LeU.

febbraio 14, 2018

A bocce ferme il quattro marzo, l’unica alternativa alla scheda bianca sarebbe votare per LeU.
Sarebbe, condizionale.
Solo che manca un requisito fondamentale: la credibilità.
La metafora boschiva di Bersani non convince.
Intanto perché chi esce dal bosco, poteva certo esser scappato dal PD ma anche essersi imboscato nel PD, rimanendovi troppo a lungo.
E’ il vostro caso, caro Bersani.
Non basta accogliere i profughi; ad uno come me (ma anche ad altri) serve anzitutto dire, con chiarezza ed onestà, dove volete andare.
Lo dovete anzitutto a chi non s’è mai imboscato.
Se non altro perché voi, ex PD, nel mezzo del cammin di vostra vita v’inoltraste per una selva oscura, ché la diritta via ‘avevate’ smarrito.

Eh sì, vi smarriste tu e gli altri tuoi compagni, senza ascoltare voci critiche e preoccupate in relazione alla nascita di un partito il cui unico obiettivo era quello di fuggire, il più lontano e il più presto possibile, da qualsiasi idea di sinistra.
.
Leggo che : “ sembra che nel 1285 a Firenze una ‘leuncia’ fosse tenuta in una gabbia presso il palazzo del Podestà”.
Ai giorni nostri, nel 2014, c’era un sindaco a Firenze dentro quel palazzo, gli avete spalancato la porta nello stesso momento in cui avete fortissimamente voluto il PD.

Il PD è per Renzi , non per voi.
Nasce per lui, non per voi.
Renzi resta, e a mio avviso resterà, il miglior interprete di un partito trasformista, ad un tempo moderato di centro, blandamente progressista e riformista.

Vedete cari compagni ed amici di LeU, il problema per tanti di noi è il PD , non Renzi.
Ed è esattamente ciò che non dite mai con chiarezza.
Forse pensate ancora che col PD in caduta elettorale avverrà una decisiva resa dei conti.
Personalmente non lo credo affatto: la mutazione genetica, a lungo incubata nei DS, è ormai del tutto completata. Ma se anche avvenisse un ribaltone, cosa pensate di fare: la sinistra di governo?
E con quali rapporti di forza, tra voi e il PD sia pur “liberato” da Renzi?
No, così non va.

Lo dico con stima nei confronti di molti di voi; beninteso al netto di Fratoianni e compagnia.
Bisognerebbe sapere che per diventare sinistra di governo occorre prima fare un lungo cammino di opposizione senza del quale non si recupera la credibilità perduta.

L’Italia ha un bisogno vitale di un’opposizione di sinistra che è mancata da gran tempo.
Ne avrebbe bisogno , più ampiamente in Europa, anche una cosa che chiamiamo ancora democrazia.

Il vostro realismo politico vi porta invece a cercare scorciatoie per “la sinistra di governo” tanto inutili quanto dannose.

Quando, dopo il 4 marzo, deciderete (semmai lo deciderete) di collocarvi stabilmente all’opposizione, forse allora vi voterò.
Non prima.

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Opposti estremismi.

febbraio 12, 2018

Brutta , bruttissima storia quella di Macerata.
Ci ho pensato in questi giorni anche alla luce delle parole di Renzi contro tutti gli estremismi.
Un nazista, subito derubricato a folle, spara per uccidere e il ministro degli Interni dice, senza paura del ridicolo, che lui ha concepito la nuova politica contro l’immigrazione proprio perché aveva previsto l’azione di Traini.
Capito?
Peggiore perfidia non si potrebbe concepire.
Specie da parte di un ministro degli interni che non ha alzato il culo, come peraltro Gentiloni e Mattarella, per andare a visitare i feriti.
Lo stesso vale per i grillini. Ma anche per il Presidente del Senato e la Presidenta della Camera; e ciò è più grave.

Alla fin dei conti il messaggio è chiaro: sono immigrati, sono negri…si perdono voti.
O no?
Qualcuno, se può, mi offra un’altra interpretazione per queste autorevoli assenze.

Dopodiché, oggi Minniti visita il carabiniere , bianco,ferito a Piacenza.
Va benissimo fa parte dei suoi doveri, e Mattarella incontra l’insegnante, bianca, ferita da un balordo.
Tutto giusto, lodevole, senz’altro.
Lo dico senza ironia.

Ma quando si tratta di “negri” la musica cambia…

Lo dimostra senza ombra di dubbio l’atteggiamento ostile esibito nei confronti della grande manifestazione di Macerata, che quell’esserino del sindaco PD (su istruzioni del PD) non voleva.

La musica sembra cambiare anche per l’ANPI che sta diventando, sempre più, collaterale al PD: il partito che combatte gli opposti estremismi, come la Dc quaranta anni fa.

Per inciso, non rinnoverò la tessera dell’ANPI, l’unica che mi rimaneva. Lo faccio essendo certo che i partigiani si sarebbero ribellati al servilismo che l’associazione ha dimostrato in questa occasione.

Poi c’è la tempestiva rimozione del questore che è stato tolto di mezzo  dalla sera alla mattina.

Sarebbe utile sapere perché.

Forse non è stato del tutto ligio agli ordini di Renzi/Minniti?
Ovvio che è così, dato che era a Macerata solo dal 30 novembre scorso.
Altro che normale avvicendamento.

Sti’ stronzi vogliono anche prenderci per il culo!
In verità loro auspicavano un qualche incidente a Macerata per poter gridare contro gli estremismi.
Hanno dovuto rimediare con l’episodio di Piacenza che gli è stato fornito a gratis da quattro dementi.
Per questo oggi il ministro è venuto a Bologna.
Questo è il PD, cari elettori.
Un partito d’ordine che fa la campagna elettorale rincorrendo la destra.
E tra un po’ la supererà.
A destra.

Foibe.

febbraio 10, 2018

 

 

E un po’ lungo ma varrebbe la pena leggerlo. Dopo che le foibe sono messe sullo stesso piano di Auschwitz grazie ad un accordo tra destra e sinistra. Noi celebriamo il 27 gennaio di ogni anno la giornata internazionale della memoria e a voi concediamo la giornata del ricordo il 10 febbraio. Contenti tutti.

 

 

Anche gli italiani in Jugoslavia non furono esenti da colpe durante l’occupazione, tutt’altro. Un’intervista sulle foibe e i crimini italiani in Jugoslavia

“Non si ammazza abbastanza!”. O ancora peggio: “So che siete dei buoni padri di famiglia. Questo va bene a casa, ma non qui, qui non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori”. Sono gli ordini con i quali i capi fascisti ammonivano i Corpi d’Armata italiani stanziati lunga tutta la Regione balcanica – ossia dalla Slovenia fino alla Grecia – per incitare a commettere le barbarie più selvagge e immaginabili.
Fatti che spesso sono pagine volutamente dimenticate della storia italiana. Infatti, alla fine della seconda guerra mondiale, il giudizio sui militari del Regio Esercito era diviso tra un’opinione pubblica internazionale che li considerava criminali di guerra e un’opinione pubblica interna, incline a considerarli vittime della guerra fascista e “buoni italiani”. Quali furono le cause che determinarono una percezione tanto difforme della realtà degli eventi legati alle guerre di aggressione dell’Italia fascista? È la questione che abbiamo affrontato con Davide Conti – storico ricercatore della Fondazione Basso e attualmente consulente dell’Archivio Storico del Senato della Repubblica (dove lavora al riordino delle carte di Rosario Bentivegna e di Carla Capponi) –, che ha scosso molte acque grazie alle pubblicazioni di “L’occupazione italiana dei Balcani. Tra crimini di guerra e mito della brava gente” e più recentemente i “Criminali di guerra italiani” che tratta più specificatamente delle vie politico-diplomatiche grazie alle quali venne garantita l’impunità ai militari del regio esercito responsabili di crimini contro i civili nei paesi occupati. Ecco cosa ci ha raccontato.
Qual è il percorso professionale che l’ha portata a occuparsi delle ricerche il cui frutto sono le opere “L’occupazione italiana dei Balcani” e “Criminali di guerra italiani”?
“Iniziai il lavoro per il primo volume nel 2006 a seguito di una serie di colloqui con Rosario Bentivegna, partigiano romano molto noto per essere stato uno dei membri dei Gruppi d’Azione Patriottica (GAP) che attaccarono il 23 marzo 1944 il battaglione tedesco Bozen, in via Rasella a Roma. Bentivegna, dopo la liberazione di Roma, venne inviato in Montenegro come vicecommissario politico delle Brigate Garibaldi e mi raccontò la sua particolare esperienza di partigiano italiano in Jugoslavia. I civili chiamavano gli italiani ‘palikuće’ (brucia case) e avevano nei loro confronti la stessa acredine riservata ai soldati tedeschi. Contrariamente alla rappresentazione bonaria e autoassolutoria degli ‘italiani brava gente’ i crimini di guerra, le deportazioni, le rappresaglie, le fucilazioni e i bombardamenti sugli abitati civili avevano rappresentato una prassi costante delle truppe del regio esercito nella cosiddetta ‘Provincia di Lubiana’ e nel Montenegro. Da queste riflessioni nacque l’idea di raccogliere documentazione sui crimini di guerra italiani nei Balcani comprendendo nella ricerca lo studio delle politiche di occupazione fascista anche in Albania e Grecia”.
Le conclusioni a cui è giunto nelle ricerche?
“L’Italia nel dopoguerra evitò di fare i conti con la propria storia e in particolare con l’esperienza criminale della dittatura fascista. Il sostegno dato al movimento fascista dalla classe dirigente nazionale nel 1922, il consenso goduto dalla dittatura mussoliniana presso l’opinione pubblica fino alla disfatta militare, la questione dei crimini di guerra compiuti dal regio esercito durante le aggressioni coloniali in Africa e poi nei Balcani e l’impunità dei responsabili furono tutti temi completamente elusi dalla riflessione nazionale e sostanziarono quel processo di mancato rinnovamento ed epurazione che un grande storico come Claudio Pavone ha chiamato ‘continuità dello Stato’. Il risultato oggi è che nel paese si fa molta fatica a ragionare sulle questioni relative ai crimini di guerra italiani perpetrati dal regio esercito e alle responsabilità del fascismo. La cosiddetta mancata ‘Norimberga italiana’ ha inciso profondamente sia nella struttura dello Stato post-fascista, rimasto in gran parte immutato nel personale e nella mentalità, sia nella coscienza nazionale del nostro popolo che, a differenza di quello tedesco, sente molto meno il peso della responsabilità di aver scatenato la guerra a fianco di Hitler, delle leggi razziali, della persecuzione dei dissenzienti e degli oppositori politici. In questo senso la consapevolezza italiana non si avvicina nemmeno lontanamente al cosiddetto “senso di colpa tedesco”. In Germania la costruzione di un monumento a un criminale di guerra sarebbe causa di una crisi politica e di provvedimenti durissimi nei confronti degli eventuali amministratori promotori dell’iniziativa. In Italia è stato appena inaugurato un monumento a Rodolfo Graziani e allo scandalo ha gridato quasi solo la stampa anglo-sassone, francese e tedesca”.
Come hanno fatto i criminali di guerra italiani a eludere le richieste di giustizia e quali sono stati gli interessi che hanno favorito questa soluzione?
“Il principale fattore, ma non il solo, in grado di determinare l’impunità per i nostri criminali di guerra fu senz’altro il nuovo equilibrio geopolitico della Guerra Fredda. La divisione bipolare del mondo rimodulò interamente il sistema di alleanze internazionali, così gli alleati di ieri si apprestavano a divenire i nemici di domani. L’Italia si trasformava da membro dell’Asse nazifascista a componente organica della costituenda Alleanza Atlantica a guida anglo-americana mentre l’Urss, che aveva combattuto e vinto la guerra insieme agli Alleati, si trasformava in avversario militare. Processare a livello internazionale gli italiani accusati di crimini avrebbe determinato la decapitazione dei vertici del nostro esercito e una epurazione di carattere esogeno che avrebbe indebolito le Forze Armate. Gli anglo-americani al contrario puntarono a riorganizzarle rapidamente per inserirle nel nuovo dispositivo militare internazionale anticomunista. Inoltre non dobbiamo dimenticare che Usa e Gran Bretagna, avevano piena consapevolezza che la Guerra Fredda sarebbe stata combattuta anche sul piano ideologico e proprio su questo punto il personale ex-fascista dava garanzie di assoluta fedeltà anticomunista nel confronto con l’Urss. Per il motivo uguale e contrario tutti o quasi i partigiani che erano entrati nelle forze di polizia o nell’esercito ne furono progressivamente allontanati in quanto sospetti di simpatie o, nel caso dei comunisti, di organicità ad un partito direttamente collegato al nemico di Mosca. Per queste ragioni Usa, Gran Bretagna e Francia ritirarono le liste di criminali di guerra italiani che loro stessi avevano consegnato alla commissione delle Nazioni Unite. La Grecia, anch’essa inserita nel campo occidentale, siglò con Roma un accordo segreto nel 1948 che chiuse la questione non solo evitando richieste di estradizione ma avviando addirittura il rimpatrio: è il caso di Giovanni Ravalli, dei militari italiani già condannati dal Tribunale di Atene.
Per la cronaca, in tema di continuità dello Stato, Ravalli in Italia diventerà prefetto prima a Palermo e poi a Roma. Sul piano ‘tecnico’ il governo italiano istituì una commissione d’inchiesta presieduta da Luigi Gasparotto che rivendicando il diritto di processare in patria i criminali fascisti, non ne permise l’estradizione non avviando mai i procedimenti giudiziari. Fino al 1948 la Jugoslavia, soprattutto, e l’Albania continuarono ad avanzare richieste di estradizione dei vari Gastone Gambara, Mario Roatta, intanto fuggito in Spagna, Alessandro Pirzio Biroli, Temistocle Testa, Mario Robotti, Emilio Grazioli e tanti altri. Nel 1948 la rottura tra Stalin e Tito, privò Belgrado del suo alleato internazionale più importante, indebolendone il peso politico rispetto alla richiesta di consegna dei criminali italiani che, infatti, rimarrà inevasa. Per queste ragioni nessuno degli oltre mille presunti criminali di guerra italiani venne mai processato”.
Del criminale di guerra Temistocle Testa – che come prefetto di Fiume diede ordine e diresse personalmente persecuzioni in grande stile contro gli elementi antifascisti – si parla relativamente poco. Quando le sue vittime quarnerine, e ce ne sono tantissime, avranno giustizia?
“A settant’anni di distanza dai fatti e con quasi tutti i protagonisti scomparsi per questioni anagrafiche, credo sia molto complicato parlare di giustizia dal punto di vista penale. Tuttavia a mio giudizio i processi, se venissero rintracciati i responsabili, andrebbero fatti non per portare in carcere persone di ottanta o novanta anni ma per sanzionare e condannare con un atto pubblico quelle politiche di sterminio e guerra ai civili di cui anche gli italiani si macchiarono. A questo naturalmente si aggiunge la legittima rivendicazione di giustizia avanzata da chi è stato vittima o ha avuto un parente che ha subito violenze. Tuttavia anche su questo punto deve essere rilevata la responsabilità delle istituzioni italiane. Temistocle Testa, ad esempio, non solo non venne processato a livello internazionale per le repressioni nei Balcani, ma anche sul piano della giustizia italiana la Sezione Istruttoria della Corte d’Appello di Roma decretò il ‘non luogo a procedere’ contro di lui perché amnistiati i reati di ‘organizzazioni di squadre fasciste, arresto illegale continuato e abuso d’autorità’ e perché ‘il fatto non costituisce reato’ rispetto all’accusa di ‘collaborazionismo’, infine per il reato di ‘malversazione’ Testa venne assolto per insufficienza di prove. Fu evidente, dunque, la volontà di procedere con la transizione dalla dittatura alla democrazia senza chiudere in modo giusto e trasparente i conti col fascismo. Lo stesso Testa, il 5 luglio 1948, depose come teste d’accusa contro i GAP romani durante il processo Kappler per la strage delle Fosse Ardeatine. Un’incredibile inversione del senso della storia che, nell’Italia nata dalla Resistenza, vede i partigiani accusati dai fascisti per una strage compiuta dai nazisti e da loro stessi che ne erano gli alleati-collaborazionisti”.
Nell’ultimo decennio, gli studi sui crimini legati agli eventi bellici e coloniali commessi dall’Italia, si sono moltiplicati. Secondo lei, esiste la possibilità che il governo italiano assuma la responsabilità e condanni definitivamente questi crimini?
“In ambito accademico e di ricerca scientifica ormai da tempo si dibatte apertamente di questi temi senza alcuna censura e i volumi e gli studi sono ormai molti e molto importanti. I problemi sono stati sempre, fin dal dopoguerra, di natura politica e hanno messo, tra l’altro, l’Italia nella condizione di non poter celebrare i processi per le stragi naziste che, infatti, solo in epoca contemporanea alcuni procuratori militari come Antonino Intelisano, Marco De Paolis e Sergio Dini hanno riaperto dopo la cosiddetta scoperta dell’armadio della vergogna. Dalle carte diplomatiche e politiche emerge chiaramente che il silenzio sui crimini di guerra tedeschi contro civili italiani venne scambiato con quello sui crimini del regio esercito. Rivelatori di questa logica sono i documenti redatti dall’ambasciatore a Mosca, Piero Quaroni, e il pro-memoria del febbraio 1948 del Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Vittorio Zoppi, che avvertivano esplicitamente il governo di Roma che una volta avanzata la richiesta di processare i criminali tedeschi l’Italia avrebbe dovuto far fronte ad analoghe richieste dei paesi dell’Africa e dei Balcani occupati dalle nostre truppe. Dal punto di vista istituzionale recente, parliamo del 2000-01, fu incredibile il silenzio nel nostro paese sui lavori di una commissione bilaterale composta da storici qualificatissimi italiani e sloveni che dopo anni di lavoro stese una relazione di ricostruzione complessiva di tutti gli eventi occorsi sul confine orientale italo-jugoslavo. Si documentavano le tensioni del periodo liberale, le politiche aggressive del ‘fascismo di frontiera’ degli anni ‘20, i crimini di guerra italiani, le foibe e le violenze jugoslave verificatesi nel settembre ‘43 e nel maggio ‘45. Insomma, si ricostruiva l’interno quadro indicando anche le reciproche responsabilità. Il governo sloveno ha pubblicato ufficialmente i risultati storici di quella commissione, peraltro costituita e pagata con finanziamenti pubblici. Il governo italiano non lo fece e la relazione è stata pubblicata solo da qualche casa editrice attenta alla questione. Devo dire che dopo anni di silenzi e memorie omissive alcuni timidi passi sono comunque stati fatti. L’incontro di Trieste tra i tre presidenti italiano, sloveno e croato e la visita di Napolitano al Narodni Dom, incendiato dai fascisti nel ‘20, hanno segnato quantomeno una discontinuità nella nostra rappresentazione pubblica nazionale. Nel 2009 per la prima volta l’ambasciatore italiano ad Atene, Giampaolo Scarante, ha reso ufficialmente omaggio alle vittime della strage di Domenikon, un eccidio di oltre 150 civili greci eseguito dalla divisione Pinerolo per rappresaglia dopo la morte di 9 militari italiani per un attacco partigiano”.
Lei smonta completamente l’immagine autoassolutoria degli italiani brava gente. Cosa prova nel contrastare la narrazione storica oggi dominante in Italia? Ha subito delle intimidazioni?
“Non ho mai subito minacce. A me interessa lo studio di quei fatti poiché li ritengo particolarmente importanti non solo in funzione della comprensione delle vicende della seconda guerra mondiale, ma anche per il successivo peso che l’impunità dei criminali ha avuto nel vissuto dell’Italia repubblicana e democratica. Francamente, contrastare la narrazione storica dominante non è il mio principale obiettivo anche perché rispetto all’impatto presso l’opinione pubblica i lavori storici scontano un gap sostanziale di diffusione e accesso all’informazione rispetto ai mass-media”.
Secondo lei il mito del bravo italiano persiste ancora oggi?
“Il mito del bravo italiano non solo esiste ancora oggi ma viene continuamente alimentato dalla rappresentazione che si fa dei militari italiani impegnati nei numerosissimi fronti di guerra aperti in tutto il mondo. I nostri soldati non sono mai rappresentati come militari facenti funzioni e rispondenti a precise e determinate regole d’ingaggio bellico. La loro attività è presentata dai mass-media e dalla larga maggioranza della classe politica come una missione di pace promossa per aiutare le popolazioni dei paesi dove si svolge l’intervento militare e non per sviluppare attività bellica. Durante la guerra in Kosovo e i bombardamenti sulla Jugoslavia, tanto per rimanere nei Balcani, il governo D’Alema denominò l’azione ‘Missione Arcobaleno’”.
Cosa prova nelle celebrazioni in occasione del “Giorno del ricordo”?
“La Giornata del ricordo, che devo dire non è la sola, rappresenta a mio giudizio un tipico esempio di uso politico e strumentale della storia. Con la sua istituzione non ci si è proposti una rivisitazione critica della storia nazionale, né una lettura complessiva dei rapporti e dei conflitti intercorsi sul confine orientale tra Italia e Jugoslavia. Si è al contrario rappresentata una memoria selettiva che fotografando con un’istantanea un solo momento dell’intera vicenda, ha escluso dall’immaginario collettivo tutto ciò che era stato prima (i crimini fascisti) e tutto ciò che fu dopo (l’impunità dei criminali), decontestualizzando il carattere di quel fenomeno di violenza che, lo sottolineo, non deve essere ‘giustificato’ ma chiarito nei suoi termini storici. Inoltre se si fosse voluta una giornata del ricordo dedicata alle vittime delle foibe se ne sarebbe dovuta indicare una in settembre o in maggio, cioè quando si verificarono le violenze. In realtà, la data del 10 febbraio mi sembra porre una contestazione di legittimità al Trattato di Pace di Parigi del 1947, il cui anniversario ricorre proprio il 10 febbraio. Sembra quasi che la narrazione dei ‘vinti di Salò’, che consideravano quel trattato un ‘diktat’ e la definizione dei confini con la Jugoslavia una mutilazione del territorio italiano, sia emerso dalla marginalità memorialistica e si sia trasformato, vista la convergenza ‘bipartisan’ dei partiti politici, in una rappresentazione nazionale ‘condivisa’”.
Un suo commento sulla pulizia etnica e sulle foibe a danno della popolazione italiana autoctona?
“Le foibe, le violenze sul confine orientale gli arresti e le deportazioni sono il pesante prezzo che venne pagato a causa dell’eredità fascista. Purtroppo la strumentalizzazione che la destra italiana e la parte maggioritaria della sinistra ne hanno fatto, ha impedito di guardare a quei tragici fatti con la consapevolezza e la coscienza che avrebbero meritato. La propaganda sulle “centinaia di migliaia” di vittime (quando gli studi più accorti stimano in tutto 5 mila morti circa dovuti alle violenze jugoslave) e l’uso improprio e mass-mediatico del termine ‘infoibati’ (in realtà le persone uccise e gettate fisicamente nelle gole carsiche furono alcune centinaia) con il quale si comprendono a forza tutte le altre numerose vittime scomparse, uccise o deportate, non hanno certamente agevolato né il compito degli storici né la formazione di una seria coscienza nazionale su questi drammatici fatti. Non ritengo che le foibe e le violenze jugoslave siano state espressioni di pulizia etnica, tanto che nella stessa Jugoslavia operarono intere divisioni partigiane italiane a fianco dell’esercito di liberazione di Tito. A mio giudizio il problema principale è inquadrare, senza cercare inutili e false negazioni dei fatti, i fenomeni di violenza contro gli italiani in una lettura non strumentale. La prima ondata di violenza del settembre 1943 si caratterizzò come una rivalsa o, se preferiamo, una ‘jacquerie’ contadina. Non ci fu alcun disegno politico dietro quelle uccisioni, oggi stimate dagli studi più accurati e seri intorno alle 500-600 vittime, ma l’incontrollato fenomeno di rivalsa sociale, nazionale e personale delle popolazioni che si erano viste represse e oppresse durante gli anni della dittatura fascista e prima ancora durante lo squadrismo degli anni ‘20. Le uccisioni del 1945, numericamente superiori a quelle del 1943, seguono, invece, una logica politica ma devono essere collocate, anche qui senza negarle, nel quadro della lotta di liberazione jugoslava. L’Armata Popolare di Liberazione Jugoslavo di Tito risalendo il territorio nazionale realizzò una generale liquidazione violenta dei collaborazionisti filo nazisti e filo fascisti. In questa logica furono uccisi ad esempio gli ustascia croati o i cetnici serbi, a conferma che non era la pulizia etnica il criterio di soppressione del nemico ma la sua vera o presunta appartenenza allo schieramento nazi-fascista. Su quella epurazione violenta e sulla esperienza della Resistenza dell’APLJ, la più forte e organizzata di tutta l’Europa occupata, venne ricostruita l’unità nazionale jugoslava ed edificato il nuovo Stato. In questo contesto, durante la risalita delle divisioni di Tito dal sud verso il nord del paese, vengono coinvolti anche gli italiani considerati fascisti e si apre la questione dei territori e di Trieste che infatti risponde, a differenza del 1943, ad una logica tutta politica”..

Gianfranco Miksa

 

PS. Per chi volesse approfondire, in lungo e in largo l’argomento consiglierei di andare sul sito de “Internazionale”. Si possono leggere analisi puntuali di un gruppo di storici qualificati da dove se ne trae in modo incontrovertibile che la questione etnica c’entra come i cavoli a merenda. Checché ne dica il Presidente della Repubblica.

 

Fascisti del terzo millennio.

febbraio 8, 2018

Da Mentana l’altra sera ho ho ascoltato l’analisi di Emilio Gentile, storico e studioso del fascismo. Oggetto della discussione: la proliferazione di gruppi neofascisti, posta in relazione con la vicenda di Macerata.
La sua tesi -che riassumo succintamente – appare per certi aspetti tranquillizzante:
I fascisti, in Italia, ci sono sempre stati. Tant’è vero che l’MSI , partito che si richiamava esplicitamente al passato regime fascista, era accolto in Parlamento nonostante le disposizioni transitorie e finali della nostra costituzione e le conseguenti legge Scelba e Mancino.
E’ vero.
Ed è anche vero che la sinistra parlamentare non ha mai chiesto la messa fuorilegge dell’MSI.
La ragione, giusta o sbagliata, era che si temeva che un tale provvedimento, pur costituzionalmente legittimo, avesse come conseguenza una deriva violenta andando ad ingrossare le file del terrorismo nero che pur è sempre stato attivo ai margini del MSI in una sorta di gioco delle parti.
D’altro canto il partito neo-fascista era, per comune accordo, confinato e isolato fuori di ciò che per lungo tempo fu l’arco costituzionale. Con la sola eccezione del governo Tambroni che godette, nella sua breve vita, dei voti dei parlamentari fascisti.
Si sa come finì, con l’insurrezione di Genova, i morti di Reggio Emilia e la richiesta di dimissioni avanzata anche dalla DC.
Il professor Gentile prosegue poi nella sua analisi facendo notare che oggi formazioni politiche come Forza Nuova e Casa Pound si presentano alle elezioni, dunque accettano le regole del gioco democratico a differenza dei gruppi del terrorismo nero degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. E paragona il fenomeno di Casa Pound, in particolare, con Hamas e Hezbollah, per dire in sostanza che costoro si fanno carico “privatamente” dell’assenza dello Stato presso i ceti più deboli ed esposti della popolazione.
C’è del vero. Lo ammetto.
Non per caso i caporioni neonazisti insistono sul fatto reale che nessuno nei partiti tradizionali si fa vedere nelle periferie degradate.
Tuttavia la mia idea è diversa in merito alla proliferazione e alla pericolosità di questo fascismo del terzo millennio.
Intanto siamo di fronte ad una galassia di gruppi territoriali sparsi in tutto il paese , da nord a sud. Non sarà ancora una presenza capillare ma ci siamo molto vicini. Non saranno numerosissimi ma cominciano ad accreditarsi come guardiani dell’ordine e della sicurezza in troppi contesti urbani.
Molta gente povera, e non solo, comincia a simpatizzare con azioni d’intimidazione e di violenza aperta, quando tali azioni sono rivolte contro immigrati e contro chiunque accenni al dovere dell’accoglienza e alla necessità della integrazione.
Non a caso, la “patriota” di Fratelli d’Italia si fa paladina dell’iniziativa di un ministro degli interni PD che paga le milizie private delle varie tribù libiche per limitare gli imbarchi verso le nostre coste tramite l’internamento in veri e propri lager sorvegliati da tagliagole e carnefici.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Così sembra pensarla il nostro governo.
Evidente che, in un tale contesto, considerato e percepito come emergenziale, i fascisti e i nazisti non possono che crescere, nella considerazione di coloro che vivono nella merda di squallidi contesti urbani. E prima o poi parte di giovani emarginati andranno a cercare un senso alla propria miserabile (in senso tecnico) vita nelle squadracce di fascisti e nazisti.
Il caso della sparatoria di Macerata non è affatto il caso di uno squilibrato.
Fa parte di un processo che è ormai innescato; ne è la logica conseguenza.
Ma ciò che più m’importa è segnalare la possibile assuefazione ad episodi di questo tipo.

Quanti, a parte le manifestazioni di aperta approvazione, sono tacitamente convinti che quella canaglia abbia fatto bene a sparare sugli immigrati?
Quanti sono coloro che approvano l’offerta di Casa Pound di pagare le spese processuali per uno che si è “esposto” a fare quello che loro non hanno né “coraggio”, né possibilità di fare.
A me pare che l’episodio di Macerata possa essere in qualche modo una svolta.

L’avvio di uno sdoganamento dell’azione, della violenza, dell’assassinio.
Il problema , enorme, è che sono venuti meno gli anticorpi.

Non basta la giornata della memoria, non basta più e da tempo una retorica dell’antifascismo, perché ciò che più incide nella diffusione del fascismo del terzo millennio, in Italia e in tutta Europa, è la vera e propria crisi dell’assetto democratico.
La democrazia è ormai una vuota parola per tantissimi.

Ognuno si è reso conto da almeno un lustro, sulla base della propria esperienza umana, che la democrazia è del tutto imbelle. La politica non governa, non decide, non serve più ad opporsi a interessi forti che impongono il proprio credo ideologico e il proprio interesse materiale.
Siamo formichine in balia di processi decisionali oscuri messi a punto nelle torri d’avorio della globalizzazione.

La sinistra non è certo esente da colpe.

Ha mancato di opporsi. Frontalmente. S’ è aggiogata al carro delle formidabili potenze dell’economia e della finanza.
E adesso vince di gran lunga l’antipolitica: né destra , né sinistra.
Tale è l’umore prevalente .
Di questo cattivo umore può agevolmente nutrirsi e crescere un nuovo fascismo.
Farei attenzione a sottovalutare il pericolo.
Solo che non basta l’antifascismo, non basta la condanna.
Serve ricostruire l’opposizione.
Serve riempire un vuoto di prospettiva, di progetto sociale.
Ma anche questo non basta se non si ha la volontà e la capacità di andare laddove c’è la miseria e la sofferenza.
Non per fare i buon samaritani, non per fare promesse, non per distribuire pacchi di pasta, ma per costruire anche con un pezzo di popolo, nudo e crudo, una nuova classe dirigente.
Buona pedagogia.
Confronto faccia a faccia.
Sporcarsi le mani.
Quando si dice questo, non si chiede la condivisione(materiale) della miseria , si chiede una sincera, onesta, convinta empatia per un possibile riscatto sociale.
Tutto ciò manca da moltissimo tempo.

La notte dei lunghi coltelli.

gennaio 28, 2018

Chissà se adesso, dopo la notte dei lunghi coltelli, in qualcuno dei militanti del PD provenienti dalla sinistra, o magari addirittura dal lontano PCI, si sta facendo strada un qualche operoso ravvedimento?
Spero di sì, dato che la speranza è l’ultima a morire.
Penso di no,dato che il culto del capo è ormai parte integrante se non esclusiva della politica.
Non importa se il capo, quello del PD, continua a perdere voti e consensi.
Da quando la politica è divenuta un sacco vuoto di ideali, di cultura e di progetto sociale si è fatta strada la cosiddetta leadership.
La quale forgia a sua immagine e somiglianza ogni partito.
Basta la parola: leader.
Bugiardo matricolato, superficiale, arraffone, imbroglione, che importa?
E così che si è completata, sul piano operativo con la decisione sui candidati, la totale renzizzazione del PD.

Il PD è mero strumento di potere in mano ad un uomo solo circondato da una congrega di muti servitori.
Adesso dovrebbe esser chiaro a tutti.
Chi resta nel PD deve genuflettersi alla volontà del capo.

Quale sia questa volontà sembra piuttosto chiaro.
I democratici coglioni o troppo furbi hanno voluto una legge elettorale fatta su misura del centrodestra per sbarrare il passo al M5S.
Quindi c’è una sola possibilità. Dopo il voto qualcuno, ancora, se ne andrà dal PD
e il centro destra si spaccherà in modo da da far avanzare una qualche forma di governissimo che comprenderà PDR e Forza Italia.

Mi par complicato che Il Presidente della Repubblica , stante l’attuale (ma non si mai) posizione dei grillini possa dare l’incarico a quello che risulterà il primo partito. Darà l’incarico a chi dimostrerà di avere la maggioranza in parlamento. Com’è giusto che sia.

In quest’ambito a Renzi frega poco o nulla se il suo partito personale scende sotto la soglia del 22%. Gli interessa molto più avere parlamentari clonati per poter mantenere una sua personale rendita di posizione.
Per questo l’altra notte ha trasformato il suo partito in una caserma. E più perde voti più il Capo batterà il passo di marcia con i suoi scarponi chiodati. Renzisti: in riga!

Fatto è che il ragazzo una volta provata l’ebbrezza del potere a palazzo Chigi continua a sognare di ritornarvi.
Cosi quel che costi.

Certo c’è l’ingombro costituito da Gentiloni che non è un fesso. Non sarà semplice il ritorno e secondo me non ci sarà proprio. Non dopo il voto del 4 marzo.

Per il momento a Renzi può bastare la completa presa del potere effettuata col favore della notte.

Sa che un partito personale non è scalabile.
Si può solo distruggere ed eventualmente ricostruire ex novo su altre basi.
Se cade Renzi cade questo PD, interamente, su sé stesso, come un castello di carta.

In altre parole il PD non è riformabile. Da nessuno.

Cuperlo ha conservato la sua dignità personale (che di questi tempi non è poco) rifiutando di adeguarsi. Sbaglia però, e grandemente, quando pensa che il PD sia una barriera contro il centro destra.
O forse finge, per carità di patria (ma quale patria?)sapendo bene che il PD è, già adesso, il centro che guarda a destra.

Sbagliano anche coloro che, tra i Liberi e Uguali, pensano di poter sgombrare il campo da Renzi dopo le elezioni.
Non ce la farete mai!
Al Capo basta anche solo il 20%.
Tutto ciò che resta e resterà del PD è di esclusiva proprietà di Renzi.
Tra l’altro voi gli avete anche dato una mano. E a volte tutt’e due.
E comunque anche voi, liberi come siete e assai poco uguali, vi dividerete almeno in due subito dopo il voto.
Solo Grasso,buon uomo, fa mostra di non saperlo.
Se poi non lo sa davvero, niente di male.
Abbiamo già visto all’opera in politica diversi magistrati muoversi come asini in mezzo ai suoni.

Adesso son solo curioso di veder confermata la mia idea sul potere assoluto di Renzi a Bologna.
Eh sì cari ex compagni bolognesi: dovrete votare Casini.
Il vostro avversario da sempre. Fin dai tempi di Forlani.
Su andate a votarlo, cari.
Buon voto!

Spelacchio.

dicembre 19, 2017

Il Codacons si mobilita presso la Corte dei conti.
Scandalo nazionale.

Spelacchio ha tirato le cuoia.
La sindaca di Roma in contemporanea alla dipartita dell’albero annuncia che non ha intenzione di ricandidarsi.

Come se la morte della pianta fosse la goccia che fa traboccare il vaso.

Ora , a chi ha occhi per vedere , orecchie per intendere e qualche grano di sale in zucca è ormai acclarata l’ incapacità congenita dei grillini di amministrare e peggio governare alcunché.
Son dei poveretti senza fissa dimora (ideologica) che hanno vinto un terno al lotto grazie alla merda politica che ci sommerge ma , paradossalmente, non ci sfiora.

Non un gran merito.

Tuttavia non c’è da goderne più di tanto.

Ciò ribadito, solo dei mentecatti, possono speculare sulla scomparsa prematura dell’abete in questione.
Forse quelli di Bologna o Milano hanno di fronte una lunga vita?

Oh, sveglia!
Son senza radici.
Son lì interrati in virtù dell’azione di una crudele, efficiente motosega.
Possono restare verdi e tuttavia morti per il breve tempo necessario a festeggiare quella festa d’origine pagana che è il Natale.
Passata la festa e gabbato lo santo finiranno opportunamente frantumati e destinati ai forni delle stufe a pellet che oggi vanno per la maggiore.

Se uno di questi si secca anzitempo dove sta lo scandalo?

Corte dei conti.
Addirittura!

Se i grillini fossero davvero quello che dicono di essere se ne farebbero un vanto.
Gli abbiamo pietosamente dato il colpo di grazia. Direbbero.
Anche per andare in culo ad una festa che è un vero stracciamento di coglioni.

Se lo dicessero , magari li voterei.
Ma l’azzimato, incravattato impiegato del catasto, al secolo Di Maio, deve necessariamente esser rassicurante.
Grillo docet.
Prendi voti a cazzo di cane e fottitene della coerenza.

In questo ambito però il prematuro rinsecchimento di spelacchio costituisce un problema.
In Italia siamo a questo punto.
Di non ritorno.
Si discute di cazzate.

Servono a celare le cose più serie.

Del tipo.

Madonna Boschi ha davvero contattato Visco alla Banca d’Italia e non solo lui. E anche Renzi ne ha parlato col governatore.
Il quale dice di aver opposto il segreto d’ufficio.

Lo dice dopo che Renzi, un dead man walking, ha cercato invano di farlo fuori.
Quando uno può parlare, in effetti l’unico modo per farlo tacere è quello.

Peccato che l’accorto Gentiloni non si sia adeguato.
Sapeva che la pistola era scarica.
Esauriti i colpi.
Dopo tutto lo sparacchiamento alle nuvole degli anni ruggenti della Leopolda.

O del tipo.

Hanno inventato la carta dei poveri , come aveva fatto Tremonti prima di loro menando scandalo tra le file del centro sinistra morente.
Uno stigma, tra l’altro assai poco efficace, per i poveri bisognosi non di carità ma di diritti sociali.
O per dirla in modo meno enfatico e convenzionale, bisognosi di campare e non crepare di fame e freddo in questo santo natale.

O del tipo.

Minniti manda militari in vacanza nel Niger.
Dove cazzo sta la Pinotti?
Luogo assai poco accogliente. Il Niger.
Chiedere agli americani.

Inutile proseguire.

Solo un’ultima cosa : Codacons, perché non chiedi alla Corte dei Conti per quale strana ragione si è inviato un aereo di stato, coi soldi dei contribuenti repubblicani, per riportare in Italia ciò che resta del sangue marcio dei Savoia.

Il femminista.

dicembre 5, 2017

E poi c’è Severgnini.
Invitato permanente dalla non velata renzista Gruber.
Il quale si indigna per il “linciaggio sociale” di cui è fatta oggetto madonna Boschi.
Ciò avverrebbe sol perché è giovane e bella donna e dunque di per sé esposta, (par di capire) a molestie.

Forte costui.
Paraculo all’eccesso.

Approfitta del clima d’attualità, interpretato opportunisticamente e del tutto insinceramente dal mainstream che ha scoperto la violenza sulle donne.

Adesso son tutti femministi.

 

Per inciso. A me sti  maschi, che per non pagare dazio si definiscono femministi mi fanno un certo schifo.

Se poi lo diventano, pro tempore , in relazione alla porcata della Banca Etruria alla quale sono cointeressate/i alti dirigenti/e del PD mi cadono le braccia .

La mettono giù come se si trattasse di violenza ad una povera ragazza che ha il solo demerito d’esser giovane, bella e amministratrice di un grande potere nell’inner circle dell’ormai ex leader.

Sia detto senza offesa. Ma andate a cagare!
Pardon.
E’ gergo bolognese.

Meglio(si fa per dire) il reazionario Feltri che dice: “a me la Boschi mi fa sangue”.
Più sincero lui di Severgnini che si preoccupa dell’attacco politico alla ministra Boschi.

Giovane femmina indifesa.
Preda inerme esposta ad ogni violenza.

‘Scolti me, anziano giovanotto.

Capisco che si può anche esser masochisti .
Abbiamo letto tutti(o quasi) il giornalista von Masoch . Ricordo solo che morì in manicomio.

Ma a chi la vuol raccontare, caro?

Forse, data la sua  professione la  inquietano le persone libere che possono ancora criticare il potere sui social?

Già.

Perché adesso, non so se avete notato, c’è anche la demonizzazione dei social media. Da parte del Grande Ordine dei giornalisti che vede  minacciata la sua  funzione “culturale” di mediazione tra politica e società.

Caro mio, cerchi di capire i nuovi tempi: siamo tutti giornalisti anche non essendo iscritti alla sua  Corporazione i cui membri son segnati su apposito Albo.
D’oro.
Oro zecchino.
In tutti i sensi.

Lei caro, fa parte della casta degli intoccabili (non nel senso indù) da riforme di qualsivoglia tipo.
Altro che la casta dei politici, che pure esiste e che ha consentito  (nella sua viltà e colpa) a molti suoi colleghi di soggiornare, a gratis nell’Isola dei Famosi per tanto tempo.

Quella casta sulla quale in molti avete sputato sentenze inappellabili costruendo  vaste  fortune. Mediatiche. E non solo, in qualche caso.

Quasi quasi ritorno su Facebook.

Si Occupi piuttosto delle donne davvero indifese di cui abbondano le cronache.

Ormai siamo a diversi casi di violenza quotidiana. Quella vera.

Ma lei , caro, col suo look disperatamente finto giovane, (altra cosa che mi fa cagare, ma si tratta di giudizio puramente estetico, spero  non se ne adonterà) si preoccupa per la Boschi.

Non le viene in mente che c’è qualcosa di merdoso, in questa degenerazione post democratica, post sinistra, post politica  che non riesce più a tener la mordacchia alla violenza contro i deboli e a maggior ragione alla violenza estrema sulle donne.

Che c’entra la Boschi?

Glielo dice, uno che  neppure sotto tortura, si definirà  mai e poi mai “femminista”.

A rischio d’esser confuso coi paraculi di ieri e di oggi. E anche per ragioni più “sottili” che non è il caso di discutere in questo contesto.

Lei, caro difende una delle donne più potenti d’Italia.

Una signora  che ha usato ed abusato del suo potere per salvare il culo al suo papà e per continuare a tenere il suo (di culo) al calduccio nel sistema di potere renzista.
Oggi traballante.
Comunque creato, con suo fattivo e intelligente contributo. Veicolato e sfacciatamente, “appositamente” esibito anche dalla sua bella faccia.
Nella dabbenaggine egocentrica, di chi pensava di avere la situazione sotto controllo.
E chi vuol capire capisca.

 

PS. Aggiungo il giorno dopo. Berlusconi attacca la Boschi. Dice che non ha fatto niente per le donne. L’intenditore. Quasi chiedo scusa a Severgnini!

Fake news

novembre 28, 2017

Non mi occupo più di schieramenti in vista delle elezioni, di dichiarazioni di questo o quello.
Insomma di tutta la merda elettorale che ci subisserà nei prossimi mesi.
Non serve.
C’è stato il tempo in cui , verso una campagna elettorale, c’erano partiti che cercavano di sottoporre al giudizio degli elettori programmi di governo.
Si discuteva a lungo. Ci si accapigliava in centinaia di confronti interni per raggiungere una sintesi programmatica che, alla fine, veniva giudicata accettabile dalla maggioranza degli iscritti. Presumendo che il risultato avesse una qualche corrispondenza con le aspettative degli elettori.
La cosa funzionava.
Gli elettori di ogni parte percepivano almeno l’impegno ad avanzare proposte di una qualche serietà. Comunque credibili.
Al punto che in Italia si raggiungevano percentuali di partecipazione elettorale elevatissime rispetto alla media di molti altri paesi.

Una componente fondamentale della fiducia nelle elezioni da parte dei cittadini era data dalla forte contrapposizione ideologica.
Sissignore.
Adesso le idee, giuste o sbagliate, non guidano più.
Forse , semplicemente non ci sono.
O forse ce n’è una sola.
Ognuno è uguale a ciascun altro.
Vige un nuovo totalitarismo.

Guai a nutrire un’idea.
Se si vuol delegittimare l’avversario lo si accusa d’essere ideologico.
Sarai mica ideologico, per caso? Avrai mica la scabbia?
Non sarà che hai qualche idea. Per dire, sul passato, presente e soprattutto sul futuro?
In questo caso sei un potenziale criminale. Il novecento… e via con la solita litania.

In questo contesto si capisce perché Renzi ha aperto la sua kermesse con un tema di grande attualità, che molto coinvolge i cittadini elettori.

Le Fake news.

Il grande ballista se ne intende e mette le mani avanti.
In italiano sarebbero balle, bugie, menzogne propalate in ispecie sui social media.
Ma in inglese suona meglio.

Bell’approccio ai problemi del paese.
Stringente. Dirimente.
Siamo tutti molto interessati.
Un approccio innovativo.

Implementato da una mirabile  start up della politica post partitica.
La quale, da un ramo secondario, ha generato uno spin off formidabile.
A base di pure cazzate e fumo negli occhi.
Mentre la maggioranza dei cittadini si trova in difficoltà serie.
Mentre un buon terzo della popolazione tira il fiato con i denti.
Tutti in balia di demagoghi senza idee.

Nessuno escluso.
Tutti a sparar balle cosmiche pur di avere il consenso dei pochissimi che si recheranno alle urne.

Da qui l’attualità delle fake news.
Non si parla d’altro.

Prendiamo in considerazione (esemplare esempio) , il combinato disposto natalità decrescente e aumento dell’aspettativa di vita.

Sento un tale dire : “ è una questione antropologica, in Italia non si fanno più figli”.
Ma povero deficiente non ti viene in mente che un figlio costa?
Non ti passa per quei due neuroni che ti tremolano incerti in un cervello sbilenco che i giovani non hanno praticamente reddito? Tirano avanti con lavoretti precari per un salario da fame aiutati da vecchi pensionati pre – Fornero. Che il ciclo biologico consegnerà presto al gabariot. ( Gabriotto stanzino di un metro quadro senza finestra nel quale gli austriaci ponevano a morire i sovversivi in epoca risorgimentale.)

Che devono fare costoro ?

Sfornare figli per consegnarli ai brefotrofi?
Posto che ne esistano ancora?
O magari nella riforma del welfare , con la quale ci rompete i coglioni da trent’anni, avete già previsto di rimetterli in voga, affidandoli al famoso privato sociale?

Poi c’è un’altra, esemplare anch’essa,  fake news.

Campate di più quindi dovete lavorare fino a spegnervi più o meno dolcemente. Se siete fortunati , d’un colpo sul lavoro.

Non sono affatto convinto che l’aspettativa di vita crescerà in modo esponenziale , come dice quel vecchio, simpatico organizzatore di cene galanti, secondo il quale si camperà fino a 125 anni.

Sono invece certo che qualcuno, molto ricco (tra cui il suddetto puttaniere) potrà campare ancora  a lungo. Glielo auguro.

Il 90% della popolazione invece morirà molto prima (al gabariot) di quanto ci dicano le proiezioni attuali.
Basta fare un paio di conti per capire che la privatizzazione, sfrenata e galoppante, della sanità pubblica svergognerà nel giro di poco tempo l’algoritmo ISTAT , commissionato dall’INPS di Boeri, sull’aspettativa di vita.
Ed è una vergogna che solo la CGIL protesti per quel miserevole, minuscolo, microscopico, contentino che il governo ha concesso a coloro che svolgono lavori usuranti.

Ah , però c’è la IA.

Intelligenza artificiale. Nessuno, o pochi dovranno lavorare.
Ci penseranno i robot.
Produttività e profitti alle stelle.
Per questo si potrà elargire un pingue salario di cittadinanza.
Ognuno potrà vivere senza lavorare.
Avrà reddito per spassarsela alla grande.
F… e champagne.
Altra fake news.

Buio a mezzogiorno.

novembre 23, 2017

Come al solito non sono informato bene.
Guardo solo i Tiggì.
Giuro che domani ricompro i giornali. Poi magari mi correggo.
Al momento sono colpito dalla performance di Dibba.
Ci ho pensato su.
Scalfari non mi ha stupito. Tra Di Maio e Berlusconi scelgo il secondo. Ha detto. O scritto . Non so bene.
So però che molti pensano la stessa cosa ma non la dicono.
Scalfari è uomo del potere non elettivo. Carlo De Benedetti. Certo. I padroni del vapore del centro sinistra. Padroni di qualcosa che non esiste da almeno tre lustri.
Narcisista all’eccesso lo Scalfari e pure parecchio rincoglionito.
Perciò ho smesso di leggerlo da quel dì.
Più recentemente ho smesso di leggere anche il narcisista Travaglio.
Preferisco la narrativa.
Tuttavia ho visto e rivisto, sentito e risentito il Di Battista.
Illuminante.
Con la sua faccina pseudo rassicurante spiega che non si ricandiderà ma che la sua seconda pelle resta nell’albergo a cinque stelle.
Bello.
Falso come giuda.
Le parole suadenti. Il sorriso tirato all’eccesso. Tutto, compreso il linguaggio del corpo spiega ciò che c’è da sapere .
Sul M5S.
“Un rebus avvolto in un mistero che sta dentro un enigma”? Come si dice che Churchill abbia detto a proposito della Russia?
Macché.
A chi lo vuol sapere e vedere tutto ormai chiaro.
Tra Scientology e l’albergo a cinque stelle non c’è differenza se non nella quantità di potere.
D’altro canto in Italia, a parte la P2 che vive e lotta contro di noi bella piantata  in Toscana, non ci possiamo permettere altro.
Abbiamo Grillo. Il Guru e la Casaleggio Associati.
Associati .
Bello no?

Ma torniamo al Dibba.
Ripeto , l’ho visto rivisto e ..analizzato.

Impressionante.

Niente di diverso da Nicola Salmanovic Rubashov. Il personaggio descritto da Arthur Koestler in Buio a mezzogiorno.
Preciso.
Cagato e sputato.

Prima di tutto il partito.
Prima di tutto l’albergo a cinque stelle.
Cosa è utile al partito, loggia, movimento?
E cosa è dannoso?
Razionalità ragazzi!
Nessuna categoria morale.
Ergo , Dibba, ti tocca e tu l’accetti.
Volenterosamente.
Come Rubashov.
Stalin a Grillo e Associati gli fa una pugnetta.
Se bisogna far largo a Di Maio che va a Washington a chiedere l’elemosina allora bisogna sacrificarsi.
Anche se Di Maio ha incontrato un vice del vice, del vice, del vice di un responsabile dello State of Departement.
E se ne vanta pure.
Il poveretto.

Morale. Mica scelgo Berlusconi.
Non lo farà neppure Scalfari.
Meno che mai sceglierò lo scout Renzi.
La mia naturale antipatia verso quest’ultimo deriva anche dal fatto (non secondario) che io ero Pioniere, col fazzolettino bello rosso.
Fanculo scout.
Fanculo Berlusconi e Renzi.
Come disse una volta un pentito di mafia (in riferimento a tutt’altro contesto) sono la stessa cosa.
Tutto ciò non mi porterà mai e poi mai a guardare , col mio voto, nell’orrido che si apre nel sottoscala di quell’albergo alla Lubianka.
Chi vuol capire capisca.
E chi non vuol capire avrà tempo per pentirsene.
Aggiungo che evidentemente molti la pensano come me, dato che l’Albergo non drena voti dall’astensionismo.
Una consolazione.
Siamo gente, tanta e diversa, che sul mercato della politica non trovano nulla che li attiri.
L’offerta fa cagare.
L’ultima che è arrivata, MPD e affini, ci appare tardiva.
S’è fatto tardi, compagni, mentre voi politicantavate dentro il PD.
E ci spiace.
Ma non possiamo farci niente.

Soliti fascisti?

novembre 10, 2017

Ho visto come tutti la testata di quella canaglia.
Tal Roberto Spada.
Delinquente comune e fascista.
Ho notato la tecnica.
Perfetta e vigliacca.
Un professionista della violenza.
Dopo aver rotto il setto nasale a un ragazzo inerme lo insegue col santo manganello.
E lo bastona a lungo.

Normale dicono. Ovvio. Situazione degradata. La politica assente. Il territorio in mano a bande di criminali. Mafiosi e fascisti.

Responsabilità di uno Stato assente. Latitante da grandissimo tempo.

Bene. L’analisi sociologica non fa una grinza.
Cose che sappiamo.

Ho visto il voto di scambio (è un reato) in diretta TV. Quelli di Casa Pound che comprano il voto con una borsa della spesa in favore di telecamere.

Ho visto e sentito donne, anziani e giovani di Ostia Nuova esaltare l’operato dei fascisti.

Ho sentito dire da intellettuali della ex sinistra che il problema non è certo Casa Pound.
In fondo sono i soliti fascisti, figli di puttana. Roba residuale.

Niente di nuovo.

Non ne sono del tutto sicuro.

La sinistra è morta. D’accordo. Al PD, partito moderato della borghesia, non si può certo chiedere di andare a sporcarsi le scarpe in luoghi degradati.

Ve lo vedete uno come Richetti confrontarsi con gli argomenti di Spada?
Meglio stare alla larga.

Forse però qualcosa di nuovo c’è.

In primo luogo ci son contesti sociali ormai largamente compromessi.
Non recuperabili nel breve periodo.

Il popolo, in talune, significative, enclave, grazie al totale abbandono della politica, è divenuto popolaccio. Purtroppo.

In secondo luogo e di conseguenza c’è qualcosa di nuovo nel ruolo che Casa Pound si è assunta.
Una sorta di Comunione e liberazione fascista.

La privatizzazione dello stato sociale nel terzo millennio perseguita dai liberisti dei salotti buoni dà per scontata anche la presa di possesso di interi territori da parte di bande vuoi mafiose , vuoi fasciste.

I fascisti del terzo millennio.

Nascono esattamente e puntualmente ai margini della criminalità del turbo capitalismo di rapina.

Per inciso Casa Pound è divenuta quasi un’attrazione per diversi curiosi fighetti progressisti che vanno “coraggiosamente” a partecipare ai loro convegni e dibattiti.

Insomma i nuovi fascisti  si pongono come i protettori e i magnaccia del popolo (ormai popolaccio)  e  hanno potenzialità di crescita anche elettorale. Si avvalgono non solo dei picchiatori vecchio stile ma anche di intellettuali che predispongono i motivi culturali e teorici del  fascismo post-mussoliniano.
Meno visibili . Costoro. Ma ci sono. Non a caso ci s’ispira a Ezra Pound.

Cosa si può fare nell’immediato?

Semplice.
Applicare la legge.
Rigorosamente.

Non illudersi di portare dentro una dialettica democratica le canaglie del nuovo fascismo.

E’ una possibilità attualmente inesistente.

La situazione in alcune zone del paese, insieme alla “soggettività” dei nuovi fascisti, è del tutto al di là di questa possibilità.

Dunque se uno dice che “ noi la mafia l’abbiamo battuta con il Prefetto Mori, noi il lavoro l’abbiamo dato in Cirenaica e altrove etc..”.
Beh, a parte un brandello di verità storica (dato che la mafia l’hanno rafforzata gli USA nei municipi con lo sbarco in Sicilia) trattasi di apologia del disciolto partito fascista.

Non c’è bisogno d’altro.

Un saluto romano basta e avanza.

Agire.
Con tutta la forza dello Stato.

Poi parleremo delle cause.
Chiaro che lo si deve fare.
Ridiventando i protettori legali dei più deboli ed esposti.

Ci vuol tempo. Un altro tempo storico.

Non si può più attendere ad usare la forza.
Magari un pochino di quella che fu usata su giovani inermi al G8 di Genova.
Contro le bestie che girano di notte a fare ronde e a bastonare sulle spiagge di Ostia.
Non mi scandalizzerei più di tanto per qualche testa (di cazzo) rotta.
Al caso.

Veda lei Signor Ministro dell’Interno.
Al netto dell’ammirazione che nutre verso Italo Balbo.