
Con tutto il rispetto, non c’arrivereste mai.
Ciò che sembra, adesso, non sempre è ciò che è stato allora.

PS. E comunque, dati i tempi che corrono, mi son comprato proprio adesso una capanna. Vera. In assi di vecchio castagno. Appena sciolta la neve la poserò sul terreno. Tanto per ricordarmi il “giuramento” d’allora. Si sa mai.

America First.

gennaio 28, 2019

Mi par chiaro che quando si danno gli otto giorni (per indire elezioni) ad un governo appena eletto, lo si è già licenziato.
Se Maduro si oppone deve accettare l’esilio che gli è già stato offerto, oppure è guerra civile.
Una guerra che perderà. Nel sangue. Anche suo.
Perché non è cambiato nulla.
Nel cortile di casa degli USA si fa quel che vogliono i padroni e i loro partner europei.
Da sempre.
L’eccezione di Cuba ha potuto esistere solo grazie al fatto che Castro non era Maduro e che era in vigore la guerra fredda.

Sarebbe utile che si accettasse la mediazione proposta dal Messico: aprire un dialogo serrato tra le parti in causa per cercare una soluzione, entro la quale , certo dovranno prevedersi nuove elezioni.
Ma se ti danno gli otto giorni è difficile per chiunque chinare la testa e offrire il culo.

D’altro canto Maduro è già morto.
Quando a torto o ragione un popolo insorge, beh ha ragione il popolo.
Letale contare sull’esercito.
Sveglia Maduro!
Ricordo antiche discussioni prima del golpe di Pinochet, (il bastardo che morì nel suo letto, come Franco) : l’esercito cileno era universalmente considerato, da un secolo, lealista.

Ma ciò che fa davvero la differenza oggi , è la formidabile , solita e puntuale ripartenza del tam-tam sui diritti umani.

Eh, già gli USA son esperti nel campo.
Gli esempi sono innumerevoli.

Afghanistan: i massacri dei talebani e dei civili operati dalle bande di assassini a pagamento dell’ Alleanza del Nord, sponsorizzata e armata dal braccio operativo della CIA.
Migliaia di persone poste a crepare chiusi, e disposti letteralmente uno sull’altro a strati, in container e poi debitamente interrati in un’enorme fossa comune.

Iraq: Abu Ghraib. Basta la parola.

Prima ancora la Bolivia. Con il filo americano Barrientos che gettava i dissidenti dagli elicotteri.

Saltiamo la Somalia, la Colombia, l’Argentina e il Brasile per brevità. E non parliamo dell’Africa. Sarebbe lungo. Solo una cosa: “quel lavoro l’abbiamo organizzato noi”. (Agente CIA a proposito dell’assassinio di Patrice Lumumba). Per la serie : non solo belgi.

Paleolitico, certo.

Recentemente. L’Egitto a noi vicino.

Classico esempio di difesa dei diritti umani: Regeni.

Al Sisi il carnefice del golpe militare dopo la vittoria elettorale (mai contestata) dei Fratelli Musulmani è colui che riceve l’80% degli armamenti dagli USA.
Esiste negli Stati Uniti  una clausola (coup cause) che prevede la sospensione di aiuti diretti a qualunque paese nel quale un capo di governo regolarmente eletto venga deposto con un colpo di stato militare.

Cosa veramente lodevole.
Grande paese gli USA, con la sua statua della Libertà!

Peccato che fu comunicato ai deputati e al congresso (presidente Obama) che il colpo di stato in Egitto non sarebbe stato definito in tal modo.

Semplice no?

E avanti coi diritti umani, al netto della condanna a morte per pubblica impiccagione di un centinaio di persone e della scomparsa dalla sera alla mattina di alcune migliaia di persone mai più ritrovate.

Avanti coi diritti umani.
Dato che erano e sono in gioco dollari per più di un miliardo di aiuti militari e il buon vicinato con Israele e l’alleanza con l’Arabia saudita , noto paese campione dei diritti umani anch’esso.
Basti pensare ai massacri in Yemen che, nel silenzio assoluto dei media occidentali, proseguono senza sosta. Con l’aiuto delle efficienti bombe d’aereo esportate a centinaia di tonnellate dall’Italia.

Made in Italy, mica cazzi!

 

Crisi umanitaria?

Macché: lotta al terrorismo. Anche se, in tutto l’occidente, non si è mai saputo di un attentato terroristico di matrice sciita.

Insomma, con la retorica infingarda dei diritti umani si può fare di tutto.
Anche rientrare in dominio del mare di petrolio venezuelano.

La storia è tutta qui.
Nient’altro.

WARNING!

gennaio 27, 2019

2018.
Da tempo i collaboratori del Presidente cercano di spiegargli che imporre dazi è come pisciarsi sui piedi.
Bob Woodward riporta nel suo ultimo libro uno stralcio del colloquio alla Casa Bianca vertente sull’ importazione d’acciaio.

“Ho sempre saputo che Gary era un fottuto globalista” disse Trump. “Non sapevo che lo fossi anche tu Rob”. Poi si rivolse a Kelly. “Guarda un po’ questo. E’ un globalista.”

Gli interlocutori di Trump sono : Gary Cohn ex Goldman Sachs e consigliere economico, Rob Porter segretario del personale e John Kelly ex generale e capo di gabinetto.
Tutti e tre, per ragioni diverse, dimessi o licenziati.

In particolare Kelly, che oggi nega, avrebbe detto in una riunione con i suoi collaboratori più stretti che Trump “è un idiota…il Presidente è uno squilibrato”.

Sia come sia, il colloquio ci restituisce lo spirito dei tempi.

Ciò che per un trentennio era stato osannato come inderogabile e strategico per l’impero americano viene oggi rimesso(almeno all’apparenza) in discussione tramite un bugiardo neo-isolazionismo.

Trump ha contestato a parole tanto l’esistenza stessa della Nato (che paghino o ce ne andiamo, dimenticando d’esser lui la Nato) , e quasi tutti gli accordi di libero scambio a partire dal Nafta , fino ad arrivare a minacciare il ritiro dal trattato economico e dal sistema di rilevazione e difesa antimissilistica degli USA in Corea del Sud proprio mentre Kim Jong- un ha cominciato a testare lanci di missili ICBM nel mar del Giappone.
“ E’ un pessimo affare, se lo vogliono ce lo paghino”.

E qui son costretti a spiegargli che quel sistema serve a tracciare un lancio verso gli USA in sette secondi mentre, con il dispositivo posto in Alaska, occorrono quindici minuti.
Non vorrà vedere andare in fumo Los Angeles – gli dicono i militari.
Ma il Presidente continua a controbattere che se si tratta di un sistema difensivo in Corea beh allora lo devono pagare i coreani.
Analogamente.
Lui vuol proseguire il muro al confine con il Messico ma (nelle sue iniziali intenzioni lo dovevano pagare i messicani.

Anche sull’ Afghanistan, dimostra un approccio del tutto innovativo:
“Cazzo ci stiamo a fare in quel paese di merda, con quel che ci costa!”
Salvo poi consegnare tutto il potere decisionale alla discrezione di militari che inviano altri mille soldati e che chiariscono pubblicamente che per venir via dall’Afghanistan (per il quale obiettivo Obama non ha mosso ciglio) ci vogliono non anni ma decenni.

Naturalmente anche l’accordo raggiunto da Obama sul nucleare iraniano è un pessimo business : “un accordo di merda”.

Il generale Mattis segretario alla difesa, uno che aveva detto a un giornalista impertinente : “ tenga sempre presente che il mio mestiere precedente era ammazzare la gente” si sente costretto a intervenire per moderare Trump dicendogli che “in effetti signor Presidente, credo che almeno da un punto di vista tecnico stiano (gli iraniani) rispettando l’accordo”.

Dovremmo esser contenti noi di sinistra e progressisti.
Finalmente uno che parla chiaro contro la globalizzazione.
Ma , personalmente , non ne sono troppo sicuro.
Anzi.
Sono sicuro del contrario.

Una sinistra pensante (posto che questo non sia divenuto un ossimoro) dovrebbe capire che il conflitto, tanto sbandierato tra sovranismo/nazionalismo e globalismo/mondialismo, si dimostrerà, prima di quanto si possa pensare, una ulteriore trappola per topi.

Al di là della propaganda twittata (vedi Trump e sulle orme Salvini) il sovranismo attuale serve a perpetuare e stabilizzare tutti gli aspetti negativi della cosiddetta globalizzazione, apprestandone un involucro politico più appetibile dal “popolo sovrano”.

Il populismo lo può fare grazie anche al vuoto ideale, culturale e programmatico della sinistra che ha mancato clamorosamente e per un tempo infinito di criticare puntualmente l’evoluzione di un sistema capitalistico di rapina.

E’ in parte vero che la globalizzazione economica, il libero scambio, l’apertura dei mercati e la drastica deregolamentazione del mercato del lavoro in tutto l’occidente sviluppato hanno portato fuori dalla povertà tanta gente nell’emisfero sud del pianeta.

Nello stesso tempo però si è concentrata, in una misura mai vista prima, la ricchezza in poche, pochissime mani, grazie alla totale libertà di movimento rilasciata dalla politica e dalla democrazia al capitale finanziario.
Basti vedere i dati di Oxfam usciti in questi giorni che ripropongono il vero tema strategico, l’alfa e l’omega, per ogni sinistra ovunque nel mondo: la giustizia sociale.

Adesso i populisti se ne avvantaggiano compiendo, o tentando di compiere un’operazione di razionalizzazione dello stato di cose esistente. E’ una classica , seppur sofisticata, operazione sotto falsa bandiera.

All’insegna del sovranismo sta avvenendo infatti (paradigmatico l’uno vale uno e la democrazia diretta alla Rosseau, cui fanno da contraltare competitivo i post di Salvini sui gattini abbandonati, il cibo spazzatura, i negher che c’inquinano ) un rapido processo di estremo accentramento delle decisioni fondamentali in tutti i campi esautorando nei fatti ogni istituzione elettiva, ogni autonomo potere costituzionale col totale disprezzo per norme , forme e procedure della democrazia rappresentativa.

La cosiddetta disintermediazione alla Trump o, con altro stile (ben più strutturato, perché radicato nella storia russa ) alla Putin.

Si dialoga direttamente con il popolo in un processo di centralizzazione delle decisioni politiche che è in realtà illusorio o , meglio illusionistico.
Si cerca di dare l’idea che finalmente si decide da soli, come popolo sovrano, come nazione, contro le oligarchie finanziarie sovranazionali, contro l’Europa e contro qualsiasi altro potere.

In realtà non si fa altro che fornire un comodo paravento al capitalismo finanziario di rapina, che se ne frega dei me ne frego di Salvini e delle guerre di cartapesta dichiarate ai mangiarane d’oltralpe dal turista terzomondista Di Battista.
Meno Europa va benissimo per il potere della finanza globale.
Tra l’altro un’Europa come entità unitaria e politica non è mai giunta ad esistere grazie alla sovranità popolare delle nazioni, eterodiretta dagli Stati : Francia, Olanda e Irlanda e in ultimo UK.

E’ dunque un ottimo falso bersaglio.

Si attacca l’UE in assenza di UE.

Reddito di cittadinanza (anche se tale non è ) va benissimo anche quello.
Anzi va nella giusta direzione dato che la fine del lavoro dignitoso, dotato di diritti e di potere di contrattazione costituisce un ostacolo, per quanto residuale , al potere della finanza.
Alla fine tutto si risolverà nell’assunzione di 5000 navigator a tempo determinato , inventati, come ha detto Di Maio, da un illustre professore “italo-pugliese” dell’università del Mississippi.
In ogni caso, a breve, è sempre meglio una concessione monetaria organizzata intorno ad un, più o meno ferreo, controllo sociale di una ribellione di qualsivoglia segno.
Che poi non si sa mai, potrebbe anche assumere, nel tempo, il carattere “novecentesco” di una rivoluzione democratica con “elementi di socialismo”.

Vade retro questa fosca prospettiva.

Avanti Salvini-Di Maio, con l’aiuto di quei dementi che raccolgono firme per un referendum sul reddito di cittadinanza.
Non potendo costituzionalmente comprendere i piddini, che per chi non ha nulla vale il detto: piuttosto che niente è meglio piuttosto.

Vero o falso che sia. E che, di conseguenza, senza esser populisti, varrebbe la pena di esser popolari e avanzare una critica circostanziata e una controproposta, seria, dignitosa, capace di andare incontro ad una crescente frustrazione sociale.

La flat tax al 15% valida per tutti va ancor meglio per andare in culo al popolo , magari col suo consenso, entro una sorta di rivoluzione passiva che coadiuvi l’idea- evidente allo stesso modo nei grillini e nei leghisti- di uno smantellamento progressivo di ciò che resta in piedi dello Stato sociale.

Per chi non lo avesse ancora inteso i giallo-verdi sono diversamente liberisti e perseguono la stessa causa dei global-liberisti che tengono ben stretti i cordoni della borsa.

Per questi ultimi l’importante è chi comanda davvero. Al di là della fiction . Si svolga essa in USA o in Italia.

Non a caso in America Trump, con la sua rivoluzione fiscale, si è dovuto accontentare di diminuire l’aliquota più elevata sui redditi delle persone fisiche. Restano in essere ben sette scaglioni d’imposta dal 10% al 37%.
Se la vogliamo chiamare tassa piatta!

Ma non importa, importa la propaganda.
Importa far finta di governare il “cambiamento”.

Insomma vedo un rapporto di scambievole e sotterranea connivenza, tra il globalismo della finanza e il sovranismo ottuso dei furbi e degli imbecilli.

Del resto non era stata una banca d’affari USA a chiarire che la vecchia democrazia europea non era più adatta a supportare il capitalismo finanziario globale?
Certo che sì!

Ci vuole un rapporto diretto , twuittato, con il popolo.

In realtà si sta preparando una democrazia plebiscitaria, di minoranza.
Su questo c’è assoluta e piena convergenza tra i grilleschi e i leghisti; neofascisti compresi.

Vanno battuti non con un referendum sui falsi diritti di cittadinanza, ma preparandosi alla sfida finale, dopo il tentativo di Renzi: quella sul referendum propositivo senza quorum. (o con quorum ridicolo).
Sapendo che i gialli e i verdastri costituiscono il coltello a doppia lama, infilato nella custodia del populismo, che il potere del capitalismo finanziario si prepara ad usare
per colpire alla schiena, “per volontà popolare” lo stato di diritto e lo stato sociale.
Presto si giocherà la partita.
Stateve accorte!

Connards.

gennaio 22, 2019

Vidi Travaglio in Tv dire, col suo solito simpatico sorrisino di sufficienza, che la Banca D’Italia non ne ha mai azzeccata una. E che dunque la previsione al ribasso rispetto alla stima del governo gialloverde era la solita bufala avvalorata dai giornaloni..
Ieri anche il FMI ha stimato allo 0,6% la crescita del PIL italiano.

A questo punto devo spezzare una lancia in favore di Travaglio.
Infatti penso , come Romano Prodi, che queste stime siano tutte al rialzo.
E che quindi Banca d’Italia e FMI abbiano preso un granchio.
Ma nel senso esattamente opposto a quello indicato dall’economista Travaglio.

La verità, a me sembra va slumata nella cautela che organi ufficialmente deputati a fare stime macroeconomiche, osservano alla vigilia di una fase di stagnazione.
Cercano di non peggiorare la tendenza in atto già da tempo.
Fanno bene, anche se più di qualche responsabilità nelle politiche austeritarie e depressive ce l’hanno anche loro. Come ognuno sa o dovrebbe sapere.

Resta una situazione obiettiva che, (come sempre a naso) io definirei come recessione.

Alcune delle cause più recenti e contingenti le si trovano su tutti i media nelle analisi di economisti di varia tendenza.
Tra queste, francamente non credo proprio si debba mettere anche l’alto debito pubblico dell’Italia, come fa il FMI.
Solo resta evidente (dai dati) che il paese in cui viviamo sta affondando più rapidamente degli altri in Europa.

All’inizio della breve stagione renzista ebbi a scrivere, controcorrente, che si era dentro una lenta e anemica crisi economica dei paesi più sviluppati del mondo globalizzato e che per l’Italia si profilavano guai seri all’orizzonte.
Gli 80 euri non sarebbero certo bastati a rimediare ad un deficit strutturale di visione e di progetto: sociale, economico e produttivo.
Con i 780 euro promessi anche oggi dall’imbroglioncello stellato le cose non cambieranno di certo.

Andiamo a fari spenti nella notte.
Con un’aggravante.
Il tentativo populista di Renzi si è, adesso, potenziato al massimo grado.

“Interessante” la discussione che si è aperta sul grado di fascismo che permea la crème giallastroverdognola.

Salvini sarà fascista o fascistoide, ovvero solo un prototipo sovranista alla Orban?
Arduo dilemma.
In realtà di nessun rilievo.
Se uno parla come un fascista, si comporta come un fascista, vien da pensare che forse è un fascista.

Se un, turista terzomondista, spesato dal Fatto Quotidiano, torna dalle vacanze per dichiarare guerra alla Francia (ignorando la force de frappe), si comporta come un pagliaccio e forse lo è.

Insomma abbiamo un problema aggiuntivo in Italia.
Altri paesi cominciano seriamente a considerarci in blocco una manica di dementi.

A tal proposito immagino un paio di dialoghi , forse non lontanissimi dal vero. Comunque verosimili in modo inquietante.

Primo dialogo.

Tra il Conte devoto a Padre Pio ( che non fa più l’avvocato degli italiani, bensì si reincarna oggi in garante di un patto con gli italiani) e Juncker.

Conte- Guarda noi siam già stati su un balcone a proclamare il 2,4% quindi devi capire non possiamo tornare indietro.

Juncker- Ah, su un balcone? Dove a Piazza Venezia?

Conte- dai non dire così. Lo sai che siamo democratici, per la democrazia diretta. Uno vale uno.

Juncker- ma certo, scherzavo.

Conte- Ah , meno male.

Juncker- io voglio venirvi incontro, lo sai che sono da sempre un amico degli italiani. D’altro canto voi siete un grande paese fondatore che ha sempre avuto il più alto tasso di fiducia nella nostra Unione. E in più potete bilanciare l’asse franco -tedesco assicurando un equilibrio alla nostra UE. Avete un ruolo importante da svolgere.

Conte- Beh allora possiamo venirne a capo. Faccio un paio di telefonate…

Juncker- allora cosa ti dicono i tuoi vice?

Conte – dicono che quel virgola quattro è la nostra linea del Piave.

Juncker – capisco. Non ti dico nulla su Caporetto. Però anche tu devi capire che ho a che fare con quel mangiarane di Moscovici, che è pure astemio e socialista. La specie peggiore.

Conte- quindi cosa proponi?

Juncker – pensavo…pensavo. Ah trovato: vada per quel quattro.

Conte- dici davvero?

Juncker- ma certo. Solo lo mettiamo dopo uno zero.

 

Secondo dialogo.

( Moavero incontra il suo collega francese , Le Drieu. Si è trattato di un colloquio definito dal nostro ministro come “ franco, nel senso di estremamente aperto ed esplicito”) .

Esplicito.
Mai avevo sentito da un diplomatico un termine così:  “esplicito”!

 

Le Drieu- manica di connards ma come vi viene in mente?

Moavero- calma collega, con tutto il rispetto le cose in Europa anche in vista delle elezioni stanno cambiando.

Le Drieu- putain de têtes…

Moavero- ma che linguaggio collega!

Le Drieu- linguaggio? Ma vai a dirlo a ces enfoirés di Di Maio e Di Battista.

Moavero- riferirò. Se mi consenti caro collega con un modino più adatto a noi diplomatici.

Le Drieu- certo, digli solo, in italiano : “teste di cazzo” senza un accordo con noi, che peraltro avete postulato a lungo negli ultimi sette mesi, non combinerete un bel nulla in Africa anche se continuate a pagare le bande libiche.

 

Vabbé.
Magari le cose non sono andate così. Non troppo diversamente però.

Intanto, anche grazie alla dabbenaggine dei giallo verdastri oggi ad Aquisgrana, dov’è sepolto Carlo Magno, si firma un nuovo trattato franco- tedesco.

Tornano i franchi a comandare sull’Europa?

Certo l’Italia conta come il due di coppe quando briscola è bastone.
In più la Germania decide di ritirarsi dalla missione Sophia che dirigeva le navi soccorso dei migranti verso l’Italia anche se solo in funzione di lotta ai trafficanti di carne umana.
Per la serie : se voi chiudete i porti per quale strana ragione dovremmo spendere i nostri soldi, per quanto pochi?

Insomma queste ed altre ancora sono le ragioni della maggiore vulnerabilità dell’Italia nel caos incombente in Europa.
Resta che noi stiamo dando un contributo e fornendo un alibi allo scioglimento dell’Unione, non alla sua radicale riforma politica.

PS. Il resto più avanti.

Legittima difesa?

gennaio 20, 2019

Affinché ricorra la legittima Difesa non è necessario che qualcuno ti spiani un’arma in faccia , è bastevole la semplice minaccia da parte dell’intruso, di possedere un’arma.
Non è neppure necessario che la minaccia sia rivolta alla persona.
In ogni caso non è punibile chi versi in stato di grave turbamento.
In sostanza si modifica (se ho ben compreso) l’articolo 55 del codice penale sull’eccesso colposo.
Per dirla in linguaggio corrente con il nuovo testo si esclude la punibilità di chi si è difeso in “stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto”.

Mi sembra di capire che la legge fortemente voluta da Salvini riconosca sempre e a prescindere la sussistenza della proporzionalità tra offesa e difesa.
Qualunque cosa fai è proporzionale per definizione nel caso in cui il malcapitato “usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità, i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione”.

Affinché scatti la legittima Difesa dunque non è necessario che il ladro abbia un’arma in mano, ma è sufficiente la sola minaccia di utilizzare un’arma (che magari non possiede) e non è necessario che la minaccia sia espressamente rivolta alla persona.

All’ingrosso d’ora in poi si vorrebbe che la difesa sia sempre legittima.

Cosa si deve evincere da questa legge innovativa?)

Anzitutto una vera e propria licenza d’uccidere perché si può sparare addosso a qualcuno anche per “difendere i beni propri o altrui”: vale più la roba di una vita umana.
Non sono andato a verificare se anche nella legge precedente vi era questa esatta definizione e possibilità. Non credo. In ogni caso è avvallata una vera e propria barbarie.
L’altra sera Davigo affermava che in molti casi il ladro viene colpito alla schiena.

Sei un ladro che scappa o che comunque vuole portarmi via la mia “roba”, beh allora posso ucciderti.

Posso farlo anche se verso in uno stato di grave turbamento: cioè sempre.
Non credo esista qualcuno che in una situazione di emergenza, quale che sia, non provi un grave turbamento.

Naturalmente c’è poi sempre un giudice, quello non possono rimuoverlo, che deve decidere sull’andamento reale di fatti.

Però si allargano le maglie di una violenza privata che il legislatore tende a considerare sempre legittima.

In questo modo si avranno due effetti, entrambi perniciosi.

Il primo: una corsa all’acquisto di armi da parte di persone inidonee a detenerle.
E’ un fenomeno già in atto.

Nella trasmissione di Formigli si è potuto vedere gente che esibisce, vantandosene, una quantità di armi di ogni tipo, foggia e potenza e si sofferma a descriverne le micidiali qualità. Un tale , oltre alle armi da fuoco, legalmente detenute, dice di avere circa un centinaio di coltelli da combattimento!

Darei per certo un aumento di incidenti domestici.
Qualcuno si sparerà sui coglioni mentre ammira, lucida e accarezza uno dei suoi peni d’acciaio utili più che altro a illusoriamente supplire alla scarsa efficienza del suo naturale attributo maschile.
Son disposto a scommettere che uno così, in una situazione di pericolo immediato se la farebbe sotto, magari sparacchiando a destra e a manca. O anche, all’opposto, consegnando la santa barbara agli incursori senza colpo ferire. Chiedendo pietà.

Ma c’è anche il tipo umano più coraggioso. Che : “ho chiuso gli occhi e ho sparato”.
Prego?

Vabbé lasciamo stare.

Nessuno di noi saprebbe dire in anticipo come potrebbe reagire in un caso concreto.

Inutile raccontarsela. Di sicuro meno è fanatico delle armi e più aumentano le probabilità di una reazione proporzionata.

Temo che Salvini vada sull’onda.
L’insicurezza e la paura che si diffonde sulle ali della propaganda.
E, anche, come ho notato da tempo, di una compiacente pubblicità.

Leggete un qualsiasi noir, guardate una serie televisiva, andate al vedere un film d’azione e troverete sempre , regolarmente, non una generica pistola o revolver ma l’austriaca Glock.

Conta il brand. Influenza. Fino al punto da far credere che con quell’arma in mano, che assomiglia ad un ferro da stiro, tutto diventa possibile. Non ti fotte più nessuno.

In questo clima non escluderei  si possa  generare un secondo fenomeno come effetto collaterale della corsa popolare agli armamenti: i delinquenti, si attrezzeranno di conseguenza dando luogo ad un’escalation di morti ammazzati.

Ma a parte questo folclore mercatista, ciò che costituisce il nucleo velenoso della legge di Salvini in divisa è un messaggio demenziale: siete tutti poliziotti. Come me, vedete?
L’effetto inevitabile consisterà nell’erosione del legittimo monopolio nell’uso della forza da parte dello Stato.
Mai, che io ricordi un ministro dell’Interno ha diffuso un tal messaggio.

Devastante.
Difendetevi da soli perché lo Stato non vi difende abbastanza.
Una follia.
La verità politica , sub culturale, ideologica è che Salvini slega i cani della guerra, della violenza, del furore e della rabbia e della frustrazione esistenziale che sono dentro la pancia di ognuno di noi. Chi più chi meno. Per ragioni le più diverse.

Lo fa consapevolmente. Per un pugno di voti. Con la complicità degli stellati che anche loro si fanno ritrarre in divisa. L’unica che Salvini gli ha lasciato: quella da guardia penitenziaria.

Come dite? Ci sarebbe anche quella delle fiamme gialle? Certo, solo si farebbe un torto a Salvini per via di quei 49 milioni da pagare da qui all’eternità.
Insomma è Salvini che traccia il solco.

Non mi sembra un caso che ci si rivolga al ministro dell’Interno gridando : “Salvini elimina Saviano”.

Un pazzo? Non ci credo. Troppo semplice . E’ solo uno che ha tirato fuori le budella e sa di poterlo fare nell’incontrastato clima attuale.

Un liberal democratico e anche un grillino, che non abbia ancora portato il cervello a liquefarsi del tutto nella discarica di un populismo tanto infingardo quanto cialtrone, dovrebbe ascoltare le parole di Luciano Canfora:

“Dire che è tornato il fascismo non ha senso. Ma dire che la nuova Lega di Salvini mescola rivendicazioni di tipo sociale al razzismo xenofobo è diverso e del tutto evidente. Se poi qualcuno si vuole auto-ingannare, va bene: tanti saluti. Però, quello di Salvini, è palesemente un partito fascistoide”.

Canfora si riferisce al tema dell’immigrazione ma mi pare sia del tutto congruo anche a quello della difesa legittima.

 

Detto questo, aggiungo che nessuno di noi può pretendere d’avere un poliziotto o un carabiniere sotto casa.
Quindi può decidere, in talune precise circostanze di tempo e di luogo, di detenere un’arma.

Ma deve essere una decisione ponderata. Sempre difficile.

E non può mai essere presa a cuor leggero, per difendere la roba. O peggio ancora per “punire” applicando giustizia sommaria ad un ladro che magari sta fuggendo.

Esiste una potenziale circostanza del tutto diversa.

Può accadere (anche se le statistiche riportano la diminuzione di ogni sorta di crimini violenti) che il caso ti ponga di fronte a gente che non s’accontenta di rubare. Vuole anche, per insondabili ragioni,(non c’è bestia più bestia dell’umano) farti del male.

A gratis.

Tanto per divertirsi.
Il fatto è che tu non sei un numero.

Solo per questa ragione non sempre è irragionevole detenere un’arma da fuoco.

Tale , nonostante Salvini resta la mia ferma convinzione.

Tuttavia di fronte a questa innovazione fascistoide c’è da pensarci bene.

Forse anche solo per ragioni di civiltà e lotta politica ci si può limitare a confidare nella statistica.

Non lo escludo a priori.

 

 

 

PS. Resta ovvio che per me la detenzione di un’arma per difesa personale non classifica, (come di sicuro, scandalizzati, pensano molti a sinistra) , una persona come di destra.
Resti chiaro.
Non ho orrore delle armi per difesa personale.
Ho orrore degli imbecilli.
Che le amano.

Bentornata.

dicembre 9, 2018

A Bologna Monsignor Zuppi, uomo di Francesco Papa, ha partecipato alla presentazione del libro di Minniti.
Il quale libro, a quanto ho appreso, è incentrato su di una sola opzione: sicurezza.
Poi Minniti ebbe a ritirarsi.
Ci voleva poco, davvero poco, per saperlo in anticipo.
Quasi a ruota Bassetti presidente della CEI, invoca un nuovo impegno politico dei cattolici contro gli estremismi.
Spiega, il pretone, che anche Paolo VI aveva detto che la politica è la forma più alta di carità.
In un certo senso si può anche esser d’accordo.
Nel solo senso di sostituire la giustizia e la solidarietà sociale, che presuppone conflitto tra classi e ceti diversi, ad elemosine concesse dall’alto da una classe dirigente che sa di dover disciplinare e contenere un fisiologico e sano conflitto.
Insomma Bassetti invoca una rediviva, innovativa DC.
Sembra a me.
Naturalmente posso sbagliare.
Solo che il miglior protagonista di questo nobile progetto cioè il PD, dopo la gran rinuncia dell’eroico ex ministro degli interni, è venuto del tutto meno.
I preti, com’è noto, ne sanno una più del diavolo.
Sfumata nelle interne beghe l’estrema opzione del PD, potrebbero anche orientarsi sul cattolicissimo Salvini che non perde occasione per esibire (oltre agli spaghetti al ragù) crocifisso, rosario e vangelo.

Un Salvini che si è ormai auto sdoganato.
Niente secessione, niente no euro, niente forza Vesuvio, e anche niente scontro frontale con L’UE.
Un Salvini che, con il suo 17% attestato e il suo 34% stimato parla sempre in nome e per conto di 60 milioni di italiani.
Con buona pace degli stellati ormai ridotti a portatori d’acqua di una vocazione maggioritaria a supremazia leghista.
Tale vocazione evocata per primo da Veltroni allorché nacque il partito malnato, mi sembra in linea con il recente incontro del Capo leghista con le associazioni degli imprenditori.
Coloro che avevano contestato il governo giallo verde a ranghi serrati (cooperative comprese) in quel di Torino.
Mentre i grillini, cercano di parlare alla pancia di un Sud diseredato fin dall’epoca dell’unità d’Italia con il loro reddito di cittadinanza un tanto al chilo (tra tutor e navigator), Salvini riconosce ufficialmente(tramite l’abile Giorgetti suppongo) i corpi intermedi, alla faccia della disintermediazione e della democrazia diretta.
I poveracci non si son accorti che Salvini gioca su entrambe le fasce laterali del campo.
Da un lato rapporto diretto con gli italiani, dall’altro mediazione con gli interessi delle organizzazioni economiche e i cosiddetti poteri forti.

E’ qui che la Chiesa, Santa e Apostolica e Romana interviene, comprendendo il bisogno di legittimazione di Salvini e della sua Lega nazionale.
Non per caso il Capitan spaghetti al ragù (massimo della sintesi, sud-nord) cita De Gasperi e il santo anticomunista Wojtila, oltre al reverendo King, che non fa mai male, quest’ultimo.
Mi ha fatto riflettere una notazione di M.A Calabrò sull’Huffington Post.
Salvini a Roma ha usato lo stesso brand di Andreotti: “buon senso e concretezza”.
Con il volenteroso aiuto di quell’esserino di Di Maio che, sulla scorta dell’innamoramento di Grillo e Casaleggio per la Silicon Valley, ha importato il Mississippi Navigator, Salvini punta a ricostruire la balena bianca.
Non vorrete mica che si diffonda il morbo dei giubbotti gialli come ha insufflato oggi a noi spettatori?
Certo che no.
Benvenuta DC 2.0.
Tanto casino per ritornare daccapo.
Ma forse aveva ragione il Metternich.

L’Italia è…

CIGNI E OCHE.

settembre 29, 2018

C’è ancora tempo per capire dove s’intende esattamente andare con questa manovra da 40 miliardi.
I dettagli – in questo caso poste di bilancio – ci diranno molto di più rispetto alla propaganda di questi giorni.
Una cosa tuttavia si può dire a caldo.
L’asse tra Di Maio e Salvini regge alla grande.
Al punto che qualcuno adombra l’ipotesi della costruzione di una sorta di blocco unico.
Sarebbe quel partito della nazione , nell’Europa rinazionalizzata, che perseguiva Renzi.
Altri fanno notare che Salvini tiene il campo del centro destra e prima o poi prenderà la fuga con un’alleanza organica.
Non credo a nessuna di queste due ipotesi.
La seconda appare più realistica solo a prima vista.
A me sembra che Salvini persegua un disegno politico più sofisticato.
Se il governo giallo verde passa senza danni la prova delle elezioni europee, è più probabile che il ministro degli interni punti ad assorbire del tutto Forza Italia e ad erodere ciò che resta di Fratelli d’Italia mettendosi a capo di un unico grande partito di destra.
Il tempo lavora per Salvini, non certo per Berlusconi, o Tajani.
Per questo la Lega ha consentito a Di Maio – che, minacciando di votare contro la manovra finanziaria del suo governo appariva ormai sull’orlo della crisi di nervi – di arrivare a quel 2,4% che serve al M5S per poter andare alle europee.
Il sollievo di Di Maio per lo scampato pericolo è ben dimostrato dalla sceneggiata, immonda, del balcone di Palazzo Chigi con sotto i suoi parlamentari ad applaudire a comando.

Adesso a me sembra abbastanza inutile, mi riferisco anche (pour cause) alla manifestazione di domani del PD, ululare contro una manovra in deficit.
Forse che Renzi non aveva avanzato la stessa identica idea e proposta?
C’è forse qualcuno in Italia che può non apprezzare l’aumento delle pensioni minime?
Più strategicamente, c’è davvero chi pensa sia realistico scalare la montagna del debito con politiche austeritarie, alla luce dei recenti fatti e misfatti?
Se c’è , mente sapendo di mentire.
Ergo la maggioranza degli italiani, a bocce ferme, penserà che aggiungere qualche punto al debito accumulato in trent’anni non causerà poi tutto questo sconquasso.
D’altro canto i mercati e lo spread si sono fatti sentire, ma in misura alquanto moderata. Mentre è di oggi lo spudorato sostegno giunto a Salvini dal capo di confindustria.
Poi certo il capo dello Stato fa rilevare che l’equilibrio del bilancio è norma costituzionale, sciaguratamente innovata nell’ambito del fiscal compact, aggiungo io.

Difficile che questo monito venga percepito dagli elettori. Pochi, maledetti e subito è sempre meglio di niente in una situazione priva di futuro.
Che poi, una decina di miliardi non son del tutto pochi.
Un po’ come gli ottanta euro, ricordate?
Tanto i secondi quanto i primi suscitano sempre una qualche popolarità.
Lo ricorda Crozza quando getta banconote dal terrazzino.
Il problema, molto serio, verrà quando, e se, ci si comincerà ad interrogare sul destino del paese e del popolo che lo popola.
Di Maio ha decretato una grande vittoria storica con l’abolizione della povertà. Nientedimeno.
In più ha aggiunto che la manovra conterrà il più grande piano d’ investimenti mai fatto nella storia d’Italia.
Già.
Fosse vero, e lo vedremo presto, sarebbe l’unico modo per gestire il rapporto deficit /Pil sfidando l’UE su di un terreno più favorevole, sapendo che l’Italia rimane ancora un paese troppo grande per fallire.
Se invece siamo di fronte all’ennesima puerile rassicurazione verbale per i mercati
il boomerang non tarderà ad arrivare direttamente in faccia al popolo.

Personalmente non ho mai creduto né credo anche adesso ai proclami di Di Maio e dei suoi.
Ciò non toglie che, in certa e cauta misura lo prendo sul serio.
Mi par di intuire che la sua idea di società sia molto innovativa. Gli stellati dice , guardano al 2050.
La profezia visionaria di Casaleggio senior.
La società senza lavoro. Immagino.
Insieme al superamento di istituzioni obsolete come i parlamenti e in genere questa assurda complicazione della democrazia rappresentativa.
Troppa grazia!
E malagrazia.
Ci vorrebbe davvero un piano d’ investimenti triennale in pochi settori strategici, per tornare a far crescere il paese dopo tanto tempo e per creare nuova occupazione.
Solo che non si può aver tutto dalla vita.
Per gestire senza troppo danno quel 2,4% nel rapporto deficit/pil non basta la spesa corrente per cercare di stimolare la domanda, come ha dimostrato la sciagura del Job act.
Ci vorrebbero quei risparmi derivanti dalla lotta agli sprechi: i trenta miliardi promessi in campagna elettorale.
Sarebbe necessario un piano innovativo per una lotta strenua all’evasione fiscale: l’opposto del grande condono chiamato pace fiscale.
Bisognerebbe introdurre una tassazione adeguata sui grandi patrimoni e contemporaneamente aumentare l’aliquota fiscale su coloro che hanno redditi molto elevati. Il contrario della flat tax.

Nella storia, che sempre cita l’Esserino, ci son stati casi in cui l’aliquota massima per i ricchi giunse fino al 94%.
Gli USA nel 1945. Tanto per dire.
Provvedimento reso necessario appunto da una circostanza storica, dopo la crisi del 1929 e la seconda guerra mondiale.

Ebbene se si vuole essere credibili bisogna assumere che in Italia viviamo da troppi anni entro una stagnazione che produce danni economici e guasti sociali permanenti.

Un governo del cambiamento e non del trasformismo non si vede dal cambiare il nome alle cose. (reddito d’inclusione uguale a reddito di cittadinanza, condono uguale a pace fiscale etc..)
Si vede anzitutto dal riconoscimento pieno della deriva in atto e da azioni politiche conseguenti.
L’Italia non cresce, e non crescerà a quanto pare in futuro. Le previsioni ci danno in ulteriore calo rispetto alla media europea che già sconta una seria difficoltà nel contesto globale.

In conclusione le critiche alla scelta di un deficit maggiore di quello previsto e concordato a suo tempo con l’Europa, non mi convincono per nulla.
E non mi convincono affatto le scelte e, ancor più, le non scelte dei gialloverdi.
Solo dopo le elezioni europee si diraderà il polverone e si capiranno le vere intenzioni del “governo del cambiamento”.
Agli stellati in questi giorni da diverse parti s’accredita l’intenzione subdola di allevare quel cigno nero evocato da Savona, per poi far scattare il famigerato piano B.

Mi par eccessivo.
Temo che costoro navighino a vista ragionando solo in termini di gestione del potere. Le oche starnazzanti sopra e sotto quel balcone lo dimostrano platealmente.
Pensano d’aver preso il Palazzo d’Inverno.
Il potere e basta. Come non vi fosse un domani.
Questo è il punto che tiene ben fermo il nucleo dirigente, interno ed esterno, del M5S.
Che da questa “fermezza” possa nascere e stabilizzarsi un regime non è inevitabile.
E’ solo possibile.
Per il momento, paradossalmente, la garanzia democratica non viene dalla opposizione ma dalla direzione bicefala del “governo del cambiamento”.
E ciò ben rappresenta la disgraziata situazione in cui versa l’Italia.